Che materia stai cercando?

Istituzioni di diritto pubblico - Presidente della Repubblica Appunti scolastici Premium

Appunti inerenti l'esame di Istituzioni di diritto pubblico del prof. D'onofrio riguardanti presidente della repubblica, elezioni, durata del mandato, cessazione dall'ufficio, irresponsabilità, controfirma ministeriale, irresponsabilità giuridica e altro ancora.

Esame di Istituzioni di diritto pubblico docente Prof. F. D'onofrio

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

***

Oltre che alla scadenza naturale della legislatura (cinque anni), il Presidente della

Repubblica può sciogliere le Camere in altre ipotesi.

Innanzitutto, lo scioglimento può essere disposto dal Presidente della Repubblica qualora il

Governo venga colpito da una mozione di sfiducia da parte del Parlamento e il contrasto tra

i due organi titolari dell’indirizzo politico sia reputato insanabile dallo stesso Presidente. In

tale evenienza si parla di scioglimento successivo, proprio perché intercorso a seguito di una

espressa mozione di sfiducia. V’è da dire che in caso di rottura del rapporto fiduciario che

lega il Governo al Parlamento, il Presidente della Repubblica non è obbligato a sciogliere le

Camere e a indire nuove elezioni, ma ben potrebbe procedere a nuove consultazioni per

giungere alla formazione di un altro Governo. Tuttavia, il passaggio dal sistema elettorale

proporzionale a quello prevalentemente maggioritario, dovrebbe rendere meno frequente

quest’ultima soluzione, che pure si è verificata nelle due scorse legislature sotto la

presidenza Scalfaro prima (formazione dei Governi Dini nel 1996, D’Alema I nel 1998 e

D’alema II nel 1999) e Ciampi dopo (formazione del Governo Amato II nel 2000).

Infatti, la modifica del sistema elettorale ha avuto importanti effetti sulla forma di governo,

avendo determinato una più immediata partecipazione del corpo elettorale alle scelte sulla

formazione dei Governi, attraverso le figure dei leader politici posti a capo delle due

maggiori coalizioni partitiche, a cui è corrisposto un notevole affievolimento del ruolo

politico del Capo dello Stato.

Lo scioglimento delle Camere ad opera del Presidente della Repubblica può anche essere

anticipato (o preventivo). Ricorre tale ipotesi quando lo scioglimento non segue il

verificarsi di una formale crisi di governo in Parlamento, ma è determinato dall’assenza di

una maggioranza parlamentare che determina il susseguirsi di diverse crisi extra-

parlamentari, ovvero se, in seguito a ripetuti tentativi non si riesce a costituire una

compagine governativa che goda della fiducia delle due Camere o ancora, ma ciò sarebbe

quasi un caso limite, quando, successivamente ad avvenute consultazioni amministrative in

gran parte del territorio nazionale, appaia chiaramente che il Parlamento abbia ridotto

significativamente la propria rappresentatività tanto da non rispecchiare più la volontà

popolare. ***

Il potere di scioglimento delle Camere incontra alcuni limiti esplicitamente previsti dalla

Costituzione. In primo luogo, l’art. 88 Cost. prevede che prima di procedere allo

scioglimento delle Camere il Presidente della Repubblica debba consultare i Presidenti delle

due Camere. Trattasi in tal caso di un parere obbligatorio, perché deve essere

necessariamente richiesto, ma non vincolante, in quanto il Presidente della Repubblica può

decidere in maniera difforme dalle indicazioni dei Presidenti delle Camere.

Oltre al suddetto limite procedurale, il potere in questione incontra un altro limite al suo

esercizio, posto dal secondo comma dell’art. 88 Cost. ove è fatto divieto al Presidente della

Repubblica di sciogliere le Camere nell’ultimo semestre del suo mandato (c.d. semestre

bianco) salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

***

8

Secondo gli artt. 73 e 74 Cost.:

“Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese

dall'approvazione.”

“Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio

motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.”

***

Nel nostro ordinamento al Presidente della Repubblica viene attribuito un potere di veto meramente

sospensivo sulle leggi approvate dal Parlamento. Il Presidente della Repubblica può, infatti,

rimettere alle Camere, con messaggio motivato, una legge approvata dal Parlamento, ma è

obbligato a promulgarla qualora le Camere la riapprovino nel medesimo testo.

***

Il Presidente della Repubblica può, inoltre, convocare le Camere in via

straordinaria (art. 62 Cost.).

***

Infine, l’art. 59, comma 2, Cost., attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di:

“Nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per

altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.”

***

In passato si è discusso se la disposizione in esame dovesse intendersi nel senso di attribuire ad

ogni singolo Presidente della Repubblica il potere di nominare fino a cinque senatori a vita o se,

diversamente, si dovesse fare riferimento al Presidente della Repubblica come organo

costituzionale e, quindi, il numero di cinque indicato dalla Costituzione dovesse intendersi come

limite massimo di senatori che complessivamente potessero essere nominati anche da differenti

Presidenti. Nella prassi è stata accolta la prima di tali interpretazioni.

9

***

Attribuzioni relative al poter esecutivo

In relazione al potere esecutivo, l’art. 87 Cost. dispone che:

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici.

Ratifica i trattati internazionali, previa quando occorra, l'autorizzazione delle Camere.

Ha il comando delle Forze armate.

Presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge.

Dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

***

Inoltre, a norma dell’art. 92, comma 2, Cost.:

“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su

proposta di questo, i ministri.”

Il potere di nomina del Presidente del Consiglio dei ministri può assumere differenti connotazioni

in relazione alle situazioni politiche contingenti. Infatti, se in passato, la composizione del

Parlamento caratterizzata da una notevole frammentazione delle forze politiche (tanto da far parlare

di tendenze assembleari per la nostra forma di governo parlamentare), dava spazio ad una certa

discrezionalità del Presidente della Repubblica nella nomina del Presidente del Consiglio, l’attuale

assetto politico, basato su due principali coalizioni di partiti guidate da un proprio leader, riduce la

discrezionalità di scelta del Presidente della repubblica al leader della coalizione risultata vincitrice

alle elezioni. Tuttavia, come si è avuto modo di osservare nelle due scorse legislature, il Presidente

della Repubblica può rivestire un ruolo chiave in caso di crisi di governo intervenute in corso di

legislatura. In tal caso al Presidente della Repubblica spetterebbe individuare la figura politica in

10

grado di convogliare su di sé il consenso della maggioranza delle forze politiche, ovvero, scegliere

di procedere allo scioglimento delle Camere e indire nuove elezioni.

***

Attribuzioni relative al poter giudiziario

In relazione al potere giudiziario, il Presidente della Repubblica, secondo l’art. 87 Cost.:

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

***

Nonostante la concessione della grazia abbia tradizionalmente costituito un’attribuzione del

Presidente della Repubblica, ormai, tale potere pare doversi annoverare tra gli atti sostanzialmente

complessi del Presidente della Repubblica, in cui si registra un concorso di volontà da parte del

Presidente e del governo. Una conferma in tal senso sembra derivare dalla formulazione della

proposta da parte del ministro della giustizia al quale, secondo la legislazione ordinaria, compete lo

svolgimento della fase istruttoria del procedimento.

***

A norma dell’art 135 Cost., il Presidente della Repubblica nomina cinque giudici della Corte

costituzionale. Tale nomina viene effettuata in completa autonomia dal Presidente della

Repubblica, senza che egli possa subire condizionamenti politici da parte del Governo e,

indirettamente, dalla maggioranza parlamentare che già elegge cinque giudici della Corte

costituzionale.

In tale ottica, l’attribuzione del suddetto potere di nomina al Presidente della Repubblica

contribuisce a rendere più equilibrata la composizione della Corte costituzionale, evitando di far

assumere un peso decisivo alla scelta operata dal Parlamento, ovvero dalle magistrature, nella

nomina degli stessi giudici costituzionali. 11

CLASSIFICAZIONE DEGLI ATTI

PRESIDENZIALI

Gli atti del Presidente della Repubblica possono essere classificati in tre distinte categorie in

relazione alla effettiva partecipazione del Presidente della Repubblica e del Governo alla

determinazione del loro contenuto.

Pertanto si distinguono: Atti formalmente e sostanzialmente

presidenziali

Vengono definiti formalmente e sostanzialmente presidenziali quegli atti il cui contenuto è

determinato dal Presidente della Repubblica e che, comunque, discendono dalla sua autonoma

volontà. Rientrano in tale categoria gli atti di:

Promulgazione delle leggi;

Rinvio al Parlamento delle leggi;

Messaggio al Parlamento;

Nomina di cinque senatori a vita;

Nomina di cinque giudici costituzionali;

Nomina di otto esperti quali componenti del CNEL.

Atti formalmente presidenziali e

sostanzialmente governativi

Rientrano in tale categoria quegli atti che, seppure assumono la forma del decreto del Presidente

della Repubblica, vengono predisposti dal Governo per quel concerne il loro contenuto. Rispetto a

tali atti il Presidente della Repubblica esercita un mero controllo di legittimità.

Essi sono:

I decreti presidenziali aventi contenuto normativo e , dunque, sia i decreti legge e i decreti

legislativi (aventi forza di legge), sia i regolamenti governativi (con efficacia subordinata

alla legge);

Gli atti di nomina di alti funzionari dello Stato;

Gli atti che siano espressione dell’attività di indirizzo politico (ad es. la nomina dei

ministri). 12


PAGINE

13

PESO

135.75 KB

AUTORE

nadia_87

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof D'onofrio Francesco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Istituzioni di diritto pubblico

Riassunto esame diritto pubblico, prof. Caravita
Appunto
Funzione giurisdizionale
Appunto
Camere federali comparate di Watts
Appunto
Istituzioni di diritto pubblico - Parlamento
Appunto