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Istituzioni di economia

Le due discipline economiche

L'economia si distingue in due discipline:

  • Aziendale, traduzione italiana del termine “business”;
  • Politica, traduzione italiana del termine “economics”, è la vera e propria scienza economica; analizza, tratta, spiega come una collettività o un paese ripartisce le risorse scarse di cui dispone fra le diverse attività economiche di produzione, distribuzione e consumo in modo da soddisfare gli infiniti bisogni della collettività o del paese.

L'economia politica e i suoi approcci

L'economia politica segue due approcci:

  • Un approccio microeconomico; i fondamenti della microeconomia sono ormai molto radicati, c'è una scuola teorica dominante che è quella neoclassica. La microeconomia ha un approccio individuale, analizza, comprende e spiega i complessi meccanismi che regolano le scelte economiche individuali (consumatori e imprese);
  • Un approccio macroeconomico; nella macroeconomia la stessa scuola neoclassica si confronta con la scuola keynesiana. Attualmente, per gli studiosi, è prevalente l’approccio macroeconomico di tipo keynesiano. La macroeconomia analizza, comprende e spiega i complessi meccanismi che regolano il funzionamento di un’economia nazionale e delle variabili aggregate che ne sintetizzano il funzionamento.

Gli economisti, per descrivere i complessi meccanismi che regolano o il comportamento economico dei singoli individui (meccanismi microeconomici) o il funzionamento di un’economia nazionale (meccanismi macroeconomici), utilizzano le cosiddette “leggi economiche”.

Le leggi economiche

La scienza economica cerca di definire delle leggi. Una legge economica è una regolarità di comportamento che gli economisti ricavano dall’osservazione della realtà e che descrive ed esprime l’esistenza di un legame, di una relazione di causa-effetto tra due o più fenomeni economici, misurati e rappresentati da variabili economiche.

La relazione di causalità può essere di tipo positivo (o diretto, quando la relazione è direttamente proporzionale) o di tipo negativo (o inverso, quando la relazione è inversamente proporzionale).

Relazioni positive

  • Studiando la realtà, noi osserviamo che esiste una relazione fra il reddito delle famiglie, che è misurato dalla variabile Y, e la spesa per consumi delle famiglie, misurata dalla variabile C. Normalmente, quando il reddito (Y) aumenta, ciò causa un aumento della spesa (C); viceversa, quando il reddito diminuisce, si assiste a una riduzione della spesa. Questa è una relazione positiva o diretta. C varia positivamente al variare di Y, quindi C è una funzione positiva di Y: questa relazione viene scritta come C = f (Y).
  • Studiando la realtà, quando andiamo sul mercato di un determinato prodotto X, osserviamo che se il prezzo unitario di vendita del prodotto (Px) aumenta, allora le imprese troveranno più redditizio produrre quel bene e aumenteranno la quantità offerta di quel bene sul mercato (Qx). Se il prezzo diminuisce, diminuirà anche la quantità offerta del prodotto. È una relazione positiva, all’aumentare di Px aumenta Qx e viceversa: Qx = f (Px).

Relazioni negative

  • Ad esempio, la relazione che lega Px a Qx: se il prezzo del prodotto aumenta, i consumatori troveranno, a parità di altre condizioni, meno conveniente acquistare quel prodotto e quindi ne domanderanno di meno. In questo caso, il prezzo sale e la quantità domandata scende; se il prezzo scende, la quantità domandata sale.
  • Una relazione di tipo macroeconomico è quella che lega il tasso di interesse (i) alla spesa per investimenti delle imprese (I). La spesa per investimenti delle imprese è, sostanzialmente, la spesa che le imprese sostengono per acquistare i cosiddetti “beni capitale”, cioè quei beni che vengono utilizzati per produrre (macchine, impianti). Quando io vado a fare una spesa per investimenti, vado ad incrementare l’ammontare di questi impianti. Normalmente, le imprese, prendono a prestito soldi dalle banche e su questi prestiti pagano un prezzo, il tasso di interesse: più alto è il tasso di interesse, più caro sarà fare quell’investimento, meno conveniente sarà per l’azienda fare spesa per investimenti e di conseguenza minore sarà la spesa per investimenti. Viceversa, più sarà basso il tasso di interesse, maggiore sarà la convenienza e quindi si farà più spesa per investimenti. Quindi: I = f (i).

Rappresentazione delle leggi economiche

Le relazioni lineari sono relazioni in cui il rapporto di causalità rappresenta un’intensità costante. Le relazioni non lineari sono relazioni in cui il rapporto di causalità rappresenta un’intensità che varia. Conta sia il segno della relazione (cioè l’inclinazione positiva o negativa della curva che rappresenta graficamente la relazione), sia l’intensità della relazione (cioè il valore della pendenza della curva che rappresenta graficamente la relazione). La pendenza di una curva può essere positiva o negativa (segno) e può essere, quindi, costante, crescente o decrescente (intensità).

Come si può rappresentare una legge economica?

  • Analiticamente, mediante un’equazione matematica (espressione analitica);
  • Graficamente, mediante una curva nel piano cartesiano.

Tipi di leggi economiche

In realtà, esistono tre diversi tipi di leggi economiche:

  • Definizioni, sono leggi economiche sempre vere, sempre soddisfatte. Dal punto di vista matematico sono delle identità. Possono avere una rappresentazione grafica.
  • Ad esempio, se parliamo di ricavo totale derivante dalla vendita di un prodotto X (RTx), lo si definisce come il prodotto del prezzo di vendita (Px) per la quantità venduta (Qx): RTx ≡ Px Qx;
  • Ad esempio, il profitto economico (quanto guadagna un’impresa dal produrre e vendere un certo bene) è definito come la differenza fra il ricavo totale (RT) e il costo totale di produzione (CT): TT ≡ RT – CT;
  • La domanda o spesa aggregata (DA) è la domanda per l’acquisto del PIL ed è definita come la somma fra la spesa per consumi per le famiglie (C), la spesa per investimenti delle imprese (I), la spesa pubblica (G), le esportazioni (EXP), meno le importazioni (IMP): DA ≡ C + I + G + EXP – IMP;
  • Leggi economiche di comportamento esprimono l’esistenza di un legame, di una relazione fra due o più variabili economiche. Sono associate al concetto di funzione. Possono essere rappresentate analiticamente mediante un’equazione matematica, ossia un’espressione matematica che descriva la relazione di causalità esistente tra due o più variabili economiche.

La variabile dipendente o effetto è la variabile il cui valore dipende, è determinato, dal valore assunto dalla variabile indipendente. Per rappresentarle matematicamente si cerca di utilizzare l’equazione lineare: essa è un’equazione nella quale tutte le variabili in gioco hanno esponente pari a 1.

C = 1000 + 0,8 (Y)

  • Esempio: C = f (Y) → C = (1000 + 0,8 (0)) = (1000 + 0) = 1000- se Y = 0 → C = (1000 + 0,8 (1000)) = (1000 + 800) = 1800- se Y = 1000 → C = (1000 + 0,8 (500)) = (1000 + 400) = 1400- se Y = 500;

Qx = 100 – Px

  • Esempio: Qx = f (Px) → - se Px = 0 → Qx = (100 – 0) = 100- se Px = 50 → Qx (100 – 50) = 50- se Px = 30 → Qx (100 – 30) = 70;
  • Condizioni di equilibrio, il concetto di equilibrio è fondamentale in economia e identifica una situazione nella quale gli agenti economici sono soddisfatti e non hanno quindi incentivo a modificare le proprie scelte. L’obiettivo di ogni teoria e spiegazione economica è quello di identificare la situazione di equilibrio, individuando le condizioni che la determinano. Affinché l’equilibrio esista, occorre dimostrare non solo che esiste (condizione che lo determina) ma anche che sia stabile, ossia che il comportamento economico spinga a raggiungerlo (qualora non ci sia l’equilibrio).
  • La condizione di equilibrio per antonomasia è quella che ci permette di individuare l’equilibrio di un generico mercato, ossia Qx (domanda) = Qx (prodotto). Un qualunque mercato è in equilibrio quando la domanda è uguale all’offerta per il generico prodotto scambiato in quel mercato;
  • Un altro tipo di condizione di equilibrio è quella che regola le scelte economiche individuali, le quali mirano a massimizzare il benessere che ricavano o dal consumo o dalla produzione del bene. Nel prendere la loro decisione, confrontano i benefici e i costi e arrivano a stabilire la quantità ottima da produrre o consumare, andando ad eguagliare il beneficio e il costo marginale (beneficio e costo associati ad una singola unità aggiuntiva che loro vogliono consumare o produrre/vendere): BMA = CMA;

Rappresentazione grafica delle leggi economiche

Essa può essere rappresentata graficamente mediante una curva nel piano cartesiano (relativo alle due variabili economiche considerate). I grafici sono utilizzati semplicemente per “visualizzare” la nostra legge, la nostra relazione di causalità. L’equazione lineare viene rappresentata graficamente da una linea retta e i punti necessari per disegnare una linea retta sono due. Ogni punto del piano cartesiano ha un valore di Y a cui corrisponde un valore di C (coordinate del piano).

Se consideriamo la relazione di causalità principale, allora noi ci muoviamo lungo la curva (retta) che rappresenta graficamente la nostra relazione. Tuttavia, possono esistere altre variabili oltre alla variabile principale che possono influenzare la variabile dipendente. L’effetto di queste variabili causa “terze” sulla variabile dipendente ed è rappresentato graficamente da spostamenti della curva.

Decisioni economiche fondamentali

Ogni problema economico, quindi le decisioni che ruotano intorno ad ogni operatore economico, sono di quattro tipi. Ogni sistema economico deve decidere:

  • Cosa produrre (quali beni e quali servizi?);
  • Come produrre (consiste nell’elaborare tecniche produttive articolate sui diversi fattori della produzione. Utilizzando quali risorse e in che modo?);
  • Per chi produrre (chi dovrebbe ricevere i beni/servizi prodotti?);
  • Quanto produrre (consiste nel comprendere le quantità da produrre e ridurre gli sprechi).

L’economia deve rispondere a tutte queste domande e lo fa attraverso dei modelli economici: essi sono insiemi di funzioni, ciascuna delle quali ha un argomento che è collegato con le altre funzioni. Più in generale, il modello è un percorso logico che, attraverso una serie di variabili (divise in endogene, determinate all’interno del modello, ed esogene, variabili esterne), cerca di rispondere alle quattro domande.

Le risorse e l'attività economica

Le risorse utilizzabili sono:

  • La terra (insieme delle risorse naturali);
  • Il lavoro (insieme delle risorse fisiche/mentali degli individui);
  • Il capitale (attrezzature e strutture utili per produrre).

L’economia studia i modi in cui la collettività gestisce le proprie risorse scarse rispetto ai bisogni, i quali invece sono infiniti. Tutto questo ricade sul sistema economico sotto forma di attività di produzione e di scambio, le quali costituiscono l’attività economica, cioè l’insieme globale di tutto ciò che viene acquistato/venduto in un periodo.

Comportamenti individuali ed economia

Il comportamento del sistema economico è determinato da decisioni individuali, la quali sono regolate da quattro principi:

  • Trade-off: gli individui devono scegliere tra alternative (perseguire equità o efficienza (senza sprechi), scegliere fra tempo o reddito, produrre burro o cannoni);
  • Costo-opportunità: è la misura delle alternative a cui si deve rinunciare per ottenere qualcos’altro;
  • Pensare al margine in ipotesi di razionalità: gli individui valutano razionalmente i cambiamenti incrementali derivanti da una possibile decisione;
  • Ruolo degli incentivi: gli individui sono influenzati dai costi e benefici che derivano da una decisione (esempio: la minaccia di una multa regola di per sé il comportamento di chi guida).

Interazione tra individui e problemi economici

Dall’interazione fra individui nascono alcuni problemi:

  • Vantaggio dello scambio: gli scambi fra individui sono vantaggiosi per entrambi, si dice, infatti, che sia un gioco a somma positiva;
  • Azione della mano invisibile: tutto questo vantaggio è il risultato dell’operato della “mano invisibile”. Adam Smith ci dice che il mercato, cioè il momento in cui chi domanda incontra chi vende e trova in questo momento di scambio soluzione alla propria analisi costi-benefici, è la mano invisibile. Si contrappone all’economia centralizzata, dove le decisioni vengono prese al centro dall’autorità.
  • Utilità dell’intervento dello Stato: lo Stato è fondamentale perché dal Settecento ad oggi sono stati fatti molti passi in avanti nell’analisi economica e si è visto che esistono fallimenti del mercato che comportano inefficienze; spesso si producono esternalità o abusi di potere sul mercato ed è quindi necessario l’intervento dello Stato a regolare gli scambi affinché il risultato sia migliore.

Comportamento del consumatore

Gli economisti cercano di studiare il comportamento di chi consuma per capire quali sono le ragioni economiche che lo spingono. Quando un consumatore desidera un bene, sta cercando la massima soddisfazione, felicità, utilità. Questa ricerca della massima utilità deve avvenire entro i limiti posti dalla disponibilità di risorse. La quantità di un bene che i consumatori desiderano acquistare è detta quantità domandata. Si possono utilizzare espressioni quali “quantità effettivamente acquistata” per distinguere gli acquisti effettivi da quelli che si desiderano effettuare.

La quantità domandata è una grandezza flusso: in economia, una grandezza flusso è una grandezza che si misura nel tempo (esempio: il PIL di un paese è una grandezza flusso), mentre la grandezza stock è una sommatoria (esempio: la ricchezza). È necessario esprimere la domanda come un dato quantitativo (numerico) per periodo di tempo. La quantità domandata di un bene (n), da parte di un certo consumatore, è influenzata da molti fattori:

  • Prezzo del bene;
  • Prezzo di tutti gli altri beni;
  • Reddito del consumatore (ricchezza);
  • Preferenze (gusti) del consumatore;
  • Altri fattori ambientali o individuali.

La funzione di domanda può essere scritta come: Qdn = f (Pn, P1, …, Pn-1, Rc, Gc, A)

  • Pn = prezzo del bene in questione;
  • P1,… = è il prezzo di tutti gli altri beni (complementari, sostituti, indifferenti);
  • Rc = reddito del consumatore;
  • Gc = gusti del consumatore;
  • A = serie di fattori specifici dell’individuo o ambientali che possono influenzare la scelta.

Analisi della domanda

Non è possibile comprendere l’effetto che ciascuna variabile esercita sulla domanda se esse variano insieme. Per aggirare questa difficoltà, si tengono ferme tutte le variabili tranne una, e si consente a questa di variare. Ad esempio, ipotizzando che tutte le altre variabili rimangano ferme, si può analizzare l’effetto della sola variazione del prezzo del bene n sulla domanda dello stesso bene: Qdn = f (Pn).

La funzione di domanda è Qdn = a – bPn. La quantità domandata del bene n dipende da:

  • a: il termine noto, intercetta, costante. Rientrano qui tutte le variabili che dobbiamo tenere fisse. Indica la posizione nel piano e subisce un cambiamento quando cambia almeno una delle variabili tenute fisse;
  • b: coefficiente angolare. Fornisce informazioni sulla pendenza della funzione. Ci dice di quanto varia la quantità domandata del bene n al variare del bene n;
  • Pn: il prezzo del bene.
  • Il segno “-”: all’aumentare del prezzo del bene, la quantità domandata di quel bene diminuisce. Lega la variabile dipendente (Qdn) a quella indipendente (Pn) e fornisce informazioni sull’inclinazione della funzione, ossia sul “tipo” di relazione esistente fra le due variabili.

Offerta delle imprese

La quantità di un certo bene che le imprese desiderano (e possono) offrire per ogni livello di prezzo è detta quantità offerta. Le principali determinanti della quantità offerta in un dato mercato sono:

  • Il prezzo del bene;
  • I prezzi di fattori di produzione (sono richiamati anche nel Codice Civile, sono gli input. I principali fattori sono: lavoro, capitale fisico (macchine) e terra (materie prime e fattori naturali));
  • Le aspettative dei produttori;
  • Lo stato della tecnologia;
  • I fattori naturali e sociali;
  • La struttura del mercato.

La funzione di offerta può essere scritta come: QSn = f (Pn, PF1, PF2 …, PFm, asp, tecn, fatt. nat e soc)

  • QSn: la “s” sta per “supply”;
  • Pn: prezzo del bene;
  • PF1: corrisponde ai salari;
  • PF2: tasso di interesse;
  • PFm: la terra, si chiama rendita;
  • Asp: aspettative;
  • Tecn: stato della tecnologia;
  • Nat. e soc.: fattori naturali e sociali.

Tutti le variabili, tranne QSn e Pn, vengono tenute ferme nell’intercetta. L’osservazione ci induce a ritenere che, a parità di altre condizioni, la quantità offerta di un bene generalmente cresce all’aumentare del prezzo di un bene medesimo. Quanto più il livello di produzione è elevato, tanto più cresce il costo relativo alla produzione di un’ulteriore unità di prodotto. È, quindi, una relazione positiva.

Il simbolo è il risultato di una differenza positiva fra ricavi totali e costi totali.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michelacarlino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Parravicini Paola.
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