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Italiano per la comunicazione (parte pubblicità docente Carmela Pierini) Appunti scolastici Premium

Appunti di italiano per la comunicazione basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. D'Alessandro dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, Interfacoltà, Corso di laurea in linguaggi dei media. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Italiano per la comunicazione docente Prof. F. D'Alessandro

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Il modo di fruire la letteratura e di fruire la pubblicità sono diversi, se la prima è una scelta privata e libera,

per la pubblicità non si può dire lo stesso, la subiamo ogni giorno, è una scelta imposta dall’esterno e sulla

quale non riusciamo ad opporci, qualsiasi tentativo di astrazione, come afferma De Cecchi, viene

bloccato dalla pubblicità, una pubblicità invasiva che non riesce a far partire la creatività nell’autore. La

presenza della réclame è come un’insidia, la metropoli moderna in realtà, secondo l’autore non è libera.

De Amicis invece registra la presenza del sistema pubblicitario italiano, anche se con un ritardo di 20 anni

rispetto a Parigi. L’autore mette in evidenza come la pubblicità si trovi dappertutto, anche all’interno dei

mezzi di trasporto che cominciano a diffondersi anche nella città di Torino, in particolare si fa riferimento

alla carrozza. La carrozza di cui parla De Amicis non è altro che il tram, trainato dai cavalli agli albori della

sua storia, è interessante notare anche il messaggio storico-sociale che De Amicis vuole trasmetterci, infatti

se prima la carrozza era considerato un bene di lusso, destinato ai pochi, la nascita del trasporto pubblico

estende questa possibilità ai tanti. La pubblicità oltre a rivestire gli interni dei mezzi di trasporto, si impone

in maniera invadente anche all’esterno, con la sua oppressiva forza coloristica, invadente e molesta, che

le fa cambiare aspetto più volte (così come Nuova York descritta da E. Cecchi).

Nella prosecuzione del romanzo l’atteggiamento dell’autore nei confronti del mezzo pubblicitario cambia, se

prima risulta molesta, poi comincia ad abituarsi alla presenza della pubblicità che adesso rientra nella

normalità, dovuta a una rassegnazione nei confronti di qualcosa verso la quale non si ci si può opporre,

Proseguendo ancora il romanzo la pubblicità che cambia cosi tanto il volto della città, rallegra l’autore,

questi colori che continuano a vestire la città la rendono più allegra rispetto al grigiore, bianco e nero di

prima.

Così come in Cecchi accade 30 anni dopo, anche qui la pubblicità è come un canto di sirena, che cerca di

attrarre l’uomo che passeggia per la città, il tutto viene fatto tramite un elemento caratteristico, quello della

leggerezza, lo si può capire anche grazie all’immagine metaforica volanti, in riferimento alle pareti mobili

dei cartelloni pubblicitari che cambiano costantemente, ma anche per richiamare la leggerezza del messaggio

trasmesso. Questa leggerezza poi si trasforma in una gabbia metaforica, i gabbioni umani, i cartelloni

pubblicitari non fanno altro che tenere intrappolati gli uomini rappresentati, ed è chiaro a questo punto il

paradosso, come possono degli uomini ingabbiati continuare ad avere un volto sorridente e teso ad offrire

qualcosa ? Non mancano in De Amicis la serie di aggettivi per descrivere questa città di fine secolo, una città

che è pronta a divorare il tempo, che va incontro al futuro in fretta come un processo inarrestabile, un

processo, quella della modernizzazione, che bisogna accettare, conclude quindi con un forte richiamo al

futurismo.

Il futurismo infatti accetta in toto la pubblicità perché incarna l’innovazione più totale, vuole chiudere con i

mezzi, i contenuti e i soggetti del passato. Questa innovazione così totale trae spunto dal simbolismo

francese, già Apollinaire, tra gli altri esponenti, aveva reinterpretato la struttura della pagina, l’assenza di

sintassi e morfologia, e l’utilizzo di sole alcune figure retoriche: guarda esempio di poesia visiva di

Apollinaire che sembra quasi un manifesto. La poesia simbolica francese utilizza tra le sue forme la figura

retorica della sinestesia, utile ad esplicare quelle serie di analogie con le quali interpretavano il mondo,

queste si aggiunge un forte uso dell’onomatopea.

La passeggiata, scandita dai due brevi dialoghi all'inizio ed alla fine del componimento, (l’incipit è andiamo

? e si chiude con torniamo pure) è l'elemento che funge da "cornice" in una serie di immagini e suoni che

ne indicano le tappe della sua esperienza: negozi, titoli di giornali davanti ad un'edicola, strilloni, numeri

civici il cui andamento può ad esempio indicare il progredire spaziale della passeggiata lungo un viale

oppure la svolta in una via laterale.

In realtà se guardiamo a quell’incipit iniziale come una domanda rivolta a se stesso, orientata su di sé, allora

capiamo come il suo fosse un tentativo sperimentale, vuole provare a fare poesia percorrendo le strade di

una città, riuscire a trovare quella meditazione così come i greci nelle loro passeggiate peripatetiche, il suo

esperimento però va oltre, vuole infatti tentare di sovvertire i normali canoni poetici, basta fare un

riferimento ai numeri, solitamente questi hanno dei rimandi simbolici, qui non rappresentano nulla

volontariamente.

La libertà metrica del verso libero ed il dinamismo del movimento fanno di Palazzeschi un artista sempre

più strafottente ed umoristico, pronto a percorrere strade sempre nuove e a mettere in ridicolo parte dei

comportamenti della società; il tema della gente ricorre indirettamente nelle descrizioni: si tratta di una

massa indirettamente indicata come credulona e superficiale.

La tecnica del collage dà a Palazzeschi un nuovo spunto per dare spazio alle sue inclinazioni ludiche.

L'accostamento di enunciati non è mai casuale e spesso è possibile scorgervi una

sottile ironia (combinazioni irriverenti, rime tra cifre e parole, ossimori come Saldo fine stagione / prezzo

fisso / Occasione! Occasione).

Anche Italo Calvino ha a che fare con una letteratura commerciale, egli per esempio lavora all’interno del

settore pubblicitario della casa editrice Einaudi, scrive le presentazioni dei libri per fare in modo che questi

vengano acquistati. Italo Calvino scrive una raccolta di racconti che sono finalizzati apparentemente a un

pubblico di giovani ragazzi, però tracciano alcuni interrogativi sull’avvento della modernizzazione, sul

cambiamento della città, connessa all'intervento della pubblicità. La letteratura quindi, seppur non può darci

delle vere e proprie risposte, ci permette di interpretare i cambiamenti della realtà, di interpretare le sue

molte facce, ci illumina il percorso da fare per completare la realtà (vista con la metafora del carciofo) la

letteratura ha quindi una funzione euristica. È sottesa però all’interno delle parole che leggiamo, quasi

una paura da parte dell’autore, la paura che anche la letteratura possa trasformarsi in mero commercio, che il

suo unico fine diventi quello di intrattenere.

Questi racconti sono apparentemente banali, dimostrano come dietro una scrittura con un tipo di apparenza

possa nascondersi qualcosa di più profondo.

Marcovaldo è un padre di famiglia, cresciuto in campagna, in questa dimensione un po’ bucolica, per

necessità lavorative è costretto a trasferirsi in città, una città che sta cambiando più e più volte. Se per

Calvino la letteratura deve riuscire ad interpretare quello che è la realtà, allora deve sapere

interpretare un cambiamento epocale di grande importanza. Sono importanti le differenze tra il padre ed

il figlio: una prima differenza si riscontra nel luogo in cui i due hanno vissuto, il figlio nato e cresciuto in

città, non ha mai visto un bosco, tuttavia a contatto con la lettura, capisce dell’importanza della legna e per

questo vuole procurarsela. La città descritta è una città moderna in cui l’elemento principale è l’assenza di

natura, il figlio trova una prima difficoltà, non riesce a guardare la realtà in maniera corretta, individua infatti

nei cartelli pubblicitari il bosco.

Si passa dai bambini a un poliziotto miope, Astolfo. I suoi occhi sono miopi perché metaforicamente non

riescono ad interpretare bene la realtà.

Anche Marcovaldo è lì per far legna, ma lui non riesce, come i suoi figli, a capire che quei cartelloni fossero

pubblicità, quindi proveniente dalla dimensione contadina, non riesce a capire l’utilità di quei cartelloni di

legno pubblicitari, il loro unico scopo sembra essere, agli occhi di Marcovaldo, quello di semplice legna. In

questo momento la figura di Marcovaldo, che avrebbe dovuto essere arrestato, perché sorpreso mentre sega il

cartellone pubblicitario, viene ancora una volta scambiato, da quella miopia, non solo reale ma anche a

dimostrare l’impossibilità di capire la realtà, per parte della pubblicità, Marcovaldo diventa esso stesso parte

della pubblicità senza accorgersene. La critica che Calvino fa è quella di non capire l’utilità dei cartelloni

pubblicitari

La visione del cielo estivo dall’appartamento di Marcovaldo è ostacolato dalla luce ad intermittenza, ogni

venti secondi, della pubblicità del Cognac Spaak. Michelino rompe con una fionda l’insegna e una ditta

concorrente, la Tomawak, assolda la famiglia per continuare i sabotaggi e far fallire la Spaak. Quando ciò

avviene, l’insegna è sostituita da una della Tomawak, che si accende ogni due secondi.

È presente lo scontro tra natura e innovazione. Gnac (Gnac è una parte della scritta Spaak-Cognac , tramite

l’uso della figura retorica della sineddoche) è un pezzo di un cartellone pubblicitario caratterizzato da una

luce ad intermittenza che da una scansione temporale, per una parte è scandito dalla natura, dall’altra dalla

luce della pubblicità. Calvino parte da un incipit, descrive quindi prima il tempo in cui prevale la natura e poi

facendo una contrapposizione i 20 secondi del Gnac, facendo attenzione all’utilizzo stilistico. La presenza

della luce non permette di godere del tempo naturale, blocca lo scorrere del tempo, la pubblicità fa diventare

difficile qualsiasi azione, anche affacciarsi alla finestra è una posizione che non è scelta ma che è data dalla

pubblicità. Lui racconta una storia ambientata nella città che lo circonda in maniera non definita, sperando

di essere più universale possibile. Dopo la prima contrapposizione tra un tono quasi lirico della natura si

passa ad uno quasi ironico dell’avvento della pubblicità. Il padre prova a trasmettere al proprio figlio le sue

conoscenze naturali, il suo tentativo di spiegare concetti astrologici, continuamente interrotto dai bambini

che sembrano più interessati alla scritta luminosa. Marcovaldo non riesce a rispondere però alle domande dei

figli, dato che non sa distinguere i due tipi di conoscenza, quella riferita al mondo bucolico e quella invece

che nasce dalla modernizzazione della città, così come non riesce a distinguere i due mondi.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in linguaggi dei media (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Sociologia) (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher riccardo.basilio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Italiano per la comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof D'Alessandro Francesca.

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