Istituzioni Giuridiche dell'Asia Orientale
CINA
1. Confucianesimo e diritto
La Cina è il paese più popoloso e grande dell'Asia orientale e vanta della tradizione
scritta
giuridica più antica. Attraverso la lingua si diffuse il pensiero classico cinese, e in
confuciana
particolare quello della scuola . Confucio teorizza la necessità di attribuire alle
parole il loro corretto significato, si riferisce al loro significato politico, alla loro funzione
sociale (“che il sovrano sia sovrano, il ministro ministro, il padre padre e il figlio figlio”→ le
universali
parole sono archetipi con i propri principi e regole). Un sovrano che si fregi del
titolo di sovrano ma non si comporti in modo conforme, non è un sovrano ma un individuo
comune, o un tiranno. Il potere del sovrano è legittimato dal cosiddetto “ Mandato del
Cielo ”, la teoria del mandato celeste fornì per secoli il nucleo del sistema “costituzionale”
Mencio
imperiale. Da in poi furono la virtù rituale e morale del sovrano e la qualità della
pubblica amministrazione le fonti principali della legittimazione del potere politico, e il
popolo non smise mai di ergersi a giudice della sua sussistenza. Nel sistema confuciano
gerarchica
tutte le persone sono socialmente collocate in una precisa posizione .
L'inferiore ha l'obbligo di obbedire al superiore e il superiore ha l'obbligo di fornire la guida
e l'esempio corretti, attenendosi al sistema di regole sociali e morali connotate al suo
li rito
ruolo. L'insieme di tali regole viene chiamato , . Si tratta di regole comportamentali,
morali e politiche, che disciplinavano sia il culto degli antenati e divinità che i rapporti
interni ed esterni al clan, cerimonie matrimoniali e funebri, ma anche la materia tributaria e
riti
i rapporti diplomatici. I confuciani contrapponevano i , strumenti efficienti di
legge
organizzazione dei rapporti sociali, alla . Essi ritenevano che il diritto scritto di fonte
statale fosse uno strumento di controllo inefficiente, inutile a prevenire l'insorgere o a
placare le scontrosità. Solo per gli illeciti più gravi, quelli non altrimenti rimediabili,
esisteva la legge.
2. L'impero e i suoi codici
Legismo legge
è il termine con cui si traduce il termine cinese fajia ( scuola della ).
Il fine supremo cui i legisti si ispiravano era la forza economica e militare dello Stato: per
leggi
otternerla era necessaria l' obbedienza meccanica dei sudditi alle . Nella
sistematica legista, il fa (legge) si sarebbe dovuto incarnare in una legislazione statale
certa e completa, per divenire l'unica regola ordinatrice di tutti i rapporti sociali. Tutti i
valori e i criteri comportamentali alternativi (li), avrebbero dovuto essere abbandonati.
antagonismo
Il rapporto fra confuciani e legisti era di assoluto . Vi era un conflitto fra la
scelta legista, fondata sulla legge, e quella confuciana, fondata sull'etica e sul li. Questo
conflitto si dimostrò nella disputa relativa ai doveri di un figlio nei confronti del padre che
abbia commesso un reato, cioè se il figlio debba nasconderlo o denunciarlo. Confucio
sosteneva che la pietà filiale avrebbe dovuto prevalere sulla legge, i legisti sostenevano la
eccellenza
tesi opposta: la legge era il criterio di condotta per .
a.C cinese
Il legismo fu l'ideologia sulla quale, nel 221 ., venne fondato l' Impero . Nella
Cina imperiale le istituzioni politiche e giuridiche furono soprattutto il risultato storico di
confuciani
una fusione tra elementi legisti e . Dal legismo derivarono l'organizzazione
della burocrazia imperiale, la suddivisione dell'Impero in province e l'idea che i pubblici
funzionari dovessero essere scelti non per le loro origini, ma per il loro merito nel servire
lo Stato. Furono tuttavia i confuciani a istituire un sistema di reclutamento della classe
dirigente per mezzo di pubblici concorsi, ma nel quale il merito era inteso soprattutto
come padronanza della lingua, della cultura letteraria, dei presupposti morali e civili della
convivenza sociale. Dal legismo derivò anche la tradizione delle grandi codificazioni
legale
penali e amministrative, il primo grande codice fu quello degli Han, “Le Nove
Leggi” Tang
. Il primo codice a noi pervenuto per intero fu tuttavia quello dei , che viene
considerato il capolavoro della legislazione imperiale cinese, ebbe una grande influenza
nello sviluppo di altri sistemi giuridici dell'Asia orientale, soprattutto sul diritto giapponese,
coreano e su quelli indocinesi. Dopo i Tang i codici dinastici mantennero le loro
caratteristiche
principali per oltre un millennio, ovvero le norme primarie contenute nei
codici, ma non valse invece per le disposizioni di dettaglio (decreti imperiali o precedenti
giurisprudenziali) che mutarono con il mutare della società cinese. Il modello Tang fu
ripreso integralmente dai Song e anche dalla dinastia mongola degli Yuan e dai primi
1397
Ming. Nel la struttura codicistica ereditata dai Tang venne parzialmente
abbandonata . La maggior parte degli articoli rimase invariata, ma i libri, da 12, divennero
7: una parte generale e sei parti relative alle materie di competenza dei Sei Ministri del
governo centrale, e cioè la pubblica amministrazione, la popolazione, i riti, la guerra, le
pene e i lavori pubblici. Su tale sistema si sviluppò anche la legislazione della successiva
dinastia Qing.
3. Il diritto imperiale
Nei codici imperiali cinesi è presente una forte impronta penalistica, i codici non
disciplinavano soltanto le materie penalistiche: molti articoli erano dedicati alla materia
amministrativa (corvées, tesoro pubblico), alcuni dedicati alla famiglia e in quasi tutti
apparivano norme relative ai rapporti personali e patrimoniali tra soggetti privati. Però tutte
penalistica
le materie regolate dai codici erano disciplinate in una prospettiva ,
descrivevano una condotta illecita e disponevano la sanzione che il funzionario era
chiamato ad applicare. Ad ogni violazione corrispondevano fustigazioni effettuate con
bastoni di bambù o, nei casi più gravi, la pena di morte. Esistevano poi delle pene
accessorie, quali l'esilio, la schiavitù, la gogna, il tatuaggio. Sino all'Ottocento non era
prevista la pena di reclusione in carcere. Tutte le pene (salvo quelle come attentato
pecuniarie
all'imperatore o incesto) erano comunque convertibili in sanzioni . Alla
tortura si ricorreva per ottenere la confessione dell'imputato, poiché era ritenuto
necessario che egli confessasse il suo crimine. Le pene erano graduate in base allo
sociale confuciano
stato : era il principio gerarchico a ispirare le regole per le quali i
reati commessi dai superiori gerarchici (padri, mariti, funzionari) contro i loro subordinati
erano puniti più lievemente che vice versa. Venivano inoltre attenuate le pene attribuite a
soggetti come bambini, anziani, gli incapaci di intendere e volere, i disabili e, per alcuni
aspetti, le donne.
Anche per quanto riguarda il diritto civile o commerciale, le norme erano redatte nella
solita forma di corrispondenza tra atto illecito e pena. Il codice cioè non enunciava
regole
positivamente le a cui dovevano conformarsi i rapporti privati, né affermavano
alcun diritto personale o patrimoniale: tali regole erano presenti nella letteratura rituale e
nelle consuetudini, la legge vi faceva soltanto qualche raro riferimento.
Nella pratica delle corti, le sanzioni previste per gli illeciti attinenti a popolazione,
matrimonio, terre e immobili, erano tendenzialmente inapplicate e sempre convertite in
pene pecuniarie.
Era inoltre fondamentale l'integrazione dei principi equitativi e delle regole morali a quello
statale: la letteratura confuciana e le consuetudini locali. La prima veniva invocata
soprattutto in materia di famiglia, le seconde principalmente in materia fondiaria e
commerciale. Sebbene l'apparato statale fosse più coinvolto nell'amministrazione della
giustizia civile di quanto si sia portati a credere, erano soprattutto le famiglie, i clan, le
corporazioni e i villaggi a svolgere il ruolo primario nell'applicazione del diritto privato.
Famiglie, clan e corporazioni disponevano di propri apparati normativi e organi
giurisdizionali . Nei villaggi invece il capovillaggio si occupava delle controversie civili, ma
non aveva l'autorità di imporre le proprie decisioni e non poteva contare su un proprio
apparato sanzionatorio. Tuttavia il sistema gerarchico confuciano attribuiva ai suoi
suggerimenti una notevole forza vincolante ed egli poteva sempre contare sul supporto
dell'autorità statale. grado
Nell'ambito delle istituzioni statali, la legge era applicata in primo dai magistrati
distrettuali . Il magistrato si faceva generalmente assistere da uno o più segretari esperti
di questioni legali.
Una distinzione tra processo legale e processo civile si fondava sulla differenza fra casi
gravi, trattati con urgenza, e quelli minori, la cui trattazione era sospesa nei periodi di
maggior attività agricola. Il magistrato istruiva il processo, valutava le prove e le
testimonianze, rendeva la sentenza e ne gestiva direttamente l'esecuzione. Tuttavia,
qualora la sentenza fosse più grave dei colpi di bastone leggero, allora essa non poteva
superiori
essere eseguita prima di una conferma delle autorità . Nel caso di condanne
imperiale
capitali poteva essere richiesta persino l' approvazione . L'elemento che
distingue maggiormente il processo cinese da quelli occidentali è probabilmente
amministrazione
l 'assenza di un ceto di giuristi autonomi dalla pubblica : mai fu
avvocati
infatti consentita la formazione di un ceto di . I funzionari dovevano agire
secondo le virtù confuciane e il processo doveva essere giusto ed efficiente, ma non vi
erano soggetti estranei alla pubblica amministrazione con i quali il magistrato dovesse
confrontarsi.
4. La Repubblica Cinese
Nel 1842 venne sottoscritto il trattato di Nanchino, che inaugurò una serie di accordi
internazionali con i quali, in pochi decenni, le principali potenze industriali occidentali
avrebbero privato la Cina della sua sovranità. Il tracollo dell'impero cinese conseguì allo
smembramento e al saccheggio che la Cina subì dalle potenze occidentali nel corso del
XIX sec, e fu soprattutto determinato dall'incapacità del governo dei Qing di comprendere
l'urgenza di una riforma istituzionale, che fu soltanto recepita negli ultimi anni dell'impero.
imperiale
Tra il 1905 e 1908 fu compiuta una radicale riforma dell'amministrazione ,
che comportò anche l'abolizione del sistema dei concorsi confuciani, e la promulgazione
di una breve Carta costituzionale. Tuttavia ciò avvenne troppo tardi, nel 1911, dopo circa
2000 anni, l'impero cinese termina il suo corso e il 1° gennaio 1912 viene proclamata la
Repubblica Cinese.
1927 Kai-shek
Soltanto dopo il , con il governo autoritario di Chiang , la Cina riuscì a
dotarsi di un apparato legislativo nuovo e completo, fondato sul principio di legalità e
ispirato ai modelli giuridici europei. Leggi
Le leggi fondamentali della Repubblica Cinese vengono chiamate le “ Sei ”, e
consistono nel Codice civile e penale, di procedura civile e penale, in un insieme di atti
legislativi e nella Costituzione.
Sia la Costituzione sia i codici e le altre leggi furono redatti dopo un'approfondita
comparazione dei principali modelli giuridici dell'epoca. Tra i vari riferimenti utilizzati vi fu
italiano
anche quello : la versione del 1935 del Codice penale riprese sostanzialmente la
struttura e buona parte del contenuto di quello italiano. Il Codice civile invece fu
tedesco
compilato tenendo in considerazione soprattutto quello . L’amministrazione della
giustizia e il processo subirono grandi innovazioni, che, introducendo un sistema diverso
da quello tradizionale, consentirono lo sviluppo di un nuovo ceto di professionisti del
diritto .
5. La Cina Maoista (1949-1978)
Il 1°ottobre 1949 fu fondata la Repubblica Popolare Cinese. L'atto normativo che segnò il
Costituzione
momento di passaggio fu la prima , che venne adottata nel corso della
prima sessione del parlamento popolare cinese, L'Assemblea Nazionale del Popolo
(ANP) . La Costituzione recepiva gran parte dei principi fondamentali del sistema
sovietico
costituzionale , tra i quali quello del ruolo direttivo preminente del Partito
Comunista. La volontà del partito si sovrapponeva integralmente alle leggi dello stato. Il
PCC cominciava ad esercitare un controllo sistematico sulla selezione e sull'attività del
personale della pubblica amministrazione, imponendo che le principali funzioni direttive
siano affidate a soggetti “graditi” al Partito.
Per quanto riguarda la struttura dello Stato, la prima Costituzione della Cina popolare
poteri
rifiutava il principio della divisione dei poteri → principio sovietico dell'unità dei .
Tutto il potere dello Stato era affidato alle assemblee rappresentative popolari, poste sotto
il controllo dell'ANP e strutturate su tre livelli territoriali (regionale, provinciale e
comunale). Dai diritti politici, personali ed economico-sociali riconosciuti dalla Costituzione
erano esclusi i controrivoluzionari , i capitalisti e tutti gli altri “cattivi elementi”, mentre gli
iscritti al Partito erano ritenuti immuni dalle regole legali (sottoposti alla disciplina interna).
Tra le novità introdotte con la prima Costituzione socialista vi erano quelle relative alla
economica
struttura . Vi era una basilare distinzione tra i beni che potevano o non
potevano essere oggetto di proprietà privata, distinguendoli in beni di consumo
(proprietà personale era protetta dallo Stato) e mezzi di produzione (proprietà doveva
essere gradualmente collettivizzata).
Allo Stato viene attribuito il compito di redigere i piani economici nazionali: nel 1952 su
Pianificazione
istituita la Commissione di Stato per la . L'introduzione della
pianificazione centralizzata di stampo sovietico ebbe profondi e duraturi effetti sul sistema
socio-economico cinese. La pianificazione diresse le linee programmatiche della politica
economica nazionale e l'attività produttiva e di scambio delle singole imprese.
Nel 1957 i principi fondamentali del modello giuridico sovietico vennero messi in
discussione. Nel 1958 Mao lanciò la campagna di mobilitazione ideologica e di
“Grande
collettivizzazione radicale dell’economia che venne chiamato Balzo in avanti” e
che comportò il decentramento delle funzioni economiche e amministrative dagli organi
popolari
centrali e territoriali dello Stato alle neoistitute comuni . L’apparato giuridico
formale venne marginalizzato, e si affermò un sistema di controllo sociale basato sulla
linea di massa e sulla prospettiva di classe, che rifletteva la divergenza fra la concezione
sovietica e quella maoista, fondata sull’unione tra etica, politica, diritto e sull’incertezza
delle regole.
Nel 1960, sulla scia del fallimento del Grande Balzo, Mao decise di consentire un
riassestamento istituzionale: per un breve periodo sembrò che le funzioni delle istituzioni
giuridiche formali potessero riattivarsi, tuttavia la svolta durò solo un paio di anni.
Proletaria”
Durante la “Grande Rivoluzione Culturale (1966-68) le funzioni istituzionali
vennero definitivamente svalutate; gli organi dello Stato furono sciolti e sostituiti da
comitati ad hoc, in un vortice di anarchia e violenza. Le guardie rosse stravolsero le fragili
strutture giuridiche e portarono di forza la “linea di massa” nelle aule di giustizia.
tribunali
Specifiche campagne di mobilitazione furono dirette a smantellare i . Per l’intero
decennio successivo (1966-75) tutte le attività connesse alla produzione, all’applicazione
e allo studio del diritto vennero sospese. Alla Rivoluzione Culturale resistettero pochi
organi dello Stato: il Consiglio degli Affari di Stato (organo esecutivo centrale). Invece,
sebbene la Costituzione ne prevedesse l’elezione quinquennale e la convocazione
annuale, L’ANP (l’organo supremo del potere statale), non si riunì per ben 11 anni.
70
Il radicalismo e la violenza dell’epoca cominciarono a ridursi all’inizio degli anni , in un
processo che vide come apice l’appello di Zhou Enlai. Per quanto riguarda i rapporti
apertura
internazionali, tale periodo fu caratterizzato dai primi segni di della Cina
comunista al mondo capitalista. Molti paesi occidentali riallacciarono le relazioni
diplomatiche con Pechino. Nel 1971 la RPC sostituì la Repubblica Cinese (Taiwan) nel
seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nel 1975, la promulgazione di una
nuova Costituzione fu il segno di una prossima svolta.
Nel 1976 morirono Zhou Enlai e Mao Zedong, lasciando un partito diviso e un apparato
statale in macerie. I “dieci anni di disordine” avevano così fine.
Costituzione
Nel Marzo 1978 l’ANP approvò una nuova , ancora non sostanzialmente
innovativa né dal punto di vista della struttura dello Stato, né da quello dei diritti
fondamentali dei cittadini. A dicembr
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