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• Giudiziale: i giudici, allo scopo di emettere sentenza, sono chiamati a interpretare le leggi, tale

interpretazione, ha lo scopo pratico di emettere un giudizio e di analizzare la fattispecie concreta del

caso e farla coincidere con l’astratta regolata da una specifica norma (sussunzione)

• Interpretazione Analogica: quando si riscontrano delle LACUNE all’interno del sistema normativo il

giudice deve interpretare usando lo strumento dell’analogia, cioè andando a cercare norme

adeguate alla fattispecie concreta in questione anche se non direttamente imputabili ad essa

(analogia legis), se il giudice non è in grado di identificare norme che si adattano, anche se a grandi

linee, alla fattispecie concreta, allora agisce creando da se una nuova norma nel rispetto dei principi

fondamentali dell’ordinamento giuridico (analogia iuris).

Nell’interpretazione della legge il giudice inoltre, fedele al suo ruolo di imparzialità deve tener conto di

diversi criteri, che hanno lo scopo di garantire un giudizio giusto e non fuorviante:

• Criterio letterale: nell’esprimere il giudizio il giudice deve prima di tutto applicare il testo della

norma alla lettera.

• Criterio teleologico: dopo di che deve comprendere le intenzioni dell’ordinamento giuridico

nell’emanare tale norma e applicare tale principio contestualizzando il testo della norma con la

situazione socio-economica del momento della sentenza (interpretazione evolutiva)

• Criterio sistematico: chiarito il testo specifico della norma il giudice deve avere una visione

d’insieme dell’intero complesso normativo allo scopo di isolare il volere dell’ordinamento

intrinseco nella singola norma.

• Criterio delle conseguenze: in fine il giudice nel dare il suo giudizio deve tener conto degli interessi

delle parti, poiché un giudizio che non porta giovamento a nessuna delle parti sarebbe inutile.

Capitolo 2: profili dell’attività giuridica

Attività giuridica: azione, omissione o comportamento che dia luogo a effetti rilevanti sul piano normativo

(effetti giuridici), consistenti nell’ imputazione di situazioni giuridiche soggettive ai soggetti del diritto.

L’attività giuridica si divide, a seconda della rilevanza della volontà delle parti nella realizzazione dell’effetto

giuridico derivante l’attività in:

• Fatto giuridico: attività giuridica che non presuppone la volontà delle parti nella realizzazione

dell’effetto derivato da essa, esso può per cui consistere anche ad un evento naturale per esempio,

che sul piano normativo obbliga i soggetti preposti all’indennizzo dei danni subiti.

• Atto giuridico in senso stretto: è l’atto che una volta posto in essere volontariamente e

consapevolmente (presuppone la capacità di intendere e di volere) rileva quale semplice

presupposto di effetti giuridici integralmente predeterminati da una norma giuridica

• Negozio giuridico: è l’attività giuridica che presuppone la massima rilevanza alla volontà delle parti e

come tale è anche la massima espressione dell’autonomia privata.

La manifestazione di volontà come tale presuppone una dichiarazione espressa perché ai terzi sia chiaro il

pensiero del soggetto giuridico, tale dichiarazione però in alcuni casi può anche essere tacita, o manifestarsi

tramite comportamenti concludenti, dove, ad esempio nell’usufruire di un servizio si accettano

implicitamente le condizioni di tale servizio, attraverso la formula del comportamento concludente, tale

prassi presuppone che se la dichiarazione espressa da colui che usufruisce del servizio si trova in una

condizione di antinomia con il comportamento, esso avrà comunque rilevanza (protestatio contra factum

non valet). Per quanto riguarda la manifestazione di volontà espressa con il mero silenzio essa è valida solo

se le parti hanno esplicitamente concordato il negozio giuridico in precedenza e il silenzio ha il solo scopo di

rinnovare tale negozio.

Capitolo 3: le situazioni giuridiche soggettive e il rapporto giuridico

Rapporto giuridico: relazione tra soggetti determinati che si struttura mediante l’attribuzione a tali soggetti

delle rispettive situazioni giuridiche, attive o passive, le une correlate alle altre.

Il rapporto giuridico presuppone per cui che ci siano due parti (centri di interesse), che racchiudono tutti gli

individui su cui ricadono gli effetti del rapporto, una titolare della situazione giuridica attiva e una della

rispettiva passiva. La titolarità di tale rapporto sancisce per cui il legame tra la situazione e la parte, legame

che può essere a titolo:

• Originario: non ci sono legami con i precedenti titolari della situazione giuridica o del diritto

• Derivativo: presuppone legami con i precedenti titolari della situazione giuridica o del diritto

(esempio: usucapione)

Situazioni giuridiche soggettive: attribuzione dei diritti soggettivi ai rispettivi titolari, esse si dividono in attive

e passive a seconda se il titolare sia obbligato nei confronti dell’altra parte o sia in grado di far valere un suo

diritto sull’altra parte.

Le situazioni giuridiche soggettive attive si dividono in:

• Potere: sancisce la libertà del titolare di compiere determinati comportamenti, esso è caratterizzato

da una generalizzazione del concetto di potere che pone sullo stesso piano sia i diritti del proprietario

(diritto assoluto) che i diritti del creditore (diritto relativo)

• Potestà: situazione giuridica che consente di influire sulla sfera giuridica altrui, nei limiti dell’interesse

della controparte, titolare della situazione giuridica passiva “soggezione”.

• Facoltà: essa indica una delle modalità di esercizio del diritto soggettivo e come tale è vincolata ad

esso (esempio: il proprietario ha la facoltà di disporre delle cose possedute in modo pieno ed

esclusivo)

Mentre le passive in:

• Dovere: situazione giuridica corrispondente a una generica imposizione, esso assume la forma di

DIVIETO o di COMANDO a seconda se l’imposizione sia di imporre o vietare un determinato

comportamento.

• Obbligo: è l’imposizione di un comportamento ad un individuo determinato o almeno determinabile

in relazione ad un altro soggetto ugualmente determinato o determinabile, portatore di un interesse

che attraverso quel comportamento trova la sua realizzazione.

• Obbligazione: simile all’ obbligo anch’essa presuppone la relazione tra due soggetti determinati o

quanto meno determinabili, chiamati: debitore e creditore, la sostanziale differenza con l’obbligo è

che il rapporto tra le parti è di natura esclusivamente patrimoniale.

• Soggezione: a differenza delle altre situazioni giuridiche soggettive passive essa non presuppone un

determinato comportamento del soggetto passivo per la realizzazione degli interessi dell’attivo, ma

presuppone la modificazione della sua sfera giuridica derivante da un ATTO DI DIRITTO (potestativo)

da parte del soggetto attivo.

• Onere: indica il comportamento a cui un soggetto è tenuto per la realizzazione di un suo interesse,

nel caso dell’onere il comportamento non è obbligatorio ma costituisce il presupposto per il

raggiungimento di un di un risultato favorevole.

Diritto soggettivo: attraverso tale tipologia di diritto l’ordinamento accorda una tutela immediata e

diretta al titolare del diritto che si specifica con l’attribuzione di un complesso di poteri, attuabili in varie

forme a seconda della tipologia del diritto in questione; diritto che si divide, a seconda della natura

dell’interesse da esso tutelato, in:

• Diritti assoluti: con efficacia erga omnes, essi hanno per cui la peculiarità di poter esser fatti

valere sulla base dell’immediata disponibilità del bene oggetto di tale diritto, a prescindere dalla

volontà o dai comportamenti di terzi (non presuppongono un rapporto giuridico), che sono

OBBLIGATI a rispettare tali diritti; tali diritti si dividono in:

o Diritti reali (su cosa altrui, di godimento o di garanzia)

o Diritti della persona

• Diritti relativi: con efficacia inter partes, presuppongono la nascita di un rapporto giuridico tra le

parti, essendo subordinati al comportamento dei terzi essi non godono della stessa

immediatezza dei diritti assoluti, ma garantiscono comunque un’imposizione coattiva nei

confronti del soggetto passivo nel caso esso non rispetti spontaneamente tale diritto, essi si

dividono in:

o Diritti di credito (aventi come requisito fondamentale la patrimonialità del contenuto)

o Diritti di famiglia (aventi contenuto non patrimoniale)

• Diritti potestativi: posti ad una via di mezzo tra i diritti assoluti e quelli relativi, essi attribuiscono

il potere di modificare la sfera giuridica altrui, tale caratteristica li estranea dalla categoria dei

diritti assoluti che come già detto non hanno bisogno per la realizzazione degli interessi del

titolare di una controparte determinata, ma non presuppongono neppure una forma di

cooperazione di tale controparte, come nei diritti relativi.

Altre forme di situazioni giuridiche soggettive attive: a quelle viste fin ora si aggiungo poi:

• Interesse legittimo: esso è la situazione giuridica attiva di cui è titolare colui che fa rivalere i

propri diritti nei confronti della pubblica amministrazione, un tipico esempio di tale situazione è

la richiesta di ricorso in un concorso pubblico, interesse legittimo del soggetto, che per la sua

attuazione dovrà tutelarsi in maniera mediata e non diretta, poiché il ricorso, per esempio

presuppone in primis una verifica di tutti candidati e della prassi del concorso e solo in chiave

secondaria la tutela dell’interesse specifico dell’individuo

• Aspettativa: essa fa parte delle situazioni intermedie, di cui sono titolari coloro che attendono

l’attribuzione di un diritto soggettivo, ad esempio nel caso in cui un contratto sia condizionato,

la situazione che si viene a creare per colui soggetto alla condizione è quella dell’aspettativa

che tale con dizione si manifesti per ottenere così gli effetti del contratto.

• Interessi diffusi: essi sono l’unico esempio di situazione soggettive riferibili a soggetti non

determinati, poiché esse associano ai vari titolari interessi comuni all’intera comunità di

riferimento, come ad esempio il diritto a vivere in un ambiente salubre.

Status: esso è il presupposto di tutte le situazioni giuridiche, poiché presuppone che l’individuo sia

partecipe alla comunità organizzata regolata dall’ordinamento giuridico e come tale esso può essere

titolare delle rispettive situazioni giuridiche.

Prescrizione: essa è la metodologia con il quale si estingue un diritto, dovuta all’inerzia del titolare,

presuppone un periodo (10 anni / 5 per gli effetti dovuti ai fatti illeciti) nel quale il titolare di un diritto

può impugnare tale diritto nei confronti dei terzi. Naturalmente non tutti i diritti hanno una “scadenza”,

tali diritti definiti IMPRESCRITTIBILI, non possono scadere per prescrizione o decadenza, fanno parte di

questa categoria i diritti indisponibili, come ad esempio i diritti della persona. La prescrizione

presuppone inoltre dei periodi di interruzioni dovuti a particolari status del titolare del diritto, tali

periodi si dividono in:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mattfont19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Terranova Giuseppe.

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