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incerta tra il 286 a.C. e il 240 a.C. sul danneggiamento di schiavi o cose e colpisce chi danneggia o

uccide schiavi o cose.

Servio oltre che le critiche a Scevola, scrisse anche due libri intitolati “A BRUTO” che riguarda il

DIRITTO DEL PRETORE: commenta alcune cose dell’editto del pretore, ma non si sa cosa abbia

commentato perché l’opera non ci è pervenuta, tutto quello che si sa, lo si conosce tramite OFILIO

(suo allievo), che proseguì il lavoro del maestro e scrisse un ampio commento all’editto del pretore,

lavorando sulla base di quello fatto da Servio. Questa opera, è suddivisa in due LIBRI (i nostri

capitoli). Servio non scrisse solo questi due ma ha lasciato ben 180 libri.

Un esempio molto efficace che ci fa capire la differenza di mentalità tra Quinto e Servio riguarda la

questione della SOCIETA’ COMMERCIALE (SOCIETAS). Quinto la vede valida solo se i soci

dividono in parti uguali i guadagni e le perdite (come nella società dei fratelli coeredi), mentre

Servio, si basa sull’accordo delle parti, nel quale può esserci la divisione dei guadagni e delle

perdite regolati in maniera diversa.

I TESTI dei giuristi dell’età repubblicana, sono per la maggior parte di POMPONIO, che scrisse “IL

PICCOLO MANUALE DI STRORIA”. In questi testi Pomponio descrive la storia dell’evoluzione del

diritto dopo le 12 tavole, il primo brano riguarda l’interpretazione dei giuristi dopo le 12 tavole, dice

che dopo la pubblicazione di queste leggi si sono formate tre parti: LE 12 TAVOLE, LO IUS CIVILE

e LE LEGIS ACTIONES, e che tutte queste cose erano in mano ai pontefici. Nel brano successivo

parla di APPIO CLAUDIO, che fu console, censore e che diventò cieco, e che fece pubblicare le

formule e il calendario. Poi parla di TIBERIO CORUNCANIO, che fu il primo pontefice massimo

plebeo dal 254 a.C. al 243 a.C. e che aprì le consultazioni al pubblico. Lo ricorda ben due volte al

paragrafo 35 e 38 poiché cambiò la struttura e tolse il segreto. Continua con SESTO ELIO con il

TRIPERTITA e la culla del diritto intorno al 200 a.C. e poi i FONDATORI DELLO IUS CIVILE:

PUBLIO MUCIO, BRUTO e MANILIO e successivamente QUINTO MUCIO che fu il primo a dare

allo ius civile una DISPOSIZIONE IN GENERI E SPECIE, disponendoli in 18 libri e ne lasciò altri

180 libri. Ci sono poi esempi di responsi, come lavoravano i giuristi come Bruto (uno dei fondatori

dello ius civile) e Quinto che ha dato la sistemazione e il tutto viene riportato in un’opera di un altro

giurista: ABEONE, che a sua volta viene riportata da AGELIO, che ci racconta che Bruto ha risolto

un problema nuovo, in modo efficace, ma che il problema nasce da uno di quei casi nuovi che si

regolano nell’ambito dello sviluppo commerciale: il COMODATO, ossia un prestito d’uso a titolo

gratuito. L’esempio che fa è quello di un cavallo che viene prestato a tizio, che si impegna a usarlo

fino a Pisa, invece di usarlo fino a Pisa, lo usa fino a Firenze. Ha violato l’accordo. Il problema

posto a bruto è analogo, e gli chiedono se si possono risarcire dei danni al proprietario, bruto dice

che certamente chi ha ricevuto una cavalcatura in prestito e l’ha usata andando in un luogo diverso

da quello stabilito, è come se avesse fatto un furto e si applicano le modalità del furto, ma non del

ladro manifesto sennò la pena sarebbe troppo grave, è solo previsto il doppio del valore della

cosa.

CRISI DELLA REPUBBLICA E PASSAGGIO AL PRINCIPATO:

La CRISI della repubblica dipende soprattutto dalla GRANDE ESPANSIONE, che porta ricchezza,

commerci e sviluppo di un nuovo diritto che fa però entrare in crisi le istituzioni. Si assiste allo

SVILUPPO DEL GRANDE LATIFONDO, che i grandi proprietari terrieri compravano per far

lavorare gli schiavi (cambiamento della forza lavoro dai plebei agli schiavi), mentre i poveri vanno a

riempire la grande città di Roma e il proletariato urbano deve dare pari distribuzione gratuita di

pane. I governatori di provincia, vanno nelle provincie e cominciano a RUBARE, avviene così il

primo reato pubblico: la CONCUSSIONE, ossia l’abuso del proprio ruolo pubblico per avere

benefici personali. Emerse inoltre un nuovo ceto sociale: il CETO EQUESTRE, ossia i

commercianti arricchiti. L’ultimo contrasto lo danno gli italici, che ormai inglobati esigono la

cittadinanza romana, poiché era un privilegio e significava stare meglio e avere maggiori tutele.

Emergono anche alcune figure di comandanti militari, in particolare Mario e poi Silla. Dal 183 a.C

al 182 a.C. scoppiò la GUERRA CIVILE.

Con l’arrivo di POMPEO nel 60 a.C. si è costituito il PRIMO TRIUMVIRATO, composto da

Pompeo, CESARE e CRASSO. Cesare eliminò gli altri due e subentrò il suo predominio, finché

non fu ucciso a causa di una congiura degli aristocratici del SUO partito, nel 44 a.C. poiché lui

cominciò a cumulare una serie di cariche nuove come la DITTATURA A VITA, il titolo di

IMPERATOR (comandante vittorioso), inoltre a un ceto punto si interessò delle province e voleva

tutelare i provinciali ma questa cosa andava contro gli interessi degli aristocratici e lo fecero

uccidere.

Alla fine di Cesare ci fu il SECONDO TRIUMVIRATO, chiamato TRIUNVIRI durò 10 anni (5+5) ed

era formato da ANTONIO (era il luogotenente di Cesare), LEPIDO e il terzo nuovo OTTAVIANO

(ha 19 anni ed è l’erede di Cesare, perché non ha avuto figli suoi e ha designato come figlio

adottivo questo nipote), il secondo triunvirato dura dal 43 a.C. al 33 a.C.

I tre membri del triunvirato si spartirono il potere:

- Antonio, le PROVINCE ORIENTALI

- Ottaviano, le PROVINCE OCCIDENTALI E L’ITALIA

- Lepido, l’AFRICA.

In questi 10 anni si consolidarono molte cose, Lepido venne sempre più emarginato e si affermò lo

scontro tra Antonio e Ottaviano: Antonio forte del fatto di essere l’aiutante di Cesare e appoggiato

da parte del senato, e Ottaviano figlio adottivo di Cesare, si presentava come investito anche della

sua eredità politica. Nel 36 a.C. Ottaviano si fa conferire dal senato il potere dell’INVIOLABILITA’,

tipico dei tribuni della plebe. Antonio nel mentre in Egitto aveva una storia con Cleopatra e

Ottaviano fece aprire il testamento di Antonio in senato (cosa proibita), per far vedere la

pericolosità di Antonio, infatti c’era la designazione dei figli di Cleopatra come suoi eredi e quindi

eredi del potere di Antonio e del potere romano, quindi questi rischiavano di diventare i futuri Re di

Roma. Questo evento ebbe un effetto eclatante: il senato dichiarò Antonio NEMICO DELLO

STATO e Ottaviano viene incaricato di portare guerra contro Antonio e i suoi alleati.

Nel 32 a.C. Ottaviano chiede che sia fatto un GIURAMENTO a suo nome di fedeltà al suo

comando, da parte di tutta l’Italia e delle provincie. A questo punto lui è designato come

COMANDANTE titolare di un IMPERIUM STRAORDINARIO, perché diventa capo dell’esercito. Va

quindi contro Antonio e vince la battaglia di AZIO ne 31 a.C. nella quale viene sconfitta la flotta di

Antonio che si suicida assieme a Cleopatra e l’Egitto diventa provincia romana. Rimarrà una

provincia strettamente controllata da Augusto e i suoi successori come una specie di dominio

personale.

In una seduta del senato del 27 a.C. Ottaviano si presenta e chiede la RINUNCIA a tutti i poteri

straordinari e il senato gli dà una serie di RICONOSCIMENTI perché riconosce in lui una persona

che ha riportato la pace dopo il trauma dell’uccisione di Cesare. Gli viene dato il titolo di PADRE

DELLA PATRIA (PATER PATRIE), che viene ripreso dall’antichità (il primo vero padre della patria è

stato Romolo, il fondatore) è come se volessero indicare che ha rifondato la patria. Gli danno

anche il titolo di AUGUSTO (deriva dalla terminologia religiosa augurium, ossia colui che è da

venerare perché ha saputo riconoscere i segni degli dei), e il titolo che ha avuto anche cesare di

IMPERATOR (fino a questo momento dato al comandante vincente), IMPERATOR CESARE

perché figlio di Cesare. Si dice abbia aiutato Ottaviano il giurista Capitone, poiché è l’unico giurista

del suo tempo esperto in diritto pubblico che ha scritto un’opera sul senato e una sul diritto sacro.

Capitone inoltre sosteneva Ottaviano.

Tra il 27 a.C. e il 23 a.C. Augusto talvolta ricoprirà il consolato, ma sempre con apparenti elezioni

regolari. Non ha comunque poteri particolari. Nella sua AUTOBIOGRAFIA scritta tra il 13 a.C. e il

14 a.C. (un po’ prima della sua morte) si chiama “RE GESTE DIVI AUGUSTI” (le imprese di

Augusto). È un’autobiografia, incisa in diversi supporti e distribuita in Italia e provincie. Nel capitolo

34 dice di avere lo stesso potere degli altri magistrati, ma che lui è il primo fra loro (PRIMUS

INTERPARES), e lo è perché ha la stessa POTESTA’ che hanno loro, ma è il primo perché ha

l’AUTORITAS e loro no. L’autoritas promana da un organo autorevole, e ha un effetto di diritto

pubblico e ha efficacia giuridica anche se non corrisponde ad alcuna carica.

Ottaviano non ricopre più nessuna carica, tantomeno quella tradizionale del consolato, ma il

senato gli attribuisce altri due poteri che sono disgiunti dalla carica, non gli viene cioè data una

carica, ma il POTERE CORRISPONDENTE a questa.

1. TRIBUNICIA POTESTAS, ossia la potestà tribunizia, può agire come un tribuno della plebe

ma senza i loro limiti (è una potere a vita). Avere la tribunicia potestas significa possedere

L’INVIOLABILITA’.

2. IMPERIUM, come proconsole sempre a vita, l’imperium comporta il COMANDO

DELL’ESERITO, COERCIZIONE, GIURISDIZIONE, ed avendo l’imperium come

PROCONSOLE, può GOVERNARE NELLE PROVINCIE. Inoltre glielo danno con due

aggettivazioni: MAIUS (maggiore) e INFINITUM (senza limiti), in questo modo esercitando

lui questi due poteri la carica dei tribuni, viene esautorata: lui esercita la loro funzione, e a

loro viene affidato il compito di NESSI DEL TRIBUNALE. Continuano ad essere formati

magistrati, governatori… ma avendo lui l’imperium proconsolare maggiore e senza limiti

territoriali, l’ultima decisione spetta a lui.

A un certo punto diventa PRINCIPE del senato e cioè PRESIDENTE DEL SENATO, che non è una

carica ma solo un ruolo. Assume anche la CENSURA e la carica del censitore scompare, e fa la

scelta dei senatori.

Tramite la tribunicia potestas e l’imperium proconsolare, inizia presto a fare delle norme. Nei quasi

40 anni di copertura di tali cariche (dal 27 a.C. al 14 a.C.), ha fatto una serie di riforme:

- Riforma la FAMIGLIA, il MATRIMONIO

- Una serie di riforme riguardanti il PROCESSO

Augusto era un MORALIZZATORE dei costumi e voleva riportare i romani al matrimonio e ad

avere un aumento demografico. Poiché il matrimonio senza manus comportava una facilità di

divorzio, c’era stata l’introduzione di anticoncezionali, era permesso l’aborto, c’era una diminuzione

delle nascite e che era preoccupante per mantenere la romanità. Tutto ciò assieme al pettegolezzo

che le figlie di augusto fossero, in particolare Giulia che era secondo le fonti storiche

particolarmente scostumata e passava con disinvoltura da un divorzio all’altro con costumi anche

molto licenziosi. Sembra che questa legislazione in parte sia dovuta alla reazione di Ottaviano a

questa figlia scostumata. Fece due leggi:

1. LEGGE GIULIA DE MARITANDI ODIRIBUS o LEX JULIA DE ADULTERIS, legge giulia

sull’obbligo del matrimonio, è del 18 a.C. l’oggetto sono gli adulteri: l’adulterio fino era

punito all’interno delle famiglie, ora vengono date delle limitazioni: la donna non può

accusare di adulterio il marito, il padre può uccidere la figlia colta in flagrante senza essere

sottoposto ad un processo, ma il marito non può più uccidere la moglie. La pena per

l’adulterio è l’esilio di entrambi gli adulteri in posti diversi, con la confisca del patrimonio. In

seguito a questa legge che non piacque ai nobili a causa dei loro costumi molto liberi

sessualmente, molti nobili si iscrivevano nelle liste che non venivano toccate

nell’applicazione di questa legge, ad esempio le donne si iscrivevano nella lista delle

prostitute e gli uomini nella lista degli attori (ritenuta una categoria infamante). A un certo

punto però gli imperatori se ne accorsero, ed emanarono dei provvedimenti: anche se il

marito non poteva uccidere la moglie doveva però obbligatoriamente denunciarla, se non lo

faceva veniva denunciato come un LENONE (chi favorisce unioni sessuali) e veniva

processato e condannato.

2. LEX FABIA E POPPEA, non proposta da lui ma da Fabio e Poppeo, del 9 d.C. che

stabilisce l’incapacità di ricevere per testamento a chi non si sposa con determinate

limitazioni. È in pratica una punizione per chi non si sposa, comprendente i maschi fra i 25

e i 60 anni e le donne fra i 20 e i 50 anni. Se un uomo riceveva per testamento un

patrimonio superiore ai 100000 sesterzi, e la donna, 50000, se non erano sposati, non

potevano ereditarlo e veniva preso dallo stato (ERARIO). I coniugati con figli venivano

premiati, in particolare se avevano te figli anche se non erano sopravvissuti (IUS TRIUM

LIBERORUM, ossia privilegio dei tre figli), consistente nelle donne di venire esentate dalla

tutela e negli uomini con dei vantaggi di carriera. Se invece sono sposati, ma senza figli,

sono sanzionati e hanno diritto ad ereditare solo la metà del patrimonio, potevano rimediare

facendo figli entro 10 mesi dall’eredità.

Con l’avvento del principato di Augusto, gli organi della repubblica scompaiono o se rimangono

vengono svuotati del loro ruolo. Ad esempio scompaiono le magistrature, i censori e i consoli, i

tribuni non hanno più il loro ruolo. L’UNICA magistratura che continua ad avere il suo ruolo è il

pretore urbano e il pretore peregrino.

Continuano ad essere convocate le assemblee tributa e centuriata, per tutto il primo secolo del

principato, però le proposte vengono fatte quasi tutte dal principe e riguardo ai magistrati i

candidati sono scelti sempre dal principe e dal senato.

Il senato perde completamente il suo ruolo politico, e la composizione viene controllata dal

principe. Non decide più la politica estera e interna, ma gli vengono dati due compiti compensativi:

1. Il senato consulto diventa una legge

2. Possibilità di fare processi, diventa un CORTE DI GIUSTIZIA

I poteri costituzionali attribuiti al principe a partire da Augusto erano:

- POTERE TRIBUNIZIO A VITA, il principe godeva dell’inviolabilità, aveva il potere di

convocare i comizi e il senato e il diritto di veto sugli atti del governo di qualsiasi magistrato.

- COMANDO PROCONSOLARE, aveva il potere supremo sulle provincie e sull’esercito

senza limiti di tempo e di territorio, (IMPERIUM PROCONSOLARE MAIUS ET INFINITUM).

- NOMINA DEI SUOI FUNZIONARI,

- COMANDO DIRETTO SU ALCUNE PROVINCIE,

- GESTIONE DI UNA CASSA PRIVATA, (FISCUS CESARIS).

- EMANAZIONE DI PROVVEDIMENTI NORMATIVI: LE COSTITUZIONI IMPERIALI,

- CREAZIONE DI UN SUO TRIBUNALE CON GIURISDIZIONE SIA PENALE CHE CIVILE,

SIA SU RICHIESTA DELLE PARTI CHE PER APPELLO CONTRO LE DECISIONI DI

ALTRI TRIBUNALI, (COGNITIO EXTRA ORDINEM).

I FUNZIONARI IMPERIALI E LE COSTITUZIONI IMPERIALI:

Con il principato si creano dei nuovi organi i cd FUNZIONARI IMPERIALI. Il principe crea un

sistema di funzionari più importanti che sono i PREFETTI e dei funzionari minori che sono i

PROCURATORI. La particolarità sta nel modo in cui vengono creati, infatti se prima i magistrati

erano eletti e duravano un anno in carica non stipendiati, ora vengono scelti e nominati dal principe

come la loro durata, inoltre sono stipendiati. I prefetti sono:

- PREFETTO DELLA CITTA’, capo dell’ordine pubblico a Roma con funzioni giurisdizionali.

- PREFETTO DEL PRETORIO, comandante della guardia del corpo del principe con funzioni

di giurisdizione penale in Italia al di là delle 100 miglia da Roma. In seguito di grado

supremo dei funzionari e giudicava nei processi in grado di appello. La sua sentenza

diventa inappellabile alla fine del principato.

- PREFETTO DEI VIGILI, capo della polizia di Roma con funzioni giurisdizionali.

- PREFETTO DELL’ANNONA, sovraintendente all’approvvigionamento del grano con

giurisdizione nell’ambito della sua competenza.

- PREFETTO DEI VEICOLI, direttore generale delle poste.

I procuratori invece sono:

- CURATORI, sovraintendenti alle opere pubbliche, agli acquedotti e alle grandi vie di

comunicazione.

- LEGATI E PROCURATORI, governatori delle provincie sottoposte al controllo del principe.

- PREFETTO D’EGITTO, governatore dell’Egitto che era la più importante e ricca provincia

sottoposta al controllo del principe.

La CANCELLERIA IMPERIALE, è formata da:

- UFFICIO A MEMORIA, conserva tutti i discorsi dell’imperatore.

- UFFICIO A LIBELLIS, si occupa dei RESCRITTI A LIBELLIA, ovvero di rispondere alle

richieste dei privati cittadini che scrivono all’imperatore per chiedere una soluzione ai loro

problemi di diritto, lo fanno tramite i LIBELLI, ossia piccole lettere contenenti richieste di

privati. Le risposte date sono analoghe a quelle dei giuristi, infatti i funzionari di questo

ufficio sono dei giuristi anche se sono per titolo dei PROCURATORI. Al libello mandato dal

privato, viene data risposta dal segretario in calce alla richiesta, ossia RESCRIPTO (sotto

la richiesta).

- UFFICIO ABEPISTULIS, svolge un lavoro analogo all’ufficio a libellis, occupandosi dei

RESCRITTI ABEPISTULIS. Le epistole sono richieste sul diritto scritte dai funzionari

imperiali.

Un funzionario imperiale che era in stretto contatto con l’imperatore Traiano, fu LINIO IL GIOVANE,

un letterato molto noto. Traiano mentre era governatore dell’Abitinia si trovò di fronte a un

problema nuovo: la popolazione attorno al 110/115 d.C. denunciava i cristiani poiché i primi

volevano più Dei mentre gli altri ne volevano uno solo. Scrisse quindi all’ufficio abepistulis per

chiedere cosa doveva fare e gli venne data risposta con delle istruzioni da seguire.

Gli ultimi due uffici riguardano il mondo del diritto.

Dai funzionari giuristi derivano costituzioni imperiali chiamate RESCRIPTI molto importanti per la

loro quantità.

Gli imperatori emanano gli EDITTI poiché è tipico di chi ha l’imperium e si differenziano da quelli

emanati dal pretore perché questi sono disposizioni di carattere generale emanati per una o per

tutte le provincie, mentre quelli dell’imperatore riguardano Roma e l’Italia. Un editto famoso è

quello di CARACALLA nel 212, che concesse la cittadinanza romana a tutti i provinciali

rivoluzionando l’impero.

Un altro modo di deliberare dell’imperatore è il MANDATO, ossia delle istruzioni interne inviate ai

funzionari per regolare il loro settore. Un ultimo tipo di COSTITUZIONE IMPERIALE sono i

DECRETI, ossia una decisione presa dall’imperatore quando fa un processo. Con l’imperium

l’imperatore può svolgere processi e spesso capita che i casi nuovi, non regolati finiscano davanti

al tribunale imperiale come anche per i casi decisi da altri tribunali per i quali viene fatto APPELLO

all’imperatore. L’appello è una novità processuale ed è il rivolgersi dopo la sentenza data di un

tribunale a una persona gerarchicamente più in alto. Per indicare questo nuovo tipo di fare i

processi si dice COGNITIO EXTRA ORDINEM, poiché si tratta di fare processi ma al di fuori di

quelli ordinari ossia i tribunali del pretore urbano e del pretore peregrino, inoltre si occupa sia di

materia civile che penale. Essendo un tribunale esterno al procedimento ordinario, si introducono

delle nuove regole come l’appello che non c’era nel tribunale ordinario. Questa competenza viene

data anche ai funzionari del principe, ovvero ai prefetti che non sono magistrati perciò non hanno

la competenza.

LE COSTITUZIONI IMPERIALI, ossia le fonti di produzione del diritto sono quindi:

- RESCRIPTI,

- MANDATI,

- DECRETI,

- EDITTI.

Nel periodo che va dal 193 d.C. al 235 d.C. sono stati emanati 1359 costituzioni imperiali, di cui

1182 sono rescritti.

Gaio, riportò alcuni passi dei giuristi nel principato che commentano tutte le fonti del diritto

precedente. Si ha quindi una panoramica:

Il primo passo è tratto dalle “Istituzioni di Gaio”, quando Gaio inizia la sua opera, elenca quali sono

le fonti di produzione del diritto e riporta anche le fonti dell’età repubblicana che ormai a suo tempo

non vengono più prodotte anche se ancora in circolazione. Quindi fa un elenco d tutto quello che

produce diritto, e poi lo definisce uno per volta: le leggi, i plebisciti, i senato consulti, le costituzioni

dei principi, gli editti dei magistrati competenti, e i responsi dei giuristi. (VEDI SCHEDA “FONTI

DEL DIRITTO NEL PRINCIPATO”), dice inoltre che “La legge è ciò che il popolo comanda e

stabilisce, e il plebiscito è ciò che la plebe comanda e stabilisce” commenta questa affermazione

dicendo che a un certo punto ci fu la LEGGE ORTENSIA che parificò i due tipi di leggi. Parla poi

del senato consulto, delle costituzioni imperiali e dice che è ciò che l’imperatore stabilisce con un

decreto, con un editto o un’epistola. Fa poi un discorso nel quale dice che le costituzioni imperiali

hanno valore di legge perché l’imperatore riceve il suo imperium attraverso la LEX DE IMPERIO,

ossia una legge del popolo, o meglio l’investitura che il popolo fa del potere al Re, ai magistrati, al

principe, che diventa poi un vero testo: diventa un senato consulto fatto votare dai comizi. Parla poi

dei diritti dei magistrati supremi, da la definizione di legge di Capitone, che è la fotografia della

legge rogata dell’età repubblicana, e dice: “La legge è un comando generale del popolo o della

plebe su richiesta del magistrato” e descrive come si fa una legge rogata. Nel passo successivo si

trova la definizione di Modestino, che riguarda le funzioni della legge con 4 verdi all0infinito:

COMANDARE, VIETARE, PERMETTERE e PUNIRE, mettendoli uno accanto all’altro in funzione

oppositiva. In ogni legge ci possono essere queste disposizioni, ed è il primo che definisce la

funzione della legge, mentre gli altri si sono limitati a definire cos’è una legge.

Gaio, sempre nelle “Istituzioni”, dice che i popoli sono eretti da leggi e consuetudini, il primo è il

diritto civile, mentre il secondo osservato da tutti i popoli è il diritto delle genti, che è quello che

sorge dal tribunale peregrino; per cui il popolo romano impiega sia un diritto proprio che un diritto

comune.

Papiniano fa un elenco delle fonti del diritto dicendo che appartengono al diritto civile e che le leggi

provengono dai plebisciti senato consulti, poi definisce cos’è il diritto pretorio, introdotto dai pretori

per migliorare il diritto civile. Fa poi distinzione tra diritto civile e diritto pretorio, che viene definito

onorario in ragione della carica del pretore.

Ulpiano nelle “Istituzioni”, fa per la prima volta una distinzione tra diritto pubblico e diritto privato, il

primo è quello concesso dall’autorità, il secondo riguarda l’interesse dei singoli, poi dice che il

diritto privato si divide in tre parti:

1) DIRITTO NATURALE, è quello suggerito dalla natura e da una definizione di diritto naturale

ripresa poi dal giusnaturalismo, ossia il diritto naturale è quello che la natura ha insegnato a

tutti gli animali e non è caratteristico solo al genere umano ma a tutti gli esseri viventi che

vivono secondo il diritto di natura.

2) DIRITTO DELLE GENTI,

3) DIRITTO CIVILE,

Ulpiano è stato un giurista molto studiato, ha definito anche l’arte del buono e del giusto, ed ha

elaborato un concetto di giustizia, dicendo che la giustizia è la volontà di attribuire a ciascuno il

suo diritto.

Per ultimo ci sono tre principi fondamentali del diritto:

1) Vivere onestamente,

2) Non recare danno agli altri,

3) Dare a ciascuno il suo.

I GIURISTI DELL’ETA’ DEL PRINCIPATO:

Augusto cerca di controllare l’attività dei giuristi applicando la sua auctoritas concedendo una sorta

di autorizzazione ai giuristi più fedeli dandogli il diritto di dare responsi al pubblico, in modo che

non potendo impedire ai giuristi di dare responsi, quelli da lui autorizzati potevano dare una

maggiore importanza ai loro responsi avendo credibilità automatica e la sicura esecuzione del

responso, grazie al vanto di avere questa autorizzazione.

Il giurista collaboratore di Augusto è CAPITONE mentre il suo giurista nemico è LABEONE.

Labeone fu un grandissimo giurista di famiglia aristocratica al contrario di Capitone, inoltre aveva

raggiunto una grande cultura, studiò filosofia, grammatica, retorica, diritto…. E si dice che passava

sei mesi in campagna a studiare e gli altri sei in città a dare responsi. Era il giurista più autorevole

del tempo e scrisse una serie di opere che sono state poi riprese in tutto il principato dai giuristi

successivi. Ha segnato profondamente la scienza del diritto dal punto di vista dell’elaborazione,

per esempio è il primo che da una definizione dei contratti e del loro ambito di applicazione.

Scrisse anche un commento alle 12 tavole ma era un commento senza utilità per le autorità poiché

era un commento erudito: cercò nel testo delle 12 tavole il significato delle parole per come

significavano allora, poi fece un commento all’editto del pretore, che fu una pietra miliare dalla

quale quelli che vengono dopo non possono prescinderne; è un commento ampio e scava in

settori molto delicati come la materia del contratto che era ancora nuova. Scrisse inoltre “PITANA”,

opera dal titolo greco che significava “le cose che persuadono”. Infine lasciò 400 libri che sono stati

pubblicati postumi, e nell’ambito contrattuale ha inventato l’elemento SINALLAGMA, termine greco

definendo i rapporti obbligatori consensuali come “rapporti sinallagmatici”, che prevedevano

un’obbligazione reciproca. Questo giurista si oppose attivamente al principe, poiché avendo

coscienza del diritto sapeva dove andavano a parare Augusto e Capitone. Per prima cosa rifiutò di

far carriera nonostante fosse di famiglia senatoria rifiutando il consolato, poi si batté per far

ammettere Lepido in senato, si oppose poi ai poteri dei tribuni della plebe, si dice che i tribuni

andarono in una tenuta di campagna di Labeone per convocarlo in giudizio dal pretore a titolo

privato e lui rifiutò la lettera dicendo che il loro compito non era quello di consegnare lettere da

parte del tribunale, ma difendere la plebe e fare il veto. Labeone è vissuto senza essere fatto fuori

da Augusto data la sua notorietà e nella tradizione è rimasta la formazione di una scuola di giuristi.

Nel principato ci furono due scuole:

- La SCUOLA PROCULIANA, che discende dall’insegnamento di Labeone. Ha lavorato in

modo più casistico cercando una soluzione ai casi.

- La SCUOLA SABINIANA, che discende dall’insegnamento di Capitone. Ha lavorato in

modo molto sistematico.

I nomi delle scuole sono stati dati dagli allievi PROCULO e MASULIO SABINO.

Sotto Adriano c’è un assestamento del principato e dei suoi organi, in particolare del CONSIGLIO

DEL PRINCIPE, composto da alcuni funzionari che erano i giuristi più notevoli del tempo, ha lo

scopo di emanare costituzioni imperiali e in particolare i decreti, quando il principe faceva dei

processi si circondava sempre del suo consiglio, questa è una novità introdotta da Adriano, che fa

trovar posto ai giuristi nel CONSIGLIO DEL PRINCIPE, riconoscendo la loro importanza. Diventa

un organo stabile che consiglia il principe quando deve preparare delle costituzioni imperiali, in

particolare editti e decreti. Un caso simbolico fu la riunione in consiglio per un figlio maltrattato al

tempo di Traiano che ricorre al consiglio con i giuristi Prisco e Aristone. Traiano decide che il figlio

maltrattato debba essere emancipato dal padre. Per la prima volta stabilisce un obbligo al pater

familia. Il figlio maltrattato poi muore e il pater ha il coraggio di chiedere l’eredità, e l’imperatore

riunendosi in consiglio decide di rifiutargliela.

Sempre sotto Adriano avviene la pubblicazione definitiva dell’Editto del pretore, ad opera del

giurista SAVIO GIULIANO che lo pubblica nel 130 d.C. e raccoglie gli sviluppi processuali attinenti

al processo formulare. E’ il primo giurista di origine provinciale, ed è un africano. Fu il miglior

giurista nell’età di Adriano, nonché parte del consiglio del principe. E’ stato inoltre nel consiglio di

Antonino Pio e Marco Aurelio. Pubblicando l’Editto del pretore non vuol dire che il pretore non può

più cambiare l’editto, ma le varie materie possono essere modificate tramite le costituzioni imperiali

o le interpretazioni dei giuristi, quindi le novità non sono più inserite dell’editto dal pretore,

mettendo sullo stesso piano le interpretazioni imperiali con quelle dei giuristi. Savio Giuliano

scrisse un’opera intitolata “DIGESTO”, come fece anche Alfeno Varo e successivamente

Giustiniano, questa è un’opera complessa, perché è una mescolanza di diritto civile (ius

onorarium), di diritto pretorio, e di diritto delle genti (ius gentium). Successivamente un rescritto

dell’imperatore Adriano, dopo il 117 dice che i responsi dei giuristi autorizzati dall’imperatore hanno

valore di legge se sono concordi e diventano vincolanti per il giudice.

Nell’epoca successiva a Adriano, quella di MARCO AURELIO, Ci furono due giuristi che

dedicarono la loro vita all’insegnamento, infatti non fecero carriera:

- POMPONIO scrisse l’”ECHIRIDION”, un manuale di storia e

- GAIO scrisse “LE ISTITUZIONI”, un manuale di diritto privato per insegnare ai giuristi le

basi del diritto. Questo manuale si divide in quattro libri divisi in tre parti:

1) Il diritto relativo alle persone, quindi il diritto di famiglia,

2) Il diritto relativo alle res, mettendo due branche del diritto: da una parte i diritti reali

(proprietà, usufrutto e possesso) e dall’altra le obbligazioni.

3) Le actio (azioni), cioè il processo contenente sia il processo più antico, quello per legis

actiones sia quello più recente che è quello formulare.

Il PERIODO DEI SEVERI ha particolari caratteristiche:

- Gli imperatori sono tutti provinciali, quindi non c’è più l’imperatore che arriva da Roma.

- La corte cambia a causa dell’arrivo di persone dall’Africa e dalla Siria, in particolare le

donne dei severi sono di origine siriaca e sono molto particolari.

La moglie di Settimio Severo si chiamava Giulia Donna, e nel suo paese, in Siria era una

principessa addetta al Dio sole, era quindi una sacerdotessa e venne allevata in un certo modo. In

Siria le donne diversamente da Roma avevano un ruolo un po’ più autonomo. Il marito invece,

Settimio Severo arrivava dall’Africa e aveva un modo più rozzo di Giulia e fece fatica a imparare il

latino. Giulia arrivata a Roma cominciò ad occuparsi di religione e fece un lavoro di integrazione tra

divinità siriache e romane, era una donna molto colta e formò un circolo di intellettuali al quale

partecipavano anche i giuristi più importanti del tempo che erano PAPINIANO, di origine siriaca,

ULPIANO, di origine libica e allievo di Papiniano. Anche i giuristi erano quindi provinciali. La corte

di Giulia Donna si dedicava alle arti maggiori, in particolare alla filosofia e al diritto. Quando

Settimio Severo muore e Giulia Donna rimane vedova, il posto di imperatore viene palleggiato tra i

figli: CARACALLA e GETA, che però venne ucciso dal fratello. Papiniano disapprovò l’uccisione di

Geta e Caracalla fece uccidere anche lui. Per i giuristi cominciò così a tirare una brutta aria,

malatempora! I giuristi vengono sterminati perché c’era molta tensione e loro volevano imporre il

diritto. Caracalla lasciò Giulia a gestire lo stato romano mentre faceva guerra nelle provincie. Con

l’aiuto di Ulpiano, Giulia emanò una serie di costituzioni imperiali che furono molto importanti.

Giulia Donna però non tollerando più le follie del figlio si fece morire di fame.

I GIURISTI DELL’ETA’ DEI SEVERI:

Papiniano era il giurista più anziano del tempo, ed ebbe come studenti Paolo e Ulpiano. Questi tre

furono i giuristi più emblematici dell’epoca dei Severi, sono arrivati tutti alla massima carica dello

stato, furono tutti prefetti del pretorio, anche se in tempi diversi ed erano il braccio destro

dell’imperatore. Prima di diventare tutti e tre prefetti, sono stati segretari degli ufficia a libelli e

aebistulis.

L’impero dei Severi era di tipo militare poiché erano tempi pericolosi: c’erano i Barbari e sorgevano

rivolte un po’ ovunque. Settimio diede l’impronta della militarizzazione dell’impero essendo lui un

imperatore soldato, e la carica di prefetto del pretorio diventa la più importante carica: guida i

pretori, che devono proteggere l’imperatore. Il prefetto del pretorio in quest’epoca viene incaricato

di diventare giudice in grado di appello di tutte le sentenze appellate dalle provincie, diventa un

tribunale importante perché giudica in grado di appello tutte le sentenze dei giudici minori delle

provincie, per questo motivo questa carica nell’età dei Severi viene data a dei giuristi.

Ulpiano diventa prefetto del pretorio nel momento in cui viene nominato imperatore Alessandro

Severo, che aveva però 14 anni e le se veci vennero fatte da Ulpiano che di lì a poco però venne

ucciso dai pretoriani. E’ stato attraverso questi tre grandi giuristi che si cercò di risolvere la crisi

dell’impero imponendo il diritto, ma non andò a buon fine.

Papiniano fu un giurista riconosciuto come molto importante, ma fece solo opere di casistica come

Proculo: “Responsas” e “Quaestiones” e sono opere che lavorano entrambe sui casi.

Paolo e Ulpiano hanno scritto su tutto, adoperando tutte le tipologie di opere, scrissero un sacco di

cose tra le quali le opere più importanti sono: “Il commento al diritto civile” che è formato da sedici

libri di Paolo e cinquantuno di Ulpiano intitolato “Ant Sabinum”, ossia “A Sabino”. Scrissero poi un

altro grande commento, uno a testa all’Editto del pretore, quello di Paolo in 7 libri, quello di Upliano

in 81 libri.

L’ultimo giurista: MODESTINO, allievo di Ulpiano fermò la sua carriera prima di diventare prefetto

dei pretori. La sua è un origine incerta, ma pare che arrivi dall’Asia minore. E’ stato segretario negli

uffici a libelli e abepistulis, poi diventò prefetto dei vigili tra il 226 e il 239 con il ruolo di comandare

le corti dei vigili spegnendo incendi e mantenendo l’ordine nelle strade, aveva giurisdizione nel suo

ambito di competenza, poi smise la sua carriera. Interrompendo la sua carriera, poté dedicarsi

all’insegnamento (pag. 27 e 114 di Modestino). Modestino, fu l’insegnante di diritto del figlio

dell’imperatore Massimiano. Inoltre scrisse alcune opere interamente dedicate all’insegnamento

del diritto: “Regole”, “Differenze” e “Pandette”. È il primo che scrive un’opera intitolata “Differenze”,

nella quale lavora sulle differenze di istituti simili, ed è il sempre il primo a scrivere un’opera

intitolata “Pandette”, che sarebbe il titolo greco corrispondente a Digesto. Queste tre opere sono

tutte dedicate all’insegnamento avanzato del diritto, per insegnare ai giuristi come interpretare il

diritto e come si definiscono le definizioni. A differenza delle definizioni di Quinto Mucio per la

divisione in generi e specie, Modestino studia i trattati di retorica e impara a fare le definizioni

scritte in questi trattati, che sono di quattro tipi e lui le sa adoperare tutte e quattro. Ad esempio

c’era la divisione per definizione, che sarebbe quella per generi e specie, poi la divisione per

partizione in cui si doveva definire tutte le parti di una cosa, e lui descrisse el funzioni della legge

che sono quattro, poi c’erano le definizioni etimologiche, che individuano il significato di una parola

e poi un tipo di definizioni che fu proprio il primo ad adoperarle, ossia la definizione per differenze

per la quale si prendono due termini analoghi come ad esempio l’adulterio e lo stupro, che hanno

entrambi a che fare con i rapporti sessuali e fa la definizione per differenza dicendo cosa è uno e

cosa è l’altro. Quindi prende tecniche non filosofiche ma retoriche e le traspone sul diritto.

L’ETA’ DEL DOMINATO E L’IMPERO ASSOLUTO:

L’ultima fase dell’impero è il DOMINATO o IMPERO ASSOLUTO, perché il ruolo dell’imperatore

cambia. Inizia nel 284 con l’avvento di DIOCLEZIANO, e nonostante continui noi ci fermiamo nel

565 con la morte di GIUSTINIANO. Si chiama dominato perché l’imperatore diventa DOMINUS, ed

è l’unico capo, mentre tutti gli altri sono SUDDITI. L’imperatore diventa una sorta di divinità in vita,

in particolare quando ci fu l’aggancio tra cristianesimo e imperatore. Questo aggancio porta al fatto

che l’imperatore diventa espressione della volontà di Dio in terra e c’è un accentuazione

dell’importanza dell’imperatore che non fa più processi e diventa una figura divinizzata al di sopra

delle altre. L’UNICA FONTE PRODUTTRICE DI DIRITTO, DIVENTA LA VOLONTA’ IMPERIALE e

qualsiasi pronuncia dell’imperatore è vincolante per tutti.

A partire da COSTANTINO le costituzioni imperiali vengono chiamate LEGGI IMPERIALI (LEGES).

Si distingue la LEGGE GENERALE, che è quella prevalente, dalla LEGGE PARTICOLARE, ossia i

RESCRITTI emanati per ogni singolo caso completo. L’imperatore detta quindi delle leggi generali

che valgono per tutti, mentre i rescritti valgono solo per il singolo caso, questo è un

capovolgimento rispetto all’età del principato dove i tanti rescritti venivano utilizzati in maniera

analogica.

A un certo punto avviene la divisione dell’impero romano che prima di fatto e poi di diritto, per

comodità si distingue in due centri di potere:

- OCCIDENTE a Roma,

- ORIENTE, con capitale Costantinopoli, ovvero la odierna Istanbul in Turchia.

Nel 395, con la compiuta divisione in due parti dell’impero, avviene una duplicazione del governo,

pensando che dividendo le due aree si potessero governare meglio:

- In oriente c’è l’imperatore ARCADIO,

- In occidente c’è l’imperatore ONORIO,

Prima di questa netta divisione a partire da Diocleziano e Costantino era stata riformata la struttura

del territorio per scopi amministrativi: divisero il territorio in PROVINCIE, che da 45 diventarono

circa 90, erano piccole circoscrizioni di territorio chiamate PICCOLE PROVINCIE, mentre in

precedenza erano GRANDI PROVINCIE. A capo di ogni provincia c’era un GOVERNATORE, ossia

un funzionario imperiale che le amministrava ma senza poteri militari. Suddivisero inoltre il territorio

in VICARIATI anche detti DIOCESI, ossia grandi circoscrizioni territoriali simili alle ex provincie,

alle quali all’interno c’erano le provincie. A capo di ogni vicariato c’erano dei VICARI che aveva

compiti amministrativi come il controllo tributi e attività di giurisdizione, e controllava anche il lavoro

dei governatori che si trovavano all’interno della sua diocesi. Aggiunsero anche un’ulteriore

circoscrizione, quella delle PREFETTURE, comandate dal PREFETTO DEL PRETORIO con

compiti amministrativi. Le prefetture erano:

- Due nella parte occidentale:

PREFETTURA DELLE GALLIE (Spagna, Gallia e Britannia),

o PREFETURA D’ITALIA (penisola italica, Africa e Dacia).

o

La prefettura è quindi una grande circoscrizione che comprende più vicariati, che a loro volta

comprendono le provincie e c’è una gerarchia di controllo: il prefetto del vicario controlla il vicario, il

vicario controlla i governatori di provincia. I giudici di primo grado sono quindi i governatori, dalle

sentenze dei governatori ci si può appellare al TRIBUNALE SUPERIORE, cioè al vicario o al

prefetto del pretorio. I processi erano tutti fatti con la COGNITIO EXTRA ORDINEM, non c’era più

il processo formulare, poiché venne eliminato e con lui tutti i vecchi procedimenti. Una

caratteristica della cognitio è l’appello. Tutti i giudici hanno competenze sia penali che civili, c’era

un GIUDICE UNICO e non un collegio. La sentenza poteva essere approvata seguendo questa

gerarchia. L’imperatore non faceva più processi e se ci si appellava a lui, demandava al prefetto

del pretorio.

Le FONTI DEL DIRITTO, erano da un lato le LEGGI IMPERIALI, dall’altro le OPERE DEI

GIURISTI. Le costituzioni imperiali venivano chiamate LEGES (leggi), mentre le opere dei giuristi

IURA (diritti). C’era inoltre un nuovo funzionario: IL QUESTORE DEL SACRO PALAZZO, ossia un

ministro di giustizia nonché funzionario di alto livello, che si occupava di redigere le costituzioni

imperiali. I magistrati non c’erano più e i funzionari imperiali stavano in carica in base alla volontà

dell’imperatore, talvolta anche per 5-6 anni.

Prima di Costantino, regnò Diocleziano, dal 284 al 305, e in questo periodo vennero fatti i primi

due codici:

1) CODICE GREGORIANO, del 291, che raccoglie le costituzioni imperiali precedenti, ossia i

rescritti utilizzati nell’età del principato. I rescritti raccolti risalgono al 117 da Adriano, fino al

284 a Diocleziano. Questo codice è diviso in 15 libri, e ciascun libro è diviso in CAPITOLI o

TITOLI e contiene in prevalenza diritto privato. Questo modello verrà utilizzato anche nei

codici successivi.

2) CODICE ERMOGENIANO, del 293, che è un completamento del primo e raccoglie solo i

rescritti di Diocleziano. Dice che Diocleziano ha seguito la corrente tipica del principato

adoperando anche lui i rescritti. Anche questo contiene in prevalenza diritto privato.

I nomi di questi codici non derivano dall’imperatore Diocleziano, ma dei due funzionari/giuristi che li

hanno creati: Gregorio o Gregoriano ed Ermogene o Ermogeniano; c’è incertezza sui nomi e si

dice che siano CODICI PRIVATI, ma l’imperatore era d’accordo alla loro creazione, infatti per

raccogliere tutte le costituzioni hanno utilizzato gli archivi imperiali.

Con il termine CODEX prima si intende il modo di pubblicare (il quaderno), ma a partire da queste

raccolte di leggi imperiali, si intende proprio la raccolta stessa. I codici successivi infatti si

chiamano CODEX TEODOSIANO, CODEX GIUSTINIANUS, ecc. le raccolte di altro materiale

quindi non si chiameranno più codex.

I giuristi come persone individuali che creano diritto scompaiono, ora scrivono opere autonome

private. Il giurista come interprete e creatore di norme cambia il suo ruolo, ora è al servizio

dell’imperatore come funzionario. Le scuole di diritto però ci sono ancora e vengono fondate oltre

che a Roma anche in oriente, e chi esce da tali scuole o faceva l’insegnante di diritto o il

funzionario.

Le opere continuavano a circolare e la maggior parte dei processi venivano risolte sulla base delle

opinioni dei giuristi e quindi il giudice ricorreva alle opere dei giuristi, poiché le costituzioni imperiali

da sole non bastavano. Nonostante i giuristi non potessero creare delle opere pubbliche, qualche

opera anonima circolava comunque, una di queste che ebbe molto successo fu “SENTENZE DI

PAOLO”, ossia un’operetta fatta in età diocleziana contenente regole molto semplici. Un’altra fu

una grande antologia di frammenti dei giuristi mescolati a costituzioni imperiali, chiamata

“VATICANA FRADMENTA”, in realtà non avrebbe un titolo, ma il nome le è stato dato dagli storici

che l’hanno trovata. È un’antologia anonima che doveva servire per le prassi, perché era divisa in

argomenti e metteva i frammenti delle opere dei giuristi. E in calce le costituzioni imperiali che

riguardavano quelle determinate tematiche.

A partire da Costantino ci fu la prevalenza di leggi generali, e diceva che normalmente l’imperatore

emana editti, ovvero leggi generali che normalmente legifera con i riti, e se emana rescritti valgono

solo per il singolo caso. Da Costantino in poi il modo prevalente di legiferare sarà appunto

l’EDITTO DELL’IMPERATORE.

Costantino a un certo punto intervenne sull’uso delle opere dei giuristi ed emanò due leggi

1) In cui diceva che si doveva adoperare le opere di Papiniano nei tribunali mentre non

bisognava adoperare i commenti degli altri giuristi alle opere di Papiniano.

2) In cui diceva che le “Sentenze di Paolo” potevano essere adoperate dai tribunali.

Questi interventi di Costantino non risolsero però il problema: il giudice non aveva più i giuristi con i

quali consigliarsi e aveva molte opere che potevano essere presentate per risolvere le

controversie, ma nonostante il giudice avesse studiato il diritto, non conosceva tutto come avrebbe

potuto un giurista esperto che lo avrebbe potuto consigliare. In poche parole i giudici non

sapevano come fare poiché le opere erano tante ed erano tutte valide.

Venne così fatta una legge che affrontò il problema dell’uso delle citazioni delle opere dei giuristi

nei tribunali a nome dell’imperatore di occidente: VALENTINIANO III, che era un bimbo di 6 anni

con dietro la madre come coreggente: GALLIA PLACIDIA consigliata sicuramente da un

funzionario/giurista. La legge era la c.d. LEGGE DELLE CITAZIONI, con citazioni si intende le

citazioni in giudizio in tribunale. Fu una legge molto importante risalente al 426 ed emanata in

occidente e poi inserita nel codice teodosiano nel 438 diventando valida anche in oriente

rimanendo in vigore in oriente fino al 533, quindi fino al Digesto di Giustiniano, mentre in occidente

durò di più poiché venne inserita nelle c.d. LEGGI ROMANO BARBARICHE, dato che dal 486 i

barbari controllarono l’occidente. Questa legge stabiliva:

- Al primo comma: che si possono produrre in tribunale le citazioni di 5 giuristi:

1) GAIO, perché ha fatto opere molto semplici e schematiche,

2) PAPINIANO,

3) PAOLO,

4) ULPIANO,

5) MODESTINO, perché erano i più recenti e le opere erano ben conosciute e circolanti.

- Al secondo comma: che sono valide anche le opinioni di altri giuristi, con dei limiti moto

precisi: questi altri giuristi devono essere citati all’interno delle opere degli altri 5; Modestino

per esempio cita talvolta Savio Giuliano.

- Inoltre si richiede la produzione del manoscritto, presentando l’opera da cui si cita il

giurista, risolvendo con buon senso il problema della certezza del diritto, cioè i giudici

sapevano che diritto applicare e si occupavano anche del tenore dei manoscritti.

- Al terzo comma: ripropongono le due leggi di Costantino:

1) Quella relativa a Papiniano,

2) Quella relativa alle “Sentenze di Paolo”.

Gli storici misogini l’hanno definita una legge rozza, frutto dell’insensatezza di una donna. Con

questa legge si sistema il problema degli IURA, ossia i giuristi in occidente.

In oriente, all’epoca della legge delle citazioni, l’imperatore Teodosio II, vuole realizzare per la

prima volta un codice, ossia una raccolta di leggi a suo nome, il c.d. CODICE TEODOSIANO.

Inizialmente voleva creare due codici:

- Il primo doveva raccogliere tutte le leggi generali da Costantino fino a Teodosio II e le leggi

generali. Doveva in pratica proseguire il lavoro del codice gregoriano e del codice

ermogeniano. Questo codice venne terminato e pubblicato in oriente nel 438 e in occidente

nel 439, contiene inoltre la conferma dei due codici precedenti che essendo privati

dovevano essere confermati. Contiene in prevalenza diritto pubblico.

- Il secondo, avrebbe dovuto contenere solo le leggi ancora in vigore, facendo una selezione

del codice gregoriano ed ermogeniano e dal primo codice di Teodosio. Doveva essere in

pratica una raccolra esaustiva delle leggi vigenti, il c.d. CODICE DEL DIRITTO VIGENTE, e

per completare questo progetto dovevano aggiungere una scelta delle opere dei giuristi.

Doveva essere una raccolta di LEGGI e di IURA, ma fu un progetto mai realizzato.

Teodosio a riguardo emanò poi una seconda costituzione nella quale diceva che il secondo

codice non sarebbe stato realizzato.

La mogli di Giustiniano era TEODORA, la amò moltissimo e sembra abbia ispirato una sua

legislazione favorevole alle donne. Giustiniano di importante fece “La COMPILAZIONE”,

COMPOSTA DA Digesto e dalle Istituzioni, che contenevano tutto il diritto romano che si era

cumulato fino al suo tempo. Questa compilazione la fece con l’aiuto del suo questore del sacro

palazzo, ovvero TRIBONIANO, un giurista di alto livello che raccolse nella sua biblioteca personale

tutte le opere dei giuristi classici che gli era stato possibile raccogliere. Le singole parti della

compilazione sono state chiamate, a partire da Ermerio “CORPUS IURIS CIVILIS”, questo codice

raccoglie le costituzioni imperiali, il Digesto e gli iura, ossia le opere dei giuristi e le Istituzioni.

Nel 528 Giustiniano nominò una commissione di 10 membri, molti dei quali funzionari imperiali e gli

ordinò di fare un codice contente le costituzioni ancora in vigore tratte dal codice gregoriano,

codice ermogeniano e codice teodosiano. A questi si dovevano aggiungere le costituzioni da

Teodosio a Giustiniano, cioè quelle non ancora raccolte, completando così con questo codice la

raccolta di tutte le costituzioni ancora vigenti. Il codice che ne uscì era più piccolo di quello

teodosiano, poiché delle costituzioni imperiali si prende solo la parte regolamentare, ossia il

dispositivo. Conta comunque 12 libri divisi in titoli contenenti sia diritto pubblico che privato,

utilizzando la sistematica dell’Editto del pretore. Nel 534 ebbe una seconda edizione aggiornata. Il

merito di aver costruito questo “DIGESTO” è di TRIGONIANO, che fornì le opere per farlo, senza

la sua biblioteca non si sarebbe potuto fare il codice.

La progettazione del Digesto è stata fatta nel 529, ed è la “DE AUCTORE” (di autore), la prima

parola della costituzione indica chi ha lavorato al digesto e cosa aveva intenzione di fare, invece

quella di pubblicazione, nel 533 è la “TANTA DEDOCHEN” (tanta: versione latina della

costituzione, dedochen: versione greca). Venne pubblicata in latino e in greco, e queste

costituzioni sono importanti perché descrivono cosa contiene il Digesto: nella de auctore dicono

che il posto più importante nella produzione era di Triboniano e di altri 6:

1) COSTANTINO (funzionario imperiale),

2) TEOFILO (prof. Di diritto),


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinanet di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Viarengo Gloria.

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