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Riassunto esame Istituzioni di Diritto Pubblico, prof. Cerri, libro consigliato Manuale di Diritto Pubblico, Barbera Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Istituzioni di Diritto Pubblico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Diritto Pubblico, Barbera. Analisi dei seguenti argomenti: l’ordinamento giuridico ed il diritto costituzionale (pluralità delle organizzazioni sociali e degli ordinamenti), i modelli teorici (teorie normativistiche, istituzionaliste, marxiste-leniste),... Vedi di più

Esame di Istituzioni di diritto pubblico docente Prof. A. Cerri

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ESTRATTO DOCUMENTO

“la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…”

 limiti dei diritti inviolabili:

a) generale: il divieto di utilizzare i diritti a fini discriminatori Art. 3 Cost. = Tutti i cittadini hanno pari dignità

sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di

condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e

l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori

all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

b)specifici: posti in costituzione o con rinvio alla legge

I diritti della personalità ex art. 2 Cost.

a) diritto alla vita:

- prima della nascita : tutela del concepito (aborto, fecondazione assistita)

- dopo la nascita (divieto pena di morte, art. 27 Cost.= La responsabilità penale è personale.

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere

alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle

leggi militari di guerra.

b) Diritto all’integrità fisica (divieto atti lesivi del proprio corpo art 5 c.c. ) e morale (ingiuria,

diffamazione)

c) Diritto all’onore.

d) Diritto all’identità personale ed al libero orientamento sessuale (diritto alla rettifica; diritto

al mutamento sessuale)

e) Diritto alla riservatezza (diritto alla privacy) all’accesso e all’autodeterminazione informat.

f) Diritto all’obiezione di coscienza (artt. 16 e 21 Cost.)

g) Diritto del minore ed essere inserito in una famiglia

h) Diritto all’abitazione

Il principio pluralista Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali

ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,

economica e sociale.

 Dottrina politica che riconosce la pluralità delle varie componenti sociali, politiche, culturali e sim. e sostiene

il loro diritto ad esprimersi ed organizzarsi autonomamente

 Il pluralismo sociale condizione del pluralismo istituzionale, il soggetto non è solo un semplice

individuo, ma può anche aggregarsi (partiti politici, sindacati, etc.)

 La tutela dei diritti nelle e dalle formazioni sociali

 I diritti inviolabili delle formazioni sociali.

 I limiti esterni posti alle formazioni sociali.

 Clausola aperta e non limitata alle sole formazioni sociali previste in Costituzione (famiglia, scuola,

sindacati, partiti)

Il principio solidarista Art. 2.

La Repubblica […] richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 La simmetria tra diritti inviolabili e doveri inderogabili di solidarietà

 Numero chiuso o clausola aperta?

 I singoli doveri:

A) di fedeltà alla Repubblica (non funzionalizzato) art 54 Cost. = Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla

Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di

adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

B) di difesa della patria Art 52 Cost= La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di

lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici.

L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

C) di svolgere un lavoro socialmente utile, art. 4 Cost.= La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e

promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che

concorra al progresso materiale o spirituale della società.

D) di voto Art 48= Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura

l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel

numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di

indegnità morale indicati dalla legge.

E) di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio, art. 30Cost.= È dovere e diritto dei

genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della

famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

F) di prestazioni(Contenuto dell'obbligazione costituito dal contegno del debitore.) matrimoniali in base alla legge

(art. 23 Cost.= .): la capacità

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge

contributiva ed il criterio di progressività (art. 53.2 Cost.= Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.)

Capacità contributiva: capacità del soggetto di poter contribuire alle spese dello stato, nel momento in cui abbia soddisfatto

i mie bisogni personali.

Progressività: aumento delle aliquote. Percentuale da applicarsi alla base imponibile per determinare l'imposta o la tassa

dovuta.

I diritti di libertà dallo Stato (c.d. libertà negative o diritti civili dell’individuo )

Pretesa nei confronti dello Stato affinché non intervenga

1. libertà personale (art. 13 Cost.= La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di

ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato

dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza,

indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che

devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive

quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle

persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione

preventiva.

2. Libertà di domicilio (art. 14 Cost.= Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo

le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati

da leggi speciali.

3. Libertà di segretezza della corrispondenza (art. 15 Cost.= La libertà e la segretezza della corrispondenza e di

ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato

dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

4. Libertà di circolazione e di soggiorn o (art. 16 Cost.= Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in

qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità

o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

La libertà personale

Art. 13 Cost.

1. la libertà personale è inviolabile

2. è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposta a restrizione di libertà

Soggetto: Tutti (cittadini, stranieri, apolidi)

Oggetto: ogni restrizione della libertà personale

a) le coercizioni ( fisiche interne

Il costringere qlcu. ad agire come non vorrebbe, usando la forza, facendo minacce e sim.)

(c.d. habeas corpus) tranne di lieve entità esterne (impronte, foto, accompagnamento coattivo dal giudice

(c.d. criterio quantitativo).

b) Le coercizioni non fisiche o morali (art. 13.4 cost. che degradano la dignità sociale della persona

(c.d. criterio qualitativo)

La libertà personale

Art. 13.2 Cost.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione

della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla

legge.

Garanzie :

a) illegittimità degli atti non statali lesivi della libertà personale

b) riserva assoluta di legge: nei soli casi (reati – presupposti misure di sicurezza) e modi (codice di

procedura penale) da essa previsti: i limiti sostanziali alla penalizzazione (riserva rinforzata)

c) riserva di giurisdizione (Funzione di amministrare la giustizia assicurando l'attuazione della legge nei casi

concreti.)

d) motivazione dell’atto limitativo (art. 111.6 Cost. = Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

e) Ricorso al tribunale della libertà per riesame ovvero in Cassazione per violazione di legge( art. 111.6 )

La libertà personale

Art. 13.3 Cost.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica

sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore

all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e

restano privi di ogni effetto.

Intervento eccezionale dell’autorità di pubblica sicurezza ulteriormente limitato

a) tassatività casi di eccezionale necessità ed urgenza (arresto in flagranza da parte della polizia giudiziaria

da parte del pubblico ministero)

b) comunicazione entro 48 ore all’autorità giudiziaria e convalida di quest’ultima entro le successive 48 ore.

La libertà personale

Art. 25.3 Cost.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

Le misure di sicurezza (post delictum)

a) adottate nei soli casi tassativamente previsti dalla legge dall’autorità giudiziaria (art. 206 c.p.)

b) per difesa sociale nei confronti di persone la cui pericolosità sociale è desunta alla commissione di un

reato

c) provvedimenti temporanei suscettibili di riesame : riformatorio, ricovero in ospedale psichiatrico, lebrtà

vigilata

La libertà personale

Art. 13.5 Cost.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

La carcerazione preventiva o cautelare (custodia cautelare)

a) non più conseguenza di un mandato obbligatorio di cautela

b) ma misura disposta dal giudice per evitare

1. inquinamento delle prove

2. fuga dell’imputato

3. pericolo commissione “gravi delitti”

c)limiti massimi per la legge in relazione alla gravità del reato, in base alla presunzione di non colpevolezza

Art. 27.2 =L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

d)principi di adeguatezza e proporzionalità: misure alternative (arresti domi., cauzione).

La libertà personale

Art. 27.3

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del

condannato.

Restrizione e pene

a) divieto di violenza fisica e morale (art. 13.4 Cost.) o di trattamenti contrari al senso di umanità (art. 27.4

Cost.)

b) il bilanciamento tra prevenzione, restrizione e rieducazione

c) divieto della pena di morte Art. 27.4 Cost. = Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle

leggi militari di guerra.

d) ragionevole proporzionalità tra reato e pena.

Libertà di circolazione e di soggiorno

Art. 16 Cost.)

a) ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le

limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna

restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

b) Ogni cittadino libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Soggetto: tutela costituzionale per i soli cittadini

Oggetto:

1. libertà di circolare e risiedere sul territorio nazionale

2. libertà di espatrio temporaneo o definitivo (diritto al passaporto)

3. divieto di restrizione per motivi politici

Limiti: riserva di legge rinforzata per:

a) motivi di sanità (cordone sanitario);

b) motivi si sicurezza (coprifuoco)

Differenza tra libertà di circolazione e libertà personale: quali provvedimenti limitativi devono essere adottati dal

giudice e quali dal prefetto?

Le misure di prevenzione ( ante o praeter delictum ) adottate nei confronti di persone presuntamene considerate

pericolose per la sicurezza pubblica (costituzionali?)

1. abitualmente dediti a traffici delittuosi o che vivono dei loro proventi

2. sovvertitori dell’ordinamento statale

3. neofascisti o ricostruttori del partito fascista

4. stranieri che non dimostrino fonti di sostentamento

provvedimenti di natura:

1. personale (obbligo o divieto di soggiorno, foglio dio via, sorveglianza speciale, obbligo di rimpatrio,

divieto stadio)

2. patrimoniale 8sequestro, confisca, cauzione)

 per la dottrina il prefetto può adottare solo le misure “in via generale” e non ad personam, di

competenza del giudice ex. Art. 13 Cost.

 per la corte così, invece, il perfetto può adottare misure personali nei casi tassativamente previsti

“in via generale” dalla legge, salvo ricorso all’autorità giudiziaria.

La libertà di domicilio

Art. 14.1 Cost. = il domicilio è inviolabile (diritto della personalità)

Soggetto: persona fisica (stranieri e apolidi compresi) o giuridica

Oggetto:

1. libertà di stabilire il proprio domicilio;

2. libertà di comiere nel proprio domicilio qualunque attività lecita

3. diritto di impedire l’accesso altrui al proprio domicilio

Domicilio: come proiezione spaziale della libertà personale

a) no nozione civile (sede principale affari e interessi)

b) oltre nozione penale (dimora, abitazione, ufficio, albergo)

c) ma nozione costituzionale come ogni luogo da cui, in base ad un titolo giuridico, si abbia il diritto di

eludere altri (tenda, auto, roulotte, bagaglio)

interpretazione estensiva:

a) diritto alla riservatezza

b) diritto ala casa (art. 47.2 cost. = Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla

proprietà diretta coltivatrice e aldiretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

La libertà di domicilio

Art. 14.2

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla

legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Garanzie:

a) riserva assoluta i legge

b) riserva di giurisdizione

c) atto motivato ex art. 111.6 Cost.

d) intervento eccezionale della pubblica sicurezza (flagranza di reato, evasione)

La libertà di domicilio

Art. 14.3 Cost.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali

sono regolati da leggi speciali.

Accertamenti ed ispezioni a fini conoscitivi e non coercitivi (altrimenti soggetti all’art. 13 Cost.):

 ammessi solo per:

a) motivi di sanità (ispezioni NAS, ispezioni dei luoghi di lavori ed igieniche)

b) motivi di incolumità pubblica (sicurezza luoghi di lavoro)

c) fini economici e fiscali (verifiche tributarie, Guardia di finanza)

 previsti in leggi speciali

 no riserva di giurisdizione (non hanno bisogno del mandato del giudice)

Libertà e segretezza della corrispondenza

a) la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili

b) la loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato della autorità giudiziaria con le garanzie

stabilite dalla legge

Oggetto: libertà – segretezza d’ogni comunicazione riservata tra soggetti determinanti (lettera, telefonata,

telegramma, e-mail)

Limiti: (ad. Es. sequestro, intercettazione , interruzione, solo su mandato del giudice):

a) per atto motivato dell’autorità giudiziaria

b) nei casi previsti dalla legge, al quale li prevede:

1. solo per talune categorie di reati

2. in presenza di gravi indizi di reato

3. assolutamente indispensabili

4. inutilizzabilità delle intercettazioni illecite

I diritti di libertà nello Stato (c.d. libertà positive o diritti politici)

 Libertà di riunione art. 17 Cost.= I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per

.

comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica

 Libertà di associazione art. 18 Cost.= I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per

fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante

organizzazioni di carattere militare.

 Libertà di religione e di coscienza art. 19 Cost.= Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede

religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il

culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

 Libertà di manifestazione del pensiero, diritto all’informazione e libertà della stampa

art. 21 Cost.= Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro

mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge

sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per

l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il

sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente,

e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro

ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa

periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La

legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Libertà di riunione

Art. 17 Cost.

1. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

2. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

3. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per

comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Soggetto: solo i cittadini

Oggetto: volontaria compresenza di più persone in uno stesso luogo in un tempo predeterminato e per uno scopo

comune prestabilito- RIUNIONE-. (es. cortei, convegni, precessioni, trattenimenti, spettacoli)

Diverso da:

a) associazione perché manca stabilità e organizzazione

b) assembramento perché non occasionale

protezione particolare in determinati luoghi (lavoro, scuola) o circostanze (comizi elettorali senza preavviso)

interesse a : mantenersi riuniti più che a riunirsi in un dato luogo per poter esercitare altre libertà (/di pensiero, di

insegnamento, di culto)

Libertà di riunione

Le riunioni in luogo aperto al pubblico (cioè di accesso volontario o limitato) e in luogo privato senza obbligo di

preavviso

Le riunioni in luogo pubblico (cioè di libero accesso):

a) non occorre autorizzazione ma…

b) …obbligo di preavviso tre giorni prima al questore (chiusura strade, servizio d’ordine)

c) possibile divieto o limiti solo per comprovati motivi di sicurezza o d’incolumità pubblica (disordini, si al

gay- pride)

la riunione è un luogo aperto in pubblico e un luogo in cui si deve accedere volontariamente. Si preavviso no

autorizzazione. Ci si può accedere anche senza interesse, es. comizio in piazza)

Limiti: lo scioglimento della riunione

a) in qualunque luogo, se non si svolge in modo pacifico e senz’armi (tranne allontanamento o fermo

soggetti isolati)

b) Per le riunioni in pubblico in caso di mancato preavviso (sacrificio diritto dei partecipanti?)

La libertà di associazione

“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli

dalla legge penale.”

Associazione come insieme di soggetti legati da un vincolo permanente che danno vita ad un organizzazione

stabile per il perseguimento di un fine comune di vaia natura

Il diritto di associazione in relazione ai principi personalista (luogo di svolgimento della personalità) e pluralista

ex. Art. 2 cost. (libertà di più associazioni perseguenti uno stesso scopo)

Oggetto:

a) diritto positivo di costituire un’associazione o di associarsi

b) Diritto negativo di non associarsi o di recedere dall’associazione talora subordinato all’interesse pubblico

(ordini professionali, federazioni sportive, consorzi obbligatori)

La libertà di associazione

“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli

dalla legge penale.”

Le associazioni non devono seguire sempre la costituzione, fin tanto che perseguono i propri scopi

Garanzie:

a) non occorre più autorizzazione

b) corrispondenza tra ciò che non è vietato al singolo e ciò che può perseguirsi in forma associata

(associazione a delinquere)

c) diritto individuale e non funzionale i cui limiti, pertanto, non riguardano i fini ed i valori

costituzionalmente protetti (c.d. democrazia protetta)ma il modo con cui esso è esercitato

- liceità della propaganda antinazionale

- liceità delle associazioni politiche che svolgono attività contraria agli ordinamenti

politici costituiti nello stato (monarchia).

La libertà di associazione

Art.18.2

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante

organizzazioni di carattere militare.

Le associazioni segrete

a) elementi di segretezza: finalità, soci, attività 8noti invece nei casi delle logge massoniche)

b) interferenza sull’esercizio delle funzioni degli organi costituzionali (P2)

c) scioglimento tramite

- dapprima sentenza passata in giudicato

- poi decreto P.d.C. previa delibera (P2)

le associazioni politiche di carattere militare

a) non che fanno uso delle armi ma organizzate in modo paramilitare( organizzazione del comando in

maniera militare, uso di divise…)

b) che perseguono scopi politici, anche indiretti, con l’uso della violenza o della minaccia (no boy scaut, si

squadre fasciste)

c) divieto di ricostituzione del partito fascista (XII disp. Trans. Fin.)

I diritti ad esprimere,a ricercare, a insegnare

 libertà di manifestazione del pensiero, diritto all’informazione e libertà della stampa , art. 21 Cost

 libertà di religione e di coscienza art. 19 Cost.

 libertà dell’arte e della ricerca scientifica art. 33 Cost.= L'arte e la scienza sono libere e libero ne è

l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse

piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per

l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti

stabiliti dalle leggi dello Stato.

 Libertà della scuola e nella scuola art. 33 Cost., diritto all’istruzione e diritto allo studio art. 34= La scuola

è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che

devono essere attribuite per concorso.

Libertà di manifestazione del pensiero

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro

mezzo di diffusione.

Libertà fondamentale. Condizione essenziale per formare: associazioni, organizzazioni, etc.

 La libertà di manifestazione del pensiero come pietra angolare della democrazia pluralista

 Libertà non solo di esprimere ma soprattutto di divulgare il proprio pensiero a una pluralità

indeterminata di destinatari.

 Soggetti : non solo i cittadini ma anche stranieri, formazioni sociali, enti

a) tutela particolare: insindacabilità parlamentare, giudici costituzionali

b) limiti particolari: Capo dello stato, funzionai pubblici, militari, magistrati, appartenenti ai sevizi

segreti tenuti al segreto (giudiziario, militare, di stato)

Libertà di manifestazione del pensiero

Oggetto: tutela amplissima

a) libertà positiva (diritto di autore)

b) libertà negativa (diritto al silenzio, diritto al segreto)

c) diritto non di disporre ma di accedere e costituire mezzi di informazione (art. 41 Cost.= L'iniziativa

economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità

umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere

indirizzata e coordinata a fini sociali.

d) Diritto di informare (cronaca)

e) Diritto ad essere informati (pluralismo delle fonti informative, pluralismo dell’assetto informativo)

Libertà di manifestazione del pensiero

Art. 21.6

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La

legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Il limite esplicito del buon costume

a) non morale corrente ma comune senso del pudore e pubblica decenza

b) limite storico e non assoluto (anticoncezionali, nudo)

c) sanzione penale (reati); misure preventive (nulla osta, censura, divieto minori) e successive (sequestro

stampa, film)

I limiti (comparazioni fra diversi interessi)

- diritto della persona (onore, riservatezza, dignità personale)

- il divieto di discriminazione (art. 3 cost. = Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,

senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e

l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i

lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

- il diritto d’autore

- la sicurezza pubblica (istigazione, apologia( di reato

Discorso in difesa di sé )

La libertà di stampa

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni preventive o censure precedenti la pubblicazione (art. 21.2

Cost.) (piuttosto deposito copie in prefettura)

 Si può procedere a sequestro per atto motivato dall’autorità giudiziaria art. 21.3 Cost. = Si può procedere a

sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa

espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei

responsabili.

a) per determinati reati previsti dalla legge; pubblicazioni oscene, apologia fascismo, violazione diritti autore

b) in caso di omissione dell’indicazione del direttore responsabile, dell’editore e dello stampante

(registrazione per evitare stampa anonima)

 In caso di assoluta urgenza sequestro eseguito dalla polizia giudiziaria che devono darne comunicazione al

giudice entro 24 ore, il quale deve convalidarlo entro le 24 ore successive, pena la revoca (art. 21.4= In tali

casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro

della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai

oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore

successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La libertà di stampa

Art. 21.5= La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento

della stampa periodica.

 La disciplina particolare sui giornalisti:

a) ordine professionale (non costituzionale: diritto di non associarsi)

b) diritto di cronaca nel rispetto della verità dei fatti, dell’interesse generalizzato alla loro conoscenza, della

corretta forma espositiva

c) segreto professionale, il giornalista può appellarsi ad esso

d) diritto di rettifica

Il sistema radiotelevisivo

 1960: monopolio concessionaria pubblica (RAI) in base alla limitazione delle frequenze e al preminente

interesse generale

 1974 apertura emittenti esterne e quelle locali via cavo ed etere

 1980: creazione network nazionale tramite “cassettazione”(uso di VHS in tutte le deter. emittenti private)

 1990: legge 223/1990 (c.d. Mammi) fotografa duopolio televisivo (tetto 25% delle 12 concessioni, quindi

per ogni privato 2,2 concessioni)

 1994: sentenza corte costituzionale sul pluralismo interno al servizio pubblico e esterno con più emiettenti

private

a) incostituzionalità del tetto del 25%

b) divieto concentrazione imprese Tv ed editoriali

 1997: legge 249/1997 (c.d. Maccanico):

a) istituzione Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;

b) divieto positivo dominanti nel sistema delle comunicazioni (tra cui 20% delle 11 reti terrestri) senza

prevedere termine

 2002: con sentenza n. 466 la Corte dichiara incostituzionale l’assenza del termine “rete4” via satellite e

RAI3 senza pubblicità (31 dic. 2003)

 2004: legge 112/ 2004 (c.d. Gasparini): istituzione S.I.C. (sistema integrato comunicazioni)limite 20%

calcolato su tv terrestri e digitali, divieto concentrazioni tv- stampa. 20% non solo per le tv, ma anche per

le radio, giornali ecc.

Il rapporto tra Stato e fenomeno religioso

I due livelli del fenomeno religioso

1. individuale – collettivo (art19= Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi

forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si

tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 20= Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono

essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità

.)

giuridica e ogni forma di attività

2. istituzionale (art. 7= Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non

richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8 = Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non

contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

La libertà religiosa

Art19= Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o

associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti

contrari al buon costume.

La libertà religiosa come prima libertà: fondamento costituzionale e internazionale

Collegamento tra art. 19 e artt. 3(uguaglianza), 18 associazione e 21 (pensiero) Cost.

Oggetto:

a) libertà di professare una fede (obiezione di coscienza- tutela della religione- )

b) libertà di propaganda

c) libertà di culto

d) libertà di non credere (giuramento a Dio davanti una corte)

la libertà di religiosa è stata sempre uno dei motivi di contrasto fra le Nazioni. Si ritiene che la libertà di

religione significa dare modo a ciascuno di credere senza imposizione.

Se si pensa durante il fascismo non vi era libertà di religione, ma vi era la religione di stato.

 Il limite del buon costume per le confessioni acattoliche:

a) ne ordine pubblico,

b) né ordinamento giuridico,

c) ma morale sessuale corrente (la morale ha evoluzione storica: si veda la concezione del nudo ieri e oggi)

I Principi religiosi si sono sempre più uniti hai principi dello Stato

 Libertà di religione vs. diritti fondamentali:

a) Testimoni di Geova (non tollerano le trasfusioni di sangue)

b) Musulmani (diversi usi e costumi)

Il nostro ordinamento fa prevalere i diritti fondamentali

Art. 8.1 Cost.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

 L’eguale libertà delle confessioni religiose davanti alla legge…

 …ma non l’eguaglianza di tutte le religioni davanti alla legge…

 la recente giurisprudenza costituzionale tendente all’eguaglianza fra le religioni tramite il superamento

della tutela particolare della religione cattolica quale religione della maggioranza dei cittadini.

a) L’illegittimità costituzionale del reato di vilipendio della religione cattolica (Corte Cost. 508/2000)

Il rapporto tra Stato e chiesa cattolica

Art. 7.1 Cost.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

1) fase confessionale : la cattolica come religione di stato, mentre gli altri culti erano “tollerati”(art. 1 statuto

albertino)

2) fase laicista : libera Chiesa in libero stato (Cavour 1861)

3) la presa di Roma (20 settembre 1870) e la legge delle guarentigie (1871) non accettata dalla chiesa.

Legge delle guarentigie Legge emanata dal Parlamento del Regno d'Italia il 13 maggio 1871, che concedeva una serie di

garanzie (guarentigie, secondo il lessico dell'epoca) alla Chiesa di Roma, riconoscendo la piena libertà di esercizio dei

poteri spirituali, il possesso papale dei palazzi del Vaticano, del Laterano e della villa di Castelgandolfo e l'inviolabilità

della persona del pontefice. Inoltre assicurava alla Santa Sede una dotazione di 3.225.000 lire, pari a quella di cui fruiva

in precedenza. Nonostante il papa non l'avesse riconosciuta, la legge rimase in vigore fino al 1929, quando i rapporti tra

Stato italiano e Vaticano furono ridefiniti con i Patti lateranensi.

4) Patto Gentiloni (1913) supera il no expedit di Pio IX

5) I patti Lateranensi (1929):

- Trattato istituito dallo Stato Città del vaticano

- Convenzione finanziaria

- Concordato

Patti lateranensi Accordi stipulati l'11 febbraio 1929 per regolamentare le relazioni tra lo Stato italiano e la Santa Sede e porre così fine

alla “questione romana”, che si era aperta nel 1870 con l'annessione dello Stato Pontificio al nuovo Regno d'Italia. Nel 1871, con la

legge delle guarentigie, il governo italiano aveva riconosciuto a papa Pio IX e ai suoi successori il possesso dei palazzi del Vaticano e

del Laterano e il diritto a una rendita annua di 3.250.000 lire come indennizzo per le perdite territoriali subite; il pontefice aveva però

respinto ogni ipotesi di accordo, ritirandosi (imitato dai suoi successori) nella piccola enclave di Città del Vaticano, all'interno di Roma.

I negoziati per la composizione dell'annosa questione si aprirono nel 1926 e si conclusero nel 1929 con la solenne firma apposta ai Patti

lateranensi dal re d'Italia Vittorio Emanuele III, dal capo del governo Benito Mussolini e (per il papa Pio XI) dal cardinale Pietro

Gasparri, segretario di stato pontificio. Gli accordi, che abrogarono la legge delle guarentigie, comprendevano un trattato politico e un

concordato. Con il primo veniva ufficialmente creato lo stato indipendente della Città del Vaticano, sotto la piena sovranità della Santa

Sede; il papa si impegnava a mantenersi neutrale nelle questioni internazionali e ad astenersi dalla mediazione nel caso di conflitti se non

specificamente richiesto da tutte le parti in causa.

Il concordato riconosceva il cattolicesimo religione di stato in Italia, definiva una nuova disciplina del matrimonio e dell'insegnamento

della religione, mentre un'intesa di natura finanziaria accordava alla Santa Sede un compenso monetario di 750 milioni di lire in contanti

e un miliardo in consolidato come risarcimento della perdita del potere temporale avvenuta nel 1870.

Nel secondo dopoguerra, alla nascita della Repubblica italiana, i Patti lateranensi furono inclusi nella Cosituzione (art. 7), nonostante le

discussioni accese e grazie a un voto favorevole del Partito comunista, voto che divise lo schieramento laico. Nel 1984 la Santa Sede,

nella persona del segretario di stato, il cardinale Agostino Casaroli, e il governo italiano, nella persona del presidente del Consiglio

Bettino Craxi, procedettero alla revisione del trattato, con l'innovazione di non considerare più il cattolicesimo religione ufficiale dello

stato italiano.

6) la costituzione (1948): reciproca indipendenza e sovranità; riconoscimento dei patti Lateranensi.

Art. 7.2

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non

richiedono procedimento di revisione costituzionale.

 La necessità di regolare i rapporti tra stato e Chiesa nelle materie di comune interesse (matrimonio,

assistenza religiosa nei luoghi pubblici)

 Natura costituzionale del contenuto dei Patti o del metodo pattizio?

- non del contenuto altrimenti avremmo norme costituzionali modificabili senza seguire l’iter di

revisione costituzionale

- ma del metodo per cui solo le modifiche unilaterali necessitano del procedimento di revisione

costituzionale

In Italia non vi è tanta separazione tra Stato e religione cattolica. Si può manifestare la propria religione anche al

pubblico. Noi intendiamo il fenomeno religioso come un fenomeno sociale. Differenza della Francia, dove vi è la

massima separazione. Religione fenomeno personale.

Art. 7.2

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non

richiedono procedimento di revisione costituzionale.

 Legge rinforzata sindacabile in riferimento ai principi supremi dell’ordinamento costituzionale (Corte

Cost. 175/1973)

 Le modifiche del Concordato del 18 Febbraio 1984:

a) abolizione della religione di Stato cattolica

b) non indissolubilità del matrimonio

c) non necessità annullamento matrimonio da parte del Tribunale ecclesiastico

d) facoltatività insegnamento religione

Art. 8.1 e 8.2 e 8.3

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non

contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa

di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni

forma di attività.

La libertà dell’arte e della ricerca scientifica

Art. 33.1

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

 La libertà della scienza come specificazione della libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) ed

attuazione del principio personalista (art. 2 Cost.) da cui viene a sua volta limitata.

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La libertà dell’arte e della ricerca scientifica

Vi sono però limiti alla ricerca scientifica: clonazione riproduttiva vietata, organismi geneticamente modificati, il

problema delle biotecnologie.

La scuola

Art. 33.1

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La libertà di insegnamento nella scuola limitata:

a) non solo dal buon costume

b) ma anche finalità educative (tranne scuole private)

Art. 33.2

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che

devono essere attribuite per concorso.

Art. 33.

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse

piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per

l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti

stabiliti dalle leggi dello Stato.

La famiglia

Art. 29 Cost.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a

garanzia dell'unità familiare.

Art. 30

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei

membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento

dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Il principio di eguaglianza

Art. 3.1 e 3.2

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di

lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà

e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti

i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 I due principi di:

- eguaglianza formale (art. 3.1) dinanzi alla legge: Stato liberale

- eguaglianza sostanziale (art. 3.2) come promozione dell’uguaglianza: Stato sociale.

Il principio di eguaglianza formale

Art. 3.1 Cost.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di

lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

 L’eguaglianza non solo dei cittadini ma di tutte le persone fisiche e giuridiche.

 L’eguaglianza davanti alla legge nello Stato liberale:

1) la pari efficacia della legge applicata imparzialmente sull’intero territorio a tutti i cittadini:

- dalla pubblica amministrazione (art. 97 Cost.), non vi possono essere punteggi per chi

viene da una determinata regione(vedi conc. pubbl Lombardia), ceto sociale, etc.

- dal giudice (art. 101 Cost.), posti in posizione di imparzialità.

2) il contenuto generale ed astratto della legge (norme di diritto privato)

 l’eguaglianza dinanzi alla legge dello Stato sociale:

- non come divieto assoluto di distinzioni…ma come eguale trattamento di

situazioni eguali e diverso trattamento di situazioni diverse.

a “Totti” non fanno NULLA

Principio di eguaglianza: Lo Stato da € 1.000 a tutti i figli: al “disgraziato”fanno MOLTO

Questo non è Principio di uguaglianza perché si è trattato in modo uguale, una situazione molto diversa.

 Divieto di discriminazioni e parificazioni irragionevoli nell’attività normativa :

a) privata (gabbie salariali)

b) pubblica: il contenuto della legge che può essere determinato e particolare in favore di categorie sociali,

gruppi, zone…

Il principio di uguaglianza: trattare in modo eguale chi si trova in una situazioni di parità, e in modo diverso chi si

trova in condizioni di diversità.

Ma chi stabilisce se le condizioni sono diverse o uguali? La corte Costituzionale controlla la ragionevolezza del

trattamento.

Il pericolo di arbitri che svuotino il principio di eguaglianza:

a) la presunzione di irragionevolezza per le discriminazioni fondate

sulle categorie esemplificative, salvo deroghe costituzionali

1) sesso (pari opportunità salvo ragioni fisiologiche, c.d. azioni positive) DISCRIMINAZIONI

2) razza (reazione fascismo) IRRAGIONEVOLI

3) lingua , salvo tutela minoranze linguistiche

4) religione

5) opinioni politiche

6) condizioni personali

7) condizioni sociali (non riconoscimento titoli nobiliari)

b) il principio di uguaglianza come doverosa ragionevolezza della legge: la legge deve trattare in modo uguale

situazioni ragionevolmente uguali

- il controllo di ragionevolezza della Corte costituzionale tramite il tertium comparationis, la quale:

1) parifica situazioni che il legislatore aveva irragionevolmente distinto. Ad esempio: infortuni sul

lavoro uomo/donna, l’uomo prendeva di più; T.F.R.. ai figli e non ai genitori; diversa prescrizione

tra pensioni e stipendi

2) distingue situazioni che il legislatore aveva irragionevolmente parificato (sove et repete= paga e fai

ricorso)

3) censura le eventuali omissioni irragionevoli del legislatore, l’eccesso di potere legislativo e dil

costo delle sentenze della Corte Cost.

Il principio di uguaglianza sostanziale

Art. 3.2

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà

e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti

i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 Il principio di uguaglianza sostanzia: dello Stato di diritto allo Stato sociale che, rimuovendo gli ostacoli

economico- sociali, si pone come fine il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione

dei cittadini

 Valore programmatico o valore precettivo ?

(Relativo a un programma) (insieme di regole)

 Non uniformità di trattamento ma parità di condizioni: l’uguaglianza come pari opportunità di mezzi e non

di risultato

 Il diverso riferimento dapprima ai cittadini e poi ai lavoratori non implica una scelta classicistica perché

lavoratori sono tutti i cittadini che concorrono al progresso materiale e spirituale della società.

 Traduzione del principio di uguaglianza: il trattamento di favore per:

1) lavoratori subordinati

2) donne e minori, condizioni di lavoro tali da assicurare svolgimento funzione familiare e madre

3) minore

4) meno abbienti: diritto alla difesa; progressività sistema tributario

5) diritto dei capaci e meritevoli di andare avanti negli studi.

 Il difficile equilibrio tra uguaglianza e libertà: l’uguaglianza non è il fine della libertà ma il suo

presupposto.

I diritti sociali (c.d. diritti medianti lo stato)

Diritti che costano

I diritti sociali consistono nell'obbligo dello stato di intervenire per assicurare alla persona e al cittadino il

godimento di alcuni beni e servizi fondamentali.

sono diritti della persona alcuni diritti sociali come: il diritto alla salute, all'istruzione, il diritto a un'equa

retribuzione del lavoro.

Rientrano invece tra i diritti del cittadino i diritti sociali come: il diritto al lavoro, il diritto alla sussistenza e

all'assistenza sociale.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli

indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso

violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33 vedi scuola

Art. 34 vedi scuola

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé

e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia,

invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L'assistenza privata è libera.

Il diritto alla salute

Assistenza sanitaria Insieme di servizi prestati a livello sociale, soprattutto da istituzioni governative, allo scopo

di salvaguardare e migliorare la salute della popolazione. Essi comprendono quattro aree principali di intervento:

la tutela della salute fisica e mentale, la prevenzione delle malattie, l'assistenza sanitaria e la riabilitazione dei

malati e degli invalidi. L'inclusione di queste quattro aree d'intervento tra le priorità da osservare da parte delle

istituzioni sanitarie pubbliche è stata ratificata su scala mondiale nel 1948, quando l'Organizzazione mondiale

della sanità (OMS) ha sancito che per salute si debba intendere non solamente l'assenza di una malattia o di

un'infermità, bensì uno stato globale di benessere fisico, mentale e sociale.

Art. 32.1

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce

cure gratuite agli indigenti.

 La duplice dimensione del diritto alla salute:

A) diritto soggettivo

- assoluto e perfetto di ogni persona, inclusi gli stranieri irregolari (Corte Cost. 252/2001)

- all’integrità fisica (c.d. danno biologico indipendente dal reddito)

- ad un ambiente salubre (luogo di lavoro)

- tutelabile ricorrendo al giudice civile contro atti della p.a. (pubblica amministrazione)

Il diritto alla salute

Art. 32.1

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce

cure gratuite agli indigenti.

B) diritto sociale della collettività all’assistenza sanitaria in attuazione del principio di uguaglianza

- il diritto a riceverei trattamenti sanitari necessari (protesi), gratuiti nel caso degli indigenti (poveri assoluti)

- il servizio sanitario nazionale per tutti, e non solo per gli indigenti

- articolato in aziende regionali autonome (AUSL)

-eroganti prestazioni gratuiti o semigratuite (ticket in base al reddito)

Il diritto alla salute

Art. 32.2

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge

non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

 La libertà di sottoporsi alle cure (“consenso informativo”)

 L’obbligazione per legge di sottoporsi a trattamenti sanitari (vaccinazione, cinture, casco) che in quanto

collettivi non godono della riserva di giurisdizione ex art. 13 Cost.

Il diritto all’assistenza sociale

Art. 38.1 e 38.5

1.Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e

all'assistenza sociale.

5.L'assistenza privata è libera.

 Diritto soggettivo perfetto nei confronti dello stato per fruire di prestazioni di sicurezza sociale.

 Assistenza sociale: come obbligo di solidarietà dello Stato verso i singoli bisognosi:

a) pensionati sociali (65° anno con reddito minimo)

b) assistenza inabili e minorati

c) servizi sociali comunali

 competenze regionale eslusiva, salvo livelli essenziali minimi garantiti dallo Stato sull’intero territorio

(art. 117)

Il diritto all’assistenza sociale

Assistenza sociale Insieme delle misure attuate in un sistema di welfare state o Stato Sociale (L’espressione indica il

sistema sociale in cui lo stato ha come obiettivo quello di garantire un soddisfacente livello di vita ai suoi cittadini e persegue la

riduzione delle ineguaglianze e l’integrazione sociale attraverso una redistribuzione del reddito nazionale.)

per garantire ai cittadini di uno stato il diritto al mantenimento di un minimo tenore di vita o la soddisfazione di

altri bisogni (salute, educazione ecc.). Sebbene non sia chiaro il confine che separa l’assistenza dalla previdenza

sociale (anche per la ristrutturazione che entrambi i settori stanno vivendo), la previdenza è tradizionalmente

legata allo status professionale, mentre l’assistenza riguarda più genericamente tutti gli individui in condizioni di

bisogno, a prescindere dalla loro capacità contributiva.

Questi programmi sono stati però criticati per varie ragioni, soprattutto per il divario crescente tra i costi

dell’assistenza e le entrate fiscali.

Numerosi paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, hanno proceduto alla privatizzazione degli enti che forniscono

assistenza e a una drastica diminuzione degli individui che ne hanno diritto. In Europa continentale si è scelta una

strada diversa, affidando un numero sempre maggiore di compiti a organizzazioni private senza fine di lucro (no

profit) e ad associazioni di volontariato.

In Italia l’assistenza sociale è gestita in prevalenza dagli assessorati comunali, che operano attraverso fondi a loro

destinati dallo stato o utilizzando le imposte locali. Sempre più spesso accade peraltro che i Comuni, per

diminuire le spese, affidino a cooperative sociali la fornitura di determinati servizi assistenziali. Alcuni osservano

che questi cambiamenti, sebbene consentano una diminuzione della spesa pubblica, non sempre aumentano la

qualità dei servizi prestati.

Il diritto alla previdenza sociale

Art. 38.2 e 38.4

2. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di

infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

4. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

 La provvidenza sociale: come onere assicurativo posto a carico del datore di lavoro o del lavoratore

autonomo e dello Stato (talvolta al posto dei privati; fiscalizzazione oneri sociali) per far fronte alle

necessità future; ex. Art. 38.2

Il diritto alla previdenza sociale

Previdenza e sicurezza sociale Insieme degli enti pubblici e delle norme che presiedono alle attività svolte dallo

stato per tutelare i lavoratori da malattie, infortuni, disoccupazione ecc. e di assicurare loro il diritto a un tenore di

vita decoroso alla cessazione dell’attività lavorativa. La previdenza sociale, garantita in Italia dall’articolo 38

della Costituzione, è attuata attraverso assicurazioni sociali e di sistemi pensionistici pubblici gestiti da varie

istituzioni, tra cui l’Istituto nazionale della previdenza sociale. Finanziata con le contribuzioni dei lavoratori, la

previdenza sociale veniva inizialmente applicata in relazione allo status professionale; in seguito, con lo sviluppo

dello stato sociale, la previdenza si è estesa a campi precedentemente attribuiti all’assistenza sociale e sanitaria ed

è rivolta indifferentemente a tutti i cittadini dello stato.

Il principio Laburista

Art. 1.1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo

questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione

che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Il lavoro come fondamento della democrazia (Art. 1 Cost.)

a) né espressione di retorica costituzione e come tale irrilevante

b) né scelta di classe “fondata sul lavoro” e non “di lavoratori”

c) piuttosto lavoro come ogni attività o funzione che concorre al progresso materiale o spirituale

della società (art. 4.2 Cost.)

Il principio Laburista

 Il rifiuto di altri valori: nobiltà, ereditarietà, proprietà privata, impresa propria dello Statuto Albertino il

quale non a caso del lavoro faceva cenno

 Il collegamento dell’art. 4 Cost. con:

A) art. 2 Cost., in quanto il lavoro è un diritto inviolabile dell’uomo attraverso cui egli realizza la propria

personalità

B) l’art. 3 Cost., in quanto misura della dignità sociale dei cittadini

 l’importanza del lavoro ai fini della partecipazione sociale: il collegamento tra democrazia economica e

democrazia politica sindacati, scioperi, collaborazioni dei lavoratori alla gestione aziendale)

Il principio Laburista

 il diritto al lavoro:

a) non come diritto soggettivo perfetto nei confronti dello Stato per ottenere e conservare un posto di lavoro

ciò contrastante con la libertà di impresa (art. 41 Cost.)

b) bensì come obbligo (norma precettiva) a che lo Stato intervenga nel mercato per ottenere (norma

promozionale) la piena occupazione.

-tramite l’adozione di piani e programmi (art. 41.3 Cost.)

- corrispondenza un’indennità (ovvero Cassa integrazione) ai disoccupati involontari quale risarcimento per

Stato inadempiente (art. 38.2 Cost)

Art. 41.

1. L'iniziativa economica privata è libera.

2. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità

umana.

3. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere

indirizzata e coordinata a fini sociali.

Il principio Laburista

 il diritto al lavoro come libertà di scegliere il lavoro subordinato o autonomo (non quello imprenditoriale

tutelato dall’art. 41.Cost.)

a) diritto di accedere al lavoro senza subire limiti irrazionali o lesivi della propria dignità, salvo verifica

requisiti professionali

b) diritto-dovere di svolgere il lavoro corrispondente alle proprie capacità.

 La particolare tutela del lavoro subordinato da parte della Repubblica che :

a) cura la formazione e la crescita professionale dei lavoratori (art. 35.2 Cost.)

b) promuove e favorisce accordi ed organizzazioni internazionali (OIL) per affermare e regolare i diritti del

lavoro (art. 35.3 Cost)

c) tutela il lavoro italiano all’estero (art. 35.4 Cost)

d) la tutela dei diritti del lavoratore nel posto di lavoro (Statuto dei lavoratori; divieto di discriminazione nel

luogo di lavoro)

Art. 35.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

La tutela dei lavoratori particolarmente deboli

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le

condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla

madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla

parità di retribuzione.

 La tutela del diritto al lavoro nella fase estintiva il diritto alla stabilità del lavoro attraverso :

a) il preavviso di licenziamento

b) il diritto ad essere licenziato per giusta causa o per giustificato motivo pena dapprima risarcimento o

riassunzione.

c) La decorrenza della prescrizione dei diritti dalla fine del rapporto

d) Il diritto a ricorrere ad un giudice imparziale

e) Il diritto a percepire l’indennità di anzianità (c.d. liquidazione) anche se la cassazione del rapporto di

lavoro è dovuta a colpa o dimissioni del lavoratore

 La tutela del lavoro e non degli occupati stabilmente

- i contratti flessibili per consentire l’accesso al mondo del lavoro dei disoccupati (part

time, interinale, affitto, a termine, lavoratori a progetto, contratti d’inserimento o

contratto d’apprendistato)

Il diritto di associarsi in sindacati

Art. 39.

L'organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali,

secondo le norme di legge.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base

democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro

iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle

quali il contratto si riferisce.

- non associazioni registrate dotate di personalità giuridica di diritto pubblico ma associazioni non riconosciute

- che stipulino contratti collettivi di diritto comune estesi erga omnes

- pluralità di sindacati per categoria, salvo taluni divieti (magistrati, forze armate)

Sindacati dei lavoratori: Associazioni di lavoratori costituite per tutelare gli interessi dei propri iscritti e, come

parte sociale, per partecipare con il governo e con i rappresentanti degli imprenditori alla definizione delle scelte

su questioni di interesse pubblico relative al mondo del lavoro.

Il diritto allo sciopero

Art. 40.

Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.

Sciopero: Astensione dal lavoro di un gruppo di lavoratori a sostegno di una rivendicazione. È attuato

prevalentemente da lavoratori organizzati in sindacati e rappresenta una delle forme più importanti e incisive di

lotta sindacale. In Italia lo sciopero è un diritto dei lavoratori riconosciuto dalla Costituzione.

Le forme della lotta sindacale

I lavoratori possono impegnarsi in uno sciopero o in altre forme di agitazione sindacale per ottenere

miglioramenti delle condizioni di impiego, per impedirne un peggioramento o, ancora, per evitare che il datore di

lavoro conduca delle azioni lesive dei diritti dei lavoratori. Uno sciopero può essere proclamato anche per indurre

un datore di lavoro a riconoscere un sindacato come legittimo rappresentante dei dipendenti nel processo di

contrattazione collettiva e a siglare con questa stessa organizzazione un contratto di lavoro. In genere si ricorre

allo sciopero dopo avere esperito tutti gli altri mezzi disponibili: ad esempio quando il datore ha rifiutato la

composizione di una vertenza con i metodi previsti nel contratto di lavoro.

Lo sciopero politico, invece, può essere un mezzo per costringere un governo ad aderire a determinate richieste

dei lavoratori e può costituire un’arma per provocarne la caduta. Uno sciopero di solidarietà ha luogo quando un

sindacato arresta le attività lavorative di un settore per sostenere la protesta di un altro sindacato o di altre

categorie sociali. Lo sciopero “generale”, in cui tutti i lavoratori di una città, di una regione o di un paese

scioperano contemporaneamente, può perseguire finalità di tipo economico o politico. Con lo sciopero generale si

ottiene la completa paralisi dell’attività economica dell’area interessata.

La costituzione economica

 Frutto del compromesso costituente tra le diverse ideologie: lo Stato interventista ed economia mista.

 La costituzione economica come traduzione dei principi:

A) personalità (art. 2 Cost): il rispetto della dignità umana

B) d’uguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.): la rimozione degli ostacoli socio-economici che impediscono lo

sviluppo della persona.

C) Laburista (art. 4): l’effettività del diritto al lavoro

 Le condizioni da assicurare: l’utilità sociale dell’iniziativa economica, funzione sociale della proprietà,

sfruttamento razionale e sociale equo della terra.

La libertà di iniziativa e d’attività economica

Art. 41.1 e 41.2

1. L'iniziativa economica privata è libera.

2. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla

dignità umana.

 La libertà d’intraprendere qualsiasi attività economica.

 I limiti allo svolgimento della libertà d’impresa:

a) esterni : lo Stato imprenditoriale (enti pubblici economici, monopolio servizi pubblici, imprese nucleari…)

b) interni negativi :

1. non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale: progresso economico come mezzo e non come fine

2. non può recare danno a sicurezza, libertà civili e dignità umana (inquinamento, sicurezza sul lavoro…)

Art 41.3

3. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa

essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo

indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di

imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano

carattere di preminente interesse generale.

c) limiti interni positivi: per indirizzare e coordinare l’attività economica pubblica e privata ai fini sociali:

1. la tutela della piccola e media proprietà (art. 44 Cost.*) della cooperazione e dell’artigianato (art. 45 Cost.*)

2. incentivi statali (crediti, agevolazioni, sgravi fiscali, contributi)

3. la programmazione tramite legge per indirizzare e controllare l’iniziativa individuale, senza sopprimerla: questa

legge andò in fallimento. Venne attuata solo nel 1967 (pieno periodo centro sinistra)

4. l’espropriazione per legge salvo indennizzo collettivizzazioni e

(Somma pagata a titolo di risarcimento di danni.):

nazionalizzazioni (ENEL). (l’energia elettrica non può andare ai privati perché essi anno come obbiettivo la

finalità economica; quindi non mandano energia in paesi dove il ritorno di capitale non vi è).

*Art. 44.

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone

obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone

agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità

produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

*Art. 45.

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di

speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli

opportuni controlli, il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.

La proprietà

Art. 42.

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i

limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi

d'interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle

eredità.

Il diritto reale più importante è il diritto di proprietà; esso si caratterizza per la sua assolutezza, che attribuisce al

titolare il diritto di utilizzare e di godere il bene nonché il diritto di far proprio il suo valore di scambio.

(Diritti reali : Diritti soggettivi facenti parte della più ampia categoria dei diritti assoluti che attribuiscono al titolare il

potere di farli valere nei confronti di chiunque e goderne a proprio piacimento senza essere disturbato nell'esercizio di tale

diritto.)

Proprietà e possesso : Il termine "proprietà" indica il diritto di godere e di disporre di una cosa, ad esempio un

abito, un gioiello, un libro, in modo pieno ed esclusivo, cioè con la possibilità di usarla quando si vuole, di

prestarla, di venderla, o addirittura di distruggerla o di buttarla via se lo si ritiene opportuno. La proprietà coincide

di solito, ma non sempre, con il "possesso", che consiste nel disporre di una cosa e nell’utilizzarla, senza però

possederne la titolarità del diritto di proprietà.

Proprietà e possesso possono riguardare sia beni immobili (case, terreni), sia beni mobili registrati (autovetture),

sia infine beni mobili (una bicicletta, un libro, un oggetto qualsiasi). Anche i beni materiali o immateriali, come le

cosiddette opere dell'ingegno (ad esempio un brevetto o i diritti d'autore su uno scritto o su un dipinto o su una

scoperta scientifica), possono essere oggetto di proprietà. Alcuni beni, detti demaniali, come le acque dei fiumi,

sono invece di esclusiva proprietà dello stato.

La proprietà può essere di un singolo individuo, di più persone collettivamente (come nel caso del condominio),

di un'azienda, di un ente privato o pubblico. Può essere trasferita da un soggetto a un altro sia con un atto tra vivi

(compravendita, permuta, donazione) sia a seguito della scomparsa del proprietario, per eredità o per legato (vedi

Successione); per un bene immobile o mobile registrato è necessario l'atto pubblico, cioè redatto alla presenza di

un notaio e con trascrizione sui pubblici registri. I minori, e in taluni casi anche i nascituri, possono essere

proprietari a tutti gli effetti anche di beni immobili come case e terreni, ma non possono amministrare

direttamente le loro proprietà né venderle se non attraverso i loro legali rappresentanti (di solito i genitori) e con

l'assenso di un giudice tutelare.

L’evoluzione della costituzione economica

Dallo Stato imprenditoriale allo Stato regolatore esterno del mercato:

a) cause interne: il fallimento economico e fiscale dello Stato imprenditoriale

b) cause esterne: i principi comunitari a favore di un’economia di mercato aperta e in libera

concorrenza

- tramite l’euro politica monetaria unica finalizzata alla stabilità dei prezzi (no tasso di

cambio e tasso di interesse nazionale) lo Stato con propria moneta poteva favorire le

aziende con tasso di cambio o svalutazione della propria moneta (la lira) o tasso di

interessi. Con l’euro è impossibile, perché vi deve essere un'unica stabilità= tasso di

interesse unico e fissato dalla Banca Centrale Europea.

- Parametri di Mastric: deficit 3% (le uscite non possono superare le entrate, max del 3%)

- PIN 60% (per il defic pubblico complessivo)

7 L’ORGANIZZAZIONE E L’ESERCIZIO DEL POTERE POLITICO

Il principio della divisione dei poteri ieri…

 La separazione dei poteri (Locke e Montesquie) come teoria garantista in relazione alla Centralizzazione

dei poteri nello Stato Assoluto

 Distribuzioni delle funzioni tra legislativo, esecutivo e giudiziario

 Posti in posizione di parità e di reciproco controllo di modo che “il potere limiti il potere” (checks – freni-

and balances- contrappesi)

 Per far si che il potere non scada in arbitrio è necessaria la divisione dei poteri, che si bilancino tra di loro

Separazione dei poteri: Principio basilare dei moderni stati di diritto, in base al quale i loro poteri fondamentali –

il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giurisdizionale – non possono e non devono essere cumulati

nella stessa persona né nello stesso organo. Nelle moderne democrazie, quindi, di norma il potere legislativo è di

competenza di un’assemblea elettiva (in Italia del Parlamento, suddiviso in Camera dei deputati e in Senato della

repubblica) che agisce in nome del popolo sovrano; quello esecutivo è esercitato da un governo che risponde a

tale assemblea; e quello giurisdizionale è amministrato dalla magistratura, indipendente dagli altri due e

autogovernantesi (in Italia tramite il Consiglio superiore della magistratura).

Nel XVIII secolo Charles-Louis de Montesquieu individuò nella separazione dei poteri il fondamento che rendeva

la monarchia costituzionale inglese un esempio di ordinamento da imitare, formulando così per la prima volta in

modo limpido un'idea che già era latente nel dibattito politico-filosofico-giuridico fin dal Medioevo.

La separazione del potere politico dai poteri di garanzia negli stati liberal-democratici

 Il rapporto do fiducia tra (la maggioranza del…) Parlamento ed il governo, accomunati da omogeneità

politica e basati sulla comune funzione di Indirizzo Politico, che consiste nella:

a) individuazione del complesso dei fini generali

b) predisposizione dei mezzi giuridici e amministrativi per perseguire tali fini.

IERI: Il parlamento era

distaccato dal Governo

Parlamento e Governo OGGI: sono legati, devono marciare insieme,

dove a comandare è la maggioranza.

Sono accomunati dai loro fini politici

Governo: Organismo statale complesso che determina l'indirizzo politico dello Stato

Parlamento: Assemblea politica rappresentativa dello Stato moderno, mediante la quale il popolo, attraverso i suoi

rappresentanti eletti, partecipa all'esercizio del potere per la formazione delle leggi e il controllo politico del governo | I due

rami del –P, in Italia, il Senato e la Camera dei deputati

 il popolo sovrano oggi non solo elegge i propri rappresentanti , ma vuole scegliere il programma politico,

la maggioranza di governo ed il suo leader

 ieri: l’elettore votava il partito, che decideva come entrare in Governo

 oggi: l’elettore quando vota, sceglie la maggioranza che andrà a governare, il programma ed il suo leader.

Come dice Duverger, Maurice (Angoulême 1917), giurista e politologo francese, il popolo non si limita a

scegliere le carte, ma vuole giocare.

La separazione del potere politico dai poteri di garanzia negli stati liberal-democratici

I moderni “Contrappesi”:

a) il controllo politico svolto non più dal Parlamento ma dall’Opposizione

b) l’indipendenza del potere giudiziario e delle istituzioni di garanzia, (Corte costituzione, Capo dello Stato,

Autorità indipendenti) organismi di controllo e garanzia.

c) Pluralismo dell’informazione (anche mezzi di controllo). Pluralismo dell’informazione come Pilastro dello

Stato Democratico.

Definizione delle Forme di Governo

Forma di Governo: Forma di organizzazione politica di uno Stato

1. la disciplina giurista della modalità di esercizio del potere politico (forma di governo dal punto di vista

strutturale- formale) la teoria della forma di governo si occupa del modo come fra gi organi di una

comunità politica organizzata, si distribuisca il potere di indirizzo politico e dei rapporti tra tali organi.

2. il sistema politico e ciò che lo influenza (forma di governo dal punto di vista funzionale).

La teoria delle forma di governo si occupa anche di ciò che ne influenza il funzionamento, e cioè del

sistema dei partiti e dei servizi elettorali.

FORMA DI GOVERNO FORMA DI STATO

(il rapporto fra

(Forma di organizzazione governanti e governati,

STRETTAMENTE CONNESSE

politica di uno Stato) nonché i fini ultimi che

si pone l’ordinamento)

Le forme di governo basate sulla separazione dei poteri: la Monarchia Costituzionale

 Dalla Monarchia Assoluta, alla Monarchia Costituzionale. (Inghilterra XVII sec. Europa continentale

XVIII-XIX sec.)

 Monarchia Costituzionale:

- nascono le assemblee amministrative (votano il 3%della popolazione)

- camera dei rappresentanti: 1. garantisce le libertà civili (riserva di legge come limite all’arbitrio regio);

2. potere dinastico (di chi deve governare)

 Separazione tra la rappresentanza del Re (aristocrazia), detentore del potere esecutivo, e quello del

Parlamento (borghesia), titolare del potere legislativo (Montesquie).

 Separazione dei poteri non netta perché il Re:

1. promulgava le leggi

2. scioglie le camere

3. nomina i giudici

La separazione dei poteri fa si che tra i due organi vi sia accordo.

Evoluzione storica della monarchia Costituzionale

Dalla monarchia costituzionale al…

 governo presidenziale (Cost. Stati Uniti , 1787)

 governo direttoriale (Svizzera)

 governo parlamentare

 governo semi-presidenziale

La forma di governo Presidenziale.

analisi strutturale

Capo dello Stato elettivo che è titolare del Potere esecutivo in regime di rigida separazione rispetto a un

legislativo che non lo può sfiduciare né può da lui essere sciolto.

Il corpo elettorale elegge il parlamento e il Presidente (Indirettamente negli USA: caso Busch – Gore elezioni

2002)

I cittadini formalmente eleggono i delegati che quindi eleggono il presidente. Viene eletto presidente non quello

che prende più voti, ma quello che prende più delegati, quindi è possibile che un Presidente prende più delegati

anche se prende meno voti. (Es. Cansas: delegati 2, voti 5.000- Florida delegati 25, voti 3.200. Vince chi ha più

delegati, anche se meno voti.)

Perché gli USA hanno questa forma di governo?

Stati uniti > provengono dagli inglesi (Forma di governo: Monarchia Costituzionale)

Quindi volevano ricreare una sorta di Monarchia Cost.

Sistema Presidenziale: caratteristica= divisione dei poteri o separazione

 il presidente non può sciogliere ilo parlamento, ma può opporre il veto sospensivo (superabile) sulle leggi

da esso approvate.

 Il parlamento non può sfiduciare il Presidente ma può solo mettere in stato d’accusa(c.d. impeachment) in

caso di tradimento, concussione o altri gravi reati.

 I poteri del Presidente sono equilibrati dai poteri di freno e di controllo del parlamento (bilancio, ecc.)

analisi funzionale

 Due partiti politici non ideologgizzati, privi di disciplina e fortemente radicati nel territorio locale.

 La contrapposizione tra Presidente e Parlamento farebbe decadere lo stato, (incapace di decidere)

 Come funziona il sistema? Non vi è una divisione politica come quella europea. I partiti sono “macchine

elettorali”, che appoggiano una persona. Non vi sono partiti politici, ma deputati influenzabili dal

Presidente. Vi è anche uno scarso livello di partecipazione elettorale.

La forma di governo Direttoriale

analisi strutturale

Forma di Governo> relazione che intercorre tra: 1.Capo di stato; 2. Parlamento; 3. Governo

 Il corpo elettorale elegge il parlamento

 Il Parlamento legge l’esecutivo che è organo collegiale (Capo dello stato e governo: consiglio federale o

direttoriale)

 Il Parlamento non può sfiduciare il direttorio . Il direttorio non può

(Collegio direttivo, ossia chi dirige)

sfiduciare (sciogliere) il Parlamento.

 La carica del capo dello stato è ricoperta ogni anno a turno da uno dei membri del Direttorio.

Analisi funzionale

 Partiti non tanto ideologizzati (di stampo americano)

 Non rapporto tra maggioranza ed opposizione ma rappresentanza di tutti i partiti. Nel direttorio vi sono

tutti i componenti dei diversi partiti.

 Nel Direttorio troviamo: 2 di destra, 2 socialisti, 2 liberal-democratici, 1 democristiano

 Nel governo si cerca di trovare situazioni di compromessi. Se vi sono delle situazioni dove non vi è

accordo tra i partiti, si ricorre al Referendum.

La forma di governo Parlamentare Dualista.

(Inghilterra XVIII sec., Monarchia orleanista 1830)

 Lo sdoppiamento dell’esecutivo con la nascita del Governo come terzo organo, distinto dal Sovrano e in

esso della figura del Primo Ministro, c.d. disfacimento dell’esecutivo

 La doppia investitura del Governo da parte del re (nomina) e del Parlamento (prima impeachment, poi

sfiducia).

 Il governo nasce come organo autonomo sotto la spinta del Parlamento, che non potendo prendersela con

il Sovrano, se la prendeva con i collaboratori del Sovrano, tramite l’accusa di sfiducia e inadempienza ,

quindi chiedeva al Sovrano di sfiduciarli.

 Ma da suo canto il re può sciogliere il Parlamento.

 Il Governo in questa prima fase si trova tra due centri di potere: 1. Sovrano = potere,

2. Parlamento = borghesia

La forma di governo Parlamentare Monista o Assembleare

(Inghilterra XVIII-XIX; Europa XX sec.)

 Prevalenza del Parlamento (borghesia), eletto su basi sempre più ampie, La corona (nobiltà), confinata ad

un ruolo di garanzia: Capo dello stato elettivo

 Il ruolo non più politico, ma di garanzia svolto dal capo dello stato.

 La controfirma da assunzione da parte del governo della responsabilità –prima penale poi politica- degli

atti del sovrano a proposta (quasi sempre) vincolanti degli atti del governo al capo dello stato.

 Lo svuotamento politico del potere di sciogliere (casi Lord Melbourne- Mac mahon, dove il Re sciolse il

Parlamento, ma il popolo lo rielesse quasi identico al precedente, il re non potè che chinare il capo.)

 Il governo anziché mediare tra Re e Parlamento, ne diventa esecutore.

La forma di governo Parlamentare Partitica

(II dopoguerra)

 Il mutamento della forma di governo di stato: dallo stato liberale monoclasse, allo stato democratico e

sociale pluriclasse.

 Stato non più borghese, ma formato dal popolo

 I partiti come strumento di esercizio da parte dei cittadini della sovranità popolare perché sintetizzano gli

interessi politici degli elettori e li rappresentano nelle istituzioni sociali.

 Gli lettori votano il partito> il rappresentante eletto risponde solo di se stesso nello svolgimento del potere.

 I partiti diventano lo strumento con il quale i cittadini esercitano il potere nazionale, ma anche il mezzo

dove i cittadini penetrano dentro le istituzioni e li controllano.

 Governo e parlamento come subordinati alle direttive politiche dei partiti in essi operano:

a) il parlamento composto dai gruppi parlamentari “proiezione dei partiti, si divide in maggioranza ed

opposizione;

b) il governo diviene espressione dei partiti che formano la maggioranza parlamentare “il parlamento non

controlla il governo”, ma è l’opposizione del parlamento che controlla il governo. Perché la maggioranza

parlamentare e il governo sono la stessa cosa.

 Vi sono però forme di governo parlamentare partitiche uguali, ma che funzionano in maniera diversa,

perché diversi sono i partiti.

La forma di governo Parlamentare

( Europa I e II dopoguerra)

analisi strutturale

 Il corpo elettorale elegge il parlamento

 Il Parlamento(legislativo) (o la sola camera “politica”) può non solo sfiduciare ma anche conferire sin

dall’inizio la fiducia all’esecutivo (Governo).

Analisi funzionale

 L’analisi funzionale dimostra che il funzionamento della forma di governo parlamentare dipende dal

sistema dei partiti.

 Democrazia maggioritaria o stabilizzate, basate su un sistema di partiti bipolare e una cultura omogenea

(Gran Bretagna, Germania, Spagna)

 Gli elettori votando scelgono la maggioranza di governo e designano come Premier il leader del partito o

della coalizione vincente.

 Governi di legislatura in cui prevale la figura del Premier.

 Governo come comitato direttivo della maggioranza parlamentare.

 Democrazie compromissorie o non stabilizzate basate su un sistema di partiti multipolare e caratterizzante

da profonde fratture sociali o ideologiche (Belgio, Paesi Bassi, Finlandia)

 Gli lettori non scelgono il governo ma votano per i partiti.

 Governi di coalizioni fondate su maggioranze parlamentari fragili e brevi.

 Ruolo del Primo ministro come mediatore tra le forze politiche (Andreotti: “Meglio tirare a campare che

tirare le cuoia”)

Le forme di governo Neoparlamentari

(Israele 1996 – 2001, regioni ordinarie, art. 51 cost.)

 Il corpo elettorale contemporaneamente il Parlamento ed il Primo Ministro.

 Il primo ministro nomina e revoca i ministri.

 Tra parlamento e governo vige un rapporto di fiducia, anche quando essa non viene inizialmente conferita.

 Vige il “Governo di legislatura” in base alla regola aut simel stabunt aut simil cadent, per cui si va a

nuove elezioni senza sostituzione del presidente:

a) in caso di approvazione da parte del Parlamento di una mozione di sfiducia;

b) in caso di morte, dimissioni, incapacità permanente del Presidente.

Parlamento e Governo

Sfiducia il Governo

Il Parlamento Non va a sostituirlo (come nelle forme parlamentari)

Si va a nuove elezioni (anche il Parlamento cade)

8 LA SOVRANITA’ POPOLARE

La Sovranità

Fondamentale caratteristica politica e giuridica dello stato moderno, che consiste nell'esercizio legittimo

dell'autorità suprema all'interno di una comunità politica. Da essa deriva la pretesa dello stato al controllo del

territorio e della popolazione, attuato attraverso il monopolio della forza e il potere di emanare le leggi. La

sovranità interna di uno stato si estende, solitamente, oltre che al territorio e a tutto ciò che su di esso si trova, allo

spazio aereo, al sottosuolo e alle acque territoriali.

EFFETTI DELLA SOVRANITÀ

Al concetto di sovranità è legato quello di indipendenza e autonomia: nessun ente esterno ha il diritto di ordinare

o imporre allo stato sovrano una linea di condotta sulle questioni che lo riguardano. Ciò nonostante,

l'indipendenza non implica necessariamente il riconoscimento della sovranità da parte degli altri stati sovrani: per

esempio la repubblica turca che occupa la parte settentrionale di Cipro è indipendente e autonoma, ma non è

sovrana perché non è mai stata riconosciuta da altri stati.

Il titolare o i titolari della sovranità sono chiamati a intervenire direttamente, oppure tramite i propri

rappresentanti, in importanti aree di decisione, quali le dichiarazioni di guerra contro i nemici esterni e la

sospensione delle garanzie costituzionali in caso di minaccia per la pace e la sicurezza del paese.

INDIVISIBILITÀ DELLA SOVRANITÀ

Principale caratteristica della sovranità è di essere una e indivisibile. Con questa espressione s'intende

puntualizzare che, per quanto attiene a questioni riguardanti l'esistenza dello stato, non esistono altri poteri

decisionali se non la sovranità stessa. Lo stato può delegare alcuni suoi poteri a enti locali o regionali, oppure a

organismi di natura sovranazionale, senza tuttavia perdere la propria caratteristica sovrana. Lo stato federale, di

cui gli Stati Uniti d'America rappresentano uno degli esempi più noti, riconosce il massimo di autonomia ai

singoli stati della federazione in materie che non riguardano, per esempio, la politica estera e l'economia

nazionale.

LA SOVRANITÀ POPOLARE

Con l'espressione "sovranità popolare" s'intende che il popolo è il titolare del potere politico supremo. Tale potere

può essere esercitato, a seconda della decisione del popolo medesimo, in forme diverse. Ad esempio, all'art. 1 co.

II, la Costituzione italiana afferma che "la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti

della Costituzione". In altri termini, il popolo esercita in Italia la sovranità attraverso un sistema di democrazia

indiretta.

LA DOTTRINA DELLA SOVRANITÀ

La concezione moderna di sovranità si è formata fra il XVI e il XVII secolo. Il primo autore a trattare con

ampiezza il tema, facendone la caratteristica precipua dello stato, fu il giurista francese Jean Bodin, secondo il

quale essa consisteva "nel potere di fare e abrogare le leggi". Thomas Hobbes sviluppò a sua volta il concetto in

maniera sistematica; entrambi i pensatori puntavano al rafforzamento dell'unità dello stato contro i pericoli delle

guerre civili e dei contrasti religiosi e contro le pretese di indebolire il potere sovrano avanzate dall'aristocrazia

locale e dal Parlamento. Essi imposero l'idea di una sovranità una e indivisibile. La dottrina della "sovranità del

popolo" aveva invece origine medievale; riportata in auge dai pensatori protestanti tra il XVI e il XVII secolo,

trovò la sua teorizzazione più compiuta nelle opere di Jean-Jacques Rousseau, divenendo in seguito il più

importante fondamento della Dichiarazione d'indipendenza americana (1776) e della Dichiarazione dei diritti

dell'uomo e del cittadino (1789).

Il principio democratico in costituzione

Art. 1. Cost.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 39.3 Cost.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base

democratica.

Art. 49. Cost.

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a

determinare la politica nazionale.

I diritti politici

 Diritto di votare Art 48 Cost.

 Diritto di essere votato art. 51 Cost.

 Diritto di associarsi in partiti art. 49 Cost.

 Diritto di petizione art. 50

(Richiesta avanzata ai massimi organi dello Stato da un congruo numero di cittadini elettori)

Cost. Art. 48.

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne

assicura l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono

assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o

nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. Art. 51.

Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni

di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi

provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non

appartenenti alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di

conservare il suo posto di lavoro. Art. 49.

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a

determinare la politica nazionale. Art. 50.

Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni

necessità.

Elezioni

Procedura mediante la quale i membri di un'organizzazione o di una comunità scelgono la persona o le persone

alle quali conferire cariche ufficiali. L'insieme dei cittadini aventi diritto di voto costituisce l'elettorato.

L'elezione è a suffragio diretto quando il candidato a una carica viene votato dall'elettore senza intermediari (in

Italia, l'elezione dei rappresentanti alla Camera e al Senato, dei sindaci ecc.); è a suffragio indiretto quando

l'elettore designa un proprio rappresentante, che poi voterà il candidato alla carica in questione.

Negli stati democratici attraverso le elezioni si attribuiscono incarichi politici (amministrativi, parlamentari,

esecutivi) e alcuni ruoli nella magistratura; i due principali sistemi per distribuire i voti dell'elettorato sui

candidati e sui loro partiti d'appartenenza sono il maggioritario e il proporzionale

Sistema elettorale

Sistema elettorale Complesso di norme e di meccanismi che regolano le elezioni e danno forma alla

rappresentanza politica. Ogni sistema elettorale si compone di due elementi fondamentali: la ripartizione del

corpo elettorale in suddivisioni territoriali, i collegi, e un meccanismo di trasformazione dei voti in seggi.

I COLLEGI ELETTORALI

I collegi elettorali possono essere uninominali se nel loro ambito si può eleggere un solo rappresentante;

plurinominali se in essi è possibile eleggere più di un rappresentante. I collegi sono quasi sempre plurinominali.

SISTEMA PROPORZIONALE E SISTEMA MAGGIORITARIO

La formula elettorale che trasforma i voti in seggi può essere maggioritaria o proporzionale.

Sistema proporzionale

Nei sistemi elettorali proporzionali i seggi sono ripartiti fra tutti i partiti che partecipano alle elezioni in

proporzione ai voti conseguiti al di sopra di una determinata quota minima (clausola di sbarramento).

I sistemi proporzionali consentono anche alle forze politiche minori di eleggere propri rappresentanti. Il loro

principale pregio consiste nel riflettere in modo sostanzialmente esatto in Parlamento il seguito di cui ciascun

partito gode nel paese. Il loro punto debole sta nel favorire la frammentazione del quadro politico in una

moltitudine di partiti e quindi nell'imporre la formazione di coalizioni spesso instabili, tendenti a esprimere solo

governi deboli e di breve durata.

Sistema maggioritario

I sistemi elettorali maggioritari possono essere uninominali o plurinominali.

Nei sistemi maggioritari uninominali, il seggio viene attribuito solitamente al canditato che ha ottenuto la

maggioranza relativa (inferiore al 50%) dei voti. I voti riportati dai candidati degli altri contrassegni elettorali

restano del tutto inutilizzati. È il sistema prevalente in Inghilterra. Una variante importante è data dal sistema

maggioritario uninominale a "doppio turno" alla francese. In questo caso, al primo turno vengono eletti i candidati

che hanno riportato una certa percentuale di voti (ad esempio il 51%); al secondo turno (ballottaggio), il candidato

che ottiene più voti. La sfida, al secondo turno, è sempre bipolare. I partiti sono obbligati a concordare tra loro i

ritiri che massimizzano le possibilità di vittoria dei candidati rimasti in lizza. I ritiri sono anche congegnati in

modo da introdurre un correttivo al meccanismo maggioritario, riflettendo la forza politica dei rispettivi partiti.

Nei sistemi maggioritari plurinominali, la lista che ha riportato la maggioranza relativa dei voti ottiene la

maggioranza assoluta dei seggi, oppure si aggiudica un "premio" (il "premio di maggioranza"), cioè un numero di

seggi superiore a quello proporzionale al risultato conseguito. In generale, i sistemi maggioritari incoraggiano il

raggruppamento delle forze politiche in due grandi partiti o coalizioni di partiti e favoriscono la formazione di

maggioranze di governo più compatte e stabili. Il sistema proporzionale e il sistema maggioritario possono essere

variamente combinati in sistemi misti.

La situazione italiana

Fino al 1993, in Italia il sistema elettorale per l'elezione della Camera dei deputati era proporzionale in quanto

tendeva a ripartire i seggi tra le liste concorrenti in base ai voti conseguiti nelle 32 circoscrizioni in cui era

ripartito il territorio dello stato. Il sistema elettorale del Senato della repubblica, che è a base regionale, si fondava

su collegi uninominali: il seggio era attribuito al candidato che avesse superato il 65% dei voti. Ma se nessun

canditato raggiungeva questa percentuale, come avveniva nella maggior parte dei casi, il collegamento tra i

candidati che si presentavano per lo stesso partito nell'ambito di una stessa regione attenuava fortemente il

carattere proporzionale dell'elezione.

Nel 1993 è entrato quindi in vigore un sistema elettorale misto a turno unico. Tre quarti dei seggi della Camera

dei deputati (475) sono attribuiti con il meccanismo maggioritario in altrettanti collegi uninominali mentre il

quarto restante (155 seggi) è assegnato con il meccanismo proprozionale tra liste circoscrizionali concorrenti. È

prevista per queste liste una clausola di sbarramento del 4%. Anche nell'elezione del Senato della repubblica (315

seggi) tre quarti dei seggi (232) sono assegnati con il metodo maggioritario uninominale e un quarto (83) con il

riparto proporzionale; non vi sono liste circoscrizionali e il meccanismo di determinazione della quota

proporzionale viene applicato su base regionale e non esiste alcuna clausola di sbarramento.

Nell'elezione dei governi locali una legge del 1993 ha introdotto, oltre all'elezione diretta del sindaco e del

presidente della Provincia, il doppio turno e un premio di maggioranza che garantisce al vincitore almeno il 60%

dei seggi. Nel 1995 analoghi correttivi di tipo maggioritario sono stati introdotti anche per le elezioni regionali.

Rappresentanza politica

Concetto fondamentale della storia della politica moderna, legato all'idea che anche in grandi comunità politiche

il potere debba essere gestito e controllato da chi lo detiene tramite la designazione di rappresentanti. L'idea, che

si concreta nell'istituzione di un sistema rappresentativo, si è affermata nella maggior parte dei paesi del mondo.

La rappresentanza è quindi un principio di organizzazione del potere in virtù del quale i cittadini scelgono

mediante elezioni una serie di rappresentanti a cui viene concessa la facoltà di deliberare sulle questioni

d'interesse comune in nome della volontà politica dei cittadini stessi. Su questa teoria si sono fondati tutti i regimi

democratici moderni, che nel corso del loro sviluppo hanno progressivamente aumentato la sfera dei poteri

appartenenti (per delega) ai rappresentanti a scapito di quelli detenuti dal potere esecutivo.

LO SVILUPPO DELLA RAPPRESENTANZA

Due ragioni hanno guidato lo sviluppo dei moderni sistemi politici in questa direzione: da un lato l'ampliamento

delle comunità politiche sino alle dimensioni degli attuali stati – composti da decine di milioni di cittadini – ha

implicato la necessità del ricorso a rappresentanti, rendendo pressoché impossibile ogni sistema di democrazia

diretta; dall'altro la forte specializzazione delle attività politiche ha determinato la costituzione di una classe di

persone adibite a svolgere unicamente questo compito. Quasi universalmente il principio della rappresentanza

politica si è concretamente realizzato attraverso la creazione di un organo istituzionale elettivo – il Parlamento –

all'interno del quale i rappresentanti vengono chiamati a svolgere la propria funzione, che, di volta in volta, può

essere legislativa, di rappresentanza, d'indirizzo politico e infine di controllo.

MODELLI DI RAPPRESENTANZA

Storicamente si sono instaurati tre differenti tipi di relazione fra i cittadini (rappresentati) e i politici

(rappresentanti), che corrispondono ad altrettanti esempi di rappresentanza politica. Nel primo caso, il

rappresentante possiede un mandato imperativo e non può legittimamente scostarsi dalla delega ricevuta. Nel

secondo caso, i rappresentanti debbono rispecchiare fedelmente gli elementi caratterizzanti la realtà sociale dei

rappresentati che possono essere economici, religiosi, ideologici o professionali. Infine, nel terzo caso esiste un

rapporto fiduciario fra rappresentati e rappresentanti, dove questi ultimi possono prendere decisioni autonome,

non vincolate alla volontà dei rappresentati.

Molti degli attuali regimi presidenziali e parlamentari si fondano su quest'ultimo tipo di rappresentanza politica,

che prevede appunto l'affidamento di un mandato fiduciario ai rappresentanti eletti nel corso di elezioni

parlamentari.

La nuova legge elettorale

Nel nostro ordinamento il corpo elettorale elegge:

 I 630 deputati che compongono la Camera dei deputati

 I 315 senatori elettivi che, insieme ai senatoria a vita, compongono il Senato della Repubblica

 I presidenti delle regioni e i consiglieri regionali

 I sindaci e i consiglieri comunali

 I presidenti delle province e i consiglieri provinciali, ed eventualmente gli organi delle città

metropolitane, se istituite

 I consiglieri circoscrizionali (in tutti i comuni oltre centomila ab., nei comuni fra trentamila e centomila

ab. Il cui statuto lo preveda) e i consiglieri municipali (laddove vi sia stata fusione di più comuni e sia

deliberato di istituire il municipio sub- comunale)

 Elegge altresì i 78 componenti italiani del Parlamento Europeo

Proporzionale e referenziale

Candidati: scompare la scelta

La nuova legge elettorale introduce un sistema proporzionale puro. L’attribuzione dei seggi si effettua in base alle

percentuali ottenute dai partiti su scala nazionale alla Camera e su scala regionale al Senato. Scompare la

preferenza: l’elettore vota il partito i cui candidati sono disposti in lista secondo l’ordine stabilito dalle forze

politiche stesse.

Indicazione del premier

Le coalizioni scelgono il leader

Prima del voto le liste indicano il “capo della forza politica” (sempre fatte salve le prerogative del presidente della

Repubblica”). Inoltre, i partiti della coalizione presentano un unico programma elettorale nel quale viene

dichiarato nome e cognome della persona “da loro indicata come capo della coalizione”.

Gli sbarramenti

Tre soglie per entrare alle camere

Sono previste tre soglie di sbarramento nazionali per la Camera: una del 10% per le coalizioni, una del 4% per le

liste non coalizzate e una del 2% per quelle coalizzate. Inoltre, è previsto che partecipi al riparo dei seggi anche la

lista collegata alla coalizione che ha ottenuto il miglior risultato pur non superando il 2%

Il premio di maggioranza

340 seggi tutelano chi governa

se la coalizione vincente non li ha già ottenuti, la nuova legge le attribuisce automaticamente 340 seggi. In questo

caso la coalizione di minoranza ottiene 278 seggi (i restanti 12 sono attribuiti dalla circoscrizione Estero).

Al Senato il premio di maggioranza garantisce alla coalizione vincente il 55% dei seggi assegnati alla regione.

La scheda

Basta con i simboli “patacca”

Ogni elettore riceve un’unica scheda su cui esprimere un voto che riguarda il partito. Sotto i simboli dei partiti

compaiono liste predefinite di candidati. I simboli saranno più grandi (diametro di 3 cm.). non saranno ammessi

simboli “patacca”, ovvero con elementi , grafica o dicitura confondibile con quella usata in precedenza da altri

partiti.

Minoranza linguistiche

Nelle regioni a statuto speciale

Nel caso che abbiamo avuto almeno un seggio alla Camera o al Senato, le minoranze linguistiche non devono

raccogliere le firme per la presentazione delle liste elettorali. Nelle regioni a statuto speciali la lista della

minoranza linguistica, coalizione o no, accede al riparto dei seggi superando la soglia del 20%

Il Senato

Il voto regione per regione

E’ eletto con sistema proporzionale ma su base regionale e quindi non attraverso le circoscrizioni elettorali valide

per la Camera

Le soglie di sbarramento sono del 20% per le coalizioni, del 8% per i partiti non coalizzati e del 3% per quelli

coalizzati (per Palazzo Madama non sono previsti ripescaggi come alla Camera)

Quote rosa

Nessuna garanzia per le donne

Non ci sarà nessuna norma per garantire una maggiore rappresentanza della componente femminile. E’ stato

infatti bocciato l’emendamento della Commissione Affari costituzionali che prevedeva l’obbligo di candidare una

donna ogni tre uomini. Ora, come in precedenza, la presenza femminile è a discrezione di ogni singolo partito.

Parlamento

Assemblea politica rappresentativa dello Stato moderno,

mediante la quale il popolo, attraverso i suoi rappresentanti

eletti, partecipa all'esercizio del potere per la formazione

delle leggi e il controllo politico del governo

In Italia, la differenziazione fra le due camere (la Camera dei deputati e il Senato della repubblica) riguarda solo

la composizione numerica e la configurazione dell'elettorato attivo e passivo, per il resto le Camere svolgono

funzioni identiche.

Camera dei deputati Senato della Repubblica

315 + senatori a vita

630 deputati

I due rami del Parlamento italiano, la Camera dei deputati (ospitata nel palazzo secentesco di Montecitorio) e il

Senato della Repubblica, rappresentano il luogo principe del dibattito politico. Per lo svolgimento della sua

specifica funzione legislativa, alla discussione in aula si affianca l’importante lavoro preparatorio delle

commissioni, i cui componenti (deputati e senatori) hanno il compito di elaborare le proposte che

successivamente seguiranno un preciso iter parlamentare per essere convertite in legge dello stato.

Referendum Voto mediante il quale un popolo si pronuncia direttamente su questioni specifiche di grande

rilievo. È il più importante strumento di democrazia diretta negli stati contemporanei. Precedenti dei referendum

si trovano nelle istituzioni democratiche dell'antica Grecia, nelle tribù germaniche e nella Svizzera moderna.

Negli Stati Uniti d'America la Costituzione fu ratificata con una forma di referendum. Attraverso un voto diretto,

nel 1946, gli italiani scelsero tra monarchia e repubblica. Referendum come questi, di tipo istituzionale, per la

loro eccezionalità, sono da considerarsi più un plebiscito che un referendum vero e proprio.

In Italia sono previsti diversi tipi di referendum. Quello più noto è il referendum abrogativo, che consente di

abrogare norme esistenti. Può essere indetto quando lo richiedano 500.000 elettori o cinque consigli regionali.

Non è ammesso per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e indulto, di autorizzazione a ratifica dei trattati

internazionali. La Corte costituzionale, che controlla l'ammissibilità dei referendum, ha introdotto altre

limitazioni. La Costituzione italiana prevede inoltre il referendum per impedire la promulgazione di una legge

costituzionale e il referendum su proposte di modificazioni territoriali di Regioni, Province e Comuni.

Viva la Repubblica: 2 giugno 1946

Con il referendum sulla forma istituzionale dello stato, indetto a suffragio universale (per la prima volta

votarono anche le donne), il popolo italiano scelse la repubblica.

Art. 75.

È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente

valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a

ratificare trattati internazionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi

diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

9 IL PARLAMENTO

Storia

Il nostro Parlamento è il diretto erede del Parlamento dell’Italia monarchica previsto dallo Statuto Albertino nel

marzo 1848.

Quello statutario era un parlamento bicamerale costituito di una camera sede della rappresentanza nazionale e di

una camera alta tutta di nomina regia.

Quello statutario era stato pensato come bicameralismo differenziato (camere aventi funzioni in parte differenti e

formate differentemente), ma anche tendenzialmente paritario (nessuno dei due rami prevale sull’altro.

Entrambi condividevano la funzione legislativa; la Camera aveva il potere di mettere in stato d’accusa i ministri e

il Senato di giudicarli.

Fu sempre alla Camera dei deputati che i governi si rivolsero per ottenere sostegno politico; si applicò la regola

secondo la quale “il Senato non fa crisi” cioè non determinava la cessazione dalle funzioni dell’esecutivo.

Furono quasi sempre i governi a suggerire al re le personalità da nominare senatori; e se ne avvalsero a piene

mani per le c.d. “infornate”, cioè periodiche iniezioni di uomini di stretta fiducia governativa, volte a garantire

l’esecutivo.

Durante il fascismo il Parlamento italiano aveva conosciuto prima l’asservimento al “capo del governo” e al

partito nazionale fascista, poi la trasformazione in organo non più espressione del corpo elettorale, ma divenuto

Camera dei fasci e delle corporazioni, organo di nomina governativa e partitica, volto a rappresentare i ceti

produttori in una logica organicistica: si rifiutava l’idea stessa che le istituzioni, e perfino la Camera,

rispecchiassero il pluralismo politico.

Quando alla Costituente si pose la questione di come organizzare il futuro Parlamento repubblicano, una parte

delle forze politiche di cui i gruppi parlamentari alla Costituente erano espressione aveva maturato la convinzione

che fosse opportuno rifondare lo Stato sulla base di una redistribuzione territoriale del potere politico.

Altri, invece, erano dell’idea che sede della rappresentanza e della sovranità del popolo potesse essere una sola

camera: se il sovrano è uno (il popolo), non era immaginabile che esso poi si dividesse in più organi in grado di

rappresentarlo.

Il Senato del Regno era scomparso per sempre dopo il referendum del 2/6/46 (abolizione della monarchia).

Il compromesso fu raggiunto dando ragione a coloro che volevano in ogni caso due camere, ma tacitando nel

contempo i timori dei monocameralisti con la scelta di renderle entrambe espressione della sovranità popolare e si

venne incontro ai fautori della rappresentanza su base regionale.

Il Senato si differenzia dalla Camera non già per le funzioni espletate (sono identiche per scelta del costituente),

ma per la minore rappresentatività rispetto alla Camera (concorrono all’elezione del Senato tutti i cittadini che

abbiano compiuto 25 anni di età) e per il differente metodo di conversione dei voti in seggi, cosa che può

comportare equilibri politici diversi nelle due Camere, con effetti sulla funzionalità della forma di governo, nel

caso di elezioni nelle quali si fronteggino partiti o coalizioni di consistenza analoga.

Composizione

Il Parlamento italiano è un organo costituzionale complesso formato da due Camere che durano in carica

ciascuna 5 anni: la Camera dei deputati che consta di 630 componenti, tutti eletti dai cittadini maggiorenni e il

Senato della Repubblica che consta di 315 componenti eletti dai cittadini che abbiano compiuto 25 anni, più un

ristretto numero di senatori a vita (5 nominati dal presidente della Repubblica per “altissimi meriti nel campo

sociale, scientifico, artistico o letterario” – art. 59 Cost. - e tutti coloro che sono stati presidenti della Repubblica).

L’elezione avviene a suffragio universale e diretto: universale perché il diritto di voto è riconosciuto a tutti i

cittadini; diretto perché sono ritenute escluse forme di elezione di secondo grado.

Possono essere eletti (elettorato passivo) tutti i cittadini che abbiano compiuto nel giorno delle elezioni

rispettivamente 25 anni di età per la Camera dei deputati e 40 per il Senato della Repubblica e che siano elettori.

La legge (ex art. 65 Cost.) prevede casi di ineleggibilità e una serie di incompatibilità. In sostanza, sussiste

incompatibilità quando la legge vieta di detenere contemporaneamente due cariche; si parla di ineleggibilità

quando il cittadino, in ragione della carica o dell’ufficio che ricopre al momento della candidatura o che aveva

ricoperto entro termini stabiliti dalla legge, non può essere eletto.

I senatori a vita hanno inciso poco, dato il loro numero così limitato. La durata della carica presidenziale (7 anni)

e il fatto che possano essere eletti alla presidenza solo cittadini che abbiano compiuto 50 anni (art. 84-85 Cost.) fa

sì che i senatori ex presidenti siano pochi. Quanto a quelli di nomina presidenziale, l’art. 59 Cost. è stato

interpretato nel senso che essi devono essere in tutto cinque, e non che ciascun presidente durante il proprio

mandato ne possa nominare cinque.

12 deputati e 6 senatori, eletti da due speciali “circoscrizioni estero”, rappresentano i cittadini che non risiedono

in Italia (art. 56-57 Cost.); può essere eletto nelle circoscrizioni estero solo chi risiede e vota all’estero.

Durata

Le Camere durano in carica 5 anni e non possono essere prorogate se non per legge nel solo caso in cui il paese

sia in stato di guerra (art. 60 Cost.); il potere di deliberare lo stato di guerra è dato alle Camere dall’art. 78 Cost.

I poteri delle Camere sono prorogati fino al momento in cui non si riuniscono le nuove Camere (entro 20gg dal

voto, il quale deve avvenire non oltre 70gg dalla cessazione delle precedenti ma non prima di 45gg – art. 61

Cost.).

Questa disposizione ha lo scopo di garantire la continuità nell’esercizio delle funzioni parlamentari. Si pensi al

caso in cui il Governo, per necessità od urgenza, adotti un decreto legge; siccome lo stesso perde di valore se non

convertito in legge entro 60gg, il Governo deve, ex art. 77 Cost., presentare alle Camere il disegno di legge per la

conversione. Nel caso in cui le Camere siano sciolte, queste si riuniranno in via straordinaria entro 5gg per la

discussione del disegno di legge e potranno decidere se procedere subito o lasciare che se ne occupino le nuove

Camere con il rischio che il provvedimento decada.

L’istituto descritto si chiama prorogatio; è un istituto che viene dal diritto romano e serve a coprire il “vuoto” che

potrebbe altrimenti verificarsi nell’esercizio di funzioni affidate a organi per i quali l’ordinamento prevede la

periodica sostituzione delle persone fisiche che vi sono preposte.

Una o entrambe le Camere possono essere sciolte in anticipo (art. 88 Cost. – Presidente della Repubblica).

In seduta comune

Il Parlamento in seduta comune si riunisce sempre nell’aula della Camera dei deputati (ragioni logistiche) con

funzioni quasi esclusivamente elettive (art. 55 Cost).

In seduta comune:  elegge, con il concorso dei delegati regionali, il presidente

della Repubblica (art. 83 Cost.), assiste al suo giuramento (art.

91 Cost) e lo può mettere in stato d’accusa (art. 90 Cost);

 elegge un terzo dei componenti del Consiglio superiore della

magistratura (art. 104 Cost);

 elegge un terzo dei componenti della Corte Costituzionale (art.

135 Cost).

Il Parlamento in seduta comune è presieduto dal presidente della Camera (art. 63 Cost); anche il regolamento è

quello della Camera.

E’ sempre il presidente della Camera a indire l’elezione del nuovo presidente della Repubblica (art. 85-86 Cost).

Queste disposizioni non comportano preminenza di un ramo sull’altro del Parlamento, visto anche che supplente

del presidente della Repubblica è, invece, il presidente del Senato della Repubblica.

L’organo vota sempre e solo a maggioranza qualificata (2/3 dei componenti).

Disciplina costituzionale

L’organizzazione ed il funzionamento delle due Camere sono disciplinati da fonti costituzionali,, regolamentari e,

in piccola misura, legislative: il complesso di tali disposizioni va sotto il nome di diritto parlamentare.

Le norme fondamentali sono le seguenti:

 ciascuna camera elegge fra i suoi componenti presidente ed ufficio di presidenza (art. 63 Cost.);

 ciascuna camera adotta il proprio regolamento e lo fa a maggioranza assoluta dei propri

componenti (art. 64 Cost.). Organizzazione e funzionamento di ciascuna camera sono oggetto di

una vera e propria riserva regolamentare;

 le sedute sono sempre pubbliche (art. 64 Cost.); per ogni seduta vengono redatti un processo

verbale e i resoconti sia in forma integrale (stenografici) sia in forma sintetica (sommari), che sono

immediatamente disponibili anche sui siti internet delle Camere;

 le decisioni sono di norma assunte con il voto favorevole della maggioranza dei presenti

(quorum funzionale) purché sia presente la maggioranza dei componenti di ciascuna assemblea

(quorum strutturale o numero legale).

Il quorum funzionale è quello della maggioranza semplice (metà più uno di coloro che votano, salvo che la

Costituzione preveda una maggioranza qualificata.

La più piccola delle maggioranze qualificate è quella assoluta, costituita dalla metà più uno non di coloro che

votano, ma di coloro che compongono il collegio.

Alla Camera coloro che, presenti, dichiarano di astenersi non vengono considerati al fine di stabilire se la

maggioranza per le deliberazioni è stata raggiunta, al Senato vale il contrario (vengono considerati), quindi coloro

che si vogliono astenere ma non vogliono influire sulla votazione, devono necessariamente assentarsi dall’aula;

 i membri del governo hanno il diritto di assistere alle sedute e di essere ascoltati ogni volta che lo

richiedano; hanno altresì l’obbligo di farlo se richiesti.

La Costituzione disciplina lo status giuridico del parlamentare stabilendo che:

a) non si può appartenere ad entrambe le Camere (art. 65 Cost.);

b) i titoli in base ai quali una persona diventa parlamentare e il sopraggiungere nel corso del

mandato di cause di ineleggibilità o incompatibilità sono giudicati dalle stesse Camere,

ciascuna per i propri membri (verifica dei poteri - art. 66 Cost.).

 i parlamentari rappresentano l’intera nazione ed esercitano le loro funzioni senza che di ciò

debbano rispondere ad altri che alla propria coscienza;

 ogni parlamentare riceve un’indennità stabilita per legge;

 i membri del parlamento godono di una serie di immunità, volte a garantire il libero esercizio delle

funzioni (art. 68 Cost.).

Le immunità si distinguono in:

a) insindacabilità: per come votano e per ciò che dicono “nell’esercizio delle loro funzioni” i

parlamentari non possono in alcun modo essere chiamati a rispondere;

b) inviolabilità: i parlamentari non possono subire alcuna forma di limitazione della libertà

personale, a meno che la camera di appartenenza non la autorizzi.

Organizzazione delle camere

Organi interni delle Camere sono i seguenti.

 Il presidente dell’assemblea ha il compito di rappresentare all’esterno la camera e di assicurare il

buon andamento dei suoi lavori sia l’amministrazione interna; fa osservare il regolamento e dirige

le sedute; è coadiuvato da alcuni vicepresidenti e, per le funzioni amministrative, dai questori; per

il processo verbale è assistito dai segretari; il presidente è eletto a maggioranza qualificata.

 L’ufficio di presidenza (al Senato consiglio di presidenza), composto in modo da rappresentare

tutti i gruppi parlamentari, ha compiti amministrativi, compiti attinenti alla disciplina interna e

compiti di natura politico-organizzativa.

 La conferenza dei presidenti dei gruppi (dei “capogruppo”) assiste il presidente in ordine a tutto

ciò che riguarda lo svolgimento dei lavori dell’aula e delle commissioni. In particolare decide in

ordine al programma dei lavori, al calendario e all’ordine del giorno delle singole sedute. La

conferenza delibera all’unanimità al Senato e a maggioranza qualificata dei tre quarti alla Camera.

Nel caso in cui non sia in grado di decidere, provvede da solo il presidente, il quale però deve

tenere conto di ciò che propongono il governo e la maggioranza, riservando una quota di tempo a

ciò che chiedono i gruppi di opposizione.

 Alcuni organi collegiali svolgono funzioni specifiche: la giunta per il regolamento dà pareri al

presidente quando si tratta di interpretare il regolamento; la giunta delle elezioni svolge il lavoro

istruttorio nei confronti dell’aula in relazione alle eventuali contestazioni contro la regolarità delle

elezioni; la giunta delle autorizzazioni a procedere riferisce quando l’autorità giudiziaria

richieda provvedimenti nei confronti di parlamentari.

 Le commissioni permanenti, svolgono funzioni costituzionalmente necessarie ai fini del

procedimento di formazione delle leggi, alle procedure di indirizzo, di controllo e informazione.

La composizione delle commissioni permanenti rispecchia la proporzione dei gruppi.

 Ciascuna camera può istituire commissioni speciali con compiti specifici; può altresì istituire

commissioni d’inchiesta.

 Esistono, inoltre, numerose commissioni bicamerali, costituite da un numero uguale di senatori e

deputati, al fine di coinvolgere entrambi i rami del Parlamento evitando duplicazioni e dualismi.

 I gruppi parlamentari che costituiscono lo strumento tipico di organizzazione della presenza dei

partiti politici all’interno delle Camere. Il tempo d’aula viene ripartito tra i gruppi; inoltre, in

alcune fasi del procedimento, interviene di norma, un solo parlamentare per ogni gruppo, da questo

designato.

Funzioni e procedimenti: cosa fa il Parlamento Italiano

In Costituzione non esiste un catalogo delle funzioni del Parlamento; il termine “funzione” può essere impiegato:

 in senso strettamente tecnico-giuridico, cioè ci si riferisce a

quei poteri che un soggetto ha il dovere di esercitare in vista

del soddisfacimento di interessi non suoi propri, ma di terzi o

dell’intera collettività: con questa accezione la Costituzione

affida alle Camere l’esercizio della funzione legislativa;

 in senso lato istituzionale, cioè ci si riferisce al ruolo che

l’organo considerato assume nell’ordinamento costituzionale,

derivante dal complesso di poteri che gli sono attribuiti.

Compiti del Parlamento ed altre non meno rilevanti funzioni derivano dal rapporto fiduciario con il Governo

(art. 94 Cost.); si parla così di funzione di indirizzo, di funzione di controllo, di funzione di informazione.

Inoltre le Camere si trovano, in limitati casi, ad assolvere funzioni giurisdizionali e funzioni amministrative.

Il procedimento legislativo

Il procedimento legislativo consta di 5 diverse fasi:

a) fase dell’iniziativa;

b) fase istruttoria (o preparatoria), affidata alle commissioni;

c) fase deliberativa (o costitutiva);

d) fase della promulgazione, affidata al presidente della Repubblica;

e) fase della pubblicazione.

Iniziativa.

Titolari del potere sono il governo (art. 71), ciascun consiglio regionale (art. 121), il Consiglio nazionale

dell’economia e del lavoro (art. 99), il popolo mediante proposta firmata da almeno 50000 elettori (art. 71) e,

naturalmente, ciascun membro del Parlamento (art. 71).

Mentre i parlamentari possono presentare proposte alla sola camera cui appartengono, gli altri titolari

dell’iniziativa hanno facoltà di scelta senza limitazione alcuna.

Istruttoria

L’istruttoria in commissione non è fase che possa essere evitata; ogni progetto, redatto in articoli secondo la

forma tipica della legge, viene assegnato dal presidente a una delle commissioni a seconda delle rispettive

competenze per materia (mentre altre commissioni possono essere chiamate ad esprimere un parere).

Deliberativa

Esistono tre diversi procedimenti

a) il procedimento ordinario o in sede referente che attribuisce alla commissione un compito

esclusivamente istruttorio. Il presidente della commissione riferisce alla stessa sul progetto e

questa, acquisiti i necessari elementi informativi sulla base di una griglia prestabilita e della

relazione tecnica che può chiedere al governo, prima lo discute in via generale, poi lo esamina

articolo per articolo, per pervenire a un testo che invia all’assemblea.

b) alla commissione può essere conferito il compito di formulare un testo semidefinitivo: cioè un

testo che, approvato dalla commissione, l’aula voterà come tale senza possibilità di proporre,

discutere e votare modifiche. Si tratta del c.d. procedimento misto o in sede redigente.

c) Se non vi si oppongono il governo oppure 1/10 dei componenti della camera o 1/5 di quelli

della competente commissione, progetti di legge che non riguardino questioni di speciale

rilevanza generale possono essere esaminati ed approvati in commissione, seguendo le stesse

modalità dell’esame in assemblea, senza passare da questa. È il procedimento in sede

legislativa o deliberante.

La discussione in aula

Se il procedimento seguito è quello ordinario, l’esame in assemblea del progetto di legge predisposto dalla

commissione in sede referente, accompagnato da una o più relazioni, si sviluppa attraverso tre momenti.

Innanzitutto la discussione generale, nel corso della quale si dibatte sull’opportunità stessa di legiferare

sull’oggetto della proposta (approvazione delle c.d. pregiudiziali). Si passa poi all’esame articolo per articolo,

nel corso del quale di discute e si vota su ciascun singolo articolo in cui il testo è ripartito; è nel corso di essa che

è possibile presentare, discutere e votare gli emendamenti, cioè le proposte di modifica dei singoli articoli.

Seguono, infine, le dichiarazioni di voto e la votazione finale che decide le sorti del progetto che, per essere

approvato, deve ottenere la metà più uno dei voti che vengono espressi, purché sia presente la metà più uno dei

componenti l’assemblea. Si noti che le votazioni avvengono per lo più a scrutinio palese. Il voto palese è

obbligatorio in caso di norma con conseguenze finanziarie. Il voto segreto è possibile su richiesta nel caso in cui

le norme in esame abbiano ad oggetto principi e diritti di libertà costituzionalmente garantiti.

Il messaggio all’altra camera e l’eventuale navette

Il testo, quale emerge dall’esame descritto, viene trasmesso con apposito “messaggio” al presidente dell’altro

ramo del Parlamento, che dovrà approvare il testo nella stessa identica formulazione: qualsiasi modificazione

comporta il ritorno all’altra camera. Questo “su e giù” si usa chiamare con il termine francese navette (la spola

del telaio che va e viene in continuazione).

I regolamenti prevedono procedimenti abbreviati in seconda lettura: nel senso che la camera alla quale è stato

rinviato il progetto riesamina soltanto ciò che è cambiato, senza rimettere in discussione il resto.

Nel caso in cui il testo approvato sia già stato votato nello stesso testo dall’altra camera, allora il messaggio

attestante la conformità del procedimento di approvazione va al presidente della Repubblica per la

promulgazione.

Le procedure di indirizzo

La c.d. funzione di indirizzo consiste nell’indicare, innanzitutto alla pubblica amministrazione, cosa si deve fare

e, soprattutto, a quale fine, nel rispetto di quali valori, privilegiando quali interessi.

Accanto agli indirizzi in forma di legge, le Camere concorrono alla determinazione dell’indirizzo generale del

paese, facendo ricorso a vari strumenti, innanzitutto quelli che riguardano il rapporto fiduciario (mozione di

fiducia al nuovo governo; i dibatti e le votazioni sulle eventuali questioni di fiducia poste dal governo nel corso

del suo mandato; i dibattiti e le votazioni sulle eventuali mozioni di sfiducia presentate dall’opposizione ai sensi

dell’art. 94 Cost.).

Le Camere utilizzano altri strumenti allo scopo di specificare l’indirizzo politico generale: le mozioni, le

risoluzioni, gli ordini del giorno di istruzione al governo.

Le mozioni sono lo strumento che serve a provocare una deliberazione su un qualsiasi argomento. Sono

esaminate e votate con procedure in tutto simili a quelle dei progetti di legge. Va da sè che quando entrambe le

Camere approvano due mozioni uguali o dal contenuto analogo, queste assumono una forza politica

particolarmente forte. Dal punto di vista giuridico, l’inottemperanza del governo nei confronti di una


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Istituzioni di Diritto Pubblico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Diritto Pubblico, Barbera. Analisi dei seguenti argomenti: l’ordinamento giuridico ed il diritto costituzionale (pluralità delle organizzazioni sociali e degli ordinamenti), i modelli teorici (teorie normativistiche, istituzionaliste, marxiste-leniste), la teoria del diritto naturale (giusnaturalismo, storicismo), l’interpretazione del diritto (disposizione, norma, integrazione del diritto), lo Stato (definizione di forma di Stato, la sua evoluzione e classificazione).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cerri Augusto.

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