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2. Elezione e durata in carica

Il presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune integrato da

58 delegati regionali (tre per ciascuna regione; la Valle d’Aosta ne ha uno solo).

L’art. 83 Cost. richiede una maggioranza qualificata (2/3 del collegio composto da 1003

membri più i senatori a vita) nelle prime tre votazioni; la maggioranza assoluta dalla quarta in poi.

Unico requisito è che si tratti di un cittadino che abbia compiuto i 50 anni di età e che goda

dei diritti politici e civili (art. 84 Cost.).

Va da sé che la carica non è compatibile con nessuna altra. Il presidente gode di un assegno

e di una dotazione finanziaria entrambi fissati per legge.

La durata della carica è di sette anni (art. 85 Cost.).

Quale che sia la ragione per la quale il presidente non sia in grado di adempiere

temporaneamente alle sue funzioni, l’esercizio si esse passa al presidente del Senato della

Repubblica (art. 86 Cost.): l’istituto viene chiamato supplenza.

Nell’ipotesi di una semplice visita all’estero, ancorché prolungata, il supplente farà bene a

limitarsi ad atti di “ordinaria amministrazione”.

Ma nel caso in cui, ad esempio, a causa di una seria malattia o di un grave intervento che

lasci però sperare in una ripresa dell’esercizio delle funzioni (senza che si configuri perciò l’ipotesi

di cui all’art. 86 Cost., che prevede l’indizione delle elezioni per sostituire il presidente in caso di

inadempimento permanente oltre che di morte o di dimissioni), si può anche pensare a un pieno

esercizio della supplenza.

Nessuna disposizione, nell’ordinamento, dice chi e come può constatare l’impedimento

quando non possa essere il presidente stesso a dichiararlo e a firmare un proprio decreto col quale

affida le funzioni al presidente del Senato. Nel caso del presidente Segni colto da ictus nell’agosto

1964, l’impedimento fu constatato d’intesa dai presidenti delle due Camere e dal presidente del

Consiglio: il che avviò la supplenza. La stessa procedura, sulla base di un ordine del giorno della

Camera condiviso dall’opposizione, stava per essere seguita, previ accertamenti medici, per

dichiarare l’impedimento permanente quando, dopo 4 mesi, giunse una lettera di dimissioni alla cui

firma il segretario generale della presidenza dichiarò di aver assistito.

Il presidente che cessa per qualsiasi ragione dalla sua carica, rimozione da parte della Corte

Costituzionale esclusa, diventa senatore di diritto e a vita, a meno che vi rinunci (art. 59 Cost.).

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3. Le attribuzioni del presidente della Repubblica

Il presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale (art. 87

Cost.): si tratta di una figura che non ha funzioni di indirizzo politico, bensì di garanzia.

Il testo costituzionale assegna poteri rilevantissimi e largamente incidenti sull’esercizio sia

delle funzioni esecutive sia delle funzioni legislative sia perfino delle funzioni giudiziarie: ma con il

corollario, per nulla marginale, dell’art. 89 Cost., in base al quale gli atti del presidente non sono

riconosciuti come validi se non sono controfirmati da un componente del governo (controfirma).

L’art. 89 Cost. fa riferimento alla necessaria controfirma dei ministri proponenti, “che ne

assumono la responsabilità” (per gli atti aventi valore legislativo è necessaria anche la controfirma

del presidente del Consiglio dei ministri).

Questo riferimento ai ministri proponenti sembra quasi indicare che non si tratti di atti propri

del presidente: nel testo del progetto di costituzione c’era scritto, invece, ministri competenti (e di

solito viene interpretato così).

La questione non è marginale: perché la stessa controfirma da parte di un componente del

governo o da parte del presidente del Consiglio può assumere in un caso, significato implicito di

proposta; nell’altro, di mera assunzione di corresponsabilità e, in qualche modo, di controllo, alla

stregua di una garanzia giuridico-costituzionale.

Sta di fatto che la previsione dell’obbligo di controfirma per tutti gli atti del presidente ha

confuso le cose, e spiega perché da oltre cinquant’anni si disputa intorno al carattere, sostanziale o

meramente formale, di molti dei suoi poteri.

I poteri che la Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica sono:

• In ordine alla rappresentanza esterna. Il presidente accredita e riceve i rappresentanti

diplomatici; ratifica i trattati (art. 87 Cost.); dichiara lo stato di guerra (art. 87 Cost.);

effettua le visite ufficiali all’estero, sempre accompagnato da un componente del

governo, per lo più il ministro degli affari esteri.

• In ordine all’esercizio delle funzioni parlamentari. Il presidente della Repubblica

nomina fino a 5 senatori a vita (art. 59 Cost.); può convocare le Camere in via

straordinaria (art. 62 Cost.); indice le elezioni e fissa la prima riunione delle nuove

Camere (art. 87 Cost.); può inviare messaggi alle Camere (art. 87 Cost.); può sciogliere

le Camere o una di esse, non potendolo fare negli ultimi sei mesi del mandato (art. 88

Cost.).

• In ordine alla funzione legislativa. Il presidente promulga le leggi approvate dal

Parlamento (art. 73 e 85 Cost.) e può con messaggio motivato (che accompagna l’atto di

rinvio) chiedere una nuova deliberazione (art. 74 Cost.); autorizza la presentazione alle

Camere dei disegni di legge del governo (art. 87 Cost.).

• In ordine alla funzione esecutiva e di governo-indirizzo. Il presidente nomina il

presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri (art. 92 Cost.); accoglie il

giuramento del governo (art. 93 Cost.) e ne accetta le dimissioni; emana i decreti aventi

forza e valore di legge, nonché i regolamenti del governo (art. 87 Cost.); nomina i

funzionari dello Stato di grado più elevato (art. 87 Cost.); ha il comando delle forze

armate; presiede il Consiglio supremo della difesa (art. 87 Cost.); dispone con decreto

motivato lo scioglimento di consigli regionali e la rimozione di presidenti di regione.

• In ordine all’esercizio della sovranità popolare. Indice i referendum previsti dalla

Costituzione (art. 87 Cost.); inoltre dichiara l’avvenuta abrogazione della legge

sottoposta a referendum in caso di esito favorevole.

• In ordine all’esercizio della giurisdizione costituzionale, ordinaria ed amministrativa.

Nomina un terzo dei giudici della Corte costituzionale (art. 135 Cost.); presiede il

Consiglio superiore della magistratura (art. 87 e 104 Cost.); può concedere la grazia e

commutare le pene (art. 87 Cost.). 4 di 6


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Pizzetti Federico Gustavo.

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