Introduzione all’informatica e alle reti
La rappresentazione dell’informazione
informatique)
L’informatica (dal francese è la scienza che studia l’informazione e,
più specificamente, l’elaborazione dei dati e il loro trattamento automatico
mediante elaboratori elettronici. L’informatica tratta:
• L’informazione e la sua codifica;
• Le tecniche per raccoglierla, memorizzarla, distribuirla, trasformarla e
comunicarla all’esterno;
• Il calcolatore (che non è solo il computer ma anche altri Device come
smartphone e tablet), il suo funzionamento, le possibilità che offre per la
trasformazione dell’informazione, le tecniche di utilizzo…
La parola computer viene dal latino ‘’computare’’, che significa calcolare,
sommare insieme. Quando venne studiato come progettare una macchina che
ragiona (in grado di risolvere operazioni, seguire le stelle…), capirono che essa
doveva eseguire 4 attività:
1. Acquisire dati in ingresso (input). L’input ci permette di comunicare con la
macchina, attraverso mouse, tastiera, microfono, telecamera, le nostre dita…
2. Memorizzare dati (storage). Gli input forniscono al computer dei dati che
sono archiviati in una memoria. Il processore del computer legge i dati dalla
memoria, li manipola e trasforma usando un programma (costituito da una
serie di istruzioni). La memoria può essere permanente (salvata sul disco
fisso), o temporanea (anche detta memoria da lavoro, che si attiva quando il
calcolatore elabora dei dati).
3. Elaborare i dati (processing). Il computer salva nella memoria i dati
elaborati finché l’elaborazione di questi ultimi non ha fornito il risultato
aspettato.
4. Restituire dati in uscita (output). Il modo in cui un computer fornisce i dati in
uscita dipende dallo scopo per il quale è stato progettato. Lo schermo di un
computer può mostrare foto, video, testi… Quando un computer si connette
ad internet, l’output di un computer diventa l’input di un altro e viceversa.
Queste sono le caratteristiche generali dei calcolatori.
Il computer è formato da varie componenti:
• Hardware. È la parte fisica della macchina (mouse, tastiera…)
• Software. È la componente del calcolatore costituita dai programmi per la
gestione e l’uso del sistema. Possono essere di base (come il sistema operativo
che fa accendere e usare i programmi) o applicativi.
• Firmware. È la componente che sta in mezzo a software e hardware, essa serve
a far funzionare la macchina. Il suo scopo è di avviare il componente e
consentirgli di interagire con altri componenti hardware tramite
l’implementazione di protocolli di comunicazione o interfacce di
programmazione (esempio: flash Bios su ROM).
L’algoritmo si trova alla base della programmazione. È una sequenza ordinata di
passi che permette di risolvere un problema.
1
I dati sono materie prime grezze, i numeri con i quali il computer lavora. Un
computer trasforma i dati in informazioni (parole, numeri, suoni) comprensibili.
Dato: in informatica, dati, elementi di un’informazione costituiti da simboli
(numeri, lettere: d. Numerici, alfabetici, alfanumerici) che devono essere
elaborati, per lo più elettronicamente, secondo un determinato programma.
Informazione: l’azione dell’informare, di dare forma cioè a qualche cosa. Atto
dell’informare o dell’informarsi nel senso di dare o ricevere notizia per una più
esauriente. Notizia, dato o elemento che consente di avere conoscenza più o
meno esatta di fatti, situazioni etc.
Nel sistema numerico decimale abbiamo 10 cifre, da 0 a 9. Nel sistema numerico
binario abbiamo solo due cifre, 0 e 1. Con queste cifre si può contare fino a
qualunque numero. Nel sistema decimale la posizione di ogni cifra ha un valore
diverso: 1, 10, 100, 1000. Anche in binario la posizione ha un valore preciso, ma
anziché moltiplicare per 10, si moltiplica per 2, quindi c’è la posizione 1, 2, 4, 8…
Ogni numero può essere rappresentato da uni e zeri, o da un gruppo di fili che
sono accesi o spenti. Più fili ci sono, più numeri si possono memorizzare (con 8
fili si possono memorizzare numeri tra 0 e 255).
La rappresentazione dell’informazione in formato digitale
Le informazioni che trattiamo (numeri, lettere, immagini) per essere
rappresentate in digitale e per poter essere memorizzate elaborata sul
calcolatore, vanno codificate digitalmente, perché la macchina tratta soltanto
zeri e uni (dati da diversi stati di polarizzazione di una sostanza magnetizzabile o
di carica elettrica, o al passaggio/non passaggio di corrente o luce).
L’informazione viene codificata in rappresentazione digitale e viceversa da
rappresentazione digitale in informazione.
Digitale: attinente ai numeri, numerico. Intendiamo che vi è un processo che
trasforma le informazioni in sequenze numeriche, che un computer è in grado di
gestire ed elaborare.Si dice apparecchiatura che trasforma informazioni (testi,
immagini, suono etc.) in sequenze numeriche e le elabora o le gestisce in questo
digit,
formato. Deriva dall’inglese unità numerica.
La rappresentazione fatta nel calcolatore usa delle cifre binarie (a due valori),
ossia 0 e 1. All’interno di un computer ci sono fili e circuiti elettrici che
trasportano tutti i dati. Se si ha un singolo filo percorso da elettricità il segnale
può essere acceso o spento (on o off). Con un filo possiamo rappresentare un si o
un no, vero o falso, 1 o 0, o qualunque altra cosa che abbia due opzioni. Lo stato
acceso/spento di un singolo filo è chiamato BIT (BInary digiT) ed è il più piccolo
dato che un computer può memorizzare. Ll bit, consente di avere 2 valori, uno
zero e un uno. Più fili si usano, più bit a disposizione ci sono (quindi più uni e
zeri). Con più bit si possono rappresentare dati più complessi.
Abbiamo due stati numerici: 0 e 1. Con 1 bit rappresentiamo solo due diverse
informazioni. Potremmo ad esempio mappare 1 come vero e 0 come falso, 1
come sì e 0 come no etc. Avendo anche solo una cifra binaria possiamo
codificare le informazioni.
Per rappresentare un maggior numero di informazioni si utilizza un maggior 2
numero di bit. Ad esempio con 2 bit possiamo rappresentare 4 informazioni (2 )
00 - 01 - 10 - 11
2
Se dobbiamo rappresentare più di 4 informazioni occorre aggiungere il terzo bit
3
per andare a configurare 8 informazioni diverse (2 ).
N
Val la regola che con N bit si codificano 2 informazioni dove n= qualsiasi
numero.
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9
2 = 1 2 =2 2 =4 2 =8 2 =16 2 =32 2 =64 2 =128 2 =256 2 =512
10 11
2 =1024 2 =2048 N
Se dobbiamo rappresentare 21 concetti diversi mi servono 2 > = M dove M =
5
21. Quindi in quanto 2 = 32, i numeri bit che mi serviranno saranno 5. Alcune
sequenze bit non vengono utilizzate (da 22 a 32).
Per rappresentare 57 informazioni, dobbiamo usare gruppi di almeno 6 bit, infatti
6
2 = 64 > 57. Un gruppo di 6 bit può assumere 64 configurazioni diverse.
N di bit che uso deve essere uguale o maggiore del numero di informazioni che
voglio rappresentare.
In generale, con N bit, ognuno dei quali può assumere 2 valori, possiamo
N
rappresentare 2 informazioni diverse. Viceversa, per rappresentare M
informazioni, dobbiamo usare N bit, in modo che 2N >= M.
In informatica le unita di misura standard non sono solo i bit, ma si ragiona
anche in termini di byte. Un byte corrisponde ad un’aggregazione di 8 bit, ovvero
8
2 = 256 informazioni diverse. Il byte è usato come unità di misura standard
nell’informatica per indicare le dimensioni della memoria, le dimensioni del
disco… Usando sequenze di byte si possono rappresentare caratteri, immagini,
suoni, etc.
(B maiuscola byte, b minuscola bit)
I byte hanno dei multipli e si contano di mille in mille:
Kilo KB 210 (~ mille byte, 1B X 1024)
MegaMB 220 (~ un milione, 1KBx1024)
Giga GB 230 (~ un miliardo, 1MBx1024)
Tera TB 240 (~ mille miliardi, 1GBx1024)
La codifica dei caratteri
Con caratteri non si intende solo lettere dell’alfabeto, ma anche numeri, segni di
punteggiatura, spazi… Cliccando un tasto sulla tastiera ci sarà una diversa
sequenza di bit o byte.
Nel blocco notes, in windows, nella mail, comunque in codifica di solo testo, si
utilizza il codice ASCII (American Standard Code for Interchange Code). La
codifica ASCII è un tipo di codifica di interscambio di informazioni.
La versione base ASCII utilizzava i primi 7 bit di ogni byte (che producono 128
caratteri diversi) sufficienti per rappresentare tutti i caratteri dell’alfabeto
anglosassone. I caratteri dell’ASCII standard utilizzavano l’8 bit come valore 0.
Non si utilizza più, ma si preferisce usare la codifica ASCII estesa, che usa 8 bit e
che consente di rappresentare fino a 256 caratteri.
L’ASCII è un tipo di codifica usato per rappresentazioni e codifiche basiche,
semplici, difatti non comprende i caratteri degli alfabeti latini né quelli speciali
come le nostre lettere accentate. Per questo si è iniziato ad aumentare i bit, fino
ad arrivare al tipo di codifica UNICODE, che utilizza 16 bit o 2 byte. Essa non era
3
comunque sufficiente per rappresentare tutti gli alfabeti del mondo. È stata così
innestata L’Unicode Transformation Format, 8 bit, l’UTF-8. Essa utilizza un
numero variabile di byte che va da 1 a 4 per rappresentare un carattere
UNICODE (fino a 2 per cosa si poteva rappresentare con UNICODE). È nato con il
fine di rappresentare i diversi caratteri di tutti gli alfabeti del mondo. Si tratta di
una codifica variabile in quanto varia, in modo da non sprecare memoria
nell’elaboratore.
Un file salvato in ascii si presenta come una sequenza di bit.
Come decodificare un file ascii? Ogni 8 bit si cerca la corrispondenza con il
carattere asci. Esempio: INFORMATICA
01001001 01001110 01000110 01001111 01010010 0100110 01000001
I N F O R M A
01010100 01001001 01000011 01000001
T I C A
Per la lettura di un file ASCII il sistema memorizza lunghe sequenze di codici
Ascii. La decodifica consiste nella suddivisione in blocchi di 8 bit e la ricerca del
simbolo grafico corrispondente.
La codifica dei numeri
L’ASCII consente di codificare le cifre decimali da 0 a 9, fornendo in questo modo
un metodo per la rappresentazione dei numeri. La macchina vede le sequenze
come stringhe (sequenza di caratteri alfanumerici) e non come numeri. Per
rappresentare i numeri non è conveniente utilizzare i byte, in quanto
occuperebbero troppa memoria. Posso dunque decidere la quantità di bit da
utilizzare in modo da rendere efficiente la memorizzazione.
Il sistema posizionale in cui ogni cifra di un numero assume un valore che
dipende dalla sua posizione è il sistema decimale (base 10):
245 = 2x100 + 4x10 + 5x1
2 1 0
245 = 2x10 + 4x10 + 5x10
Si deve fare la somma dei prodotti di ciascuna cifra moltiplicata per la base
elevata all’esponente che rappresenta la posizione della cifra stessa (in
informatica si parte sempre da 0).
La codifica binaria utilizza una notazione posizionale basata su 2 cifre e sulle
potenze di 2. Si parte dal numero in base 10 e lo si divide sempre per 2. Tutti i
numeri quando pari danno resto 0, quando dispari danno resto 1. Esempio:
4 3 2 1 0
10110= 1 x 2 + 0 x 2 + 1 X 2 + 1 x 2 + 0 x 2 = 22
16 + 0 + 4 + 2 + 0 = 22
Per convertire un numero da base 10 a base 2 si devono trovare i resti delle
10
divisioni successive del numero per la base 2. Esempio: 157
157/2 resto 1
78 /2 resto 0
39/2 resto 1
4
19/2 resto 1
9/2 resto 1
4/2 resto 0
2/2 resto 0
1/2 resto 1 Si mettono sempre da parte i resti. 1/2
da sempre resto 1. Per riscrivere
l’informazione parto dall’ultimo resto e
salgo verso il primo.
La rappresentazione delle immagini
Per rappresentare un’immagine in
formato digitale, bisogna far
corrisponder i bit ai colori, poi bisogna
suddividere l’immagine in tanti
quadratini in una griglia, detti pixel
(picture element), in cui si può
codificare ogni pixel con 0 se il pixel è
bianco, e 1 se il pixel è nero.
Quando si parla di risoluzioni, il primo
numero corrisponde sempre alla
larghezza della griglia, mentre il
secondo all’altezza. Convenzionalmente
si parte da primo quadratino in basso a
sinistra. Più pixel uso, più l’immagine
sarà reale e corrispondente al vero.
Con una risoluzione così bassa otterrei
una codifica di questo tipo, molto
lontana dalla rappresentazione originale
Didascalia del triangolo. Per ottenere una codifica
migliore, devo aumentare la risoluzione,
in modo da avvicinarmi sempre di più all’immagine di partenza. Più quadratini
(pixel) ho, maggiore la risoluzione e la precisione dell’immagine.
Ognuno di questi quadratini deve rappresentare un colore. Se devo
rappresentare bianco e nero basta un solo bit, ma se voglio rappresentare più
colori necessito di più cifre binarie.
Le immagini sono rappresentate con un certo livello di approssimazione, o
meglio, di risoluzione, ossia il numero di pixel usato per riprodurre l’immagine.
Esistono delle dimensioni standard:
- 640 x 480 pixel;
- 800 x 600 pixel;
- 1024 x 768 pixel;
- 1280 x 1024 pixel;
- 1400 x 1280 pixel.
5
È importante anche il dot pitch, ossia il grado di definizione del pixel: 0,25 - 0,28
in quanto maggior risoluzione e minor dot Pitch garantiscono immagini migliori.
Per sapere quanti pixel sono usati bisogna calcolare l’area del rettangolo
(larghezza x lunghezza). Più i pixel sono piccoli (come negli schermi retina in cui
è stata ridotta di quattro volte la dimensione del pixel), più avrò delle immagini
risolute e viceversa. Un altro standard è il pixel x pollice, che viene utilizzato
negli Stati Uniti.
Nel valutare l’immagine ci interessa la risoluzione (larghezza x altezza) e quanti
pixel utilizza. Esistono immagini in B/W che utilizzano 1 bit per il colore. Se
invece mi servono diversi colori o sfumature, dovrò utilizzare più bit. Con 8 bit si
codificano 256 livelli di colore, ottenuti regolando la luminosità del pixel. Di
conseguenza, con 16 bit avrò 65.000 colori e con 24 bit avrò 16 milioni di colori.
Quanti byte occupa un’immagine in memoria?
1. Moltiplicare la risoluzione orizzontale per quella verticale ottenendo il numero
totale di pixel dell’immagine;
5. Moltiplicare il numero di bit necessari per rappresentare ciascun pixel (in
base ai colori) per il numero di pixel ottenuto al passo 1;
6. Trasformare il totale ottenuto al punto 2 in byte, dividendo il risultato per 8;
(Se i colori sono 256, 65.536 o 16 milioni è sufficiente moltiplicare il totale dei
pixel per 1,2 o 3 per arrivare ai byte occupati dall’immagine.
Rappresentazione delle immagini
La codifica RGB è usata per descrivere i colori. Viene utilizzata nel web o nei
programmi di grafica, e ci dice quanto rosso, verde e blu vi è in un colore per
ottenere quella specifica sfumatura. Questa codifica è espressa con numeri che
vanno da 0 a 255. 000 000 000 è nero. 255 255 255 è bianco.
Lo standard CMY (Cyan, Magenta, Yellow) è usato in ambito fotografico e
funziona come RGB.
L’annotazione esadecimale del colore è una codifica che usa 16 simboli: i numeri
dallo 0 al 9 e le lettere dalla A alla G, un carattere corrisponde a 4 bit. La codifica
esadecimale è usata anche per esprimere i colori in CSS.
La compressione delle immagini
Quando si va a rappresentare pixel x pixel, le dimensioni, soprattutto delle
fotografie, possono crescere considerevolmente. Sono state applicate delle
tecniche di compressione delle immagini, attraverso degli algoritmi, che le
rendono più compatte.
Vi sono algoritmi che comprimono le immagini causando una perdita di dati, e
algoritmi che invece non causano alcuna perdita di dati:
• Compressione senza perdita di dati (lossless compression). Aree contenenti
pixel dello stesso colore vengono codificate in modo compatto; questo
permette una compressione limitata, ma salvaguarda dalla perdita di
informazioni nella fase di decompressione;
• Compressione con perdita di dati (lossy compression). Questa famiglia tecniche
di compressione permette una riduzione nelle dimensioni dell’immagine
compressa fino anche a dieci volte rispetto allo schema precedente ma
6 comporta una perdita di informazioni. In breve, l’immagine ha meno bit che la
descrivono, ma a causa di ciò essa perde qualità.
Grafica bitmap
Intendiamo della grafica non compressa, richiede una notevole quantità di
spazio. Essa viene rappresentata all’interno di una griglia. Questa grafica parte
dall’idea di descrivere pixel per pixel. La compressione può far sì che andando a
ridurre il numero di bit, l’immagine possa risultare non fedele a quella originale e
che risulti sgranata. In questo caso l’ingrandimento fa perdere risoluzione.
Per calcolare quanto occupa un’immagine bisogna moltiplicare la risoluzione
orizzontale per la risoluzione verticale ottenendo il numero totale di pixel, da
moltiplicare per il numero di bit necessari per rappresentare ciascun pixel (in
base ai colori) per poi trasformare il totale in byte.
I dati in questo formato vengono impacchettati per singole linee a blocchi di di 4
byte (dword), se non arriva a 4 si aggiungono zeri. La lettura è dal basso verso
l’alto: la prima riga del file contiene le informazioni dell’ultima in basso.
Questa grafica prevede un’intestazione (header) contenente tutte le informazioni
per la corretta decodifica dell’immagine, è molto supportato.<
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