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arbitri giudicano la controversia, a secondo degli accordi, in modo equitativo o facendo riferimento

a norme giuridiche. DIRITTO COMUNITARIO

Con il trattato di Roma del 25.03.1957 in vigore dal 01/01/1958 (gli artefici degli accordi furono

De Gasperi, Huisenouer e Schuman), i paesi europei: Italia, Francia Germania, Belgio, Olanda e

Lussemburgo (Benelux) istituirono la Cee, si unirono per fondare le basi dell’Unione Europea. La

cee aveva il compito di abolire le dogane. I principi ispiratori erano di realizzare l’economia di

mercato e la libera concorrenza con i quali si sono creati i presupposti di un organismo

comunitario. Con il trattato di Roma altri due temi essenziali erano enunciati: lo sviluppo

sostenibile e e la protezione e tutela sociale vale a dire lo sviluppo economico coerentemente con

la tutela sociale ed ambientale (per ambiente si intende l’habitat e l’ambiente nei luoghi di lavoro).

In seguito si arrogherà il diritto di legislazione in materia ambientale. Da uno studio dell’Università

di Valencia si è riscontrato che il mare è inquinato al 77% dai fiumi, dal 10% dal lavaggio delle

petroliere e disastri ambientali causati dalle petroliere e la restante percentuale da altri fattori. Altri

trattati si sono succeduti come l’atto unico europeo nel 1986 firmato in Lussemburgo.

Con il trattato di Maastricht del 1992 si cementarono le basi per l’unificazione monetaria,

rafforzando il pensiero di realizzare l’unione politica comune nei campi della difesa ed estera.

Alcuni obiettivi come la unità nella difesa e nelle politiche estere non sono ancora stati raggiunti

perché manca la Costituzione Europea.

Con il trattato di Amsterdam del 02.10.1997 si ampliano le materie d’intervento, infatti si stabilì

che la U.E. si dovesse occupare di materia di politica comune e gli stati membri non potevano

prendere provvedimenti autonomi. Come per es. nel campo dei trasporti gli stati membri non

possono avere accordi con stati terzi ovvero devono essere autorizzati dalla U.E.. Ad Amsterdam

furono raggiunti importanti accordi per il rispetto dell’ambiente.

Il trattato di Nizza del 26.02.2001 si stabilì che rientrava nelle competenze della U.E. la materia

della tematica sociale e sicurezza sul lavoro. A seguito di questo trattato la Comunità Europea nel

2003 ha emanato direttive in tal senso recepite dai Dlgs 215 e 216 per la promozione della parità tra

i sessi ed il superamento dei pregiudizi raziali;

Con il trattato di Atene 2004 l’Unione Europea è ora composta da 25 stati. Per l’ingresso degli

ultimi 10 stati (Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Malta, Cipro Greca, Lituania, Lettonia,

Estonia, Slovenia e Polonia) l’Unione Europea ha richiesto la ratifica delle norme interne. I nuovi

stati dovranno ora adeguare il sistema normativo nazionale, gradatamente, al sistema europeo.

Le fonti normative europee (si dicono sovraordinate perché superiori alle norme dello stato)

sono : - i regolamenti comunitari che sono immediatamente applicabili negli stati

membri, appena pubblicati sulla gazzetta ufficiale, non necessitano di una

normativa nazionale che li recepisca. Sono così importanti che ove sorgessero

contrasti con la normativa nazionale hanno il sopravvento sulle leggi nazionali.

- le direttive comunitarie le quali sono rivolte normalmente agli stati i quali per

l’applicazione nazionale devono essere recepite. Ma se esse sono complete

perché disciplina tutti gli aspetti giuridici di una fattispecie si dice che la

direttiva è self executing cioè immediatamente applicabile perché contiene già

tutti gli elementi richiesti dalla legge. La maggior parte dei regolamenti e

direttive comunitarie riguardano l’agricoltura. Le convenzioni internazionali

sono quegli accordi, tra due stati, per regolamentare una determinata materia.

La comunità europea ricorre alle direttive quando riconosce una discrezionalità al paese che deve

applicarle in quanto tiene conto delle differenze territoriali; è la stessa direttiva comunitaria che ne

fissa i limiti minimi e massimi. In tali casi vi sono delle situazioni locali molto diverse es. per il

carattere di potabilità dell’acqua, per le norme sulla balneazione etc. Nel sistema della gerarchia

delle legge dopo la carta costituzionale c’è il diritto comunitario. L’art. 10 della costituzione recita

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che l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente

riconosciuto. Tali norme di riferimento sono quelle fondamentali su cui poggia il diritto

internazionale: libertà dei mari, libertà di movimento e di pensiero, extraterritorialità delle

ambasciate etc. le leggi nazionali non possono essere in contrasto con le leggi comunitarie. In caso

di contrasti chi applica la legge deve obbligatoriamente fare riferimento alle leggi comunitarie, se

esse sono disattese, a favore di una legge nazionale, chi le applica ne risponde. Per derimere i

contrasti con le leggi nazionali la competenza è riservata alla Corte di giustizia Europea.

L’U.E. protende al processo di uniformità per l’armonizzazione del diritto in tutti i paesi aderenti

alla comunità. ORGANI COMUNITARI

Il parlamento è l’organo che legifera è rappresentato per 87 membri dai paesi fondatori: Italia,

Francia, Germania ed Inghilterra ed in modo proporzionale dagli altri paesi in rapporto alla

popolazione.

Il consiglio che provvede al coordinamento delle azioni della Comunità Europea.

La commissione, che è l’organo di governo, ha il compito di attuare le politiche comunitarie. I

commissari sono i ministri.

Mentre il potere giudiziario è composto da magistrati nazionali sottratti alla magistratura del loro

paese:

la corte di giustizia della Comunità Europea che assicura l’osservanza delle disposizioni

comunitarie nei vari paesi. Era composta da 15 membri che rappresentavano tutti gli aderenti. Con

il trattato di Atene probabilmente verrà allargata ai nuovi 10 stati membri.

La Corte dei Conti è l’organo di giurisdizione contabile nell’ambito della U.E. controlla la

contabilità e la spesa ed è giudice nelle controversie che ne dovessero nascere.

IL GIUSTO PROCESSO

Più volte la Comunità ha censurato la lunghezza dei processi in Italia. Con la legge n. 89 del

24.03.2001 il legislatore ha previsto l’equo indennizzo per la abnorme durata del processo. Da due

anni circa si stanno celebrando processi contro lo Stato Italiano contro tale fenomeno. Ogni

cittadino ha il diritto alla giustizia senza lungaggini giudiziari. Affinché si possa ricorre alla corte di

giustizia devono presentarsi questi presupposti:

danno patrimoniale a causa della lungaggine il cittadino deve averne sofferto un danno

patrimoniale o non patrimoniale ma comunque valutabile economicamente (dalla Corte d’Appello);

della negata giustizia cioè anche se giustizia c’è stata essa è stata vanificata dal tempo.

Un processo si definisce lungo quando a seconda della fattispecie viola la normale lunghezza del

processo. In tal caso lo stato è condannato al risarcimento del danno provocato e potrebbe esercitare

l’azione di rivalsa sul magistrato che ha giudicato con dolo o colpa grave, con il limite al terzo dello

stipendio. NORME COGENTI E DEROGABILI

Le norme del diritto privato si distinguono in cogenti (o inderogabili) obbligatorie, e dispositive

(derogabili) quando è data facoltà di regolamentazione alle parti. Infine suppletive previste dalla

legge in occasione di una lacuna nell'accordo tra i privati, che non hanno disciplinato una

determinata fattispecie. Es. art. 1193 il debitore che ha più debiti, con lo stesso creditore, deve

dichiarare quale credito ha estinto, la legge prevede nel 2° comma che in assenza di dichiarazione si

considera il debito scaduto. Le norme di diritto pubblico sono sempre cogenti mentre le norme di

diritto privato per lo più sono dispositive. Ma solo l'interessato può attivarsi, o chi vi ha interesse. Il

carattere cogente della norma solitamente è riposta nel testo stesso "deve" ovvero a pena di nullità.

Così anche la deroga si ricava da espressioni tipo "salva diversa volontà delle parti", ovvero “può”.

FONTI

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L’Art. 1 delle preleggi recita sono fonti del diritto: le leggi, i regolamenti le norme corporative e gli

usi.

Per fonti di produzione si intende tutti gli atti o i fatti idonei a produrre diritto. Le fonti di

cognizione invece sono le pubblicazioni ufficiali di cui si può prendere conoscenza es. Gazzetta

Ufficiale.

Gerarchia: - Principi fondamentali da cui discendono diritti inviolabili (art. 2 della

costituzione);

- Le disposizioni della carta costituzionale;

- Le norme comunitarie;

- Le leggi statali ordinarie, d. lgs (a condizione che siano rispettosi della legge di

delega) e d.l. (i quali devono essere convertiti in legge entro 60 gg.).

Altre fonti minori sono i regolamenti le norme corporative e gli usi.

IL CODICE CIVILE

Una raccolta, materiale, di norme si chiama codice quelli più importanti sono il codice civile e

penale, quello di procedura civile e penale ed il codice della navigazione. Le caratteristiche dei

codici sono l'organicità, la sistematicità, la semplicità e la chiarezza. Il primo codice moderno

della storia fu il codice Napoleone emanato nel 1804 influenzando l'emanazione dei codici nel resto

d'Europa. In Italia entrò in vigore il 21.04.1942. E’ composto da 6 libri e 2969 articoli. 1° delle

persone e della famiglia, 2° delle successioni, 3° della proprietà, 4° delle obbligazioni, 5° del lavoro

ed il 6° della tutela dei diritti.

I codici possono essere modificati con norme successive o mediante sostituzione di interi articoli

(tecnica della novella) o mediante inserimento di art. bis. Le norme del codice civile sono

ugualmente suscettibili della legittimità costituzionale.

LA CONSUETUDINE

(Art. 8 delle preleggi)

È un comportamento reiterato nel tempo da un gruppo sociale con la convinzione di obbedire ad un

obbligo giuridico. È costituito da un elemento materiale il comportamento e da un elemento

immateriale opinio iuris necessitatis vale a dire il convincimento che si obbedisca ad una

prescrizione giuridica. Nella costituzione non si prevede come fonte del diritto. Ma sono le preleggi

che prevedono la consuetudine come fonte di diritto, la quale non potrà mai essere contro legge. Le

consuetudini camerali hanno valore se richiamate direttamente dalla norma o servono per

interpretarla. FORMAZIONE DELLE LEGGI

Normalmente il parlamento approva la legge e poi promulgata dal Presidente della Repubblica,

infine dopo la vacatio legge (solitamente 15 gg) viene pubblicata sulla gazzetta ufficiale. Tale

termine è dato dal legislatore affinché si possa sostenere la presunzione di conoscenza. Questa è una

presunzione iure et de iure che non ammette prova contraria infatti ci sono altre presunzioni che

ammettono prova contraria (cfr. le prescrizioni presuntive). Dopo la pubblicazione la legge da corso

al corollario che “la legge non ammette ignoranza”. Ma se possiamo immaginare che la Gazzetta

Ufficiale non raggiunga un paesino sperduto di montagna, si può sostenere tale assioma? La Corte

di Cassazione investita dal problema ha dichiarato che per motivi indipendenti dai destinatari

l’ignoranza è scusabile come pure se la legge è scritta in modo poco chiaro l’ignoranza è scusabile

perché l’errore risiede nella legge. Infatti si tenga conto che la legge può essere anche il frutto di un

compromesso tra le forze politiche che le hanno formate in parlamento.

EFFICIACIA TEMPORALE DELLE LEGGI

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Art. 10 delle preleggi

Una legge per entrare in vigore ha bisogno:

a) della promulgazione del capo dello stato,

b) della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale,

c) del decorso del tempo (15 giorni art. 10 preleggi) detta di vacatio legis.

La legge non può essere retroattiva (art. 11 delle preleggi), ma in verità il divieto è assoluto solo

nella legge penale. Nessuno può essere punito prima che la legge sia pubblicata. Ma vi possono

essere norme interpretative le quali chiariscono il significato di norme precedenti. Si applica la

norma a tutte le controversie pendenti, quelle passate in giudicato invece vengono fatte salve:

“salvo disposizione contraria”. La legge è un comando (mentre la norma giuridica è un comando al

singolo che attribuisce facoltà e limiti alla sfera giuridica del soggetto) composta da più norme che

disciplinano determinati fattispecie giuridiche. Non ha scadenza, se il legislatore non ha previsto

una scadenza. Ha sempre validità finché non venga abrogata da una legge successiva. La legge

dispone per l’avvenire a meno che non sia predisposta o per sanare vicende precedenti o a favore

dei soggetti. L'ABROGAZIONE

Art. 15 delle preleggi

L'abrogazione può avvenire in tre modi:

1) per mezzo di una legge, uguale o superiore, successiva

2) per referendum popolare, quando 500.000 elettori o 5 consigli regionali ne facciano

richiesta la votazione, la quale abroga se votano la maggioranza degli aventi diritto a

maggioranza;

3) per pronunciata incostituzionalità della Corte costituzionale.

Quando vi è una legge successiva l'abrogazione può essere espressa, se nel corpo della nuova

norma si fa un espresso rinvio, ovvero tacita: per regolamentazione dell'intera materia o porta

norme incompatibili con la vecchia normativa, la nuova norma cancella la precedente. Ove la nuova

norma rinnova solo alcuni aspetti della norma, si ha la deroga.

L'ultimo modo di abrogazione della norma è per la pronuncia della Corte Costituzionale che

cancella la norma come se non fosse mai stata scritta, cioè dall'origine ex tunc. Ma salvaguarda i

rapporti definiti con sentenza passata in giudicato.

INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE

Quando le norme vengono discusse in parlamento e quindi approvate sono spesso il frutto di

rapporti di forza e per questo motivo la norma può non essere molto chiara. Il compito

dell’interpretazione si riferisce al senso voluto dal legislatore (voluntas legis).

L'art. 12 delle preleggi recita che la legge bisogna applicarla secondo:

1) il significato rilevando l'intenzione del legislatore

2) secondo tecniche di estenzione e/o integrazione

3) quando sorge un conflitto secondo la gerarchia, la cronologia, la specialità

4) l'applicazione di più norme (combinato disposto).

l'interpretazione si dice dichiarativa, correttiva (se corregge l'interpretazione da quello che

apparirebbe a prima vista), estensiva e restrittiva. Ad ogni modo l’applicazione della legge è

sempre frutto dell’interpretazione.

Dal punto di vista dei soggetti:

interpretazione giudiziale cioè fatta dal giudice con una sentenza. Anche se è vincolante tra le

parti in giudizio e mai per i terzi. La sentenza può costituire un precedente storico a cui solitamente

gli altri giudici si conformano consolidando una tendenza giurisprudenziale.

interpretazione dottrinale fatta dai cultori delle materie giuridiche non vincolante;

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interpretazione autentica: quando è lo stesso legislatore che con un atto legislativo ne chiarisce il

significato ed ha efficacia retroattiva oltre che essere vincolante al fine di derimere ogni

controversia;

interpretazione novativa: ha efficacia ex nunc, solitamente non è retroattiva, ove il legislatore si

pronuncia per troncare il contrasto sorto con una norma precedente.

LE REGOLE DELL'INTERPRETAZIONE

Districarsi da tutte le fonti normative nazionali alle quali si aggiungono quelle regionale e

comunitarie è spesso complicato ma agli operatori soccorre l’art. 12 delle preleggi ove si recita che

nell'interpretazione bisogna cogliere la ratio della norma specialmente quando le clausole generali

fanno riferimento alla buona fede, all'equità, alla forza maggiore, alla diligenza etc. le regole

principali per l'interpretazione sono:

il criterio logico che rappresenta il percorso intellettuale escludendo ciò che la legge non dice, il

criterio storico, il criterio sistematico, il criterio sociologico ed equitativo.

L'ANALOGIA

Se un caso non è stato previsto dal legislatore, l'art. 12 comma 2 delle preleggi, il giudice, non

potendosi sottrarre dal decidere, deve risolverlo applicando l'analogia, vale a dire col ricorso a

norme che disciplinano altre materie (analogia legis) che sono legate alla fattispecie esaminata per

un collegamento. Un esempio di collegamento è dato dal caso di una norma applicabile ai lavoratori

dipendenti, quindi l'analogia si applica a tutti i lavoratori dipendenti e non ai lavoratori autonomi.

Ma se la norma si riferisce ai lavoratori l'analogia si estende anche ai lavoratori autonomi.

L'analogia non può essere applicata per le leggi penali. A differenza degli usi l'analogia è sempre

applicabile ove si ravvisa un elemento di contatto tra gli oggetti da analizzare, gli usi si applicano

ove vi sia l'esatto rinvio del legislatore. Mentre l’analogia iuris si attua quando non vi sono casi

simili già disciplinati essi si risolvono con l’applicazione dei principi essenziali del diritto,

dell’ordinamento giuridico. CONFLITTI DI LEGGI NELLO SPAZIO

Vi possono essere dei contrasti per quale legge applicare nel caso in cui interessa due cittadini di

diversa nazionalità o di uguale nazionalità all’estero. In tal caso si applicano le norme di diritto

internazionale privato. Rientrano in questa fattispecie anche i rapporti personali tra i coniugi. Tale

conflitto è risolto con la L. 218 del 31/05/1995. In seguito per i cittadini degli stati europei con il

trattato di Maastricht Dgls 286 del 25 luglio 1998 si è stabilito che tutti i cittadini dell’unione

europea sono equiparati ai cittadini italiani

L'ATTIVITA' GIURIDICA

IL RAPPORTO GIURIDICO

Il rapporto giuridico è la relazione tra due o più soggetti regolato dal diritto (oggettivo perché

stabiliste le modalità di attuazione). Es. il rapporto che lega il locatore e conduttore, committente ed

esecutore del contratto d’appalto etc. Mentre una parte è obbligato a dare, fare o non fare l’altra

deve comportarsi in buona fede e correttezza. Nel rapporto giuridico si distinguono le situazioni

soggettive sono quelle condizioni che consentono il rapporto giuridico caratterizzate da varie

figure: il diritto soggettivo (situazione soggettiva attiva), quello oggettivo, le facoltà e l’interesse

legittimo, le potestà, onere.

ESTINZIONE DEL RAPPORTO GIURIDICO

Si verifica alla cessazione del rapporto, quando es. trasferisco il mio diritto ad altri. Quando si

trasferiscono tutti i diritti in capo ad un soggetto siamo nella situazione di successione a titolo

universale nel nostro ordinamento si ha solo con la morte. Ovvero a titolo particolare quando

riguarda solo alcuni diritti. 7

IL DIRITTO SOGGETTIVO

Il diritto soggettivo è il potere pieno ed assoluto, riconosciuto al soggetto, nei confronti di tutti

(erga omnes per i diritti reali, tutti si devono astenere dal ledere il diritto) è il diritto di tutelare il

proprio interesse in modo pieno ed incondizionato. Assume la forma della tutela piena sulla cosa.

Mentre nei diritti di credito (o relativi sono opponibili solo nei confronti di taluni) sono quelli che

necessitano della cooperazione del debitore. Sono i diritti relativi e quindi valgono solo nei

confronti della persona che si configura come debitore. A fronte del diritto soggettivo si hanno le

facoltà (che non hanno un concetto autonomo) sono le manifestazioni del diritto soggettivo come la

facoltà del proprietario del fondo a recintarlo. La facoltà non ha senso autonomo non sono

prescrittibili ma si estinguono col diritto soggettivo. Anche il non uso è facoltà del proprietario.

L’onere (situazione soggettiva passiva) è un peso da sopportare per il riconoscimento di un diritto.

“Se voglio risolvere un contratto di locazione l’onere consiste nella formalizzazione della disdetta.”

“L’onere per far riconoscere l’usucapione deve dimostrare che tutti i principi stabiliti dalla legge

sono stati rispettati. Come la dimostrazione davanti al giudice del possesso del bene, comportandosi

da proprietario, senza interruzioni per un certo tempo.”

Potestà è il diritto di modificare una situazione altrui riconosciuta dalla legge come diritto –

dovere. Es.quello attribuito ai genitori sul minore, del tutore sull’interdetto. Le potestà sono

obbligatorie.

L’aspettativa non è un diritto ma una situazione che per avere effetto giuridico richiede che alcuni

atti o fatti si verifichino.

Lo status è un complesso di diritti e doveri che derivano dalla posizione della persona in un

determinato aggregato sociale (stato di cittadinanza, status familiae etc.)

L’ INTERESSE LEGITTIMO

È un istituto di diritto amministrativo che riconosce l’interesse che garantisce le pari opportunità.

Es. in un concorso pubblico il partecipante ha diritto acché le norme siano rispettate dall’ente

organizzatore. SITUAZIONI DI FATTO

L'ordinamento giuridico riconosce la tutela anche nelle situazioni di fatto contro il dolo e la

violenza. IL SOGGETTO DEL RAPPORTO GIURIDICO

LA PERSONA FISICA

CAPACITA' GIURIDICA

La capacità giuridica, la capacità ad essere titolari di diritti e doveri, si acquisisce con la nascita.

Anche se segue immediatamente la morte. Ogni acquisto destinato al concepito è subordinato alla

nascita. In tema di successioni è oltremodo importante sapere se il concepito era nato vivo o morto,

ovvero chi è morto prima. Vi sono alcune presunzioni giuridiche:

- si presume concepito al tempo dell'apertura della successione chi è nato entro 300 gg. dalla morte

della persona della cui successione si tratta (art. 462 c.c. comma 2). E' ammessa la prova contraria.

Quindi viene riconosciuta la capacità di succedere ai figli ancora non nati. E' accordata anche la

capacità di ricevere donazione ai nascituri non concepiti.

INAMMISSIBILITA' DI LIMITAZIONI ALLA CAPACITA' GIURIDICA INDIVIDUALE

L'art. 3 della Costituzione esclude tassativamente la possibilità di discriminazioni per ragioni di

razza, sesso, lingua, religione e opinioni politiche, ovvero di condizioni personali e sociali. Lo Stato

italiano, oltre che la Comunità Europea, persegue la parità dei sessi soprattutto in materia di lavoro

incentivando l'imprenditoria femminile.

Ma vi sono norme che limitano la capacità giuridica di alcuni soggetti gli stranieri, i quali sono

ammessi a godere dei diritti civili a condizione di reciprocità (per gli extracomunitari). Altre cause

di incapacità speciale sono quelle che colpiscono il fallito o determinati soggetti per via dell'età

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come l'adozione. Anche se in questi casi si sostiene che si tratta più di una incompatibilità disposta

dalla legge in condizioni particolari. CAPACITA' DI AGIRE

La capacità di compiere validamente atti giuridici che consentano al soggetto di acquisire ed

esercitare diritti, o di assumere e adempiere obblighi, è la capacità di agire che si acquisisce con la

maggiore età. Se la persona è incapace di agire si ricorre al fenomeno della rappresentanza

giuridica, il rappresentante esercendo le potestà perseguono gli interessi dell'incapace. Vi sono però

alcuni atti personalissimi quali il matrimonio o il testamento che non possono essere compiuti

tramite rappresentanti.

Tale incapacità è comune alle persone giuridiche che tramite i propri organi realizzano la

rappresentanza organica (l’assemblea dei soci e gli amministratori).

assoluta (tutore)

minore

Incapacità di agire interdetto giudiziale

interdetto legale

relativa (curatore)

minore emancipato

inabilitato (per prodigalità, abuso di alcolici e stupefacenti che

espongono il soggetto e la sua famiglia a gravi pregiudizi economici)

LA MINORE ETA'

(TUTORE)

Con il compimento del diciottesimo anno di età (art. 2 L. 8/03/1975) si acquista la capacità di agire

tranne per quegli atti ove è richiesta una età diversa come nell'adozione (35 anni art. 291 C.C.)

ovvero inferiore per il riconoscimento del figlio naturale (16 anni). Gli atti compiuti da minorenni

sono annullabili a meno che il minore abbia dichiarato di essere maggiorenne ovvero abbia

occultato con raggiri la sua minore età. L'atto è impugnabile dal rappresentante legale del minore

ovvero dal minorenne una volta raggiunta la maggiore età, mai dalla controparte maggiorenne. In

definitiva, per l'adulto, è un ammonimento a non compiere atti rilevanti con i minori.

Anche se sono numerose le deroghe all'incapacità del minorenne quale l'età per contrarre

matrimonio, per chiedere l'autorizzazione ad interrompere una gravidanza, per esercitare il diritto di

autore, accensione di libretti al risparmio e quella in materia di lavoro subordinato che si acquista a

15 anni. INTERDIZIONE GIUDIZIALE

(TUTORE)

Sebbene la capacità di agire si acquisisce con il compimento del 18 anno di età vi sono alcune cause

naturali che rendono incapaci i soggetti i quali non si rendono conto degli atti che compiono.

L'interdizione si dice giudiziale perché è pronunciata dal giudice con una sentenza. Interdizione è

un trattamento riservato ai maggiorenni in stato di incapacità naturale. Il coniuge o i parenti entro il

4° grado o gli affini entro il 2° grado o il tutore o il curatore o il Pubblico Ministero possono

richiedere tale provvedimento al giudice. L'interdizione determina incapacità legale simile a quella

del minore.

Gli atti compiuti dall'interdetto sono annullabili. L'incapacità, che decorre dalla sentenza del

giudice, è soggetta a pubblicità e trascritta a margine sull'atto di nascita tanto che i terzi possano

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conoscere lo stato del soggetto. L'interdizione cessa con sentenza di revoca quando cessa la causa

che vi ha dato luogo (art. 429). INTERDIZIONE LEGALE

(TUTORE)

E' quella prevista dalla legge a seguito di una condanna penale oltre i 5 anni di reclusione. Per la

disponibilità dei propri beni, come per l'amministrazione e la rappresentanza le regole

dell'interdizione giudiziale. Altri casi di interdizione temporanea sono previste dalle pene accessorie

di interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche come dell'incapacità di contrattare con

la pubblica amministrazione INCAPACITA' NATURALE

(TUTORE)

Si verifica nel caso in cui vi sia un incapacità dovuta non alla minore età, ma a causa di infermità di

mente, il malato grave, l'anziano, l'handicappato, il drogato, l'ubriaco ecc. l'incapacità può

riguardare anche da una situazione transitoria. Provoca l’interdizione.

Ciò che conta è il momento in cui l'atto giuridico è stato posto in essere; se in quel momento si può

dimostrare che il soggetto non era in grado di intendere e di volere l'atto può essere impugnabile e

dichiarato invalido (annullabile).

Per tutti gli atti di straordinaria amministrazione (alienazioni di straordinaria amministrazione)

dell'incapace il tutore deve essere autorizzato (l'autorizzazione) dal giudice tutelare o dal tribunale.

La inosservanza causa annullabilità del negozio giuridico.

INCAPACITA' RELATIVA, EMANCIPAZIONE E INABILITAZIONE

(CURATELA)

Le precedenti casistiche si riferiscono ad interdizioni assolute. Ma ove l’infermità non è così

grave da richiedere l’interdizione ovvero il minore può essere emancipato. In questi casi ricorre

l'incapacità relativa. Tale presupposto limita la capacità agli atti di ordinaria amministrazione,

cioè quegli atti rivolti alla conservazione del bene ed il consumo del reddito che il bene produce.

Il minore emancipato l'unico caso riconosciuto è del minore di età superiore a 16 anni che

venga autorizzato dal tribunale a contrarre matrimonio.

L'inabilitato è il malato di mente non così grave che necessita della interdizione. Causa di

inabilità, oltre alla malattia, può essere la prodigalità e l'abuso abituale di sostanze alcoliche

o stupefacenti sempre che si esponga il soggetto o la famiglia a gravi pregiudizi economici. E

le imperfezioni fisiche: sordomutismo o cecità dalla nascita, o dalla prima infanzia ove non

sono contemperati da educazione sufficiente. Vale a dire l'esperienza sul mondo esterno. La

inabilità cessa per revoca da inoltrare al tribunale. Sono gli stessi soggetti che possono

richiedere l'interdizione. La sentenza produce gli effetti dal momento in cui passa in

giudicato. RAPPRESENTANZA LEGALE

TUTELA E CURATELA

Ogni incapace legale deve avere un rappresentante legale il quale cura i suoi interessi e

sostituendosi all'incapace compie per lui atti giuridici.

Minorenni: i rappresentanti legali sono i genitori, con il nuovo diritto di famiglia la potestà è

attribuita ad entrambi i genitori congiuntamente. Se entrambi i genitori sono morti deve essere

nominato, dal giudice tutelare, un tutore idoneo all'ufficio. Sia i genitori che il tutore possono

compiere solo atti di ordinaria amministrazione.

Interdetto: all'interdetto si applica la stessa tutela del minore

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Inabilitato: essendo meno grave dell'interdizione si applica l'assistenza con l'ausilio di un

curatore (anche al minore emancipato).

Nell'assistenza il curatore non si sostituisce all'inabilitato o all'emancipato come accade nella

tutela. La legge lo affianca solo per la straordinaria amministrazione, il quale dovrà dare il suo

assenso affinché l'atto sia valido. Il curatore è nominato dal giudice tutelare.

LA LEGITTIMAZIONE - L'APPARENZA

La legittimazione è la capacità di un atto giuridico determinato dalla legge. Oltre ad essere

capace devo essere anche proprietario del bene per poterlo alienare. A volte però, per esigenze

sociali, si prescinde dalla ricognizione sulla legittimazione per cui può accadere che

l'apparenza faccia supporre ragionevolmente che chi vende un bene sia l'effettivo proprietario,

perché con la consegna della cosa ne possa conseguire la proprietà.

LA SEDE DELLA PERSONA

I concetti di domicilio, residenza e dimora hanno rilevanza per la determinazione della

competenza territoriale e per le notificazioni.

La persona fisica ha il domicilio ove ha stabilito la sede principale dei suo affari e interessi. A

differenza della residenza e della dimora implica una valutazione economico-sociale.

Ha la residenza ove dimora abitualmente. Ha una motivazione fisica. Si richiede al comune ove

si vive. Quando la residenza coincide con il domicilio il trasferimento della residenza implica

anche il trasferimento del domicilio.

Ha la dimora ove occasionalmente si trova. Ha una motivazione fisica.

Il domicilio può essere volontario e legale. L'interdetto ha il domicilio del tutore, quindi il

minore ha il domicilio coi genitori, se essi sono separati con quello con cui convive. Con la

riforma del diritto di famiglia la moglie ora può avere un domicilio diverso dal marito. Ma per

alcuni atti si può derogare al domicilio volontario eleggendo un domicilio legale ove far

pervenire tutte le comunicazioni di un atto giuridico (es. nelle cause civili c/o lo studio del

legale). Si possono avere più domicili speciali. Devono però essere fatti per scritto.

LA CITTADINANZA

E' l'appartenenza ad uno stato della persona fisica.

1) Essa si acquista per nascita in modo originario, iure sanguinis, per essere nato da un

genitore italiano, rimanendo irrilevante il luogo di nascita. Anche i figli adottivi acquistano

la cittadinanza ove l'adottante o uno degli adottandi sia italiano, anche se il titolo non è

originario ma con il provvedimento dell'adozione.

2) se nati in Italia ove i genitori sono sconosciuti o apolidi, se non si prova il possesso di altra

cittadinanza. Lo straniero la può acquisire se vi risiede da almeno tre anni.

3) per matrimonio con un italiano che sia tale da almeno tre anni. Lo straniero che ne faccia

richiesta risedendo da almeno 6 mesi.

4) Per naturalizzazione, se un genitore o un nonno era italiano purché risieda in Italia da

almeno 3 anni, o presti il servizio militare, ovvero assuma pubblico impiego alle dipendenze

dello Stato per almeno 5 anni. Al cittadino Cee che risiede per almeno da 4 anni in Italia.

All'apolide che risiede da almeno 5 anni. A qualunque straniero che risiede da almeno 10

anni.

Si possono avere contemporaneamente più cittadinanze.

LA PARENTELA

E' il vincolo che unisce le persone discendenti dallo stesso stipite può essere retta o collaterale,

quando pur essendo parenti non discendono uno dall'altro. Di regola la legge riconosce la

parentela fino al 6° grado. L'affinità, che non si estingue con la morte, è il legame con il

11

coniuge. L'affinità cessa con la dichiarazione di nullità del matrimonio. Rimane sempre vietato

il matrimonio tra gli affini in linea retta. Tra moglie e marito non esiste parentela ma coniugio.

CESSAZIONE DELLA PERSONA

La persona si estingue con la morte. L'esatta determinazione a volte può avere importanza per la

successione. In genere i morti nello stesso sinistro si presumono morti contemporaneamente ma

è ammessa l'onere della prova per provare una situazione diversa.

LA SCOMPARSA E L'ASSENZA

Una persona si considera scomparsa se si è allontanato dal suo domicilio o dall'ultima

residenza, se mancano notizie. Il tribunale può nominare un curatore che rappresenta lo

scomparso per gli atti di conservazione del patrimonio. Ove la scomparsa si protrae per oltre 2

anni il tribunale su istanza dichiara con sentenza l'assenza. Si apre il testamento e gli erede sono

immessi nel possesso temporaneo dei beni dell'assente. Quindi da atto al godimento provvisorio

dei beni. L'assenza opera solo in campo patrimoniale. Gli immessi non possono alienare i beni

se non per necessità riconosciuta dal tribunale, il quale dispone delle somme ricavate. La

dichiarazione di assenza non scioglie il matrimonio.

LA DICHIARAZIONE DI MORTE PRESUNTA

Quando la persona scompare, e non da notizia per 10 anni, ovvero per eventi particolari quali

guerre o disastri il tribunale con sentenza dichiara la morte presunta che è equiparata alla morte.

Gli aventi diritto possono disporre liberamente dei beni, ed il coniuge risposarsi. Se l'assente

ritorna riprende piena disponibilità dei beni, esigere il prezzo di quelli alienati ed il matrimonio

del coniuge e nullo. Tuttavia gli eventuali figli nati dal secondo matrimonio restano legittimi. Si

applicano i principi del matrimonio putativo. Per la dichiarazione di morte presunta bisogna

che passino 10 anni, tempi minori sono previsti da operazioni belliche, prigionia o infortunio.

GLI ATTI DELLO STATO CIVILE

4 sono i registri dello stato civile: cittadinanza, nascita, matrimonio e morte. Essi sono pubblici.

Adempiono principalmente a funzione di pubblicità-notizia. Le dichiarazioni, a pena di

sanzioni, devono essere fatte nel caso di nascita e morte. Le rettifiche sono fatte dal tribunale

per sentenza passata in giudicato. Es. cambio di sesso.

LA PERSONA GIURIDICA

GLI ENTI

Un gruppo di persone che si associano per determinati fini costituiscono una persona giuridica o

ente. L'ente per essere dotato di capacità giuridica con l'iscrizione al registro delle persone

giuridiche, tenuto presso le prefetture o nel registro delle imprese (DPR 581/95 entrato in

funzione nell'anno 1997). Si distinguono in due grandi gruppi le persone giuridiche pubbliche

che perseguono interessi pubblici ed hanno un proprio riconoscimento e sono previste

dall’ordinamento giuridico di natura pubblica. Per rinvenire la natura pubblica della persona

giuridica si fa riferimento alla finalità, all’assoggettamento a controllo pubblico, o se gli organi

sono di derivazione pubblica etc.

AUTONOMIA PATRIMONIALE

Gli enti riconosciuti (col dpr 361 del 10/02/2000 stabilisce che le fondazioni e le associazioni

sono riconosciute con l’iscrizione nel registro tenuto dalle prefetture) godono di un'autonomia

patrimoniale perfetta cioè la netta separazione del patrimonio proprio da quello degli associati.

I creditori non possono chiedere il pagamento ai propri associati e viceversa. Per gli enti di

fatto invece vige una autonomia patrimoniale imperfetta. Gli amministratori sono sempre

12

responsabili verso l'ente e verso i terzi per i danni da essi arrecati violando i doveri inerenti la

loro carica. Le associazioni sono costituite da una pluralità di persone unite per il

conseguimento di interessi comuni. Tutti i beni confluiscono in un fondo comune che equivale

a dire che i beni appartengono a tutti gli associati. Tali beni servono a soddisfare i creditori

sociali, anche qui vi è un autonomia patrimoniale imperfetta, in quanto rispondono le persone

che hanno agito personalmente e solidalmente con gli altri rappresentanti. L'associazione non

riconosciuta non può ricevere donazioni né lasciti testamentari, ma in tal caso deve richiedere il

riconoscimento entro l'anno. Le fondazioni hanno un substrato istituzionale perseguono i

propri interessi per mezzo di un fondo. Il comitato è formato da un gruppo di persone che per

finalità particolari, es. calamita, raccolgono fondi. Non hanno personalità giuridica e possono

essere costituiti anche senza formalità, verbalmente. Le donazioni modiche non necessitano di

atto pubblico (art. 783). Gli organizzatori sono responsabili dei fondi sia verso gli oblatori che

verso i destinatari, anche per responsabilità penali. All’amministratore è riconosciuta capacità

processuale. Se non si raggiunge lo scopo provvede l'autorità governativa. Hanno

un’autonomia imperfetta, il creditore particolare non può aggredire il patrimonio del comitato.

Tutte le persone giuridiche hanno una nazionalità, sede e si estinguono con la liquidazione.

CAPACITA' E FORMAZIONE DELLA VOLONTA' DELLA PERSONA GIURIDICA

Gli enti si avvalgono di organi che li rappresentano, gli amministratori che hanno la

rappresentanza legale, i quali formano un tutt'uno con l'ente. L'organo più importante dell'ente è

l'assemblea, che delibera, in prima convocazione, con la presenza della maggioranza degli

associati, ma in seconda convocazione con qualunque numero ma sempre a maggioranza dei

presenti. L'OGGETTO DEL RAPPORTO GIURIDICO

IL BENE

Il diritto distingue tra cosa e bene, la cosa è una parte di materia solida, liquida e gassosa,

mentre il bene è un concetto più ristretto. Come recita l'art. 810 c.c. i beni sono quelle cose che

possono formare oggetto di diritto. Quelle suscettibili di appropriazione e di utilizzo e che

possono avere un valore. In campo giuridico il valore è rappresentato dal diritto sul bene. Su di

esso possono concorrere più diritti: quelli di carattere reale, ovvero quello mediato (diritto

obbligatorio) CATEGORIE DI BENI CORPORALI E IMMATERIALI

I beni oggetto dei diritti reali si caratterizzano per la loro corporeità o materialità oltre che per

la suscettibilità di valutazione economica. L'analisi sui beni immateriali è meno netta,

possono classificarsi tali quei beni su cui possono accamparsi diritti oggetto di negoziazioni.

Per ciò che riguarda l'opera di ingegno ha senso parlarne quando l'opera può formare oggetto di

scambio, altrimenti all'autore spetta solo un diritto morale al riconoscimento della paternità.

Quando l'opera si estrinseca con una forma sostanziale, es. quadro, bisogna distinguere il diritto

reale sul quadro fisico ed il diritto d'autore sulla creazione. Il diritto d'autore si esplica su tutti

con il diritto che il quadro non sia riprodotto. Il diritto sulla cosa spetta all'acquirente, il quale

può disporre della res, per il diritto di proprietà, a suo piacimento.

BENI MOBILI ED IMMOBILI

Il bene immobile è costituito da tutto ciò che è ancorato al suolo naturalmente (alberi) o

artificialmente (edifici). Vi sono degli immobili determinati per legge art. 812: mulini, bagni

(stabilimenti balneari) ed edifici galleggianti, uniti saldamente per destinazione

permanentemente alla riva. Tutti gli altri beni sono mobili. Le energie naturali sono considerati

beni mobili. Ciò è rilevante per il regime giuridico sia per la forma che per le presunzioni. Il

13

concetto giuridico che il possesso vale titolo vale per i beni mobili. Il possessore non è

tenuto a dimostrare il titolo giuridico del possesso. L’onere probatorio è a carico di colui che

vuole dimostrare il contrario. Per i beni immobili o mobili registrati vale il principio della

trascrizione nei pubblici registri. Altri tipi di beni sono quelli mobiliari: azioni, obbligazioni ed

altri prodotti finanziari. I BENI

I beni fungibili sono quelli indeterminati cioè di genere es. se voglio un determinato tessuto

non è essenziale che sia una parte specifica di quel lotto stesso, è indifferente avere una o altra

confezione; i beni infungibili sono quelli specificamente determinati o di specie. La differenza

risiede nel fatto che se perisce il bene fungibile il debitore non è liberato dall’obbligazione ma

si dovrà approvigionare di un bene dello stesso tipo. Se perisce un bene infungibile, es. quadro,

l’obbligazione si sostituisce col risarcimento del danno. Beni divisibili sono quelli che si

possono dividere senza che venga a determinarsi un nocumento tra le parti divise. Indivisibili

quelli che per propria natura non sono divisibili (animale vivo). Consumabili che si possono

utilizzare un'unica volta. Inconsumabili o a fecondità ripetuta sono quelli che si prestano ad

un utilizzo più volte ripetutamente. Presenti sono gli unici che possono essere oggetto di

diritto reale: proprietà e diritti reali di godimento: vendita, o l’esercizio del diritto sulla cosa.

Beni futuri che non ancora esistono fin quando il bene non esiste non possono essere oggetto

di diritto reale ma solo obbligatorio. A seguito di negozio, i frutti dell’albero fintanto che non

siano raccolti dall’albero sono di proprietà del proprietario del terreno, ma sugli stessi si forma

un rapporto obbligatorio, cioè un diritto di credito verso il proprietario del fondo. Non si

acquista immediatamente la proprietà la quale avverrà col distacco dall’albero. Queste

distinzioni sono importanti per i riflessi giuridici che ne conseguono.

BENI PUBBLICI

La distinzione tra beni di natura pubblica e di natura privata serve per l’applicazione del regime

giuridico. I beni pubblici sono beni appartenenti ad enti pubblici (in senso soggettivo) i quali

si dividono in due categorie quelli disponibili, destinati direttamente ai servizi pubblici ed

indisponibili che non possono essere sottratti alla loro destinazione; o beni assoggettati ad un

regime speciale (in senso oggettivo). I beni assoggettati ad un regime speciale sono beni

demaniali i quali non possono essere alienati, non possono essere oggetto di possesso né di

usucapione. I beni demaniali necessari sono quei beni che appartengono necessariamente allo

Stato:

1) il demanio marittimo (mare, spiagge, porti etc);

2) il demanio idrico (fiumi, laghi etc);

3) demanio militare;

4) demanio stradale (demanio accidentale)

per quanto riguarda il mare territoriale esso si estende entro le 12 miglia marine (convenzione

di Ginevra del 1958 e convenzione delle leggi comunitarie del 1992). Se vi sono isole le 12

miglia iniziano dall’isola, poi vi è la parte contigua dove lo Stato esercita attività doganale, di

pubblica sicurezza etc. oltre vi è il mare internazionale regolato dal diritto internazionale. Per

una finzione giuridica anche le ambasciate all’estero e le navi dello stato fanno parte dello

stato per cui battono bandiera. Nel caso in cui si verificassero degli eventi rilevanti ai fini del

diritto, le norme applicabili sono quelle dello Stato di cui la nave batte bandiera anche per reati

penali (omicidio). Ma se tale evento porta turbativa allo stato ospitante, si applica la legge dello

stato in cui la nave si trova.

Poi vi è il demanio accidentale come le strade etc. In alcune fattispecie si applicano le norme

di diritto marittimo senza esserlo. Es. se voglio mettere una piattaforma oltre la battigia si

applicano le stesse norme del demanio marittimo senza esserlo. Fino ad arrivare all’assurdo che

14

per entrare sul territorio dello stato si ha bisogno del passaporto, cosa che non è prevista per

l’attraversamento del mare territoriale.

Infine vi sono i beni ecclesiastici che non possono essere sottratte alla loro destinazione finché

non siano sconsacrate. Esse sono assoggettate al diritto privato.

PERTINENZE

Sono pertinenze le cose destinate in modo durevole al servizio o ad ornamento della cosa

principale. Il regime delle pertinenze, di norma, seguono la cosa principale se dal titolo non

risulta diversamente. IL FATTO GIURIDICO

Fatto giuridico è un avvenimento che produce effetti giuridici; possono essere naturali come la

pioggia, un alluvione, un terremoto (fatti naturali) cioè gli accadimenti anche senza il concorso

dell'uomo. Tra i fatti giuridici naturali gran importanza riveste il tempo che fa acquisire diritti

giuridici (maggiore età, usucapione ecc.). Gli atti giuridici sono gli atti consapevoli e volontari

degli uomini. INFLUENZA DEL TEMPO SULLE VICENDI GIURIDICHE

COMPUTO DEL TEMPO

Per il computo del tempo ci si avvale del calendario gregoriano, a norma dell'art. 2963 c.c. non

si computa il giorno iniziale, ma si computa quello finale, se il giorno finale cade in un giorno

festivo viene prorogato di diritto al giorno seguente non festivo. Se il termine è a mese: il

termine scade nello stesso giorno corrispondente a quello del mese iniziale. Es. 2 gennaio 2

febbraio. Se esso manca si compie nell'ultimo giorno del mese.

INFLUENZA DEL TEMPO SULL'ACQUISTO ED ESTINZIONE DEI DIRITTI

SOGGETTIVI

L'ordinamento giuridico tende ad equiparare la situazione di fatto con quella di diritto per cui il

tempo è un elemento per l'acquisto o la prescrizione di un diritto soggettivo. Nell'acquisto ci

troviamo davanti all'usucapione, mentre nella prescrizione si hanno la prescrizione estintiva e

la decadenza. LA PRESCRIZIONE ESTINTIVA

La prescrizione produce l'estinzione del diritto soggettivo per effetto dell'inerzia del titolare. Il

quale non esercita il suo diritto. Tutti i diritti si estinguono per non uso a meno che si

riferiscono a diritti indisponibili o alcuni diritti particolari quali l’azione petitoria di eredità o

l’azione per far dichiarare la nullità di un negozio giuridico. La prescrizione legale è

solitamente decennale. Ma può essere anche più breve 5 anni nel caso del diritto al

risarcimento del danno, le prestazioni periodiche, e vari rapporti commerciali. Non tiene

mai conto dello stato soggettivo della persona. Non è modificabile da patti tra le parti, la

clausola è nulla. Il giudice non può d'ufficio rilevare la prescrizione ma solo su istanza di parte

(art. 2938). LE PRESCRIZIONI PRESUNTIVE

Vi sono rapporti nella vita quotidiana che vengono estinti per prassi automaticamente. Il credito

si presume estinto per decorso in un tempo brevissimo. Es. in 6 mesi per i diritti dell’albergo, i

crediti nella ristorazione verso i clienti etc. La prescrizione non è assoluta ma affinché tali

diritti siano riconosciuti e tutelati bisogna provarli, quindi oltre i 6 mesi spetterà all’albergatore

dimostrare che il debito non è stato onorato, inversione dell’onere della prova.

15

LA DECADENZA

La decadenza si dice legale perché prevista dalla legge. La decadenza determina la perdita di

un diritto per il decorso di un termine perentorio. E' l'onere di esercitare un diritto entro il

tempo prescritto dalla legge. Mentre con la prescrizione si estingue un diritto già acquisito per

inerzia del titolare; la decadenza impedisce l'acquisto o l'esercizio di un diritto per la mancata

osservanza di un termine di rigore. La decadenza non può essere rilevata d'ufficio dal giudice.

Si dice contrattuale (dispositiva) se invece è previsto dal contratto può derogare ai principi

generali es. nel caso di vizi occulti le parti possono sia regolarli in modo diverso che

rinunziarvi, ovvero il diritto di ispezione da esercitarsi entro un certo tempo. La clausola

contrattuale è valida se però il termine stabilito non renda eccessivamente difficile l'esercizio

del diritto art. 2964. L'ATTO E IL NEGOZIO GIURIDICO

CLASSIFICAZIONE DEGLI ATTI GIURIDICI

Gli atti degli uomini si dividono in atti leciti e atti illeciti. Quelli leciti sono le manifestazioni

consapevoli e volontarie (espressione dell'autonomia privata). Li distinguiamo in attività

materiali operazioni e dichiarazioni, e prendono il nome di negozi giuridici. Consistono in

due attività: operazioni materiali e le dichiarazioni. Le dichiarazioni di scienza invece sono gli

atti con i quali si comunica di essere a conoscenza di un atto o una situazione come ad es. la

confessione. Un'altra manifestazione di volontà è l'atto dovuto che consiste in un adempimento

di un obbligo (pagamento di un'obbligazione). Gli atti illeciti, invece, sono quelli che vanno a

ledere un diritto soggettivo (e non intesi dal punto di vista penalistico che realizzano un reato)

Atti giuridici Illeciti

Leciti

Dichiarazioni -Operazioni Dichiarazioni di scienza Atti dovuti

(comunicazione di essere (pagamento)

conoscenza di un fatto)

Negozi giuridici IL NEGOZIO GIURIDICO

Il negozio giuridico è frutto della elaborazione dottrinale non è disciplinato dal codice civile

ma si applicano le norme riguardanti i contratti ove compatibili. I negozi giuridici sono quegli

atti giuridici umani consapevoli e volontari con i quali il soggetto manifesta la sua volontà

diretta a conseguire effetti giuridici tutelati dall’ordinamento giuridico. I negozi giuridici

più importanti sono i contratti i quali hanno un contenuto patrimoniale, mentre il matrimonio

non può essere definito un contratto in quanto non ha contenuto patrimoniale.

L’ordinamento giuridico li distingue secondo:

la causa: - mortis causa ove l’unico esempio è il testamento;

- inter vivos tra persone; 16

il contenuto:

- diritto familiare: matrimonio, adozione etc;

- patrimoniale quelli che realizzano un diritto patrimoniale da un soggetto ad un

altro;

Nei negozi giuridici i soggetti si chiamano parti ma una parte può essere costituita anche da più

persone. In tal caso si distingue

- l'atto collegiale dove la dichiarazione di volontà di più persone formano la

volontà di un soggetto diverso es. la deliberazione dell'assemblea di una società.

- L’'atto complesso è l'espressione della volontà di parti diverse tendenti ad un

fine comune come ad es. la dichiarazione dell'inabilitato e del suo curatore.

Nel caso di vizio di un componente della dichiarazione di volontà nell'atto collegiale si dovrà

vincere la prova di resistenza, mentre nell'atto complesso il vizio di una sola parte vizia

irrimediabilmente la dichiarazione.

Gratuità: - negozi giuridici a titolo gratuito ove si attribuiscono diritti senza onerosità:

donazione

- negozi giuridici a titolo oneroso: i contratti ove si attribuisce un diritto contro un

corrispettivo patrimoniale. Vige il principio sinallagmatico contrattuale che si

concreta in un rapporto di reciprocità do ut des;

ELEMENTI DEL NEGOZIO GIURIDICO

Gli elementi essenziali (se mancano il negozio è nullo) sono:

- la volontà che corrisponde all’elemento psicologico che determina effetti

giuridici;

- la dichiarazione è l’esternazione;

- e la causa rappresenta l’umus del negozio cioè la funzione economico – sociale

il fine socialmente riconosciuto dall’ordinamento giuridico. Quindi ci si riferisce

al motivo giuridico come ad esempio nella vendita la causa è rappresentata dal

trasferimento del bene contro un prezzo. E non alle motivazioni personali.

Il silenzio (o comportamento concludente) solitamente non costituisce dichiarazione di volontà

solo con il concorso di alcuni elementi può avere valore di ratifica. Es. ratifica dell'operato del

mandatario nel caso si sia discostato dalle istruzioni; se invece un editore manda una rivista e

ordina un termine oltre il quale si intende abbonato nulla è dovuto; in mancanza della

manifestazione di volontà, solo dove non si hanno rapporti consolidati. Il silenzio assenso o

rifiuto riguarda il diritto amministrativo che produce effetti solo in questo campo.

ELEMENTI ACCIDENTALI (o non essenziali)

Sono la condizione il termine ed il modo

LA FORMA

Solitamente la legge non richiede la forma scritta ad substantiam, ma è obbligatoria per quei

contratti particolarmente importanti come la compravendita immobiliare o diritti relativi ad

immobili. Avvolte l’ordinamento giuridico prevede forme vincolanti come per la donazione che

deve essere rogato con atto pubblico. Anche le parti possono prevedere, con clausole

accessorie, la forma del negozio come per es. la disdetta di un contratto di locazione con

raccomandata, in tal caso si dice che la clausola ha una forma convenzionale.

IL BOLLO E LA REGISTRAZIONE

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Il bollo, usato per motivi fiscali, non rende nullo un negozio, ma espone a sanzioni i contraenti.

Solo nella cambiale ha l'effetto di non poter contare sulla esecutività.

La registrazione non rende un negozio nullo ma con essa, fatta all’ex ufficio del registro,

conferisce data certa e quindi utile ai fini della prova.

FORMAZIONE O PERFEZIONE DEL NEGOZIO

Il negozio è perfetto quando la manifestazione di volontà esce dal soggetto in un negozio

unilaterale, quando è comunicata, secondo la regola negoziale da parte di chi doveva

esprimersi, alla contro parte nel negozio ricettizio, nei contratti quando si raggiunge un

accordo tra le parti. Per designare il completamento dell'iter formativo della volontà si dice che

il negozio è perfetto. RESCISSIONE E RISOLUZIONE

Quando il contratto è sottoscritto dalle parti ha valore di legge e non può essere modificato se

non con l’accordo tra le parti. Cause di annullabilità si presentano quando lo stesso è stato

contratto con l’alterazione della volontà stato di pericolo e in caso di lesione in tali casi è

concessa l’azione di rescissione.

La risoluzione del contratto invece si può verificare quando una delle parti non adempie

correttamente all’obbligazione (nel contratto di locazione il conduttore non paga l’affitto)

inadempimento; per impossibilità sopravvenuta e per eccessiva onerosità tali cause

rompono il carattere di reciprocità tra le prestazioni..

PUBBLICITA'

FINI

La pubblicità, che si realizza con la trascrizione, serve a far conoscere ai terzi l'esistenza ed il

contenuto di un negozio giuridico. Essa è prevista dalla legge con forma vincolata, nel caso di

compravendita immobiliare, per l’opposizione ai terzi. Altri atti, pur se prevedono la

trascrizione, non richiedono la forma vincolata, contratti dei beni mobili registrati.

TIPI DI PUBBLICITA'

Le pubblicità sono di tre tipi: pubblicità notizia è un obbligo che non rende il negozio nullo,

che rimane opponibile ai terzi, ma sanzionabile amministrativamente es. pubblicazione del

matrimonio.

Pubblicità dichiarativa serve per opporre ai terzi un atto, in mancanza l’atto è valido. Vendita

di un autoveicolo o un’abitazione etc.

Pubblicità costitutiva ove l'atto per esplicare i suoi effetti deve essere trascritto: ipoteca (non

nasce se non trascritta), acquisto della personalità giuridica delle società di capitale senza tale

atto non nasce il diritto.

INTERPRETAZIONE DEL NEGOZIO GIURIDICO

L'interpretazione del negozio giuridico è volta a determinare quali effetti il negozio sia idoneo a

produrre. L'interpretazione non si deve limitare al senso letterale del testo ma alla conoscenza,

attraverso le clausole interpretandole le une per mezzo delle altre, della reale comune

intenzione delle parti. Tali intenzioni devono essere interpretate anche in virtù dei

comportamenti anteriori e posteriori alla conclusione del negozio. La teoria principe

nell'interpretazione del negozio è quella dell'affidamento (art. 1366) secondo buona fede. Se

nonostante tutto il negozio non è chiaro si applica la teoria della conservazione del negozio, in

modo tale che esso possa avere qualche effetto. Aiutano altresì in via sussidiaria gli usi

interpretativi del luogo ove il negozio è concluso, se l'interpretazione si presta a dubbi,

l'espressione deve intendersi coerentemente con la natura del contratto, se vi sono clausole nel

dubbio si interpretano contro chi le ha predisposte. In ultima analisi se tutte queste casistiche

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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Angelone Claudio.

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