Esercitazioni giornalismo
Pre esame 2 dicembre 2016
Letizia.rossi@unicatt.it
La colonna di destra per la scrittura e la colonna sinistra per le aggiunte di revisione, la fatica si nota vedendo le prime 4 righe di cancellature per raggiungere la forma che corrisponda all’intenzione dell’incipit di quelle 4 parole “quel ramo del lago di Como”. Nel marzo del 1823, Manzoni torna al principio del romanzo, ritorna su quella introduzione e la modifica: “Basta all’autore..” è molto sincera e onesta la considerazione di Manzoni, sente molto la necessità di dire che quel romanzo in cui impiegò due anni è scritto male. Se da una parte c’è una componente di talento e di dono, dice Manzoni incoraggiando noi, se la fatica e lo studio si potesse acquistare allora egli vorrebbe impegnarsi per acquistarle. Nel 1827 esce un’altra edizione, ma la seconda edizione che arriva fino a noi è la quarantana del 1840.
Vent’anni di iniziative e di sforzi per cercare di trovare la forma perfetta, lo fa tramite:
- Il confronto con gli amici, Ermes Visconti, milanese, e Claude Fauriel, con il quale rileggono più volte il romanzo.
- Contemporaneità: Manzoni si reca in viaggio, per cercare una lingua italiana che corrisponde alla sua intenzione comunicativa.
- Mettersi in moto, lo studio del passato e da chi ha lasciato impronte in questo ambito prima di noi.
La tentazione del quotidiano, come Dino Buzzati, fece diventare la pagina di giornale come approdo dei suoi elementi letterari a differenza di chi non ha l’ambizione di volersi affermare accontentandosi del lavoro del cronista.
Questo mestieraccio raccolta di pagine in cui il reporter si rifiuta di riportare il vero nella pagina di giornale. Contiene anche alcuni temi dell’ispirazione da parte di un cronista di avvicinarsi alla letteratura. Il mestieraccio trova in realtà più ripensamenti e più dubbi che slanci di scrittura, lasciarsi andare ad un dettato automatico, felice è invece lo scrittore che inventa le storie, che può permettersi di prendere i suoi personaggi dove essi vogliano andare, diverso è il mestiere del giornalista che ha a che fare con il vero, nella fretta, nella contingenza nella necessità di stare nella misura fissa, e soprattutto come scritti di secondo ordine. I giornalisti sono racchiusi in una serie di limiti che non permettono di sconfinare nel divagare artistico.
Panorama culturale
Ci dicono che in Italia leggiamo poco, vediamo però che ci allontaniamo dallo strumento tradizionale della carta e del libro per nuovi metodi di informazione, se una famiglia su 10 non ha un libro in casa, 6 su 10 hanno invece la connessione a internet. Quasi il 60 per cento degli italiani maggiori di 6 anni naviga su internet.
Se si legge meno e in modo diverso, chi fa il mestiere della comunicazione deve tenere conto dove comunicare. Non si ha più un testo continuo, una lettura sempre più frammentata ed interrotta da parte di video, foto e commenti degli altri lettori. Tutta la nostra attenzione è concentrata sulla parte alta, significa che ci sono delle forti conseguenze sul modo e sullo stile, che diventa sempre più mediale, per essere il più efficace possibile, per mantenere l’attenzione del lettore. Hanno dei riflessi sull’evolvere della lingua scritta e la lingua dell’italiano d’uso. Esiste effettivamente una lingua dei giornali? Un codice che mi permetta di arrivare al lettore in maniera diretta?
Questo è un problema che si pone dagli albori del giornalismo. Vediamo esempio di G.L. Beccaria:
- (N 6) A partire dall’800 il giornalismo è stato uno dei principali mezzi per diffondere il nuovo italiano, una lingua comune anche nei confronti di borghesia e ceti medi, ha saputo cogliere ciò che proveniva dall’italiano colto e ciò che proveniva dall’italiano colloquiale, riuscendo a trovare un equilibrio tra l’italiano aulico e quello popolare, un italiano nuovo. Beccaria fa un esame del linguaggio letterario, un linguaggio aulico, diversamente dal giornalismo anglosassone, quello italiano è nato all’ombra della letteratura. Fin da principio ha dovuto inserirsi tra due pressioni imposte, quelle tradizionalistiche dello scritto e quelle innovative del parlato, cosa che accade tutt’ora.
- F. Gatta (N 7) C’è una eterogeneità e un mimetismo di fondo che creano difficoltà nell’andare a definire un codice dizionario giornalistico, tuttavia viene coniata l’espressione giornalese, fa sì che spesso viene meno ai suoi doveri di chiarezza e di informazione nei confronti del lettore. Quella di una lingua dei giornali è una definizione difficile da dare.
- E. De Amicis (N 8) Fin dal 1877 ci fa capire come sin dal principio fosse molto arduo definire quale lingua stessero parlando i giornali, sulle pagine dei giornali capita di trovare quelle espressioni nettamente colte, ed d’altro canto linguaggi familiari facendo alcuni piccoli esempi dell’epoca, sempre più è diffusa una varietà nazionale, un linguaggio così strano che non aspetta più alla critica giudicarne ma alla medicina. Una lettura che risultava spezzettata, asmatica e ridicolissima, così come oggi. Fin da allora una lotta con questo stile spezzettato e nuovo. All’interno di una stessa testata e di una stessa rivista troviamo lingue diverse, una lingua che sappia accomunare una medesima sezione di una testata. In un quotidiano generalista ci sono una serie di sezioni che parlano lingue differenti. In molti casi è il titolo del pezzo che serve a selezionare il proprio pubblico, (esempio grafica testata).
Umberto Eco (n 9-10)
Ciascun titolo parla la lingua del proprio pubblico. La scelta di abbreviare i nomi, dare un linguaggio più vicino ed amichevole è proprio della gazzetta che sa che il suo pubblico è a conoscenza. “Ecco i documenti che lo provano” stile di manovre politiche proprio del giornale. Sfumatura video da parte dei maggiori quotidiani nazionali. Il Sole 24 Ore cerca di far interessare i suoi lettori tramite la vicenda più di tribunale, per catturare il lettore specifico.
Il giornalese
- Frettoloso: hanno sempre più accelerato il processo di scrittura dei testi.
- Ridondante: stesse parole, stesse formule, sembrava che la notizia fosse poca e la si stava solo tirando in lungo (abbondanza linguistica).
- Colloquiale: Specializzato, sa essere specialistico.
- Approssimativo
- Mimetico: continua a tornare sulle stesse formule.
- Creativo: usi nuovi della lingua.
- Lento a rinnovarsi: espressioni che non si usano più da anni.
- Riconoscibile: fa fatica a mutare, riesce a cogliere tutte le novità del suo pubblico.
(N 11) Le tendenze della lingua italiana, i giornali sono capaci di creare delle mode linguistiche che poi approdano nei dizionari con un lasso di tempo relativamente lungo, si definiscono con il termine neologismi (parole nuove contenute nel dizionario e in generale parole nuove).
Stefano Bartezzaghi (n 12)
La funzione creatrice dei giornali: sono i primi a cogliere le parole nuove dell’italiano, sono i primi ad ospitare i termini che erano in voga solo nella lingua parlata. C’è un’enorme distanza tra una parola che entra da poco nel linguaggio e quindi dalla stampa fino al suo definitivo ingresso nei dizionari. I neologismi provengono soprattutto dalla lingua giornalistica e dal linguaggio di internet, e perlopiù sono termini inglesi.
Funzione distruttiva: il giornalismo impoverisce la lingua italiana. Il giornalismo fa venire meno la creatività. C’è la tendenza alla grandiosità della tragedia, è una delle ragioni per cui la lingua giornalistica si fissa su alcuni stereotipi che diventano “tormentoni”. Un tormentone è un’espressione che nasce per essere efficace ma a lungo andare perde il suo significato perché troppo utilizzata. (es. la madre di tutte le...) segue da vicino il mutare della lingua italiana e dei fenomeni innovativi della lingua italiana, come quello del tormentone, definito una petite phrase che si fa riconoscere nel grande magma polifonico della chiacchiera nazionale:
Gate è un suffisso che serve per indicare uno scandalo, proviene da Watergate che coinvolse il presidente Nixon negli Stati Uniti, era il nome proprio del complesso di edifici dove aveva sede il movimento dei democratici. Da allora vista l’efficacia del Watergate, gate si è unito ad altri termini come Ruby gate, Sexy gate. Lo stesso accadde in Italia con il suffisso “poli” nel significato di città, quindi di Tangentopoli, alla stessa maniera attaccandosi ad esempio a Calciopoli. Questi si raffigurano come tormentoni e cliché giornalistici.
F. Gatta (N 13-14)
I cambiamenti sono l’invenzione del telegrafo, del telefono. Scrittura profondamente legata ai mezzi, si pesca da una lingua sempre più superficiale e si tiene conto delle esigenze dei mezzi. Stile semplice e lineare, telegrafato. Ai nuovi mezzi di trasmissione è legata anche la regola delle cinque W.
Bonomi (N 15)
L’ultima rivoluzione riguarda la nascita dei quotidiani online. I cambiamenti tecnologici portano con sé a una grande trasformazione dello stile, con i quotidiani online è il condizionale di dissociazione, quando non si ha la certezza che quello che si sta dicendo è vero, per cautelarsi. Da diversi decenni la velocità di stampa aveva abbreviato i tempi di stampa e dare più possibilità ai giornalisti di verificare fino all’ultimo momento, mentre invece nell’online vi è una maggiore fretta non riuscendo a verificare ciò che realmente stesse accadendo e quindi si fa l’uso del condizionale di dissociazione, man mano che le notizie si depositano allora si ha la possibilità di fare delle verifiche allora si dà spazio ad altre forme verbali.
Montanelli (N 17)
La prima cosa da conquistare è la fiducia del lettore. Parlare al lettore nella sua semplice lingua, rimanendo e restando al servizio del lettore.
Luigi Barzini Jr.
Il problema di poter combinare la produzione scritta e dei due mestieri. Nobel a Dylan dibattito aperto, le canzoni sono letteratura? Articolo Duzzati all’indomani della tragedia di Superga, il secondo è un passaggio descrittivo notturno tratto dal deserto dei tartari. La mancanza della punteggiatura, la forza dell’immagine che ci mostra Buzzati come li presenta ad assistere al fatto, piuttosto che la nota di cronaca. Difficile cogliere la differenza tra il primo (articolo) e il secondo (romanzo) per le scelte di linguaggio e di stile.
Luigi Barzini Jr. (n 18)
Attivo attorno alla metà del novecento, in questa sua pagina prende in considerazione come si possano avvicinare la scrittura di prosa e del giornalismo. Inizialmente la questione non era molto difficile da risolvere, i due si distinguevano per la forma, una distinzione resa semplice dalle evidenti differenze di stile, lo scrittore e il lettorato usavano un linguaggio con parole eleganti, solide mentre il giornalismo un linguaggio più diretto, vicino alla lingua parlata, giornalista e scrittore si differenziavano anche per l’oggetto delle scritture, da un lato lo scrittore narrava di cose inventate, mentre il giornalista scriveva di cose vere. Quindi in sintesi: la forma, il modo, e il suo oggetto.
Oggi sappiamo che la vecchia separazione editoriale ed tipografica non vale più. Scrittore è colui che emerge dall’artigianato letterario al quale si dedica, per Barzini tutto ciò che si dedichi alla scrittura viene definito artigianato letterario. Questo artigianato ha delle necessità, scrittore è colui che emerge senza farsi travolgere dalle necessità dell’artigianato (il giornalismo, i mezzi, le circostanze, ma anche la costrizione delle rime, degli schemi metrici delle poesie, o avere a che fare con un panorama editoriale critico, la necessità del gusto di un’epoca) lo scrittore è colui che va oltre tutto questo, ed emerge attraverso particolari qualità: l’autorità con cui si fa ascoltare in grado di diventare una voce importante, la padronanza di sé, l’urgenza comunicativa, la novità delle cose che si hanno da dire e l’onestà. Per Barzini lo scrittore è colui che scrive come colui che non riesce a farne a meno. Di tutte le qualità citate quella che sembra più apprezzabile è quella di onestà del racconto e quella di essere testimone della propria epoca. La domanda è se il giornalista riesca in qualche modo ad emergere. Barzini dice che il suo mestiere offre vantaggi e svantaggi: il vantaggio è quello di raccontare le cose che siano realmente accadute, avere per le mani cose vere, realmente accadute; lo svantaggio insormontabile è la...
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