La crisi dei valori
La spirale emulativa
Il contenuto identico che i giornali si sforzano di avere fra loro ogni giorno, è una delle cause della crisi che attanaglia i quotidiani italiani dalla seconda metà degli anni Novanta. La difficoltà dei quotidiani di riuscire a raggiungere e fidelizzare nuove fette di lettori, perlopiù giovani, che sembrano essere i più distanti dai quotidiani italiani, e le difficoltà sempre crescenti che si manifestano nel riuscire a conservare il pubblico tradizionale, trovano una prima ragione nella frenetica corsa all'omologazione che si verifica in Italia. Che si tratti di notizie infondate o di notizie vere, i giornali concorrono tutti, dai nazionali ai locali, ad una perversa rincorsa emulativa che induce simultaneamente i giornali ad un percorso di omologazione, tanto paradossale nell'errore quanto indifferente rispetto ai contenuti.
Sorge spontaneo chiederci quale sia il ruolo di internet in questo sintomatico comportamento? Il confronto fra giornalismo e tecnologia è fondamentale per definire alcune coordinate entro cui si gioca il destino dei giornali, ma è inevitabile che grazie alle tecnologie la notizia viaggerà sulla spinta della sua verosimiglianza ed attiverà un processo di rimbalzi automatici senza che intervenga quella che potremmo definire una provvidenziale discontinuità nel meccanismo distorsivo che si è instaurato.
L'importante è il replicare la notizia, non controllarne la veridicità; il problema della modernità è di evitare che il massimo di libertà garantito dallo sviluppo delle tecnologie si traduca nel massimo dell'omologazione culturale.
La gerarchia del buco
Lo sbilanciamento esistente fra tecnologia e cultura, tutto a vantaggio della prima, segna la congiuntura editoriale che vivono i quotidiani italiani. Molti degli elementi caratterizzanti lo sviluppo della tecnica finiscono per informare la cultura professionale dei giornalisti. Prima fra tutti è la connettività, che per Derrick de Kerckhove: "allarga i confini, mettendo un intero pianeta alla portata della mente umana". La connettività si proietta nella categoria dei giornalisti con la completezza, obiettivo che rischia di rivelarsi ambiguo; se possiamo collegarci con tutto il globo, dobbiamo essere in grado di avere tutte le notizie potenzialmente pubblicabili.
Eppure la completezza, fattore intrinseco del nostro giornalismo, finisce per accentuare il processo di omologazione, in quanto induce le redazioni a rispettare una sempre più convenzionale e prevedibile agenda degli argomenti, rivelando il volto del conformismo culturale. Agli antipodi della completezza, come sua smentita, troviamo il buco, cioè la notizia che al giornale manca, a vantaggio degli altri. Il buco attiva e fortifica la gerarchia e il suo esercizio in redazione funge da elemento di conservazione degli equilibri di potere: il buco fornisce nella sua illusoria obiettività un pretesto per sottolineare sudditanze e rivestire d'autorità responsabilità organizzative altrimenti deboli.
Completezza e omologazione
La completezza nelle redazioni dei giornali è una sorta di valore autoreferente. È il frutto di una selezione che viene svolta tenendo conto dei valori professionali imposti dalle élites operanti nella categoria. Ciò avviene all'interno di tutte le redazioni, secondo un processo di omologazione che segue quattro tappe-criteri:
- Intuizione: I giornalisti adeguano le proprie opzioni tematiche e la gerarchia delle singole notizie a quella che si presume sarà la scelta compiuta da uno o più giornali concorrenti. Sono atteggiamenti che concorrono a costruire una rete di controllo preventivo tra le singole testate, attraverso un meccanismo che potremmo definire di prevedibilità condivisa delle scelte dominante.
- Sorveglianza: I giornalisti si controllano a vicenda. Questo avviene in ogni sede. I giornalisti spiano i loro colleghi, attraverso un contatto con le fonti, a cui non solo chiedono informazioni sulla notizia, ma anche per sapere se qualche collega rivale sta lavorando su quella notizia. A ciò si aggiungono i tradizionali cartelli di collaborazione tra i giornalisti, veri e propri patti di non belligeranza, i quali vincolano gli aderenti alla cessione reciproca di notizie. In misura minore rispetto al passato, ma questi accordi sono sempre presenti; scambi di informazione circa i titoli di prima pagina avvengono proprio dai quadri dirigenti: tutto in funzione della preoccupazione di restare "coperti" rispetto alle mosse della concorrenza.
- Adeguamento ai TG: L'omologazione alle scelte compiute dalla televisione è un fenomeno che negli ultimi 4 anni è andato riducendosi, consapevoli che la via di salvezza per i quotidiani fosse di differenziare la propria offerta informativa rispetto.
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