Estratto del documento

Storia delle istituzioni militari e dei sistemi di sicurezza 2021-2022

Che cosa è la guerra?

Innanzitutto si dà per scontato tutto ciò che ha a che fare con il background storico, ci si occupa del contesto istituzionale. Studiando l’organizzazione della guerra si studia anche la sua istituzione. La guerra pervade la storia dell’umanità fin dai suoi inizi. La guerra può essere definita un fenomeno bellico organizzato. La guerra di un tempo era una guerra che coinvolgeva solo una determinata e ristretta categoria di persone, più precisamente coloro che facevano e si occupavano di fare la guerra.

Fino alla WW2 era molto chiaro cosa fosse la guerra e chi fosse interessato/colpito. Dopo questo evento tutto cambia: con l’affermarsi del confronto nucleare non è più tanto chiaro in cosa consista la guerra (cambiano i criteri che definiscono il coinvolgimento bellico). Con la caduta del muro e la fine della Guerra Fredda, la questione cambia nuovamente. Il nemico (Urss) non esiste più, nuovo stravolgimento della questione bellica: le guerre arrivano a toccare tutti. L’esplosione del fenomeno del terrorismo ha imposto un ripensamento nel termine/concept di guerra.

Da un punto di vista formale l’Europa, dalla fine della WW2, sta attraversando il più duraturo periodo di pace mai visto. La guerra è stata confinata ai margini del mondo occidentale. La visione europea post-1945 tenta di allontanare dal lessico e dal dibattito pubblico il concetto di guerra. Con le nuove guerre il civile è un obiettivo (diversamente rispetto ai conflitti istituzionalizzati che impongono spesso limitazioni verso le popolazioni civili), si vuole spingere il civile a cambiare convinzioni/abitudini dietro la minaccia di attacchi.

New Wars

Caldor parla di “non-guerre”: guerre non assolute, non totali e non di massa. Si parla anche di guerre post-moderne o parassitiche e di guerre asimmetriche (stato e attori non statali). Nb: nuove cyberguerre che interessano il quinto dominio (terra, mare, aria, spazio, cyberspazio).

Quindi fino alla WW2 le guerre erano ben definibili, con la guerra fredda inizia a cambiare il concetto di guerra ed infine, con la fine di questo periodo, inizia ad essere messa in discussione la natura delle nuove guerre (poco definibili e volatili). Molti autori hanno dato la propria definizione, quella generale riconosciuta parla di new wars.

Se cambia il termine/concetto di guerra, cambia anche il termine/concetto di vittoria: non sappiamo definire la guerra e quindi di conseguenza la vittoria (es. tutti gli interventi Usa dalla WW2 in poi si sono conclusi in un modo poco definibile). Questo perché è cambiato sensibilmente il framework della guerra e quindi le condizioni per definire la vittoria in queste guerre. Sono le organizzazioni terroristiche a combattere in modo "aggiornato", gli stati, pur forti in termini economici/tecnologici, non riescono ad ottenere risultati decisivi.

Innovazione e guerra

Durante la guerra fredda, dal mondo bellico provenivano molte delle innovazioni che poi venivano impiegate in ambito civile. Attualmente è il mondo militare che arranca dietro al mondo civile: questo pone problemi poiché chi detiene il brevetto di una invenzione può decidere di impedire l’uso militare di una sua scoperta.

Effetti costituenti della guerra in senso politico-economico - IERI

In passato la guerra produceva profondi effetti costituenti. Produceva conseguenze in senso politico/economico: creava stati (state-building), modelli economici (organizzazione militare riproposta all’interno dei moderni sistemi di produzione capitalistici) ed evoluzione tecnologica (ambito medico, alimentare, digitale, ecc....).

Effetti costituenti della guerra in senso politico-economico – OGGI

Rapporto guerra/economia: rapporto molto stretto. La costante di tutte le guerre è avere il sostentamento economico per portare avanti il combattimento. Un fattore importante è la riscossione fiscale, l’organizzazione militare sollecita un’organizzazione più efficiente anche a livello economico (strumenti finanziari sempre più elaborati). Un secondo passaggio è il reclutamento, avere risorse umane necessarie alla lotta. Quindi le guerre sono uno stimolo per l’adozione di sistemi fiscali e di reclutamento sempre più efficienti da parte statale.

Secondo Sombar, nello studio della genesi del capitalismo moderno andrebbero analizzati i prodotti concernenti la difesa e gli armamenti per capire come questi settori si sono evoluti in moderni modelli di produzione capitalisti. Quindi secondo Sombar, la guerra ha contribuito alla nascita del capitalismo moderno e alla moderna organizzazione statale.

La guerra oggi non riesce più a produrre effetti significativi su tutti gli aspetti della vita umana per vari motivi:

  • Tecnologia: fine WW2 e Guerra Fredda ha determinato una crescita rapida di armamenti militari innovativi che poi hanno riverberato i loro effetti in ambito civile. Settore militare incubatore di innovazioni in ambito civile. Oggi non è più così: il militare fatica a tenere il passo con il tasso di innovazione civile e quindi vediamo il fenomeno delle tecnologie duali e approvvigionamento "on the shelf" (si fa richiesta di un’innovazione in ambito militare verso l’ambito civile). Vuol dire che prima le innovazioni nascono in ambito civile e poi adottati in ambito militare. Questo crea problemi in ambito militare perché questo settore è sempre meno autosufficiente e più fragile (situazione di tutti i paesi europei; no dotazioni economiche per R&S in ambito militare autonomamente).
  • Aspetto organizzativo: nel passato il settore militare ha introdotto anche in ambito civile innovazioni organizzative sociali ed economiche, oggi è il contrario. L’ambito militare si adegua ad una organizzazione del lavoro post-fordista: down-sizing (meno personale), subappalto ed esternalizzazioni (pagando qualcuno esterno all’organizzazione) e quindi aumento di contractors privati assunti dallo stato. La logica post-fordista è fondata su un tentativo di contenimento di costi e down-sizing.
  • State-building e nation-building: i conflitti contemporanei non hanno una funzione di formazione di stati o identità nazionali. I risultati delle new wars sono principalmente stati deboli/falliti o situazioni di guerre congelate. Le stabilizzazioni regionali sembrano irraggiungibili.

Secondo Guareschi, la guerra ha svolto un ruolo fondamentale dal punto di vista politico, economico e tecnologico nell’età moderna, ma ha perso questo ruolo nelle guerre moderne.

Parole e concetti

Guerra è un fenomeno inevitabile, è un fenomeno intrinseco nell’essere umano. Termine greco è Polemos che si unisce ad altri due Polis e Politika. Il termine guerra è quindi fulcro sia della politica che della città: guerra è radice della prima forma di organizzazione urbana e della politica stessa. È un rapporto inscindibile.

Radice latina è Bellum, ovvero combattimento organizzato: la guerra dei romani è una guerra “ordinata”. Tuttavia, abbiamo adottato il termine guerra poiché deriva da un termine originario del tedesco arcaico Werra (zuffa disordinata). È il contrario del Bellum romano.

Nel mondo greco la guerra è il mezzo da utilizzare per realizzare la pace. Nel mondo romano, la guerra è una forma organizzativa della società (si vis pace para bellum; se vuoi la pace fai la guerra).

Teorie sulla guerra

Sun Tzu: stratega con grande esperienza militare. La guerra è un impegno cruciale per lo stato e rappresenta l’ultima opzione a disposizione del sovrano. Sun Tzu introduce il concetto di guerra mutevole, che cambia e si adatta alle circostanze.

Tucidide: generale e storico militare greco. Si occupa delle cause della guerra (cause immediate e profonde).

Età romana: idea pragmatica di guerra. La guerra è subordinata alla politica (comune identità fra generale e politico).

Machiavelli: guerra come attività essenziale nella vita politica. Concetti importanti sono virtù (abilità del comandante), fortuna (caso) e scontro decisivo (guerra prolungata erode le risorse e volontà politica quindi necessario scontro decisivo).

Montecuccoli: guerra come impiego della forza contro un principe/popolo straniero, in cui gli avversari cercano di recarsi danno con ogni possibile mezzo. È il primo che parla della dimensione psicologica della guerra. È il primo che cerca di trattare la guerra come una materia scientifica e quindi le sue costanti. Fondamentale lo scontro decisivo.

Napoleone: guerra è tutta nella sua esecuzione. Analisi fattori tempo e spazio, attenzione maniacale a fasi di manovra, organizzazione e scontro decisivo.

Kissinger: guerra come strumento razionale (di policy). Concetto equilibrio: non può esserci la pace senza una situazione di equilibrio fra i due avversari.

Definizione di strategia

È quel ramo dell’arte militare che regola e coordina le varie opzioni belliche in vista dello scopo della guerra. Altra definizione considera la strategia l’arte o la scienza che ha per scopo l’utilizzo del potenziale bellico di uno stato nel modo più efficace e produttivo ai fini della vittoria.

I “livelli” della guerra

Spiegazione dei livelli della guerra prendendo in analisi il caso iracheno:

  • Livello strategico: obiettivo: rovesciamento del regime di Saddam. Valutazione delle forze da impiegare.
  • Livello operativo: pianificazione dell’intervento dal punto di vista del coordinamento delle varie forze e della tempistica di azione. (es. Prima bombardamento, poi sbarco truppe, poi azione di terra, ecc....).
  • Livello tattico: ogni operazione (bombardamento, sbarco, avanzata di terra, ecc....) deve raggiungere singoli obiettivi specifici.

Vi sono inoltre tre principali livelli di analisi da un punto di vista strategico:

  • MACRO (grande strategia e strategia di teatro): la componente politica pesa per i 2/3, mentre quella militare contribuisce per 1/3.
  • INTERMEDIO (coincide con il livello operativo: peso della componente militare (2/3), peso della componente politica (1/3).
  • MICRO (coincide con il livello tattico): esclusivamente militare.

Gli ambiti di intervento della guerra

Politica di sicurezza -> il più generale; collega le politiche del governo all’interesse nazionale. Compete all’esecutivo. Due tipi di direttive: 1) tecnico-operative; 2) tecnico-amministrative.

Politica di difesa -> riguarda le scelte politiche fondamentali della difesa al di là dello strumento militare vero e proprio, coinvolgendo anche altri ministeri (Esteri, Interni, Protezione Civile, ecc....).

Politica militare -> il più specifico; coinvolge anche le altre due politiche. Compete al ministero della Difesa. Fasi: valutazione della minaccia; elaborazione della strategia; individuazione struttura di comando; valutazione dei rischi.

L’età medioevale

Come già detto, non tutti gli scontri e i gruppi armati fanno parte di una istituzione militare. Solo quando si parla di un gruppo armato organizzato guidato da un potere politico legittimo, stiamo parlando di un’istituzione militare.

Come si deve strutturare il rapporto tra politica e guerra? Quanto è utile la guerra? Le differenti risposte a queste due domande hanno dato luogo, nel corso dei secoli, a differenti sistemi istituzionali-militari.

Premessa 1

Guerra pressoché ininterrotta dal V al XV secolo. “La guerra medioevale era endemica e non necessariamente rovinosa”. “Guerra medioevale era una tragedia forse meno grave di altre”. All’interno di questi 10 secoli di guerra vi sono delle periodizzazioni. Una di rilievo è stata operata da Contamine, che delinea 3 tipologie di combattenti militari (popoli in armi, Guerrieri al potere, Professionisti della guerra). Ciascuna tipologia corrisponde ad un’età diversa del medioevo europeo dal punto di vista della storia militare.

  • Fase dei Popoli in armi (V-IX secolo): dai popoli germanici a Carlo Magno,
  • Fase dei Guerrieri al potere (X-XIII secolo): età della cavalleria,
  • Fase dei Professionisti della guerra (XIV-XV secolo): età delle compagnie di ventura.

Secondo alcuni studiosi, per esempio Grillo, questa divisione è scorretta, o per meglio dire troppo netta: queste 3 diverse tipologie di combattenti si sovrapposero nel corso dei secoli; quindi, queste categorie si riscontrano comunque lungo tutto il medioevo in maniera alternata, contrapposta. Queste 3 tipologie danno vita a differenti modi di costituire le armate; vi erano signori che facevano riferimento alla popolazione del proprio feudo, signori che si affidavano alla cavalleria e chi si affidava all’apporto retribuito dei mercenari.

Premessa 2

Quando si parla di mondo medioevale è impossibile distinguere tra mondo civile e mondo militare. Le istituzioni militari vere e proprie nascono quando si compiono riforme che separano l’ambito militare da quello civile: giurisprudenza autonoma per i militari, si separano le carriere militari/pubblica amministrazione, si adottano uniformi e si separano fisicamente i militari con la costruzione delle caserme. Nel medioevo vita militare e civile coesistevano: esperienza guerra era un’esperienza comune e ripetuta (raramente riservata a nuclei di professionisti). Tutti i maschi adulti avevano incombenze militari di qualche tipo: partecipare alla guerra o sorvegliare mura, pascoli, assicurare difesa comunità. Ogni famiglia possedeva, nelle proprie dimore, armi o oggetti offensivi.

Premessa 3

Assenza di eserciti definiti ed inquadrati.

Il caso italiano: Longobardi, Bizantini e Franchi

Alto medioevo. 3 diverse entità sociopolitiche che si scontrano/affermano nella penisola italiana. Vi è un periodo di sovrapposizione e scontro dei 3 sul territorio che vedrà vittoriosi i Franchi. Dopo la deposizione di Romolo Augustolo si ha la disgregazione dell’Impero Romano d’Occidente e una progressiva fusione fra le istituzioni romane e quelle barbariche. In Italia, le invasioni più rilevanti furono quelle dei Longobardi. Questo popolo scende nella penisola fra il 568 e il 569, sono una massa imponente di circa 100.000 persone ed inizialmente si insediano nel nord senza incontrare resistenza. I Longobardi, differentemente da altre popolazioni germaniche, non avevano mai avuto contatti con i romani e quindi si presentavano come un popolo di solida tradizione tribale.

Dal punto di vista militare, il re è solo un capo militare (colui che conduce in guerra); la sovrapposizione della figura politica con quella militare nei Longobardi è massima. Non esiste un apparato fiscale, ognuno si arma per conto proprio. Il sostentamento dei longobardi deriva dalle razzie che compiono ai danni degli altri popoli. La libertà personale è legata al diritto/dovere di portare le armi; sei libero perché porti le armi e sei libero e quindi puoi portare le armi. Questo è evidente guardando all’etimologia della parola uomo per questo popolo: arimanno, ovvero l’unione delle parole esercito-uomo (l’uomo dell’esercito).

Questo forte carattere militare si ritrova nelle istituzioni politiche. L’assemblea del popolo è influenzata dall’ambito militare; è definita gairethinx (unione delle parole lancia e adunanza) e prevedeva che gli uomini vi si presentassero sempre muniti della propria lancia (battere sulla lancia con lo scudo era un meccanismo di voto).

Decenni prima della discesa dei Longobardi, era rimasta nella penisola una componente romana (d’oriente); i Bizantini. Questi territori soggetti al controllo da parte dell’imperatore di Costantinopoli erano organizzati nell’Esarcato d’Italia, con capitale Ravenna. L’Esarcato, creato nel 584, manteneva forme di organizzazione del potere militare tipiche dell’Impero romano: l’esarca riunisce nelle sue mani la carica di governatore dei territori nella penisola (carica politica) e quella di generale supremo (carica militare). A lui sono sottoposti 7 grandi distretti retti da figura locali. In occasione di un conflitto, l’esarca richiama i reparti dei vari distretti e può richiedere un contributo da altre regioni dell’impero. Il servizio militare è legato al possesso della terra; i proprietari terrieri erano responsabili nel proteggere il proprio territorio, anche il clero partecipava agli scontri per difendere la città dalle invasioni longobarde. La commistione tra mondo militare e civile era massima, tanto che il termine miles (soldato) viene spesso utilizzato nei documenti come sinonimo di civis (cittadino) e talora utilizzato il termine numerus (termine militare per indicare la numerosità truppe) mentre in realtà ci si sta riferendo alla civitas (cittadinanza, città).

Il problema dei Bizantini che portò al fallimento del piano di Giustiniano fu che i vari comandanti militari delle varie zone non direttamente sottoposte al potere dell’esarca si rendono progressivamente indipendenti. Non solo i 7 grandi distretti, ma anche territori più modesti si slegano dall’autorità imperiale. I longobardi approfittarono di questa opportunità fino all’arrivo dei Franchi.

Il regno dei Franchi nasce dall’incontro fra la tradizione merovingia e quella romana. La tradizione germanica porta in dote tutto ciò che concerne la tradizione militare, quella romana porta in dote la tradizione amministrativa-politica. Questo incontro farà la fortuna di questo popolo permettendo la successiva ascesa di Carlo Magno. Il re è il capo del popolo in armi e ha un potere di comando definito banno (bannum). L’esercito è composto da combattenti a piedi e da una guardia reale a cavallo. Gli ordini di mobilitazione sono curati dai comites, secondo l’eredità romana e le vecchie circoscrizioni dell’impero. Con il passare dei secoli, l’eredità romana si fa più debole e i leudi (guardia a cavallo) aumentano di numero.

Anteprima
Vedrai una selezione di 15 pagine su 69
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 1 Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 2
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 6
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 11
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 16
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 21
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 26
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 31
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 36
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 41
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 46
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 51
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 56
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 61
Anteprima di 15 pagg. su 69.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Istituzioni militari - Appunti completi Pag. 66
1 su 69
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AlessandroPelle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Istituzioni militari e dei sistemi di sicurezza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Villa Valentina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community