Continuo capitolo 7 – Le unità pluritessutali
UNITA’ PLURITTESSUTALI: unità sovracellulari di secondo livello costituite da due o
più tessuti. Hanno una propria autonomia, seppur subordinata.
Esse si possono dividere in:
1. UNITA’ PLURITESSUTALI LAMINARI: hanno un versante libero, costituito da
un tessuto epiteliale di rivestimento che in profondità si vincola a un tessuto
connettivo per lo più lasso (come la CUTE).
2. UNITA’ PLURITESSUTALI SIEROSE: rivestono le cavità corporali chiuse (cavità
PERICARDICA, cavità PERITONEALE, cavità PLEURICA) e gli organi che vi sono
contenuti.
3. UNITA’ PLURITESSUTALI MUCOSE: rivestono la superficie interna degli organi
cavi che comunicano con l’ambiente esterno mediante orifizi naturali (cavità
GASTRCIA, cavità INTESTINALE…).
4. UNITA’ PLURITESSUTALI GLOBOSE: sono corpi rotondeggianti (GANGLI
sensitivi del sistema nervoso a lato del midollo spinale, LINFONODI).
5. UNITA’ PLURITESSUTALI FILAMENTOSE: sono corpi allungati simili ad un filo
(NERVI).
Gli organi
ORGANI:
1. sono unità sovracellulari di terzo livello
2. hanno una piena autonomia funzionale
3. sono determinati in senso numerico, essendo unici (organi IMPARI) o al più doppi
(organi PARI o SIMMETRICI)
4. sono costituiti da tessuti e/o unità pluritessutali
5. hanno una FORMA CARATTERIZZANTE
6. hanno un’IDENTITA’ TOPOGRAFICA CHIARA
7. svolgono un’ATTIVITA’ SPECIFICA.
In base alla loro architettura possono dividersi in:
• ORGANI CAVI
Sono caratterizzati da una CAVITA’ CENTRALE e da una parete relativamente sottile
nella quale sono raccolti i tessuti in strati sovrapposti che formano, andando
dall’interno all’esterno, i seguenti componenti:
-MEMBRANA MUCOSA: costituita da un EPITELIO DI RIVESTIMENTO e da una TONACA
PROPRIA (di tessuto connettivo fibrillare lasso) colonizzata da altre unità pluritessutali
dette GHIANDOLE INTRAPARIETALI.
-TELA SOTTOMUCOSA: di tessuto connettivo fibrillare lasso, spesso colonizzata da
ghiandole.
-TONACA MUSCOLARE: di tessuto muscolare liscio (uno o più strati).
-TONACA FIBROSA: di tessuto connettivo fibrillare denso.
Per gli organi contenuti in una cavità sierosa (come l’intestino crasso) è presente
anche una
-MEBRANA SIEROSA: costituita anch’essa da una tonaca propria e da un epitelio di
rivestimento.
• ORGANI SOLIDI 13
Sono privi di una vera e propria cavità centrale, ma presentano al loro interno una o
più minute cavità.
I loro tessuti non sono disposti in strati, ma sono commisti (ad eccezione dell’apparato
nervoso centrale costituito da un unico tessuto). Es: il fegato.
A differenza degli organi cavi, presentano la CAPSULA (componente superficiale
rappresentata da un tessuto connettivo che continua in profondità con lo stroma).
I COMPONENTI DEGLI ORGANI
Tutti gli organi, ad eccezione dell’apparato nervoso centrale, sono costituiti da:
1. STROMA: componente che organizza in termini morfologici il parenchima. Dà
sostegno ai vasi e ai nervi. Negli organi cavi è rappresentato dal tessuto
connettivo della tonaca propria e della tela sottomucosa; negli organi solidi dal
tessuto connettivo commisto al parenchima.
2. PARENCHIMA: è la componente che sviluppa l’attività caratterizzante degli
organi. Negli organi cavi corrisponde all’epitelio di rivestimento e alle ghiandole
presenti nella tonaca propria e/o nella tela sottomucosa. Negli organi solidi è
commisto allo stroma.
Gli apparati, il corpo, la persona
• APPARATO: unità sovracellulare di quarto livello. Insieme di organi omogenei
ad una determinata funzione. (es: apparato digerente)
• SISTEMA: non occupa, come l’apparato un territorio circoscritto del corpo, ma
pervade l’intero organismo. (es: sistema nervoso)
• CORPO: unità sovracellulare di quinto livello. Insieme di apparati e sistemi
armonicamente coordinati e reciprocamente subordinati di un organismo
pluricellulare.
• PERSONA: è l’uomo che ha coscienza di sé.
Gli organismi modello
I biologi cellulari e molecolari hanno concentrato la loro attività di ricerca su un piccolo
numero di organismi rappresentativi detti ORGANISMI MODELLO.
Esempi:
-batterio ESCHERICHIA COLI (procariote)
-lievito SACCHAROMYCES CEREVISIAE
-la pianta delle crocifere ARABIDOPSIS THALIANA
-il nematode CAENORHABDITIS ELEGANS
-il moscerino della frutta DROSOPHILA MELANOGASTER
-il topo MUS MUSCULUS 14
CAPITOLO 8 I fondamenti tecnologici
dell’indagine istologica
L’indagine istologica ha due obiettivi:
1. raccogliere informazioni riguardanti gli aspetti formali dei componenti di
grandezza microscopica e i loro rapporti.
2. ricercare le macromolecole costitutive di questi componenti.
Questi obiettivi possono essere raggiunti mediante:
• INDAGINE MORFOLOGICA
-utilizza le tecniche di microscopia che si basano sull’allestimento di
campioni biologici stabilizzati
-si basa sull’uso del microscopio fotonico e del microscopio elettronico
-si tratta di TECNICHE CONSERVATIVE (mostrano i sistemi viventi nella loro
realtà)
• INDAGINE BIOCHIMICA
Fa uso di due tecniche:
-TECNICHE ISTOCHIMICHE (si avvalgono delle tecniche di microscopia; sono
TECNICHE CONSERVATIVE LOCALIZZANTI, poiché forniscono una completa
valutazione topografica delle macromolecole)
-TECNICHE ANALITICHE (comportano la separazione e la purificazione delle
molecole presenti nei tessuti, sacrificano l’integrità strutturale dei tessuti e il
rapporto tra i componenti costitutivi; sono TECNICHE DISTRUTTIVE o
ESTRATTIVE)
CAPITOLO 8.1 Tecniche di microscopia
Le tecniche di microscopia sono tecniche che mostrano l’immagine ingrandita dei più
fini componenti di un campione opportunamente allestito. Fanno uso di microscopi che
utilizzano la radiazione espressa sa un flusso di FOTONI (MICROSCOPI FOTONICI), o
da un flusso di ELETTRONI (MICROSCOPI ELETTRONICI).
[Esistono anche il microscopio a scansione di sonda, che utilizza sonde sensibili a
proprietà sensibili del campione, e il microscopio analitico a sonda elettronica ,
che analizza i raggi X emessi da un campione bombardato con elettroni]
Il microscopio fotonico a trasmissione
E’ un microscopio che utilizza, facendoli transitare attraverso il campione, i raggi della
luce bianca, ma anche i raggi infrarossi e i raggi ultravioletti. Ne esistono vari tipi
(microscopio a trasmissione di luce ordinaria, il microscopio in contrasto di fase, il
15
microscopio a interferenza, il microscopio a luce ultravioletta, il microscopio confocale,
il microscopio a trasmissione di luce polarizzata e l’ultramicroscopio).
Tutti sono costituiti da diverse componenti:
• STATIVO: componente meccanica del microscopio, costituita a sua volta
da un PIEDE (appoggio e contenitore di APPARATO RADIANTE), un PIATTO
(detto tavolino), un TUBO PORTA LENTI.
-APPARATO RADIANTE: costituito da una sorgente della radiazione e un
condensatore che la raccoglie e la proietta sul tavolino.
-TAVOLINO: piatto portante del campione che è normalmente disteso su
un apposito supporto di vetro detto vetrino porta-oggetti, presenta un
foro centrale per il passaggio della radiazione proveniente dal
condensatore
-TUBO PORTALENTI: tubo articolato allo stativo mediante due sistemi di
viti (sistema macrometrico, che permette movimenti ambi, sistema
micrometrico, che permette movimenti modesti).
• OBBIETTIVO: sistema ottico costituito da una combinazione di lenti
convergenti di vetro o di plastica che raccolgono la radiazione
proveniente dal campione per poi trasmetterla all’oculare dal quale
distano mediamente 16 cm.
Esprime il POTERE DI RISOLUZIONE, il POTERE DI PENETRAZIONE e il POTERE DI
INGRANDIMENTO.
-POTERE DI RISOLUZIONE: è una misura della ricchezza dei particolari individuati in un
campione.
-POTERE DI PENETRAZIONE: spessore massimo all’interno del quale tutti i particolari di
un campione sono visti a fuoco.
-POTERE DI INGRANDIMENTO: esprime il rapporto esistente tra la dimensione lineare
dell’immagine fornita dall’obbiettivo e la dimensione lineare del campione che in
effetti può essere ingrandito in termini di ingrandimento lineare.
-LIMITE DI RISOLUZIONE: esprime il minimo separabile cioè la distanza minima che
deve intercorrere fra due punti luminosi di un oggetto perché essi siano percepiti come
distinti da uno strumento di osservazione; esprime la grandezza minima che un
oggetto deve avere per essere rivelato, oppure la distanza minima dalla quale due
oggetti devono essere separati affinché siano riconosciuti come distinti.
Per l’occhio:
* il limite di risoluzione è di 100 μm; è la distanza minima alla quale i
due punti luminosi eccitano due fotorecettori della retina separati da un terzo
fotorecettore in modo che essi producano due treni di segnali distinti per l’area
cerebrale deputata alla visione.
Per l’obbiettivo del microscopio fotonico:
* la distanza minima corrisponde
al diametro di una “figura centrica di diffrazione” che l’obbiettivo dà quando i raggi dal
punto luminoso lo attraversano; non si forma un punto, ma un dischetto detto DISCO
DI AIRY.
Il diametro di un disco di Airy è espresso dalla LEGGE DI ABBE 1.22λ/2n senα
(λ=lunghezza d’onda della radiazione; n=indice di rifrazione del mezzo interposto tra
campione e obbiettivo; senα= seno della metà del cono di luce che entra
nell’obbiettivo dopo aver attraversato il campione). 16
Per il microscopio il limite di risoluzione è di 0.2-0.4 μm (i valori possono essere
leggermente migliorati se si immerge l’obbiettivo in olio che ha un indice di rifrazione
di 1.4) • OCULARE: è un sistema ottico costituito da un insieme di lenti
convergenti. Ha il compito di inviare all’occhio l’immagine del campione
ulteriormente ingrandita almeno di 10 volte (10X = INGRANDIMENTO
FINALE).
Il microscopio fotonico a trasmissione di luce
ordinaria
1. Fa uso della luce bianca (che ha radiazioni di lunghezza d’onda di 500-550 nm)
2. Ha un limite massimo di risoluzione di 0.2 (200 nm)
μm
3. Comunemente è detto MICROSCOPIO OTTICO
4. Usa la tecnica di MICROSCOPIA IN CAMPO CHIARO (la luce mostra il
campione su un fondo luminoso)
5. Legge campioni con contrasto cromatico (molto rari in natura) i campioni
devono essere colorati con una tecnica che comporta la perdita della
condizione vitale.
Il microscopio fotonico a contrasto di fase
1. Utilizza la luce bianca modellata forma di cono cavo da un apposito
DIAFRAMMA ANULARE.
2. Se non c’è il campione, il cono di luce raggiunge la scanalatura di un apposito
ANELLO DI FASE prima di giungere all’oculare come luce diretta.
3. Se c’è il campione, la luce lo attraversa: se ci sono dei territori trasparenti la
luce fuoriesce come diretta vero la scanalatura dell’anello di fase; se ci sono
dei territori densi, la luce fuoriesce come rifratta, cioè come luce con raggi
emergenti ritardati e deviati (colpiscono la parte periferica dell’anello di fase e
risultano maggiormente ritardati), che interferiscono con i raggi diretti
emergenti dai territori trasparenti.
4. L’immagine analizzata risulta dunque di colorazione grigia (con diverse
tonalità).
5. La MICROSCOPIA IN CONTRASTO DI FASE permette di osservare i
campioni biologici senza eseguire la colorazione.
Il microscopio fotonico a interferenza
1. E’ un microscopio a contrasto di fase.
2. Utilizza prismi che scindono la radiazione in due componenti: una attraversa il
campione, l’altra (RADIAZIONE DI RIFERIMENTO) è convogliata attraverso un
camino ottico del tutto indipendente.
3. MICROSCOPIO A INTERFERENZA DIFFERENZIALE DI NOMARSKY: utilizza
raggi di luce polarizzata che aumentano il contrasto a tal punto da produrre
un’immagine apparentemente tridimensionale.
4. La MICROSCOPIA INTERFERENZIALE può essere utilizzata per campioni
vitali, purché siano sottili.
Il microscopio fotonico a radiazione ultravioletta 17
1. Si avvale di raggi compresi nella banda dell’ultravioletto.
2. E’ utilizzato per osservare campioni normali di cui proietta l’immagine su
materiale fotografico di adatta sensibilità.
3. E’ utilizzato per osservare campioni naturalmente fluorescenti o resi tali (fluoro
colorazione comporta la perdita della condizione vitale).
4. Le immagini sono molto contrastate e ben risolte.
5. Ci sono metodi che non portano la morte del campione:
-si inserisce un gene di una medusa che produce GFP (proteina fluorescente
verde), che arricchita di un peptide segnale, può essere seguita nel suo destino
-altre tecniche: FRET (trasferimento dell’energia di risonanza di fluorescenza),
FRAP (recupero di fluorescenza dopo fotosbiancamento).
Il microscopio fotonico confocale
1. Utilizza una radiazione LASER (radiazione elettromagnetica monocromatica,
polarizzata, con raggi di lunghezza d’onda breve tutti in fase).
2. La radiazione transita attraverso un foro stenopeico e poi viene riflessa da una
serie di specchi dicroici pilotati da un computer in modo fa scandire singoli punti
di singoli piani molto sottili di un campione con componenti fluorescenti o resi
tali.
3. La radiazione attraversa un altro foro stenopeico detto APERTURA FOCALE.
4. Un computer memorizza in forma di pixel i punti focalizzati e poi li ricompone in
singoli piani costruisce un’immagine tridimensionale molto risolta.
5. Esiste anche un MICROSCOPIO A DUE FOTONI: fornisce immagini migliori
è utilizzato per organismi viventi due fotoni colpiscono una molecola del
campione.
Il microscopio fotonico a trasmissione di luce
polarizzata
1. Non utilizza luce bianca normale. Ma un fascio di luce bianca con piani di
vibrazione tutti orientati in una sola direzione, ovvero un fascio di luce
polarizzata.
2. Il fascio di luce è analizzato da due reticoli cristallini detti FILTRO
POLARIZZATORE (fisso nel condensatore) e FILTRO ANALIZZATORE (mobile
nell’oculare).
3. Quando non c’è campione, i filtri sono paralleli il campo appare chiaro. Filtri
incrociati campo scuro.
4. Se il campione è comune è scuro in campo scuro e non è visibile. Se il
campione è birifrangente i raggi polarizzati vengono sdoppiati in due raggi
ortogonali è chiaro in campo scuro.
5. Sono birifrangenti corpi costituiti da componenti submicroscopica (inferiori al
limite di risoluzione del microscopio). Es: le fibre collagene appaiono luminose,
ma non risolte (sono microscopiche)
6. Sono possibili osservazioni dal vivo. Non ci sono pre-trattamenti del campione.
L’ultramicroscopio
1. E’ un comune microscopio a luce ordinaria, dotato di un condensatore capace di
inclinare i raggi luminosi in modo che essi colpiscano il campione obliquamente.
18
2. Se i campioni sono omogenei appaiono uniformemente scuri, poiché non
diffondono la luce che continua nel suo percorso obliquo senza entrare
nell’obbiettivo.
3. Se i campioni hanno una struttura particolata diffondono la luce in tutte le
direzioni e dunque appaiono come oggetti luminosi di colori diversi in base a
loro dimensioni e caratteristiche.
4. La MICROSCOPIA IN CAMPO SCURO è utilizzata per:
-studio di colloidi
-rintracciare i batteri in liquidi biologici
-lo studio di cellule in condizioni vitali.
La videomicroscopia
1. E’ una tecnica di microscopia fotonica che permette di superare alcune
limitazioni della microscopia ottica.
2. Si avvale di apparecchiature che raccolgono immagini con camere CCD (Charge
Cupled Device) collegate ad uno schermo televisivo.
3. Le camere sono particolarmente sensibili alla luce e dunque riesce bene anche
l’osservazione di campi microscopici assai poco illuminati, come quelli richiesti
dai campioni viventi che spesso possono essere danneggiati dal calore di una
fonte luminosa.
Possibilità e limiti del microscopio ottico
SPESSORE DEL CAMPIONE:
1. Lo spesso del campione non può essere superiore a 20 volte il relativo limite di
risoluzione (per il microscopio ottico lo spessore massimo è di 4-5 μm)
2. Per essere osservati al microscopio fotonico i campioni biologici devono essere
affettati, o osservati mediante la tecnica dello striscio o mediante la tecnica
della coltura
3. AFFETTATURA: comporta trattamenti preliminari incompatibili con la
condizione vitale
4. TECNICA DELLO STRISCIO: prescinde dall’integrità anatomica del campione
5. TECNICA DELLA COLTURA: le cellule si dispongono sul fondo del recipiente di
coltura, secondo modalità innaturali.
CONTRASTO DEL CAMPIONE:
1. Il microscopio ottico può riconoscere i singoli componenti di un campione solo
nelle seguenti circostanze:
-quando riducono l’ampiezza delle onde luminose (appaiono grigi)
-quando determinano reciproci fenomeni di interferenza (appaiono con diverse
tonalità di grigio)
-quando assorbono selettivamente lunghezze d’onda (appaiono colorati)
Nessuna di esse può essere pienamente presente in un campione biologico
perché:
-le prime due richiedono sottigliezze eccessive
-i campioni biologici umani non possono produrre la terza poiché sono incolori
2. il microscopio ottico non permette mai l’osservazione di campioni in condizioni
naturali e neppure di campioni allo stato vitale sono necessari trattamenti
che sono incompatibili con la vita.
Il microscopio elettronico a trasmissione
convenzionale (TEM) 19
1. Produce un’immagine risolta e ingrandita utilizzando un flusso di ELETTRONI.
2. E’ costituito da una COLONNA (in una condizione di vuoto spinto
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