Hegela Kant e Fichte
Hegel critica la separazione che in entrambi permane tra soggetto e oggetto, mentre a Schelling la coincidenza degli opposti: tale separazione va superata in quanto è grazie alla negazione, al non-io, che confermo la mia esistenza di essere altro da ciò che so di non essere. Ma le forme restano separate nel momento dialettico che le fluidifica, ruolo svolto dalla ragione che ‘toglie conservando’ (aufhebung), cioè mantiene i tratti di un concetto nel suo trapassarne altri.
Processo di fluidificazione
Un primo tale processo di fluidificazione è comprensibile tramite tre momenti: astratto-intellettuale (seme-fiore-frutto), in cui i concetti sono ancora astratti e distinti, un secondo dialettico (o negativo razionale), che nega il primo momento ma al contempo ne conserva la struttura e ne presuppone la presenza (fiore come non-seme, non-seme come condizione del frutto), e, infine, un terzo momento, quello speculativo (o positivo razionale), in cui i due momenti precedenti sono uniti in una nuova realtà (frutto).
Autocoscienza e in-sé
È pertanto grazie all’intervento dell’in-sé (Hegel parla di un per-sé) che la coscienza diviene autocoscienza: può cioè definirsi soltanto a partire dall’esperienza dell’altro-da-sé e attraverso la sua negazione. Il momento in cui la coscienza, non ancora giunta alla piena consapevolezza, inizia a comprendere questo processo (fenomenologia dello spirito) viene definito cominciamento fenomenologico.
Essere, nulla e divenire
La “prima triade” è la triade di concetti maggiormente studiata dagli interpreti, e cioè: essere, nulla, divenire. Il concetto di essere rappresenta la prima categoria nella quale incorre il filosofo nel suo “pensiero puro”; si tratta però di un concetto vuoto, ancora completamente indeterminato, che, proprio per questa sua indeterminatezza, coincide con il nulla. L’essere, dunque, è nulla. D’altro canto il nulla, in quanto “assenza di determinazione e di contenuto”, pura indistinzione, esiste nel nostro pensarlo; dunque “il nulla è”.
Si tratta allora di comprendere come “l’essere sia passato nel nulla e il nulla nell’essere”, come ciascuno di essi sparisca nel suo opposto, come cioè sia possibile la loro unità. La verità, infatti, sta per Hegel in questo movimento di reciproca trasformazione di essere e nulla, che egli definisce “divenire”. Nel divenire l’essere indeterminato (Sein) si trasforma in determinato (Dasein), in entità specifica diversa da tutte le altre, in oggetto determinato distinto dagli altri oggetti.
Logica e ontologia
La logica è il modo in cui funziona il pensiero, il modo in cui si struttura l’essere: non può ridursi a mero formalismo come in Aristotele, ma è ontologia, esposizione di Dio e per questo può dirsi scienza prima.
Il divenire ha implicato il manifestarsi dell’essere in un Essere qui, in un darsi in una sua forma più specifica, tradotta in tedesco con (esserci): l’essere è relativo e Dasein necessita di qualcosa che stia a qualificarlo, ha necessità di essere determinato per questo nasce la necessità di un Altro. Hegel vede implicato nell’Esserci il concetto di Altro come limite necessario per definire due realtà differenti tramite il potere definitorio della negazione, questo genera un processo infinito di implicarsi a vicenda per sussistere come opposti ed è un cattivo infinito perché sfocia in una indeterminatezza (esserci→altro→esserci→altro→...).
Essere per sé e infinito
Arriviamo così all’Esserci per sé (che si è auto-riconosciuto nella differenza) come infinito: il finito è scomparso nell’infinito, quello che è, è solo l’infinito. L’inseità è il finito mentre il per sé è l’infinito: quando diciamo che qualcosa è finito implichiamo che il suo essere è costituito dal non-essere.
Determinazione dell'essere
L’essere determinato è tale in virtù della qualità che lo specifica e lo rende finito, della quantità e infine della misura, la quale determina la quantità della qualità. Tutte queste categorie considerano l’essere nel suo isolamento, cioè fuori di ogni relazione.
Essere e essenza
Dall’essere si passa all’essenza quando l’essere, riflettendo su se stesso, scorge le proprie relazioni; si riconosce cioè identico e diverso e scopre la propria ragion sufficiente. La verità dell’essere è l’essenza intesa come identità dell’essere che riflette sulla sua esperienza, che continuamente ritorna a sé. Così determinato e arricchito dalla riflessione su di sé, l’essere diventa concetto: che non è più concetto dell’intelletto, diverso dalla realtà e opposto ad esso, ma il concetto della ragione, cioè «lo spirito vivente della realtà».
Identità e manifestazione
Hegel intende fare chiarezza su due questioni: quella del principio d’identità e quella dell’essere come manifestazione, come apparire dell’essenza. Per quanto riguarda la prima, Hegel sottolinea che esso è affermabile solo a partire dall’esperienza della negazione: perché si dica che A è...