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Istituzioni di filosofia morale, Appunti - Massimo Borghesi Appunti scolastici Premium

Gli appunti contengono l'intero corso Istituzioni di Filosofia Morale tenuto presso la facoltà di Filosofia da Massimo Borghesi per il secondo anno, nell'anno accademico 2015/2016. Argomento del corso: L'opposizione polare - L'urto tra la vita e la forma. Il percorso si propone di confrontare vari autori e in particolare opere quali: Il conflitto della cultura moderna (Simmel), L'opposizione... Vedi di più

Esame di Istituzioni di filosofia morale docente Prof. M. Borghesi

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1. Simmel - Il conflitto della cultura moderna

L’idea di fondo espressa nel saggio è che la vita dello spirito, della cultura, sia

segnata da un contrasto ineliminabile: tutti i prodotti della cultura, quando

emergono, si cristallizzano in forme stabili che contrastano con il flusso della vita, un

contrasto tra essere (forme) e divenire (vita). Il fatto che la vita dissolva

continuamente le forme che genera fa sì che la cultura debba essere intesa in chiave

storica: le forme sono forme storiche, non eterne e vana è la loro pretesa di

atemporalità. il discorso rivela connotati

Quando Simmel parla di «immiserimento della forma»,

storici: il saggio ci parla della forma anche come di quelle forme ideali di cui era

rivestita la Germania guglielmina (→simbologia). Il desiderio di sbarazzarsi del

principio della forma è lo stesso provato dalla generazione del 1918, che contestava

la “vecchia Germania”.

Simmel fa una breve rassegna di quello che ritiene lo «stadio preparatorio» della

filosofia della vita: nel corso della storia il pensiero filosofico si è concentrato

progressivamente su alcuni concetti di fondo. Se nel pensiero antico predominava la

dimensione dell’essere, nel Medioevo quella metafisica, nel rinascimento quella

naturale, etc. nel XX secolo predomina una «visione della vita», preparata quelle

rivoluzioni di carattere liberale scoppiate in Europa tra XVII e XVIII secolo

(Rivoluzione inglese e francese).

Ma tale processo è riscontrabile anche nell’arte, dove l’espressionismo è visto come

quella corrente in cui la vita vuole comunicarsi nella propria immediatezza quasi a

superare la mediazione stessa dell’opera. Esso è la riprova di essere in un tempo in

cui la vita vuole comunicare immediatamente se stessa facendo a meno della forma.

L’opera si riduce a mera occasione del fatto che in un preciso momento l’artista

è una conferma di come la vita non

prova certe emozioni. Anche l’arte astratta

possa più trovare espressione nella forma, ma per farlo debba rinunciare proprio

all’espressione comunque si configuri. Infine, anche nel pensiero giovanile del suo

tempo egli coglie la forte messa in discussione dei modelli precedenti, che precorre

le tematiche che caratterizzeranno i moti sessantottini.

Per quanto concerne la filosofia, Simmel indica nel pragmatismo, che considera la

verità come inseparabile dalla prassi, un’altra espressione della vita contro le forme.

Una posizione che precorre quella sartriana, espressa in L’esistenzialismo è un

secondo cui “l’esistenza precede l’essenza”.

umanismo,

Ma Simmel rintraccia questo primato della vita anche nell’«amore» e, in particolare,

in quel “fenomeno nuovo” che è il movimento dell’amore libero: nei suoi anni,

infatti, esso prendeva forma in alcune comunità che praticavano il naturalismo.

Questa «etica nuova» sognava una rivoluzione sessuale per la quale tanto il

matrimonio quanto la prostituzione legale apparivano come forme antiquate:

entrambe le forme andavano superate in quanto imprigionavano l’amore libero.

e in particolare il fenomeno

Infine, questo movimento coinvolge anche la religione

del misticismo, volto ad esaltare una religiosità «anarchica», che facesse cioè a

meno dei canali religiosi tradizionali (chiesa), di contorni definiti, per mantenere

soltanto un «sentimento religioso».

2. DIALETTICA E ANTROPOLOGIA

I. Guardini - L’opposizione polare. Saggio per una filosofia del concreto vivente

poi divenuto volume nel 1925, in cui dà una

Nel 1914 Guardini scrive un saggio,

prima elaborazione a quello che sarà il suo sistema filosofico.

L’idea di fondo è che il concreto vivente e, in particolare, l’esistenza umana sia

dominata da una dialettica polare, cioè da una serie di opposti che sono in numero

finito.

Gli opposti riguardano sia il campo dello sperimentale, perciò definiti

sia una zona di profondità non sperimentabile, indagata dalla

«intraempirici»,

metafisica, perciò detti «transempirici».

Questi due opposti, che concernono i contrari dell’esistenza, sono detti «categoriali»

in quanto rappresentano gli ultimi gradi di universalità della polarità.

Ma Guardini parla anche di opposti «trascendentali», che non concernono più

l’esistenza ma la realtà dell’«opponibilità» come tale.

Che la struttura dell’esistente poggi su un’opposizione era già stato affermato da

Platone e dall’agnosticismo; l’esigenza di Guardini è però quella di riconciliare le

polarizzazioni estreme e i contrasti tipici del suo tempo storico. Ciò spiega l’influenza

di Simmel, che nel parlava della contraddizione della

Conflitto della cultura moderna

vita come del suo non potersi mai esaurire nelle forme che genera (metafisica della

vita), una contraddizione che è però costitutiva: il realizzarsi della vita sta proprio in

questo processo di finitizzazione dell’infinito.

Antitesi rintracciabile anche nella polarità, teorizzata da Spengler, tra natura e

storia, cioè tra un modo di concepire la realtà come “divenuto” (natura), proprio

dell’anima apollinea, e un modo di concepirla come “divenire” (storia), proprio

dell’anima faustiana.

O nella concezione di spirito data da Jaspers, secondo cui esso non è mai un’unità

data ma vive nel contrasto, nella tensione continua fra due opposti. Tutti gli opposti

si riconducono a due antitesi fondamentali: quella di “caos materiale e forma”, per

cui dalla pienezza della vita materiale irrompono delle forme che isolano quella

pienezza e possono esistere solo nella formazione continua, e quella di “individuale

e universale”, cioè la tensione umana a sentirsi parte di un tutto, di un universale.

Con questi tre punti di vista Guardini condivide la struttura di fondo, cioè una

visione della vita come tensione incessante di opposti; tuttavia, egli critica

l’identificazione riscontrata tra opposizione e contraddizione: a suo avviso l’essenza

della vita umana sta nell’essere unità d’opposti, non di contraddittori (che, in quanto

tali, sono in virtù dell’inesistenza dell’altro). che parte dal

La prima coppia di opposti intraempirici è quella atto-struttura,

riconoscere l’esperienza, sia esterna (attività e movimento) che interna (tempo del

vissuto), come un continuo fluire. Non può esserci atto puro in quanto, per essere

atto, necessita di un punto di partenza fermo e di una direzione (momento statico).

Ma l’esperienza è colta anche come struttura, espressa dalla metafora dello spazio

statico. I due opposti non vanno assolutizzati ma colti in una tensione polare tale per

cui non sarà mai possibile derivare completamente la struttura dall’atto o il

mutamento dalla durata.

Tra di loro c’è, come aveva intuito Kierkegaard, un salto, in quanto non si risolvono

in un’unità dialettica (→Schelling, Hegel, romanEci), ma anche un’analogia tale per

cui possono essere entrambi abbracciati dalla vita.

Stanno in un perpetuo oscillare, in un continuo prevalere dell’uno sull’altro, e la

condizione di armonia è possibile solo come condizione limite, un equilibrio che

Guardini chiama «euforia».

L’esperienza del vivere mostra però un’altra coppia di opposti, cioè formale-

informale. Da una parte c’è il lato apollineo, che i Greci facevano coesistere come

forma-bellezza-verità, a cui l’autoesperienza permette di contrapporre un informale,

che non può essere espresso per via concettuale ma solo attraverso una metafora.

Guardini parla di un «fülle», cioè di una pienezza che afferma simultaneamente

forma e materia.

La terza coppia è singolarità-totalità: la vita si esperisce come un processo che tende

al tutto, ad una forma totale, ma una vera totalità deve necessariamente possedere

un minimum di singolarità per sussistere come viva realtà.

La prima coppia di opposti transempirici, che si dispiegano cioè nel rapporto tra il

piano sperimentabile e quello dell’ego, inteso come luogo dell’identità di sé, è

produzione-disposizione. Vivere significa infatti creare ma non ex nihilo, perché per

ogni produzione umana necessita di materia, perciò si deve parlare di un disporre,

che d’altro canto non è un puro disporre in quanto solo chi crea può anche ordinare.

ma si tratta di un mutamento

Il creare tende ad essere sempre un creare originale,

che, per non ricadere nel patologico, necessita di seguire la regola della ripetizione,

della regolarità come costruttività; regola che non deve comunque sopprimere il

novus per dar spazio unicamente ad una visione razionalmente ordinata delle cose.

Infine, con gli opposti immanenza-trascendenza Guardini intende affermare che il

centro oscillante è dominato da una duplice tensione, è volto su di sé ed è, al

contempo, aperto alla realtà esterna, al mondo.

Gli opposti trascendentali delimitano la forma propria della polarità vivente: in essa

diversità e somiglianza si implicano vicendevolmente, senza risolversi o annullarsi.

Le coppie di opposti trascendentali sono: affinità-distinzione, che descrive l’aspetto

qualitativo dell’opposizione polare, unità-pluralità, che ne descrive invece quello

strutturale.

Ma le varie coppie di opposti non sono viste come limitate singolarmente, sono

invece collegate da una serie di collegamenti incrociati: il concreto vivente è infatti

una totalità in cui i poli si richiamano reciprocamente, in ogni suo punto è dato il

sistema dei rapporti.

Nel succedersi alternante dei poli, possono realizzarsi situazioni eccezionali come il

«tipo ideale», cioè il realizzarsi di una polarizzazione estrema, oppure l’equilibrio dei

poli: entrambe sono possibili solo come passaggio, che Guardini chiama «naufragio»

in quanto segna una fase di stasi dell’esistenza. L’essenza della possibilità vitale e

cioè il sapere limitarsi ad una

della perfezione, vitale e non mortale, è la «misura»,

apparente mediocrità ma necessaria per essere vivi. Ma il succedersi alternante dei

poli fa variare la misura con un certo «ritmo», un segreto pulsare che costituisce il

«tempo vivente».

II. Struttura polare della conoscenza è il procedimento adeguato per la

Guardini chiarisce che il metodo dialettico

comprensione del concreto vivente, diversamente sia dalla conoscenza irrazionale,

che cerca di definire l’atto di conoscenza vitale come sentimento o istinto, sia

dall’intelletto concettuale, che frantuma il concreto vivente considerandolo come

mero punto di partenza verso l’astratto, da cui vengono derivate le formalità dei

concetti.

Ma il processo del conoscere resta sempre dominato da una tensione costitutiva tra

concettualità e intuizione: il vivente concreto può essere attinto solo se concetto (in

sé troppo vuoto) e intuizione (in sé troppo debole) si applicano ad esso

in quanto atto che vede non l’io in-sé ma nel suo

simultaneamente. La «visione»,

essere unità-in-tensione dei contrari che animano il vivente, è l’unico atto

conoscitivo adeguato per cogliere il concreto vivente (unità di sopra-razionale ed

extra-razionale). Tale visione non può venire mai adeguatamente espressa da un

concetto ma solo attraverso un medium in grado di coniugare in sé intuizione e

concetto: il simbolo, che nasce quando qualcosa di interiore trova espressione

nell’esteriore.

Per Guardini, vedere è cogliere un’essenza la quale provoca una decisione di

apertura o di chiusura nei suoi confronti. Secondo Scheler la prima cosa che

cogliamo nell’esistenza dell’altro che vediamo sono le sue espressioni corporee; per

Edit Stein è possibile cogliere anche l’esperienza interiore dell’altro attraverso

l’empatia, a partire dall’espressione del volto e dei gesti dell’altro; per Husserl

dell’altro cogliamo una unità di spirito e corpo, nell’apprensione andiamo cioè oltre

l’apparizione del corpo e cogliamo un corpo colmo di psiche.

Rispetto a Scheler, secondo Guardini lo sguardo dell’altro mi rivela, ancora prima

delle sue caratteristiche corporee, ciò che l’altro serba nell’animo. Rispetto a Kant,

per Guardini il mio sguardo vede l’essenza, nella misura in cui anch’essa,

fenomenologicamente, «guarda fuori di sé»; infatti, se il fenomeno è “ciò che

appare”, allora qualcosa si offre alla vista così com’è e non rimane un fantasma (et.

phantasma=illusione).

In conclusione, la «visione» del «concreto vivente» necessita, come condizione

l’uomo è infatti «animale

concreta della conoscenza, di una dialettica del conoscere:

simbolico», sinolo di ragione e sensibilità, discorso che Guardini trasporta anche in

sede «pratica».

III. La dialettica nell’esperienza morale

è venuta meno la concezione simbolica dell’uomo e si

Nel corso della modernità

sono manifestate correnti filosofiche antitetiche (materialismo/idealismo,

razionalismo/empirismo) che hanno identificato la propria serie con l’uomo

autentico.

Guardini, che non privilegiando alcuna serie va incontro al pericolo del relativismo

morale, afferma comunque che una qualche priorità di tipo funzionale ce l’abbia la

Afferma questo cosciente del rischio insito nell’estremizzazione

serie del formale.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Gli appunti contengono l'intero corso Istituzioni di Filosofia Morale tenuto presso la facoltà di Filosofia da Massimo Borghesi per il secondo anno, nell'anno accademico 2015/2016. Argomento del corso: L'opposizione polare - L'urto tra la vita e la forma. Il percorso si propone di confrontare vari autori e in particolare opere quali: Il conflitto della cultura moderna (Simmel), L'opposizione polare - Saggio per una filosofia del concreto vivente (Guardini), Dialettica e antropologia (Borghesi), Mente e cosmo (Nagel) e Il futuro della natura umana - I rischi di una genetica liberale (Habermas)


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Filosofia e scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pexolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Borghesi Massimo.

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