Kafka e la sua opera letteraria
Franz Kafka è un contemporaneo di Thomas Mann, solo alcuni anni più giovane, ma è morto prima di Mann, di tubercolosi (nel 1924). Ha scritto molto sulla sua malattia, nei suoi libri e nelle sue lettere. Kafka ha una malattia fisica, ma anche una malattia metafisica.
La produzione letteraria di Kafka
Kafka scrive solo prosa e romanzi, ha scritto 3 romanzi, due dei quali sono incompleti (Das Schloss e Amerika). Quando Kafka stava per morire, ha chiamato il suo amico Max Brod e gli ha chiesto di bruciare tutti i suoi lavori, ma Brod fortunatamente ha conservato tutto.
In vita ha pubblicato alcuni dei suoi racconti, come ad esempio il suo più famoso racconto "Le metamorfosi" (Die Verwandlung), nel 1915, e anche altri racconti, come "Ein Landarzt", un racconto breve. Ein Landarzt viene pubblicato nel 1916, in una raccolta con altri racconti, che prende proprio il nome di “Ein Landarzt”. Questi racconti sono stati pubblicati dall’editore Kurt Wolf, che ha pubblicato molte opere degli espressionisti (gli espressionisti erano molto criticati in Germania, poiché erano degli avanguardisti e non venivano approvati dalle altre case editrici).
Kafka e l'espressionismo
Kafka normalmente nelle storie della letteratura si trova tra gli espressionisti, poiché è un loro contemporaneo, e i suoi testi hanno alcuni tratti espressionisti, ma Kafka non può essere catalogato tra gli espressionisti. Kafka non si è mai, esplicitamente, collocato in una precisa corrente letteraria, il suo problema principale era lo scrivere. Per Kafka, pur essendo uno scrittore, scrivere era difficile.
La città di Praga e le sue influenze
Kafka è nato a Praga, una città antica, con una lunga tradizione e molti problemi. Praga è conosciuta come la città dei tre popoli (Dreivolker Stadt), poiché a Praga ci sono 3 etnie che vivono insieme: i ciechi (che erano la maggioranza), i tedeschi e gli ebrei. Gli ebrei hanno giocato un ruolo molto importante nella città, erano persone istruite e ricche (c’erano gli ebrei poveri, che abitavano nel ghetto, e gli ebrei ricchi, chiamati “assimilati”), la famiglia di Kafka apparteneva a questa minoranza. Il padre era un commerciante benestante, aveva studiato la cultura tedesca, ma per Kafka la sua religione era superficiale.
Pur essendo la città dei tre popoli, il tedesco era la lingua e la cultura più diffusa, infatti a scuola Kafka impara e studia in tedesco, poiché Praga faceva parte dell’impero asburgico. Questi tre popoli non hanno vissuto sempre serenamente, ci sono stati conflitti.
Il rapporto di Kafka con il padre
Kafka critica il comportamento del padre, il padre ha un ruolo importante nell’opera di Kafka, non il padre reale, ma la figura del padre. Kafka si sente inferiore al padre, perché il padre è un commerciante, integrato nella società, con un buon lavoro, e Kafka no. Kafka termina gli studi di diritto, ma in realtà non è interessato al lavoro di avvocato, lui voleva scrivere. Ha cercato anche di farsi una famiglia, di sposarsi, ma non ci è riuscito.
Le radici ebraiche e il sionismo
In Kafka è interessante, nella sua opposizione verso il padre, le sue radici ebraiche, ha cercato un nuovo contatto con queste radici, ha letto molti scrittori ebrei, era in contatto con rappresentanti del Sionismo (movimento di liberazione nazionale ebraico che ha come scopo la creazione di uno stato per i popolo ebraico, Israele, con cui si identifica lingua, bandiera e cultura) che ha avuto molto successo durante la Prima Guerra Mondiale. Kafka ha letto anche molte leggende ebree, che hanno influenzato molto le sue opere.
I problemi linguistici di Kafka
In quanto scrittore, Kafka aveva un problema concreto: il suo lavoro, suo padre, la famiglia borghese. Il problema interno invece è la situazione della città di Praga. In uno scritto Kafka dice che lui vive e pensa in 3 lingue; una lingua non è solo un mezzo di comunicazione, ma è anche un mondo mentale e questo per Kafka è un problema poiché scrive in tedesco, ma non riesce a pensare in tedesco. Questo era un problema di tutti gli scrittori che vivevano a Praga, Kafka dice che vivevano tra “tre impossibilità”: l’impossibilità di non scrivere, l’impossibilità di scrivere in tedesco e l’impossibilità di scrivere in un altro modo, per questo per Kafka scrivere era difficile. Ma Kafka dice, si potrebbe aggiungere un’altra impossibilità, cioè “l’impossibilità di scrivere”, quindi questo mostra la difficoltà di essere uno scrittore e vivere a Praga.
Questa problematica si lega ad un’altra, che è entrata nella storia della letteratura come “crisi della lingua” (Sprachkrise), poiché gli scrittori non trovano più un posto preciso all’interno della società, viene considerato un lavoro “inutile”, poiché la società non ha più bisogno del suo lavoro. Questo sentimento di inutilità colpisce lo scrittore nel suo rapporto con la parola. Questa è anche una crisi dell’identità, e quando l’identità si divide si riflette sul linguaggio e l’individuo non si sente più padrone delle parole. (ad esempio, nelle metamorfosi, il protagonista, trasformatosi in uno scarafaggio non riesce più a parlare).
Il rifugio nella letteratura
Un germanista italiano, che ha scritto due libri su Kafka, sostiene la tesi che Kafka si sia rifugiato nella letteratura. La letteratura di Kafka viene ripresa negli anni ’70, poiché le politiche dittatoriali hanno emarginato Kafka, poiché è uno scrittore “apolitico”, ma è uno scrittore che fa pensare poiché le sue opere sfuggono a qualsiasi interpretazione. Kafka stesso si è preoccupato di rendere i suoi testi così ermetici, poiché vuole mettere l’uomo di fronte alla sua impossibilità di arrivare ad una verità assoluta mediante il linguaggio.
Kafka venendo dalla tradizione ebraica, avverte questa impossibilità dell’uomo di arrivare alla verità, ma allo stesso momento avverte anche un bisogno di verità, e l’interprete di Kafka vive la stessa situazione. Per questo la dittatura tiene lontano Kafka, poiché la dittatura non vuole un uomo critico, che pensa, vuole solo un uomo che accetta il mondo così com’è, che è l’unica certezza. Per questo molti scrittori vengono banditi ed esiliati.
La politica culturale e il realismo socialista
Nella DDR la politica culturale del regime aveva codificato uno stile, cioè il realismo socialista, e gli scrittori in linea con la politica del socialismo, seguivano una poetica normativa del regime. Si parlava della società, degli operai, e si poneva un eroe positivo che riconosceva nel socialismo il migliore dei mondi. C’è una scrittrice della DDR, ebrea che sfugge alla persecuzione nazista, emigra, ma torna e sceglie il socialismo, diventando la presidente dell’associazione degli scrittori socialisti. Questa scrittrice, legge Kafka, e in alcune sue opere è presente, anche se non può riconoscere esplicitamente questi riferimenti.
Lo stile di Kafka
Kafka scrive molti racconti e tre romanzi, quello che lega questi lavori è prima di tutto lo stile. Kafka scrive in un “behamte Deutsch” (Behamte = impiegato statale), un tedesco protocollare, distaccato, senza pathos. In questo modo lo scrittore mantiene una distanza con ciò che scrive. In Kafka il banale e il normale, diviene spesso anormale, ad esempio nelle metamorfosi, che racconta la storia di un giovane che una mattina si sveglia nel corpo di uno scarafaggio, ma Mann lo racconta come un evento quasi normale.
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