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Idrogeologia dell'Italia centrale

L'Appennino centrale, sia quello umbro-marchigiano che quello laziale-campano-abruzzese, presenta la maggiore concentrazione di risorse idriche sotterranee, ubicate negli estesi acquiferi carbonatici, in cui il carsismo è ben sviluppato soprattutto in zona di ricarica, mentre la presenza di sedimenti alluvionali recenti alla base dei rilievi ha ostacolato lo sviluppo del carsismo in profondità e determina la concentrazione del flusso sotterraneo in un numero limitato di sorgenti basali caratterizzate da elevate portate (superiori al metro cubo al secondo) e dotate di regime stabile.

Le aree alluvionali dei corsi d'acqua appenninici non ricevono soltanto le risorse erogate dalle sorgenti già citate, ma nei loro fondovalle si sviluppa un'elaborata interazione tra fiumi e falde, talvolta sovrapposte.

Acquiferi del versante tirrenico

Sul versante tirrenico dell'Italia centrale sono abbondanti gli acquiferi vulcanici. Questi acquiferi hanno una notevole potenzialità, influenzata dall'elevata permeabilità e infiltrazione di specifiche litologie, alternate ad altre assai meno permeabili che localmente determinano la separazione della circolazione idrica sotterranea superficiale e profonda.

La morfologia favorisce un rapido deflusso delle acque di superficie (intese come le acque meteoriche che non si infiltrano = ruscellamento) verso mare e sono forti le perdite per evapotraspirazione a causa delle condizioni ambientali. Quindi il regime di flusso è molto variabile.

Le acque sotterranee invece restano molto tempo nel sottosuolo e riemergono con regimi di flusso molto regolari, e ciò permette l'alimentazione continua e costante delle grandi sorgenti e quindi tutto il reticolo fluviale.

Complessi idrogeologici

Forte contrasto di caratteri idrogeologici fra complessi litologici di diversa origine. Tutte le rocce carbonatiche, e in minor parte anche le vulcaniti, hanno la capacità di assorbire almeno la metà delle acque meteoriche, ottimi serbatoi e aree di ricarica. I sedimenti terrigeni sinorogenici e flyschoidi (quelli a matrice argilloso-marnosa si possono considerare aquicludes), depositi costieri e continentali invece in modo molto limitato.

Rocce del dominio di piattaforma carbonatica assorbono fino a 28 litri/sec/km2, mentre quelle di dominio pelagico fino a 18, nelle fasce di transizione fino a 23, nel dominio vulcanico fino a 9 e nelle calcareniti 7.5.

Fasi tettoniche e idrogeologia

L'evoluzione strutturale ha notevolmente influenzato l'idrogeologia regionale, in particolare le 3 principali fasi tettoniche, che hanno imposto l'assetto strutturale e stabilito i rapporti di giacitura fra masse litoidi a diversa permeabilità, definendo i limiti delle strutture idrogeologiche:

  • Fase Liassica (Giurassico inferiore) e differenziazione dei 2 principali domini di sedimentazione carbonatica (bacini sedimentari): il dominio pelagico (umbro-marchigiano) e le fasce di transizione da bacino a piattaforma, in cui ci sono state sedimentazioni di biomicriti calcaree e influenza di apporti continentali che hanno dato origine alle note intercalazioni marnose e argillose; e la piattaforma subsidente carbonatica (Lazio, Abruzzo, Basilicata e Campania). Hanno diverse caratteristiche litologiche e diverse attitudini a reagire alle sollecitazioni tettoniche.
  • Migrazione dei margini di piattaforma durante l'intero mesozoico.
  • Fase Mio-Pliocenica e la differenziazione delle strutture idrogeologiche: nel Miocene Superiore il dominio di piattaforma carbonatica si è smembrato in blocchi/settori, separati da solchi profondi.
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Scienze della terra GEO/01 Paleontologia e paleoecologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher TheShinigami di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di idrogeologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Petitta Marco.
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