Italiano per la comunicazione
Docente: Francesca d’Alessandro
A.A 2015/2016
5/10/2015
Comunicazione
Relazione con qualcuno/qualcosa, intesa, condivisione con l’altro, stare insieme. Ciascuno è diverso dall’altro, attraverso la comunicazione si mette qualcosa in comune con gli altri. La comunicazione porta all’unione, essa si deve basare sulla verità ed è legata all’esperienza.
Italiano per la comunicazione
- La lingua diventa testo, diventa strumento individuale
- Studia il processo che va dalla lingua al testo
9/10/2015
Testi informativi e comunicativi
C’è una differenza tra testi informativi e testi comunicativi.
Testi informativi
- Ci forniscono delle istruzioni di dati
- Essi non comunicano, non instaurano un rapporto con il lettore “aridi”
- Sono testi, senza bagaglio emozionale
Testi comunicativi
- L’intenzione dell’autore è quella di attirare a sé il lettore (il lettore deve essere disposto a farsi attirare)
- Nascono da un atto gratuito dell’autore
- Sono testi che vogliono esprimere la verità
- Sono fedeli a ciò che l’autore ci vuole dire
- Sono testi aperti verso la verità
I testi comunicativi sono destinati a durare nel tempo. Essi instaurano delle relazioni profonde tra gli uomini. La più grande forma comunicativa si trova nei testi letterari e poetici perché sono derivati da un atto gratuito.
Testi letterari e poetici
Tanto più un testo è comunicativo, tanto più è poetico. Attraverso questo tipo di testi si vuole comunicare. I testi poetici non sono oscuri, essi esprimono la verità e hanno una natura libera. L’autore sente il bisogno di comunicare. Gli autori creano una serie di relazioni con i lettori del testo. Ogni testo deriva e prende ispirazione da scritture precedenti, ogni autore è prima di tutto un lettore. Si creano dei forti legami emozionali tra autore e lettore. Durante la scrittura di un testo c’è un fascio di relazioni derivate dall’autore che instaureranno a loro volta nuove relazioni tramite il suo testo. Si viene a creare una rete relazionale e la forza comunicativa si moltiplica.
La lettura è concepita come un incontro. Per esempio, la Divina Commedia nasce da un incontro tra Dante e Virgilio. Dante aveva la sensazione di essere un fallito (si trovava nella selva oscura), egli aveva paura, non sapeva dove andare. Virgilio condurrà Dante verso la salvezza. La lettura dei testi di Virgilio ha rappresentato per Dante la salvezza, egli ha ritrovato sé stesso. Dante ha vissuto la lettura dei testi di Virgilio come un incontro. Virgilio era la forza della vena poetica di Dante. La forza poetica dell’Eneide è stata percepita da Dante come un incontro. Grazie a Virgilio Dante intraprende il cammino. La Divina Commedia presenta nel racconto un’infinità di incontri.
Raimondi, Un’etica per il lettore
In quest’opera Raimondi parla di lettura come incontro che è sempre un dialogo. L’energia in un testo non è unidirezionale, è circolare sulla base del rapporto lettore-autore. I testi sono organismi viventi grazie alla ricchezza della loro energia comunicativa. Un testo ha un sacco di significati, poiché ogni lettore interpreta un testo in modo diverso. Possiamo quindi affermare che i testi sono inesauribili. L’autore in un testo dice la verità su sé stesso, egli è nudo di fronte ai lettori. Il lettore ha sempre rispetto nei confronti dell’autore, poiché quest’ultimo confida tutto sé stesso. Lettore e autore si vengono sempre incontro (attraverso un atto d’amore), c’è una forma di reciproca disposizione a non tradirsi tra lettore e autore. Bisogna ascoltare ciò che l’autore ci vuole comunicare. Possiamo comprendere un autore attraverso i suoi testi, bisogna seguire l’energia comunicativa.
12/10/2015
Raimondi - Un’etica per il lettore (vedere materiale didattico)
2° passo riguarda lo statuto dell’indagine teorica e critica dei testi. Raimondi nel passo afferma che lo scrittore, quando lavora il suo testo, sa che esso deve essere di gradimento per il pubblico. L’autore quando modifica il suo testo è come se fosse un artigiano, egli fa una fatica materiale. Il libro diventa oggetto di scambio commerciale. Le parole sono i mezzi fondamentali per comunicare e trasmettere esperienza. I testi sono dinamici, sono in movimento nel tempo. Ogni lettura arricchisce il testo di nuovi punti di vista, i lettori nel tempo conferiscono al testo molteplici chiavi di lettura. I testi classici sono inesauribili perché hanno sempre qualcosa di nuovo da dire, ogni lettore scopre sempre qualcosa di nuovo. Il lettore gioca un ruolo di protagonista perché interpreta. Il lettore pone delle domande a cui il testo risponde. I testi sono in grado di rispondere. Il lettore porta in sé due personalità: la propria e quella dell’autore. Si instaura un rapporto di rispetto tra lettore e autore, c’è una voglia di confrontarsi con il diverso. Le due identità sono però ben distinte. Il lettore è responsabile del divenire dell’opera, egli però non deve dimenticare le origini dell’opera e dell’autore. Il lettore deve avere rispetto e accettare queste differenze. Il lettore deve essere un “autore ampliato” (pensiero di Novalis, poeta tedesco). L’autore costituisce l’origine dell’opera. Ogni testo ha un passato, un presente e un futuro:
- Passato costituito dall’autore
- Presente capacità del lettore di far esistere il testo nella dimensione sociale
- Futuro il lettore deve proiettare il testo nella dimensione futura (tramandare di generazioni)
Il lettore è chiamato a capire che cosa per l’autore rappresenta un testo, deve trovare un senso collocandolo nel presente (attualizzarlo).
Esempio: Se questo è un uomo (Primo Levi). Racconta la dimensione infernale della vita. La lettura dei testi di Dante salva Primo Levi perché si legge che l’uomo si distingue dalla bestia. Questa lettura da una speranza a Primo Levi. Il lettore porta con sé una dimensione creativa, si svelano nuove dimensioni del testo. Il testo cresce di valore di contenuto nel tempo.
3° passo ci sono delle realtà oggettive nel testo che devono essere rispettate, non si può stravolgere il testo dalle sue intenzioni originali. Raimondi intuisce una scientificità dell’indagine letteraria: bisogna dimostrare le proprie idee personali. Ogni lettore deve avere passione che lo porta ad accendersi di entusiasmo di fronte ad un testo, ma allo stesso tempo deve essere calmo e rigoroso per farsi trasportare. Quando si fa un’indagine scientifica non viene oscurato il giudizio che si ha di quel testo, si riesce ad arrivare a giudizi più liquidi.
16/10/2015
Raimondi, Un Etica per il lettore: quando si è in familiarità con il testo, si nota che il testo appartiene ad un'altra epoca, dobbiamo pretendere e credere che il testo ha una lontananza, una dimensione temporale. Ogni testo presenta la traccia del suo autore. Questa traccia si può definire stile, che indica il modo di essere dell’autore, la sua voce, e ci consente di distinguere un testo rispetto ad un altro. Ogni testo è figlio del suo tempo. Dobbiamo non fare della prospettiva storica una lontananza abissale, dobbiamo invece creare una sensazione di prossimità, dobbiamo farlo rivivere nel nostro presente. Lo scrittore quando scrive un testo racconta la sua esperienza. Raccontando le esperienze un testo risulta efficace. L’esperienza dell’autore diventa memoria vivente. Gli autori fanno esistere la memoria di un testo. La lettura diventa un confronto tra lettore e autore. L’etica della lettura ha il compito di propiziare l’incontro. Il testo è nato da un atto gratuito, la libertà appartiene anche al lettore che si accosta al testo per libera scelta. Senza atto gratuito tra le due parti non si entra in familiarità con il testo. Se lettore e autore sono costretti a unirsi, il confronto è forzato e dunque le due parti non entrano in dialogo. La libertà termina dove inizia quella dell’altro, il lettore è libero di reinterpretare un testo ma deve rispettare l’intenzione originaria dell’autore. Nel riconoscimento dell’altro si implica una disciplina fondamentale nello stabilire la natura di un testo: la filologia. La filologia studia i testi in base all’intenzione originale dell’autore. Disciplina che si occupa di ricostruire l’origine storica dei testi. (errori dei copisti). Nel 900 nasce la filologia d’autore che si concentra sulle correzioni dell’autore per capire la fase che attraversa un autore prima della pubblicazione di un testo. Bisogna usare la filologia per capire l’intenzione originale di un autore. La filologia non deve togliere nulla alla passione artistica che sta dentro ad un testo. La filologia deve solo avere un ruolo di servizio. Il filologo deve stare al margine, non deve prevaricare i testi. Quando c’è il dialogo tra autore e lettore, fa sì che il testo abbia un fascio di innumerevoli significati. Il testo è un potenziale che si accresce all’infinito.
Altra fase dell’incontro: dobbiamo considerare che l’autore, quando scrive un testo è già il frutto di molte relazioni precedenti che si sono create nella sua vita, e come lui anche il lettore proviene da molteplici fasci di relazioni interindividuali l’incontro che si viene a creare è complesso. Il confluire di voci e relazioni che si incontrano possiamo considerarlo tradizione. C’è dunque una coralità, nella scrittura e nella lettura c’è una forza comunicativa quasi infinita. Raimondi sostiene che un libro è un organismo vivente. Il testo è percorso per rintracciare la propria identità (es. Dante vuole rintracciare sé stesso). Il primo lettore di un’opera è l’autore stesso, egli chiarisce le sue esperienze a sé stesso per poi comunicarle agli altri. L’autore si conosce meglio con la scrittura di un’opera. Il lettore si immedesima nei personaggi e nell’autore e li fa diventare parte di sé. Ogni relazione che avviene attraverso il testo ha delle caratteristiche morali. Leggere significa sapere qualcosa di più sulla natura umana. Ogni testo ha un nocciolo profondo che coincide con l’identità dell’autore, è un progetto di colloquio. Il testo è una creatura e deve essere considerato per questo motivo inesauribile, deve essere rispettato poiché l’autore si consegna ai lettori. Il testo ha una dignità umana.
19/10/15
Alla frontiera della comunicazione
(vedere materiale didattico)
Primo passo chi decide di comunicare non deve tradire la natura del linguaggio che usa. Il linguaggio deve avere l’obiettivo di dire la verità. Nel testo deve essere calata almeno una piccola verità derivante dall’esperienza dell’autore. L’ansia porta a dire cose falsate. Tradire la verità dei fatti è un tradimento del linguaggio, il testo non comunica se c’è un tradimento del linguaggio. Il dislivello tra lettore e autore si deve colmare solo attraverso la verità. La verità è il dono che ci si trasmette.
Vittorio Sereni è un poeta del 1900, nasce a Luino nel 1913, in una città di frontiera. Ha una volontà di andare verso l’Europa. Una spinta che lo porta a mettersi in continua relazione con l’Europa. Guarda sempre al di là delle Alpi. Serena si forma a Brescia e frequenta l’università a Milano. Frequenta le riviste letterarie e poi approda alla Mondadori dove diventerà direttore letterario. Autore di articoli, recensioni. È una figura al centro della comunicazione. Secondo Banfi quello che conta per l’uomo è esercitare sempre il dubbio. Il dubbio comporta l’apertura verso l’altro in nome della verità, Banfi insegnava ai suoi allievi a perseguire la verità. Vittorio Sereni comincia a dedicarsi alle poesie. La prima raccolta si intitola Frontiera. La frontiera è il limite. Il termine frontiera si carica di ulteriori significati: la frontiera esiste, è quella linea che lo separa dall’altro, può essere l’ignoto, l’altra persona, un confine geografico. La somma di tante conoscenze e punti di vista può portare ad un sapere più vasto. La raccolta Frontiera esce quando Vittorio Sereni viene chiamato al fronte. Che cosa significa per Sereni trovarsi al fronte? Egli non condivide le idee della guerra. Dapprima viene mandato a combattere in Grecia. Egli crede di andare all’inferno, dice di indossare la divisa dei tiranni, e la sua volontà è quella della vittoria del nemico. Secondo lui il nemico ha le ideologie corrette. Sereni comincia ad aprirsi nei confronti dello straniero, lui avvertiva una condizione di slancio fraterno con coloro che subivano un’occupazione ingiusta. Sereni viene richiamato in Italia meridionale, a Trapani e viene fatto prigioniero dall’esercito alleato. Viene portato in Algeria in un campo di prigionia. Viene in un certo senso portato in salvo con questa prigionia. Scrive Diario d’Algeria. Per lui era un dramma restare lontano dalla sua patria. Nasce in lui un senso di staticità del tempo. In quella situazione impara la fraternità verso i prigionieri che erano con lui. Acquisisce ancora di più il concetto di comunicazione. La comunicazione distingue l’uomo dagli animali. In questa situazione Sereni caratterizza ancora di più il suo stile di scrittura. Sereni vuole dimenticare sé stesso, vuole lasciare parlare gli altri e le cose. In Algeria comincia a capire che il linguaggio per essere penetrante deve aderire alla realtà. La sua poesia diventa capace di portare l’esperienza diretta, non vuole sopraelevarsi, solo l’autenticità dell’uomo è quella che vuole trasmettere nelle sue poesie. Vuole fare dei suoi versi qualcosa di corporeo. Racconta di uomini che sono fedeli alle proprie origini terrestri. Si apre all’alterità, diventa voce di chi lo ascolta, cammina insieme agli altri. Torna a Milano e collabora con la Mondadori come consulente. Sereni si dispone in ascolto dell’autore, non vuole giudicare. “poeta Da solo dei consigli. Possiamo definire Sereni dello sguardo di rimando”: l’idea che l’altro non può essere ignorato, non può restare senza risposta. La comunicazione se gestita così diventa fondamento della pace. Guardare all’altro con rispetto significa dire soltanto la verità. Sereni diceva la verità sempre con educazione, entrava in relazione con l’altro.
Secondo passo
Viene invitato da Raimondi nel 1947 a discutere su l’esperienza della poesia: se un poeta non è comunicativo non è poeta. Sereni vuole farsi specchio negli altri. Vuole essere in continua relazione aperta con gli altri. Cerca sempre lo sguardo di rimando.
Il testo poetico
26/10/15
Il testo poetico nasce in modo gratuito e con lo scopo di condividere. Vittorio Sereni ha appena vissuto il dramma della prigionia, della lontananza dalla propria patria. Nei suoi scritti Sereni è sempre concreto, soprattutto dal punto di vista della lingua che utilizza. Con questo linguaggio concreto l’autore riesce a farsi specchio degli altri. Se vuole essere comunicativo un poeta deve abituarsi a lasciar parlare gli altri, lasciar parlare tutte le creature, anche quelle inanimate. C’è l’idea che l’altro debba avere lo spazio maggiore nella scrittura, così da rafforzare la forza comunicativa. Solo disponendoci all’altro si può entrare in sintonia. È molto importante rispondere a tutti gli stimoli che ci vengono dall’esterno. Vuole che la sua scrittura sia puramente comunicativa.
Sergio Solmi (passo letto in classe): amico di Sereni, lavora nell’ambito giuridico a Milano ma ha una grande vocazione letteraria. Secondo Solmi il poeta parla sempre per tutti. Solo la poesia è in grado di trasmettere la comunicazione in modo universale. Il testo poetico a un primo impatto sembra più difficile poiché è anche più difficile il messaggio che vuole comunicare. I contenuti di un testo poetico rimangono nel tempo. La comunicazione della poesia è universale. Nel testo poetico l’autore parla di sé, quindi racconta qualcosa che nessun altro ha sperimentato prima. L’io dell’autore accoglie l’urgenza degli altri per trasmetterla, ma sempre attraverso il suo linguaggio e il suo pensiero. Se non si è diversi non si può condividere qualcosa. È importante che le differenze non vengano mai annullate, in modo tale da mantenere l’energia comunicativa. Il poeta non dice mai la verità universale, afferma le piccole verità quotidiane, parla di cittadini, di persone comuni. Il poeta non va a scomodare teorie filosofiche universali. Bisogna dire ciò che unisce ognuno di noi con l’altro, ma lo diciamo in un modo che ci rende unici e irripetibili.
Vittorio Sereni (passo letto in classe, ritratti su misura): certe esperienze sono così importanti da tormentarci fino al momento in cui non le si trasformano in testo. L’autore vuole travasare l’esperienza nelle parole. L’esperienza prende una forma, una forma di razionalizzazione del fenomeno. C’è all’inizio una fase in cui mettiamo in ordine le nostre esperienze, poi ci accingiamo a trovare le parole giuste per raccontare la nostra esperienza, e rileggendolo anche noi stessi riusciamo a capire meglio le nostre esperienze. Quando l’esperienza prende forma nel testo allora può iniziare a circolare anche agli altri. Questo testo che nasce deve iniziare a circolare per comunicare. L’esperienza si trasforma.
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