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Simmel - Il conflitto della cultura moderna

L'idea di fondo espressa nel saggio è che la vita dello spirito, della cultura, sia segnata da un contrasto ineliminabile: tutti i prodotti della cultura, quando emergono, si cristallizzano in forme stabili che contrastano con il flusso della vita, un contrasto tra essere (forme) e divenire (vita). Il fatto che la vita dissolva continuamente le forme che genera fa sì che la cultura debba essere intesa in chiave storica: le forme sono forme storiche, non eterne, e vana è la loro pretesa di atemporalità.

Quando Simmel parla di «immiserimento della forma», il discorso rivela connotati storici: il saggio ci parla della forma anche come di quelle forme ideali di cui era rivestita la Germania guglielmina (→simbologia). Il desiderio di sbarazzarsi del principio della forma è lo stesso provato dalla generazione del 1918, che contestava la “vecchia Germania”.

Simmel fa una breve rassegna di quello che ritiene lo «stadio preparatorio» della filosofia della vita: nel corso della storia il pensiero filosofico si è concentrato progressivamente su alcuni concetti di fondo. Se nel pensiero antico predominava la dimensione dell’essere, nel Medioevo quella metafisica, nel Rinascimento quella naturale, ecc. nel XX secolo predomina una «visione della vita», preparata quelle rivoluzioni di carattere liberale scoppiate in Europa tra XVII e XVIII secolo (Rivoluzione inglese e francese).

Ma tale processo è riscontrabile anche nell’arte, dove l’espressionismo è visto come quella corrente in cui la vita vuole comunicarsi nella propria immediatezza quasi a superare la mediazione stessa dell’opera. Esso è la riprova di essere in un tempo in cui la vita vuole comunicare immediatamente se stessa facendo a meno della forma. L’opera si riduce a mera occasione del fatto che in un preciso momento l’artista è una conferma di come la vita non prova certe emozioni. Anche l’arte astratta possa più trovare espressione nella forma, ma per farlo debba rinunciare proprio all’espressione comunque si configuri.

Infine, anche nel pensiero giovanile del suo tempo egli coglie la forte messa in discussione dei modelli precedenti, che precorre le tematiche che caratterizzeranno i moti sessantottini. Per quanto concerne la filosofia, Simmel indica nel pragmatismo, che considera la verità come inseparabile dalla prassi, un’altra espressione della vita contro le forme. Una posizione che precorre quella sartriana, espressa in L’esistenzialismo è un umanismo, secondo cui “l’esistenza precede l’essenza”.

Ma Simmel rintraccia questo primato della vita anche nell’«amore» e, in particolare, in quel “fenomeno nuovo” che è il movimento dell’amore libero: nei suoi anni, infatti, esso prendeva forma in alcune comunità che praticavano il naturalismo. Questa «etica nuova» sognava una rivoluzione sessuale per la quale tanto il matrimonio quanto la prostituzione legale apparivano come forme antiquate: entrambe le forme andavano superate in quanto imprigionavano l’amore libero.

Infine, questo movimento coinvolge anche la religione e in particolare il fenomeno del misticismo, volto ad esaltare una religiosità «anarchica», che facesse cioè a meno dei canali religiosi tradizionali (chiesa), di contorni definiti, per mantenere soltanto un «sentimento religioso».

Dialettica e antropologia

Guardini - L'opposizione polare

Nel 1914 Guardini scrive un saggio, poi divenuto volume nel 1925, in cui dà una prima elaborazione a quello che sarà il suo sistema filosofico. L'idea di fondo è che il concreto vivente e, in particolare, l'esistenza umana sia dominata da una dialettica polare, cioè da una serie di opposti che sono in numero finito.

Gli opposti riguardano sia il campo dello sperimentale, perciò definiti «intraempirici», sia una zona di profondità non sperimentabile, indagata dalla metafisica, perciò detti «transempirici». Questi due opposti, che concernono i contrari dell’esistenza, sono detti «categoriali» in quanto rappresentano gli ultimi gradi di universalità della polarità.

Ma Guardini parla anche di opposti «trascendentali», che non concernono più l'esistenza ma la realtà dell’«opponibilità» come tale. Che la struttura dell’esistente poggi su un’opposizione era già stato affermato da Platone e dall’agnosticismo; l’esigenza di Guardini è però quella di riconciliare le polarizzazioni estreme e i contrasti tipici del suo tempo storico. Ciò spiega l’influenza di Simmel, che nel Conflitto della cultura moderna parlava della contraddizione della vita come del suo non potersi mai esaurire nelle forme che genera (metafisica della vita), una contraddizione che è però costitutiva: il realizzarsi della vita sta proprio in questo processo di finitizzazione dell’infinito.

Antitesi rintracciabile anche nella polarità, teorizzata da Spengler, tra natura e storia, cioè tra un modo di concepire la realtà come “divenuto” (natura), proprio dell’anima apollinea, e un modo di concepirla come “divenire” (storia), proprio dell’anima faustiana. O nella concezione di spirito data da Jaspers, secondo cui esso non è mai un’unità data ma vive nel contrasto, nella tensione continua fra due opposti. Tutti gli opposti si riconducono a due antitesi fondamentali: quella di “caos materiale e forma”, per cui dalla pienezza della vita materiale irrompono delle forme che isolano quella pienezza e possono esistere solo nella formazione continua, e quella di “individuale e universale”, cioè la tensione umana a sentirsi parte di un tutto, di un universale.

Con questi tre punti di vista Guardini condivide la struttura di fondo, cioè una visione della vita come tensione incessante di opposti; tuttavia, egli critica l’identificazione riscontrata tra opposizione e contraddizione: a suo avviso l’essenza della vita umana sta nell’essere unità d’opposti, non di contraddittori (che, in quanto tali, sono in virtù dell’inesistenza dell’altro).

La prima coppia di opposti intraempirici è quella atto-struttura, che parte dal riconoscere l’esperienza, sia esterna (attività e movimento) che interna (tempo del vissuto), come un continuo fluire. Non può esserci atto puro in quanto, per essere atto, necessita di un punto di partenza fermo e di una direzione (momento statico). Ma l’esperienza è colta anche come struttura, espressa dalla metafora dello spazio statico. I due opposti non vanno assolutizzati ma colti in una tensione polare tale per cui non sarà mai possibile derivare completamente la struttura dall’atto o il mutamento dalla durata.

Tra di loro c’è, come aveva intuito Kierkegaard, un salto, in quanto non si risolvono in un’unità dialettica (→Schelling, Hegel, romanEci), ma anche un’analogia tale per cui possono essere entrambi abbracciati dalla vita. Stanno in un perpetuo oscillare, in un continuo prevalere dell’uno sull’altro, e la condizione di armonia è possibile solo come condizione limite, un equilibrio che Guardini chiama «euforia».

L’esperienza del vivere mostra però un’altra coppia di opposti, cioè formale-informale. Da una parte c’è il lato apollineo, che i Greci facevano coesistere come forma-bellezza-verità, a cui l’autoesperienza permette di contrapporre un informale, che non può essere espresso per via concettuale ma solo attraverso una metafora. Guardini parla di un «fülle», cioè di una pienezza che afferma simultaneamente forma e materia. La terza coppia è singolarità-totalità: la vita si esperisce come un processo che tende al tutto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pexolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Borghesi Massimo.
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