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Monarchia romana

Monarchia → dal 753 al 509 a.C. Ci sono diverse leggende sulla fondazione di Roma.

Leggende sulla fondazione di Roma

Leggenda romana → Due gemelli furono abbandonati nel Tevere e furono trovati e nutriti da una lupa e successivamente trovati da un pastore che se ne prese cura. Una volta diventati adulti, Romolo e Remo vollero fondare una città. Durante una lite, Romolo disse a Remo di non superare il confine che aveva segnato; Remo lo superò e Romolo lo uccise. Romolo fondò Roma e divenne re.

Leggenda greca → Enea, scappando alla fine della guerra di Troia, sbarcò nel Lazio dove sposò la figlia di un latino e fondò Albalonga. Tramite i loro discendenti venne fondata Roma. → Roma ha quindi origini greche.

Fabio Pittore, uno storico romano, unisce le due leggende, sostenendo che Romolo e Remo furono nati tramite l'intervento di Marte che mise incinta Accarezia, che era legata ad Enea per discendenza.

Formazione di Roma

In realtà Roma non fu creata in un unico momento ma secondo una formazione graduale. Un villaggio di pastori si stabilì lungo il Tevere poiché era una posizione favorevole per la pastorizia e l'agricoltura. Era un piccolo villaggio circondato da popolazioni etrusche e colonie greche. I gruppi più importanti di questa comunità erano le "gentes", gruppi allargati costituiti da molte famiglie discendenti da un unico antenato comune che aveva dato loro il nome. Questi erano i gruppi più importanti e occupavano i posti più alti della comunità.

Inizialmente, queste "gentes" avevano un patrimonio ed un territorio comune, perché era più semplice capirsi e aiutarsi. Roma però comincia ad allargarsi e arrivano anche gli immigrati. Al contempo c’era necessità di difendersi, decisero quindi di darsi un capo comune, il "rex", ossia un capo delle "gentes" scelto dalle "gentes" riunite in un consiglio formato dai capi delle "gentes": i "patres". Chi non apparteneva a questa struttura gentilizia, ne restava fuori e non aveva diritto a diventare re. Queste persone senza poteri significativi erano i plebei, coloro che avevano soltanto la forza dei figli e nessun bene.

Organizzazione sociale e potere

Il periodo monarchico è definito come "età arcaica". La Roma delle origini è una monarchia, in cui si susseguono probabilmente 7 re: 4 latino-sabini e 3 etruschi.

Monarchia latino-sabina. L’organizzazione sociale prevedeva la presenza di gruppi gentilizi. Le "gentes" avevano il controllo del potere ed erano una struttura comunitaria in cui vigeva la proprietà comune. Inoltre, ciascuna aveva un proprio esercito. Esse daranno luogo al patriziato, alla nobiltà e all’aristocrazia romana. Invece, tutti coloro che erano esclusi dai gruppi gentilizi formeranno i plebei. Ciascuna "gens" aveva un capo, detto "pater" (insieme dei capi delle "gentes" = "patres gentium").

Dunque, per convivere ed evitare scontri tra loro, i gruppi gentilizi decisero di nominare un capo comune, ovvero il "rex". Il "rex" veniva scelto dai "patres gentium" (consiglio dei capi delle genti che daranno luogo al Senato) e veniva scelto per meriti militari, per capacità di comando, per la forza fisica e per la conoscenza dei segni divini e poiché riconosciuto dagli dei. Rimaneva re per tutta la vita e alla sua morte si apriva una fase detta "interregnum" in cui i "patres" prendevano il potere ciascuno un giorno a testa finché non avevano designato il nuovo capo.

Poteri del re

  • Religiosi: interroga le divinità per prendere decisioni che attengono alla vita della città.
  • Guida l’esercito in caso di necessità.
  • Amministra la comunità rendendo giustizia e prende decisioni che sono vincolanti per tutti = leges.

Aveva la capacità di modificare qualche elemento del diritto consuetudinario attraverso le pronunce del re, successivamente definite come leges regiae.

Il popolo inoltre era suddiviso territorialmente in 3 tribù: tities, ramnes, leuceres. Ciascuna tribù forniva 10 curie, per un totale di 30 curie, cioè distretti che davano luogo al comizio curiato → esso era una prima forma di assemblea composta da uomini in armi; quando veniva radunata non avvenivano votazioni ma altre cerimonie come per esempio l’inauguratio, cioè l’investitura del potere del nuovo re o la lex curiata de imperio, cioè l'atto di riconoscimento del nuovo re.

Funzioni e avvenimenti importanti

Davanti all’assemblea curiata inoltre si svolgevano altri avvenimenti importanti:

  • Condanne a morte che erano essenziali nei casi di:
    • Alto tradimento: venivano nominati i duoviri perduellionis e il condannato veniva impiccato al ramo di un albero sterile e veniva fustigato fino alla morte;
    • Parricidio: è l’uccisione del pater familias. Venivano convocati i quaestores parricidi e il condannato veniva chiuso in un sacco di pelle con 4 animali (scimmia, cane, vipera e gallo) che veniva gettato nel fiume Tevere; dunque moriva annegato e dilaniato dalle bestie.
  • Testamentum calatis comitiis: è la prima forma di testamento e consiste nel pronunciare il nome dell’erede.
  • Adrogazione: è una forma particolare di adozione, ovvero si hanno due "patres" e un "pater" diventa figlio dell’altro (adozione tra "patres"). "Adoptio" (=adozione): è l’adozione di un figlio altrui.

Organizzazione religiosa

Ci si dedica probabilmente Numa Pompilio, e si divide in collegi religiosi:

  • Feziali: sono un gruppo di sacerdoti adibiti ai rapporti con gli altri popoli, sia nel senso della pace che in quello della guerra, in quanto spettava a loro pronunciare il rito iniziale di guerra.
  • Auguri: gruppo di sacerdoti che aiutano il re a leggere i segni delle divinità, cioè gli auspicia; sono 3, uno per ogni tribù.
  • Pontefici: è il collegio di rango superiore ed è composto da 5 pontefici, che eleggono al loro interno un capo, detto Pontifex maximus (=pontefice massimo). Registravano tutti gli avvenimenti più importanti della comunità (vicende politiche e militari, fenomeni atmosferici, pronunce dei re..); conoscevano la scansione del tempo (il calendario) attraverso l’osservazione delle fasi lunari e comunicavano tale scansione oralmente ogni mese, annunciando l’inizio del mese (le calende), il quinto giorno del mese (le none) e il tredicesimo giorno del mese (le idi). Inoltre comunicavano anche la qualità dei giorni, ovvero se erano fasti (positivi) o nefasti (negativi); erano i conservatori di tutti i riti e controllavano la vita religiosa.
  • Vestali: sacerdotesse addette al tempio e al fuoco di Vesta; era prevista per loro la castità a vita.
  • Flamini: ciascun “flamen” è adibito a una determinata divinità.

Il pater familias

È una figura molto rilevante del diritto romano ed è la persona di sesso maschile più anziana di una famiglia, è un cittadino libero romano ed è “sui iuris” = di proprio diritto (quelli sotto di lui sono detti “alieni iuris”, cioè senza diritto). Egli aveva piena potestà sui figli, il diritto di vita e di morte e lo “ius vendendi” = la possibilità di vendere il figlio, almeno per tre volte.

  • "Ius exponendi" = diritto che conferiva al padre la facoltà di abbandonare il figlio alla nascita in un luogo pubblico.
  • Diritto che concedeva al padre di consegnare il figlio o lo schiavo colpevole di un illecito verso un terzo per liberarsi della responsabilità o come garanzia per il pagamento di un debito.
  • Totale potestas sui beni e sulle persone che facevano parte della famiglia.
  • Solo lui poteva gestire il patrimonio della famiglia (anche la dote della moglie).
  • Si occupava personalmente dell'educazione dei suoi figli.
  • Era il sacerdote della casa = compiva i sacrifici e dirigeva le cerimonie religiose.
  • Era obbligato a divorziare, in caso di adulterio da parte della moglie, se questa abortiva senza il suo permesso o se lei rubava le chiavi della cantina dove era conservato il vino, che poteva essere bevuto soltanto dal marito.
  • Poteva uccidere moglie e figli (tribunale domestico) senza dover subire un processo.
  • Poteva avere relazioni extraconiugali liberamente, con schiave e donne libere.

Le pronunce dei re

Le pronunce dei re vengono chiamate anche "leges regiae". Il termine lex verrà usato in età repubblicana per indicare la legge pubblica, ma nell’età arcaica ha un significato di “pronuncia vincolante”. Esse sono orali e conservate nelle memoria dei pontefici; servono per modificare qualche aspetto del diritto consuetudinario.

  • Pomponio → informa che all'inizio il popolo romano si comportava senza leggi precise e senza diritto preciso, ma tutto era regolato dai re con il loro potere e dal diritto consuetudinario.
  • Pomponio → Romolo propose alcune leggi curiate e lo stesso fecero anche gli altri re. Le pronunce dei re furono tutte raccolte in un unico testo alla fine dell'età monarchica da Sesto Papirio.
  • Plutarco → Romolo organizzò anche la famiglia romana. La donna non poteva abbandonare il marito, mentre egli poteva ripudiare la moglie quando abortiva senza consenso del marito. Per altri motivi il marito non poteva, perché infrange una regola; dunque in tal caso metà dei suoi beni vengono consegnati alla moglie e l'altra metà vengono consacrati a Cerere; non poteva vendere la moglie.
  • Dionigi di Alicarnasso → Romolo concesse al pater familias ogni potestà sul figlio, diritto di vita e di morte e il diritto di vendere il figlio, almeno fino a tre volte = ius vendendi.
  • Dionigi di Alicarnasso → Romolo vietò di esporre i figli maschi sani e la figlia primogenita.
  • Festo e Servio, due grammatici, ci raccontano cosa accadeva in caso di omicidio:
    • Volontario: in tal caso, l'uccisore doveva subire la stessa pena dell'ucciso, cioè doveva essere parimenti ucciso (legge del Taglione);
    • Involontario: in tal caso, l'uccisore doveva offrire alla famiglia dell'ucciso un'ariete, che veniva poi sacrificato in nome della vittima (risulta anche dalle Dodici Tavole).

Monarchia etrusca

Il passaggio dalla monarchia latino-sabina a quella etrusca. Essi hanno modificato molto la struttura della monarchia:

  • Il rex adesso viene scelto dagli etruschi e non più dai patres gentium → ridimensionamento del potere gentilizio.
  • La città si sviluppa molto sotto il punto di vista architettonico e anche sotto il profilo economico, in quanto vi è una prima forma monetaria.
  • Si sviluppa il commercio e l’artigianato, vi è un incremento della popolazione e meno differenza di privilegi tra i patrizi e i plebei.
  • Si intravedono i primi insediamenti di proprietà privata.
  • Si sviluppa l’imperium: insieme di competenze del re etrusco → comando militare; coercitio cioè la capacità di punire chiunque, che dà origine al potere di fare processi e condanne a morte; iurisdictio cioè la capacità di pronunciare lo ius; potere di convocare il Senato e il comizio curiato.
  • Il rex etrusco è anche affiancato da due figure → il comandante della fanteria e dal il comandante della cavalleria.

Riforme durante la monarchia etrusca

Durante la monarchia etrusca abbiamo due riforme:

  1. La riforma territoriale: consiste nel fissare 4 tribù nel territorio romano che corrispondono a quartieri, al domicilio; dunque si ottengono 2 tribù urbane e 2 tribù rustiche (poi aumentano).
  2. La riforma centuriata (di Servio Tullio): riguarda la riformazione dell'esercito. Si fa un censimento del numero di cittadini maschi e si stabilisce il censo, cioè la capacità di arruolarsi e di armarsi. Dunque i cittadini vengono divisi in 5 classi censitarie e sopra la prima classe vi sono i cavalieri, mentre dopo le 5 classi vi sono coloro che non hanno capacità di arruolarsi, ovvero per es i portatori, trasportatori ed aiutanti. In questo modo non solo le "gentes" possono entrare nell'esercito, ma anche i plebei. Questa riforma risponde all'esigenza di adattarsi a una nuova tecnica di combattimento: la tattica oplitica.

Tarquinio il Superbo, ultimo re, abusa del suo potere (probabilmente egli abusò del potere in quanto recò violenza a Lucrezia, vergine vestale di cui era innamorato, causando il suicidio di lei) e per questo ne consegue una rivolta delle "gentes" per riacquistare il potere. Dunque egli viene cacciato via (nel 509 a.C.) e vi è la scomparsa della monarchia per lasciare spazio alla repubblica.

Caratteristiche del diritto arcaico

Stretto legame tra religione e diritto: la religione romana delle origini è una religione magico-animistica, in quanto i romani pensano che ogni comportamento e atto umano sia governato da una divinità invisibile che può condizionare l'esistenza umana in modo profondo. I romani elaborano dei riti per onorare e controllare le divinità, in modo tale da riceverne degli effetti positivi. "Fas est fas non est" → è lecito, non è lecito; "fas" riguarda la materia del sacro e del divino, "lecito secondo gli dei". Per regolare i rapporti tra gli uomini, i romani si servono degli stessi riti religiosi. "Ius est ius non est" → è giusto, non è giusto.

Diritto orale e consuetudinario: la Roma delle origini era una civiltà orale (fino al 300 a.C. non c'è traccia di scrittura) per cui il diritto era orale e venivano seguite le consuetudini. Dunque quello che si crea è un diritto orale e consuetudinario, che, una volta affermatosi nella prassi, rimane fermo, statico e sempre uguale nel tempo. Inoltre i romani si affidavano ai riti che rimanevano sempre uguali nel tempo. Dunque un rito per diventare consuetudine deve essere ripetuto nel tempo e doveva essere sempre uguale. I principali riti sono quelli legati alla manus (=potere) e al rituale del bronzo e della bilancia. Talvolta il re, però, decideva di intervenire per modificare qualche elemento del diritto consuetudinario; poteva fare ciò attraverso le sue pronunce del re → Romolo intervenne per cambiare una prassi ampiamente diffusa all'epoca: la vendita del figlio = ius vendendi. Nel diritto arcaico un mezzo di sostentamento era la vendita del figlio attraverso la mancipatio, si trattava di una vendita a riscatto, non definitiva, per cui quando il figlio venduto raggiungeva un numero di ore di lavoro veniva riscattato indietro dal padre. I figli venivano venduti come manodopera e forza lavoro per ottenere in cambio prestiti, animali, semenze, strumenti da lavoro ecc. Prima dell'intervento di Romolo, il padre poteva vendere il figlio un numero illimitato di volte, ma il re stabilì diversamente, ovvero che il figlio poteva essere venduto fino a 3 volte e dopo il padre perdeva la potestà su di lui.

Diritto formale: in quest'epoca il diritto veniva accompagnato dal rito perché lo ius doveva essere formale e visibile. Quindi vi sono molti riti, ma i più importanti sono quelli legati alla manus e al rito per bronzo e bilancia. La parola manus è antica e indica il potere di una persona; aveva una doppia finalità: esprimeva il potere e rendeva il diritto visibile. Con la manus, dunque, si compivano molti riti:

  • Mancipatio → avveniva per bronzo e bilancia. Era richiesta la presenza di un pesatore incaricato di portare la bilancia a due piatti; il proprietario della res mancipi; il futuro acquirente; 5 testimoni. Il proprietario appoggiava sulla bilancia il bene oggetto di scambio o il suo simbolo, e dall'altra parte l'acquirente poggiava sulla bilancia un pezzo di bronzo non coniato e diceva di essere proprietario secondo l'antico diritto dei Quiriti (nome con il quale in passato veniva indicato il popolo romano; Quirito era Romolo). Se il proprietario taceva avveniva lo scambio. Dunque la mancipatio veniva utilizzata per trasmettere la proprietà delle "res mancipi".
  • Matrimonio cum manu → si trattava di un passaggio di potere in quanto la donna scioglieva il legame con il pater familias d'origine e si sottoponeva alla potestà del pater familias della famiglia del marito.
  • Testamento mancipatio familiae.
  • Nexum → avveniva per bronzo e bilancia e serviva a dare garanzia per un prestito; il debitore si obbliga nei confronti del creditore, ovvero si sottopone alla sua potestà finché il debito non viene adempiuto.
  • Manumissio (manu mittere, cioè lasciare la mano, il potere) → non avveniva per bronzo e per bilancia, ma avveniva di fronte al re o a un magistrato con il rito attraverso cui il padrone dello schiavo toccava con una bacchetta lo schiavo stesso per liberarlo.

Ampio spazio alla giustizia e vendetta privata: in quest'epoca le persone potevano farsi giustizia da sé (ciò emerge dalle 12 Tavole), ma il re controllava che la giustizia e la vendetta privata fossero conformi alle norme consuetudinarie e non esagerate; compiva una "legalizzazione della vendetta privata" → distinzione tra omicidio volontario e involontario.

La monarchia in età arcaica va dalla fondazione di Roma nel 754 a.C. fino al 509 a.C. mentre il diritto arcaico → nonostante il passaggio successivo alla Repubblica, procede fino al 300 a.C.

Repubblica romana

(509 a.C. - 27 a.C.) → dalla cacciata dell'ultimo re ad Augusto. La repubblica si instaura nel 509 a.C. dopo la cacciata dell'ultimo re etrusco Tarquinio il Superbo da parte del popolo, più precisamente dalle "gentes" e dall'aristocrazia. La figura del re scompare e al suo posto compaiono due consoli, che sono i magistrati con più potere (alcune fonti dicono invece che c'erano due pretori, uno massimo e uno minore). Si arriva ai due consoli nel momento in cui i romani duplicano le legioni, quindi è necessario che ci siano due comandanti differenti con pieni poteri. Nell'età repubblicana i plebei vengono emarginati nuovamente ed esclusi dal potere, perdono quei privilegi che avevano ottenuto durante la monarchia, come per esempio vengono esclusi dalle magistrature e vi è il divieto di connubio tra patrizi e plebei, ma per esempio non perdono il ruolo nell'esercito.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martiitina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Viarengo Gloria.
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