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Istituzioni diritto processuale – Prof. Zumpano

Differenza tra diritto processuale e diritto sostanziale

Il diritto sostanziale e il diritto processuale sono distinti e contrapposti. Il diritto sostanziale è il diritto che regola la vita di tutti i giorni (diritto civile, diritto penale, ecc.). Il diritto processuale rappresenta la patologia al diritto sostanziale (che allo stesso tempo è la fisiologia, la normalità). Il diritto processuale reagisce alla crisi derivante dal non rispetto delle regole che compongono il diritto sostanziale, e reagisce sanando questo non rispetto delle regole.

I poteri pubblici, in una società civile, fanno in modo che si ottenga il rispetto delle regole o che si ottenga il sanamento a un non rispetto delle regole del diritto sostanziale. I poteri pubblici offrono una risposta alla crisi. Questo avviene attraverso il sistema di tutela giurisdizionale. Il processo è il modo in cui si realizza la tutela giurisdizionale. Il processo è un’attività pubblica, svolta da organi dello Stato, che ha l’obiettivo di tutelare le norme e far sì che vengano rispettate. Questa è una tutela da parte dei poteri pubblici verso la comunità.

Ci sono casi in cui la tutela della collettività è anche tutela del singolo. Ad esempio, se non pago il giornale ci sarà tutela verso l’edicolante al quale non ho pagato (tutela del singolo), ma questa è anche una tutela verso la comunità, verso tutti gli altri edicolanti che rischierebbero di subire lo stesso danno. In materia penale è più evidente come la tutela della collettività, anche se in apparenza sembra sia tutelata in primis la tutela del singolo (es. edicolante che subisce un furto).

Importanza del diritto processuale

È fondamentale il diritto processuale in ottica di tutela verso il singolo soggetto e soprattutto verso l’intera comunità. L'art. 24 della Costituzione Italiana afferma: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”. Il nostro Stato offre questa tutela non solo ai cittadini italiani, ma a “tutti”, quindi anche un extracomunitario ha questo diritto.

Per reagire alla crisi, che viene dal mancato rispetto delle regole, dobbiamo “agire”, cioè compiere un'azione. Questa azione è il rivolgersi a un organo pubblico giurisdizionale. L’azione deve partire sempre da chi è stato danneggiato dal mancato rispetto delle regole; la tutela non si muove da sola a partire dal potere pubblico. Per esempio, un’azione di tutela non parte automaticamente per ogni edicolante non pagato dal cliente. Anche in caso di violazione di valori più alti (lasciar morire un figlio di fame) non si avrà una tutela automatica. Anche in questo caso serve che ci sia una richiesta da parte del Pubblico Ministero (organo dello Stato).

Anche la repressione dei reati più gravi non avviene mai in automatico, ma ha sempre bisogno di qualcuno che compia l’azione volta alla tutela di singolo e collettività. Agire in giudizio significa che tutti possono chiedere tutela, ma affinché questa sia ottenuta deve essere appunto richiesta dagli stessi danneggiati. La tutela fornita a singolo e comunità è sostanzialmente il ripristino delle regole.

Il ruolo del diritto processuale nel rispetto delle regole

Partendo dalle regole sostanziali o materiali, una volta che queste sono state violate (ne veniamo a conoscenza tramite la richiesta del soggetto leso) si ritorna al diritto sostanziale o materiale attraverso il diritto processuale, tramite il ripristino di queste regole. Il diritto processuale è strumentale rispetto al diritto sostanziale o materiale, nel senso che è strumento del rispetto delle regole del diritto sostanziale o materiale.

Il diritto processuale è fondamentale e imprescindibile per poter tornare al ripristino delle regole violate e che abbiano leso i diritti soggettivi dei cittadini. Questo passaggio implica necessariamente la presenza di un illecito da parte di un soggetto che abbia causato danni a un altro soggetto distinto. L'illecito sta a indicare l’“andare contro il diritto”.

Sarebbe pericoloso dare tutela solamente sulla base di affermazione di illiceità. Ad esempio, se un edicolante ottenesse il pagamento del prezzo del giornale senza dimostrare di non aver ricevuto il giusto prezzo, ci sarebbe serio pericolo per la comunità. L'illecito andrà quindi verificato. Il processo è il metodo migliore per arrivare alla verifica di questo illecito.

  • Più l'interesse leso è personalizzato e singolo e meno sarà accurato l’accertamento processuale sull’illecito.
  • Più l'interesse leso è collettivo e riguardante l’intera comunità e più sarà accurato l’accertamento processuale sull’illecito.

Il processo penale sarà quindi più accurato poiché riguarda una tutela a un interesse più diffuso. Un processo più accurato nell'accertamento non necessariamente sarà più prolungato nel tempo; di fatto, i processi penali durano meno nel tempo rispetto ai processi civili.

Giurisdizione e processo

La giurisdizione significa "ius dicere", ovvero dire qual è la regola. La giurisdizione dice quali sono le regole giuridiche sostanziali o materiali. L’illecito è una deviazione dalle regole sostanziali e attraverso l’analisi dell’illecito siamo in grado di dire se quel comportamento è oggi ancora da ritenere illecito oppure no.

Ad esempio, se un edicolante, quando ha presentato domanda di tutela, fosse stato invece pagato, magari anche con 2 mesi di ritardo (dopo che il processo è partito), nel sistema processuale non ci si può cristallizzare sulla situazione iniziale, ma si deve tenere conto dei cambiamenti che avvengono all'interno della situazione presa in considerazione dal processo. Se l'organo giurisdizionale avesse dato la risposta subito dopo la domanda di tutela, avrebbe detto “Tizio deve pagare il giornale”; se l’organo giurisdizionale dà la risposta dopo che Tizio ha pagato, allora la sentenza sarà “Tizio non deve pagare il giornale”. Questo perché si tiene conto dei cambiamenti che avvengono all’interno della situazione presa in considerazione dal sistema processuale.

Se la risposta fosse immediata, ci sarebbe un rovescio della medaglia, se di fronte alla domanda si dovesse subito dire SI o NO. In questo caso si darebbe giustizia? La risposta è NON LO POSSIAMO SAPERE. Senza procedere a un accertamento non è possibile sapere se la risposta porti giustizia o meno. Il processo è inteso come un procedere, andare avanti. Per fare questo si deve avere conoscenza. Si parla spesso di processo di cognizione, cioè il processo di acquistare la conoscenza di come sono realmente andate le cose. È fondamentale per il processo il conoscere come sono andate le cose. Per conoscere è necessario ascoltare sia la domanda di tutela da parte del soggetto leso, sia il soggetto accusato di avere commesso l’illecito. La conoscenza dei fatti impone il dover ascoltare entrambi i soggetti (l’accusante e l’accusato). Questo serve perché è sperimentato che, ascoltando più voci, si avrà una conoscenza migliore sui fatti. Il processo è quindi definito anche come procedimento caratterizzato dal contraddittorio.

Un procedimento è una serie di atti concatenata che non si esaurisce con il primo atto. Il processo è un procedimento caratterizzato dal contraddittorio. Nel processo, dall’atto iniziale fino ad arrivare all’atto finale, si ha una serie di atti che sono caratterizzati dal contraddittorio, ovvero dalla possibilità e necessità di dover ascoltare l’altra parte.

Poiché il contraddittorio era spesso trascurato, fu modificato l’art. 111 della Costituzione in modo che questo fosse invece sempre utilizzato e preso in considerazione, come regolato dalla legge. L'art. 111 della Costituzione Italiana recita: “Il processo è giusto quando questo si svolge nel contraddittorio. La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge”. Se il processo non segue queste disposizioni di legge è quindi illegittimo. Anche gli organi giurisdizionali hanno le loro regole da seguire e quindi possono esserci degli illeciti da parte degli organi giurisdizionali.

L'art. 111 indica le prime e più importanti regole che la giurisdizione deve seguire. Il contraddittorio deve esserci nei confronti di tutti. Deve esserci sia nei confronti della parte chiamata in giudizio, ma anche nei confronti del giudice che ha il potere di dirci come ci dobbiamo comportare. Il potere deve essere affidato a un soggetto terzo e imparziale.

Ad esempio, in caso di richiesta per violazione del codice penale che leda la comunità, la richiesta sarà fatta dal Pubblico Ministero, ma il giudice sarà distinto sia dalla comunità che dal PM, questo per garantire quell’imparzialità e terzietà rispetto ai fatti, fondamentale per giungere ad una decisione giusta ed efficace. Fino al 1989 c’era un processo penale dove era possibile che il giudice facesse anche da PM. Giudice esercitava sia l’accusa che il potere di decidere. Questo organo era il pretore.

Ad esempio, nel caso dell’edicolante non pagato, se il giudice fosse il capo dell’edicolante, non sarebbe un soggetto terzo, poiché avrebbe un interesse diretto o indiretto alla risoluzione del caso in una certa maniera. La terzietà è fondamentalmente il non avere interesse nella causa che si deve andare a giudicare. A prescindere dall'interesse personale che potrei avere per la questione da giudicare, potrei comunque essere legato ad una delle parti in vario modo e quindi essere condizionato nel giudizio. C'è regola che dispone che in caso il giudice sia un parente di una delle parti, anche se non dovesse avere interesse nel caso da giudicare, si dovrà astenere, altrimenti compirà un illecito e la sentenza sarà illegittima.

Funzione della tutela giurisdizionale

La funzione della tutela giurisdizionale è quella di proteggere i diritti sostanziali. L'art. 111 della Costituzione Italiana è stato inserito nell’ambito delle norme che si occupano della giurisdizione. La formula “giusto processo” dell’art. 111 è ripresa dall’art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Il giusto processo deve esserlo anche dal punto di vista dell’individuo, dell’uomo. Non a caso l’art. 6 si apre con il dire “ogni persona”.

Art. 6 Convenzione Europea dei diritti dell’uomo: “Ogni persona ha diritto ad un’equa e pubblica udienza”. L'udienza è la sede nella quale si viene ascoltati. Questo riporta direttamente al contraddittorio e al fatto che deve esserci una sede nella quale si ascoltano tutti i soggetti coinvolti su un piano di parità. Un aspetto fondamentale del contraddittorio è la parità delle parti. Accusante e accusato sono messi sullo stesso piano. I poteri, le attività, di questi soggetti sono identici. Chi rappresenta la collettività in un processo penale (Pubblico Ministero) non ha e non può avere più poteri di chi viene accusato.

Il contraddittorio è una sorta di ambiente che deve riguardare tutti i soggetti che rientrano in questo ambiente. Come le parti, anche il giudice fa parte di questo ambiente. Non ci possono essere atti del giudice rispetto ai quali le parti non possono replicare. Anche il giudice è inserito in un piano di parità.

Ragionevole durata del processo: “Pubblica udienza deve esserci entro…”. Possono comunque esserci processi con tempi molto diversi tra loro per le diverse esigenze dei vari processi. L’importante è non allontanarsi dalle esigenze concrete di quel determinato processo. È possibile contestare il rispetto di questa garanzia presso la corte competente a farla rispettare. La Corte di Strasburgo è la corte che ha l'onere di far rispettare questo tipo di garanzia. Questa possibilità è data anche al singolo soggetto (un giurista) nei confronti di chi è tenuto ad organizzare un equo processo, sotto il profilo della ragionevolezza della durata (questo può essere anche lo Stato italiano).

Altro principio dell’articolo 6 è che questa udienza dove si fanno valere le proprie ragioni e ci si fa ascoltare, deve essere tenuta da un tribunale indipendente e imparziale, stabilito per legge.

La parola giudice può stare ad indicare sia l’ufficio (il tribunale) che la persona fisica che lo rappresenta (il giudice). Anche la parola tribunale però ha una pluralità di significati. In questo caso la parola tribunale indica tutti gli uffici giudiziari che hanno il compito di giudicare. Non sempre però un ufficio giudiziario ha il compito di giudicare (soprattutto in materia penale). Compito del giudicare di un ufficio giudiziario è il compito di “iuris dicere” (da cui deriva la parola giurisdire). Questi principi vengono rispettati e applicati a tutti i settori del diritto.

Principi costituzionali e della Convenzione Europea

C’è una serie di altri principi. L'art. 6 comma 2 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo afferma: “Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata.” Questa è presunzione di innocenza. Questo trova corrispondenza nell'art. 27 comma 2 della Costituzione Italiana: “Imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.” Questa è presunzione di non colpevolezza.

Nel primo caso, equivale a dire che la persona imputata, è presunta essere innocente (cioè non giustamente accusata o comunque libera da qualsiasi colpa) fino all'accertamento da parte del giudice. Nell'articolo 111 della Costituzione Italiana si mette accento sui tempi e modi di questo accertamento giurisdizionale. Non ci si deve limitare al primo accertamento. L'ordinamento italiano ha scelto di non accontentarsi di un unico accertamento, ma chiede invece un controllo del primo accertamento facendo sì che ci sia un accertamento provvisorio e un accertamento definitivo.

La tutela giurisdizionale è talmente importante per la nostra Costituzione che ci si preoccupa di verificare il suo andamento. L'art. 111 della Costituzione: “Contro le sentenze e contro le limitazioni della libertà personale è sempre ammesso il ricorso in Cassazione.” Questo è per dare più accertamento, lasciando aperta la possibilità che il primo abbia potuto commettere un errore. Si consente una seconda verifica; questo è il secondo grado di giudizio. Spesso ci sono ulteriori gradi di giudizio. Due gradi di giudizio sono sempre garantiti dalla Costituzione, ma è possibile che ne siano presenti anche tre (Appello solitamente è secondo grado di giudizio e Cassazione terzo grado di giudizio).

In primo grado esce una prima risposta a una domanda da parte della comunità rappresentata dal Pubblico Ministero. Il sistema italiano, dopo questa risposta, aumenta le garanzie e i controlli, assicurando almeno un altro livello di accertamento giurisdizionale (Ricorso in Corte di Cassazione). Fino al momento della sentenza della Corte di Cassazione l’imputato non potrà essere considerato colpevole; sarà considerato invece non colpevole (che in questa situazione è diverso dal considerare innocente, come è invece nel caso di art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo).

Il diretto interessato comunque non è costretto ad avvalersi degli ulteriori gradi di giudizio, questa è una facoltà non un obbligo. In caso il diretto interessato non dovesse avvalersi della facoltà di ricorrere ad un ulteriore accertamento, l'accertamento provvisorio (di primo grado) diventerà accertamento definitivo. Ogni pronuncia del giudice è impugnabile in Cassazione, altrimenti la stessa sarebbe illegittima.

L'art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo si occupa poi del contraddittorio e soprattutto delle modalità con le quali si attua.

  • Prima cosa è l’essere informati di cosa si è accusati. Per far valere le proprie ragioni l’imputato deve sapere di cosa è accusato.
  • Questo deve essere fatto in tempo utile per poter preparare la propria difesa. Deve esserci il termine a difesa; l’udienza deve tenersi dopo che è decaduto il tempo fornito all’imputato per elaborare la propria difesa. Il tempo utile a difendersi efficacemente è stabilito dalla legge.

I modi dell’informativa

L’informativa sull'accusa deve avvenire in una lingua comprensibile. Ad esempio, un illecito processuale potrebbe essere il fatto che il processo si tenga in una lingua diversa da quella italiana per un imputato italiano. Anche la mancata traduzione di un singolo atto può diventare una violazione del contraddittorio e quindi rendere illegittimo l’intero processo. L’informativa sull'accusa deve essere preventiva e dettagliata. Dettagliata nel senso di essere completa di tutti i dettagli necessari a garantire una efficace difesa per l’imputato. Inoltre tutti i provvedimenti giudiziari devono essere motivati. Questo rende indispensabile l’informazione su cosa il giudice ha deciso, ma anche sul perché il giudice ha deciso in quella determinata maniera.

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Scienze giuridiche IUS/16 Diritto processuale penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paoloberardi91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto processuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Zumpano Maria.
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