Dispensa di
Istituzioni e Mercati Finanziari
INDICE
1. La Struttura Finanziaria dell’Economia
2. Il Sistema Finanziario Italiano
3. Il Trasferimento delle Risorse Finanziarie
4. La Funzione Monetaria delle Banche
5. Le Teorie dell’Intermediazione
6. I Mercati Finanziari
7. I Derivati
8. I concetti fondamentali di Risk Management
9. L’Asset Allocation
10. Il Bilancio delle Banche
11. I Rischi degli Intermediari Finanziari
12. L’Informativa Societaria
13. L’Offerta Pubblica d’Acquisto
14. La Corporate Governance
15. Gli Attori e i Prodotti del Risparmio Gestito
16. Il Benchmark
parte di Esercitazione:
1. Il Mercato Creditizio
2. I Titoli di Stato
3. I Corporate Bonds
4. La Valutazione dei Titoli Obbligazionari
5. I Titoli Azionari
6. La Valutazione dei Titoli Azionari
7. Il Bilancio delle Banche
8. Il Benchmark
A cura di Luigi Daniele
A.A. 2013-‐2014
1
La Struttura Finanziaria dell’Economia
In un sistema economico interagiscono due tipi di attività e scambi:
-‐ Il circuito reale degli scambi, dove i produttori forniscono beni e/o servizi e fattori
produttivi e gli utilizzatori forniscono lavoro e capitale;
-‐ Il circuito monetario, dove gli utilizzatori pagano un prezzo ai produttori per avere i
beni e/o servizi o i fattori produttivi e i produttori forniscono salari e/o rendite che
sono le remunerazioni per coloro che apportano capitale e lavoro.
È possibile considerare tre grandi categorie di soggetti economici: le Famiglie, le Imprese e la
Pubblica Amministrazione. Ciascuna categoria ha comportamenti determinati dalla propria
istituzione economica.
Le Famiglie, indipendentemente dalla loro dimensione e attività, incassano salari vendendo
lavoro. L’attività tipica di una famiglia è, però, l’attività di consumo, per questo sono dette
anche aziende di consumo. Quindi esse sono caratterizzate dall’acquisto di beni di consumo e
dalla vendita di lavoro, perciò pagano prezzi e incassano salari.
Le Imprese hanno come funzione istituzionale la produzione, sono dette infatti aziende di
produzione; esse producono e vendono beni e servizi ad altre imprese, alle Pubbliche
Amministrazioni e alle famiglie facendosi pagare dei prezzi. Le imprese, inoltre, offrono lavoro
e in cambio pagano salari.
Una Pubblica Amministrazione esiste per produrre e fornire beni e servizi pubblici da quelli
inderogabili (sicurezza, difesa, giustizia) a quelli derogabili. La Pubblica Amministrazione
vende i servizi pubblici in cambio di imposte: essa produce beni collettivi e se li fa pagare con
la tassazione. È l’unico soggetto economico che definisce i prezzi al quale vende i propri beni
indipendentemente dalla loro qualità. Inoltre, la Pubblica Amministrazione è anche il più
grande datore di lavoro del sistema economico: ha moltissimi dipendenti diretti a cui paga
salari. È, però, anche il più grande consumatore del sistema economico e paga prezzi alle
imprese per sfruttare i loro servizi.
Quest’idea ha come assunzione l’idea di un’economia chiusa. Avviene tutto all’interno di un
unico Stato. Tutto ciò è sempre meno vero, perché il grado di apertura verso il resto del
mondo cresce per tutti i Paesi continuamente e si parla sempre più di globalizzazione.
Considerando l’apertura ci sono quantità enormi di flussi che dall’interno vanno verso
l’esterno e viceversa. L’Italia in generale con l’import/export genera il 25% del proprio PIL.
2
ECONOMIA CHIUSA
In un’economia chiusa i valori risultati dal circuito reale e monetario sono equivalenti.
Tutti i beni e servizi prodotti e venduti che rappresentano il PIL, calcolati secondo i principi di
contabilità nazionali (ovvero eliminando le duplicazioni e ragionando in termini di valore
aggiunto) considerando un unico periodo il loro valore di mercato, corrispondono alla somma
di salari e capitali necessari per realizzarli:
PIL = REDDITO NAZIONALE PIL = Y.
à
Guardando il
PIL, cioè l’insieme del valore dei beni e servizi prodotti in un’economia
nazionale in un periodo, è possibile scomporlo in due fattori:
C – il valore dei beni e servizi destinati al consumo [possono diventare beni di
• investimento (es: matite servono per scrivere ma se le guardiamo in ottica di un
produttore di matite o cartolaio vengono usate come scorte, quindi come un
investimento)];
I – il valore dei beni di investimento utilizzati nella produzione.
•
Il fatto che un bene sia di consumo o d’investimento non dipende solo dalla sua natura ma
anche dalla natura del possessore e/o utilizzatore PIL = C + I .
à
Se guardiamo il Reddito Nazionale, cioè la somma delle remunerazioni pagate per la
produzione dei beni, anch’esso può essere destinato a due fattori:
C – al consumo, il reddito è usato per acquistare beni di consumo;
• S – al risparmio, il reddito che non si spende in un determinato periodo.
•
Il risparmio è una variabile reale: è la parte di reddito non consumato. Y = C + S
.
à
Allora PIL = C + I = C + S = Y C + I = C + S I = S, in un’economia chiusa il risparmio è
à à
uguale all’investimento. Il resto del mondo può permettere squilibri rispetto a questa
relazione ma non per sempre, solo temporaneamente. È fondamentale perché il livello degli
investimenti che un Paese può sostenere dipende dalla capacità delle famiglie di quel Paese di
risparmiare.
S = I significa fondamentalmente che:
1. In un’economia chiusa la formazione del capitale reale I è vincolata all’accumulazione
di risparmio interno S;
2. La produzione è sostenuta congiuntamente dalla domanda per consumi di beni e
servizi e dagli investimenti.
È sempre vero che, a posteriori, in un’economia chiusa I = S, ma com’è possibile che con
milioni di soggetti economici che operano autonomamente questo accada?
Devono esserci delle forze economiche che partendo da milioni di soggetti economici
autonomi permettano di arrivare a un risultato coincidente.
Le grandi forze economiche sono sostanzialmente due in un’economia chiusa:
Il meccanismo dei prezzi consumo o investimenti reali dipendono dai prezzi che
à
• modificano sia l’offerta che la domanda. Se c’è molta domanda e i prezzi salgono la
domanda rallenta; ma se i consumatori vogliono consumare poco c’è un eccesso di
offerta, poca domanda e i prezzi scendono. Se i prezzi scendono i consumatori sono
disposti a consumare di più. I prezzi e la domanda si adattano a vicenda. Un aumento
dei consumi fa ridurre velocemente le scorte delle imprese e le induce a reinvestire.
Quindi i prezzi influenzano entrambe le componenti: consumo e investimenti reali.
(QUANTA INFLAZIONE C’È)
3
Il meccanismo dei tassi di interesse i tassi di interesse hanno un impatto diretto
à
• sugli investimenti reali, perché chiunque stia valutando un investimento confronta il
rendimento atteso dell’investimento con il suo costo del capitale. Se c’è molta
propensione al risparmio, vuol dire che c’è poco consumo, quindi che si fanno pochi
investimenti. Allora le autorità monetarie abbassano i tassi di interesse per permettere
l’innalzamento del livello degli investimenti. Il movimento dei tassi di interesse
permette di riequilibrare il livello di investimenti con il livello del risparmio. In parte
questo meccanismo influenza anche il livello dei risparmi perchè al calare dei tassi
diminuisce il livello di risparmio, poiché le famiglie non trovano abbastanza
remunerativa questa opzione.
ECONOMIA APERTA
Il mondo economico in cui viviamo è fatto di scambi tra i diversi Paesi sia dal punto di vista
reale che da quello finanziario.
Con il resto del mondo gli scambi si misurano attraverso la Bilancia Commerciale, cioè il saldo
tra le importazioni e le esportazioni.
Gli scambi con gli altri Paesi avvengono:
Per
un riequilibrio qualitativo, ogni Paese produce tante cose ma non tutte quelle
• che i consumatori desiderano;
Per
un motivo quantitativo, se un Paese consuma e investe di più o di meno &n
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