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Istituzioni di diritto processuale

Appunti di Istituzioni di diritto processuale: Voto 30 e lode, comprendono la parte generale e quella speciale, veramente ottime, sostituiscono integralmente il manuale di testo. Integrate con lo studio del compendio Simone, schematiche ed essenziali.

Esame di Istituzioni di diritto processuale docente Prof. M. Zumpano

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ESTRATTO DOCUMENTO

dell’assegnazione di queste funzioni e quello di riconciliare il reo con chi ha subito il

danno, può anche disporre il fermo presso il domicilio, è solo giudice onorario e giudica

soltanto in 1° grado anche in ambito penale.

Anche in materia penale il Tribunale tratta solo di determinati reati in via collegiale, in

➢ altre materie è monocratico (proprio come in materia civile). Anche qui in alcune

materie funge da 2°grado, alle pronunce del giudice di pace. Il tribunale ha anche la

funzione di controllo dell’esercizio della funzione del P.M in un apposita sezione

separata, in cui ci sono giudici che supervisionano, l’attività , le indagini preliminari e

dell’udienza preliminare.

Corte d’Assise: è collocata presso il Tribunale ,quando viene costituita, è costituita per

➢ sessioni, composta da giudici togati e popolari, ed è solo di 1°grado.

Corte d'Appello: svolge un'attività di giudice d'impugnazione rispetto alle pronunce del

➢ Tribunale. Se sono impugnate pronunce emesse dalla Corte d'Assise sarà istituita la

Corte d'Assise d'Appello che funge da 2°grado della Corte d’assise, costituita presso la

corte d’appello.

Inoltre una sezione della Corte di appello è riservata al Tribunale per i minorenni (che

è giudice specializzato) ha competenze in materia penale sia di 1° che di 2° grado,

quando si impugna un provvedimento del suo ufficio lo farà in veste diversa. Dunque

per i minorenni in materia penale il reo in quanto minorenne al momento della

commissione del retato è tutelato di più.

Corte di Cassazione: che ha funzioni analoghe a quelle in materia civile ,è giudice di

➢ 3°grado o contro le sentenze “inappellabili” (anche quando la legge le definisce

impugnabili o non appellabili si può sempre richiedere il ricorso in cassazione).

Oltre che di sentenze ci si può anche appellare per misure cautelari se incidono sulla

libertà personale e per provvedimenti esecutivi. (provvedimenti del Tribunale di

sorveglianza che è un ufficio esecutivo).

Normalmente in materia civile le competenze dichiarative, esecutive e cautelari

spettano al tribunale, in materia penale le competenze dichiarative e cautelari spettano

sempre al tribunale penale , ma quelle esecutive spettano a due organi separati.

Magistrato di sorveglianza: è un ufficio monocratico, con attribuzioni di 1° grado.

➢ Tribunale di Sorveglianza: ha funzioni di 1°grado che di 2°grado sul magistrato di

➢ sorveglianza in materia esecutiva. Normalmente si occupa di cause d'importanza

maggiore rispetto al magistrato. (ex modifica pena) e può anche essere collegiale.

UFFICIO DEL PUBBLICO MINISTERO (P.M)

Vi sono varie norme dell’O.G. che ne trattano:

I COMPITI del P.M :

Non sono esclusivamente processuali, quando si legge che veglia sull'osservanza delle leggi,

alla “pronta e regolare amministrazione della giustizia” ciò si riconduce all'attività d'indagine

che il P.M. svolge disponendo della polizia giudiziaria.

Questa attività che precede il processo (art74 dell’O.G. : “ il P.M. inizia ed esercita l’azione

penale”) è riconducibile ad un ufficio che si occupa di tutta la complessa attività d’indagine. Il

P.M. quando entra in ambito civile , riguarda o la tutela di interessi dello stato o di persone

giuridiche o degli incapaci (se non hanno responsabili).

Si entra in ambito penale invece quando richiede i provvedimenti cautelari, RICHIEDE perché

è un magistrato ,ma non può adottarli direttamente, poi può promuovere le repressioni dei

reati l'applicazione delle misure di sicurezza e fa eseguire i giudicati e ogni altro

provvedimento del giudice (ex provvedimenti cautelari che non è mai definito e irrevocabile) e

negli altri casi stabiliti per legge.

Art. 75: In ambito civile non è l'attore ma il sorvegliante che nella controversia non sia leso

un interesse pubblico. Mentre in ambito penale svolge la funzione di accusa .

Gli UFFICI del P.M. :

Il P.M. è composto da “procure della repubblica”, si trovano presso i Tribunali (anche nel

tribunale per i minorenni), le corti d'appello e la corte di cassazione. La corte d’appello ha

dunque oltre che la sua procura anche quella per i minorenni.

Il procuratore della Repubblica può essere Semplice (1° grado) o Generale (gradi superiori) è

il vertice dell'ufficio, e a differenza del presidente del tribunali che ha funzioni organizzative,

lui non affida solo i casi come avviene in ambito civile ma da anche direttive su di essi.

Si parla anche di “sostituti procuratori” che sono sostituiti e possono sostituire i magistrati

nell'attività ma rimangono sempre subordinati al capo d'ufficio. E' un rapporto gerarchico

(questo rapporto gerarchico nel corso storico si è provato a spezzarlo ma non ci sono riusciti)

13/03/18

LA MAGISTRATURA E IL SISTEMA DI GARANZIE

La prima garanzia della Magistratura è data dalla sua indipendenza la quale si distingue in

esterna ed interna, concetti che sono riflessi nell’art.104 e 107 della Costituzione.

L’art.104 non riguarda solo i magistrati che hanno funzione giudicante ma anche i magistrati

del P.M. che quindi assolvono alla funzione requirente. In base a questo articolo ogni

magistrato è ,indipendentemente dalla funzione che svolge, parte di un ordine che

complessivamente è sia autonomo che indipendente dagli altri poteri dello stato

(indipendenza esterna), quindi dal potere legislativo e soprattutto da quello esecutivo.

L’art.107 riguarda l’indipendenza interna e cioè all’indipendenza del singolo magistrato

all’interno del corpo a cui appartiene. In questo caso si parla di magistrati e non di

magistratura perché ciascuno di essi è inamovibile, il che significa che non si viene trasferiti di

sede o assegnati a funzioni diverse se non all’interno di un organismo che ne garantisce la

correttezza

e la valutazione sulla base di criteri precisi.

Niente vieta che il magistrato possa chiedere un trasferimento, ma in tutti gli altri casi in cui

manca il consenso, le esigenze vengono valutate da

un organo che prevede il rispetto di certe garanzie e di ascoltare le ragioni del magistrato

stesso e cioè il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

LE GUARENTIGIE DELLA MAGISTRATURA

A proposito c’è una legge che prende il nome di guarentigie della magistratura che fornisce

un’articolazione dei vari aspetti dell’indipendenza esterna ed interna. Questa legge è stata a

in gran parte modificata ma l’impianto di base è rimasto lo stesso:

Indipendenza esterna

• - Autogoverno (artt.105, 110)

- Stabilità in ruolo (art.107)

- Incompatibilità (art.104): è a tutela della funzione del magistrato.

Quello che si vuole evitare dicendo che i magistrati non possono far parte del

Parlamento o di un Consiglio regionale è che il mandato politico influenzi l’attività di

giudizio e quindi compromettere l’indipendenza da ogni altro potere.

Per quanto riguarda l’iscrizione agli albi professionali invece, il giudice non può svolgere un

lavoro autonomo o un’attività dipendente; per garantire ogni rispetto di questa norma ogni

tipo di attività extra costituzionale deve essere consentito dal Consiglio superiore della

magistratura.

• Indipendenza interna

- Autogoverno (art.105)

- Inamovibilità (art.107/1)

- Distinzione solo per funzioni (art.10/73): i magistrati non avendo una0 distinzione

gerarchia non hanno un obbligo di seguire le indicazioni o le direttive di un magistrato

di carattere superiore.

- Pre-costituzione per legge (art. 25): è evidente che faccia parte dell’indipendenza

interna perché se l’assegnazione di una determinata causa avviene sulla base

dell’applicazione dei criteri normativi non ci potranno essere trasferimenti della materia

da giudicare dovuti da

ragioni diverse da quelle che la legge ha valutato nel momento in cui ha fissato i criteri di

competenza.

L’AUTOGOVERNO DELLA MAGISTRATURA

Approfondendo il concetto di autogoverno questo richiama le funzioni del Consiglio superiore

le quali sono enumerate dall’art.105.

Tali funzioni sono di carattere amministrativo e vengono svolte da un organo che rappresenta

i magistrati stessi (es. è come se all’interno dell’università l’assunzione venisse deliberata dal

consiglio di dipartimento) per questo si parla di autogoverno.

Si tratta dell’assunzione, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti

disciplinari; questi ultimi hanno riferimento a comportamenti che non sono ritenuti congrui

con la funzione a cui i magistrati sono attribuiti. Questa materia va tenuta distinta dalla

responsabilità civile dei magistrati, i magistrati hanno anche responsabilità penale ma questa

non ha niente di

diverso da quello che hanno gli stessi oggetti dell’ordinamento, non vengono quindi giudicati

diversamente.

In questo caso la legge si preoccupa solo di farli giudicare da un ufficio giudiziario diverso da

quello presso il quale è addetto.

Quello che va tenuto distinto dai provvedimenti disciplinari quindi è la responsabilità civile,

questo per lungo tempo non era disciplinata dalla legge, quando è stata disciplinata si è

cercato di fare un bilanciamento fra la valutazione dei danni che l’attività giudicante o

requirente che il

magistrato può provocare con l’autonomia nell’esercizio della funzione cioè evitare che

richieste di risarcimento dei danni potessero influenzare lo svolgimento dell’attività principale

del magistrato quindi di indagine nel caso di P.M. o di giudizio nel caso del giudice.

Il rischio è quello che il giudice o il P.M. non svolgano la loro attività in modo

equilibrato per il timore di una richiesta di risarcimento successiva.

Per quanto riguarda la responsabilità civile quindi per quei limitata casi in cui è stata

introdotta e cioè la possibilità di domandare un risarcimento causa ad esempio degli errori,

non è stata data azione diretta nei confronti del magistrato. Chi agisce per la responsabilità

civile del

magistrato non lo fa nei confronti del singolo che ha svolto indagini ma nei confronti dello

stato quindi nei confronti dell’amministrazione a cui pur sempre il magistrato appartiene.

Quando si parla di responsabilità disciplinare di cui l’art.105, invece il rapporto non è con i

destinatari dell’attività del magistrato ma con l’apparato intendo della magistratura e questo

spiega perché questi provvedimenti sono adottata dall’organo di autogoverno.

Più in generale l’art.17 della legge sul funzionamento del CSM, viene ribadito che i

provvedimenti che riguardano i magistrati vengono adottati sulla base di delibere da parte del

CSM, altra cosa è la forma esteriore che prende il provvedimento. Come forma esteriore

infatti si ha quella del decreto, alcune sono fonti primarie ed in questo caso prendono la

forma del decreto del presidente della repubblica controfirmato dal ministro della giustizia

oppure sono fonti secondarie e quindi decreti del ministro.

-> E’ importante distinguere la forma dal contenuto

Questa forma del decreto si ha per consentire l’impugnazione.

LE FUNZIONI DEL CSM

Funzione amministrativa:

funzione con la quali il CSM si occupa dello status dei magistrati da

quando viene assegnato l’ufficio di uditore fino al pensionamento.

Funzione consultiva:

tutte le volte in cui ai lavori parlamentari oppure alle commissioni

governative a cui è stata delegata la creazione della legge, all’ordine del giorno vi sono leggi

in materia giudiziaria o leggi che riguardano l’amministrazione della giustizia, è previsto che il

CSM dia un proprio parere.

Questa attività nel tempo si è accresciuta fino al punto che ha

prevaricato i confini di queste materie, ad oggi infatti si possono trovare pareri del CSM su

qualsiasi tipo di legge.

Es. Azione di rivalsa: danno provocato dall’attività sanitaria, in questo caso il risarcimento

viene chiesto all’azienda sanitari locale la quale risponde per il medico o del sanitario, ci sono

anche dei casi in cui risponde in proprio però è chiaro che se si è avuto un danno a seguito di

un operazione l’azienda risponde per il medico. Quando poi viene riconosciuta la

responsabilità del medico, il danno pagato dall’azienda si riversa sul patrimonio del medico

stesso.

L’azione giudiziaria per la quale l’azienda chiede il risarcimento si chiama

appunto azione di rivalsa.

Questa azione di rivalsa era stata associata alla Corte dei Conti, c’è stata poi una modifica

della legge che ha riportato sia le azioni di rivalsa da

parte delle aziende private che pubbliche alla magistratura ordinaria. Questo ha comportato

uno spostamento di giurisdizione perché la giurisdizione fino a quel momento spettava alla

Corte dei conti, il CSM a proposito ha espresso un parere opposto e ad oggi la legge non

prevede più l’aspetto privato.

Funzione normativa:

Il CSM non è un organo legislativo però ci sono delle attività che compie la

cui funzione è sostanzialmente normativa in particolare per quanto riguarda l’emanazione dei

regolamenti.

Il CSM per le materie di sua competenza infatti riguarda dei veri e propri

regolarmente che hanno carattere normativo perché vincolano tutti i destinatari; lo stesso

quando emana delle circolari anche se queste non hanno carattere vincolante ma solo di

indirizzo, di risoluzione.

Funzione giurisdizionale:

A questa possiamo ricollegare l’attività disciplinare. Si dice funzione

giurisdizionale perché si ha proprio una sezione del CSM che si occupa dei provvedimenti

disciplinari nei confronti dei magistrati.

Funzione organizzativa:

Funzione che condivide con il Ministero.

Questa fa capo ai servizi della giustizia e riguarda non solo la distribuzione dei vari servizi ma

anche la loro efficienza.

Al CSM essendo un organo centrale, è ovvio che non possono essere attribuite le funzioni di

dettaglio ma piuttosto generale. Il CSM inoltre risponde a quesiti rivoltigli dagli uffici

giudiziari, cerca di

risolvere dei dubbi o dei contrasti nelle interpretazioni dello svolgimento dei servizi giudiziari.

Funzione formativa:

Era assegnata inizialmente al Consiglio superiore poi ad una certo punto

questo ha creato una vera e propria scuola superiore della magistratura alla quale ha affidato

la formazione continua dei magistrati + Corsi di aggiornamento.

Autotutela specifica:

si svolge soprattutto con riferimento agli altri organi dello stato ,a volte anche nei confronti

degli organi dell’UE, tutte le volte in cui viene

messa in discussione l’autorità o l’autorevolezza della magistratura italiana.

LE FUNZIONI DEL MINISTERO PER LA GIUSTIZIA

L’altro caposaldo dell’organizzazione giudiziaria è il Ministero il quale si capisce che si pone in

secondo piano già dall’art.110.

Quello che resta al ministro per la giustizia è la cura dei beni giustizia, servizi che organizza e

fa funzionare. Spetta al ministero di occuparsi della dotazione materiale, personale e

finanziario di un ufficio giudiziario. Quanto attiene al funzionamento dei servizi relativi alla

giustizia si parla dell’efficienza la quale si può valutate direttamente sul

campo e di conseguenza occorre che vi sia qualcuno che esercita la sorveglianza sugli uffici, e

cioè degli ispettori che vengono inviati dal ministero.

Il ministro inoltre ha facoltà di iniziativa dell’azione disciplinare questo in base all’art.107.2 ha

mantenuto questa facoltà e cioè fermo

restando che l’azione disciplinare si svolge di fronte al CSM e si conclude con un suo

provvedimento, l’iniziativa dell’azione disciplinare può essere fatta dal ministro.

Sempre in riferimento alle attività di organizzazione e funzionamento, il pubblico ministero

può formulare delle richieste al CSM in riferimento a tutto ciò che riguarda lo status del

magistrato.

Per quanto riguarda invece l’indirizzo politico sulle questioni della giustizia, pone obiettivi,

crea programmi e le priorità della struttura ministeriale.

GLI ALTRI ORGANI DELLA MAGISTRATURA - COLLABORATORI E AUSILIARI

Degli ausiliari in senso ampio fanno parte i consigli e gli uffici giudiziari.

Il consiglio giudiziario attualmente vien sempre più richiesto nella sua attività che consiste nel

dare assistenza al consiglio superiore della magistratura. Questi si trovano presso ogni Corte

di appello e presso la Corte di cassazione, in questo caso si chiama consiglio direttivo. Presso

la

corte di cassazione si trovano di recente perché inizialmente veniva fatto direttamente dal

primo presidente della corte. A comporre questo consiglio si fanno per la maggior parte

magistrati che in parte sono di diritto (es. Primo presidente della corte di Cassazione) ma poi

ci sono altri magistrati che appartengono sia alla funzione giudicante che requirente che

vengono eletti

quindi è un organo elettivo che ha una durata in carica per i membri elettivi di 4 anni.

Fanno poi parte del consiglio anche gli avvocati e i docenti, aspetto importante perché serve

per bilanciare le parti, l’assistenza alle parti ad esempio avviene con le tabelle per cui quello

che può essere sufficiente per un avvocato non può esserlo per il magistrato e viceversa.

L’ufficio giudiziario è un supporto non in senso tecnico ma non può essere trascurato come

elemento che rende possibile il funzionamento dell’amministrazione della giustizia.

Questo ufficio ha come vertice due soggetti che sono il Presidente e il dirigente

amministrativo, i compiti sono diversi ma i due non possono operare l’uno all’oscuro dell’altro.

GLI AUSILIARI DEL GIUDICE

IL CANCELLIERE

Il cancelliere, questa attività non viene svolta esclusivamente dal soggetto che ha la qualifica

professionale del cancelliere perché ci sono anche operazioni che vengono svolte

materialmente da un assistente giudiziario che fa parte della funzione di cancelleria.

Nel codice di procedura penale si menziona la cancelleria ma non c’è una definizione per cui si

rimanda al codice di procedura civile in particolare agli artt.57-58 codice di procedura civile.

La prima attività del cancelliere è quella di documentare le attività degli organi giudiziari e

delle parti.

Documentare significa assistere il giudice in tutti i processi di formazione del

processo verbale e cioè di un verbale, atto nel quale è narrato tutto ciò che è avvenuto

durante quell’udienza. Questo verbale si chiama processo verbale appunto e viene svolto dal

cancelliere quando c’è un udienza oppure quando il giudice compie delle attività che devono

essere messe

per iscritto.

Questa attività è molto più rilevante fino a quando non si utilizzava la tecnica

informatica, il processo telematico ha fortemente ridotto l’attività del cancelliere ma dal punto

di vista legale resta.

Il cancelliere documenti poi anche l’attività di parte che ha rilevanza

processuale. Inoltre quando il giudice provvede per scritto, il cancelliere stende la scrittura e

dopo che ha firmato il giudice firma anche lui, molto spesso il giudice compie delle pronunce

orali ma nel caso in cui il provvedimento sia scritto invece la legge prevede questa funzione

del

cancelliere.

* Queste attività vengono svolte anche in materia penale

Un’altra attività è quella del rilascio delle copie e degli estratti autentici di cui l’art.58 che

vengono rilasciati dalla cancelleria a seguito del pagamento die diritti di cancelleria.

Si chiama in questo modo perché originariamente una parte dello stipendio della cancelleria

derivava da questi pagamenti.

Inoltre conserva i fascicoli depositati dalle parti che si distinguono in base alla fase del

processo e li custodisce:

“Scrive le cause a ruolo” significa ad esempio prendere atto che una determinata controversia

pende presso quell’ufficio perché è stata iscritta sul ruolo del giudice.

“Segreteria giudiziaria”, si scrive della notizia di reato presso quella procura.

IL CUSTODE

Il custode tiene presso di se od organizza la tenuta di beni mobili o immobili e lo fa per

finalità collegate alla giustizia.

Il custode viene nominato dal giudice, in materia civile (art.65 ss. C.p.c) è collegato

all’attività esecutiva vera e propria e all’attività cautelare la quale

fa si che si possa svolgere l’attività esecutiva in un secondo momento. In materia penale (art.

259 c.p.p.) invece ci sono delle ipotesi in cui non fa niente di diverso rispetto a quello che

farebbe il custode del processo civile, nel processo penale è il soggetto che si occupa di

garantire che non ci siano modificazioni nello stato di cose o luoghi quando questi servono per

gli accertamenti relativi alla verifica del reato oppure quando vi è direttamente il corpo del

reato. Queste attività del custode evitano che l’attività di accertamento non si possa svolgere

o si svolga in modo distorto oppure che si possa mantenere fino al processo il corpo del reato.

L’UFFICIALE GIUDIZIARIO

L’ufficiale giudiziario provvede alle notificazioni, l’art.59 del c.p.c che da la definizione mentre

il art.148 del c.p.p. specifica che quando si devono fare le notificazioni le si devono fare per

messo di questo ufficiale, rimanda al art.59 il quale ci dice che l’ufficiale giudiziario esegue la

notificazione degli atti e provvede alle altre incombenze che la legge gli attribuisce.

La notificazione non è irrilevante perché molte attività giudiziali dipendono proprio da questa,

dall’art.137 si capisce che notificare consiste del portare a conoscenza formale un soggetto

dell’esistenza di un determinato atto. Per avere la certezza giuridica che questa notificazione

sia giunta occorre ricorrere a questa forma.

Il compito dell’Ufficiale giudiziario oltre a quello di assistenza generica in udienza riguarda

compiti ulteriori in materia esecutiva.

IL CONSULENTE TECNICO E IL PERITO

Il consulente tecnico e il perito sono sostanzialmente la stessa figura. Il primo è quel

professionista che supporta il giudice nella conoscenza che ad esso manca di specifiche arti,

discipline o scienze. Il consulente può servire sia in materia civile che penale, non c’è

differenza, nel processo penale però chi svolge questa funzione prende il nome di perito.

Viene chiamato consulente nella fase che precede il processo perciò si trova nell’art.359 c.p.p.

che è un norma che riguarda appunto la fase di indagine.

14/03/18

I COLLABORATORI DEL P.M:

LA POLIZIA GIUDIZIARIA

Partendo dall’art111 troviamo la presenza del contraddittorio anche nelle fasi della formazione

della prova chiarisce che queste qualità sono costituzionalizzate soltanto nella fase del

processo. Quindi il contraddittorio non è presente in tutta la fase del procedimento penale ma

solo in quella del processo. La collaborazione che svolge la polizia giudiziaria nei confronti del

P.M. è principalmente nella fase procedimentale.

È nominata dalla costituzione nell’art 109 e ne dispone l’autorità giudiziaria.

Per autorità giudiziaria si intende tutti coloro che fanno parte dell’ordinamento giudiziario, il

giudice può disporre della polizia giudiziaria, ma chi ne dispone soprattutto è il P.M e si vedrà

che il fatto di riservare alcune attività a magistrati giudicanti è una scelta politica de

legislatore.

Cosa significa direttamente?

E’ qualcosa che sebbene non ci se ne accorge è il frutto di un compromesso dell’assemblea

costituente, si pensava di creare un corpo di polizia destinata a collaborare con il PM e

l’autorità giudiziaria ma siccome nel successivo dibattito costituente ciò non è stato accolto, si

è pensato di utilizzare i corpi di polizia che già esistevano, allora si è utilizzata la parola

“dispone”, ossia c’è una polizia giudiziaria che non è un corpo autonomo ma un ente di cui

‘autorità giudiziaria dispone direttamente non dal punto di vista organizzativo ma funzionale.

Queste caratteristiche cercano di mantenere l’autonomia e l’indipendenza del magistrato. La

polizia giudiziaria è appartenente ai corpi di polizia di Stato, Carabinieri, la guardia di finanza,

foresta ed altre ipotesi.

È chiaro che dal punto di vista organizzativo questi soggetti non sono alle dipendenze del

ministero della giustizia, ma di altri (ministero degli interni, difesa, finanza, ambiente).

Però quando alcuni di questi soggetti vengono chiamati a svolgere funzioni di polizia

giudiziaria svolgono i compiti richiesti dall’autorità giudiziaria, ma non c’è autorizzazione del

comando di appartenenza all’organo di polizia e senza essere condizionato nei compiti

d’attribuire.

La polizia giudiziaria svolge ogni indagine che possono essere disposte o delegate, quindi o

richieste direttamente alla polizia giudiziaria, altre volte prima delle attività se ne occupa il

P.M. e dopo vengono delegate alla polizia giudiziaria.

Nella fase preliminare (indagini) c’è una sinergia e si vede nell’art330: il P.M. e l’autorità

giudiziaria fanno le stesse cose in questa fase procedimentale.

Art. 55.1/2 c.p.p. : “la polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei

reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori , ricercarne gli autori, compiere

gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per

l’applicazione della legge penale”.

Spiegazione.

Prendono notizie dei reati: la polizia giudiziaria non deve aspettare il P.M. per prendere notizia

dei reati.

Se un soggetto dovesse comunicare un reato può farlo sia alla procura che alla questura.

Tanto alla fine ogni notizia di reato arriverà all’ufficio del P.M. ,quindi l’art330 c.p.p. serve per

capire che c’è la fungibilità perché in linea di massima lo scopo finale è lo stesso ,ovvero

reprimere i reati e garantire l’applicazione della legge penale.

Da distinguere dalla polizia che fa prevenzione, mentre la polizia giudiziaria si occupa di

reprimere i reati , la polizia di sicurezza fa prevenzione, cerca di prevenire quei

comportamenti pericolosi che potrebbero costituire fattispecie di reato. La polizia non fa

attività finalizzate al processo penale.

La polizia giudiziaria deve solo indagare e impedire che i reati già commessi abbiano ulteriori

conseguenze. La notizia di reato è diversa dall’ ordine pubblico.

Nel caso di notizia di reato si parla di incertezza perché poi il reato sarà verificato durante il

processo.

Tutto ciò è diverso da quello che afferma l’ar13.3 della Cost: “In casi eccezionali di necessità

ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può adottare

provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità

giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono

revocati e restano privi di ogni effetto.”

Qui si parla di intervento in determinati casi e poi c’è la convalida dell’autorità giudiziaria

entro 48h.

Altro compito della polizia giudiziaria è di cercare gli autori del reato, si p svolgere tutto in

una fase d’indagine senza sapere chi abbia commesso il reato anche perché il processo contro

ignoti non si può fare (la denuncia si).

Deve inoltre ricercare e assicurare le fonti di prova ossi cercare e assicurare le persone dalle

quali è possibile trarre una prova dei fatti che compongono la fattispecie di reato, si cercano

non le prove ma le fonti perché di prove si parla solo durante il processo, ma siccome quado

si arriva al processo è rischioso inventare sul momento le prove, in genere si cercano prima, e

quindi serve che le fonti siano assicurate. Tutto ciò servirà per ricavarne in seguito una prova.

Art 55.3 c.p.p. ci parla delle articolazioni dei commi 1/2: “le funzioni indicate nei commi 1 e 2

sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria.”

Per le attività svolte in ogni caso per dovere bisognerebbe aspettare il P.M. per il rispetto e la

validità , perché se sono attività che rientrano nell’art. 55 ha tutto il diritto di svolgere

l'attività, ma ci sono altre situazioni dov'è obbligatoria la presenza del P.M. ex per interrogare

il soggetto. Il confine in ogni caso è labile, fermo restando che comanda il P.M. , la polizia

giudiziaria non deve aspettare ma se si sbaglia , il comandante è lui.

QUALI SONO GLI UFFICIALI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA?

In generale sono quei soggetti con qualifiche dirigenziali o superiori nei vari corpi.

1. POLIZIA DI STATO: i dirigenti, i commissari, gli ispettori, i sovrintendenti e altri ai quali

̀

l'ordinamento dell'amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità

;

2. CARABINIERI : gli ufficiali superiori e inferiori e i sottufficiali;

3. GUARDIA DI FINANZA : gli ufficiali superiori e inferiori e i sottufficiali;

4. GLI AGENTI DI CUSTODIA DEL CORPO FORESTALE.

5. IL SINDACO DEL COMUNE: ove non abbia sede un ufficio della polizia di Stato ovvero

un comando dell'arma dei carabinieri o della guardia di finanza (e diventano agenti

della polizia giudiziaria i Vigili urbani o polizia municipale).

QUALI SONO GLI SONO AGENTI DI POLIZIA GIUDIZIARIA:

Sono agenti tutti quei soggetti dei corpi precedentemente indicati , ma che non siano ufficiali

o sott’ufficiali, e che siano addetti ai “servizi di polizia giudiziaria”.

Il personale della polizia di stato al quale l'ordinamento dell'amministrazione della

• ̀

pubblica sicurezza riconosce tale qualità

.

i carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia, le guardie forestali e,

• nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza, le guardie delle province e dei comuni

quando sono in servizio.

le persone alle quali le leggi e i regolamenti attribuiscono le funzioni previste dall'art.

• 55.

I SERVIZI DI POLIZIA GIUDIZIARIA

Art 56: Le funzioni di polizia giudiziaria sono svolte alla dipendenza e sotto la direzione del-

̀

l'autorità giudiziaria (P.M. o giudici):

dalle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni procura della Repubblica e com-

• poste con personale dei servizi di polizia giudiziaria,

dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria appartenenti agli altri organi cui la leg-

• ge fa obbligo di compiere indagini a seguito di una notizia di reato.

Art. 12 disp.att.coord. c.p.p.

Uffici e unità ai quali è affidato il compito di svolgere in via prioritaria e continuativa le funzio-

ni dell’art55 c.p.p.

Art 58 c.p.p.

Ogni procura della Repubblica dispone della rispettiva sezione;

La procura generale presso la corte di appello dispone di tutte le sezioni istituite nel distretto.

̀

Le attività di polizia giudiziaria per i giudici del distretto sono svolte dalla sezione istituita

presso la corrispondente procura della Repubblica.

SUBORDINAZIONE DELLA P.G.

Art 59 c.p.p. , art 9 disp.att.coord c.p.p.

1. Le sezioni di polizia giudiziaria dipendono dai magistrati che dirigono gli uffici presso i

quali sono costituiti.

2. L'ufficiale preposto ai servizi di polizia giudiziaria è responsabile verso il procuratore

̀

della Repubblica presso il tribunale dove ha sede il servizio dell'attività di polizia giudi-

ziaria svolta da lui stesso e dal personale dipendente.

3. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria sono tenuti a eseguire i compiti a essi affi-

dati inerenti alle funzioni di cui all'articolo 55.1. Gli appartenenti alle sezioni non pos-

̀

sono essere distolti dall'attività di polizia giudiziaria se non per disposizione del magi-

strato dal quale dipendono a norma del comma 1.

ART 14 disp. Att.Coord. C.p.p.

L’allontanamento anche provvisorio dalla sede oppure l’assegnazione ad un altro ufficio della

stessa sede da parte dall’amministrazione di appartenenza potrebbe interferire con l’autorità

giudiziaria, potrebbe rendere più difficile il raggiungimento della sezione quindi serve il

consenso del procuratore della repubblica o del procuratore generale (in corte d’appello o

cassazione).

DIRITTO PROCESSUALE 19/03

DIRITTO PROCESSUALE PENALE

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale, lo ritroviamo nella costituzione

ma in realtà è un principio che preesisteva.

Nel sistema processuale penale, a differenza di quello civile dove la struttura originaria è ri-

masta, quando è entrata la costituzione si è sostituito il codice che vigeva con un codice com-

pletamente nuovo. Si dice che ha realizzato il passaggio dal sistema inquisitorio al sistema

accusatorio.

Il codice del 1930 (codice rocco, quello attuale vassalli) non era un codice che realizzava

completamente i principi del sistema inquisitorio, cosi come quello odierno non realizza com-

pletamente quelli accusatori, si va a vedere la prevalenza, quindi la maggiore o minore dire-

zione delle singole norme.

Il sistema inquisitorio:

Visto nella sua connotazione pura è caratterizzato da alcuni elementi:

Segretezza: tutta l’attività che porta alla verifica della colpevolezza avviene in segreto,

- quindi viene trasportata all’interno del processo mediante una scrittura (gli atti sulla base

dei quali viene la decisione sono atti scritti)

Forte disparità di posizione tra soggetto che accusa e quello che viene accusato: in alcuni

- casi c’era una coincidenza tra accusatore e giudice, cioè il giudice era anche colui che prov-

vedeva ad accusare (nel momento in cui attivava ad accusare il giudice aveva già gli ele-

menti che dimostravano una scarsa possibilità di cambiare idea, questo va contro l’art 27

della costituzione secondo cui prima della sentenza non è possibile ritenere l’accusato col-

pevole). È vietata l’incarcerazione preventiva prima di essere condannato.

Il sistema accusatorio:

Parte da una presunzione di non colpevolezza, o meglio dall’idea che nel processo l’accusa

debba essere dimostrata. È una struttura che ritroviamo nel processo civile, dove è l’attore

che deve dimostrare il fondamento della sua richiesta di tutela, ed è il motivo per cui il siste-

ma accusatorio realizza una sorta di controversia.

Parte dal principio che ci deve essere una parità tra soggetto che accusa e soggetto che re-

spinge l’accusa.

Il soggetto che giudica è estraneo, quindi terzo e imparziale, in quanto sta a guardare che

cosa fanno sulla scena del processo i due contendenti e lo schema è quello di accogliere o re-

spingere la domanda sulla base del principio che vale anche sul processo civile:

Quando chi l’ha proposta è riuscito a dimostrarne la fondatezza.

Significa che c’è una condizione di “favor” per colui che viene chiamato in giudizio. Inoltre co-

lui nei cui confronti si è richiesta la tutela si trova in una condizione di vantaggio per il fatto

che non deve dimostrare lui di non essere colpevole, ma a chi lo accusa di dimostrare la sua

colpevolezza.

Noi abbiamo elementi costitutivi ai quali si possono aggiungere elementi negativi, la fattispe-

cie del diritto può essere vista come la fattispecie del reato, cioè il reato è la risultante di

quegli elementi della fattispecie costitutiva a condizione che non ci siano gli elementi negativi

della fattispecie.

Quali sono gli elementi negativi in ambito penale: secondo buona parte della dottrina sono le

scriminanti (esempio: esercizio del diritto, forza maggiore…),cioè fatti che se presenti impedi-

scono il realizzarsi della fattispecie costitutiva.

Se gli elementi negativi non ci sono o non vengono dimostrati, questo non significa che ne-

cessariamente venga accolta chi l’ha fatta deve dimostrare in ogni caso i fatti costitutivi.

Se ciò non accade l’accusato può uscire ugualmente assolto dal processo a meno che l’attore

non da la dimostrazione dei fatti costitutivi. Quindi la domanda viene respinta non solo se la

difesa è stata efficace, ma anche se l’accusa non è stata abbastanza convincente.

In una struttura del genere se è l’accusa tenuta a dimostrare gli elementi della fattispecie

criminosa, significa che la presunzione non è a carico dell’accusato, anzi l’accusato si presume

innocente, il favor sta nel fatto di poter rimanere anche inattivo perché il soggetto che ha

l’onere probatorio più grave è la controparte, così come il debitore di un processo civile può

anche non parteciparne perché comunque spetta al creditore dimostrare l’esistenza del credi-

to.

Se un accusato è convinto che l’accusatore non riuscirà a dimostrarne la colpevolezza può an-

che non esercitare il suo diritto di difesa.

Si condanna solo quando la responsabilità penale è “provata al di la di ogni ragionevole dub-

bio”, cioè ogni dubbio va a favore dell’accusato.

Da questo punto di vista il sistema accusatorio (una parte è contrapposta all’altra e in partico-

lare la parte che accusa si trova sullo stesso piano di chi si difende)

Si ha dunque un sistema che realizza la parità delle armi e l’imparzialità dell’organo che deci-

de, il quale non accusa.

Quindi le caratteristiche del processo accusatorio sono:

parità tra accusa e difesa

- Terzietà del giudice

- Libertà dell’accusato durante lo svolgimento del processo

- Oralità: l’accusato conosce quello che gli viene addebitato e lo conosce in quanto ciò che

- serve a dimostrarne la colpevolezza si svolge oralmente davanti a lui e il giudice. Art 111

costituzione dice che il contraddittorio tra le parti si svolge all’udienza ed è all’udienza che

si forma la prova. Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella forma-

zione della prova. L’oralità garantisce il contatto diretto tra giudice e prova, non c’è segre-

tezza ne scrittura. Deciderà non su qualcosa che gli è stato riferito, ma su qualcosa che ha

visto.

Questo secondo sistema risulta quello più in linea con i nostri principi costituzionali. Un siste-

ma di questo genere rende però molto facile per i colpevoli sfuggire alla giustizia.

COSA HA FATTO IL CODICE DEL 1988 CON IL SISTEMA ACCUSATORIO

Se si deve partire dal principio per cui nel processo penale l’accusa va dimostrata, non si può

prescindere da considerare processo solo quello che si svolge davanti al giudice. Fino a quan-

do non c’è un giudice ad esaminare i presupposti dell’accusa e a farlo in condizioni di perfetta

parità, il soggetto non può essere accusato di reato. Per arrivare ad accusare qualcuno di rea-

to, un minimo di verifiche vanno fatte, quindi se pure il sistema attuale parte dal presupposto

che il sistema inizia quando si è davanti al giudice, non si è potuto fare a meno di individuare

e organizzare una fase preparatoria del processo nella quale si cerca di capire se c’è l’esigen-

za di fare una processo.

Poiché bisogna dimostrare in giudizio i fatti costitutivi, c’è una prova di questo fatto?

Se non posso dimostrarlo la domanda mi verrà respinta.

Se questo organo ha questo compito, deve prima verificare le probabilità di successo della

sua azione.

Quindi se il processo si fa davanti al giudice prima bisogna fare una ricognizione delle possibi-

lità di convincerlo.

Conseguentemente la struttura che abbiamo ha identificato una fase di inchiesta chiamata

fase di INDAGINI PRELIMINARI ad un eventuale processo.

Durante questa fase si dovrebbero cercare tutti gli elementi che ci portano a sapere se l’even-

tuale azione rivolta al giudice ha o meno possibilità di successo. A questo scopo la fase delle

indagini preliminari è affidata a chi rappresenta l’accusa, ma per esigenze di maggiore garan-

zia è stato posto un giudice a fare da ponte tra la preparazione e il processo.

Prevista quindi una fase destinata a filtrare le richieste di tutela, quindi le richieste punitive

che nel processo sono rivolte al giudice. La struttura è che nella fase delle indagini preliminari

si ricercano gli elementi che servono a stabilire e proporre o meno la domanda, ma le conclu-

sioni raggiunte non passano automaticamente al giudice del processo ma vengono filtrare ad

un altro giudice il quale in condizione di terzietà verifica se le conclusioni del pubblico ministe-

ro sono corrette.

Questa è la fase dell’UDIENZA PRELIMINARE.

Non è ancora dibattimento, ma svolgendosi davanti ad un giudice ha le caratteristiche del

contraddittorio, quindi elementi del processo penale.

Solo se questa fase si traduce in senso conforme si passa alla verifica processuale. Elemento

molto importante che connota in senso accusatorio questo sistema è che tutto ciò che è stato

fatto nella fase precedente non viene automaticamente trasferito nella fase successiva, la re-

gola è che nella fase successiva si riparte da zero.

Quindi il pubblico ministero si trova davanti ad un soggetto che nulla sa di quello che è suc-

cesso prima, ma che deciderà sulla base di quello che è avvenuto d’ora in poi.

Ci potrebbe essere il caso in cuoi un’attività che essendo prova/dimostrazione non si possa

fare davanti al giudice per motivi oggettivi (es: testimone sta morendo).

Si riesce a farlo durante le indagini ma c’è il rischio di non riuscire a farlo successivamente.

Il codice ha creato l’INDICENTE PROBATORIO.

È l’anticipazione di un’attività processuale ad una fase precedente, c’è la formazione di una

prova davanti al giudice , ma si anticipano al periodo in cui ancora non siamo al processo.

Quella prova viene recepita dal giudice nel completo contraddittorio, ma siccome ancora al

processo non ci siamo, se ne conserva la verbalizzazione per poi usarla nel processo.

Questo è lo strumento attraverso il quale si realizza un compromesso: l’esigenza di non di-

sperdere una prova e il principio del contraddittorio. Il Giudice che ha assistito all’indicente

probatorio non è lo stesso giudice del processo, quindi l’elemento di immediatezza subisce

una deroga.

Filtrare le richieste di accusa del P.M. è un elemento di economicità, se poi si verifica che

quella non è una richiesta da accogliere e che quindi le richieste del P.M. non sono in grado di

portare ad una condanna, il giudice che nell’udienza preliminare fa questa verifica se si rende

conto che la richiesta non è fondata, non ci va neanche al processo.

I SOGGETTI

IL PUBBLICO MINISTERO:

Funzione Inquirente Nelle Indagini Preliminari

• Art 370 ss. c.p.p.: Deve, in questa fase, svolgere le indagini personalmente o delegan-

do la P.G. Gli atti di indagine consistono innanzitutto nell’acquisizione della notizia di

reato, sia di iniziativa propria che a seguito di una denuncia, querela, richiesta, istanza

e referto.

Seguono gli atti investigativi per la ricostruzione del fatto/reato e per l’individuazione

del colpevole, quali accertamenti tecnici, perquisizioni, ispezioni, i sequestri, testimo-

nianze, intercettazioni telefoniche etc.

Funzione Di Incriminazione

• Art 405 c.p.p.: Questa funzione attiene alla promozione dell’azione penale, che da vita

al processo in senso stretto, ossia la formulazione dell’imputazione a carico di una per-

sona specifica.

In alternativa all’esercizio di tale funzione di accusa è contemplata la richiesta di archi-

viazione, definita come la fine delle indagini preliminari e quindi come la chiusura di

queste. Richiedere l’archiviazione, ossia “l’infondatezza della notizia di reato, o la non

procedibilità o il reato è estinto o il fatto non è previsto dalla legge come reato” signifi-

ca che non è il P.M. che archivia ma un giudice, anche quando lui stesso decide di non

esercitarla.

Questo giudice è il GIP (giudice delle indagini preliminari).

È un organo di garanzia che potrebbe anche andare contro la richiesta di archiviazione

del P.M., affermando che quegli elementi in realtà per lui sussitono.

Potrebbe anche ordinare al P.M. di formulare l’imputazione (indicazione dei fatti conte-

stati e delle norme di legge che si ritengono violate).

Anche se nel nostro sistema non esiste iniziativa giudiziaria, ordinando al P.M. di for-

mulare l’imputazione non va contro questo giudizio.

L’art 409 c.p.p. ci dice che il GIP fissa l’udienza preliminare.

In questa udienza ascolta le parti e se continua a ritenere che la notizia di reato non

vada archiviata può chiedere al P.M. di svolgere ulteriori indagini fissando il termine ul-

timo per il compimento di esse.

Un’ altra opzione è che a seguito del rigetto della richiesta di archiviazione può disporre

con un ordinanza che entro 10 giorni il P.M. formuli l’imputazione a carico di una perso-

na specifica. Entro 2 giorni dalla formulazione dell’imputazione il giudice fisserà un

udienza preliminare.

Art 125 c.p.p. : Se invece il P.M. è convinto di avere abbastanza indizi di colpevolezza e

la notizia di reato è ritenuta fondata, può chiedere l’invio a giudizio, quindi che il sog-

getto per il quale ha formulato l’imputazione venga sottoposto a processo e mandato a

giudizio. Fa si che anche questa richiesta venga esaminata con cautela da un giudice

dell’udienza preliminare (GUP), con udienza in camera di consiglio. Sono presenti i

soggetti coinvolti ma è un udienza rapida al termine dalla quale il giudice deve prende-

re le determinazioni che ne risultano.

Quali possono essere? Abbiamo le forme processuali, il che significa che le determina-

zioni tanto che siano in via al giudizio tanto che in senso opposto (sentenza di non luo-

go a procedere) si prendono con una sentenza. Non avremo il provvedimento dell’ar-

chiviazione (che è il decreto) ma la sentenza sia che si proceda alla fase giudiziale sia

che decida di dover andare in giudizio.

Il P.M. deve esercitare l’azione penale quando è convinto che ci siamo gli elementi sufficienti

per sostenere l’accusa, non è qualcosa su cui ha un potere discrezionale.

Art 112 vieta che in presenza di una fondatezza dell’accusa il P.M si rifiuti di non esercitare

l’azione penale. Lui è tenuto a chiedere la punizione.

Ci sono esigenze che vengono poste in luce: l’obbligatorietà dell’esercizio del potere penale

costa troppo e non è detto che si realizzi.

Se ogni volta che ci sono gli elementi si deve fare un processo è scontato che solo una parte

dei processi penali dia ragione al P.M.. C’è una parte dell’attività svolta dal P.M. viene volta

inutilmente.

C’è un’altra ragione, ovvero che di fronte al carico in materia penale, in un sistema dove le

indagini preliminari hanno tempi di durata massima, di fatto il P.M. sceglie quali indagini fare.

Visto che ha tempi massimi e che i mezzi sono limitati, nonostante l’obbligo teoria di esercita-

re l’azione penale, il P.M dirige le indagini solo per quelli che ritiene più importanti e gravi, al-

cune notizie di reato restano indietro.

Il nostro sistema però non ha il potere discrezionale di non procedere, ha solo il potere di

chiedere al giudice di valutare se ricorrono estremi di valutabilità che sono definiti dalla legge.

Questo è un punto di vista differente.

Quindi invece di procedere al rinvio a giudizio chiede di non procedere, ma c’è bisogno di ri-

scontrare condizioni che la legge stabilisce affinché questa non proceduralità sia verificata.

(ex in ambito minorile, il giudice può dire al P.M. che non si procede),

ciò può avvenire solo quando il fatto è irrilevante negli aspetti concreti di una fattispecie che

sarebbe punibile. (Ex furto di una cosa di poco valore, o è la prima volta che il minore compie

quel reato , si decide di non procedere per non bollarlo come criminale).

Nel 2000 con l’introduzione del processo davanti al giudice di pace il legislatore ha fatto qual-

cosa di simile, ed anche in questo caso il giudice di pace può disporre un archiviazione anche

nel corso delle indagini se il fatto risulta di particolare tenuità. ( non cambia molto dall’irrile-

vanza) , in questo caso si valutano anche il danno e il pericolo che ne è derivato perché il

grado di colpevolezza non giustifica L’AZIONE penale.

L’ultimo intervento è del 2017 all’interno del quale si dice che viene esclusa la punibilità , in-

cide sul processo perché porta a verificare che manca un elemento della fattispecie che è la

punibilità. Dal punto di vista pratico non cambia perché il P.M. quando fa le indagini controlla

anche la punibilità (ex se è minore di 14, o incapace) neanche qui controllerà e verificherà le

tenuità dell’offesa e l’occasionalità del fatto.

Poi si parla di determinazione di pena, ossia un tetto al di sotto del quale non si considera pu-

nire il soggetto.

Il tetto non c’era nel caso del giudice di pace e nemmeno del processo a carico di minori. Il

tetto risulta essere in genarle la pena pecuniaria oppure può accadere che alla pena pecunia-

ria si aggiunga una pena detentiva , ma il limite assoluto è la pena detentiva non superiore a

5 anni di reclusione.

Nel secondo comma dell’art 131 bis c.p.p. ci sono reati che per le loro caratteristiche escludo-

no questa regola.

L’indagato:

E’ il soggetto in esame nel corso delle indagini preliminari fino all’eventuale esercizio dell’a-

zione penale allorché si parlerà di imputato.

Partendo dal registro degli indagati che in realtà si chiama registro delle notizie di reato dov’è

segnalato il fatto per cui si è indagati, infatti l’art 349 c.p.p. ci parla dell’identificazione della

persona nei cui confronti vengono svolte e indagini .

Quindi se anche inizialmente si può svolgere un indagine verso ignoti poi ovviamente si dovrà

individuare nei confronti di chi si applica l’azione penale.

Per la legge l’imputato e l indagato hanno le stesse garanzie, ciò è vero in linea di massima

perché ci sono delle situazioni nelle quali quella determinata garanzia se si dovesse applicare

nei confronti di un indagato e se violasse la segretezza delle indagini può darsi che quella ga-

ranzia non sia data o ritardata. Una divulgazione degli atti potrebbe compromettere lo svilup-

po delle indagini , quindi le esigenze vengono sempre bilanciate.

Il P.M. operando nell’ interesse della legge è tenuto anche a fare indagini su fatti e circostanze

favorevoli per l’indagato, elementi contro e a favore, sia per il rispetto della posizione di parte

pubblica ma anche al fine di determinarsi meglio sul fatto di esercitare o meno l’azione pena-

le, se c’è un fatto a favore si potrebbe parlare di scriminante.

Quali sono gli atti garanti nella fase delle indagini preliminari?

Partendo dalla segretezza sono garantiti quegli atti che permettono una difesa dell’altra parte,

atti in cui la legge prevede che possa “assistervi il difensore”.

Non si parla di obbligo di presenza del difensore, ma significa che se il difensore è presente vi

assiste, se non c’è non si aspetta, praticamente se ci fosse non si manderebbe via.

E’ la legge che atto per atto precisa se il difensore ha o meno il diritto di assistere. Se si deve

compiere un atto di questi l’unico modo per favorire la presenza è fare in modo che sappia

che si starà per compiere un atto garantito e perciò verrà informato lo svolgimento.

Essere avvisato significa che alla normale segretezza delle indagini la legge pone un limite ,

ossia che bisogna avvertire l’indagato e dirgli quale atto si compierà , se non si dovessero

compiere atti garantiti l’indagato può non sapere dell’indagine fino al momento in cui si con-

clude l’indagine.

Quando l’indagine si chiude l’indagato deve essere informato con l’avviso/informazione di ga-

ranzia” che è prevista nelle indagini preliminari art 415 bis c.p.p..

Esaminando il modo in cui si da questa informazione: l art 369 c.p.p.

Se invece parliamo di atti di garanzia dove il difensore può assistere il P.M. invia una racco-

mandata, che dovrebbe essere riservata.

L’informazione deve esserci per forza, l unico caso in cui manca è quando il P.M. chiede l’ar-

chiviazione , l’indagato sarà dunque all’oscuro e ovviamente non sono stati compiuti atti ga-

rantiti.

Cosa c’è scritto nell’informazione di garanzia?

Per quali fatti si sta indagando + le norme che corrispondono a questi fatti.

E’ importante sapere anche il titolo del reato , ossia il nome del reato , bisogna chiarire la

fattispecie entro la quale il P.M. ha ricondotto il comportamento dell’ indiziato, imputato.

E’ importante per la difesa perché se conosce la fattispecie si possono vedere anche gli ele-

menti che contiene e dunque si possono anche vedere se ci sono tutti e se ne mancasse an-

che solo uno , ciò andrebbe a favore dell’imputato perchè ci sarebbe il rigetto dell’imputazio-

ne.

Ovviamente sapendo di essere indagati si può cercare qualcuno che difenda.

Da notare che insieme all’informazione di garanzia c’è la facoltà di nominare un difensore.

IMPUTATO:

La qualità di imputato si acquista al momento dell’esercizio dell’azione penale, quando il P.M.

formula l’imputazione tramite il rinvio a giudizio o di decreto penale. (art 60 c.p.p.)

La qualità si conserva durante tutto l’arco del processo e si perde quando la sentenza è

definitiva. Infine si può riacquisire nel caso di revoca della sentenza di non luogo a procedere

(art 434) o per l’attivazione della procedura di revisione del processo.

L’imputato deve avere determinati requisiti:

IDENTIFICAZIONE:

A differenza delle indagini preliminari, non è possibile formulare l’imputazione verso ignoti, e

quindi non possono aversi ignoti come imputati. Ciò perché per tali atti è necessaria l’indivi-

duazione dell’imputato. Il processo non può proprio costituirsi, e si procede verso l’archivia-

zione.

ESISTENZA IN VITA:

In un processo non è concepibile che al P.M. sia contrapposto un soggetto deceduto, la prete-

sa punitiva non può infatti essere rivolta a un soggetto che non c’è più e di conseguenza c’è

l’estinzione del reato con sentenza di non luogo a procedere.

P.S. se il soggetto si presume deceduto , le indagini si bloccano e una volta accertata la sua

esistenza rincominceranno.

CAPACITA’GIURIDICA

Per partecipare al PROCEDIMENTO (indagini + processo) è necessaria la capacità giuridica

dell'indagato e dell'imputato, ossia la capacità di intendere e volere per poter esercitare cor-

rettamente il proprio diritto di difesa. Per ciò nel caso in cui serva , il giudice dispone una pe-

rizia per accertarla.

I DIRITTI DELL’IMPUTATO:

L’art 369 bis impone al P.M. ,a pena nullità, di informare l’indagato, al compimento del primo

atto garantito o del primo interrogatorio o della conclusione delle indagini preliminari, tutto

ciò per poter esercitare il diritto di difesa tecnica. Deve inoltre essere informato dei diritti e

delle facoltà attribuitegli.

Ha il Diritto di non essere obbligato a compiere atti a se sfavorevoli “Nemo tenetur se detege-

re”ossia:

- non può essere obbligato a deporre su fatti dai quali potrebbe emergere una responsabilità

penale. (art198.2 c.p.p.)

- ha il diritto di non rispondere all’interrogatorio eccetto che per la dichiarazione delle proprie

generalità e deve essere avvisato preventivamente di questa facoltà (art63.3c.p.p.) (gli avvo-

cati giocano molto su la dimenticanza di avvisare l’imputato) . L’omissione di tale avvertimen-

to comporta l’inutilizzabilità di ogni dichiarazione resa. (art63.3/bis c.p.p.)

- ha il diritto di essere interrogato in condizione di libertà. (art64.1c.p.p.)

- non possono essere utilizzati , neanche con il suo consenso, tecniche o metodi di interroga-

torio che influiscano sulla sua libertà di autodeterminazione o che alterino la sua capacità di

ricordare e valutare i fatti. (art64.2c.p.p.)

- ha il diritto di conoscere con precisione il fatto per cui viene interrogato e gli elementi di

prova a suo carico.

Riguardo il diritto di difesa tecnica:

ha diritto a poter scegliere il difensore di fiducia. Fino ad un massimo di 2. (art96c.p.p.)

- ha diritto ad un difensore d’ufficio affidatogli dalla P.G. o dal P.M. o dal giudice che procede,

- se non ha nominato un difensore di fiducia o se ne è rimasto privo. (art 97c.p.p.)

AUTODIFESA: Oltre alla difesa tecnica è possibile però che l’imputato vi affianchi quella per-

sonale, senza la mediazione del difensore sia nel corso delle indagini che nel corso del giudi-

zio ad ex per la prestazione di memorie o spontanee dichiarazioni.

LA PARTE CIVILE.

Ogni reato, in quanto condotta antigiuridica, può costituire anche un illecito civile e pertanto

può essere fonti di obbligazione risarcitoria o restitutoria. (art 185 c.p.) Per motivi di econo-

mia processuale è consentito , in tali casi, di esercitare l’azione civile direttamente dinnanzi al

giudice penale. A questa esigenza risponde l’istituto della parte civile, attraverso cui il dan-

neggiato dal reato esercita l’azione civile nel processo penale. La pretesa restitutoria o di ri-

sarcimento può essere avanzata dal soggetto danneggiato dal reato. La nozione di danneggia-

to non coincide con quella di offesa dal reato. Quest’ultima è la titolare del bene protetto dalla

norma penale che non sempre è colui che ne patisce il danno. (ad es nel reato di omicidio, la

persona offesa è il deceduto, i danneggiati sono i congiunti superstiti. La costituzione di parte

civile presuppone la legittimazione all’azione relativa e quindi il diritto sostanziale al risarci-

mento. E’ necessaria anche la capacità d’agire del soggetto, altrimenti sono necessari i rap-

presentanti o l’assistente.

COSTITUZIONE E REVOCA DELLA PARTE CIVILE.

La costituzione di parte civile rappresenta il modo in cui l’azione civile viene inserita nel pro-

cesso penale. L’atto introduttivo dell’azione civile nel processo penale è l’ATTO DI TRASFERI-

MENTO in sede penale dell’azione civile, già promossa nella sua sede naturale (art. 75 c.p.p.

1)

L’atto di costituzione è la domanda , le ragioni che la giustificano e il soggetto passivo. Questo

atto di trasferimento equivale all’atto di costituzione. Entrambi sono sottoscritti non dal dan-

neggiato ma dal suo difensore tramite una procura speciale a lui conferita dalla parte.

La dichiarazione di costituzione a seconda del momento in cui interviene, va presentata in

udienza o depositata nella cancelleria del giudice investito del processo. (art 78 c.p.p.) .

Essa PRESUPPONE la PENDENZA dell’azione penale, sicché il momento iniziale di azionabilità

della pretesa civilistica coincide con l’esercizio dell’azione punitiva stessa, infatti la costituzio-

ne di parte civile può avvenire non prima dell’udienza preliminare, è necessario che il proces-

so sia già investito da un giudice. L’azione civile intesa come pretesa può essere inserita

temporalmente massimo fino alla fase degli ATTI PRODUTTIVI DEL DIBATTIMENTO, così il

giudice verificherà l’istaurazione del contraddittorio tra le parti.

Una volta intervenuta, la costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni stato e grado

del processo, a meno che non sopravvengono la revoca o la sua esclusione.

REVOCA:

La parte civile può essere revocata dalla parte stessa. E’ la rinuncia di avvalersi della sede

penale per soddisfare la pretesa risarcitoria o restitutiva.

E’ importante specificare che è una rinuncia allo strumento penale e NON alla pretesa civilisti-

ca, sicché la revoca non preclude il successivo esercizio dell’azione nella sua sede naturale. La

rinuncia può essere espressa o tacita ( se non presenta le sue conclusioni scritte nel dibatti-

mento)

ESCLUSIONE:

LEGITTIMATI a chiedere l’esclusione della parte civile dal processo sono l’imputato e il RE-

SPONSABILE CIVILE ossia le controparti. ( in alcuni casi anche il P.M. in quanto titolare della

difesa dell’interesse pubblico o in alcuni casi anche d’ufficio) Anche l’esclusione può avvenire

solo in fase introduttiva al processo.

RAPPORTI TRA AZIONE CIVILE E AZIONE PENALE.

Partendo dal fatto che si può dunque esercitare l’azione di risarcimento sia in sede civile che

in sede penale , se sussistesse un processo penale va esercitata non prima come già detto

dell’azione penale, nell’udienza preliminare o negli atti introduttivi del dibattimento. Se è già

stato posto in essere un processo in ambito civile sulla stessa questione il trasferimento com-

porta l’estinzione del processo. Se però dovesse esserci un sentenza , anche di primo grado,

rimane ferma l’azione civile esercitata.

IL RESPONSABILE CIVILE

E’ un soggetto , diverso dall’imputato e tenuto per legge al risarcimento prodotto dal reato.

(es compagnia assicurativa per i danni posti in essere dall’imputato con l’auto)

E’ una parte privata ACCESSORIA ed EVENTUALE: accessoria perché la sua posizione è se-

condaria rispetto all’azione penale ma anche accessoria nei confronti della parte civile (se

manca , manca anche il responsabile) ed è eventuale perché la sua partecipazione al proces-

so non è necessaria, a differenza di quella dell’imputato che è essenziale. Il responsabile civi-

le può anche concorrere all’obbligo risarcitorio dei danni cagionati dal reato.

La LEGITTIMAZIONE PASSIVA del responsabile civile SUSSISTE SOLO SE nel processo penale

è presente un imputato del cui operato DEBBA RISPONDERE PER LEGGE (ex assicurazione per

incidenti stradali)dovendo dunque escludere tutti i casi in cui si pretende una risposta su un

mero titolo contrattuale. Non può rispondere volontariamente se manca una pretesa della

parte civile e sussiste solo se c’è la pretesa di quest’ultima nel processo.

DISCIPLINA:

Il presupposto fondamentale affinché vi sia un responsabile civile è la costituzione di una par-

te civile del danneggiato. Partendo dal presupposto che per “attivare” questa disciplina è ne-

cessario che vi sia un’azione penale , anche in questo caso è importante sottolineare che il

l’assunzione della qualità di responsabile civile può avvenire non prima dell’udienza prelimina-

re.

Può essere o Citata (Citazione) o Intervenire Volontariamente (intervento volontario) massi-

mo nella fase introduttiva al dibattimento. L’importante è che sia citata o intervenga prima

della fase introduttiva al dibattimento. E’ comprensibile quale sia l’interesse del responsabile

nel dover intervenire volontariamente all’interno del processo, ossia il fatto che se l’imputato

venga assolto lo libera dall’azione di risarcimento rivolta nei suoi confronti. Anche la parteci-

pazione del responsabile si attua tramite un atto di costituzione. Ai sensi dell’art.83 c.p.p. il

responsabile civile può essere citato su richiesta della parte civile, con decreto emesso dal

giudice.

IL CIVILMENTE OBBLIGATO ALLA PENA PECUNIARIA

E’ un soggetto civilmente obbligato a pagare una somma pari all’ammontare della multa o

dell’ammenda inflitta al colpevole, nell’ipotesi in cui il condannato sia insolvibile. L’art 196,

197 c.p. concerne le persone rivestite di autorità o incaricate della direzione o vigilanza sul

colpevole sempre che si tratti di obbligazioni che esse siano tenute a far applicare. Si verte in

tema di una particolare forma di responsabilità civile, in cui la pretesa non è quella del risar-

cimento danno ( come per il rapporto tra parte civile e responsabile civile e imputato) ma del

versamento di una somma equivalente, nella sua entità, alla sanzione pecuniaria (multa o

ammenda) inflitta. Il civilmente obbligato non ha interesse ad invertire il processo perché se

non chiamato nel processo , non potrà mai essere assoggettato al pagamento in questione.

L’interesse a citarlo è del P.M. perché organo della pretesa punitiva e dell’imputato quale inte-

ressato ad ottenere , nell’ipotesi di condanna e di propria insolvenza, il pagamento di una

pena pecuniaria e quindi l’esonero proprio dalla conversione della pena insoluta.

LA PERSONA OFFESA:

è il titolare di uno degli interessi protetti, non va confusa con la persona danneggiata dal rea-

to, la quale ha sofferto un danno patrimoniale , morale per il cui risarcimento ha diritto

d’azione e quindi di costituirsi parte civile. Normalmente le due persone coincidono ma non è

sempre così. (es la vittima di un reato)

Per poter esercita i diritti spettanti alla persona offesa (partendo dal presupposto che al P.M.

fa capo l’azione penale , per tutelare l’interesse di punire il colpevole.) , bisogna che questa

sia costituisca parte civile, mentre la vittima del reato può esercitarli anche prima nella fase

preliminare e anche dopo l’inizio del processo senza però costituirsi come parte.

Infatti l’offeso dal reato , per il fatto di non essere direttamente intestatario di un autonoma

pretesa giuridica, non può azionare , nel processo, un posizione sostanziale propria, restando

sempre un soggetto e mai una parte anche se dovesse intervenire o agire.

La differenza tra soggetto danneggiato dal reato e soggetto vittima del reato si concretizza

nell’art 90 c.p.p. .2/3 ha esteso l’utilizzo dei diritti e delle facoltà ai suoi prossimi congiunti, in

caso di decesso, o al genitore, al curatore o al tutore se è minore, inabilitato o interdetto.

Diritti e Facoltà

La persona offesa non essendo mai parte , avendo l’interesse alle sorti della pretesa penale

può sempre presentare MEMORIE ed INDICARE ELEMENTI di PROVA. Inoltre in fase di indagi-

ni preliminari ha diritto di ricevere l’INFORMAZIONE DI GARANZIA, NOMINARE UN DIFENSO-

RE, PROPORRE QUERELA, ASSISTERE A GLI ATTI GARANTITI DAL P.M. , RICHIEDERE AL P.M.

L’INCIDENTE PROBATORIO, INTERLOQUIRE SULLA PROROGA DEL TERMINE DELLE INDAGINI,

INTERLOQUIRE SULLA RICHIESTA AL P.M. DI ARCHIVIAZIONE, CHIEDERE AL PROCURATORE

DI AVOCARE LE INDAGINI.

IL GIUDICE:

Il giudice sicuramente nel nostro ordinamento occupa una posizione centrale. Per i poteri che

lo caratterizzano e per le funzioni svolte è definito “super partes”.

E’il titolare del potere decisionale ed occupa una posizione intermedia tra difesa e accusa e

infine è il garante della legalità e ritualità del procedimento.

INDIPENDENZA E IMPARZIALITA’:

L’indipendenza attiene al profilo esterno , è intesa nei confronti di altri poteri , e il giudice è

soggetto soltanto alla legge art 101 Cost.

La funzione inoltre è esercitata da magistrati ordinari art 102 Cost salvo la partecipazione di-

retta del popolo all’amministrazione della giustizia.

Il giudice è inoltre inamovibile art 107 Cost.

L’imparzialità invece riguarda il profilo interno , e si intende nei confronti delle parti , quindi

P.M. e difesa in questo ambito.

LA RIMESSIONE: (art 45 c.p.p.)

Consiste nell’attribuzione di competenza ad un giudice diverso di quello territorialmente com-

petente, e più precisamente al giudice competente per materia che ha sede nel capoluogo del

distretto della corte d’appello determinato secondo criteri previsti dalla legge.

Questo istituto non viola il principio di predeterminazione del giudice in quanto costituisce an-

ch’esso un criterio che attribuisce la competenza astratto e prefissato.

I casi di rimessione sono tramite varie riforme ridotti solamente a 3:

Gravi situazioni di pericolo della sicurezza ed incolumità pubblica, es rischi di attentati

• terroristici o di manifestazioni violente.

Turbamento della libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo,

• devono essere situazioni di turbamento reali consistenti in coartazioni fisiche o psichi-

che, che porterebbero conseguenze negative per il processo.

Legittimo sospetto ossia quelle situazioni in dubbio sull’imparzialità e serenità del giudi-

• ce .

La richiesta di rimessione può essere avanzata in qualunque stato o grado del processo dal

Procuratore Generale presso la corte d’appello, dal P.M. presso il giudice che procede, o infine

dall’imputato , ma non dal suo difensore e neanche le parti civili. Gli effetti riguardano so-

prattutto la sospensione del processo che il giudice di merito o la Corte di Cassazione posso-

no disporre , con valutazione discrezionale , fin quando non c’è la decisione.

La sospensione è obbligatoria invece quando il ricorso è assegnato per la decisione di una

delle sezioni della Corte di Cassazione.

La Corte di Cassazione decide sul ricorso e può affermare l’inammissibilità , o l’accoglimento,

in quest’ultimo caso andranno trasmessi a cura del giudice a quo gli atti al nuovo giudice de-

signato. Il quale una volta ricevuti dovrà rinnovare gli atti precedenti alla rimessione se c’è la

richiesta di una delle parti.

L’INCOMPATIBILITA’: (art34, 35 c.p.p.)

E’un istituto che nasce per garantire il giusto processo , tramite l’imparzialità del giudice ri-

muovendo tutte le cause che potrebbero vulnerarla. L’incompatibilità determina la sostituzio-

ne della persona fisica del giudice con un altro , appartenente allo stesso ufficio. Il provvedi-

mento giurisdizionale adottato da un giudice incompatibile non è pero affetto da nullità , in

quanto la sussistenza di cause di incompatibilità legittima solo a chiedere la ricusazione del

giudice e non la nullità dell’atto dunque.

I casi sono sostanzialmente 2:

Ragioni di parentela (art 35 c.p.p.) prevede che non possono svolgere nello stesso processo ,

funzioni anche separate o diverse, giudici che sono tra loro coniugi o parenti o affini fino al

secondo grado. (es se un magistrato sentenzia in primo grado ,e questa viene impugnata , il

grado d’appello non potrà essere presieduto dal coniuge).

Atti compiuti nel procedimento (art 34 c.p.p.) , c’è incompatibilità se ci sono atti compiuti in

precedenza nel corso dello stesso procedimento, in fasi diverse : Ossia non possono parteci-

pare al giudizio i giudici che hanno emesso il provvedimento conclusivo dell’udienza prelimi-

nare o ha disposto il giudizio immediato o il decreto penale di condanna o ha deciso sull’im-

pugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere . Nello stesso articolo sono indicate

anche delle eccezioni in cui questi casi non comportano incompatibilità.

ASTENSIONE (art 36 c.p.p.)

E’ un istituto che mira ad eliminare preventivamente qualsiasi sospetto sull’imparzialità del

giudice. Egli ha infatti l’obbligo di astenersi (art 36 c.p.p.) sia quando sussistono motivi per

cui può essere ricusato (art 37 c.p.p.) sia quando ricorre l’ipotesi generica delle “altre gravi

ragioni di conseguenza”. Poiché l’astensione risale ad una dichiarazione dello stesso giudice ,

l’attribuzione dell’ potere decisionale , sull’accoglimento o meno, è del presidente dello stesso

ufficio giudiziario o al presidente dell’Ufficio sovraordinato.

Il giudice astenutosi è sostituito con un altro magistrato dello stesso ufficio e gli atti da lui

compiuti perdono o conservano efficacia secondo quanto stabilito nel provvedimento di acco-

glimento dell’astensione.

RICUSAZIONE (art 37 c.p.p.)

Anche la ricusazione riguarda il giudice sospetto e si risolve nella sostituzione del giudice ricu-

sato, in caso di accoglimento della richiesta e nella possibile inefficacia degli atti da lui com-

piuti, e in ogni caso la preclusione di emanare sentenza finchè non si sia provveduto sulla ri-

cusazione.

I motivi di ricusazione sono tassativi:

-i casi di incompatibilità.

-presenza di interesse proprio.

-rapporti debitori o creditori con le parti.

-talune qualità personali che legano il giudice alle parti.

-una anticipazione del giudizio.

-inimicizia grave con le parti.

-taluni legami familiari con le parti o i soggetti processuali o con la persona P.M.

Gli effetti della ricusazione sono gli stessi dell’astensione.

COMPETENZA DEI GIUDICI PER MATERIA:

E’ la distribuzione dei procedimenti tra giudici aventi in comune una stessa giurisdizione terri-

toriale. La distribuzione per materia si applica all’interno di un medesimo territorio.

TRIBUNALE: (art. 6 c.p.p.) E’una competenza residuale , nel senso che spettano al tribunale i

reati che non competono alla Corte d’Assise o al giudice di pace.

CORTE D’ASSISE: (art 5 c.p.p.) Si occupa dei reati più gravi , che percuotono maggiormente

il sentimento della collettività (per questo è composta da 2 giudici togati e 4 popolari). Questi

delitti sono individuati sulla base dell’entità della pena o in “nomen juris”ossia un elencazione

nominativa dei titoli di reato. Di solito si parla sempre di reati che richiedono l’ergastolo o

pena non inferiore a 24 anni nel massimo edittale, sono esclusi il tentato omicidio, rapina

estorsione etc.

Sono attribuiti anche a prescindere dalla pena : Le stragi, omicidi del consenziente, omicidio

preterintenzionale.

GIUDICE DI PACE : (art 4 d.lgs. n.274/200) si occupa di reati meno gravi ossia micro-conflit-

tualità , individuati sulla base di “nomen juris”e perseguibilità a querela etc.

COMPETENZA PER TERRITORIO:

L’individuazione dell’ambito territoriale a cui interno vanno individuati i giudici che hanno co-

gnizione su un determinato procedimento è effettuata secondo paramentri secondo una su-

bordinazione di uno all’altro ossia secondo un principio di sussidiarietà.

Il principio che però è centrale in questo ambito è quello del “locus commissi delicti" (art 8/1

c.p.p.) ossia il luogo della consumazione del reato (o anche ternato). La ratio sta nel fatto che

svolgere il processo nel luogo in cui è avvenuto il reato è conveniente in chiave di accerta-

menti ed per i testimoni.

Ci sono tre casistiche:

MORTE DI UNA O PIU’PERSONE: la competenza è collegata al luogo in cui è avvenuta l’azione

o l’omissione, da cui è scaturito l’evento letale.

DELITTO TENTATO: la competenza è collegata all’ultimo atto diretto a commettere il delitto.

PERMANENZA (OFFESA PROTRATTA NEL TEMPO): il luogo in cui ha avuto inizio la consuma-

zione e continua a consumarsi.

In mancanza delle ipotesi sopraindicate (ad es l’ipotesi in cui non si sa dove sia avvenuto il

reato) la competenza appartiene al giudice della residenza, dimora, domicilio dell'imputato, o

al giudice del luogo in cui h sede l’ufficio del P.M.

COMPETENZA PER CONNESSIONE

E’la concentrazione presso un solo giudice di procedimenti attribuiti ad altri uffici giudiziari

(art 12 c.p.p.), infatti se si trattasse di una pluralità di imputazioni, sussiste un vincolo in re-

lazione agli autori del reato o dei fatti commessi.

Le conseguenze sono che può determinarsi una modifica della competenza sia per materia

che per territorio: nel primo caso si determinerà l’attribuzione ad un giudice di grado superio-

re la cognizione di tutti i reati secondo una scala di priorità che va dalla corte d’assise al tri-

bunale. Nel secondo caso invece fra i vari giudici , tutti egualmente competenti per materia,

la cognizione spetta al giudice che territorialmente compete il reato più grave.

I casi di connessione sono 3:

Il reato commesso da più persone, per concorso o cooperazione, o il reato in cui l’evento è

- stato determinato da più persone con condotte indipendenti. (CONNESSIONE SOGGETTIVA)

Se vi sono una pluralità di reati imputati ad un unico soggetto , essi devono essere espres-

- sione di un’unica azione e finalisticamente collegati.

Reati commessi per eseguire o per occultare altri reati.

-

COMPETENZA PER GRADI:

-Bisogna vedere quale giudice ha pronunciato la sentenza, con particolare riferimento all’uffi-

cio giudiziario in modo da sapere quale , per la legge, risulta essere il giudice di grado supe-

riore.

-Successivamente si guarda il territorio , una volta individuato l’ufficio giudiziario che ha

emesso la sentenza si guarderà l’ufficio giudiziario in grado d’impugnazione.

COMPETENZA FUNZIONALE (PER FASI, GRADI O STATI DEL PROCEDIMENTO)

GIP è il giudice della fase delle indagini.

GUP è il giudice dell’udienza preliminare

Giudice del processo che è il giudice del giudizio.

I primi due giudici sono stati inseriti dal legislatore per controllare che le attività e le valuta-

zioni svolte dal P.M. nella fase preprocessuale sia conformi alla legge, poiché come già affer-

mato più volte il P.M. ha l’obbligo dell’esercizio dell’azione penale , secondo le regole prestabi-

lite per legge. E’ competente nelle indagini preliminari e nell’udienza preliminare il giudice col-

locato presso l’ufficio giudiziario che ha la competenza per il processo questo perché la loro

competenza si determina in relazione quella del giudice del processo. Questi criteri riguardano

la fase preprocedimentale, se si parla già di imputato e non più di indagato allora i si attuano

i criteri sopraelencati.

Le indagini preliminari:

Avvio delle indagini:

Notizia di reato (art. 330 c.p.p.)

Il P.M. quando riceve la “notitia criminis”deve subito iscriverla nel Registro Delle Notizie Di

Reato che si trova presso la segreteria giudiziaria. In detto registro va iscritto il nome dell’in-

dagato del momento in cui emerge che il reato è attribuibile a una persona specifica e vanno

anche annotate le qualità del fatto per cui si procede (es da omicidio preterintenzionale a vo-

lontario).

Il P.M. ha dunque necessità di essere informato dei fatti suscettibili di determinazioni ai fini

dell’eventuale esercizio dell’azione penale. La prima fonte da cui si attinge la notitia criminis è

certamente l’informativa della P.G. La comunicazione della P.G. è dunque uno strumento di

informazione , presentazione e conoscenza dell’inizio di un’attività investigativa. Questa in-

formazione è una sorta di denuncia che proviene a differenza di quella di cui si tratterà negli

art 331-333 c.p.p. , non genericamente da pubblici ufficiali o incaricati al pubblico servizio,

ma da pubblici ufficiali qualificati: ossia agenti o ufficiali della P.G. E in questo caso dovranno

essere forniti gli elementi del fatto , quelli raccolti e le attività compiute con indicazione delle

fonti di prova e dei soggetti. L’informativa va trasmessa senza ritardo.

La Denuncia:

Essa è , come l’informativa della P.G. , una segnalazione di reato. Questa però può provenire

solo o da privati o da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio , ossia da soggetti che

non svolgono la funzione di P.G. Ciò spiega perché la denuncia può essere indifferentemente

presentata o alla P.G. o Al P.M.

Per i privati la presentazione della denuncia è facoltativa, almeno di norma, per i soggetti

qualificati invece è sempre obbligatoria purché la notitia criminis sia conseguenza del loro

servizio.

I soggetti qualificati la devono redigere per iscritto , per i privati basta invece la forma orale ,

con scrittura del verbale e la sua sottoscrizione.

Il Referto:

E’la segnalazione di reato proveniente dagli esercenti di una professione sanitaria che abbiano

rilevato la prestato la loro assistenza in casi che possono configurare un reato perseguibile

d’ufficio. (art 365 c.p.). La forma è scritta è anno riferite tutte le generalità del soggetto che

ha fornito la propria assistenza, più il fatto-reato.

Le condizioni di procedibilità:

La procedibilità penale: l’art 50.2 c.p.p. afferma che quando non è necessaria la querela , la

richiesta, l’istanza o l’autorizzazione a procedere , l’azione penale è esercitata d'ufficio.

Da questa norma ricaviamo che ci sono Reati Perseguibili d’Ufficio e Reati Perseguibili al Veri-

ficarsi di una Condizione (querela , istanza, richiesta, autorizzazione a procedere. Analizziamo

ora queste condizioni.

Querela (art 120 c.p.)

E’una manifestazione di volontà dell’offeso affinché si proceda a punire un determinato reato

per il quale essa è prevista. Costituisce , per altro, una notitia criminis e allo stesso tempo

una condizione di procedibilità. Essa risulta essere rilevante solo nei casi in cui la legge su-

bordina la punibilità del reato alla volontà offesa. La volontà punitiva del privato deve persi-

stere durante tutto il corso del procedimento, sia all’inizio dell’azione penale sia durante l’iter

processuale.

Infatti il venire meno della volontà punitiva si sostanzia in una remissione di querela , che può

essere espressa o tacita. Questa porterà all’estinzione del reato, quindi una causa ostativa

della prosecuzione dell’esercizio dell’azione penale. La forma della querela può essere scritta

o orale (+ verbale) ma l ‘importante e che la remissione deve avvenire nella medesima forma

dell’accettazione del diritto di querela.

Istanza di procedimento

E’una condizione di procedibilità simile alla querela. Consiste nella domanda con la quale il

privato , persona offesa chiede che si proceda contro i responsabili di alcuni delitti commessi

all’estero da stranieri e cittadini. E’però a differenza della querela irrevocabile.

Richiesta di procedimento

La richiesta consiste nella manifestazione della volontà punitiva , però una volta proposta è

irrevocabile. Le razioni però in questo caso risultano totalmente diverse dalle prime due poi-

ché basate sull’opportunità politica. Occorre la richiesta del ministro della giustizia per i delitti

in danno al P.d.R. , e per taluni delitti politici compiuti all’estero dal cittadino o dallo straniero.

Autorizzazione a procedere

E’ l’autorizzazione che rimuove l’ostacolo iniziale o sopravvenuto all’esercizio della pretesa

punitiva. Risulta anch’essa essere una manifestazione di volontà di una pubblica autorità di-

retta a consentire l’esercizio dell’azione penale al P.M. Gli organi preposti sono le Camere (per

reati commessi dal P.d.C. o dai ministri), la Corte Cost.(per i propri funzionari) e il Ministro

della Giustizia(per determinati reati citati dalla legge).

La finalità delle indagini preliminari:

Partendo dall’art 326 c.p.p. : Il P.M. e la P.G. svolgono, nell’ambito delle rispettive attribuzioni

, le indagini necessarie per le determinazioni inerenti all’ esercizio dell’azione penale. Questo

art. ci dice che entrambi questi soggetti svolgono le attivi nelle loro specifiche attribuzioni ,

quindi ci saranno norme che dicono cosa fa la P.G. e cosa fa il P.M. , e queste attività sia che

siano svolte da un soggetto o dall’ altro la loro finalità dev’essere quella di determinare il P.M.

all’esercizio o al non esercizio dell’azione penale, quindi capire se c’è un’ipotesi concreta di

reato e se questo è molto probabilmente attribuibile attribuibile al soggetto individuato e se ci

sono elementi probatori, fonti sufficienti a reggere il processo. Altro punto fondamentale ri-

guarda non solo gli elementi a sostegno ma anche quelli a sfavore sempre per il principio del

contraddittorio, quindi c’è la probabilità che essendoci elementi a sostegno dell’azione penale

verranno usati anche elementi opposti, quindi prove a discarico allora analizzando l’art 358

c.p.p. : Il P.M compie ogni attività necessaria ai fini indicati nell’art 326 c.p.p. e svolge altresì

accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini. Essendo

quindi il P.M. impersonificazione della collettività dev’essere imparziale al punto di tener conto

delle esigenze della persona indagata.

La segretezza delle indagini preliminari:

Art 329.1 c.p.p. : gli atti di indagine compiuti dal P.M. e dalla P.G. sono coperti dal segreto

fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura

delle indagini preliminari. Pertanto nelle indagini preliminari si hanno atti segreti e cioè non

conoscibili nemmeno al difensore dell’inquisito ed atti a costui noti e cioè non segreti. Per gli

atti segreti vige il divieto di pubblicazione ,sia dell’atto testuale , sia del suo contenuto, per gli

atti non segreti invece il divieto di pubblicazione permane solo per la parte testuale e non per

il contenuto (art 111 c.p.p.).

L’art 329.3 c.p.p. afferma che : anche quando gli atti non sono più coperti dal segreto a nor-

ma del comma 1, il P.M. , in caso di necessità per la prosecuzione delle indagini, può disporre

con decreto motivato:

-L’obbligo del segreto per i singoli atti quando l’imputato lo consente o quando la conoscenza

dell’atto può ostacolare le indagini riguardanti altre persone.

-Il divieto di pubblicare il contenuto dei singoli atti o notizie specifiche relative a determinate

operazioni.

Inoltre l’richiamando l’art 335 c.p.p. (Il P.M. iscrive immediatamente , nell’apposito registro

custodito presso l’ufficio, ogni notizia che gli perviene o che ha acquisito di propria iniziativa

nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona alla quale il rea-

to stesso è attribuito) , il comma 3 ci dice che : (…) le iscrizioni sono comunicate alla persona

alla quale il reato è attribuito, alla persona offesa e ai rispettivi difensori, ove ne facciano ri-

chiesta. Inoltre il comma 3 bis dice che se sussistono specifiche esigenze attinenti all’attività

di indagine il P.M. , nel decidere sulla richiesta, può disporre con decreto motivato, il segreto

sulle iscrizioni per un periodo non superiore a 3 mesi e non rinnovabile.

Per quanto riguarda invece il compimento di atti garantiti (conosciuti) l’art 369 c.p.p. afferma

che: solo quando deve compiere un atto al quale il difensore ha il diritto di assistere, il P.M.

invia per posta, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, alla persona offesa, alla perso-

na sottoposta alle indagini , un’informazione di garanzia con indicate le norme di legge che si

presumono violate, della date, e del luogo del fatto e con l’invito a esercitare la facoltà di no-

minare un difensore di fiducia. Infine se è permasa la segretezza in ogni caso il P.M. deve av-

visare l’indagato alla conclusione delle indagini preliminari.

LE INTERCETTAZIONI:

Sono regolate dall’art266 e sono definite: “la captazione occulta di una comunicazione o con-

versazione tra duo o più soggetti che agiscono con l’intenzione di escludere altri e con modali-

tà oggettivamente idonee allo scopo , attuata da un soggetto estraneo alla stessa mediante

strumenti tecnici di percezioni tali da vanificare le cautele ordinariamente poste a protezione

del suo carattere riservato”.

Sono consentite le intercettazioni telefoniche, ambientali ( tra persone in un luogo) o di co-

municazioni relativi a sistemi informatici o telefonici.

Poiché ha natura di atto a sorpresa, la sua incidenza sulla libertà delle comunicazioni , costi-

tuzionalmente protetta può essere limitata solo per atto della A.G. (art 15 Cost)

L’atto di intercettazione può essere solo del P.M. poiché l’unico che può mantenere la segre-

tezza dell’atto. Chiaramente questo genere di atto comporta una serie di limitazioni , ossia è

consentito solo per talune categorie di reati, identificati per l’entità della pena o per il bene

giuridico protetto. In particolare si procede per i delitti non colposi per cui è prevista una pena

superiore al massimo di 5 anni ed altri atti specifici ad es traffico di droga o contrabbando.

Un’altra limitazione può dipendere dal fatto che devono preesistere gravi indizi di reato e che

l’intercettazione deve porsi come assolutamente indispensabile non per l’inizio, ma per il pro-

seguo delle indagini. Nelle intercettazioni ambientali serve anche che vi sia l’attualità di svol-

gimento dell’attività criminosa.

Presupposto per disporre le intercettazioni è la presenza di gravi indizi di reato e non è dun-

que quindi necessaria la presenza di gravi indizi di colpevolezza. I gravi indizi di reato non

possono desumersi da informazioni della P.G. che non sono qualificati come persone informa-

te dei fatti.

Altro passaggio fondamentale è la previsione dell’intervento del giudice per le indagini preli-

minari con funzioni di controllo e di garanzia , ed assicura la legalità dell’intercettazione e il

contemperamento degli opposti interessi (difesa e accusa).L’autorizzazione del GIP ha durata

di 15 gg. e può essere prorogata più volte a richiesta del P.M. (nel caso di criminalità organiz-

zata ha durata 40 gg viene prorogata di 20 gg).

Se vi fosse un fondato motivo di ritenere che la procedura ordinaria possa creare pregiudizio

alle indagini , il P.M. può emettere un decreto motivato con natura provvisoria che dovrà es-

sere convalidato entro 48 ore dal GIP. Se manca devono essere distrutte.

L’art 268 c.p.p. prevede che le operazioni di intercettazione possono essere compiute esclusi-

vamente con impianti installati presso la Procura Della Repubblica e non presso gli uffici della

P.G. In caso di urgenza o quando i mezzi non risultano sufficienti il P.M. con decreto motivato

può autorizzare che le operazioni si svolgano mediante gli impianti istallati presso gli uffici

della P.G.

In caso di violazione di tali disposizioni le intercettazioni captate sono inutilizzabili.

Una volta terminate le intercettazioni , i verbali e registrazioni devono essere depositate

presso l’ufficio del P.M. con avviso ai difensori delle parti che possono prendere visione ed

estrarre copia.

E’importantissimo depositarli subito anche in favore degli interessati poiché si potrebbero va-

nificare le indagini o esecuzione di eventuali provvedimenti restrittivi.

E’anche il GIP a sovraintendere , al termine dell’intercettazione, allo stralcio delle conversa-

zioni irrilevanti e di quelle vietate è lui a disporre la trascrizione integrale delle registrazioni

da acquisire.

Inoltre va chiarito che in ordine allo stralcio va chiarito che gli interessati , a tutela della loro

riservatezza , se non ostano ragioni istruttorie , possono richiedere al GIP la distruzione delle

parti che li riguardano, inoltre vanno stralciate e distrutte anche le intercettazioni che riguar-

dano il segreto professionale.

Di norma i risultati delle intercettazioni sono di norma utilizzabili soltanto nel procedimento in

cui sono stati disposti. Al P.M. rimarranno i verbali e le registrazioni , mentre la trascrizione

integrale delle registrazioni utilizzabili rifluisce nel fascicolo dibattimentale, venendo cosi a

formare una vera e propria prova.

Quando il processo viene chiuso con sentenza definitiva le intercettazioni devono essere di-

strutte. Nel caso di richiesta di archiviazione dovrà esserci il consenso anche dell’indagato

perché all’interno delle intercettazioni potrebbe esserci qualcosa che vada a suo favore in

caso di riapertura del procedimento.

Infine le intercettazioni svolte nei casi non consentiti dalla legge sono inutilizzabili probato-

riamente.

INDAGINI DIFENSIVE

Sono tutte le investigazioni difensive mirate a garantire un’effettiva parità tra accusa e difesa

soprattutto nella fase delle indagini preliminari.

L’art 327 bis dispone che fin dal momento dell’incarico professionale risultante da atto scritto,

il difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova

a favore del proprio assistito, nelle forme e finalità stabilite nel titolo VI bis. Il difensore può

dunque avere , con persone in grado di riferire circostanze utili all’attività investigativa un

colloquio , ovvero di ricevere dichiarazioni o assumere informazioni.

Questa facoltà è estesa ai sostituti , agli investigatori privati autorizzati ed ai consulenti tecni-

ci. Per colloquio si intende una conversazione di cui non si redige alcuna documentazione ,né

scritta, né fonografica, per dichiarazione deve intendersi un atto scritto autenticato dal difen-

sore , contenente affermazioni di colui che la rende. Per assunzione di informazioni deve in-

tendersi un colloquio documentato in cui il soggetto risponde alle domande del difensore.

Se la persona da ascoltare è detenuta serve l’autorizzazione del giudice. Se invece è imputata

o indagata è necessaria la presenza del suo difensore.

Oltre ad avere contatti con persone informate , il difensore può altresì:

-richiedere ed estrarre copia della documentazione in possesso della P.A. (art391)

-accertare luoghi con ad es rilievi tecnici fotografici.

-accedere a luoghi privati con l’autorizzazione di chi ne dispone o del giudice.

-compiere accertamenti tecnici non ripetibili, previo avviso al P.M.

Tutti questi atti comporranno il fascicolo del difensore che può essere presentato al P.M. , al

GIP o al giudice.

LA CHIUSURA DELLA FASE INVESTIGATIVA

La fase dell indagini preliminari in quanto attività degli organi inquirenti è destinata ad esau-

rirsi in se stessa o a proseguire. Nel primo caso l’epilogo è l’archiviazione (art 408) he pone

termine al procedimento. Nel secondo caso sfocia in una delle possibili forme di esercizio del-

l’azione penale (art 405). L’esercizio dell’azione penale si ha quando il P.M. richiede il rinvio a

giudizio, l’applicazione della pena patteggiata, il giudizio immediato, o il decreto penale di

condanna o cita l’imputato al giudizio direttissimo.

La durata e la proroga del termine delle indagine:

Il termine ordinario della durata delle indagini individuato dal legislatore è 6 mesi e decorre

dall’annotazione nel registro delle notizie di reato . Il termine è un anno per alcuni delitti di

particolare gravità. Inoltre è possibile una proroga mediante un sistema che affida al GIP il

compito di gestirle. Il controllo giurisdizionale sui tempi della fase investigativa implica che il

P.M. ne faccia richiesta , prima della scadenza del termine, al GIP indicandone i motivi, che

tale richiesta sia notificata alla persona offesa (solo se ne ha fatto esplicita richiesta) e all’in-

dagato. Se il GIP non è convinto dell’accoglibilità della richiesta del P.M. egli convoca un

udienza in camera di consiglio n dove deciderà per la concessione della proroga e dunque il

proseguo delle indagini oppure il diniego della stessa e imporre al P.M. di prendere subito una

soluzione terminativa e dunque chiedere o l’archiviazione o il rinvio a giudizio.

In caso di proroga se è la prima basta la giusta causa, ma per quelle successive richiedono

ragioni più rigorose. La reiterazione della proroga può raggiungere al massimo 18 mesi.

AVVISO DELLA CHIUSURA DELLE INDAGINI:

Al termine delle indagini preliminari e prima di esercitare l’azione penale bisogna notificare

all’indagato e al difensore l’avviso contenente il fatto di cui è accusato , la data e il luogo in

cui è stato commesso il reato , e l’informazione che gli atti di indagine si trovano presso la

segreteria. L’indagato potrà allora estrarre copia degli atti, chiedere di essere sottoposto ad

interrogatorio, chiedere il proseguo delle indagini al P.M. e presentare memorie e documenta-

zione,

L’ARCHIVIAZIONE:

Il suo fondamento è l’infondatezza della notitia criminis o la concreta non esercitabilità dell'a-

zione penale (difetto di condizione di procedibilità, estinzione del reato, fatto non previsto dal-

la legge come reato, o l’autore di esso è ignoto)

Un altro caso come gia visto può essere la non punibilità per speciale tenuità del fatto art 131

bis c.p.

Il P.M. dovrà quindi avvisare dell’intenzione di chiedere l’archiviazione alla persona sottoposta

alle indagini ed alla persona offesa e potranno entro 20 gg presentare un opposizione che a

pena di inammissibilità dovrà avere le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta di archivia-

zione. Il giudice se l’opposizione non è inammissibile , dopo aver sentito le parti , se accoglie

la richiesta , provvede con ordinanza. In mancanza di opposizione o se questa è inammissibi-

le se accoglie la richiesta provvede con decreto motivato. Nel caso in cui non accoglie restitui-

sce gli atti al P.M.

Se l’archiviazione fosse richiesta per l’insufficienza o contraddittorietà delle fonti di prova si

parla di archiviazione probatoria. L’archiviazione è assoggettata alla verifica e al vaglio del

giudice e quindi il P.M. ha solo un potere di richiesta. Se ci fosse una decisione de plano , il

G.I.P pronuncia un decreto motivato conforme.

Contrasti sull’archiviazione: Se ci fosse la legittima opposizione della persona offesa o il GIP

non vuole accogliere la richiesta si ha uno sviluppo diverso.

Se la persona offesa si oppone all’archiviazione deve formularla entro 10 gg dall’accoglimento

della richiesta da parte del giudice e deve motivarla, pena inammissibilità.

Sia nel caso dell’opposizione che in quello dell’iniziativa spontanea del G.I.P. va fissata un

udienza in camera di consiglio , e sono invitati a partecipare tutti i soggetti interessati. A se-

guito il G.I.P. può pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione in vari modi:

Può accogliere la richiesta emettendo ordinanza di archiviazione.

• Può non accoglierla richiedendo al P.M. di effettuare ulteriori indagini e riservandosi di

• decidere al loro esito.

Può non accoglierla, e rigettare a richiesta di archiviazione e disponendo che il P.M.

• formuli l’imputazione.

Il provvedimento di archiviazione è impugnabile. In particolare:

IL DECRETO DI ARCHIVIAZIONE E’NULLO:

-E’nullo se emesso in mancanza di notifica alla persona offesa che la ha richiesta.

-È adottato prima che spiri il termine per la persona offesa per proporre opposizione.

-Se essendo stata presentata opposizione , il giudice omette di pronunciarsi sulla sua ammis-

sibilità o dichiara l’opposizione inammissibile.

L’ORDINANZA DI ARCHIVIAZIONE E’NULLA

Solo nei casi dell’art 127 c.5 , cioè in caso di violazione delle regole del contraddittorio.

Infine l’archiviazione disposta dal G.I.P. non ha un’efficacia preclusiva sostanziale, infatti il

P.M. se sopravvengono esigenze di nuove investigazioni, può richiedere al G.I.P. la riapertura

delle indagini.

ESERCIZIO DELL’AZIONE PENALE ED UDIENZA PRELIMINARE

La fase del processo inizia con l’esercizio dell’azione penale da parte del P.M. , a tale iniziativa

può conseguire la richiesta di Udienza preliminare, l’attivazione di un rito speciale , o la cita-

zione diretta in giudizio.

L’iter ordinario del processo prevede la celebrazione dell’udienza preliminare all’esito della

quale il giudice stabilisce se l’imputato sarà prosciolto o rinviato a giudizio dibattimentale.

La citazione diretta invece solitamente è un eccezione per i reati di minore rilevanza (solita-

mente con pena detentiva inferiore ad i 4 anni.

Sostanzialmente l’esercizio di quest’azione ha dunque una duplice funzione:

-la valutazione della fondatezza dell’azione penale

-deflazione del dibattimento.

La funzione di G.U.P. solitamente è svolta da un magistrato addetto alla sezione dei giudici

per le indagini preliminari. Per avere maggiori garanzia , è sempre affermata la terzietà del

giudice è in più non potrà mai essere lo stesso giudice che ha svolto nello stesso procedimen-

to le indagini preliminari.

La richiesta di rinvio a giudizio è un atto che porta alla celebrazione dell’udienza preliminare ,

deve essere depositato presso la cancelleria del giudice (art 416). Tale richiesta è uno dei

modi di esercizio dell’azione penale. Questa richiesta è nulla se non è preceduta dall’avviso

dell’art 415bis, nonché all’invito a presentarsi per rendere l’interrogatorio se richiesto dall’in-

dagato. La richiesta di rinvio a giudizio deve contenere:

-le generalità dell’imputato e della persona offesa.

-l’imputazione.

-l’indicazione delle fonti di prova.

-la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio.

-la data e la sottoscrizione del P.M.

Con questa richiesta il P.M. deve depositare il fascicolo nella cancelleria del giudice, contenen-

te tutti gli atti delle indagini preliminari (notizia di reato, fonti di prova…corpo del reato etc.)

Per quanto riguarda lo svolgimento dell’udienza preliminare , ricevuta la richiesta di rinvio a

giudizio ,spetta al G.U.P. stabilire il contraddittorio innanzi a lui. A tale scopo fissa l’udienza

preliminare con decreto. Sono previsti termini brevi. La pienezza el contradditorio si vede dal-

la previsione della presenza di: parte offesa, imputato, le parti accessorie ( parte civile , re-

sponsabile civile , civilmente obbligato), ed i difensori e l’avviso dovrà essere notificato ad

essi almeno 10 gg prima , pena nullità. Infine l’imputato deve essere avvisato che non com-

parendo verranno applicate le disposizioni dell’art 420 bis e ss.

L’UDIENZA art 420 c.p.p.

Questa si celebra in camera di consiglio , in assenza di pubblico, e con la partecipazione ne-

cessaria del P.M. e del difensore dell’imputato, la persona offesa e l’imputato hanno facoltà di

non presenziare. Il verbale sarà redatto dagli ausiliari del giudice in forma riassuntiva. Il

G.U.P. dovrà effettuare in primo luogo un controllo della regolare costituzione delle parti, va-

lutando la correttezza degli avvisi, la tempestività e regolarità delle notifiche, se sussistessero

delle nullità il giudice deve dichiararle disponendo la rinnovazione dei relativi avvisi e delle no-

tifiche rinviando dunque l’udienza.

Dichiarazione di assenza:

All’atto del controllo sulla regolare disposizione delle parti , se il giudice rileva che l’imputato

non è presente , procede in sua assenza solo se:

-l’imputato ha espressamente rinunciato ad assistere all’udienza.

-l’imputato sia stato arrestato, fermato o sottoposto a misura cautelare.

-l’imputato abbia nominato un difensore di fiducia.

-abbia ricevuto personalmente la notifica dell’avviso.

In tutti questi casi il G.U.P. emette un’ordinanza con cui dispone di procedere in assenza del-

l’imputato. L’ordinanza è sempre revocabile anche d’ufficio se l’imputato compare.

Sospensione del Processo:

E’previsto che in caso di mancata presenza dell’imputato in udienza può essere disposta la

sospensione del processo. Devono sussistere alcune condizioni :

Non deve esserci nullità delle notificazioni di avviso di fissazione dell’udienza preliminare, non

devono ricorrere casi in cui può sussistere la celebrazione in assenza e che non sussistano

ipotesi di impedimento art 420 ter.

Revoca della sospensione

Laddove è previsto nel caso in cui sia stata dichiarata la sospensione ,il giudice dispone nuove

ricerche almeno allo scadere di ogni anno al fine di procedere alla notifica dell’avviso di fissa-

zione dell’udienza .

L’ordinanza di sospensione è revocata se :

-le ricerche abbiano dato esito positivo ,ossia se l’imputato è stato trovato e quindi sia possi-

bile la notificazione dell’atto.

-l’imputato abbia nominato un difensore di fiducia dando cosi prova dell’avvenuta conoscenza

del procedimento.

Con la revoca dell’ordinanza di sospensione il giudice fissa la data della nuova udienza e di-

spone la notificazione dell’avviso alle parti private e alla parte offesa nonché la comunicazione

al P.M.

INIZIO DELLA DISCUSSIONE

Verificata la corretta costituzione delle parti , il G.U.P. dichiara aperta la discussione nel corso

della quale le parti illustrano le loro conclusioni sulla base del fascicolo del P.M.

L’imputato può chiedere di fornire spontanee dichiarazioni o essere interrogato .

L’ordine da seguire per l ‘intervento è il seguente: P.M. , difensore parte civile (se costituitasi)

, difensore responsabile civile e del civilmente obbligato ed infine il difensore dell'imputato.

P.M. e difensore dell’imputato possono replicare una sola volta.

Raccolte le conclusioni delle parti , se il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti e

non necessitano integrazione probatoria o ulteriori indagini dichiara conclusa la discussione

ed adotta la decisione di proscioglimento o rinvio giudizio.

LA MODIFICA DELL’IMPUTAZIONE

Nel nostro ordinamento vige il principio di correlazione in base al quale l’imputato deve essere

giudicato in relazione l reato che gli è stato preventivamente contestato e non su un fatto di-

verso (art 521). Può capitare che nel corso dell’udienza nasca la necessità di un aggiustamen-

to dell’accusa ad es il P.M. dalla lettura degli atti o dopo l’interrogatorio dell’imputato potrebbe

accorgersi che la rapina per cui si sta procedendo è aggravata in quanto commessa con un

arma.

Questa modifica è disciplinata dall’art 423 nei casi :

Se si avesse un fatto diverso nell’accadimento materiale ma non in quello dei connotati

• storici essenziali. (Es maggiore quantità di droga ceduta)

Se si avesse una contestazione suppletiva ( Es la presenza di un aggravante)

• Se si avesse un fatto nuovo nei tratti essenziali dell’accadimento (es se era un omicidio

• volontario e non preterintenzionale.

INTEGRAZIONE DELLE INDAGINI ED INTEGRAZIONE PROBATORIA:

Dopo la discussione delle parti , il giudice se ritiene di non poter decidere allo stato degli atti

cioè in base a quanto è contenuto nel fascicolo del P.M. può acquisire fonti di prova nelle se-

guenti modalità:

Se le indagini preliminari risultassero incomplete indica al P.M. l’attività integrativa di

▪ indagine da svolgere e fissando la data della nuova udienza preliminare. Di ciò va dato

avviso al Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello, che può di-

sporre l’avocazione di tali ulteriori indagini perché il G.U.P. evidenzia una carenza delle

investigazioni da parte del P.M.

Se il G.U.P. ritenesse che l’escussione di un testimone di un consulente tecnico, l’inter-

▪ rogatorio di un imputato di reato connesso o collegato, una perizia, siano decisivi per

l’eventuale sentenza di non luogo a procede , può ordinare d’ufficio l’attività di integra-

zione probatoria disponendo l’assunzione della prova dinnanzi a se , da raccogliere nel-

la stessa udienza o in un udienza che verrà fissata.

LA DECISIONE DEL G.U.P.

L’udienza preliminare può concludersi o con una sentenza di non luogo a procedere o con

un decreto che dispone il giudizio. Altri tipi di provvedimenti che esistono concretamente

possono essere la declaratoria di nullità ed eventuale restituzione degli atti del P.M. oppure

la declaratoria i difetto di giurisdizione , di competenza, di attribuzione

Il giudice emette la sentenza di non luogo procede(art 425 ) nei seguenti casi :

Se sussistesse una causa di estinzione del reato oppure se il fatto non è previsto dalla legge

come reato, oppure se l’imputato non è una persona imputabile (es incapacità di intendere e

volere) o infine se li elementi di prova risultino insufficienti, contraddittori o comunque non

idonei a sostenere l’accusa in dibattimento. Il “dispositivo” della sentenza deve essere letto

immediatamente in udienza , poiché ad esempio l’imputato se detenuto dovrà essere imme-

diatamente scarcerato. La sentenza è impugnabile da chi ha interesse quindi dal P.M. ma an-

che dall’imputato per ottenere ad esempio una formula di proscioglimento più favorevole, o

dalla persona offesa o dalle parti private.

Il termine per impugnare è 15 giorni.

Se invece le fonti di prova sono sufficienti a rendere necessario il giudizio dibattimentale il

G.U.P. deve emettere il decreto di rinvio a giudizio nel quale sono indicate le generalità del-

l’imputato , l’indicazione della persona offesa l’impugnazione , l’indicazione sommaria delle

fonti di prova , il giudice competente . Tra la data del giudizio e dell’udienza preliminare de-

vono passare minimo 20 gg per dare tempo alle parti di prepararsi al giudizio. A seguito del-

l’emissione del decreto che dispone il giudizio , il G.U.P. in udienza, in contraddittorio tra le

parti, forma il fascicolo del dibattimento he deve comprendere gli atti previsti dall’art 431 tra

cui quelli irripetibili con assoluta esclusione di tutti quelli ripetibili nel battimento e che po-

trebbero creare un pre-giudizio.

REVOCA DELLA SENTENZA DI NON LUOGO A PROCEDERE.

La pronuncia della sentenza di non luogo a procedere non inibisce il P.M. o la P.G. di svolgere

ulteriori indagini per giungere ad una verità processuale differente da quella consacrata nella

sentenza. Soprattutto se sopravvengono o si scoprono nuove fonti di prova . Allorché il P.M.

chiede la revoca della sentenza , indicando le nuove fonti di prova già acquisite o ancora da

acquisire. Se il giudice ritiene che la richiesta inammissibile convoca un udienza in camera di

consiglio con la facoltà delle parti di partecipare (rivedere9

A seguito dell’udienza può esserci:

-rigetto della richiesta.

-la revoca della sentenza con fissazione dell’udienza preliminare, se le fonti di prova sono già

state acquisite.

-la revoca della sentenza con autorizzazione alla riapertura delle indagini se le fonti di prova

sono ancora da acquisire.

16/04/18

Esito dell'udienza:

Decisione allo stato degli atti

• Sentenza di non luogo a procedere

• Integrazione delle indagini

• Integrazione probatoria

• Adozione di un rito speciale

• Decreto che dispone il giudizio

• Modifica della imputazione

I riti speciali si prendono in considerazione anche perché il rito ordinario deve essere un caso

eccezionale. Si giunge al rito ordinario solo quando non c'era un’altra STRADA PER CHIEDERE

L'ACCERTAMENTO sulla responsabilità. Le cose non sono andate cosi, in primo luogo perché il

rito speciale compie ciò che il legislatore voleva, cioè abbrevia i tempi che l'imputato vorreb-

be allungare. Questi riti che evitano il dibattimento sono gestiti dal p.m. ,anche se i giudici

sono sempre giudici dell'ufficio delle indagini preliminari. Comportamento che si traduce nel-

l'utilizzare questi riti alternativi sempre nella direzione di condanna, quindi anche quando

possono prosciogliere non lo fanno mai. Quindi spesso significa condanna certa sia pure ridot-

ta. Di conseguenza gli imputati che pensano di poter dimostrare la propria innocenza vanno al

dibattimento.

Cominciamo con il primo di questi riti:

GIUDICZIO ABBREVIATO

L'abbreviazione consiste nell'evitare il dibattimento e nel decidere all’udienza preliminare.

Quindi si tratta di un vero e proprio giudizio e della valutazione della responsabilità dell'impu-

tato ma, volta al giudice che per la sua stessa funzione nel rito ordinario fa da filtro. Questa

responsabilità non va valutata con la cognizione piena ma con una cognizione ridotta e in par-

ticolare limitata agli atti che si hanno a quel momento.

Alla parte civile viene chiesto di accettare o meno il rito abbreviato, ma non incide sulla cele-

brazione del rito: se l'accetta il significato è che nel suo confronto esplicheranno gli effetti ci-

vili della decisione penale, se non accetta il rito abbreviato si fa lo stesso ,ma la parte sarà

libera di fare valere le sue esigenze in sede civile. Quindi né le parti né il p.m. hanno voce in

capitolo.

Il caso più frequente è quando dalla condanna attraverso il rito abbreviato si ottiene una ridu-

zione della pena. Altre ipotesi si hanno quando è certa già sulla base degli atti d’indagine la

sua innocenza e quindi l’esperienza dimostra che solo il GIP lo proscioglie ,ma se lo richiede in

una situazione incerta nella pratica la richiesta viene scambiata come ammissione di colpevo-

lezza.

Queste norme sul giudizio abbreviato sono state modificate nel 1999 la modifica è stata di

aggiungere uno schema alternativo.

richiesta semplice: il giudice non la può rifiutare, se l'imputato domanda di essere

• giudicato solo sulla base degli atti disponibili il giudice è tenuto a decidere quindi non

può risolvere per invio al giudizio, deve immettere una decisione che riduce una pena

fino ad 1/3. Non è limitata ad una certa categoria di reati quindi anche delitti

abbastanza gravi sul piano dell’offesa. Quindi si parla di giudizio allo stato stato degli

atti o al massimo c’è una breve istruttoria d’ufficio.

Richiesta condizionata:l’imputato può sub-ordinare alla richiesta di giudizio abbreviato

• un’integrazione probatoria da effettuarsi in udienza dinnanzi al giudice. E’onere del

richiedente indicare le fonti di prova da assumere. In questo caso il giudice non è

costretto a celebrare il giudizio abbreviato ma può rigettare l’istanza se:

- le prove siano da lui ritenute irrilevanti o inammissibili.

-quando il rito integrato non è compatibile con le finalità di economia processuale.

Se il giudice accetta l’integrazione probatoria questa si aggiunge e si crea lo schema alterna-

tivo con integrazione probatoria quindi oltre agli atti esistenti il giudice tiene cono anche della

fase istruttoria nelle indagini preliminari.

Se il giudice non accoglie questa richiesta condizionata si passa al rito ordinario ma l'imputato

ci può riprovare, l’importante è che la richiesta venga posta prima della fase dibattimentale.

Se l'ha presentata nei termini ma è stata respinta ha la possibilità di ripresentarla al giudice

del dibattimento.

Qualora la richiesta venga accettata sia il GUP che il giudice del dibattimento possono assol-

vere. Se invece condannano riducono la pena ad un terzo.

APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA DELLE PARTI (patteggiamento delle parti)

La pena in realtà non viene decisa dalle parti ma dal giudice. Quello che esce dalle parti è una

proposta. Nel sistema nord americano in questo accordo il giudice non ha voce in capitolo, da

noi questo è stato ritenuto inaccettabile, perché può portare una qualche disponibilità di un'a-

zione pubblica che il sistema non può accettare. È un potere/dovere del p.m. agire nell'inte-

resse pubblico. Quindi le parti attraverso questo accordo definiscono una pena e chiedono al

giudice di applicare, ma questo non è obbligato ad applicarla. Quindi le parti sono d'accordo

nel domandare una soluzione alternativa che evita il processo e sono anche d'accordo nello

stabilire il contenuto della decisione che sostituisce l'accertamento della responsabilità, dopo

di che però il giudice potrebbe non accogliere la proposta di chiudere il processo in quel mo-

mento, oppure accogliere ma applicare una pena diversa.

Questo sistema venne usato soprattutto per i reati di minore entità. Però poi non venne usato

tanto come invece pensava il legislatore all'inizio, quindi esso ha aumentato il limite alla pena

detentiva, entro 5 anni di pena detentiva.

Dal punto di vista processuale: lo può chiedere l'imputato, il p.m. o congiuntamente con

un'unica richiesta. Questo rito si definisce premiale perché diminuisce la pena fino ad 1\3.

Questa richiesta può svilupparsi fino alle conclusioni dell'udienza preliminari. Se non venisse

rifiutata anche questa può essere ripresentata alla fase dibattimentale.

Successivamente alla richiesta viene verificato anche il consenso dalla parte non richiedente,

la verifica della quantità detta pena pattuita non eccedente i 5 anni, verifica della congruità

della pena, il giudice emetterà un provvedimento di accoglimento della richiesta ,e la senten-

za sarà inappellabile.

Il giudice a seguito di queste verifiche può anche rifiutare la pena ed assolvere. Una particola-

rità dell'istituto è la sua inappellabilità, la sentenza che emette il giudice quando tutte le parti

hanno acconsentito è inappellabile.

SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON “MESSA ALLA PROVA”

Qui si incide sul piano sostanziale, perché si potrebbe giungere all'estinzione del reato, se tut-

to va bene, senza scontare la sanzione prevista. Non si parla di pena ridotta ma di vera e

propria estinzione.E’ uno istituto che ha avuto successo, perché mette insieme varie esigenze,

quelle dell'imputato di non scontare la pena, ma anche dello Stato di evitare il processo, e se

si trattasse di pena detentiva, di non mantenere il deputato in carcere.

Ovviamente si tratta di reati non di massima entità, quindi reati pecuniari, o con sola pena

detentiva non superiore di 4 anni. Poi alcuni reati con pena superiore di 4 anni ma attribuiti al

giudice di pace per esigenze di smaltimento. (Aggiunto di recente l'omicidio stradale)

E' possibile ottenere una sospensione al processo, e si viene affidati in prova ai servizi sociali,

oltre ad essere affidati alla prova, gli si affida lavori socialmente utili. Poi però ci vuole una

condotta riparatoria, si deve offrire qualcosa ovvero una somma che sia in grado di eliminare

o diminuire le conseguenze del fatto dannoso, se poi è possibile anche risarcimento danno.

Altra conseguenza sul piano del diritto sostanziale si sospende il corso della prescrizione

(modo di estinzione del reato). Se la prova va bene il reato si estingue e si chiude la sentenza

di rito.

Dal punto di vista dei tempi, qui non c'è un discorso analogo a quello già visto, perché è vero

che vi è la presentazione delle conclusioni all'udienza preliminare, e che viene respinta l'istan-

za è proponibile nuovamente in sede dibattimentale, ma in questo caso si può richiedere an-

che se ci troviamo in grado di impugnazione. La richiesta deve comprendere un programma di

trattamento concordato con l'ufficio esecutivo dell'esecuzione esterna. Il giudice anche convo-

cando le parti in camera di consiglio svolge una breve indagine su cosa ne pensi il p.m., la

persona offesa e le parti private, ma è solo un consultazione non vincolante ed a prescindere

da loro accoglie o rifiuta la richiesta. Se il giudice accoglie la richiesta sospende il processo.

Se durante il periodo di sospensione si verifica una violazione (ex: esce nelle ore che non do-

veva uscire) non è sufficiente per farlo uscire dal programma a meno che non ci sia una reite-

razione del reato. in questo caso il provvedimento viene revocato e non può essere ripresen-

tato. A seguito dell'anno o dei due anni il giudice valuterà la relazione dei servizi sociali. Se la

relazione è positiva il reato si estinguerà con l’emissione di un’apposita sentenza da parte del

giudice, in caso contrario verrà emessa un ordinanza di prosecuzione del giudizio.

PROCEDIMENTO PER DECRETO PENALE

IL procedimento che sfocia nel decreto penale serve per evitare l’udienza preliminare , sia il

dibattimento, perché in ogni caso , compresa l’opposizione al decreto non ci sarà mai l’udien-

za preliminare , ma l’opponente potrà chiedere di celebrare il dibattimento o richiederei giudi-

zio abbreviato o il patteggiamento. E’ un provvedimento che porta rapidamente alla condan-

na, sfrutta l’assenza del contraddittorio ma è bilanciata dalla contrarietà dell’altra persona.

Una volte svolte le indagini preliminari ed acquisite chiare fonti di prova della colpevolezza

dell’imputato da far ritenere al P.M. inutile l’udienza preliminare ed il dibattimento, questi può

richiedere al GIP di emettere un decreto penale contenente la contestazione del reato e l’ap-

plicazione della pena solo pecuniaria.

Vediamo in materia penale quali sono queste ipotesi.

Prima ipotesi: Il P.M. richiede l’applicazione solo di una pena pecuniaria , anche se la pena pe-

cuniaria abbia natura sostitutiva di pena detentiva.

Seconda ipotesi: il reato sia perseguibile d’ufficio, o di querela ma che il.querelante non si op-

ponga e che non sia necessaria l’applicazione di una misura di sicurezza.

Terza condizione: che la richiesta venga avanzata dal P.M. entro 6 mesi dall’iscrizione della

notizia di reato.

Altri vantaggi possono essere ad esempio di non pagare le spese processuali oppure

l’estinzione del reato se nei 2 anni (contravvenzione) o 5 anni (delitto) non venga commesso

reato della medesima indole. Inoltre la pena potrà sempre con decisione del giudice diminuire

fino alla metà del minimo previsto.

Dal momento che l’imputato ne viene a conoscenza può opporsi entro 15 giorni dalla notifica

di conversione del rito, questa opposizione apre il contraddittorio (rito ordinario) quindi si ha

la riconversione del rito che si trova nel 464.1/2 c.p.p. Essendo un rito ordinario si svolgerà

seguendo le attività, con la conseguenza che il giudice può applicare una pena diversa ex: de-

tentiva, pecuniaria o accessoria. Se l’imputato non si oppone il decreto penale diviene esecu-

tivo.

Con questo si chiudono i riti detti “premiali” nei quali o c’è la condanna ridotta o una condan-

na al pagamento.

RITI IN CUI SI PREDILIGE L’ECONOMIA PROCESSUALE: Sono i riti in cui il dibattimento si ce-

lebra, viene riconosciuta la responsabilità penale in modo ampio ed il fattore economico si

vede perché si evitano le procedure. Sono:

GIUDIZIO IMMEDIATO e GIUDIZIO DIRETTISSIMO.

Fra di loro sotto il profilo processuale si differenziamo poco perché il giudizio immediato con-

tiene anche la fase preliminare al dibattimento mentre il giudizio direttissimo contiene solo la

fase probatoria quindi si entra subito nel dibattimento. Mentre sono più significative le diffe-

renze sui presupposti:

Nel G.I. ed in un certo caso anche le G.D. perché si salta la fase dell’udienza preliminare?

Perché si ritiene superflua, quindi ci sono degli elementi tali che rendono scontato il rinvio al

giudizio. Quali sono questi elementi? Cambiano a seconda del giudizio:

nel G.I. fanno capo ad un’evidenza probatoria:

Purché vi sia stato interrogatorio o oppure perché l’imputato non sia stato presentato

• senza legittimo impedimento e sia reperibile.

Evidenza delle prove

Il limite temporale è di 90 giorni dall’iscrizione della notizia di reato nel registro, se l’imputato

è sottoposto a custodia cautelare il limite della richiesta è posto a 180 giorni dall’esecuzione

della misura se non vi fosse grave pregiudizio pre le indagini.

GIUDIZIO DIRETTISSIMO

(Art 449-452 c.p.p.)

Vi è una situazione in cui non c’è bisogno di fare l’udienza preliminare perché si ha la perce-

zione diretta del reato, quindi si va subito in dibattimento. La situazione tipica è proprio que-

sta, si porta in udienza l’imputato quando viene arrestato in flagranza, quando è stato privato

della libertà personale dal p.g. oppure dal p.m. in alcuni casi dalla persona offesa perché

l’hanno colto nell’atto del reato, oppure anche a seguito di una confessione.

La caratteristica di queste attività è che limitano la libertà personale (art 13 cost) è quello di

richiedere una verifica giurisdizionale in tempi piuttosto brevi e la legge in questo caso vuole

che al massimo entro 48 ore dall’arresto il giudice valuti che ci siano gli elementi necessari

per l’arresto. La convalida dell’arresto la può fare qualsiasi giudice, dipende dalla fase in cui ci

troviamo, in questo caso con l’arresto in flagranza di reato, l’arresto lo convalida il GIP oppure

direttamente il giudice del dibattimento. La prima ipotesi è proprio quella di portare in udien-

za l’arrestato e richiedere la conferma dell’arresto, il giudice provvede all’attività di giudizio.

Successivamente è stata aggiunta l’ipotesi che sia il GIP a convalidare e viene poi portata al

giudice del dibattimento.

L’altra ipotesi, originariamente era solo questa ovvero dove il soggetto non era in flagranza di

reato, ma durante l’interrogatorio ha confessato, il p.m. esercita l’azione penale e cita a com-

parire in udienza l’imputato. In questo caso però non viene condannato l’imputato perché la

confessione è un diritto disponibile dell’imputato stesso.

Queste due ipotesi di casi di giudizio direttissimo sono in maniera sostanziale. Poi è stato ag-

giunto anche l’arresto già convalidato dal GIP, è simile alla confessione perché è soggetto allo

stesso termine (entro 30 giorni devono presentarsi al giudice del dibattimento per essere giu-

dicati). Questo provvedimento deve coordinarsi con la tutela dichiarativa.

Si presume che il p.m. ha elementi idonei a sua disposizione. Nel giudizio direttissimo questi

elementi sono l’arresto e la confessione. IL GIUDIZIO

Fase pre-dibattimentale:

In questa fase si prepara quello che succederà nel dibattimento. Il dibattimento penale è

un’attività orale che si concretizza nella ricerca della verità. Quindi l’attività va preparata, an-

che perché il giudice potrà utilizzare nella sua decisone cose che si sono sviluppate in udienza

preliminare.

La preparazione consiste nell’attività che serve a mettere a punto le richieste da fare al giudi-

ce. Almeno 7 giorni prima dell’udienza, le parti devono depositare, a pena di inammissibilità,

la lista con l’indicazione delle circostanze su cui vogliono chiedere l’esame di testimoni, periti,

consulenti tecnici, e persone imputate in procedimento connesso (novità), e devono chiedere

l’acquisizione dei verbali di prove di altri procedimenti penali (novità). Nel procedimento que-

ste novità non erano prevista per evitare di inquinare altre indagini.

Da queste novità si evidenzia anche che vi è una prima deroga al principio di oralità perché

possono essere presentati atti scritti in altri processi ,questo rispetto all’attività precedente è

veramente qualcosa di diverso, perché questi verbali verranno letti. La preparazione non ser-

ve se la circostanza è stata presentata dal p.m. perché se l’imputato vuole controbattere non

deve fare la richiesta entro 7 giorni ma fa la contro-prova durante la fase dibattimentale.

Il Proscioglimento dibattimentale è la fase in cui il dibattimento non si è ancora sviluppato.

Dove l’imputato non dovrà fare il processo perché il giudice ritiene che non si debba procede-

re oltre. Questo però non accerta la sua innocenza. In questo caso il giudice potrebbe convo-

care le parti in camera di consiglio, sentirli, nel caso in cui si accorga che c’era un motivo che

poteva portare alla richiesta di archiviazione o sentenza di non luogo a procedere (ad es. nei

casi di improcedibilità dell’azione penale o di estinzione del reato accertabile), e se non c’è

disaccordo delle parti si pronuncia il proscioglimento. Se questo non capita si ha la fase dibat-

timentale vera e propria:

ATTI INTRODUTTIVI:

Sono quegli atti che sono finalizzati alla certezza del processo, e si decide se certi atti non de-

vono essere presenti. Solo quando sono state accertate e prese le relative decisioni, abbiamo

una "formalità dichiarata” ossia l’apertura al dibattimento (il giudice si alza in piedi e pronun-

cia l’apertura del processo).

Verifica della regolare costituzione delle parti:

Prima di dare inizio al dibattimento, il presidente controlla la regolare costituzione delle parti.

Qualora il difensore dell'imputato non sia presente, il presidente designa come sostituto altro

difensore. Ma cosa accade se manca l’imputato? L’imputato ha diritto ma non obbligo di com-

parire in dibattimento, salvo eccezioni in cui può essere disposto l’accompagnamento coattivo

dell’imputato.

Risoluzione delle questioni preliminari con ordinanza:

Nel corso degli atti introduttivi devono essere affrontate e risolte le questioni preliminari.

Sono quelle questioni che determina un contrasto fra le parti e che devono essere sollevate a

pena di decadenza appena dopo compiuti gli accertamenti sulla loro costituzione.

Queste questioni riguardano:

-la competenza per territorio e per connessione

-la nullità attinenti alle indagini preliminari , l’incidente probatorio, l’udienza preliminare, e la

citazione in giudizio.

-la costituzione di parte civile , la citazione o l’intervento del responsabile civile o del civil-

mente obbligato

-contenuto del fascicolo del dibattimento

-la riunione o la separazione dei giudizi.

Solo quando sono state risolte decisioni, abbiamo una formalità dichiarata ossia la apertura al

dibattimento (il giudice si alza in piedi e pronuncia la apertura del processo).

PRINCIPI DEL DIBATTIMENTO

Principio di pubblicità (art 471 c.p.p.):questo principio richiamala fatto che la giustizia

• dev’essere amministrata in nome del popolo, pertanto l’udienza è pubblica a pena di

nullità. Vi sono due eccezioni la prima limitativa e la seconda è esclusiva della pubblici-

tà. La limitazione è intesa del flusso di persone in base alla loro soggettività (es minore

minori o quelle sottoposte a misura di prevenzione), invece si parla di limitazione per

motivi oggettivi se numericamente non vi siano posti in aula per un maggior numero di

persone. L’ipotesi di esclusione invece attiene la celebrazione a porte chiuse e ciò si ve-

rifica ad esempio per motivi di “interesse della segretezza perso stato” o “disordini”.

Principio di concentrazione: Si manifesta nella tendenza di esaurire il dibattimento nella

• stessa udienza , in caso di estrema necessità in udienze cronologicamente vicine. La

decisione dev’essere immediata , se possibile anche già provvista di motivazione, così

da realizzare l’immediata applicazione della giustizia. Il giudice dovrà , per favorire la

celerità, pronunciarsi immediatamente con ordinanza anche sulle questioni incidentali

che si verificano durante la fase dibattimentale (es la nullità di atti , assunzione di pro-

ve, contestazioni ecc.). Il giudice dovrà anche decidere in ambito di questioni civili o

amministrative di natura pregiudiziale dalle quali dipenda la decisione sull’esistenza del

reato oggetto del giudizio in corso. Le pregiudiziali sono dunque tutte le questioni che il

giudice penale deve preliminarmente risolvere per giungere al giudizio finale sul merito

dell’imputazione.

Principio di immediatezza: Tale principio comporta un rapporto privo di intermediazioni

• tra l’acquisizione delle prove e la decisione dibattimentale. Questo principio si divide in

due: In primo luogo l’identità fisica tra il giudice che assiste all’assunzione delle prove

in dibattimento e quello che decide, e devono concorrere , a pena di nullità assoluta, gli

stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento. In secondo luogo la decisione ba-

sata su prove legittimamente acquisite in dibattimento, secondo questo principio il giu-

dice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle legittimamente

acquisite nel dibattimento. Una deroga a questo principio si può ritrovare nell’incidente

probatorio dove l’attività, che pur essendo svolta nelle indagini preliminari rientra nel

dibattimento, il giudice non la percepisce direttamente ma attraverso una struttura.

Principio di dispositivo (estraneità del giudice): Sono le parti che definiscono il tema

• dell’accertamento dei fatti attraverso le prove, si svolge una dimostrazione davanti al

giudice attraverso le prove. Come si passa alla decisone? Valutando le prove. Quindi

non è il giudice ad individuare su cosa decide. Sono le parti dunque a gestire la richie-

sta istruttoria (art 190, 493 c.p.p.). Le parti indicano i fatti che si propongono di prova-

re e chiedere l’ammissione delle prove.

Principio di oralità: è il principio più caratterizzante, è consacrato nell’art 111 cost.

• Questo principio impone che il dibattimento sia svolto con la comunicazione del pensie-

ro mediante la pronuncia di parole destinate ad essere udite. E’ l’oralità in senso pieno,

però si sviluppa soltanto quando coloro che ascoltano possono porre domande . Non

possono essere letti dei verbali delle dichiarazioni rese dall’imputato, testimoni alla P.G.

o al P.M. o al GIP o al GUP a meno che non si siano svolte nelle forme dell’art 498 o

499 (art 514) , oppure anche , ha precisato la corte di cassazione , qualora vi sia l’ac-

cordo tra le parti, perché se mancasse l’accordo o le forme previste e si leggessero ver-

rebbe meno il principio per il quale il giudice deve essere a contatto diretto con la pro-

va, e siccome sono prove che non rientrano nel fascicolo del dibattimento e non si sono

nemmeno formate in contraddittorio e non sono a contatto diretto con il giudice, non

possono essere lette.

principio del contraddittorio: questo principio può derogare il precedente se:

1 l’imputato può consentire la deroga, quando è lui stesso che acconsente ad utilizzare uno

strumento non formato nel contraddittorio. Questa regola è possibile solo perché la costitu-

zione la prevede, è stata rafforzata dal legislatore ordinario d’inserire all’interno del fascicolo

dibattimentale o utilizzare a fini probatori.

2 il testimone: dichiarazione del testimone, se non vengono portate nel dibattimento o che

contrastano con quello che si dice oralmente davanti al giudice si possono utilizzare diretta-

mente da chi le ha colte (es il P.M. o la P.G. o dal difensore o dal soggetto interessato per po-

ter basare su di esse delle contestazioni). In questo caso applicando l’art500 c.p.p. le parti

concordano a far entrare documenti esterni a processo allora siamo nell’ambito della deroga

prevista dall’art 111.5 cost.

3 verbali di altri procedimenti: significa utilizzare le prove raccolte, però da un giudice diverso

la così detta “circolazione della prova”, nel senso che vengono raccolte da altri processi. In

generale la verbalizzazione della prova non è la prova, anche se è fatta nel modo più corretto

possibile, tuttavia quella prova si è formata per altri fini (ex: decidere su un altro reato). Si

parla di “prova documentale” non formata all’interno del processo. Alle volte si possono utiliz-

zare sentenze emesse in altri processi. In che modo? Viene utilizzata la motivazione, non c’è

l’uso della prova ma la valutazione della prova. Quindi il giudice non entra in contatto con una

documentazione ma con una valutazione.

Vi sono anche delle eccezioni al contraddittorio nella formazione della prova e un'impossibilità

oggettiva di non essere formato all’interno del dibattimento ordinario:

- Acquisizione dei verbali degli atti irripetibili compiuti dalla p.g dal p.m. e dal difensore

(art 431 c.p.p.)

- Letture o indicazioni giudiziale atti irripetibili contenuti nel fascicolo dibattimentali

- Letture o indicazioni di atti assunti nel corso dell’udienza preliminare divenuti irripetibili

- Letture dei verbali di dichiarazioni di persone residenti all’estero citate e non comparse,

quando non si è possibile l’esame dibattimentale

- Acquisizione di verbali di prova provenenti da altri processi in caso di irripetibilità origi-

naria o di irripetibilità sopravvenuta

Se questi atti si sono formati in un momento successivo e non possono essere assunti in

quel momento allora bisogna comunque dargli lettura o indicarli al giudice, lo stesso vale

se ci sono circostanze sopravvenute che non erano prevedibili.

Deroghe per effetto di provata condotta:

Sono previste delle deroghe nel caso in cui non si può acquisire la prova nel contradditto-

rio per atto illecito altrui, questo atto va dimostrato per poterlo introdurre nel processo

proprio perché non si è formato nel contraddittorio. Il legislatore ha calcato molto su come

dev’essere provata la condotta illecita: ossia quel comportamento che incide sulla volontà

del soggetto (molto spesso testimone) di collaborare all’accertamento della verità. Cioè se

un soggetto la cui volontà può essere condizionata (con violenza, minaccia, offerta di de-

naro) ossia se si ponesse un ostacolo alla verità, si può derogare alla formazione della

prova in contraddittorio.Bisogna però dimostrarlo con elementi concreti ed oggettivi.La

condotta illecita deve essere diretta ad impedire che quegli elementi probatori o fonti, non

giungano in contraddittorio.

l'Art111.4 cost ha introdotto sulla base della prassi delle eccezioni al contraddittorio so-

prattutto nella criminalità in campo mafioso, e principalmente riguardo le affermazioni di

soggetti imputati a reati connessi. Si è voluto eliminare queste situazioni riconducendo

tutte queste attività nell’ambito del contraddittorio. Se viene contro-interrogato il soggetto

non si parla di eccezione ma di applicazione della regola generale. Invece siamo nell’ambi-

to delle eccezioni quando questo soggetto è stato interrogato però non nel dibattimento,

se poi non è stato proprio interrogato perché per libera scelta ha deciso di non farlo allora

opera il divieto dell’art 111.4, ossia quello che la prova è inutilizzabile.Quindi si parla di

eccezione solo quando si permette di utilizzare queste accuse senza che si siano affermate

nel dibattimento e allora si torna all’art 111.5 (prova che non si forma nel contraddittorio).

Inoltre l’art 513 c.p.p prevede che venga presa in considerazione da parte dell’accusa la

lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato nel corso delle indagini per la possibilità che

vengano lette in dibattimento le dichiarazioni qualora risultassero contrastanti, o perché il

soggetto non può presentarsi personalmente.

Quando si trovano delle eccezioni a questi principi vi è la deviazione.

ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE

Una volta che si è esaurita l’attività preliminare il giudice dichiara aperto il dibattimento

art493 c.p.p.

Il P.M.,i difensori della P.C.; del R.C.; del C.O. e dell’imputato chiedono l’ammissione delle

prove:

- Indicazione dei fatti che si intendono provare: aggiungere o rinunciare entro 7 giorni.

- Indicazioni delle prove richieste.

Per l’art.493.2 è ammessa (in maniera non tecnica) l’acquisizione di prove non comprese nel-

la lista depositata 7 giorni prima dell’udienza se dimostra di non averle potute indicare tem-

pestivamente. È proprio il principio del contraddittorio, proprio lo scambio che a volte è solo

un contrastare le affermazioni altrui, altre volte consiste nell’introdurre nel processo elementi

che il giudice non conosceva ancora perché sono elementi della controparte.Quando è stato

aperto il dibattimento, la prima cosa da fare è ,non solo programmare e definire il tema del

dibattimento ma per farlo bisogna che sia chiaro fin dall’origine i fatti sui quali si dibatterà e

quindi bisogna portare al processo quei fatti che precedentemente non si pensava di portare e

quei fatti che invece sono risultati innocui.

Art. 495 c.p.p. giudizio di ammissibilità:

A questo punto emette un provvedimento tipicamente obbligatorio cioè un’ordinanza con la

quale accoglie o meno la richiesta di prova diretta. Le Prove dirette sono quelle prove volte a

dimostrare un fatto presentato dalla parte ciò non vale per le prove contrarie, dove con prova

contraria si intende che non riguarda un fatto diverso ma lo stesso fatto che ha chiesto di

provare la controparte ed è diretta a smentire il fatto.

TEMA PROBATORIO:

Art 187 c.p.p: “sono oggetto di prova i fatti che si riferiscono all’imputazione, alla punibilità,

alla determinazione della pena o della misura di sicurezza ”

Con fatti si intendono i fatti storici che si riferiscono all’imputazione, all’elemento psicologico,

alla punibilità (capacità di intendere e volere) e poi a quei fatti che influiscono sulla determi-

nazione della pena (aggravanti o attenuanti). Inoltre del tema probatorio fanno parte anche i

fatti della parte civile e responsabilità civile se sono presenti all’interno del processo. Tutto ciò

è il tema probatorio ossia il tema della prova.

Richiesta per esercitare il diritto alla prova:

Ponendo come presupposto che debba esserci il danno, che sostanzialmente è il fatto inerente

alla responsabilità, dovrà anche esserci il nesso di causalità con il reato (danno-reato). Le ri-

chieste che vengono poste al giudice del dibattimento sono i “mezzi istruttori” con il quale si

intende dimostrare quei fatti, quindi se i fatti vengono determinati nelle liste 7 giorni prima

(art 478) ,è sott’inteso che per questi fatti servano determinate prove, i fatti vengono sigillati

nel momento del dibattimento (art 493). La presentazione di queste richieste rappresenta un

vero e proprio “diritto alla prova”. Solitamente si dice che il diritto di difesa e di azione è il “di-

ritto di difendersi provando l’accaduto”, ma allo stesso tempo in realtà è anche il diritto di di-

mostrare il fondamento della pretesa (dovere per il p.m.). verso l’imputato. Spesso si coglie

solo il diritto alla prova e di difendersi dai fatti a sé favorevoli, ma abbiamo anche detto che il

soggetto imputato non ha un dovere di difesa perché potrebbe anche non difendersi visto che

dimostrare la colpevolezza è un onere dell’accusa. Potrebbe non difendersi ma si difende

sempre infatti è molto esercitato per avere un provvedimento a se favorevole.L’Art 190 affer-

ma infatti che il diritto alla prova riguarda tutte le parti processuali, ma soprattutto chi si di-

fende. Bisogna che questo diritto venga esercitato e l’esercizio di questo diritto ha bisogno di

una esplicita richiesta al giudice.

Su questa richiesta il giudice provvede tramite ordinanza, ed ha un potere abbastanza impor-

tante ossia selezionare le prove che ammette e non ammette. Se la richiesta di prova riguar-

da una prova proibita o modalità non consentita il giudice non la può ammettere. Diverso, è

la selezione delle prove che ritiene superflue.

- “Prova vietata dalla legge" :il giudice è tenuto ad una valutazione di diritto, e di conse-

guenza qualora fosse necessario dovrà escludere le prove vietate dalla legge, o per


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Diritto dell'Impresa, del Lavoro e delle Pubbliche Amministrazioni
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simonearsenithebest di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto processuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Zumpano Maria.

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