Istituzioni di storia moderna 29-9-2015
Le leggi delle Indie del 1513
Le leggi delle Indie del 1513 crearono una disputa sulla legittimità della conquista dei popoli amerindi. Occorreva persuadere queste nuove popolazioni a convertirsi spontaneamente al cristianesimo, ma senza far ricorso alla violenza. Questi re spagnoli si sentivano investiti di una missione religiosa e per questo operavano secondo i dettami della Chiesa. I teologi della scuola di Salamanca cercarono un fondamento che trovarono nel diritto di natura (diritto di tutti gli uomini in quanto tali), sulla base del quale riconoscere origini comuni a cristiani e non cristiani. Da qui si sarebbe sviluppato il diritto internazionale, basato sul principio del giusnaturalismo (corrente filosofico giuridico). Il terreno comune era quello della natura, dei diritti naturali e non più della religione. A poco a poco, le valutazioni sulle nuove popolazioni mutarono, e queste vennero additate come dei cannibali, esseri quindi al di fuori del genere umano, e come popoli particolarmente bellicosi.
Carlo V e la disputa sulla legittimità della conquista
Carlo V ereditò da parte materna il trono di Spagna, e di fronte a lui si rinnovò la disputa sull'idea centrale che gli indios fossero schiavi per natura, uomini più vicini al mondo animale che umano. Esisteva l'idea patrimoniale del re padrone dei suoi sudditi, come Aristotele afferma nella "Politica" che gli schiavi siano strumenti di lavoro necessari, al pari degli animali all'interno dell'ambito familiare della casa.
Lo schiavo per legge aveva usufruito di una grazia, essendo prigioniero di guerra cui si era risparmiata la vita, per cui si era autorizzati a schiavizzare i vinti. Ma esistevano anche esseri che erano per natura schiavi. Tale idea venne adottata nel dibattito sulla legittimità della conquista. Tra i sostenitori dell'illegittimità della conquista ci fu Francisco de Vitoria, il quale affermava che l'unica guerra giusta era quella della reciproca comunicazione, poiché tutti gli uomini sono uguali e hanno pari diritto alla comunicazione. Quando la comunicazione viene meno, la guerra è giustificata.
Non basta la predicazione per modificare una pratica sistematica di assoggettamento di questi popoli; forte era l'interesse economico che muoveva i conquistatori, ancor più con la scoperta delle miniere di Potosí nel 1545 (diffuso era il mito dell'El Dorado, il paese dell'oro). Si cominciò a sfruttare adattando al lavoro minerario le strutture adoperate nell'agricoltura, cioè lo schiavismo (anche per l'industria estrattiva mineraria).
La polemica tra Sepulveda e Las Casas
Un momento importante fu la scesa in campo del teologo Sepulveda, che entrò in polemica diretta con Las Casas, sostenendo la schiavitù naturale per questi popoli. Egli affermava che erano per natura servi ed era giusto che lo fossero come decreta la legge divina. Dovevano essere spinti alla civilizzazione e se rifiutavano si era giustificati nel ricorso alla violenza e alle armi, e questa guerra sarebbe stata giusta secondo il diritto naturale. Sepulveda si richiamava direttamente ad Aristotele e a Sant’Agostino.
Sepulveda usava alcuni argomenti per stabilire l'inferiorità delle popolazioni americane: i peccati contro natura come i sacrifici umani, lo stato di servitù naturale, la necessità di evangelizzazione e la difesa delle vittime innocenti dei sacrifici umani e di altre pratiche contrarie al diritto di natura e al diritto delle genti.
Atteggiamenti europei nella conquista delle Americhe
Gli europei ebbero atteggiamenti differenti nella conquista tra i popoli del Nord e del Sud America. A differenza dei cattolici nel Sud America, i protestanti non sentivano il bisogno di convertire gli indiani in Nord America. Essi erano calvinisti e ritenevano che Dio avesse già deciso chi sarebbe stato salvato e chi no, c'era una predestinazione delle anime.
Conseguenze economiche e materiali della conquista
Le conseguenze economiche e materiali della conquista per l'Europa furono significative. A seguito della conquista del nuovo continente, in Europa si manifestò qualcosa di nuovo: i prezzi dei generi cominciarono a crescere, cosa straordinaria per un'economia statica come quella di Antico Regime basata sull’autoconsumo. Gli uomini del tempo più avveduti pensarono che questo fosse un fenomeno connesso con lo sviluppo del commercio del nuovo mondo, specie l'ingente quantitativo di materiali preziosi affluiti in Europa.
Cominciò il fenomeno dell'inflazione; i prezzi crebbero mentre il valore nominale dell’argento rimase stabile. L'aumento dei prezzi significava infatti svalutazione del metallo. Una conseguenza globale, oltre all’aumento del grano, fu anche quella relativa agli scambi biologici tra i continenti: gli agenti patogeni rispetto ai quali gli indios non avevano difese falcidiarono la popolazione amerindia. Una devastante epidemia fu il vaiolo, da cui si poteva guarire in Europa ma che invece produsse una vera ecatombe in Sud America.
Questa catastrofe demografica fu anche all'origine dello sviluppo della tratta atlantica degli schiavi neri. Un altro aspetto dei nuovi scambi americani fu anche l'afflusso di prodotti alimentari nuovi come le patate, il pomodoro, il mais. Questi nuovi alimenti stentarono però ad essere usati dai contadini europei, abituati invece a cibarsi dei loro prodotti; questi prodotti suscitavano diffidenza e non erano percepiti come familiari.
Istituzioni di storia moderna 22-9-2015
La periodizzazione nella modernità
Nella modernità, si cominciò a mettere in discussione la periodizzazione e sul fatto che ci potesse basare su una storia esclusivamente di carattere politico-militare. Gli Stati nazionali che emersero alla fine del '400 cominciarono a considerarsi come soggetti autonomi, indipendenti, poteri sovrani gli uni rispetto agli altri. La data di nascita del nuovo ordine internazionale è riconosciuta nel 1648, quando l'Europa arriva a una composizione di tipo politico che pone termine a tutte le guerre di religione, la guerra dei 30 anni. Si costruisce un nuovo ordine internazionale basato sul principio dell’equilibrio delle potenze europee. Questo è un momento chiave della storia moderna.
Tutti questi avvenimenti, pur essendo importanti e pur essendo analizzabili sotto la prospettiva degli storici ottocenteschi, forse non sono sufficienti per spiegare ciò che noi siamo (secondo gli storici del Novecento): non è convincente questa periodizzazione molto netta. Si introducono nuove scuole come quella degli Annales, fondata nel 1920-1924, i cui storici pensano che la storia, per poter essere ricostruita, va ricostruita servendosi non solo delle vicende politiche ma anche degli strumenti messi a disposizione delle scienze sociali e umanistiche.
La Mediterranean et le monde mediterraneen a l'epoque de Philippe II (1949)
Descrizione dell’ambiente naturale mediterraneo all'epoca di Filippo II, parla poi delle strutture economiche, religiose, sociali, temi che lo storico tradizionale aveva sdegnato come importanti per capire lo studio e sviluppo umano. Questo autore, Braudel, invece li considera importanti, è con la metafora delle correnti profonde che esprime una storia che non manca di condizionare lo sviluppo umano e la storia dell’umanità. Egli porta l’attenzione su fenomeni di lunga durata che gli storici tradizionali non avevano mai considerato. Fu un’opera molto importante che fece sì che gli storici iniziassero ad occuparsi di cose di cui fino ad allora non si era mai parlato (come i ceti poveri e subalterni, la cultura materiale, l’abbigliamento, la vita privata).
Critiche della modernità
Il passaggio tra '400 e '500 non determinò un cambiamento brusco e radicale. Una grande svolta si ebbe tra '700 e '800 con le grandi rivoluzioni. Con la grande rivoluzione industriale, sembra che sia possibile crescere in maniera indefinita e da ciò deriva grande ottimismo borghese liberale. Con i drammi del '900, si pensa che la modernità non fosse affatto iniziata e si mette in discussione il contenuto positivo della modernità.
Il primo grande critico della modernità fu Marx, che insistette sul carattere alienato del lavoro moderno e industriale, una forma di produzione efficiente ma costruita non su un ampliamento delle libertà bensì su una nuova forma di schiavismo economico, lavoro alienato sia rispetto al prodotto sia rispetto al processo produttivo. Nella sua ripetitività, il lavoratore salariale si aliena anche rispetto alla sua umanità a causa delle condizioni economiche e del lavoro ripetitivo; è alienato anche rispetto alla società e al prossimo.
Un altro critico importante della modernità è Freud: critica Marx dicendo di sbagliare a considerare l’aggressività umana come conseguenza della struttura sociale, poiché l’aggressività umana ha un'origine primordiale e la civiltà europea è stata costruita sulla repressione di questi istinti violenti e antisociali. Egli parla di disagio della modernità. Ciò ebbe anche ripercussioni nella storiografia: con Norbert Elias si vede la modernità come un processo di progressivo disciplinamento delle libertà individuali. Egli si occupa del galateo come comportamenti che si devono tenere nella vita di società; le norme mutano in maniera considerevole e si addomesticano le pulsioni del corpo.
Istituzioni di storia moderna 21-9-2015
Storia moderna: dai grandi eventi alle nuove scuole di pensiero
Storia moderna: dalla scoperta dell’America alla rivoluzione francese o Congresso di Vienna, periodizzazione canonica, ma convenzionale. Eventi talmente importanti da meritare di essere colti come punti di svolta, periodizzazioni forti, cesure forti. Eventi che spiegano molte cose, ad esempio la scoperta dell’America inizia a parlarci di un mondo globalizzato, dalla scoperta di questo nuovo continente e degli altri. L’epoca delle grandi comunicazioni marittime che ha messo in comunicazione continenti così lontani e diversi.
La rivoluzione francese è quel processo, quella rivoluzione politica che ha inaugurato i sistemi politici moderni, ha introdotto una nuova idea di giustizia e di uguaglianza di fronte alla legge, e il diritto di partecipazione alla vita politica. Le società di antico regime erano costruite su un sistema di gerarchia.
La rivoluzione industriale è stato l’avvenimento più importante insieme alla rivoluzione neolitica, come afferma lo storico dell’economia Mario Cipolla: quella neolitica è la prima ad aver portato l’essere umano alla vita da sedentario. Ora si ha meccanizzazione dei processi produttivi, inurbamento, crescita delle grandi città industriali, sviluppo della famiglia mononucleare, crescita esponenziale della produttività del lavoro, uscendo così dalle carestie periodiche che colpivano le economie rurali e grande crescita demografica.
L’aggettivo scelto per definire questo periodo della storia umana è "moderna", un aggettivo valoriale che ha in sé un giudizio positivo. Tutto ciò che è moderno è percepito come positivo nel linguaggio comune; progresso ed evoluzione sono due parole centrali di questa età, idee per spiegare al meglio gli avvenimenti di questa fase della storia.
La storiografia moderna nasce in senso fortemente ideologico, fondata sull’esaltazione dell’ideologia borghese. Il vero fondatore della concezione della storia moderna è sicuramente Voltaire, personaggio di spicco dell’Illuminismo; egli scrive anche un saggio sui costumi, "Essai sur les moeurs et l’esprit des nations": con lui nasce una generazione intellettuale, egli è un autore molto letto e le sue opere sono molto divulgate. Ebbe grande risonanza e diffusione.
In quest'opera demolisce in maniera sistematica la concezione della storia salutis, fino ad allora in vigore per la comprensione della storia, una storia fondamentalmente religiosa al cui centro si basa la promessa di salvezza cristiana. Egli demolisce anche la storia tradizionale interessandosi alla storia cinese: egli è molto interessato alla Cina, avversario delle religioni rivelate, che sono responsabili della arretratezza dello spirito umano, dell’oscurantismo, dell’ignoranza. In Cina vi è il confucianesimo, una religione razionalista e una civiltà complessa che mette in discussione le fondamenta della historia salutis e della sua interpretazione cristiana, mettendo in luce invece una interpretazione della storia più progressista, laica, borghese, liberale.
Istituzioni di storia moderna 5-10-2015
Europa occidentale di fine '400
Il 1492 è l'anno di svolta in cui anche in Europa accadono cose che modificano gli equilibri politici dell'Europa stessa. È l'anno della conquista di Granada (ultimo principato musulmano in Europa) ed espulsione degli Ebrei da Aragona. I musulmani rimasti, i "moriscos", furono sottoposti a conversioni forzate; altri fuggirono e si rifugiarono in Nord Africa e nell'impero ottomano. Furono deportati in massa nel 1608 accusati di essere spie dei Musulmani, il nemico per eccellenza dell'Europa cristiana.
È l'anno della morte di Lorenzo il Magnifico (immaginata come un momento di crisi della costruzione politica medicea, era un tassello fondamentale nella politica Fiorentina), muore Innocenzo VIII e Colombo sbarca ad Hispaniola. L'Europa è frantumata in moltissimi principati territoriali, specie la Germania, ma ciò che ancora non appare sulla scena sono gli Stati, una realizzazione politica in via di costruzione e con molte spinte centrifughe all’interno.
I poteri si accentrano su funzioni di carattere amministrativo; questi stati sono basati su rapporti di fedeltà personale, contano molto i rapporti, le alleanze politiche e militari piuttosto che la struttura amministrativa delle varie corone. Si è in un mondo ancora molto violento, i vari territori erano legati a poteri politici per rapporti di soggezione mediati dagli abitanti (questi entravano a far parte di una formazione politica giurando fedeltà a quel signore). I confini ancora in questa fase sono molto mobili, non sono fissi.
La struttura economica e sociale vede un panorama vario, ma predomina uno schema classico: l'idea che esiste una suddivisione del lavoro tra tre categorie di persone, coloro che pregano, difendono e lavorano. Sono i cosiddetti "Stati", ciascuno con propri diritti e specifiche prerogative. Vi sono stati e libertà intese come diritti di indipendenza (es. la legge dei bellatores non è la stessa di quella dei laboratores).
I rapporti tra questi stati erano diversi a seconda delle varie realtà politiche: dove vi era un potere rappresentativo vi erano anche degli Stati generali, assemblee di rappresentanza delle componenti principali della società (es. i laboratores sono rappresentati dai vertici delle istituzioni cittadine).
La Spagna e la Francia verso l'unificazione
La Spagna ancora non esisteva: solo con il matrimonio di Isabella e Ferdinando si avrebbe avuto un'unificazione della corona, creando inoltre più forti rapporti di fiducia tra il regno e i suoi sudditi. L’economia spagnola era ancora basata su attività rurali, agricoltura e allevamento (pregiata era la lana merino). Di ciò si avvantaggiava la grande corporazione della Mesta e i grandi possessori terrieri. Nonostante una permanente frammentazione istituzionale, la Spagna ha intrapreso un cammino di unificazione e uno strumento per l'accentramento del potere fu la Chiesa (designazione delle nomine ai vescovadi da parte del re più istituzione centrale dell’inquisizione, strumento concepito per combattere l'eresia, ma usato anche in funzione politica per combattere i cosiddetti cristiani nuovi, cioè gli ebrei, minoranza molto attiva specie nelle città mercantili ed erano concorrenti delle borghesie cittadine). Tutte le monarchie cercheranno di governare trovando un'alleanza politica con le borghesie cittadine per tenere a freno il potere delle grandi aristocrazie.
La stessa dinamica è evidente in Francia: alla fine del '400, Luigi XII di Valois mise le mani su grandi feudi del regno, e ebbe un contenzioso col ducato di Borgogna (fine guerra dei 100 anni). Alla morte di Carlo il Temerario, questo ducato passa alla figlia e Luigi XII muove guerra; per fronteggiare questa minaccia si conclude un matrimonio dalle conseguenze durature per l'Europa: matrimonio con Massimiliano d’Asburgo (Unione dei possedimenti di Borgogna e quelli d’Austria). Non si raggiunge del tutto l'intento: il ducato di Borgogna è molto differenziato al suo interno, con regioni molto diverse, rurali, e altre fortemente urbanizzate, vere e proprie potenze industrializzate dalle grandi autonomie politiche (saranno queste ultime a imporre a Massimiliano d’Asburgo di cedere la Borgogna al re di Francia). Questo è il principale contenzioso della Francia prima di gettarsi nelle guerre di Italia.
La monarchia francese e l'impero
La monarchia francese, come la Spagna, sta cercando di rafforzare il suo potere nei confronti della grande aristocrazia francese e ha iniziato a dotarsi di una burocrazia regia, di funzionari burocratici e amministrativi al servizio del potere regio, ministri del re. Ciò comporta anche un ridimensionamento politico degli Stati Generali, sostituiti da un consiglio del re che decide, per esempio, la pressione fiscale sul regno (ciò garantisce alla monarchia le risorse economiche per finanziare la guerra, cavalleria pesante e fanteria con uso dell’artiglieria).
L’impero è la continuazione politica dell'eredità di Carlo Magno: ora l’imperatore con la Bolla d’Oro viene eletto da un ambito ristretto, quello della Dieta Imperiale. Terminano le contese con il papato circa l’investitura dell’imperatore, che in questa epoca è deciso da 7 principi elettori (4 principi laici e 3 ecclesiastici, arcivescovi di Treviri, Magonza e Colonia, duca di Sassonia, del Brandeburgo, conte Palatino, re di Boemia, il margravio. Nel 1494 viene eletto imperatore Massimiliano d’Asburgo.
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Istituzioni e sviluppo economico nella storia d'Europa