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Istituzioni di diritto romano - il processo arcaico Appunti scolastici Premium

Appunti di Istituzioni di diritto romano sul processo arcaico. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: l’attore, il convenuto, il sacramentum in personam, Legis actio sacramenti, Legis actio per iudicis arbitrive postulationem.

Esame di Diritto romano docente Prof. P. Scienze giuridiche

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arbitro. Forse, precedentemente, non vi era la

possibilità di scegliere tra arbitro e giudice. Per

questo la necessità di nominare un giudice cui

affidare l’onere di valutare la quantificazione di

una pretesa che ha ragione di esistere, in quanto

oggetto di un contratto; ma di cui non si sa

ancora la reale consistenza od il reale valore,

perché non materialmente esistente all’atto della

stipula del contratto stesso;

Legis actio per condictionem: è caratterizzata dall’invito formale a presentarsi davanti al pretore:

condicio deriva da condicere che vuol dire dare appuntamento, per

cui l’attore, di fronte alla negazione in iure del debitore lo invitava

a ripresentarsi davanti al pretore dopo 30 giorni per

l’assegnazione del giudice (intervallo che prendeva il nome di

spatium deliberandi, contemplato dalla lex Pinaria anche per la

legis actio sacramenti. Tale spazio serviva al convenuto per

pensare se fosse stato meglio resistere o cessare la difesa, conscio

del fatto che, nel caso in cui fosse stato considerato colpevole,

sarebbe stato condannato alla pena del doppio.). Essa fu introdotta

2 o 3 secoli dopo le 12 Tavole, grazie alla lex Silia per i crediti di

una determinata somma di denaro e la lex Calpurnia per quelli di

ogni altra quantità determinata di cose fungibili;

Legis actio per manus iniectionem: la dottrina romanistica ha considerato le tre leggi actiones

precedenti come dichiarative, o di accertamento; mentre sia

la manus iniectio, sia la pignoris capio, come azioni

esecutive. Forse la manus iniectio serviva proprio per

sottrarre il debitore insolvente alla vendetta privata. Essa era

applicata contro il convenuto condannato che non ha

eseguito la sentenza ed era chiamata manus iniectio iudicati.

La procedura prevedeva che, passati 30 giorni dalla sentenza

di condanna, il creditore insoddisfatto pronunciasse una

formula solenne (vedi pag. 156) e quindi che una volta posta

la mano su una qualunque parte del corpo dell’esecutato,

intervenisse un vindex a contestare il suo stato debitorio,

oppure a liberarlo dalla presa del debitore. Se nessuno fosse

intervenuto a difesa del debitore, il creditore poteva portarlo

a casa e legarlo con ceppi del peso di 15 libbre,

alimentandolo con una libbra di farro al giorno, massimo per

60 giorni. Entro questo termine poteva portarlo a 3 mercati

successivi (trinundinum) alla ricerca di qualcuno che lo

riscatti pagando. Consumata inutilmente questa fase poteva

essere impunemente ucciso, o venduto come schiavo fuori

del territorio della città, cioè trans Tiberim perègre &

Legis actio per pignoris captionem: si è discusso se fosse realmente stata una legis actio. Infatti

posta in essere con la pronuncia di certa verba, cioè di quelle

determinate parole che sono la caratteristica della solennità

delle legis actiones, si poteva compiere anche non al

cospetto del magistrato, in assenza dell’avversario e perfino


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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