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Riassunto esame Istituzioni di diritto romano, prof. La Rosa, libro consigliato Problemi possessori nell'esperienza giuridica romana, Nicosia Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame Istituzioni di diritto romano del professor La Rosa, basato su appunti personali e studio autonomo dei capitoli 1 e 2 del testo consigliato dal docente Problemi possessori nell'esperienza giuridica romana, Nicosia . Nello specifico gli argomenti presi in esame sono i seguenti: la deiectio, la lex agraria (111 a.c.), Cicerone... Vedi di più

Esame di Istituzioni di diritto romano docente Prof. R. La Rosa

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Capitolo 2

Possessio e usufructus nell’epoca ciceroniana

1 In epoca classica sappiamo che l’usufruttuario non viene considerato possessore e

questo ci viene attestato tra gli altri anche da Gaio.

Viene invece considerato il rapporto dell’usufruttuario con la cosa come naturalis

possessio,o mera detenzione.

E’ vero che non mancano fonti che parlano di possessio dell’usufruttuario,ma sono di

epoca postclassica quando già mancava il rigore tecnico dell’epoca classica o

rimaneggiati dai giustinianei.In tale epoca infati i poteri dell’usufruttuario vengono

ampliati dai giustinianei.Che ampiezza poi i giustinianei davano a questi poteri,o

quali fossero,a noi non importa,sappiamo solo che esse non valgono per il periodo

classico dove l’usufruttuario assolutamente non possiede.

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Il problema invece sorge per l’epoca antecedente,cioè l’età in cui scrive Cicerone.

In particolare Keller avanzò l’ipotesi che in tale epoca l’usufruttuario fosse

possessore assieme al dominus,basandosi sul passo 32.94 dell’orazione Pro

Caecina,(Cesenniam possedesse propter usum fructum non negas) considerando la

tutela interdettale di questi casi come sopravvivenza di questa antica concezione.

A questo autore si richiamano Kniep e Dernburg : il primo intendendo il riferimento

di Cicerone come riferentesi ad un possesso esclusivo, il secondo affermando che al

tempo della repubblica era riconosciuto il possesso all’usufruttuario.

Altri poi si aggiungono,sempre riferendosi al testo di Cicerone ,aggiungendosi anche

il Lauria che amplia i riferimenti.

Egli afferma che in epoca repubblicana si ha la tutela del possesso riconosciutogli suo

nomine per mezzo degli interdetti,mentre i giuristi imperiali che ne

disconoscerebbero il possesso gli conserverebbero comunque il possesso.

Ma qui l’interdetto non tutela il possesso come è gia chiaramente spiegato in

vaticana fr. 91 ,ma è introdotto proprio perché non applicabile quello possessorio.

Lauria si occupa anche del problema del servus fructuarius,ma cmq sia non si trovano

ad aviso di Nicosia altre tesi accettabili se non Pro Caec.32.94.

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Da questo possiamo vedere come la dottrina tradizionale abbia sempre ritenuto tale

passo solo come una ingombrante storpiatura,di fatto ignorando qualsiasi significato

potesse avere.

Alcuni sostenendo che non è da considerarsi come uno scritto tecnico,con una

terminologia rigorosa,provenendo da Cicerone,il quale era un retore e non

giurista.Qui voleva solo sostenere la relazione di fatto tra l’usufruttuario e il fondo.

Altri invece sostengono che Cicerone si esprima da avvocato,cosi furbo che vuole

sfruttare l’affermazione dell’avversario che Cesennia ha la materiale disponibilità del

fondo e quindi si mantiene nel vago appositamente quando parla del possesso che in

realtà era solo detenzione della cosa in quanto usufruttuaria.

Nicosia pero si chiede quali siano gli argomenti per sostenere la tesi che Cicerone si

esprima in senso atecnico.

Intanto constata come altrove sia perfettamente padrone della terminologia

giuridica,e poi considera che anche se qui fosse involontariamente impreciso questo

farebbe presupporre che in età repubblicana vigesse una certa confusione fuori dagli

addetti ai lavori e anche tra questi circa il fatto che l’usufruttuario non fosse

possessore.

Anche considerando invece la opposta tesi (la tecnicità di Cicerone) ,cioè che il retore

si fosse cosi espresso solo per portare punti a favore della sua tesi,non possiamo

essere d’accordo se partiamo dal presupposto che Cicerone si esprima tecnicamente.

In realtà manca un riscontro testuale preciso a favore di queste tesi,e quindi sia

opportuno cercare prove per comprendere il reale significato del passo,anche

considerando il contesto in cui è inserita.

4 IL CASO

I protagonisti del caso,sono Aulo Cecina,secondo marito di Cesennia e suo erede,e

Sesto Ebuzio.

L’oggetto di tale controversia era un fondo chiamato Fulciniano ,confinante con un

altro fondo di Cesennia,che era stato ricevuto in eredità dal primo marito,escluso

l’usufrutto lasciato al figlio.Morto il figlio e messi all’asta i beni in sua

proprietà,Cesennia vede l’occasione per rientrare in possesso dell’antico bene,e da

così incarico di comprarlo ad Ebuzio.

Egli esegue l’incarico figurando in prima persona,a lui è fatta l’addictio ,e sempre lui

promette la pecunia all’argentario,ma in realtà ci dice Cicerone,era Cesennia colei

che aveva comprato.

Cesennia a questo punto si risposa,con Cecina,e muore 4 anni dopo cosi disponendo

nel testamento : il marito Cecina prende i 69/72 dell’asse,un liberto del primo marito

2/72 ,e Ebuzio 1/72 in riconoscimento dei servigi prestati.

Ebuzio scontento allora prima contesta la capacità di Cecina di essere erede,e poi

sostiene che il fondo Fulciniano non è da considerarsi parte dell’asse ereditario

avendolo egli preso per sé.

Cicerone chiede come mai allora per ben 4 anni a Cesennia era permesso di avere il

fondo se questo in realtà gli apparteneva?

Ebuzio si difende dicendo che il terreno veniva dai beni di Fulcinio e quindi a

Cesennia ne spettava l’usufrutto.

Si era allora pensato di usare un procedimento simbolico (vis ac deductio moribus)

recandosi insieme nel fondo per le formalità del caso.

Ma giunto li Cecina trova Ebuzio e un manipolo di armati che lo minacciano di morte

se non si toglie all’istante dai piedi,buttandolo fuori con violenza e armis.

Il pretore dunque concede a Cecina l’interdicto de vi armata ma Ebuzio resiste e

negando la applicabilità di tale interdetto fa si che si arrivi al giudizio ex interdico

davanti ai reciperatores.

5 Gli argomenti delle parti

Dunque Cicerone chiede che venga data immediata applicazione all’interdetto e

restituisca il terreno.

L’avversario però risponde (ricostruiamo) che qui non si era verificata nessuna

deiectio,perche Cecina non era possessore del fondo fulciniano non avendolo

acquistato,e inoltre non ne era neanche detentore.Quindi era nel pieno diritto di

Ebuzio impedirgli di entrare.

Cicerone a questo punto è in difficoltà,sa di non potere provare seriamente il possesso

di Cecina,ma oltre a provarci lo stesso,cerca di fare passare in secondo piano tale

punto,sostenendo che il de vi armata era anche esperibile da chi non era possessore.

Certo è una difesa un po’ traballante e quindi cerca di fare leva anche su l’effettivo

possesso di Cecina del fondo,introducendolo come scontato ed extra causam,proprio

in quel punto 32.94 che ci interessa.

Certo è che se Cicerone avesse avuto solidi argomenti per provare il possesso al quale

nemmeno lui forse crede,avrebbe puntato su quello e non su un azzardo come la tesi

sostenuta (de vi armata applicabile anche da non proprietario).

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Ma analizziamo questa tesi del possesso di Cecina.

Egli sostiene che :

1. Lo stesso avversario no nega che Cesennia possedesse propter usufructum.

2. Dato che il colono a cui il fondo era stato dato in affitto era rimasto nel fondo,

morta Cesennia, il possesso passava eodem iure all’erede.

3. Cecina si era recato in tali predia e si era fatto rendere i conti dal colono.

Le perplessità a questo punto sono davvero molte.Anche volendo prendere per buono

il punto che l’usufruttuario in tale epoca possedesse se consideriamo vero il primo

punto come possiamo dare per buono il secondo?Cioè come si può pensare che tale

diritto di possesso in virtù dell’usufrutto possa essere trapassato nell’erede di lei,e

quindi nella sua stessa posizione?

Anche il terzo punto suscita dubbi e perplessità,infatti come si può ritenere il farsi

rendere i conti dal colono come un atto di apprensione?Parrebbe piuttosto un sorta di

chiusura dei conti di gestione.Certo un usufruttuario non costituire il colone detentore

o affermarsi possessore.

Risulta chiaro quindi che interpretando la nostra fase semplicemente in riferimento

all’usufrutto di Cesennia il discorso appare assurdo.Certo non si può ritenere che

Cicerone non conoscesse il regime dell’usufrutto,quindi bisogna dare una

interpretazione differente della frase incriminata.

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Esaminiamo meglio allora i testi.

Sappiamo che Cecina dice ad Ebuzio che egli aveva comprato il fondo per

Cesennia,mentre Ebuzio dice di averlo fatto per se stesso.

Ecco che allora la meraviglia di Cecina deve essere inquadrata senza partire dal

concetto di possesso dell’usufruttuario.Egli dice infatti come mai hai permesso allora

che per 4 anni cesennia possedesse indisturbata il fondo?Ebuzio ribatte che ciò si

doveva al fatto che Cesennia era usufruttuaria,con ciò di certo non possedendo il

fondo.

Quindi la frase potrebbe interpretarsi come :” Cesennia non possedeva da

proprietaria,ma aveva solo quel possesso che le spettava come usufruttuaria”.

E Cicerone avrebbe dovrebbe ribattere che si,fino ad allora aveva posseduto come

usufruttuaria,ma dal momento dell’acquisto di Ebuzio avrebbe posseduto come

proprietaria.

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In realtà il confronto coi testi chiarirà la situazione.

Al paragrafo 6.17 dopo avere detto che Ebuzio aveva acquistato all’incanto per conto

di Cesennia dice che “Cesennia fundum possedit locavitque”.

Cicerone quindi dice Cesennia prima non possedeva,era usufruttuaria,se da questo

momento (acquisto di Ebuzio su suo incarico) in poi invece possiede.

C’è qui anche il termine locavit che indica non una nuova acquisita facoltà collegata

al possesso,ma cerca di dimostrare la certa locazione come prova dell’avvenuto

acquisto del possesso (che non ha altre prove per sostenere).L’abilità di Cicerone è

dunque notevole : presenta la avvenuta locazione ,dato che era ammesso da entrambe

le parti, come fatto a riprova dell’atteggiamento non di un nuovo potere che gia aveva

come usufruttuaria,ma come sintomo di un atteggiamento mutato a causa

dell’avvenuto acquisto.Un locavit dunque rafforzativo dell’avvenuto acquisto

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Considerando quindi il passo Cicerone ci dice che Cesennia possedette dopo avere

anche effettuato l’acquisto lasciandoci quindi presupporre che ben sapeva come

l’usufruttuario non fosse possessore,e possiamo ben capire per le nostre

argomentazioni cosa valga ciò.

Ci dice inoltre che Cesennia non muta la qualità del possesso ma semplicemente

possiede; ecco quindi che l’obiezione di Ebuzio (detenzione come usufruttuaria) è

inequivocabile : Cesennia non poteva possedere perché era usufruttuaria.Appare

chiaro che Cicerone non si sarebbe fatto scappare se fosse stato vero che ritenesse il

possesso come facoltà dell’usufruttuaria l’occasione di ribadire,prima possedeva a

titolo di usufrutto e poi a titolo di proprietà.

I due brani quindi (6.17 e 7.19 ) ci fanno vedere che :

• Cicerone e il suo avversario sapevano perfettamente che l’usufruttuario non

aveva il possesso

• Cicerone non riconduce mai il possesso alla qualità di usufrutto ma al diritto

acquisito a seguito dell’acquisto del fondo.

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Riepilogando ecco cosa possiamo dedurre dall’analisi del brano 32.94 :

1. Cicerone sa che difficilmente potrà provare il possesso di Cecina

2. La frase “Cesseniam possedesse propter usum fructum non negas” se intesa

come possesso di Cesennia basata sull’usufrutto non può sostenere le

argomentazioni successive

3. Che tali argomenti non potrebbero basarsi sulla qualità di usufruttuaria di

Cesennia.

E dai brani 6.17 e 7.1 :

4. Cicerone voleva si intendere possesso ma non come usufruttuaria,ma come

proprietaria.

5. Ad entrambi i contendenti era chiaro come l’usufruttuario non era possessore.

Da questo deduciamo quindi :

a) Cicerone al contrario di quanto sostenuto non afferma il possesso di Cesennia

come usufruttuaria,ma come vera e proprietaria

b) La frase non può essere interpretata nel senso che l’avversario di Cicerone

sostenesse che Cesennia avesse il possesso si ma come usufruttuaria,ma che

invece alla affermazione del possesso rispondesse con l’affermazione di

semplice usufrutto e non di possesso.

Ecco quindi che la mescola dei due argomenti di possesso e usufrutto è operata ad

arte da Cicerone,il quale mette in secondo piano il punto centrale : il possesso di

Cecina.E allora aggancia l’asserito possesso al precedente possesso di Cesennia,non

usufrutto.Tant’è che cosi come prima Cesennia possedeva per mezzo di un colono


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Riassunto per l'esame Istituzioni di diritto romano del professor La Rosa, basato su appunti personali e studio autonomo dei capitoli 1 e 2 del testo consigliato dal docente Problemi possessori nell'esperienza giuridica romana, Nicosia . Nello specifico gli argomenti presi in esame sono i seguenti: la deiectio, la lex agraria (111 a.c.), Cicerone nel pro tullio e nel pro caecina, Gaio nelle sue Istituzioni, le Istituzioni imperiali, il possessio e l'usufructus nell’epoca ciceroniana.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof La Rosa Renato.

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