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Istituzioni di diritto pubblico - Lezione 2

Appunti esaustivi della seconda lezione di Istituzioni di Diritto Pubblico realizzati interamente con l'ausilio delle registrazioni, finalizzati alla preparazione dell'esame. Sono provvisti di approfondimenti fatti a lezione (e non) dal prof. Nonostante abbia provato a rendere più chiara la spiegazione degli argomenti, in alcuni passaggi ho preferito lasciare inalterate le costruzioni delle... Vedi di più

Esame di Istituzioni di diritto pubblico docente Prof. C. Pinelli

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Appunti di Miele Pasquale Lezione 2

Convenzionalmente se ricorrono i tre elementi - normazione, organizzazione e plurisoggettività - abbiamo un or-

dinamento giuridico.

Plurisoggettività sta a significare che per ogni ordinamento ci sono più soggetti che lo compongono. La famosa

frase latina “ubi societas obi ius” (dove c’è la società c’è il diritto) sta alle spalle di questo discorso.

La normazione comprende le regole, i principi e gli istituti. Quindi studieremo la produzione e la normazione

delle norme (in prima approssimazione possiamo dire che il legislatore le costituisce ed il giudice le interpreta). Le

norme, quindi, intese come diritto oggettivo vigente in quell’ordinamento.

L’organizzazione si suddivide in quella costituzionale e quella amministrativa.

! LA PLURISOGGETTIVITÀ

I SOGGETTI GIURIDICI

Il diritto non è un fenomeno identico in ogni civiltà e in ogni tempo, ma varia storicamente e territorialmente. Questo è

vero per tutti gli elementi di cui si compongono gli ordinamenti giuridici e quindi anche per i soggetti che sono coloro a

cui si rivolgono le regole giuridiche. Sono anche individuati è il prodotto di una certa civiltà giuridica.

Nella novella “Huckleberry Finn” di Mark TWAIN - riportata sempre da Hart - al protagonista fu chiesto se lo

scoppio della caldaia di un battello a vapore aveva colpito qualcuno. La risposta fu “nessuno, è rimasto ucciso un ne-

gro”. Secondo Hart, il commento della zia Sally, che dice “bene, è una fortuna perché alle volte qualcuno si faccia

male”, riassume l’intera moralità che ha spesso prevalso tra gli uomini. Dove questa prevale, estendere agli schiavi la

sollecitudine per gli altri che è naturale meno che per il gruppo dominante, può essere considerata come un grave

crimine morale (che porta con se tutte le conseguenze della colpa morale). Siccome la versione del libro da cui sono

provengono questi estratti è del 1960 aggiunge che “la Germania nazista e il Sud Africa offrono degli esempi sgrade-

volmente a noi vicini nel tempo”.

Questo esempio ci dice un qualcosa di opposto a quella che è la nostra concezione di soggetto giuridico. Per la

nostra civiltà giuridica è ripugnante, invece, considerare un essere umano non come tale ma come una cosa che, coloro

che consideriamo esseri umani, possono manipolare a loro piacimento. In un certo senso è diventato naturale il con-

trario. Dire questo non è banale, perché anche il modo in cui noi percepiamo natura evolve. In questo livello ele-

mentare della definizione del soggetto di diritto, la nostra civiltà giuridica non ammette differenze fra esseri umani, con-

siderati dal diritto come tali.

In epoca medioevale, a parte la condizione del servo, non era così. Gli individui non erano considerati soggetti di dirit-

to, ma prima di essere tali si era artigiani, commercianti, uomo, donna, etc. Ciascuno aveva diversi status, diverse con-

dizioni in cui godeva di certe prerogative, facoltà o poteri, ma non in quanto individuo. Questa è la differenza basilare

con oggi.

La vicenda che è destinata a segnare una svolta decisiva, per noi, è la Rivoluzione francese. L’art. 1 della Dichiarazione

dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (1789) dice che “gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei loro diritti; le

distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune”. Questa affermazione riflette una premessa del

diritto naturale (ovvero quello che si riteneva essere proprio della natura umana e per questo era superfluo scriverlo -

per noi invece il diritto è essenzialmente quello positivo; è ovvio che in questo caso ci troviamo in una premessa gius-

naturalistica). Infatti la Dichiarazione procede dicendo che lo “scopo di ogni associazione politica [assimilabili a quelli

che oggi chiamiamo Stati] è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell’uomo. Questi sono la libertà, la

proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione”. Il codice civile italiano (1942) si apre con l’affermazione “la capac-

ità giuridica si acquista al momento della nascita”. La differenza tra queste due proposizioni è notevole anche se le due

sono collegate tra loro, nel senso che l’articolo del c.c. è espressione di una civiltà che ha già riconosciuto la capacità

giuridica (quella di essere soggetti di diritto) a tutte le persone. Però certo è formulata in un modo molto diverso. Nel

primo caso abbiamo un riconoscimento del diritto naturale e dei diritti, ma nel secondo abbiamo un’affermazione molto

netta: un evento naturale (la nascita) è condizione necessaria e sufficiente affinché qualunque essere umano possa di-

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Appunti di Miele Pasquale Lezione 2

ventare titolare di diritti e di doveri. Abbiamo la struttura della regola di cui abbiamo parlato nella lezione precedente:

se la fattispecie giuridica A corrisponde a una realtà (la nascita), allora segue l’effetto B (l’acquisizione della capacità

giuridica). Non è un principio come quello che si potrebbe ricavare dalla Dichiarazione che avrebbe bisogno di tante

altre specificazioni per essere concretizzato. Rimane il fatto che la capacità giuridica generale del soggetto è la prima

condizione per il principio di uguaglianza e quindi si individua un soggetto di diritto nella nostra civiltà. La Costituzione

del ’48 stabilisce all’articolo 2 che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo

sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili della soli-

darietà politica, economica e sociale. Questo vil dire che, siccome tale articolo è in Costituzione, il legislatore (Parla-

mento) dovrà riconoscere la capacità giuridica generale a qualsiasi persona umana senza distinzioni di cittadinanza. Fac-

ciamo questa distinzione perché ci sono dei casi in cui la Costituzione dice “tutti”; ce ne sono altri in cui la stessa dice “i

cittadini” [in realtà alcune volte dicendo “i cittadini” vuole intendere “tutti”]. In questo caso il diritto inviolabile è riferito

indistintamente a tutti: cittadini e non.

Per passare alla capacità di agire bisogna farsi una domanda: un bambino appena nato (o anche un bambino di

10 anni) può stipulare un contratto di compravendita? Naturalmente la risposta è no, perché il legislatore presume (o

meglio noi tutti presumiamo) che non abbia la capacità di intendere e di volere e quindi se la legge gli desse la possibil-

ità di comprare una casa sarebbe un problema per lui e per tutti noi. Quindi l’articolo 2 del codice civile, dopo aver

fissato la maggiore età al compimento del diciottesimo anno, stabilisce che “con la maggiore età si acquista la capacità

di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un’età diversa”. Il compimento di tali atti presuppone quello che,

nello stesso titolo dell’articolo, si chiama capacità di agire.

Mentre la capacità giuridica è la titolarità di diritti e di obblighi in capo al soggetto giuridico - cioè della sua atti-

tudine a essere titolare di tutte le posizioni giuridiche connesse ai suoi interessi. Con la capacità d’agire intendiamo

l’esercizio (capacità di poter disporre) di questi stessi diritti - cioè la capacità di essere soggetto passivo di quegli stessi

obblighi, di cui il soggetto era titolare già dalla nascita ma che può esercitare di fatto solo con l'acquisto della capacità

d’agire. Inoltre ai minori il codice civile, e poi anche il codice penale, equipara gli interdetti giudiziali (che sono tali in

ragione della loro infermità mentale) oppure legali (che sono quelli che sono stati condannati per un delitto doloso, cioè

operato con l’intenzione di trasgredire le leggi, alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni).

Tutto questo vale per i diritti patrimoniali, ovvero per quelli in cui ha senso che, per esempio, un bambino appena

nato possa essere erede, proprietario di un bene. Questo può succedere perché un suo rappresentante legale (o rapp-

resentante volontario) può stipulare per lui che diventa il destinatario di questi beni. Quando invece i diritti sono per-

sonalissimi, cioè non possono essere esercitati da un rappresentante, questa distinzione non c’è più. Tali diritti sono il

diritto alla vita, il diritto all’immagine, il diritto alla riservatezza, il diritto al nome, il diritto di voto, il diritto di manifestare

liberamente il proprio pensiero. Questi sono tutti riconosciuti in costituzione come anche i diritti patrimoniali, ma la cos-

tituzione insiste molto di diritti personali. In questo caso, dunque, non c’è rappresentante che tenga. Non ci può essere

rappresentante che per noi può esercitare il diritto alla vita. Allora non c’è scissione tra titolarità ed esercizio del diritto

concreto, ma le due cose vanno insieme. Non a caso, all’articolo 48 la Costituzione dice che “sono elettori tutti i citta-

dini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”. Prima non ha senso che una persona è titolare ma non

può esercitare. Non c'è perché semplicemente il minore non è titolare del diritto di voto. Di fatto è chiaro che arrivato a

diciott’anni quella persona potrà votare, ma non ha importanza - perché nessuno può esercitare al posto suo.

Oltre alle persone fisiche ci sono anche le persone giuridiche. Queste ultime non sono esseri umani ma create dal

diritto. Possono essere associazioni riconosciute o non riconosciute (es. partiti, sindacati, etc), persone giuridiche private

(riconosciute dalle legge) o pubbliche (create dal diritto, a cominciare dallo Stato e gli enti). Queste necessariamente

hanno delle caratteristiche perché, in quanto inanimate, evidentemente il giuoco capacità giuridica-capacità d'agire

cambia completamente. Oltre a disporre della capacità giuridica generale (passiva, nel senso che non si presuppone

una volontà) le persone giuridiche possono assumere tutti i diritti e gli obblighi di una persona fisica tranne quelli, come

il matrimonio, che presuppongono la condizione fisica del soggetto di diritto (e comunque sempre i diritti personalissi-

mi). Per le persone giuridiche pubbliche il discorso è diverso ma dobbiamo rimandare, perché queste per agire non lo

fanno attraverso punta bensì mediante organi (rappresentanti per le persone giuridiche private).

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti esaustivi della seconda lezione di Istituzioni di Diritto Pubblico realizzati interamente con l'ausilio delle registrazioni, finalizzati alla preparazione dell'esame. Sono provvisti di approfondimenti fatti a lezione (e non) dal prof. Nonostante abbia provato a rendere più chiara la spiegazione degli argomenti, in alcuni passaggi ho preferito lasciare inalterate le costruzioni delle frasi, forse poco chiare (come a volte succede quando si parla), per non rischiare di modificarne il senso complessivo o meglio per non andare ad utilizzare termini poco appropriati al linguaggio giuridico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pasQuiino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pinelli Cesare.

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