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Istologia – Tessuto epiteliale Appunti scolastici Premium

Appunti di Istologia Tessuto epiteliale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La struttura che riveste il nostro organismo, L’epitelio pavimentoso composto cheratinizzato, Il b delle cellule, Lo strato basale, ecc.

Esame di Istologia docente Prof. D. Puzzolo

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Giunti alla superficie, le cellule si staccano tra loro, si ripiegano, e qui la funzione dei granuli di

Hodland è duplice: l’apporto più importante è dato dai grassi, che sigillano gli spazi tra le cellule.

Un epitelio,e più che mai l’epidermide, deve formare una barriera rigorosamente impermeabile.

Deve esserci un sistema di impermeabilizzazione. E questo sistema non è dato, come in tutti gli altri

epiteli, da giunzioni occludenti: l’epitelio pavimentoso composto cheratinizzato risolve questo

problema in un modo del tutto diverso, attraverso un sistema che glia anglosassoni definiscono “a

mattoni e malta”: le cellule fanno da mattoni, e questo materiale lipidico, che si distribuisce tra gli

spazi, garantisce l’impermeabilizzazione tra una cellula e l’altra. Le cellule sono impermeabili per

via della loro membrana; gli spazi intercellulari sono impermeabili per via di questo materiale. E

così si garantisce l’impermeabilizzazione. Un’altra funzione dei granuli di Hodland, con gli enzimi

che contengono, si ritiene che sia partecipare alla modificazione degli attacchi intercellulari dei

desmosomi, e quindi di preparare la desquamazione, cioè il distacco delle singole cellule, che

avverrà in superficie.

In alcune sedi, dove il corneo è molto spesso, tipo nella pianta del piede o nel palmo della mano o

vicino allo sbocco dei follicoli dei peli, alcune cellule della parte più profonda del corneo

contengono delle gocce lipidiche che si vedono solo con una tecnica per i grassi. La quantità è

minima: questo materiale è stato chiamato eleidina. Non sappiamo di cosa sia fatto. Quando si vede,

questo strato viene chiamato strato lucido, perché se si levasse pian piano lo strato corneo, si

arriverebbe ad uno strato trasparente, attraverso il quale si vede come da un vetro, i piani più

profondi dell’epidermide e del derma. Lo strato lucido non si trova dappertutto, e non costituisce

proprio uno strato a sé, e non è distinguibile con tutti i preparati, se non quelli specifici per i grassi.

Solo in certe sedi la parte basilare del corneo è occupata dallo starto lucido, che comunque non è

distinguibile con i comuni preparati.

Passiamo ora ad esaminare l’epitelio pavimentoso composto non cheratinizzato.

Cellule a mutuo contatto, una zona con un ampio tessuto e superficie libera, tanti piani di cellule, le

cellule superficiali appiattite parallele alla superficie del tessuto: epitelio pavimentoso composto. Le

cellule superficiali mantengono ancora il nucleo: l’epitelio è non cheratinizzato.

Questo epitelio è più semplice: c’è uno strato basale o germinativo; lo strato intermedio di regola

non ha l’aspetto a cellule spinose visto dianzi, le cellule vi appaiono con contorni lisci, poliedriche,

e perciò converrà definirlo semplicemente strato intermedio; poi c’è uno strato superficiale di

cellule appiattite che indicheremo proprio come strato superficiale. Strato basale o germinativo,

strato intermedio, strato superficiale. Manca lo strato granuloso, perché il materiale che forma i 8

granuli, cioè la cheratoialina, sono proteine che servono poi a cementare insieme i tonofilamenti

nello strato corneo, proteine che costituiscono l’ispessimento e il rafforzamento della membrana

nelle cellule dello strato corneo. Se tutto questo non avviene non c’è né strato corneo Né granuloso,

che ne è la preparazione.

Strato basale. Lo strato basale è sempre uno strato germinativo. Ha sempre il problema di stare

aderente alla base di impianto. Ci sono molto meno tonofibrille. I tonofilamenti tendono a

distribuirsi più uniformemente dentro il citoplasma e si aggregano in fascetti solo vicino alla

membrana cellulare, dove si inseriscono alle giunzioni. E si vedranno quindi più tonofilamenti che

tonofibrille. Ci sono emidesmosomi con l’adesione alla matrice extracellulare.

Strato intermedio. Lo strato intermedio si caratterizza perché di solito le sue cellule contengono

abbondante glicogeno. Si vede un grigiore diffuso, perché i tonofilamenti riempiono uniformemente

il citoplasma e si formano delle fibrille solo alla periferia, dove, poi, queste fibrille confluiscono

sulle placche della membrana, a formare dei desmosomi. Ricordate che in questi epiteli i

desmosomi si descrivono come le più importanti giunzioni, per quanto ce ne siano pure delle altre.

Ci sono anche giunzioni, sia nel cheratinizzato che nel non cheratinizzato, “comunicanti: giunzioni

gap, soprattutto nello strato basale e nella parte più profonda dello strato intermedio, spinoso o no

che sia. Verosimilmente, servono a permettere il coordinamento delle cellule durante il loro

differenziamento. Infatti, le cellule alle varie altezze hanno tutte lo stesso aspetto e sono coordinate

a formare questi piani in maniera ordinata.

Strato superficiale. Le cellule hanno ancora il nucleo. Le cellule sono un po’ staccate tra loro. Non

c’è materiale che cementa gli spazi. Non c’è ancora molto, per lo più i filamenti. Si vede ancora

qualche residuo di organuli. Non sono completamente essiccate o completamente trasformate, ma

solo impoverite. Le cellule si presentano con delle piccole irregolarità della superficie: a volte delle

rugosità, a volte si parla di micropliche (crestine lunghe). Mancano anche i granuli di Hodland: a

volte se ne vedono alcuni, ma piccoli e con pochissimi lipidi.

E questo ci dice che questo è un epitelio molto meno resistente a traumi meccanici, perché lo strato

corneo protegge da traumi meccanici. Così ben essiccato è anche un buon isolante termico, che

protegge dalle bruciature. La giunzione corneo-granuloso è la sede dell’impermeabilizzazione.

Questo epitelio: 1) sarà molto più sensibile ai traumi; 2) molto più sensibile al surriscaldamento

localizzato; 3) non sarà impermeabile, permetterà il passaggio di sostanze. Non è un problema:

infatti questo tessuto si trova in zone come la vagina, la bocca o la lingua, cavità virtuali, zone dove

esiste anche un velo di muco che è quello che poi garantisce protezione contro l’essiccamento. Il 9

vantaggio è quello di essere più facilmente scorrevole: basta lubrificarlo con un po’ di muco. È un

tessuto che dà una combinazione tra una discreta resistenza meccanica, una superficie ben

lubrificabile e, per altro, nessuna impermeabilizzazione. Alcuni farmaci idrosolubili, data la

conformazione del tessuto, possono essere assunti nella zona sublinguare ed entrare in circolo con

la stessa velocità endovenosa.

La pelle non si lascia attraversare facilmente da molecole idrosolubili; si lascia attraversare da

molecole liposolubili, i preparati grassi.

Torniamo alle nostre cellule non cheratinocitiche.

Sia nell’epitelio cheratinizzato che in quello non cheratinizzato, si trovano melanociti.. Anche nella

bocca, anche nella vagina ci sono melanociti. Di solito non funzionano: per questo la mucosa

buccale non è colorata. Ma a volte può succedere, nei negri anche spesso. Dunque, il fatto di avere

melanociti in una certa sede non significa per forza che questa sede sia pigmentata.

Un altro tipo di cellule non cheratinocitiche è rappresentato dalle cellule di Merkel, che sono delle

cellule che stanno nello strato basale. Presentano delle estroflessioni corte e tozze, che si spingono

tra i cheratinociti adiacenti. Presentano nel citoplasma dei granuli a contenuto elettronopaco,

delimitati da membrana. In circa metà dei casi sono a contatto con espansioni di fibre nervose.

Queste cellule si ritiene che derivino dalle stesse cellule che danno origine ai cheratinociti. In

passato, è stata proposta – e non è ancora stata rigettata – una loro origine a comune con il sistema

nervoso. Qual è la loro funzione? Queste cellule sembrano capaci, in risposta a sollecitazioni

meccaniche dell’epitelio in cui si trovano, e che si trasmettono fino a queste cellule attraverso

queste propaggini (queste cellule sono anche unite da desmosomi), di secernere per esocitosi i loro

granuli. Questi granuli possono avere più funzioni. 1) Se vicino c’è la fine di una fibra nervosa,

possono stimolare la fibra nervosa, trasferirle un segnale. 2) Contengono molecole che si

dispongono nel derma e favoriscono la dilatazione dei capillari. E quindi far arrivare più sangue,e

quindi più caldo, e quindi miglior funzionamento delle fibre nervose che si trovano in questa zona.

Esse funzionano bene se sono riscaldate. 3) Stimolerebbero l’allungamento di fibre nervose (una

sorta di chemiotassi) verso l’epitelio e le cellule di Merkel.

Che, quindi, le raggiungano o no, queste cellule:

1. contribuirebbero a mantenere fibre nervose vicino all’epidermide, a contatto con le stesse

cellule di Merkel o no, ma comunque vicine; 10

2. contribuirebbero, quando l’epidermide è sollecitata, facendo dilatare i vasi,a creare le

condizioni ideali per ricevere gli stimoli;

3. in circa la metà dei casi sarebbero capaci di trasmettere direttamente stimoli a fibre nervose,

dando informazioni mirate.

Le cellule di Merkel ci sono nell’epidermide, ci sono negli epiteli orali.

Nel bulbo di un pelo è possibile vedere bene un melanocita dalla forma ovale, con propaggini via

via più sottili e ramificate, dette dendriti, che si ramificano in maniera dicotomica, dividendosi di

due in due per biforcazione. Producono melanina nel corpo cellulare. Dall’apparato di Golgi

generano delle vescicole, che si fondono insieme in delle formazioni un po’ allungate e che

contengono un enzima, sintetizzato attraverso la via reticolo endoplasmatico – Golgi, che si chiama

tirosinasi, che ossida la tiroxina a dei composti che poi, una volta ossidati, polimerizzano tra loro,

formando la melanina. La melanina si sposta lungo i prolungamenti, e le estremità dei

prolungamenti vengono fagocitate dai cheratinociti vicini e dalle membrane.

I granuli di melanina formati sono detti melanosomi.

Dall’apparato del Golgi gemmano vescicole a contenuto elettrontrasparente, che poi si fondono in

formazioni allungate, in cui si vede un disegno che probabilmente corrisponde a una disposizione

ordinata di molecole di tirosinasi dentro queste formazioni. Poi, si cominicia a vedere materiale

elettronopaco – è la melanina! – che si mescola e comincia a mascherare questo disegno, fino ad

arrivare a granuli tutti quanti omogeneamente elettronopachi. Bene: sono questi gli stadi di

formazione dei melanosomi, o granuli di melanina, 1) dallo stadio di vescicole a contenuto

elettrontrasparente, 2) allo stadio di granuli con questo disegno interno, 3) allo stadio in cui c’è un

disegno e materiale precipitato, 4) allo stadio in cui c’è tutta e sola melanina precipitata.

E poi si formerà un grande microtubulo.

I melanociti non sono uniti da desmosomi alle cellule circostanti.

Nei neri, i granuli di melanina si trovano liberi nel citoplasma fino allo strato superficiale. Altrove,

si trovano dentro i fagosomi e poi vengono elimintai, passando agli strati più superficiali.

Ci sono dei granuli che producono una melanina bella nera, detta eumelanina, e ce ne sono altri che

hanno una melanina pallida, biondo-pallida, o rossa. Si parla di cheomelanine. E questo dipende da

reazioni chimiche che avvengono dentro i melanosomi. Nel caso delle cheomelanine probabilmente:

1) mancano alcuni enzimi ossidanti, da un canto; 2) e dall’altro, c’è un aggancio a proteine tramite

residui di cisterna e la trasformazione, quindi, in melanine che non ce la fanno a diventare dei grossi

polimeri, rimangono più piccole e perciò sono meno colorate. 11

Nell’epidermide si trova un altro tipo di cellule ospiti, dette cellule di Langerhans, come quello

degli isolotti del pancreas. Queste cellule rassomigliano un po’ ai melanociti, perché sono cellule

dendritiche. E oggi possiamo colorarle con alcuni anticorpi specifici che marcano le molecole di

membrana. Tante propaggini si dipartono dal corpo cellulare. Sono rimaste misteriose a lungo. In

diversi le consideravano melanociti non funzionanti. Oggi si sa che queste cellule fanno parte di un

sistema di elementi che concorrono a garantire la difesa dell’organismo contro antigeni che arrivino

dall’esterno sulla pelle o sulle altre sedi con epitelio pavimentoso composto.

Melanociti e cellule di Langerhans non hanno lo stesso precursore dei cheratinociti. Mentre le

cellule di Merkel nascono dagli stessi precursori basali dei cheratinociti, i melanociti hanno

un’origine a comune con il tessuto nervoso e arrivano a colonizzare gli epiteli successivamente nel

corso dello sviluppo, si riproducono per conto loro e si differenziano per conto loro, nel bene e nel

male. Le cellule di Langerhans derivano da precursori del sangue circolante e continuamente, nel

corso della vita, questi precursori arrivano nell’epitelio, si differenziano e poi ne riescono con un

ricambio continuo.

La localizzazione delle cellule di Langerhans: si trovano sia in posizione basale sia in posizione

intermedia. Nell’epitelio pavimentoso composto cheratinizzato ancora per tutto lo strato spinoso; in

quello non cheratinizzato nello strato intermedio.

Presentano antigeni di membrana caratteristici, con cui si possono marcare. Un esempio è il CDA.

Se si guardano al microscopio elettronico, presentano degli inclusi caratteristici, che ne permettono

il riconoscimento e che sono delle particolari forme di endocitosi, sono delle specie di dischetti

sottili e compatti all’interno dei quali si vede un materiale elettronopaco con una distribuzione

caratteristica. Ve la farò rivedere parlando delle cellule del sistema immunitario.

Prima di abbandonare gli epiteli di rivestimento, c’è da ricordarvi questo.

L’epitelio pavimentoso composto cheratinizzato praticamente, si trova solo a costituire

l’epidermide. C’è un’altra piccola zona: è la zona delle gengive e del palato duro. Si ha un epitelio

pavimentoso composto cheratinizzato, ma non ci sorprende, perché è una sede di grande

traumatismo meccanico, di grande attrito (così che facilmente può essere cheratinizzato, risultare

naturalmente tale.

L’epidermide, durante lo sviluppo, in alcune sedi si espande in delle propaggini che si insinuano

dentro il connettivo. Alcune di queste diventeranno ghiandole, Altre, invece, una volta arrivate in

fondo, cominciano a proliferare, a stratificarsi e a cheratinizzarsi al centro di questa formazione. E

si forma una specie di colonnina di elementi cheratinizzati, che si allunga si allunga, arriva a uscire

dall’epidermide, sporge fuori e diventa un pelo. 12

La cheratina del pelo è un po’ diversa da quella dell’epidermide: è molto dura e non si lascia

distendere. La cheratina che riveste la nostra epidermide è morbida e flessibile. Si parla, perciò, di

cheratina molle per indicare quella che riveste l’epidermide e di cheratina dura per indicare quella

del pelo.

Naturalmente, le tappe che portano alla formazione dello strato corneo del pelo sono un po’ diverse

da quelle dell’epidermide. Non c’è uno strato spinoso. Non c’è uno strato granuloso. Ci sono aspetti

particolari.

È buono che lo studente sappia semplicemente che i peli, come un’altra struttura analoga, si

formano per un’introflessione dell’epitelio, che nella sua profondità si mette a differenziarsi in uno

strato corneo con caratteristiche particolari, diverse da quelle della superficie cutanea, e che quindi

si forma una colonnina di materiale cheratinizzato che poi sporgerà fuori e darà il pelo.

I peli non sono delle strutture perenni. Periodicamente smettono di proliferare. Il pelo vecchio pian

piano esce fuori e poi ricomincia a formarsi un nuovo pelo. Se le cellule smettono di proliferare,

questo pelo finisce, a un certo punto, così com’è. Poi, dopo un po’ ricominciano a proliferare. La

nuova proliferazione non è più attaccata a quella precedente. Rinasce da capo, forma un pelo nuovo,

che spinge via quello vecchio, che casca fuori, e se ne forma uno nuovo. Quindi, i peli sono

strutture soggette a continuo rinnovo. Si parla in questo caso di epiteli a cheratina dura.

Un altro esempio di epitelio a cheratina dura è l’unghia. Alla base dell’unghia ci sono delle

cellule… c’è un epitelio pavimentoso composto che cheratinizza . Anche qui manca uno strato

granuloso. Le cellule cornee rimangono belle compatte tra loro e belle stipate, e via via,

allungandosi, si forma l’unghia.

L’unghia e il pelo rappresentano due aspetti particolari del processo di cheratinizzazione, con

formazione di una cheratina dura. In realtà sono molto diversi. Ma nel modello base: c’è uno strato

basale, delle cellule che proliferano e poi salgono, allontanandosi dallo strato basale, e si

differenziano in uno strato corneo, che è particolare per forma – cilindrico quello del pelo, a

laminetta quello dell’unghia – e per caratteristiche meccaniche – rimane compatto, non si sfalda, ed

è anche duro al tatto –.

Vediamo gli epiteli cosiddetti sensoriali.

Alcuni elementi epiteliali si differenziano particolarmente per ricevere certi segnali, certi stimoli di

senso specifici. Specifici significa che servono delle cellule che hanno delle caratteristiche

particolari e sono ricevuti solo in zone precise del corpo. 13

Precisamente consideriamo gli stimoli gustativi, che sono dei segnali chimici (ci dicono della

costituzione chimica di ciò che mettiamo in bocca), e gli stimoli sia acustici sia dell’equilibrio. Se

n’era già accennato. Gli stimoli acustici sono i suoni, un particolare tipo di evento - delle vibrazioni

meccaniche - che viene ricevuto in una particolare sede corporea, nell’orecchio. Gli stimoli

dell’equilibrio sono quelli che derivano dalle accelerazioni a cui noi siamo sottoposti

(l’accelerazione di gravità e le accelerazioni occasionali sia lineari sia angolari a cui è sottoposto il

nostro corpo nel movimento attivo e passivo); e anche questi, che sono stimoli caratteristici per la

loro natura sono ricevuti in una sede precisa dentro l’orecchio.

A ricevere questi segnali ci sono delle cellule epiteliali, quindi delle cellule che si rinnovano, che

sono capaci di rigenerare, e delle cellule a mutuo contatto tra loro, le quali poi passano le

informazioni al tessuto nervoso, che sarà quello che dovrà condurla verso altre zone, dove questa

informazione verrà elaborata e dove verranno anche prodotte le risposte adatte agli stimoli ricevuti.

Il modello base è delle cellule neuroepiteliali: si parla di epitelio sensoriale o neuroepitelio.

“Neuroepitelio” da qualcuno è usato anche in altre accezioni; “epitelio sensoriale” non è usato

altrimenti da come si va dicendo.

Il modello base delle cellule neuroepiteliali o delle cellule epiteliali sensoriali è quello di cellule che

da una parte ricevono un certo segnale e dall’altra lo trasmettono al sistema nervoso.

Come fanno a trasmetterlo? L’abbiamo già visto a proposito della cellula di Merkel. In fondo le

cellule di Merkel, quelle che sono accanto a espansioni nervose, funzionano nella stessa maniera.

Qualcuno chiama anche quelle cellule di epitelio sensoriale. In realtà, sono difficili da localizzare,

da identificare. Sono diffuse variamente nel corpo, quindi non è un senso specifico per un certo tipo

di stimolo presente in un punto. Per cui, hanno uno status un po’ indeciso. Però, dal punto di vista

del funzionamento, da un canto vengono sollecitati meccanicamente, dall’altro secernono dei

granuli che contengono delle molecole, le quali poi vanno a legarsi a recettori sulla membrana

dell’elemento nervoso e lo eccitano, cosicché, poi, il tessuto nervoso farà il suo lavoro. Quindi,

l’ideale sarebbe quello di una eccitazione da uno stimolo di qualche tipo e una risposta di una

secrezione di una molecola che, a sua volta, stimola il tessuto nervoso.

Nella cavità buccale, in qualche modo sulla lingua, troviamo quelli che si chiamano calici gustativi.

Sono delle formazioni inserite nell’epitelio linguale. L’epitelio linguale è un epitelio pavimentoso

composto non cheratinizzato nell’uomo. Ci troviamo immerse queste formazioni, che si vedono ad

esso frapposte. Esse si vedono allungate per quest’altro verso, perpendicolari alla superficie. E la

formazione nel suo complesso ha grossomodo un aspetto ovale. Ecco perché parliamo di calici

gustativi. Vediamo delle cellule allungate, alcune col nucleo più chiaro, altre col nucleo più scuro; e

poi vediamo alcuni nuclei in posizione basale. Questo è abbastanza caratteristico dei calici gustativi.

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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Istologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Puzzolo Domenico.

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