Italo Calvino: un’autobiografia intellettuale
Rapporto con l’autobiografia
Rapporto che Calvino ha con l’autobiografia: Calvino non ama parlare di sé come uomo, del proprio privato e della propria storia personale; ha sempre tenuto la propria vita privata distante da quella che era stata la sua biografia intellettuale.
- Invece è generoso nel presentarsi come scrittore: serie di dichiarazioni che sono molto ampie sulla propria eredità di scrittore.
- Di Calvino quindi possiamo parlare di autobiografismo intellettuale (Calvino come scrittore e lettore aveva una biblioteca enorme che fa parte della sua formazione).
Calvino cresce in una famiglia che ha un’impostazione culturale decisamente laica e scientifica, dato molto importante nella sua autobiografia intellettuale.
- Padre agronomo che fa anche esperimenti scientifici; la madre è studiosa di Scienze naturali.
Calvino respira da giovane un modus di approcciarsi alle cose che è di impostazione scientifica.
- Danno una laicità di pensiero che distingue Calvino in tutta la sua vita e si realizza per esempio in età giovanile nel fatto che è l’unico ragazzo, al liceo, a chiedere l’esonero dall’insegnamento della religione cattolica.
➢ Questo dimostra un atto di coraggio della famiglia assolutamente coerente con le idee della famiglia e anche un’autonomia di giudizio che però per il giovane Calvino, in un primo momento, crea in qualche modo un disagio perché lo esclude dalla classe.
- La formazione calviniana quindi si basa su un’impostazione scientifica e su una profonda indipendenza di giudizio critico e di pensiero.
- Questo ambiente influenza fortemente lo scrittore che dopo le scuole superiori decide di iscriversi alla facoltà di Agraria, verrà anche a Firenze, ma ben presto capisce che questa non è la sua vocazione.
Nel 1943, dopo l’8 settembre, decide di arruolarsi nelle brigate partigiane, che è un’esperienza fondamentale nella vita dello scrittore.
- Si iscrive alle Brigate Garibaldi, brigate comunista-leninista, e dopo questa esperienza si iscriverà al partito comunista: attività politica di secondo piano ma comunque impegno e volontà di partecipazione alla vita sociale.
- Il primo romanzo che scrive è un romanzo che si inserisce nella linea del neorealismo della Resistenza.
In seguito si iscriverà alla Facoltà di Lettere di Torino.
- Per mantenersi fa dei piccoli lavoretti per la casa Einaudi e in breve tempo acquisisce la fiducia e l’amicizia di Cesare Pavese, punto di riferimento, che presto lo farà entrare a lavorare nella casa editrice e diventerà consulente editoriale.
Grande passione per il cinema: la struttura narrativa del primo Calvino fa riferimento soprattutto al cinema d’avventura.
- In “Autobiografia di uno scrutatore”, uno dei pochi scritti autobiografici, racconta il proprio amore per il Cinema e quanto tempo passasse al cinema di Sanremo per vedere tutto lo spettacolo.
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“Il sentiero dei nidi di ragno” (1947)
Il romanzo cominciò a essere scritto nel 1946 e fu pubblicato nel 1947, precedente a molte uscite sul tema resistenziale.
Lo scrive tutto in un fiato nel 1946, lo manda a leggere a Pavese che ne rimane letteralmente conquistato e convince Vittorini a pubblicarlo nella collana “I coralli” (numero II, penultimo titolo del 1947) e ha in copertina un quadro di Ennio Morlotti.
Il libro ha tre edizioni fondamentali: 1) 1947, 2) 1954, 3) 1964 (edizione in cui poi sono state fatte le successive ristampe).
È un romanzo che si inserisce sulla linea della Resistenza.
La caratteristica di questo romanzo però è che Calvino proprio sceglie programmaticamente di non scrivere un racconto autobiografico.
- Fa una scelta assolutamente originale riguardo al racconto resistenziale: non solo decide di raccontare la Resistenza in terza persona, si pone come narratore esterno, ma compie un ulteriore allontanamento dal sé scegliendo come protagonista, cioè come punto di vista, un ragazzino di 10 anni; non solo allontanamento dal sé vissuto ma anche un abbassamento del livello dello sguardo a quello di un bambino. Quello che accade intorno ha una percezione diversa, inconsapevole della realtà, ma ciò non toglie al racconto aspetti realistici tipici di questa narrazione.
➢ Di fondo non c’è un’impostazione ideologica nella narrazione proprio perché l’occhio che vede è quello di Pin.
➢ Un bambino di 11 anni che però è un bambino particolare: orfano che vive con la sorella che fa la prostituta, La Nera del Carrugio Lungo.
➢ Vive in un ambiente non adatto allo sviluppo e alla crescita di un bambino: dimensione dell’infanzia problematica.
➢ Per varie ragioni vive in una condizione finta tra la sua età e dall’altra cerca relazioni col mondo adulto dato che è escluso dai suoi coetanei; lavora presso il calzolaio, va all’osteria, ha un turpiloquio adulto. Ha bisogno di compagnia ma allo stesso tempo vive una condizione di solitudine.
- Ambientato in un paesino ligure, la dimensione toponomastica del romanzo è estremamente vaga comunque.
Nel distaccamento partigiano Pin capisce subito che c’è qualcosa che inquina la facciata del combattimento: concepisce soprattutto della tensione erotica che c’è tra il comandante e l’unica donna, la Giglia, che è moglie del cuoco. Il Biondo, il comandante, è completamente disinteressato alla lotta armata ed è preso soltanto dall’interesse sessuale per questa donna.
Questo gruppo di partigiani non è dato da un’immagine eroica: si percepisce che è un gruppo di persone messe insieme lì ma che non combattono per un’idea, combattono invece per ragioni personali, alla ricerca di un riscatto che è però estraneo all’idea di guerra per la liberazione (dimensione anti-eroica).
Il finale, in cui Cugino prende Pin con sé, è in parte felice, finalmente trova un appoggio adulto, ma allo stesso è molto ambiguo, perché mostra la doppia faccia della guerra civile: Pin ritrova Cugino che ha dovuto portare a termine un regolamento di conti, tipico della fine della guerra civile, cioè è sceso in paese per uccidere la sorella di Pin che si era compromessa prostituendosi con il comandante tedesco.
- Cugino non era armato, perché i partigiani avevano dovuto dare le armi dopo la fine della guerra, ma Pin gli dà la sua pistola che aveva rubato all’inizio del romanzo.
- Cugino ha avuto un rapporto con la sorella ma pare che l’abbia uccisa, non lo dice dichiaratamente a Pin.
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Introduzione a “Il sentiero dei nidi di ragno” (1964)
- La prima domanda che Calvino si fa nel 1964 è relativa al rapporto che ha con questo libro.
➢ Sono passati molti anni dal 1947, quasi 20 anni, e che senso ha ripubblicare il libro quando ormai la stagione della Resistenza è superata?
➢ Il recupero di questo libro rappresenta un modo di recupero di un sistema di valori che ha visto mano a mano sfaldarsi negli anni ’60 sotto i colpi del boom economico. Questa sensazione della perdita di valori, soprattutto della solidarietà, della lotta comune, della condivisione, è la sensazione che accompagna Calvino d’ora in poi. In un articolo del 1985 sul Corriere della Sera farà di nuovo riferimento a questi valori perduti e si rammaricherà di questa dimenticanza.
➢ Calvino punta sul fatto che non sente questo libro come suo ma che nasce come testimonianza di atmosfera di un clima storico e sociale, di una tensione morale.
➢ Infine sottolinea il gusto letterario: non c’è solo un argomento sociale, dimensione di impegno, ma anche una letterarietà che sta alla base di questo romanzo che ha dei modelli a cui fa riferimento.
- Il libro è manifesto di un’esplosione di parlare della collettività, di parlare dell’esperienza della Guerra e della Resistenza: questa testimonianza anonima, aspetto della collettività, è condivisione delle esperienze, e questo tipo di esperienza creava un rapporto alla pari tra scrittore e il suo pubblico.
➢ Non c’era distanza ma tutti avevano fatto la stessa esperienza.
➢ Calvino ci dà anche un suo quadro di Neorealismo: universalità di concetti.
➢ Sottolinea però che dietro tutto questo non veniva semplicemente documentato ma la necessità che stava alla base era quella di esprimere “Noi stessi, il sapore aspro della vita che si era appreso allora.”
- Scrittura che è modellata sulla scrittura di Pavese di “Paesi tuoi”, scrittura gergale, popolare, grammaticalmente scorretta che si basa sulla sintassi del parlato, con parolacce. Tuttavia ci sono momenti di assoluta veridicità.
- Cerca di riscattare il neorealismo dalla semplice dimensione documentarista ma è stata ricerca di stile e letterarietà della narrativa neorealista: individua dei modelli letterari, “I Malavoglia” di Verga, “Paesi tuoi” di Pavese e “Conversazioni in Sicilia” di Vittorini; le trame della Resistenza sono trame di avventura.
- Pavese definì il racconto di Calvino “romanzo del realismo a carica fiabesca”: tutta la vicenda si snoda secondo lo schema della fiaba in cui abbiamo un personaggio, Pin, che ha una consapevolezza limitata del mondo esterno, viene sottomesso a una prova, supera la prova e dopodiché affronta una serie di avventure, con una serie di altri personaggi che fanno da aiutanti o antagonisti.
➢ Modello del romanzo picaresco: genere di romanzo che nasce in Spagna nel Seicento in cui il protagonista è un picaro, un ragazzino solitamente orfano che si trova a doversela cavare da solo in varie situazioni, anche non perfettamente legali.
- Capitolo IX: lo stesso Calvino lo considerava un testo distaccato, anche nel 1964 lo considera come una prefazione zeppata in mezzo a un romanzo e lo ripropone uguale perché lo ritiene fondamentale come documento di un clima storico-sociale; considerato da Vittorini e Pavese come il punto debole del romanzo perché unica finestra che Calvino apre per caricare il racconto di una dimensione morale e ideologica.
➢ Quando ripubblica nel ’64 questo romanzo, Calvino si chiede se ha senso mantenere questo capitolo che fin dalle origini era stato sottolineato come qualcosa di estraneo al corpus narrativo.
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➢ Presenta un colloquio tra due personaggi non direttamente coinvolti: commissario politico KIM, uno dei personaggi più autentici del romanzo; comandante Ferriera. Distinzione sociologica: comandante è un operaio che ha un ruolo attivo mentre Kim è uno studente di medicina che ha un ruolo politico.
▪ Kim è il dedicatario di tutto il romanzo ed è un compagno di Calvino, studente di medicina, che combatté con lui.
➢ Stanno parlando di un distaccamento partigiani che sono assolutamente antieroici, che si muovono più per interessi personali che ideali politici e che il comandante Ferreira chiama “mele marce”: mele marce raggruppate insieme e quindi aumentano la loro inaffidabilità, compreso il comandante della brigata.
➢ Kim risponde dicendo che questa scelta di raggruppare le mele marce non è stata assolutamente uno sbaglio ma è stato in realtà un esperimento psicologico e sociale: mettere una mela marcia in ogni battaglione poteva creare problemi nel gruppo, mentre in un solo gruppo sono più controllabili; inoltre dice che tutti gli uomini combattono per qualcosa, ognuno ha il proprio obiettivo da raggiungere. La cosa importante è che questo furore, questa voglia di combattere diventi energia a favore della collettività e viene incanalata per un fine positivo.
➢ Tuttavia Ferreira continua a non essere convinto del discorso di Kim: allora siamo tutti uguali? Allora i partigiani sono uguali ai repubblichini? E Kim risponde che in parte sì, sono tutti uguali ma quello che divide è l’energia furente della parte partigiana costruisce qualcosa, si fa la Storia: la differenza davanti alla Morte, che è tragedia, dà la risposta nella storia, risposta alla domanda Pavese che affermava che si doveva dar conto ai morti della guerra civile = ci si rifà all’umanesimo intellettuale-politico di Vittorini, il vero significato di fondo è di prospettare un futuro in cui vivere senza più rabbia.
➢ Questo capitolo stona con tutto il romanzo perché la storia è poi raccontata dal punto di vista di un bambino, attratto dal mondo degli adulti.
➢ Il Calvino di questi anni è un intellettuale impegnato, iscritto al PCI e che ci testimonia la tensione etica che poi negli anni ’50 cercherà di trovare la propria strada.
- Rapporto lingua-dialetto: anche in questo caso Calvino sottolinea che ha usato questa ricerca di componente dialettale, dialetto ligure, che era una caratteristica tipica del Neorealismo e che lui ha usato in modo folcloristico, per dare realismo.
- Aspetto espressionistico: quando descrive i partigiani c’è una forte tendenza a caricare a livello espressionistico i tratti fisici, modo di forzare la realtà: il carattere realistico, cronachistico può essere trasformato in una forma di neo espressionismo, contraffare le fisionomie, in modo da rendere questi personaggi in modo negativo, “perché solo nella negatività trovavo un senso poetico, ma allo stesso provavo un senso di rimorso verso la realtà […] un rimorso che mi sarei portato dietro per anni”.
➢ Questo non è un romanzo pienamente realistico e ciò gli costerà un rimorso per tutta la vita. Calvino rappresenta la realtà dagli occhi di un bambino perché vuole dare una visione deformata/espressionistica, cosa che poi gli creerà rimorso.
- Posto che ricopre questo romanzo nel contenitore della Letteratura della Resistenza: Calvino sente il peso della responsabilità riguardo a un libro del genere e sapeva perfettamente di essere testimone di un grande momento storico, fondamentale nella storia italiana; lo definisce un esempio di letteratura impegnata nel senso più ricco e pieno della parola.
➢ La sfida che Calvino si pone verte su due fronti: verso i detrattori della Resistenza, quelli che già ad anno dalla liberazione tendevano a sottolineare la difficoltà di stabilire una nuova legalità, e verso i sacerdoti della Resistenza, quelli che trasformarono la guerra armata in una sorta di santino, qualcosa da mistificare. Lui prende e descrive la feccia della Resistenza, in quegli anni si stava creando il mito della Resistenza dal punto di vista partitico, che non hanno nessuna eroicità e nessuna coscienza politica ma allo stesso tempo dimostra che questi personaggi sanno combattere per ideali positivi: li inserisce nel processo storico e dimostra che la vittoria c’è stata anche grazie a loro.
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- In quanto romanzo, opera letteraria, non può non avere una letteratura passata: entra tutto quel patrimonio di letteratura dello scrittore. “Il sentiero dei nidi di ragno” parte da un’esperienza personale ma allo stesso tempo si appoggia a una letteratura.
➢ “Ogni esperienza di vita per essere interpretata chiama certe letture e si fonde con esse. Che i libri nascano sempre da altri libri è una verità solo apparentemente in contraddizione con l’altra: che i libri nascano dalla vita pratica e dai rapporti tra gli uomini.” = poetica di Calvino: la scrittura nasce da altre letture che servono a filtrare la propria esperienza di vita.
➢ Alcuni nomi che ispirarono Calvino per descrivere una guerra come quella partigiana: Hemingway e la grande letteratura americana, Pavese, Vittorini, Verga.
- Scelta del protagonista: Calvino sottolinea che oltre l’esigenza di spersonalizzazione del racconto, sottolinea un’affinità col personaggio di Pin: il rapporto tra il bambino Pin e la Guerra partigiana corrisponde simbolicamente al rapporto Calvino-Guerra partigiana.
➢ Questa affinità consiste in un senso di inferiorità/estraneità nei confronti degli altri all’interno della guerra partigiana, Pin perché bambino, Calvino perché borghese.
➢ La trasposizione di Pin servì a lui, anni dopo, per capire la sua esperienza di vita.
- L’unico romanzo che per Calvino è il “grande romanzo della Resistenza” è “Una questione privata” (1963) di Beppe Fenoglio, perché ritiene tutte le altre esperienze fallimentari.
➢ “È un romanzo di follia amorosa, di cavallereschi inseguimenti come l’Orlando furioso, e nello stesso tempo c’è la resistenza proprio com’era, di dentro e di fuori, vera come mai è stata scritta, serbata per tanti anni limpidamente dalla memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione, e la furia. Ed è un libro di paesaggi, ed è un libro di figure rapide e tutte vive, ed è un libro precise e vere. Ed è un libro assurdo, misterioso, in cui ciò che si insegue, si insegue per inseguire altro, e quest’altro per inseguire altro ancora e non si arriva al vero perché.”
➢ Fenoglio ha veicolato attraverso la finzione, la fantasia e in modo implicito i valori morali della Resistenza.
➢ Rapidità: capacità di rappresentare velocemente un concetto in modo intensivo.
Conclusione
- ”Questo romanzo è il primo che ho scritto, quasi la prima cosa che ho scritto. Cosa posso dire, oggi? Dirò questo: il primo libro sarebbe meglio non averlo mai scritto.”
➢ Sindrome “Sentiero” che accompagna tutta l’esperienza narrativa calviniana: continuo bisogno di Calvino di superare le esperienze narrative via via maturate, di sperimentare sempre nuove vie e scrollarsi di dosso
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