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4 L’ORDINAMENTO DELL’UNIONE EUROPEA

• Le tappe dell’integrazione europea

• La struttura dell’Unione Europea

• Le istituzioni europee

• Le fonti del diritto comunitario

• I rapporti fra ordinamento italiano e ordinamento dell’Unione Europea

• Natura e caratteri dell’ordinamento

Dalla Comunità europee all’Unione europea

Il manifesto del Movimento federalista europeo (1941)

Il Consiglio d’Europa (1948)

Trattato di Parigi (18 Aprile 1951)

Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA)

Trattato di Roma (25 marzo 1957) (TCE)

Comunità economica europea (CEE), Comunità europea dell’energia atomica CEEA o (Euroatom): 3 comunità

con Parlamento, consiglio dei Ministri e Corte di giustizia distinti

Trattato di Bruxelles (1965)

Fusione degli organi istituzionali, con un esecutivo ed un bilancio unico.

Prevalenza della CEE quale comunità non settoriale

Progressi CEE:

1. estensione competenze anche per via giurisprudenziale

2. risorse proprie

3. Estensione decisioni a maggioranza qualificata e non unanimità

4. Consiglio europeo dal 1974; Parlamento elettivo dal 1979

5. Sistema monetario europeo (Sme) nel 1979 per arginare discussione monetario

I trattati europei

Atto unico europeo (1986)

Il termine previsto per l'entrata in vigore del mercato unico evidenziò l'esigenza di conferire alla Comunità

Europea poteri decisionali più ampi, indispensabili per affrontare e risolvere tutte le questioni riguardanti

l'eliminazione delle barriere doganali; fino a quel momento, infatti, le decisioni del Consiglio dei ministri

dovevano essere approvate all'unanimità dai suoi membri, ciascuno dei quali poteva dunque rallentare il processo

decisionale esercitando il proprio diritto di veto. Con l'Atto unico europeo, entrato in vigore nel 1987, furono

dunque definite alcune importanti modifiche nella struttura della comunità, tra cui l'introduzione di un sistema di

votazione a maggioranza in grado di contribuire all'accelerazione del processo di realizzazione del mercato unico,

e furono apportati anche considerevoli cambiamenti: il Consiglio europeo entrò formalmente a far parte delle

istituzioni comunitarie, i poteri decisionali del Parlamento europeo furono ampliati e venne istituito un Tribunale

di primo grado, destinato a occuparsi dei ricorsi contro la normativa comunitaria presentati da individui,

organizzazioni o società. Gli stati membri concordarono inoltre l'adozione di politiche comuni in diversi settori,

dalla politica fiscale a quella occupazionale, dall'assistenza sanitaria alla tutela ambientale e decisero di allineare

il più possibile la propria politica economica e monetaria a quella dei paesi confinanti.

Trattato di Maastricht (1992)

Accordo, il cui nome ufficiale è “Trattato sull’Unione Europea”, firmato il 7 febbraio 1992 dai dodici capi di

governo della Comunità Europea. L’atto costituì un’importante fase del processo di integrazione politica ed

economica avviato nel 1957 con il Trattato di Roma e la costituzione della Comunità economica europea.

Il trattato di Maastricht stabilì infatti i criteri per la trasformazione della Comunità Europea in Unione Europea e

la creazione di un’Unione monetaria europea, basata su un’unica autorità monetaria (Banca centrale europea) e

sulla circolazione di un’unica moneta, alla quale il Consiglio europeo di Madrid del 1995 attribuì il nome di

“euro”.

Il trattato conferì inoltre all’Unione Europea prerogative che travalicavano l’ambito economico e definivano le

modalità per una comune politica estera e di sicurezza (PESC), per una cooperazione nel campo della giustizia e

degli affari interni, ma anche per una completa eliminazione delle frontiere all’interno dell’Unione (vedi Accordo

di Schengen) e per l’allargamento di questa agli stati dell’Europa orientale e del bacino del Mediterraneo.

Trattato di Amsterdam (1997)

I problemi dell’occupazione, della sicurezza e libertà dei cittadini, e della giustizia furono posti alla base del

trattato di Amsterdam, firmato nell’ottobre 1997 ed entrato in vigore nel maggio 1999, dopo la ratifica di tutti gli

stati membri. Nel dicembre dello stesso anno il Consiglio Europeo avviò i negoziati con alcuni dei paesi candidati

all’ingresso nell’UE.

Trattato di Nizza (2001)

Con la riunione del Consiglio Europeo a Nizza nel dicembre 2000 e con il successivo Trattato di Nizza del

febbraio 2001, si ebbe un’importantissima svolta nella storia dell’Unione Europea. Il Trattato era infatti rivolto ad

emendare tutti i precedenti accordi per adattare la struttura e il funzionamento delle istituzioni europee (risalenti

alla fondazione della Comunità Europea) all’ampliamento e, in particolare, per dotarle di maggiori poteri

decisionali ed esecutivi. Il Trattato di Nizza stabilì i criteri di trasformazione dei principali organi istituzionali

dell’Unione: il Parlamento, il Consiglio, la Commissione, la Corte di giustizia, la Corte dei conti, il Comitato

economico e sociale e il Comitato delle regioni (tutti destinati a cambiare per numero di membri e funzioni). Al

Trattato venne allegata una “Dichiarazione sul futuro dell’Unione”, rivolta a sollecitare i Parlamenti nazionali, il

mondo politico, economico e accademico, la stessa società civile a intervenire sulle delicate questioni politiche,

economiche e sociali sollevate dall’ampliamento e dalla trasformazione dell’Unione Europea. A Nizza fu infine

proclamata la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione”, che costituiva un primo passo verso una vera e propria

Costituzione europea.

Dalla comunità all’unione: gli Stati membri

• Dal 1951: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi (6)

• Dal 1973: Danimarca, Gran Bretagna, Irlanda (9)

• Dal 1981: Grecia (10)

• Dal 1986: Portogallo, Spagna (12)

• Dal 1995: Austria, Finlandia, Svezia (15)

• Dal 1°Maggio 2004: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia,

Slovenia, Ungheria (25)

• Candidati (4): Bulgaria e Romania (dal 2007), Croazia, Turchia.

I “Pilastri” dell’Unione Europea

Dotata di personalità giuridica unica (ex comunità europee, integrate dalle politiche e forme di cooperazione)

Preambolo

DISPOSIZIONI COMUNI (Titolo I TUE)

U.E. EX COMUNITA’ U.E.: POLITICA ESTERA E DI U.E: COOP.NE DI POLIZIA E

EUROPEE SICUREZZA COMUNE (PESC) GIUDIZIARIA IN MATERIA

(TCE, TCECA, TCEEA) (Titolo V TUE) PEN.LE

(Titolo II- III- IV TUE) (Titolo VI TUE)

Metodo Comunitario Metodo intergovernativo Metodo intergovernativo

COOPERAZIONE RAFFORZATA (Tit. VII TUE): Europa a più velocità ad esempio Euro (tranne gran

DISPOSIZIONI FINALI (Titolo VIII TUE)

Bretagna , Danimarca, Svezia)

Il Primo “Pilastro “: le politiche della comunità europea

Parte terza TCE

• •

Libera circolazione delle merci Politica sociale, istruzione, formazione

• professionale e gioventù

Libera circolazione delle persone (visti, asilo, • Cultura

immigrazione), dei capitali e dei servizi •

finanziari Sanità pubblica

• Politica economica e monetaria • Tutela dei consumi

• Politica commerciale comune • Trasporti

• Agricoltura • Reti transeuropee

• Industria • Coesione economica e sociale (politica

• Cooperazione doganale regionale tramite fondi strut.li)

• •

Norme comuni sulla concorrenza, sulla Ricerca e sviluppo tecnologico

fiscalità e sul riavvicinamento delle Ambiente ed energia (aria, suolo, acqua, rifiuti,

legislazioni patrimonio biologico)

• Occupazione (libera circolazione arti, • Cooperazione allo sviluppo

Il futuro dell’Unione Europea

• Non organizzazione internazionale ma:

• Comunità sopranazionale caratterizzata da organi rappresentativi che prendono decisioni anche a

maggioranza vincolanti gli Stati e le persone facenti parte della Unione

• Prospettive future:

a) ordinamento confederale (metodo intergovernativo): federazione di Stati nazione (ossimoro: Procedimento

retorico che consiste nel riunire due termini contraddittori)

b) ordinamento federale (metodo comunitario): Stati Uniti d’Europa in cui la sovranità passa dagli Stati

membri allo Stato centrale

Le istituzioni politiche dell’U.E.

Consiglio europeo (art. I- 21)

Creato nel 1974 ed entrato a far parte della struttura organizzativa comunitaria nel 1987 a seguito dell’entrata in

vigore dell’Atto unico europeo, il Consiglio europeo è formato dai capi di stato o di governo dei paesi membri –

assistiti dai ministri degli Esteri – e dal presidente della Commissione europea. Si riunisce in pratica circa ogni

mese, in composizione diversa a seconda dei temi che deve affrontare: ministro dell’ambiente, dell’agricoltura…

ecc. nei cosiddetti “vertici europei” e ha il compito principale di stabilire l’orientamento politico dell’Unione.

Attua le politiche dell’Unione in materia di:

a) relazioni estere

b) sicurezza

c) economia e sviluppo

d) adotta decisioni amministrative

e) insieme al Parlamento europeo adotta il bilancio

f) conclude gli accordi internazionali (con l’assenso del Parlamento europeo)

g) nomina i membri della Corte dei conti, del Comitato economico e sociale, del comitato delle regioni

h) garantisce il coordinamento delle politiche economiche e ammette gli stati membri all’euro.

Consiglio dei ministri (art. I- 23)

Il Consiglio dell'Unione Europea, noto anche come Consiglio unico o Consiglio dei ministri, è il principale

organo legislativo. Composto dai rappresentanti degli stati membri, di solito ministri, è affiancato dal comitato dei

rappresentanti permanenti, che ha il compito di preparare i lavori del Consiglio e di eseguire i mandati che

quest'ultimo gli affida. La presidenza del Consiglio è affidata a turno a uno degli stati membri e ha la durata di sei

mesi. L’attività del Consiglio si divide in tre “pilastri”. Il primo comprende le politiche comunitarie in materia di

agricoltura, trasporti, energia, ambiente, ricerca e sviluppo, per le quali il Consiglio si attiva su proposta della

Commissione. Il secondo “pilastro” comprende la politica estera e la sicurezza; il terzo la giustizia e gli affari

interni. Su queste materie il Consiglio ha potere di decisione e di iniziativa.

La Commissione europea (art. I- 26)

La Commissione, composta di 25 membri (uno per Stato), è l'organo esecutivo dell'Unione, ma suo è anche il

compito di avanzare le proposte legislative. Essa vigila sulla corretta applicazione dei trattati europei e delle

decisioni adottate in base a essi. In ambito amministrativo la Commissione gestisce i fondi comunitari e gli aiuti

agli altri paesi. La Commissione europea ha un organico di 15.000 persone, di cui un terzo è addetto ai servizi di

traduzione e di interpretazione.

I poteri della Commissione sono in particolare:

a) poteri elusivi di iniziativa

b) potere di vigilanza e controllo- anche segnalazione dei privati- sugli stati membri sull’applicazione del diritto

comunitario

c) gestione ed esecuzione dei finanziamenti comunitari (bilancio)

d) rafforzamento del ruolo del Presidente che nomina e revoca i commissari

e) poteri esecutivi (amministrazione e regolamento) del diritto comunitario

Parlamento europeo (art. I- 20)

Parlamento europeo Organo che rappresenta i popoli dei paesi dell'Unione Europea, eletto a suffragio universale

dal 1979 dai cittadini degli stati membri. Istituito nel 1952 come Assemblea parlamentare per costituire un

elemento di democrazia in seno alla Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), fu poi ampliato per

includere la Comunità economica europea (CEE) e l’EURATOM (European Atomic Energy Community),

istituite in base ai trattati di Roma del 1957 e oggi riunite nell'Unione Europea.

La denominazione “Parlamento europeo”, scelta dall'organo stesso, fu formalizzata nel 1987 con l'Atto unico

europeo. Il Parlamento ha sede a Strasburgo, mentre le commissioni e alcune sedute plenarie si svolgono a

Bruxelles; il Segretariato generale ha sede a Lussemburgo.

I seggi, attualmente 626 (nella prima Assemblea parlamentare erano 142), sono distribuiti tra i paesi dell'UE in

proporzione alla popolazione. I parlamentari europei, eletti ogni cinque anni, confluiscono in gruppi politici

transnazionali. Su singoli argomenti formano spesso coalizioni che scavalcano sia le divisioni ideologiche sia

quelle nazionali.

Il ruolo del Parlamento europeo è ridotto a causa del carattere limitato dei suoi poteri nei confronti del Consiglio

dell'UE e della Commissione europea, rispettivamente gli organi legislativo ed esecutivo del sistema dell'Unione.

Ha teoricamente la facoltà di sciogliere la Commissione, ma è improbabile che se ne avvalga per la confusione

istituzionale che l'atto provocherebbe e per la mancanza di controllo del Parlamento sulla designazione dei nuovi

commissari. Condivide, ma in modo diseguale, i poteri in materia di bilancio con il Consiglio dei ministri, in

quanto può respingere il bilancio nel suo complesso ma ha la facoltà di determinare solo una piccola parte delle

spese non obbligatorie. Esercita funzioni di controllo: sul consiglio dei Ministri, sulla Commissione

(interrogazioni, commissioni di inchiesta), sugli organi di politica estera e sicurezza

Prima dell'Atto unico europeo (1986) e del trattato di Maastricht (1992), i poteri legislativi del Parlamento erano

solo di natura consultiva. L'Atto unico ha conferito al Parlamento europeo il diritto di riesame delle deliberazioni

adottate e lo rende partecipe delle decisioni relative ai trattati di ingresso e agli accordi di associazione con paesi

esterni all'UE. Il trattato di Maastricht ha esteso l'ambito delle decisioni congiunte, ha istituito il diritto di veto del

Parlamento su questioni interne come il mercato unico, consente al Parlamento di stimolare la presentazione di

proposte di legge da parte della Commissione.

Benché il Parlamento europeo sia la sola istituzione sovranazionale europea democraticamente eletta e aderisca

rigorosamente al principio di sussidiarietà (in base al quale delega ove possibile l'autorità alle istituzioni locali

competenti), l'accrescimento dei suoi poteri è stato e continuerà a essere molto lento perché potrebbe interferire

con la sovranità degli stati membri e non può avvenire se non con il consenso unanime di questi ultimi.

Rapporto parlamento europeo- commissione

Nomina dei membri della Commissione

Consiglio europeo Parlamento europeo Consiglio Parlamento Consiglio

europeo europeo europeo

Designazione a Approvazione a (di comune Approvazione Nomina del

maggioranza del maggioranza assoluta accordo con a maggioranza presidente e

Presidente della del presidente il presiedente assoluta della degli altri

commissione designato designato) Commissione membri della

Designato commissione

degli altri

Revoca dei membri della Commissione membri della

Mozione di censura a maggioranza dei 2/3 ei voti espressi purché rappresentino la

commissione

maggioranza dei componenti

Parlamento europeo commissione

I procedimenti di formazione della legislazione europea

COMMISSIONE Iniziativa legislativa

CONSIGLIO PARLAMENTO

Procedura di codecisione (artt.I- 34 e III- 396) come

EUROPEO

“procedura legislativa ordinaria”, anche tramite Comitato i conciliazione.

Procedura di cooperazione ( art. III- 183): obbligo d’umanità per discostarsi da quanto approvato dal

Parlamento europeo: materia economica e monetaria.

Procedura di consultazione (es. art. I- 54): parere obbligatorio ma non vincolante in materia delicate: ad es.

fisco, politica industriale, concorrenza, agricoltura.

Le istituzioni giudiziaria dell’U.E.: la Corte di giustizia (art. I- 29) (Lussemburgo)

25 giudici + 8 avvocati generali nominati dai governi o dagli Stati membri

• “assicura il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione della Costituzione”

• Giudica le controversie tra:

a) istituzioni comunitarie

b) Stati membri

c) Comunità e stati membri (infrazioni sanzionate in denaro)

d) Comunità e persone fisiche o giuridiche riguardanti: 1. L’adempimento degli obblighi comunitari; 2. la

legittimità delle leggi e delle leggi quadro europee e degli atti delle istituzioni europee rispetto ai trattati

(Corte Costituzionale)

• Si pronunzia in via pregiudiziale, su richiesta dei tribunali nazionali:

a) sull’interpretazione del diritto comunitario per garantire l’esatta osservanza e l’uniforme

applicazione (come Cassazione)

b) sulla legittimità del diritto comunitario derivato rispetto ai trattati su istanza dei tribunali nazionali

(come Corte costituzionale)

Le istituzioni giudiziaria dell’U.E.: il Tribunale di primo grado

Tribunale di primo grado> composto da 25 giudici. Dal 1989 giudica:

a) su ricorsi di privati (non Stati o istituzioni) contro atti comunitari;

b) sulle controversie tra Comunità e propri funzionari

• decisioni impugnate dinanzi alla Corte di giustizia solo per motivi di legittimità

Corte dei conti> un membro per stato nominati dal consiglio

Organo di controllo contabile su entrate e spese dell’Unione

Le fonti derivate (art. I- 33)

LA LEGE EUROPEA (ex Regolamento)

• Atto legislativo di portata generale, obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in

ciascuno degli stati membri.

LA LEGGE QUADRO EUROPEA (ex Direttiva)

• Atto legislativo che “vincola gli stati membri destinati per quanto riguarda il risultato da raggiungere,

salva restando la competenza degli organi nazioni in merito alla scelta della forma e dei mezzi”.

• Selft- executing, qualora dettagliate, in catodi inadempienza statele o se riguardanti persone fisiche o

giuridiche.

REGOLAMENTO EUROPEO

• Atto non legislativo di portata generale volto all’attuazione degli atti legislativi e di talune disposizioni

della Costituzione:

- obbligatorio e direttamente applicabile in tutte le sue parti

- vincolante solo nel risultato

Le fonti derivate (art. I- 33)

L’ordinamento dell’unione europea si fonda prima di tutto sui TRATTATI, i quali sono stati conclusi “per una

durata illimitata” (art. 51 TUE) e costituiscono le c.d. fonti originarie o primarie del diritto comunitario; e poi

sul complesso di norme adottate sulla base dei trattati, seguendo il procedimento di produzione fissato nel TCE.

Sono queste norme c.d. fonti derivate le quali, ovviamente, devono essere compatibili coi trattati sia sotto il

profilo formale sia sotto il profilo sostanziale: hanno, dunque, rispetto ai trattati, carattere secondario.

REGOLAMENTO

• Atto di portata generale, obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli

Stati membri DIRETTIVA

• Atto che vincola lo stato membro per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la

competenza degli organi nazionali in merito alla forma ed ai mezzi.

DECISIONI

• Atto non legislativo obbligatorio in tutti i suoi elementi per i suoi destinatari da esso indicati (quote latte)

RACCOMANDAZIONI E PARERI

• Atti non vincolanti, hanno valenza di indirizzo ma non fanno scorgere nel destinatario diritti o obblighi

(diverso dal parere conforme obbligatorio e vincolante)

Ordinamento italiano e ordinamento dell’U.E.

“Art. 11 Cost.

“L’Italia (…) consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un

ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni* ; promuove e favorisce le organizzazioni

internazionali rivolte a tale scopo.”

*la Corte costituzionale , a partire dalla sentenza n. 183 del 1973, ha ritenuto che questa proposizione costituisce il

fondamento della partecipazione dell’Italia al sistema delle comunità europee, legittimando così tutte le conseguenti

limitazioni di sovranità e le deroghe ed altre norme costituzionali.

• Quale fondamento costituzionale della partecipazione dell’Italia all’Unione europea e delle conseguenti

limitazioni di sovranità in materia legislativa (in ammissioni tramite semplice art. 80 cost.*), senza ricorso

alla procedura di revisione costituzionale, seguita in altri paesi (corte Cost. 14/1964)

• Unica eccezione: principi costituzionali fondamentali e diritti inviolabili (guerra): impugnazione dinanzi

alla Corte non dell’atto comunitario (fonte fatto) ma dell’ordine d’esecuzione del TUE.

*Art. 80.

Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o

regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

I rapporti tra regolamenti comunitari/ direttive self- esecutive e norme interne

• I fase: criterio cronologico: atti equiparati con prevalenza cronologica (Corte cost. 14/1964): possibile

abrogazione diritto comunitario

• II fase: criterio cronologico: prevalenza del regolamento comunitario sulla fonte interna dichiarata

costituzionalmente illegittima per violazione indiretta dell’art. 11Cost. (Corte cost. 232/1975)

• III fase: criterio della competenza: primato del regolamento comunitario sulla fonte interna difforme,

anche successiva, tramite la non- applicazione di questa ultima da parte del giudice comune, senza

bisogno di ricorrere alla Corte in via incidentale ma semplicemente in via d’azione (Corte cost. 170/1984)

Ordinamento italiano e ordinamento dell’U.E.

La partecipazione degli organi costituzionali italiani al diritto comunitario.

a) nella sua formazione (c.d. fase ascendente): ruolo del parlamento

b) nella sua attuazione (c.d. fase discendente):

1) la c.d. legge comunitaria (c.d. legge La Pergola)

2) regolamenti comunitari

3) fonti regionali (art. 117.5 Cost.), pena potere sostitutivo statale (art. 120.2 Cost.)

Es: contrasti fra regolamento europeo e legge interna

La legge comunitaria

“ Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dell’appartenenza dell’Italia alle Comunità

europee- legge comunitari…(anno)”

• Recepimento diretto delle direttive tramite disposizioni legislative

• Recepimento indiretto delle direttive tramite allegati.

All. A: elenco delle direttive da attuare con decreti legislativi senza la necessaria acquisizione del parere parlamentare

All. B: elenco delle direttive da attuare con decreti legislativi per i quali è previsto il parere parlamentare

All. C: elenco delle direttive da attuare con regolamenti di delegificazione

5 LE FONDI DEL DIRITTO

Fonti del diritto Insieme dei fatti (gli eventi naturali o sociali) e degli atti (le attività umane consapevoli e volute) ritenuti

idonei a produrre diritto nell'ordinamento giuridico di cui fanno parte.

L'ordinamento giuridico italiano dispone di una varietà di fonti ordinate in base alla diversa efficacia normativa loro

attribuita e disposte secondo un criterio gerarchico; la norma di grado superiore può modificare o annullare quella di grado

inferiore ma non può essere modificata o annullata da questa. Le principali fonti del diritto italiano sono, secondo questo

ordine: la Costituzione, le leggi ordinarie dello stato, i decreti legge, i decreti legislativi, i regolamenti, le consuetudini. A

queste vanno aggiunte le fonti non statali: la normativa comunitaria, il referendum abrogativo, i contratti di lavoro collettivi,

gli statuti e le leggi delle regioni, i regolamenti regionali, provinciali e comunali.

Le fonti del diritto: definizioni

Fonti del diritto

“gli atti o i fatti che l’ordinamento abilita a produrre norme giuridiche”

Fonti di produzione (la produzione del diritto)

“gli atti o i fatti ai quali l’ordinamento attribuisce la capacità di produrre norme giuridiche che esso riconosce

come proprie”

Fonti sulla produzione (come si produce il diritto)

“le norme che disciplinano i modi di produzione del diritto oggettivo, individuando i soggetti titolari di potere

normativo, i procedimenti di formazione, gli atti prodotti (es. artt. 10, 70, 75, 738 Cost; I. 400/1988)

Le fonti del diritto: definizioni

Fonti atto o atti normativi

Manifestazioni di volontà espresse da un organo dello Stato o da altro ente legittimato dalla Costituzione che

trovano di regola la loro formulazione in un testo normativo (sempre fonti scritte) cui l’ordinamento attribuisce

l’idoneità di porre in essere norme giuridiche.

Es. legge, costituzione, regolamento

Fonti fatto o fatti normativi

Comportamenti oggettivi (fonti non scritte) o atti di produzione giuridica esterni al nostro ordinamento che sono

considerati come fatti (fonti esterne) da cui discendono norme vincolanti.

Es. consuetudini, fonti comunitarie

La consuetudine

Fonte di diritto consistente nella ripetizione di dati comportamenti col convincimento che essi rispondano a un

obbligo giuridico.

• Situazione complessiva risultante dalla ripetizione dei comportamenti e dalla loro valutazione sociale

(di stampo civilista)

• Requisiti :

a) comportamento socialmente uniforme diffuso nel tempo (usus o diuturnitas): elemento materiale

b) comportamento collettivo dell’obbligatorietà di un determinato comportamento (opinio iurus ac

necessitatis= opinione che si stia seguendo la cosa giusta): elemento spirituale (es. il cognome del padre

viene messo ai figli in maniera consuetudinaria, anche se non vi è alcuna legge)

• Norma senza disposizione

• Pubblicazione non necessaria in apposite raccolte generali tenute dal Ministero dell’industria e

dalle camere di commercio.

• Importanti negli ordinamenti di common law; residuali in quelli di civil law (materia contrattuale,

commerciale, bancaria)

• La consuetudine costituzionale come obbligo giuridico

• Le convenzioni costituzionali: accordo tra le forze politiche vincolante sotto il profilo politico ma

non giuridico.

CONSUETUDINI

In fondo alla scala gerarchica delle fonti di produzione del diritto si trovano la consuetudine e gli usi. In quanto fonte non

scritta né prodotta da organi atti a legiferare, ma derivante dalla reiterazione costante nel tempo di determinati

comportamenti che vengono comunemente considerati conformi al diritto vigente, la consuetudine assume una posizione di

totale subordinazione rispetto alle altre fonti di produzione del diritto.

La rilevanza giuridica della qualificazione di un atto come fonte del diritto

• Inderogabilità

• Esatta ed uniforme interpretazione (Cassazione

• Presunzione di conoscenza:

a) nel giudice (iura novit curia=conoscenza del diritto)

b) nel cittadino (ignorantia legis non excusat)

c) pubblicità, proprio perché devono essere note vengono pubblicate (gazzetta ufficiale, decreti legge…)

La pubblicazione delle fonti

Gazzetta ufficiale della repubblica Italiana

• serie generale (leggi ealtri atti normativi, atti degli organi costituzionali; decreti preeesidenziali; decreti,

delibere e ordinanze ministeriali; decreti e delibere di altre autorità)

• Corte costituzionale (sentenze e ordinanze della Corte)

• Comunità europee 8regolamenti e direttive)

• Regioni (leggi e regolamenti regionali)

Leggi e altri atti normativi (decreti- legge, decreti legislativi, regolamenti)

la presente legge (o il presente decreto), munita del sigillo dello stato, sarà inserità nella raccolta ufficiale degli

atti normativi della repubblica Italiana. E’ un fatto obbligo a chiunque spetti di osservare e di farla osservare come

legge dello Stato. Costituzione

Leggi di revisione costituzionale, legge costituzionale

(fonte sulle fonti)

Fonti primaria a carattere “chiuso”

(forza di legge: legge, atti normativi del Governo, referendum- previsti solo in costituzione)

Fonti secondarie a carattere “aperto”

(principio di legalità-fonti fatto)

COSTITUZIONE

La Costituzione italiana racchiude i principi e gli istituti fondamentali in base ai quali è organizzato lo stato italiano. Entrata

in vigore nel 1948, dopo la caduta del fascismo e la proclamazione della repubblica, fu approvata da un'assemblea

costituente eletta dal popolo italiano. Una delle caratteristiche più importanti della nostra Costituzione è la sua rigidità: le

sue disposizioni, infatti, non possono essere modificate con le leggi ordinarie.

Costituzione Costituzione

Leggi Costituzionali (art. 138) Regolamenti parlamentari

Leggi ordinarie ed atti aventi forza di (compito di disciplinare le camere)

legge (artt. 70 ss. e 117 Cost.) (art. 64 Cost.)

Regolamenti governativi

(artt. 87.5 e 117.6 Cost.)

------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Regioni speciali Regioni ordinarie

Costituzione Costituzione

Statuti speciali Statuti ordinari

adottati con legge (art. 123 cost.)

costituzionale

(art. 116 Cost.)

Leggi regionali Leggi regionali

(artt. 117 e 121 Cost.)

Regolamenti regionali --- --

Regolamenti regionali

------------------------------------------------------- (artt. 117.6 e 121 Cost.)

Le fonti nell’ordinamento locale

Costituzione

Testo unico ordinamento degli enti locali (art. 117.2 Cost)

Statuti comunali e provinciali

Regolamenti comunali e provinciali (subordinati alle leggi statali e regionali relative alla materia oggetto di

disciplina regolamentare)

Come risolvere le antinomie normative

Il criterio gerarchico: la sovraordinazione o sott’ordinazione delle fonti

• La norma gerarchicamente superiore prevale su quella inferiore (lex superior derogat legi inferiori)

• Effetto: annullamento della norma invalida ex tunc -da ora- (sui c.d. rapporti pendenti)

>della legge illegittima rispetto alla Costituzione

>del regolamento rispetto alla legge

Specialità delle fonti

Criterio di competenza> invalidità e annullamento della norma incompetente

Come risolvere le antinomie normative

Il criterio cronologico: la successione delle fonti nel tempo

• La legge successiva abroga quella precedente (lex posterior derogat priori)

• Effetto: abrogazione ex nuc dell’efficacia della norma predente che permane per il passato

• Il criterio cronologico:

a) Opera tra fonti di pari grado (legge/legge)

b) Non opera tra fonti distinte per competenza (legge/reg. parl.)

c) Tra fonti gerarchicamente distinte la norma superiore prevale sempre su quella inferiore, tranne che

questa ultima sia di dettaglio rispetto alla prima di principio (ad es. riforma sanitaria non abroga

reg. sanitari, eventualmente annullati dal giudice)

• Il principio di retroattività, costituzionalizzato solo per le norme penali di sfavore (art. 25.2 Cost.) e

non favore

(Es.: “per chi bestemmia vi è il carcere, legge del 2000” “la legge per la bestemmia viene annullata nel 2005”. Se si

ha bestemmiato nel 98 si va in carcere. Dopo il 2005 si viene scarcerati. NO AL CONTRARIO)

Come risolvere le antinomie normative

Il criterio cronologico: la successione delle fonti nel tempo

• L’abrogazione:

- ad opera del legislatore valida era omnes

- ad opera del giudice valida inter partes:

a) implicita (di singolo norme) per incompatibilità

b) tacita (di legge) per nuova disciplina dell’intera materia

• la clausola di abrogazione espressa come eccezione al criterio cronologico

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

LEGGI

Le leggi ordinarie dello stato vengono approvate dal Parlamento e promulgate dal presidente della Repubblica

secondo una procedura piuttosto complessa prevista dalla Costituzione. Una legge ordinaria dello stato non può

in nessun caso derogare una norma costituzionale, né tanto meno contenere delle disposizioni che siano in

qualche modo contrarie o comunque non in armonia con la Costituzione. A garanzia di questo è stato istituito un

organo, la Corte Costituzionale, finalizzato al controllo della legittimità costituzionale delle leggi ordinarie dello

stato e degli atti aventi forza di legge. Qualora la Corte Costituzionale rilevi l'illegittimità costituzionale di una

disposizione, quest'ultima cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. La

legge ordinaria ha la facoltà di modificare o eventualmente abrogare qualsiasi atto non avente forza di legge, e

può essere abrogata da una legge successiva che espressamente preveda la sua abrogazione, oppure che

disciplini compiutamente l'intera materia.

DECRETI

Stesso valore della legge dello stato hanno i decreti legge e i decreti legislativi: i primi sono provvedimenti a

carattere provvisorio aventi forza di legge emessi in casi straordinari di necessità e d'urgenza dal governo, il

quale deve presentarli alle camere il giorno stesso della loro emissione per la loro conversione, pena la

decadenza qualora entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale non vengano convertiti

in legge dalle camere. I decreti legislativi sono provvedimenti emessi dal governo in base a una delega

concessagli dal Parlamento e hanno efficacia e forza di legge (come se fossero emanati dal Parlamento) purché

nel legiferare il governo rispetti i limiti posti nella delega.

REGOLAMENTI

In posizione subordinata rispetto alle leggi e agli atti aventi forza di legge ci sono i regolamenti del governo o di

qualche altra autorità. Un regolamento può immettere nuove norme nell'ordinamento nella misura in cui esse

non siano in contrasto con le leggi ordinarie e con gli atti aventi forza di legge. Il sistema gerarchico delle fonti di

produzione del diritto non esclude però che, in casi particolari, volti soprattutto a risolvere questioni pratiche, si

possa derogare a tale principio. 6 I DIRITTI FONDAMENTALI

Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1789)

Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino Manifesto rivoluzionario adottato il 26 agosto del 1789

dall'Assemblea nazionale francese e posto come preambolo alla nuova Costituzione del 1791. La Déclaration des

droits de l'homme et du citoyen elencava i diritti di cui "tutti gli uomini" erano da considerare dotati in modo

inalienabile, negando il diritto divino dei re che era alla base dell'assolutismo.

I diritti inalienabili comprendevano la partecipazione, tramite rappresentanti, alla produzione delle leggi,

l'uguaglianza di fronte alla legge, un regime fiscale equo, la difesa della proprietà privata da atti arbitrari dello

stato, la libertà di religione, di parola e di stampa, la tutela da arresti e condanne arbitrarie.

Alcuni storici scorgono nel documento l'influenza della Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America

e delle carte di diritti inclusi nelle costituzioni di alcuni stati americani, altri lo fanno risalire invece ai principi

giuridici democratici inglesi. Altri ancora vedono nell'enfasi sui diritti individuali l'influsso della dottrina

calvinista sulla libertà di coscienza. Ampiamente diffusa è poi la tesi che la dichiarazione sia anche un frutto delle

idee dell'età dell'Illuminismo.

La Dichiarazione ebbe una grande influenza sul pensiero politico e sulle istituzioni. Fu definita dallo storico Jules

Michelet "il credo della nuova età" e divenne un modello per le dichiarazioni dei diritti politici e civili degli stati

europei del XIX secolo e per la carta dei diritti della Costituzione della Repubblica di Weimar in Germania

(1919-1933).

Le generazioni dei diritti

1. Diritto di prima generazione (diritti civili), libertà negative. Il cittadino rivendica libertà nei confronti

dello Stato

2. Diritti di seconda generazione (diritti politici)

3. Diritti di terza generazione (diritti sociali)

4. Diritti quarta generazione (diritti della persona)

I soggetti giuridici

• Capacità giuridica come idoneità di un soggetto ad essere titolare di diritti e di doveri acquisita

autonomamente a momento della nascita.(art. 1c.c.)

• “Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del

nome”.

• Reazione al fascismo che privò della cittadinanza gli ebrei e gli oppositori ed impose l’italianizzazione

dei cognomi.

• Tutela del diritto fondamentale di continuare ad appartenere alla comunità politica nonostante la si

contrasti.

• Capacità di agire come capacità di compiere atti giuridici (art. 2 c.c.) acquistata con il compimento

della maggiore età.

Le situazioni giuridiche soggettive

Situazione giuridiche soggettive intese come complesso dei diritti, poteri,obblighi di cui un soggetto può

essere titolare.

Situazioni giuridiche attive o favorevoli tutelate (Potere = possibilità)

a) in astratto : potere (di accedere agli uffici pubblici ed alle cariche elettive in condizione d’uguaglianza

art. 51 Cost.; di adottare un potere Art. 51.

Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di

eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari

opportunità tra donne e uomini.

La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti

alla Repubblica.

Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare

il suo posto di lavoro.

b) in concreto per via diretta e immediata : libertà e diritti soggettivo

- assoluto: verso tutti (diritti reali, proprietà, o della persona, domicilio)

- relativo: verso alcuni (obbligazioni contrattuali; diritti sociali)

c) in concreto per la via indiretta e mediata : interesse legittimo che l’autorità o il giudice amministrativo

deve riconoscere come pubblico.

Situazioni giuridiche passive o non favorevoli per soddisfare:

a) interessi generali: doveri cui si è tenuti indipendentemente da un corrispondente diritto altrui (servizio

militare)

b) interessi particolari: obblighi (vs. diritto)

c) interesse propri, soggezioni o oneri (es. prova, tassa universitaria)

La cittadinanza (Legge 5 febbraio 1992, n. 91)

Modalità di acquisto della cittadinanza:

• per nascita in base:

a) alla cittadinanza di uno dei genitori (ius sangiunis)

b) alo territorio se nato da genitori entrambi apolidi o ignoti (ius soli)

• per estensione (ius communicatio) : ad es. minore adottato, coniuge straniero di cittadino libero

• per beneficio di legge (militari o impiegati stranieri)

• per naturalizzazione a seguito di prolungata residenza

Modalità di perdita:

• per espressa rinuncia (italiano residente in uno Stato estero di cui diveda cittadino)

• di diritto (militari o impiegati in Stato estero- ambasciatori…-)

La condizione straniera dello straniero

• Regolata per legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali ( art. 10.2 Cost.) (riserva di legge

rinforzata) Art. 10.2 =La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei

trattati internazionali.

• Gode dei diritti inviolabili della persona umana (art. 2 cost; d. Igs. 286/1998)

• In quanto lavoratore regolarmente soggiornante, ha gli stessi diritti dei cittadini.

• Lo straniero. Al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite

dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite

dalla legge( art. 10.3 Cost.= Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà

democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le

condizioni stabilite dalla legge)

- diritto di asilo sulla base delle condizioni oggettive del paese di provenienza

- diritto di rifugio politico in base a persecuzioni personali

La condizione straniera dello straniero

• divieto di estradizione per motivi politici (art. 10.4 Cost. = Non è ammessa l'estradizione dello straniero per

o in caso di condanna a morte, tranne nei casi di genocidio (es. gerarchi nazisti)

reati politici.)

• Diritto di tutela dei propri diritti e interessi legittimi (art. 24 Cost. = Tutti possono agire in giudizio per la

tutela dei propri diritti e interessi legittimi.- La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.-

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.- La

legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

• Superamento della clausola di reciprocità (art. 16 c.c.)

• Per il resto legittimo trattamento differenziato

• Lo straniero gode dei diritti umani.

• Se diventa cittadino dello stato gode dei diritti e degli obblighi dello Stato.

D.Igs. 286/1998 T.U. su Immigrazione e stranieri come integrato dalla legge 189/2002 (c.d. Bossi- Fini)

• Ingresso e soggiorno nel territorio dello stato.

• - Visto di ingresso rilasciato dalle rappresentanze diplomatiche del nostro stato.

• Permesso di soggiorno limitato rilascito a seguito della stipula del contratto di soggiorno per motivi di

lavoro e dopo la sottoposizione “a rilievi fotodattiloscopici”( rilascio DNA, impronte digitali, per

sicurezza internazionali)

• Espulsione (divieto dal respingimento alla confine) impugnabile dinanzi al giudice ordinario

- amministrativa, previa convalida del giudice di pace (ingresso irregolare)

- a titolo di misura di sicurezza o sanzione sostitutiva da parte del giudice.

- Per motivi di ordine pubblico o sicurezza disposta dal Ministro dell’interno.

L’art. 2 della Costituzione Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali

ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,

economica e sociale.

• L’art. 2 Cost. nel panorama storico delle dichiarazioni dei diritti (dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo

e del cittadino – 1789- al trattato costituzionale europeo del 2004)

• I tre principi:

a) personalità: diritti inviolabili dell’uomo;

b) pluralista: le formazioni sociali

c) solidarista: i doveri inderogabili di solidarietà

• Valore programmatico e valore normativo dell’art.2 Cost. in relazione al problema del c.d.

preambolo alla Costituzione

L’art. 2 della Costituzione Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali

ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,

economica e sociale.

• Il collegamento tra l’art. 2 Cost. egli altri articoli

a) 1 cost.: eplicitazione del principio democratico

b) 3 cost.: finalizza il principio di uguaglianza

c) 4 Cost.: il lavoro come strumento di realizzazione della personalità

L’art. 2 della Costituzione: il principio personalista

• “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…”

• il riconoscimento dei diritti inviolabili da parte dell’intera Repubblica, intesa come insieme dei poteri

pubblici e privati (collettività, stato sociale)

• l’uomo come strumento destinatario della norma:

a) non più l’uomo in funzione dello Stato ma lo Stato in funzione dell’uomo

b) non solo i cittadini ma anche gli stranieri e gli apolidi, salvo trattamento differenziato nell’interesse dello

stato

Il principio personalista

“la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…”

• in quanto inviolabili tali diritti sono:

a) assoluti perché tutelati erga omnes

b) inalienabili

c) imprescrittibili

d) irrinunciabili e indispensabili

• quali soni i diritti inviolabili dell’uomo? Solo i diritti espressamente garantiti dall’ordinamento o tutti i

diritti connessi alla dignità umana? Catalogo chiuso o aperto? Positivismo o Giusnaturalismo?

Il principio personalista

“la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…”

• la concezione GIUSNATURALISTA; i diritti inviolabili preesistono all’ordinamento, il quale

semplicemente li riconosce (catalogo aperto)

• la concezione POSITIVISTA; i diritti inviolabili in quanto garantiti dall’ordinamento (catalogo chiuso)

• a) interpretazione restrittiva: inviolabili sono solo i diritti espressamente qualificati tali dalla Costituzione

(artt. 13,14,15 e 24 Cost)

• b) interpretazione letterale: inviolabili sono tutti i diritti fondamentali previsti in Costituzione (civili,

politici, socili, della personalità)

Il principio personalista

“la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…”

c) interpretazione estensiva : il “riconoscimento permette di considerare diritti costituzionali inviolabili tutti i

diritti connessi alla dignità umana ricavabili:

– dall’interpretazione dinamica ed estensiva (e non statica e restrinsiva) dei diritti costituzionali (es. abitazione)

– dalle disposizioni contenute nelle dichiarazioni internazionali che, sebbene recepite con mera legge ordinaria,

non sono abrogabili (Corte cost. 388/1999)

• il nucleo essenziale dei diritti inviolabili come limite al potere costitutivo di revisione costituzionale.

Il principio personalista

• Dottrina etico-politica che asserisce il primato dei valori spirituali della persona.

“la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…”

• limiti dei diritti inviolabili:

a) generale: il divieto di utilizzare i diritti a fini discriminatori Art. 3 Cost. = Tutti i cittadini hanno pari dignità

sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di

condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e

l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori

all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

b)specifici: posti in costituzione o con rinvio alla legge

I diritti della personalità ex art. 2 Cost.

a) diritto alla vita:

- prima della nascita : tutela del concepito (aborto, fecondazione assistita)

- dopo la nascita (divieto pena di morte, art. 27 Cost.= La responsabilità penale è personale.

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere

alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle

leggi militari di guerra.

) Diritto all’integrità fisica (divieto atti lesivi del proprio corpo art 5 c.c. ) e morale (ingiuria, diffamazione)

) Diritto all’onore.

) Diritto all’identità personale ed al libero orientamento sessuale (diritto alla rettifica; diritto al mutamento

sessuale)

) Diritto alla riservatezza (diritto alla privacy) all’accesso e all’autodeterminazione informat.

Diritto all’obiezione di coscienza (artt. 16 e 21 Cost.)

) Diritto del minore ed essere inserito in una famiglia

) Diritto all’abitazione

Il principio pluralista Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali

ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,

economica e sociale.

• Dottrina politica che riconosce la pluralità delle varie componenti sociali, politiche, culturali e sim. e sostiene

il loro diritto ad esprimersi ed organizzarsi autonomamente

• Il pluralismo sociale condizione del pluralismo istituzionale, il soggetto non è solo un semplice

individuo, ma può anche aggregarsi (partiti politici, sindacati, etc.)

• La tutela dei diritti nelle e dalle formazioni sociali

• I diritti inviolabili delle formazioni sociali.

• I limiti esterni posti alle formazioni sociali.

• Clausola aperta e non limitata alle sole formazioni sociali previste in Costituzione (famiglia, scuola,

sindacati, partiti)

Il principio solidarista Art. 2.

La Repubblica […] richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

• La simmetria tra diritti inviolabili e doveri inderogabili di solidarietà

• Numero chiuso o clausola aperta?

• I singoli doveri:

A) di fedeltà alla Repubblica (non funzionalizzato) art 54 Cost. = Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla

Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di

adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

B) di difesa della patria Art 52 Cost= La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di

lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici.

L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

C) di svolgere un lavoro socialmente utile, art. 4 Cost.= La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e

promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che

concorra al progresso materiale o spirituale della società.

D) di voto Art 48= Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura

l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel

numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di

indegnità morale indicati dalla legge.

E) di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio, art. 30Cost.= È dovere e diritto dei

genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della

famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

F) di prestazioni(Contenuto dell'obbligazione costituito dal contegno del debitore.) matrimoniali in base alla legge

(art. 23 Cost.= .): la capacità

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge

contributiva ed il criterio di progressività (art. 53.2 Cost.= Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.)

Capacità contributiva: capacità del soggetto di poter contribuire alle spese dello stato, nel momento in cui abbia soddisfatto

i mie bisogni personali.

Progressività: aumento delle aliquote. Percentuale da applicarsi alla base imponibile per determinare l'imposta o la tassa

dovuta.

I diritti di libertà dallo Stato (c.d. libertà negative o diritti civili dell’individuo )

Pretesa nei confronti dello Stato affinché non intervenga

1. libertà personale (art. 13 Cost.= La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di

ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato

dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza,

indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che

devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive

quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle

persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione

preventiva.

2. Libertà di domicilio (art. 14 Cost.= Il domicilio è inviolabile.

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo

le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati

da leggi speciali.

3. Libertà di segretezza della corrispondenza (art. 15 Cost.= La libertà e la segretezza della corrispondenza e di

ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato

dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

4. Libertà di circolazione e di soggiorn o (art. 16 Cost.= Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in

qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità

o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

La libertà personale

Art. 13 Cost.

1. la libertà personale è inviolabile

2. è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposta a restrizione di libertà

Soggetto: Tutti (cittadini, stranieri, apolidi)

Oggetto: ogni restrizione della libertà personale

a) le coercizioni ( fisiche interne (c.d.

Il costringere qlcu. ad agire come non vorrebbe, usando la forza, facendo minacce e sim.)

habeas corpus) tranne di lieve entità esterne (impronte, foto, accompagnamento coattivo dal giudice (c.d.

criterio quantitativo).

b) Le coercizioni non fisiche o morali (art. 13.4 cost. che degradano la dignità sociale della persona

(c.d. criterio qualitativo)

La libertà personale

Art. 13.2 Cost.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione

della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla

legge.

Garanzie :

a) illegittimità degli atti non statali lesivi della libertà personale

b) riserva assoluta di legge: nei soli casi (reati – presupposti misure di sicurezza) e modi (codice di

procedura penale) da essa previsti: i limiti sostanziali alla penalizzazione (riserva rinforzata)

c) riserva di giurisdizione (Funzione di amministrare la giustizia assicurando l'attuazione della legge nei casi

concreti.)

d) motivazione dell’atto limitativo (art. 111.6 Cost. = Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.

e) Ricorso al tribunale della libertà per riesame ovvero in Cassazione per violazione di legge( art. 111.6 )

La libertà personale

Art. 13.3 Cost.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica

sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore

all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e

restano privi di ogni effetto.

Intervento eccezionale dell’autorità di pubblica sicurezza ulteriormente limitato

a) tassatività casi di eccezionale necessità ed urgenza (arresto in flagranza da parte della polizia giudiziaria

da parte del pubblico ministero)

b) comunicazione entro 48 ore all’autorità giudiziaria e convalida di quest’ultima entro le successive 48 ore.

La libertà personale

Art. 25.3 Cost.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

Le misure di sicurezza (post delictum)

a) adottate nei soli casi tassativamente previsti dalla legge dall’autorità giudiziaria (art. 206 c.p.)

b) per difesa sociale nei confronti di persone la cui pericolosità sociale è desunta alla commissione di un

reato

c) provvedimenti temporanei suscettibili di riesame : riformatorio, ricovero in ospedale psichiatrico, lebrtà

vigilata

La libertà personale

Art. 13.5 Cost.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

La carcerazione preventiva o cautelare (custodia cautelare)

a) non più conseguenza di un mandato obbligatorio di cautela

b) ma misura disposta dal giudice per evitare

1. inquinamento delle prove

2. fuga dell’imputato

3. pericolo commissione “gravi delitti”

c)limiti massimi per la legge in relazione alla gravità del reato, in base alla presunzione di non colpevolezza

Art. 27.2 =L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

d)principi di adeguatezza e proporzionalità: misure alternative (arresti domi., cauzione).

La libertà personale

Art. 27.3

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del

condannato.

Restrizione e pene

a) divieto di violenza fisica e morale (art. 13.4 Cost.) o di trattamenti contrari al senso di umanità (art. 27.4

Cost.)

b) il bilanciamento tra prevenzione, restrizione e rieducazione

c) divieto della pena di morte Art. 27.4 Cost. = Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle

leggi militari di guerra.

d) ragionevole proporzionalità tra reato e pena.

Libertà di circolazione e di soggiorno

Art. 16 Cost.)

a) ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le

limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna

restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

b) Ogni cittadino libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Soggetto: tutela costituzionale per i soli cittadini

Oggetto:

1. libertà di circolare e risiedere sul territorio nazionale

2. libertà di espatrio temporaneo o definitivo (diritto al passaporto)

3. divieto di restrizione per motivi politici

Limiti: riserva di legge rinforzata per:

a) motivi di sanità (cordone sanitario);

b) motivi si sicurezza (coprifuoco)

Differenza tra libertà di circolazione e libertà personale: quali provvedimenti limitativi devono essere adottati dal

giudice e quali dal prefetto?

Le misure di prevenzione ( ante o praeter delictum ) adottate nei confronti di persone presuntamene considerate

pericolose per la sicurezza pubblica (costituzionali?)

1. abitualmente dediti a traffici delittuosi o che vivono dei loro proventi

2. sovvertitori dell’ordinamento statale

3. neofascisti o ricostruttori del partito fascista

4. stranieri che non dimostrino fonti di sostentamento

provvedimenti di natura:

1. personale (obbligo o divieto di soggiorno, foglio dio via, sorveglianza speciale, obbligo di rimpatrio,

divieto stadio)

2. patrimoniale 8sequestro, confisca, cauzione)

• per la dottrina il prefetto può adottare solo le misure “in via generale” e non ad personam, di

competenza del giudice ex. Art. 13 Cost.

• per la corte così, invece, il perfetto può adottare misure personali nei casi tassativamente previsti

“in via generale” dalla legge, salvo ricorso all’autorità giudiziaria.

La libertà di domicilio

Art. 14.1 Cost. = il domicilio è inviolabile (diritto della personalità)

Soggetto: persona fisica (stranieri e apolidi compresi) o giuridica

Oggetto:

1. libertà di stabilire il proprio domicilio;

2. libertà di comiere nel proprio domicilio qualunque attività lecita

3. diritto di impedire l’accesso altrui al proprio domicilio

Domicilio: come proiezione spaziale della libertà personale

a) no nozione civile (sede principale affari e interessi)

b) oltre nozione penale (dimora, abitazione, ufficio, albergo)

c) ma nozione costituzionale come ogni luogo da cui, in base ad un titolo giuridico, si abbia il diritto di

eludere altri (tenda, auto, roulotte, bagaglio)

interpretazione estensiva:

a) diritto alla riservatezza

b) diritto ala casa (art. 47.2 cost. = Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla

proprietà diretta coltivatrice e aldiretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

La libertà di domicilio

Art. 14.2

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla

legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

Garanzie:

a) riserva assoluta i legge

b) riserva di giurisdizione

c) atto motivato ex art. 111.6 Cost.

d) intervento eccezionale della pubblica sicurezza (flagranza di reato, evasione)

La libertà di domicilio

Art. 14.3 Cost.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali

sono regolati da leggi speciali.

Accertamenti ed ispezioni a fini conoscitivi e non coercitivi (altrimenti soggetti all’art. 13 Cost.):

• ammessi solo per:

a) motivi di sanità (ispezioni NAS, ispezioni dei luoghi di lavori ed igieniche)

b) motivi di incolumità pubblica (sicurezza luoghi di lavoro)

c) fini economici e fiscali (verifiche tributarie, Guardia di finanza)

• previsti in leggi speciali

• no riserva di giurisdizione (non hanno bisogno del mandato del giudice)

Libertà e segretezza della corrispondenza

a) la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili

b) la loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato della autorità giudiziaria con le garanzie

stabilite dalla legge

Oggetto: libertà – segretezza d’ogni comunicazione riservata tra soggetti determinanti (lettera, telefonata,

telegramma, e-mail)

Limiti: (ad. Es. sequestro, intercettazione , interruzione, solo su mandato del giudice):

a) per atto motivato dell’autorità giudiziaria

b) nei casi previsti dalla legge, al quale li prevede:

1. solo per talune categorie di reati

2. in presenza di gravi indizi di reato

3. assolutamente indispensabili

4. inutilizzabilità delle intercettazioni illecite

I diritti di libertà nello Stato (c.d. libertà positive o diritti politici)

• Libertà di riunione art. 17 Cost.= I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per

.

comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica

• Libertà di associazione art. 18 Cost.= I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per

fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante

organizzazioni di carattere militare.

• Libertà di religione e di coscienza art. 19 Cost.= Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede

religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il

culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

• Libertà di manifestazione del pensiero, diritto all’informazione e libertà della stampa

art. 21 Cost.= Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro

mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge

sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per

l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il

sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente,

e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro

ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa

periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La

legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Libertà di riunione

Art. 17 Cost.

1. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

2. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

3. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per

comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Soggetto: solo i cittadini

Oggetto: volontaria compresenza di più persone in uno stesso luogo in un tempo predeterminato e per uno scopo

comune prestabilito- RIUNIONE-. (es. cortei, convegni, precessioni, trattenimenti, spettacoli)

Diverso da:

a) associazione perché manca stabilità e organizzazione

b) assembramento perché non occasionale

protezione particolare in determinati luoghi (lavoro, scuola) o circostanze (comizi elettorali senza preavviso)

interesse a : mantenersi riuniti più che a riunirsi in un dato luogo per poter esercitare altre libertà (/di pensiero, di

insegnamento, di culto)

Libertà di riunione

Le riunioni in luogo aperto al pubblico (cioè di accesso volontario o limitato) e in luogo privato senza obbligo di

preavviso

Le riunioni in luogo pubblico (cioè di libero accesso):

a) non occorre autorizzazione ma…

b) …obbligo di preavviso tre giorni prima al questore (chiusura strade, servizio d’ordine)

c) possibile divieto o limiti solo per comprovati motivi di sicurezza o d’incolumità pubblica (disordini, si al

gay- pride)

la riunione è un luogo aperto in pubblico e un luogo in cui si deve accedere volontariamente. Si preavviso no

autorizzazione. Ci si può accedere anche senza interesse, es. comizio in piazza)

Limiti: lo scioglimento della riunione

a) in qualunque luogo, se non si svolge in modo pacifico e senz’armi (tranne allontanamento o fermo

soggetti isolati)

b) Per le riunioni in pubblico in caso di mancato preavviso (sacrificio diritto dei partecipanti?)

La libertà di associazione

“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli

dalla legge penale.”

Associazione come insieme di soggetti legati da un vincolo permanente che danno vita ad un organizzazione

stabile per il perseguimento di un fine comune di vaia natura

Il diritto di associazione in relazione ai principi personalista (luogo di svolgimento della personalità) e pluralista

ex. Art. 2 cost. (libertà di più associazioni perseguenti uno stesso scopo)

Oggetto:

a) diritto positivo di costituire un’associazione o di associarsi

b) Diritto negativo di non associarsi o di recedere dall’associazione talora subordinato all’interesse pubblico

(ordini professionali, federazioni sportive, consorzi obbligatori)

La libertà di associazione

“I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli

dalla legge penale.”

Le associazioni non devono seguire sempre la costituzione, fin tanto che perseguono i propri scopi

Garanzie:

a) non occorre più autorizzazione

b) corrispondenza tra ciò che non è vietato al singolo e ciò che può perseguirsi in forma associata

(associazione a delinquere)

c) diritto individuale e non funzionale i cui limiti, pertanto, non riguardano i fini ed i valori

costituzionalmente protetti (c.d. democrazia protetta)ma il modo con cui esso è esercitato

- liceità della propaganda antinazionale

- liceità delle associazioni politiche che svolgono attività contraria agli ordinamenti

politici costituiti nello stato (monarchia).

La libertà di associazione

Art.18.2

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante

organizzazioni di carattere militare.

Le associazioni segrete

a) elementi di segretezza: finalità, soci, attività 8noti invece nei casi delle logge massoniche)

b) interferenza sull’esercizio delle funzioni degli organi costituzionali (P2)

c) scioglimento tramite

- dapprima sentenza passata in giudicato

- poi decreto P.d.C. previa delibera (P2)

le associazioni politiche di carattere militare

a) non che fanno uso delle armi ma organizzate in modo paramilitare( organizzazione del comando in

maniera militare, uso di divise…)

b) che perseguono scopi politici, anche indiretti, con l’uso della violenza o della minaccia (no boy scaut, si

squadre fasciste)

c) divieto di ricostituzione del partito fascista (XII disp. Trans. Fin.)

I diritti ad esprimere,a ricercare, a insegnare

• libertà di manifestazione del pensiero, diritto all’informazione e libertà della stampa , art. 21 Cost

• libertà di religione e di coscienza art. 19 Cost.

• libertà dell’arte e della ricerca scientifica art. 33 Cost.= L'arte e la scienza sono libere e libero ne è

l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse

piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per

l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti

stabiliti dalle leggi dello Stato.

• Libertà della scuola e nella scuola art. 33 Cost., diritto all’istruzione e diritto allo studio art. 34= La scuola

è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che

devono essere attribuite per concorso.

Libertà di manifestazione del pensiero

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro

mezzo di diffusione.

Libertà fondamentale. Condizione essenziale per formare: associazioni, organizzazioni, etc.

• La libertà di manifestazione del pensiero come pietra angolare della democrazia pluralista

• Libertà non solo di esprimere ma soprattutto di divulgare il proprio pensiero a una pluralità

indeterminata di destinatari.

• Soggetti : non solo i cittadini ma anche stranieri, formazioni sociali, enti

a) tutela particolare: insindacabilità parlamentare, giudici costituzionali

b) limiti particolari: Capo dello stato, funzionai pubblici, militari, magistrati, appartenenti ai sevizi

segreti tenuti al segreto (giudiziario, militare, di stato)

Libertà di manifestazione del pensiero

Oggetto: tutela amplissima

a) libertà positiva (diritto di autore)

b) libertà negativa (diritto al silenzio, diritto al segreto)

c) diritto non di disporre ma di accedere e costituire mezzi di informazione (art. 41 Cost.= L'iniziativa

economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità

umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere

indirizzata e coordinata a fini sociali.

d) Diritto di informare (cronaca)

e) Diritto ad essere informati (pluralismo delle fonti informative, pluralismo dell’assetto informativo)

Libertà di manifestazione del pensiero

Art. 21.6

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La

legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Il limite esplicito del buon costume

a) non morale corrente ma comune senso del pudore e pubblica decenza

b) limite storico e non assoluto (anticoncezionali, nudo)

c) sanzione penale (reati); misure preventive (nulla osta, censura, divieto minori) e successive (sequestro

stampa, film)

I limiti (comparazioni fra diversi interessi)

- diritto della persona (onore, riservatezza, dignità personale)

- il divieto di discriminazione (art. 3 cost. = Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,

senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e

l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i

lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

- il diritto d’autore

- la sicurezza pubblica (istigazione, apologia( di reato

Discorso in difesa di sé )

La libertà di stampa

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni preventive o censure precedenti la pubblicazione (art. 21.2

Cost.) (piuttosto deposito copie in prefettura)

• Si può procedere a sequestro per atto motivato dall’autorità giudiziaria art. 21.3 Cost. = Si può procedere a

sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa

espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei

responsabili.

a) per determinati reati previsti dalla legge; pubblicazioni oscene, apologia fascismo, violazione diritti autore

b) in caso di omissione dell’indicazione del direttore responsabile, dell’editore e dello stampante

(registrazione per evitare stampa anonima)

• In caso di assoluta urgenza sequestro eseguito dalla polizia giudiziaria che devono darne comunicazione al

giudice entro 24 ore, il quale deve convalidarlo entro le 24 ore successive, pena la revoca (art. 21.4= In tali

casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro

della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai

oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore

successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La libertà di stampa

Art. 21.5= La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento

della stampa periodica.

• La disciplina particolare sui giornalisti:

a) ordine professionale (non costituzionale: diritto di non associarsi)

b) diritto di cronaca nel rispetto della verità dei fatti, dell’interesse generalizzato alla loro conoscenza, della

corretta forma espositiva

c) segreto professionale, il giornalista può appellarsi ad esso

d) diritto di rettifica

Il sistema radiotelevisivo

• 1960: monopolio concessionaria pubblica (RAI) in base alla limitazione delle frequenze e al

preminente interesse generale

• 1974 apertura emittenti esterne e quelle locali via cavo ed etere

• 1980: creazione network nazionale tramite “cassettazione”(uso di VHS in tutte le deter. emittenti

private)

• 1990: legge 223/1990 (c.d. Mammi) fotografa duopolio televisivo (tetto 25% delle 12 concessioni,

quindi per ogni privato 2,2 concessioni)

• 1994: sentenza corte costituzionale sul pluralismo interno al servizio pubblico e esterno con più

emiettenti private

a) incostituzionalità del tetto del 25%

b) divieto concentrazione imprese Tv ed editoriali

• 1997: legge 249/1997 (c.d. Maccanico):

a) istituzione Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;

b) divieto positivo dominanti nel sistema delle comunicazioni (tra cui 20% delle 11 reti terrestri) senza

prevedere termine

• 2002: con sentenza n. 466 la Corte dichiara incostituzionale l’assenza del termine “rete4” via

satellite e RAI3 senza pubblicità (31 dic. 2003)

• 2004: legge 112/ 2004 (c.d. Gasparini): istituzione S.I.C. (sistema integrato comunicazioni)limite

20% calcolato su tv terrestri e digitali, divieto concentrazioni tv- stampa. 20% non solo per le tv, ma anche

per le radio, giornali ecc.

Il rapporto tra Stato e fenomeno religioso

I due livelli del fenomeno religioso

1. individuale – collettivo (art19= Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi

forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si

tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 20= Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono

essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità

.)

giuridica e ogni forma di attività

2. istituzionale (art. 7= Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non

richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8 = Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non

contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

La libertà religiosa

Art19= Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o

associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti

contrari al buon costume.

La libertà religiosa come prima libertà: fondamento costituzionale e internazionale

Collegamento tra art. 19 e artt. 3(uguaglianza), 18 associazione e 21 (pensiero) Cost.

Oggetto:

a) libertà di professare una fede (obiezione di coscienza- tutela della religione- )

b) libertà di propaganda

c) libertà di culto

d) libertà di non credere (giuramento a Dio davanti una corte)

la libertà di religiosa è stata sempre uno dei motivi di contrasto fra le Nazioni. Si ritiene che la libertà di

religione significa dare modo a ciascuno di credere senza imposizione.

Se si pensa durante il fascismo non vi era libertà di religione, ma vi era la religione di stato.

• Il limite del buon costume per le confessioni acattoliche:

a) ne ordine pubblico,

b) né ordinamento giuridico,

c) ma morale sessuale corrente (la morale ha evoluzione storica: si veda la concezione del nudo ieri e oggi)

I Principi religiosi si sono sempre più uniti hai principi dello Stato

• Libertà di religione vs. diritti fondamentali:

a) Testimoni di Geova (non tollerano le trasfusioni di sangue)

b) Musulmani (diversi usi e costumi)

Il nostro ordinamento fa prevalere i diritti fondamentali

Art. 8.1 Cost.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

• L’eguale libertà delle confessioni religiose davanti alla legge…

• …ma non l’eguaglianza di tutte le religioni davanti alla legge…

• la recente giurisprudenza costituzionale tendente all’eguaglianza fra le religioni tramite il

superamento della tutela particolare della religione cattolica quale religione della maggioranza dei

cittadini.

a) L’illegittimità costituzionale del reato di vilipendio della religione cattolica (Corte Cost. 508/2000)

Il rapporto tra Stato e chiesa cattolica

Art. 7.1 Cost.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

1) fase confessionale : la cattolica come religione di stato, mentre gli altri culti erano “tollerati”(art. 1 statuto

albertino)

2) fase laicista : libera Chiesa in libero stato (Cavour 1861)

3) la presa di Roma (20 settembre 1870) e la legge delle guarentigie (1871) non accettata dalla chiesa.

Legge delle guarentigie Legge emanata dal Parlamento del Regno d'Italia il 13 maggio 1871, che concedeva una serie di

garanzie (guarentigie, secondo il lessico dell'epoca) alla Chiesa di Roma, riconoscendo la piena libertà di esercizio dei

poteri spirituali, il possesso papale dei palazzi del Vaticano, del Laterano e della villa di Castelgandolfo e l'inviolabilità

della persona del pontefice. Inoltre assicurava alla Santa Sede una dotazione di 3.225.000 lire, pari a quella di cui fruiva

in precedenza. Nonostante il papa non l'avesse riconosciuta, la legge rimase in vigore fino al 1929, quando i rapporti tra

Stato italiano e Vaticano furono ridefiniti con i Patti lateranensi.

4) Patto Gentiloni (1913) supera il no expedit di Pio IX

5) I patti Lateranensi (1929):

- Trattato istituito dallo Stato Città del vaticano

- Convenzione finanziaria

- Concordato

Patti lateranensi Accordi stipulati l'11 febbraio 1929 per regolamentare le relazioni tra lo Stato italiano e la Santa Sede e porre così fine

alla “questione romana”, che si era aperta nel 1870 con l'annessione dello Stato Pontificio al nuovo Regno d'Italia. Nel 1871, con la

legge delle guarentigie, il governo italiano aveva riconosciuto a papa Pio IX e ai suoi successori il possesso dei palazzi del Vaticano e

del Laterano e il diritto a una rendita annua di 3.250.000 lire come indennizzo per le perdite territoriali subite; il pontefice aveva però

respinto ogni ipotesi di accordo, ritirandosi (imitato dai suoi successori) nella piccola enclave di Città del Vaticano, all'interno di Roma.

I negoziati per la composizione dell'annosa questione si aprirono nel 1926 e si conclusero nel 1929 con la solenne firma apposta ai Patti

lateranensi dal re d'Italia Vittorio Emanuele III, dal capo del governo Benito Mussolini e (per il papa Pio XI) dal cardinale Pietro

Gasparri, segretario di stato pontificio. Gli accordi, che abrogarono la legge delle guarentigie, comprendevano un trattato politico e un

concordato. Con il primo veniva ufficialmente creato lo stato indipendente della Città del Vaticano, sotto la piena sovranità della Santa

Sede; il papa si impegnava a mantenersi neutrale nelle questioni internazionali e ad astenersi dalla mediazione nel caso di conflitti se non

specificamente richiesto da tutte le parti in causa.

Il concordato riconosceva il cattolicesimo religione di stato in Italia, definiva una nuova disciplina del matrimonio e dell'insegnamento

della religione, mentre un'intesa di natura finanziaria accordava alla Santa Sede un compenso monetario di 750 milioni di lire in contanti

e un miliardo in consolidato come risarcimento della perdita del potere temporale avvenuta nel 1870.

Nel secondo dopoguerra, alla nascita della Repubblica italiana, i Patti lateranensi furono inclusi nella Cosituzione (art. 7), nonostante le

discussioni accese e grazie a un voto favorevole del Partito comunista, voto che divise lo schieramento laico. Nel 1984 la Santa Sede,

nella persona del segretario di stato, il cardinale Agostino Casaroli, e il governo italiano, nella persona del presidente del Consiglio

Bettino Craxi, procedettero alla revisione del trattato, con l'innovazione di non considerare più il cattolicesimo religione ufficiale dello

stato italiano.

6) la costituzione (1948): reciproca indipendenza e sovranità; riconoscimento dei patti Lateranensi.

Art. 7.2

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non

richiedono procedimento di revisione costituzionale.

• La necessità di regolare i rapporti tra stato e Chiesa nelle materie di comune interesse (matrimonio,

assistenza religiosa nei luoghi pubblici)

• Natura costituzionale del contenuto dei Patti o del metodo pattizio?

- non del contenuto altrimenti avremmo norme costituzionali modificabili senza seguire

l’iter di revisione costituzionale

- ma del metodo per cui solo le modifiche unilaterali necessitano del procedimento di

revisione costituzionale

In Italia non vi è tanta separazione tra Stato e religione cattolica. Si può manifestare la propria religione anche al

pubblico. Noi intendiamo il fenomeno religioso come un fenomeno sociale. Differenza della Francia, dove vi è la

massima separazione. Religione fenomeno personale.

Art. 7.2

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non

richiedono procedimento di revisione costituzionale.

• Legge rinforzata sindacabile in riferimento ai principi supremi dell’ordinamento costituzionale (Corte

Cost. 175/1973)

• Le modifiche del Concordato del 18 Febbraio 1984:

a) abolizione della religione di Stato cattolica

b) non indissolubilità del matrimonio

c) non necessità annullamento matrimonio da parte del Tribunale ecclesiastico

d) facoltatività insegnamento religione

Art. 8.1 e 8.2 e 8.3

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non

contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa

di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni

forma di attività.

La libertà dell’arte e della ricerca scientifica

Art. 33.1

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

• La libertà della scienza come specificazione della libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) ed

attuazione del principio personalista (art. 2 Cost.) da cui viene a sua volta limitata.

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La libertà dell’arte e della ricerca scientifica

Vi sono però limiti alla ricerca scientifica: clonazione riproduttiva vietata, organismi geneticamente modificati, il

problema delle biotecnologie.

La scuola

Art. 33.1

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La libertà di insegnamento nella scuola limitata:

a) non solo dal buon costume

b) ma anche finalità educative (tranne scuole private)

Art. 33.2

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che

devono essere attribuite per concorso.

Art. 33.

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse

piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per

l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti

stabiliti dalle leggi dello Stato.

La famiglia

Art. 29 Cost.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a

garanzia dell'unità familiare.

Art. 30

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei

membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento

dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Il principio di eguaglianza

Art. 3.1 e 3.2

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di

lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà

e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti

i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

• I due principi di:

- eguaglianza formale (art. 3.1) dinanzi alla legge: Stato liberale

- eguaglianza sostanziale (art. 3.2) come promozione dell’uguaglianza: Stato sociale.

Il principio di eguaglianza formale

Art. 3.1 Cost.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di

lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

• L’eguaglianza non solo dei cittadini ma di tutte le persone fisiche e giuridiche.

• L’eguaglianza davanti alla legge nello Stato liberale:

1) la pari efficacia della legge applicata imparzialmente sull’intero territorio a tutti i cittadini:

- dalla pubblica amministrazione (art. 97 Cost.), non vi possono essere punteggi per chi

viene da una determinata regione(vedi conc. pubbl Lombardia), ceto sociale, etc.

- dal giudice (art. 101 Cost.), posti in posizione di imparzialità.

2) il contenuto generale ed astratto della legge (norme di diritto privato)

• l’eguaglianza dinanzi alla legge dello Stato sociale:

- non come divieto assoluto di distinzioni…ma come eguale trattamento di

situazioni eguali e diverso trattamento di situazioni diverse.

a “Totti” non fanno NULLA

Principio di eguaglianza: Lo Stato da € 1.000 a tutti i figli: al “disgraziato”fanno MOLTO

Questo non è Principio di uguaglianza perché si è trattato in modo uguale, una situazione molto diversa.

• Divieto di discriminazioni e parificazioni irragionevoli nell’attività normativa :

a) privata (gabbie salariali)

b) pubblica: il contenuto della legge che può essere determinato e particolare in favore di categorie sociali,

gruppi, zone…

Il principio di uguaglianza: trattare in modo eguale chi si trova in una situazioni di parità, e in modo diverso chi si

trova in condizioni di diversità.

Ma chi stabilisce se le condizioni sono diverse o uguali? La corte Costituzionale controlla la ragionevolezza del

trattamento.

Il pericolo di arbitri che svuotino il principio di eguaglianza:

a) la presunzione di irragionevolezza per le discriminazioni fondate

sulle categorie esemplificative, salvo deroghe costituzionali

1) sesso (pari opportunità salvo ragioni fisiologiche, c.d. azioni positive)

2) razza (reazione fascismo) DISCRIMINAZIONI

3) lingua , salvo tutela minoranze linguistiche IRRAGIONEVOLI

4) religione

5) opinioni politiche

6) condizioni personali

7) condizioni sociali (non riconoscimento titoli nobiliari)

b) il principio di uguaglianza come doverosa ragionevolezza della legge: la legge deve trattare in modo uguale

situazioni ragionevolmente uguali

- il controllo di ragionevolezza della Corte costituzionale tramite il tertium

comparationis, la quale:

1) parifica situazioni che il legislatore aveva irragionevolmente distinto. Ad esempio:

infortuni sul lavoro uomo/donna, l’uomo prendeva di più; T.F.R.. ai figli e non ai genitori; diversa

prescrizione tra pensioni e stipendi

2) distingue situazioni che il legislatore aveva irragionevolmente parificato (sove et

repete= paga e fai ricorso)

3) censura le eventuali omissioni irragionevoli del legislatore, l’eccesso di potere

legislativo e dil costo delle sentenze della Corte Cost.

Il principio di uguaglianza sostanziale

Art. 3.2

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà

e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti

i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

• Il principio di uguaglianza sostanzia: dello Stato di diritto allo Stato sociale che, rimuovendo gli ostacoli

economico- sociali, si pone come fine il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione

dei cittadini

• Valore programmatico o valore precettivo ?

(Relativo a un programma) (insieme di regole)

• Non uniformità di trattamento ma parità di condizioni: l’uguaglianza come pari opportunità di mezzi e non

di risultato

• Il diverso riferimento dapprima ai cittadini e poi ai lavoratori non implica una scelta classicistica perché

lavoratori sono tutti i cittadini che concorrono al progresso materiale e spirituale della società.

• Traduzione del principio di uguaglianza: il trattamento di favore per:

1) lavoratori subordinati

2) donne e minori, condizioni di lavoro tali da assicurare svolgimento funzione familiare e madre

3) minore

4) meno abbienti: diritto alla difesa; progressività sistema tributario

5) diritto dei capaci e meritevoli di andare avanti negli studi.

• Il difficile equilibrio tra uguaglianza e libertà: l’uguaglianza non è il fine della libertà ma il suo

presupposto.

I diritti sociali (c.d. diritti medianti lo stato)

Diritti che costano

I diritti sociali consistono nell'obbligo dello stato di intervenire per assicurare alla persona e al cittadino il

godimento di alcuni beni e servizi fondamentali.

sono diritti della persona alcuni diritti sociali come: il diritto alla salute, all'istruzione, il diritto a un'equa

retribuzione del lavoro.

Rientrano invece tra i diritti del cittadino i diritti sociali come: il diritto al lavoro, il diritto alla sussistenza e

all'assistenza sociale.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli

indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso

violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Art. 33 vedi scuola

Art. 34 vedi scuola

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé

e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia,

invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L'assistenza privata è libera.

Il diritto alla salute

Assistenza sanitaria Insieme di servizi prestati a livello sociale, soprattutto da istituzioni governative, allo scopo

di salvaguardare e migliorare la salute della popolazione. Essi comprendono quattro aree principali di intervento:

la tutela della salute fisica e mentale, la prevenzione delle malattie, l'assistenza sanitaria e la riabilitazione dei

malati e degli invalidi. L'inclusione di queste quattro aree d'intervento tra le priorità da osservare da parte delle

istituzioni sanitarie pubbliche è stata ratificata su scala mondiale nel 1948, quando l'Organizzazione mondiale

della sanità (OMS) ha sancito che per salute si debba intendere non solamente l'assenza di una malattia o di

un'infermità, bensì uno stato globale di benessere fisico, mentale e sociale.

Art. 32.1

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce

cure gratuite agli indigenti.

• La duplice dimensione del diritto alla salute:

A) diritto soggettivo

- assoluto e perfetto di ogni persona, inclusi gli stranieri irregolari (Corte Cost. 252/2001)

- all’integrità fisica (c.d. danno biologico indipendente dal reddito)

- ad un ambiente salubre (luogo di lavoro)

- tutelabile ricorrendo al giudice civile contro atti della p.a. (pubblica amministrazione)

Il diritto alla salute

Art. 32.1

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce

cure gratuite agli indigenti.

B) diritto sociale della collettività all’assistenza sanitaria in attuazione del principio di uguaglianza

- il diritto a riceverei trattamenti sanitari necessari (protesi), gratuiti nel caso degli indigenti (poveri assoluti)

- il servizio sanitario nazionale per tutti, e non solo per gli indigenti

- articolato in aziende regionali autonome (AUSL)

-eroganti prestazioni gratuiti o semigratuite (ticket in base al reddito)

Il diritto alla salute

Art. 32.2

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge

non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

• La libertà di sottoporsi alle cure (“consenso informativo”)

• L’obbligazione per legge di sottoporsi a trattamenti sanitari (vaccinazione, cinture, casco) che in quanto

collettivi non godono della riserva di giurisdizione ex art. 13 Cost.

Il diritto all’assistenza sociale

Art. 38.1 e 38.5

1.Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e

all'assistenza sociale.

5.L'assistenza privata è libera.

• Diritto soggettivo perfetto nei confronti dello stato per fruire di prestazioni di sicurezza sociale.

• Assistenza sociale: come obbligo di solidarietà dello Stato verso i singoli bisognosi:

a) pensionati sociali (65° anno con reddito minimo)

b) assistenza inabili e minorati

c) servizi sociali comunali

• competenze regionale eslusiva, salvo livelli essenziali minimi garantiti dallo Stato sull’intero

territorio

(art. 117)

Il diritto all’assistenza sociale

Assistenza sociale Insieme delle misure attuate in un sistema di welfare state o Stato Sociale (L’espressione indica il

sistema sociale in cui lo stato ha come obiettivo quello di garantire un soddisfacente livello di vita ai suoi cittadini e persegue la

riduzione delle ineguaglianze e l’integrazione sociale attraverso una redistribuzione del reddito nazionale.)

per garantire ai cittadini di uno stato il diritto al mantenimento di un minimo tenore di vita o la soddisfazione di

altri bisogni (salute, educazione ecc.). Sebbene non sia chiaro il confine che separa l’assistenza dalla previdenza

sociale (anche per la ristrutturazione che entrambi i settori stanno vivendo), la previdenza è tradizionalmente

legata allo status professionale, mentre l’assistenza riguarda più genericamente tutti gli individui in condizioni di

bisogno, a prescindere dalla loro capacità contributiva.

Questi programmi sono stati però criticati per varie ragioni, soprattutto per il divario crescente tra i costi

dell’assistenza e le entrate fiscali.

Numerosi paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, hanno proceduto alla privatizzazione degli enti che forniscono

assistenza e a una drastica diminuzione degli individui che ne hanno diritto. In Europa continentale si è scelta una

strada diversa, affidando un numero sempre maggiore di compiti a organizzazioni private senza fine di lucro (no

profit) e ad associazioni di volontariato.

In Italia l’assistenza sociale è gestita in prevalenza dagli assessorati comunali, che operano attraverso fondi a loro

destinati dallo stato o utilizzando le imposte locali. Sempre più spesso accade peraltro che i Comuni, per

diminuire le spese, affidino a cooperative sociali la fornitura di determinati servizi assistenziali. Alcuni osservano

che questi cambiamenti, sebbene consentano una diminuzione della spesa pubblica, non sempre aumentano la

qualità dei servizi prestati.

Il diritto alla previdenza sociale

Art. 38.2 e 38.4

2. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di

infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

4. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

• La provvidenza sociale: come onere assicurativo posto a carico del datore di lavoro o del lavoratore

autonomo e dello Stato (talvolta al posto dei privati; fiscalizzazione oneri sociali) per far fronte alle

necessità future; ex. Art. 38.2

Il diritto alla previdenza sociale

Previdenza e sicurezza sociale Insieme degli enti pubblici e delle norme che presiedono alle attività svolte dallo

stato per tutelare i lavoratori da malattie, infortuni, disoccupazione ecc. e di assicurare loro il diritto a un tenore di

vita decoroso alla cessazione dell’attività lavorativa. La previdenza sociale, garantita in Italia dall’articolo 38

della Costituzione, è attuata attraverso assicurazioni sociali e di sistemi pensionistici pubblici gestiti da varie

istituzioni, tra cui l’Istituto nazionale della previdenza sociale. Finanziata con le contribuzioni dei lavoratori, la

previdenza sociale veniva inizialmente applicata in relazione allo status professionale; in seguito, con lo sviluppo

dello stato sociale, la previdenza si è estesa a campi precedentemente attribuiti all’assistenza sociale e sanitaria ed

è rivolta indifferentemente a tutti i cittadini dello stato.

Il principio Laburista

Art. 1.1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo

questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione

che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Il lavoro come fondamento della democrazia (Art. 1 Cost.)

a) né espressione di retorica costituzione e come tale irrilevante

b) né scelta di classe “fondata sul lavoro” e non “di lavoratori”

c) piuttosto lavoro come ogni attività o funzione che concorre al progresso materiale o spirituale

della società (art. 4.2 Cost.)

Il principio Laburista

• Il rifiuto di altri valori: nobiltà, ereditarietà, proprietà privata, impresa propria dello Statuto Albertino il

quale non a caso del lavoro faceva cenno

• Il collegamento dell’art. 4 Cost. con:

A) art. 2 Cost., in quanto il lavoro è un diritto inviolabile dell’uomo attraverso cui egli realizza la propria

personalità

B) l’art. 3 Cost., in quanto misura della dignità sociale dei cittadini

• l’importanza del lavoro ai fini della partecipazione sociale: il collegamento tra democrazia economica e

democrazia politica sindacati, scioperi, collaborazioni dei lavoratori alla gestione aziendale)

Il principio Laburista

• il diritto al lavoro:

a) non come diritto soggettivo perfetto nei confronti dello Stato per ottenere e conservare un posto di lavoro

ciò contrastante con la libertà di impresa (art. 41 Cost.)

b) bensì come obbligo (norma precettiva) a che lo Stato intervenga nel mercato per ottenere (norma

promozionale) la piena occupazione.

-tramite l’adozione di piani e programmi (art. 41.3 Cost.)

- corrispondenza un’indennità (ovvero Cassa integrazione) ai disoccupati involontari quale risarcimento per

Stato inadempiente (art. 38.2 Cost)

Art. 41.

1. L'iniziativa economica privata è libera.

2. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità

umana.

3. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere

indirizzata e coordinata a fini sociali.

Il principio Laburista

• il diritto al lavoro come libertà di scegliere il lavoro subordinato o autonomo (non quello imprenditoriale

tutelato dall’art. 41.Cost.)

a) diritto di accedere al lavoro senza subire limiti irrazionali o lesivi della propria dignità, salvo verifica

requisiti professionali

b) diritto-dovere di svolgere il lavoro corrispondente alle proprie capacità.

• La particolare tutela del lavoro subordinato da parte della Repubblica che :

a) cura la formazione e la crescita professionale dei lavoratori (art. 35.2 Cost.)

b) promuove e favorisce accordi ed organizzazioni internazionali (OIL) per affermare e regolare i diritti del

lavoro (art. 35.3 Cost)

c) tutela il lavoro italiano all’estero (art. 35.4 Cost)

d) la tutela dei diritti del lavoratore nel posto di lavoro (Statuto dei lavoratori; divieto di discriminazione nel

luogo di lavoro)

Art. 35.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

La tutela dei lavoratori particolarmente deboli

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le

condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla

madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla

parità di retribuzione.

• La tutela del diritto al lavoro nella fase estintiva il diritto alla stabilità del lavoro attraverso :

a) il preavviso di licenziamento

b) il diritto ad essere licenziato per giusta causa o per giustificato motivo pena dapprima risarcimento o

riassunzione.

c) La decorrenza della prescrizione dei diritti dalla fine del rapporto

d) Il diritto a ricorrere ad un giudice imparziale

e) Il diritto a percepire l’indennità di anzianità (c.d. liquidazione) anche se la cassazione del rapporto di

lavoro è dovuta a colpa o dimissioni del lavoratore

• La tutela del lavoro e non degli occupati stabilmente

- i contratti flessibili per consentire l’accesso al mondo del lavoro dei disoccupati (part

time, interinale, affitto, a termine, lavoratori a progetto, contratti d’inserimento o

contratto d’apprendistato)

Il diritto di associarsi in sindacati

Art. 39.

L'organizzazione sindacale è libera.

Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali,

secondo le norme di legge.

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base

democratica.

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro

iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle

quali il contratto si riferisce.

- non associazioni registrate dotate di personalità giuridica di diritto pubblico ma associazioni non riconosciute

- che stipulino contratti collettivi di diritto comune estesi erga omnes

- pluralità di sindacati per categoria, salvo taluni divieti (magistrati, forze armate)

Sindacati dei lavoratori: Associazioni di lavoratori costituite per tutelare gli interessi dei propri iscritti e, come

parte sociale, per partecipare con il governo e con i rappresentanti degli imprenditori alla definizione delle scelte

su questioni di interesse pubblico relative al mondo del lavoro.

Il diritto allo sciopero

Art. 40.

Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.

Sciopero: Astensione dal lavoro di un gruppo di lavoratori a sostegno di una rivendicazione. È attuato

prevalentemente da lavoratori organizzati in sindacati e rappresenta una delle forme più importanti e incisive di

lotta sindacale. In Italia lo sciopero è un diritto dei lavoratori riconosciuto dalla Costituzione.

Le forme della lotta sindacale

I lavoratori possono impegnarsi in uno sciopero o in altre forme di agitazione sindacale per ottenere

miglioramenti delle condizioni di impiego, per impedirne un peggioramento o, ancora, per evitare che il datore di

lavoro conduca delle azioni lesive dei diritti dei lavoratori. Uno sciopero può essere proclamato anche per indurre

un datore di lavoro a riconoscere un sindacato come legittimo rappresentante dei dipendenti nel processo di

contrattazione collettiva e a siglare con questa stessa organizzazione un contratto di lavoro. In genere si ricorre

allo sciopero dopo avere esperito tutti gli altri mezzi disponibili: ad esempio quando il datore ha rifiutato la

composizione di una vertenza con i metodi previsti nel contratto di lavoro.

Lo sciopero politico, invece, può essere un mezzo per costringere un governo ad aderire a determinate richieste

dei lavoratori e può costituire un’arma per provocarne la caduta. Uno sciopero di solidarietà ha luogo quando un

sindacato arresta le attività lavorative di un settore per sostenere la protesta di un altro sindacato o di altre

categorie sociali. Lo sciopero “generale”, in cui tutti i lavoratori di una città, di una regione o di un paese

scioperano contemporaneamente, può perseguire finalità di tipo economico o politico. Con lo sciopero generale si

ottiene la completa paralisi dell’attività economica dell’area interessata.

La costituzione economica

• Frutto del compromesso costituente tra le diverse ideologie: lo Stato interventista ed economia mista.

• La costituzione economica come traduzione dei principi:

A) personalità (art. 2 Cost): il rispetto della dignità umana

B) d’uguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.): la rimozione degli ostacoli socio-economici che impediscono lo

sviluppo della persona.

C) Laburista (art. 4): l’effettività del diritto al lavoro

• Le condizioni da assicurare: l’utilità sociale dell’iniziativa economica, funzione sociale della proprietà,

sfruttamento razionale e sociale equo della terra.

La libertà di iniziativa e d’attività economica

Art. 41.1 e 41.2

1. L'iniziativa economica privata è libera.

2. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla

dignità umana.

• La libertà d’intraprendere qualsiasi attività economica.

• I limiti allo svolgimento della libertà d’impresa:

a) esterni : lo Stato imprenditoriale (enti pubblici economici, monopolio servizi pubblici, imprese nucleari…)

b) interni negativi :

1. non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale: progresso economico come mezzo e non come fine

2. non può recare danno a sicurezza, libertà civili e dignità umana (inquinamento, sicurezza sul lavoro…)

Art 41.3

3. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa

essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 43.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo

indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di

imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano

carattere di preminente interesse generale.

c) limiti interni positivi: per indirizzare e coordinare l’attività economica pubblica e privata ai fini sociali:

1. la tutela della piccola e media proprietà (art. 44 Cost.*) della cooperazione e dell’artigianato (art. 45 Cost.*)

2. incentivi statali (crediti, agevolazioni, sgravi fiscali, contributi)

3. la programmazione tramite legge per indirizzare e controllare l’iniziativa individuale, senza sopprimerla: questa

legge andò in fallimento. Venne attuata solo nel 1967 (pieno periodo centro sinistra)

4. l’espropriazione per legge salvo indennizzo collettivizzazioni e

(Somma pagata a titolo di risarcimento di danni.):

nazionalizzazioni (ENEL). (l’energia elettrica non può andare ai privati perché essi anno come obbiettivo la

finalità economica; quindi non mandano energia in paesi dove il ritorno di capitale non vi è).

*Art. 44.

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone

obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone

agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità

produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

*Art. 45.

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di

speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli

opportuni controlli, il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.

La proprietà

Art. 42.

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i

limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi

d'interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle

eredità.

Il diritto reale più importante è il diritto di proprietà; esso si caratterizza per la sua assolutezza, che attribuisce al

titolare il diritto di utilizzare e di godere il bene nonché il diritto di far proprio il suo valore di scambio.

(Diritti reali : Diritti soggettivi facenti parte della più ampia categoria dei diritti assoluti che attribuiscono al titolare il

potere di farli valere nei confronti di chiunque e goderne a proprio piacimento senza essere disturbato nell'esercizio di tale

diritto.)

Proprietà e possesso : Il termine "proprietà" indica il diritto di godere e di disporre di una cosa, ad esempio un

abito, un gioiello, un libro, in modo pieno ed esclusivo, cioè con la possibilità di usarla quando si vuole, di

prestarla, di venderla, o addirittura di distruggerla o di buttarla via se lo si ritiene opportuno. La proprietà coincide

di solito, ma non sempre, con il "possesso", che consiste nel disporre di una cosa e nell’utilizzarla, senza però

possederne la titolarità del diritto di proprietà.

Proprietà e possesso possono riguardare sia beni immobili (case, terreni), sia beni mobili registrati (autovetture),

sia infine beni mobili (una bicicletta, un libro, un oggetto qualsiasi). Anche i beni materiali o immateriali, come le

cosiddette opere dell'ingegno (ad esempio un brevetto o i diritti d'autore su uno scritto o su un dipinto o su una

scoperta scientifica), possono essere oggetto di proprietà. Alcuni beni, detti demaniali, come le acque dei fiumi,

sono invece di esclusiva proprietà dello stato.

La proprietà può essere di un singolo individuo, di più persone collettivamente (come nel caso del condominio),

di un'azienda, di un ente privato o pubblico. Può essere trasferita da un soggetto a un altro sia con un atto tra vivi

(compravendita, permuta, donazione) sia a seguito della scomparsa del proprietario, per eredità o per legato (vedi

Successione); per un bene immobile o mobile registrato è necessario l'atto pubblico, cioè redatto alla presenza di

un notaio e con trascrizione sui pubblici registri. I minori, e in taluni casi anche i nascituri, possono essere

proprietari a tutti gli effetti anche di beni immobili come case e terreni, ma non possono amministrare

direttamente le loro proprietà né venderle se non attraverso i loro legali rappresentanti (di solito i genitori) e con

l'assenso di un giudice tutelare.

L’evoluzione della costituzione economica

Dallo Stato imprenditoriale allo Stato regolatore esterno del mercato:

a) cause interne: il fallimento economico e fiscale dello Stato imprenditoriale

b) cause esterne: i principi comunitari a favore di un’economia di mercato aperta e in libera

concorrenza

- tramite l’euro politica monetaria unica finalizzata alla stabilità dei prezzi (no tasso di

cambio e tasso di interesse nazionale) lo Stato con propria moneta poteva favorire le

aziende con tasso di cambio o svalutazione della propria moneta (la lira) o tasso di

interessi. Con l’euro è impossibile, perché vi deve essere un'unica stabilità= tasso di

interesse unico e fissato dalla Banca Centrale Europea.

- Parametri di Mastric: deficit 3% (le uscite non possono superare le entrate, max del 3%)

- PIN 60% (per il defic pubblico complessivo)

7 L’ORGANIZZAZIONE E L’ESERCIZIO DEL POTERE POLITICO

Il principio della divisione dei poteri ieri…

• La separazione dei poteri (Locke e Montesquie) come teoria garantista in relazione alla Centralizzazione

dei poteri nello Stato Assoluto

• Distribuzioni delle funzioni tra legislativo, esecutivo e giudiziario

• Posti in posizione di parità e di reciproco controllo di modo che “il potere limiti il potere” (checks – freni-

and balances- contrappesi)

• Per far si che il potere non scada in arbitrio è necessaria la divisione dei poteri, che si bilancino tra di loro

Separazione dei poteri: Principio basilare dei moderni stati di diritto, in base al quale i loro poteri fondamentali –

il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giurisdizionale – non possono e non devono essere cumulati

nella stessa persona né nello stesso organo. Nelle moderne democrazie, quindi, di norma il potere legislativo è di

competenza di un’assemblea elettiva (in Italia del Parlamento, suddiviso in Camera dei deputati e in Senato della

repubblica) che agisce in nome del popolo sovrano; quello esecutivo è esercitato da un governo che risponde a

tale assemblea; e quello giurisdizionale è amministrato dalla magistratura, indipendente dagli altri due e

autogovernantesi (in Italia tramite il Consiglio superiore della magistratura).

Nel XVIII secolo Charles-Louis de Montesquieu individuò nella separazione dei poteri il fondamento che rendeva

la monarchia costituzionale inglese un esempio di ordinamento da imitare, formulando così per la prima volta in

modo limpido un'idea che già era latente nel dibattito politico-filosofico-giuridico fin dal Medioevo.

La separazione del potere politico dai poteri di garanzia negli stati liberal-democratici

• Il rapporto do fiducia tra (la maggioranza del…) Parlamento ed il governo, accomunati da omogeneità

politica e basati sulla comune funzione di Indirizzo Politico, che consiste nella:

a) individuazione del complesso dei fini generali

b) predisposizione dei mezzi giuridici e amministrativi per perseguire tali fini.

IERI: Il parlamento era

distaccato dal Governo

Parlamento e Governo OGGI: sono legati, devono marciare insieme,

dove a comandare è la maggioranza.

Sono accomunati dai loro fini politici

Governo: Organismo statale complesso che determina l'indirizzo politico dello Stato

Parlamento: Assemblea politica rappresentativa dello Stato moderno, mediante la quale il popolo, attraverso i suoi

rappresentanti eletti, partecipa all'esercizio del potere per la formazione delle leggi e il controllo politico del governo | I due

rami del –P, in Italia, il Senato e la Camera dei deputati

• il popolo sovrano oggi non solo elegge i propri rappresentanti , ma vuole scegliere il programma politico,

la maggioranza di governo ed il suo leader


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cerri Augusto.

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