Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

5. Come si definisce il potere e quali sono le principali risorse di potere?

Tra il 1920 e il 1940, la cosiddetta ha criticato l'approccio legalistico alla

Scuola di Chicago

politica che identificava lo studio della politica con uno studio delle istituzioni statali. L'attenzione

alla politica "reale" ha spostato il fuoco della ricerca verso un diverso modo di concepire la politica:

l'approccio alla politica come potere.

Ha osservato che “non c'è teoria politica che non parta in qualche modo

Noberto Bobbio

direttamente o indirettamente da una definizione di "potere" o da un'analisi del fenomeno del potere.

Il potere è in prima approssimazione definibile come capacità di un attore A di influenzare il

comportamento di un attore B. Si può dire che A ha potere su B nella misura in cui A è capace di

far fare a B qualcosa che va nella direzione voluta da A e che B non avrebbe fatto altrimenti. Nella

classica definizione di “la potenza designa qualsiasi possibilità di far valere entro una

Max Weber,

relazione sociale, anche di fronte ad un'opposizione, la propria volontà, quale che sia la base di

questa possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, ad un comando che abbia un

determinato contenuto”.

Una prima risorsa di potere è “In primo luogo, gli esseri umani sono

la forza:

costituzionalmente esposti alla diminuzione della loro libertà di movimento e del loro benessere

fisico, alla violazione della loro incolumità, alla sofferenza e alla morte”.

La deriva comunque non solo dalle risorse fisiche di un

capacità di incutere paura fisica

individuo, ma anche dalla sua capacità di controllare la produzione di strumenti e tecnologie che

possono servire ad aumentare le risorse di violenza fisica.

Le possono infine essere estremamente utili a legittimare un dominio basato inizialmente

idee

sulla forza fisica. I bisogni di comprendere il mondo, sviluppare norme di comportamento ed

esprimere simbolicamente i propri sentimenti sono stati posti alla base di un potere ideologico,

gestito da chi è capace di soddisfare quei bisogni. Si è cosi parlato di un potere politico, un potere

economico e un potere ideologico: la relativa indipendenza dei detentori delle diverse fonti di potere,

i lori conflitti, le loro alleanze sono stati un tema centrale nelle scienze sociali.

6. Quali sono le principali caratteristiche dell'approccio elitista al potere?

Un primo filone di studio sul tema del potere è stato definito come elista. Scrive “il

Giorgio Sola:

termine "elitista" viene impiegato per comprendere tutte quelle ricerche che muovano dall'ipotesi e

giungono alla conclusione che il potere è detenuto da una minoranza ristretta di persone, un'élite,

descritta come un gruppo più o meno unitario e monolitico”. Alle origini della scienza politica

italiana, studiosi come Mosca e Pareto avevano guardato alle caratteristiche concrete di quelle élite

che, al di là dei principi egualitari della democrazia, apparivano capaci di esercitare potere reale.

La concezione del potere degli elitisti è definita come posizionale: si ha potere per le risorse (in

particolare economiche) che si possiedono.

7. Quali sono le principali caratteristiche dell'approccio pluralista al potere?

Il modello elista venne criticato da un gruppo di scienziati politici che, guidati da Robert Dahl,

individuarono una struttura di potere pluralista, con potere diffuso tra una moltitudine di élite, sia

istituzionali che non-istituzionali.

Il potere non è dunque legato solo all'occupazione di alcune posizioni, ma è piuttosto si

relazionale:

ha potere nella misura in cui si riesce ad utilizzare le proprie risorse nelle interazioni con gli altri.

8. Quali sono le interazioni tra potere economico, potere ideologico e potere politico?

Il fa pressione sul – in primo luogo perché vi siano “istituzioni

potere economico potere politico

complesse e sofisticate, come proprietà, contratto, successione ereditaria, mercati, impresa,

contrattazione collettiva, banche, assicurazioni, acquisti a rate, professioni, società per azioni”. Lo

Stato deve, con il suo apparato repressivo, applicare queste leggi, che garantiscono la sopravvivenza

del mondo degli affari. Molto spesso lo Stato interviene “socializzando” alcuni costi – cioè

finanziando servizi e sussidi a vantaggio del mondo economico. Lo Stato spende per garantire

l'ordine pubblico, e spende per favorire economicamente le imprese economiche. Nonostante questo,

3

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

il potere politico è entrato spesso in conflitto con quello economico: ha difeso diritti dei lavoratori,

investito in politiche di assistenza ai più deboli, garantito la possibilità di scioperare. Il potere

ha infine, in modo più o meno vigoroso, spesso resistito alle richieste provenienti dal

politico

mondo degli affari di “meno Stato”, difendendo le proprie funzioni e competenze. Anche il potere

è stato ed è importante per il Gli intellettuali sono stati, innanzitutto,

ideologico potere politico.

sempre necessari allo Stato nella misura in cui hanno “impartito splendore al reame”, legittimando

l'immagine del sovrano. Inoltre, gli intellettuali sono stati particolarmente importanti nella

elaborazione del concetto di nazione: da quando lo Stato si rappresenta come espressione della

comunità nazionale esso deve riuscire a mobilitare nella popolazione forti sentimenti di comune

appartenenza, reciproca solidarietà, identità collettiva, consapevolezza di condividere fini collettivi.

Il controllo di simboli e rituali è fondamentale a questo scopo. In particolare, la creazione di una

lingua è stato un contributo indispensabile degli intellettuali alla creazione della nazione.

9. Che cosa si intende con sistema politico?

Negli anni 50 l'approccio sistemico ha importato nella scienza politica alcuni principi sviluppati nella

cibernetica e nella biologia, attraverso l'analisi del funzionamento di quello che viene definito come sistema

Il lavoro più influente in questo campo di studio è quello del politologo americano David Easton

politico.

che, nel 1953, ha pubblicato il volume The Political System.

Due elementi sono fondamentali per la definizione di un sistema: l'esistenza di un del quale il

ambiente,

sistema fa parte e con il quale esso interagisce attraverso una serie di transazioni caratterizzate da un flusso

continuo di immissioni ed emissioni; e la presenza però di che distinguono analiticamente il sistema

confini

dal suo ambiente. Tipici dell'approccio sistemico, in scienza politica come in altre scienze, sono due assunti:

a) le condizioni di ogni oggetto in un momento dato derivano dallo scambio di materia ed energia con il suo

ambiente; b) ogni modificazione nelle condizioni di una parte avrà effetto sull'oggetto nel suo insieme. Ogni

sistema assolve ad alcune funzioni, tendendo così a garantire la sua stessa sopravvivenza nel lungo periodo.

Secondo il è

Easton, sistema politico un sistema di interazioni attraverso le quali si realizza

In generale, il processo di

l'assegnazione autoritativa di valori scarsi in una data società.

allocazione di valori (sia beni materiali che beni immateriali) in una certa società procede attraverso

tre diversi modi:

la intesa come insieme di norme tradizionalmente rispettate che regolano la sfera

consuetudine,

• dei rapporti privati;

lo che implica una libera interazione di soggetti che negoziano tra loro;

scambio,

• il fondato su procedure collettive che consentono una soluzione imperativa

comando politico,

• dei conflitti sull'allocazione dei valori.

Rispetto all'insieme di sistemi che compongono una società, il sistema politico assolvere alla fondamentale

funzione di regolare i conflitti che potrebbero altrimenti portare ad una disintegrazione della società. Esso

quindi interagisce con la società (il suo ambiente) attraverso un processo di stimoli e risposte, convertendo

immissioni in emissioni (cioè decisioni imperative). All'interno del sistema politico vengono poi identificati

alcuni sottosistemi, tra cui il sottosistema dei partiti, il sottosistema burocratico, il sottosistema dei gruppi di

pressione.

10. Chi sono, secondo Easton, i gatekeepers?

Per assolvere alle sue funzioni, il sistema politico ha innanzitutto bisogno di una serie di

(inputs) distinguibili in domande e sostegno. Le sono richieste di

immissioni domande politiche

allocazione autoritativa di valori che, nate nell'ambiente del sistema, vengono rivolte ai decisori.

Dato che un eccesso di domande può essere rischioso per il sistema (creando un sovraccarico) e

dato che alcune domande possono essere di per sé pericolose per la sopravvivenza del sistema

stesso, il sistema politico si dota di che selezionano le domande

regolatori d'accesso (gatekeepers)

che entrano nella “scatola nera” dove vengono prese le decisioni. I sono infatti “gli

gatekeepers

occupanti di determinati ruoli, siano essi individui o gruppi che costituiscono i principali elementi

strutturali in grado di determinare quali saranno i contenuti grezzi del sistema politico” (Easton). 4

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

11. Quali sono, secondo Easton, le “immissioni” necessarie ad un sistema politico per

funzionare?

Per assolvere alle sue funzioni, il sistema politico ha innanzitutto bisogno di una serie di

(inputs) distinguibili in domande e sostegno. Le sono richieste di

immissioni domande politiche

allocazione autoritativa di valori che, nate nell'ambiente del sistema, vengono rivolte ai decisori.

Le domande vengono politicizzate attraverso un processo di durante il quale generici

articolazione,

bisogni si trasformano in domande su specifiche (cioè problemi politicamente rilevanti), e un

issues

processo di attraverso cui le domande sono combinate insieme e convertite in

aggregazione,

richieste politiche più complessive. Se i gruppi, formali o informali, costituiscono attori rilevanti del

processo di articolazione delle domande, i partiti politici sono specializzati nella loro aggregazione.

Perché il sistema possa sopravvivere è necessario che, insieme alle domande, venga immesso anche

un

sostegno: insieme di comportamenti e atteggiamenti che esprimono intenzioni positive rispetto

Il sostegno si compone sia di azioni aperte di appoggio che di atteggiamenti di

al sistema.

obbedienza e deferenza. Esso può rivolgersi a tre elementi del sistema politico:

la politica, intesa come insieme delle persone che condividono una comune identità

comunità

• nazionale;

il inteso come un insieme di valori, norme e strutture di autorità che presiedono alle

regime,

• interazioni politiche su un certo territorio;

le cioè coloro che occupano ruoli di attività nel sistema politico.

autorità,

Il è quel sostegno che viene alle autorità sulla base della soddisfazione (o

sostegno specifico

aspettativa di soddisfazione) delle domande; il è costituito invece da un

sostegno diffuso

atteggiamento di fondo rispetto alla comunità e al regime.

Dentro la “scatola nera”

All'interno della "scatola della politica si ha poi il

nera" processo di elaborazione delle decisioni

ovvero delle politiche pubbliche. In una prima fase si ha una

pubbliche, formulazione delle

durante la quale problemi, proposte e richieste sono trasformati in programmi di azione

politiche

statali. Successivamente si ha la cioè la loro messa in

implementazione delle politiche pubbliche,

atto attraverso l'emanazione di atti esecutivi, la definizione dei finanziamenti, la predisposizione

delle risorse di personale necessario.

12. Quali sono, secondo Easton, le principali “emissioni” del sistema politico?

La scatola nera produce poi Alla formulazione e implementazione delle politiche

emissioni.

pubbliche si accompagnano, secondo le fasi di emissione delle politiche

Almond e Powell,

pubbliche ( cioè gli del sistema), gli esiti delle politiche (cioè i e i

outputs policy outcomes)

processi retroattivi (feedbacks). Come si è appena osservato, le emissioni (che consistono di azioni

e decisioni) sono rilevanti per la determinazione del sostegno. E' infatti indispensabile alla

sopravvivenza del sistema che i suoi ed i risultati da essi prodotti (gli aiutino

outputs, outcomes),

attraverso la la formazione di sostegno per il sistema. La retroazione non ha comunque

retroazione

effetti solo sul sostegno. Trasformando le condizioni dell'ambiente, essa influenza anche

l'elaborazione di nuove domande. Per lungo tempo dominante nella scienza politica, il modello di

è stato accusato, comunque, di non riuscire a spiegare la realtà, costituendo più che altro

Easton

uno schema di rivelazione empirica.

13. Quali sono i principali assunti della “teoria economica della democrazia”?

I postulati fondamentali dell'approccio sono stati così sintetizzati:

economico alla politica

l'individuo è l'attore fondamentale della società;

• l'individuo interagisce con altri sulla base del loro interesse personale;

• l'individuo definisce le sue preferenze, e le ordina l'una rispetto all'altra;

• l'individuo agisce in modo consapevole e razionale, scegliendo il comportamento che

• massimizza i suoi vantaggi, o utilità. 5

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

Gli sono il principale attore oggetto di studio; essi sono razionali ma egoisti. L'attenzione

individui

degli studiosi si concentra quindi sulla elaborazione di modelli che, a partire da questi presupposti,

permettano di prevedere i comportamenti degli individui in campi che vanno dalle scelte

dell'elettore a quelle dei candidati, dalla tendenza a spendere denaro pubblico dei politici eletti a

quella ad accaparrare risorse dei burocrati, dalla partecipazione ad azioni di protesta alla

formulazione di coalizioni elettorali.

In una delle prime applicazioni dell'approccio economico alla politica, (1957) ha

Antony Dows

proposto una interpretazione del fenomeno elettorale basata su un concetto di razionalità che, in una

democrazia, guiderebbe il comportamento sia degli elettori che degli eletti. L'assunto di fondo è che

l'individuo razionale sia capace di stabilire, innanzitutto, un ordine tra le varie alternative per lui

disponibili, e che scelga poi quella che si colloca più in alto nella sua graduatoria di preferenze. Gli

individui possiedono, inoltre, le informazioni necessarie a scegliere, tra i diversi candidati, quello

in grado di ottimizzare le loro presenze. Sebbene possa commettere errori di valutazione, l'individuo

razionale non persevererà in essi se riuscirà ad individuarli, e se il costo delle loro eliminazione sarà

inferiore ai benefici che ne avrà.

La teoria economica della politica presuppone che elettori ed eletti perseguono diversi tipi di beni.

Come i nel mercato economico, gli elettori avrebbero nel mercato politico preferenze

consumatori

specifiche. Essi chiederebbero delle particolari decisioni politiche al loro eletti. Come nel mercato

economico le sono indifferenti al prodotto offerto, mirando essenzialmente al profitto, così

imprese

nel mercato politico i candidati avrebbero come unico fine la propria elezione (o rielezione) alle

cariche pubbliche, senza preferenze per questa o quella politica pubblica. I rappresentanti

cercherebbero dunque di realizzare le politiche volute dai rappresentati, in modo da aumentare la

possibilità di essere rieletti.

14. Quali sono le critiche all'approccio economico alla politica?

L'approccio economico ha sollevato numerose critiche. Si è sottolineato, in primo luogo, che i realtà

gli elettori non possiedono informazioni ed expertise sufficienti ad agire razionalmente. Poco

convincente è apparsa, inoltre, l'estensione del concetto di mercato in un ambito nel quale manca un

medium generalizzato (come il denaro) che permetta di valutare costi e benefici di scambi multipli e

multidimensiononali di risorse materiali, informazioni, simboli, affetti. E ancora, se i politici

davvero seguissero le richieste (egoistiche) dei loro elettori ne risulterebbe una incapacità di

perseguire il bene comune. Se, nell'approccio economico, la politica gestisce preferenze già

costituitesi altrove (cioè ad essa esogena), altri studiosi hanno invece sottolineato che essenza della

politica è proprio la formazione delle preferenze, attraverso l'elaborazione di identità collettive. La

politica si orienta infatti più alla modificazione dei bisogni percepiti come centrali dagli individui

che alla soddisfazione di bisogni dati. Queste affermazioni sono alla base dell’approccio

neoistituzionalista.

15. Quali sono i principali assunti dell'approccio neoistituzionalista?

Il neo-istituzionalismo è un approccio allo studio della politica che attribuisce alle istituzioni (intese

come tessuto di regole, procedure, valori) la capacità di formare preferenze e forgiare identità

collettive, fornendo significati agli attori i cui comportamenti vengono in questo modo dettati più da

obbligazioni culturali e norme sociali che non da meri interessi individuali. Gli individui, dunque, in

presenza di istituzioni, non agirebbero seguendo le loro preferenze egoistiche ma accordando il loro

comportamento ad un complesso di norme, valutandone l'appropriatezza. 6

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

16. Che cosa si intende con “identità collettiva”?

Secondo l'approccio la politica riguarda l'elaborazione di norme e valori con i

neo-istituzionalista,

quali gli individui si identificano. E' stato in particolare a sottolineare che la

Alessandro Pizzorno

costruzione di una costituisce un presupposto anche per il calcolo delle utilità

identità collettiva

individuali. Per potere concepire vantaggi futuri occorre una identità stabile rispetto alla quale

calcolare costi e benefici nel lungo periodo: così, “affinché possa avvenire la valutazione di un

interesse, cioè il calcolo costi e benefici, occorre che al soggetto calcolante venga assicurato il

riconoscimento di una Da essa riceverà i criteri che rendono possibile la

collettività identificante.

definizione degli interessi; o, in altre parole, che permettono di dar significato all'azione”.

Secondo l'approccio neo-istituzionalista, l'essenza stessa della politica è proprio la capacità di

costruire queste identità collettive attraverso un uso sofisticato dell'ideologia, come strumento per

definire interessi collettivi di lungo periodo ai quali subordinare il godimento di vantaggi

individuali immediati. La funzione della politica, prima ancora che di rispondere gli interessi, è

(secondo questo approccio) quella di definirli.

17. Perché si afferma che la scienza politica è una “scienza empirica”?

La scienza politica viene definita nel senso che la realtà della politica viene

scienza empirica,

investigata seguendo alcune specifiche regole. Nella scienza politica si cerca in genere di

comprendere perché un certo fenomeno è comparso in uno specifico momento e luogo, ragionando

poi sulle possibili uniformità che ci portano a spiegare perchè fenomeni simili ricompaiono in

condizioni simili. Nella scienza politica, come in altre scienze, il procedimento scientifico mira

dunque alla conoscenza di alcuni fenomeni.

18. Che cosa vuole dire dare la definizione operativa di un concetto? (fare un esempio).

Per fare ricerca empirica bisogna scegliere dimensioni osservabili di un fenomeno e individuare un

modo per distinguere il suo stato di presenza in ciascuno dei casi analizzati. L'analisi empirica

utilizza infatti cioè concetti che hanno due caratteristiche: 1) sono osservabili

variabili,

empiricamente; 2) variano, nel senso che i diversi casi possono avere in misura variabile una certa

proprietà.

La variabile può assumere in ognuno dei casi che si analizzano, diversi Attraverso i valori si

valori.

il concetto delimitandone i confini empirici e individuando come esso varia nel

operazionalizza

tempo e nello spazio.

Se sto conducendo una ricerca sulla partecipazione politica giovanile, posso definire il concetto di

partecipazione politica facendo riferimento, per esempio, al fatto di convincere qualcuno a votare

alle elezioni per un certo partito. Devo poi definire come distinguere la quantità di partecipazione di

ciascuna persona. Posso allora, ad esempio, considerare come giovani che partecipano "molto"

coloro ai quali è capitato spesso di cercare di convincere qualcuno a votare per un partito; come

giovani che partecipano "mediamente" coloro ai quali è capitato qualche volta di cercare di

convincere qualcuno a votare per un partito; come giovani che non partecipano "per nulla" coloro ai

quali non è mai capitato di cercare di convincere qualcuno a votare per un partito. "Molto",

"mediamente", "per nulla" sono i valori che la variabile può assumere in ognuno dei casi (ciascun

giovane) che analizzo. In questo modo ho operazionalizzato il concetto di partecipazione

delimitandone i confini empirici e individuando come esso varia nel tempo e nello spazio.

19. Quali sono le principali strategie di ricerca e quali sono i tipi principali di dati utilizzati in

scienza politica?

Nella scienza politica il processo di ricerca inizia con la normalmente

selezione di un argomento,

tenendo conto sia della sua rilevanza scientifica, e spesso anche sociale, che delle conoscenze già

accumulate su di esso. Il problema selezionato deve essere un "problema empirico", cioè un

problema la cui soluzione va cercata nella realtà intorno a noi.

Una volta selezionato il problema, l'indagine empirica richiede una formulazione precisa del

che renda la conoscenza comunicabile e, quindi, cumulabile. Occorre infatti definire

tema, 7

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

esattamente il fenomeno da studiare, decidendo come investigarlo empiricamente. Per fare questo,

una tappa importante, insieme all'individuazione dell'unità di analisi, è la definizione dei concetti

per la ricerca, cioè delle rappresentazioni mentali dei fenomeni di cui ci si occupa.

rilevanti

Bisogna innanzitutto delimitare in modo preciso i concetti da utilizzare individuandone le proprietà

(cioè caratteristiche rilevanti), ma anche (cioè l'insieme dei fenomeni esistenti

referenti empirici

ricompresi in quella definizione).

Per fare ricerca empirica però non bastano definizione astratte: bisogna scegliere dimensioni

osservabili di un fenomeno e individuare un modo per distinguere il suo stato di presenza in

ciascuno dei casi analizzati. L'analisi empirica utilizza infatti cioè concetti che hanno due

variabili,

caratteristiche: 1) sono osservabili empiricamente; 2) variano, nel senso che i diversi casi possono

avere in misura variabile una certa proprietà.

La variabile può assumere in ognuno dei casi che si analizzano, diversi Attraverso i valori si

valori.

il concetto delimitandone i confini empirici e individuando come esso varia nel

operazionalizza

tempo e nello spazio.

Data l'astrattezza di molti concetti utilizzati in scienza politica, l'operazionalizzazione comporta

spesso l'utilizzazione di cioè di variabili più concrete. Più indicatori sono combinati in

indicatori,

o

indici tipologie.

20. Che cosa significa formulare ipotesi di ricerca, e come si possono controllare queste ipotesi?

Il procedimento scientifico si basa sulla si cerca

ricerca di relazioni sistematiche tra fenomeni:

cioè di controllare in che misura al mutare dei valori di una certa variabile (la variabile

tendono a verificarsi cambiamenti, in una direzione ipotizzata, anche nei valori di

indipendente)

un'altra variabile (la variabile dipendente).

Il avviene comparando situazioni in cui una variabile ha un certo valore con

controllo delle ipotesi

situazioni in cui quella variabile ha valori differenti. Per potere controllare l'effetto di una specifica

variabile su di un'altra, occorre che tutti fenomeni che potenzialmente possono intervenire sul

rapporto tra quelle due variabili siano tenuti costanti.

Il controllo dei rapporti tra variabili può avvenire attraverso l'uso di diversi metodi.

Il permette di osservare gli effetti di una variabile su un'altra, tenendo fermi i

metodo sperimentale

valori di tutte le altre variabili che potrebbero avere un'influenza su quella relazione.

Il permette di tenere costanti le variabili "terze", che potrebbero influenzare

metodo statistico

anch'esse la variabile dipendente, selezionando sottocampioni dotati di caratteristiche comuni su

alcune variabili potenzialmente rilevanti.

Il controllo di ipotesi su un numero ristretto di casi nazionali richiede tecniche particolari di

"controllo logico" piuttosto che statistico (si parla in questi casi di metodo comparato). 8

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

C 2

APITOLO

1. Quali sono i principali elementi di definizione del concetto di democrazia?

La è esso deriva dal popolo, appartiene

democrazia potere dal popolo, del popolo e per il popolo:

al popolo, e deve essere usato per il popolo. Il potere dei governanti deriva dunque dall'investitura

popolare.

Uno degli scienziati politici più influenti sul tema, ha definito la caratteristica

Robert Dahl,

fondamentale della democrazia come "la capacità dei governi a soddisfare, in misura continuativa,

Dahl ha aggiunto che un governo

le preferenze dei cittadini, in un quadro di eguaglianza politica".

in grado di rispondere ai cittadini dovrebbe garantire che ciascuno possa:

formulare le proprie preferenze;

• presentarle ai concittadini e al governo mediante il ricorso ad un'azione individuale e collettiva;

• fare in modo che esse abbiano lo stesso peso sulla condotta del governo, o che, in altri termini,

• non vi siano discriminazioni a seconda dei contenuti o dell'origine di tali preferenze.

Perché queste precondizioni si realizzino sono necessarie otto 1) libertà di

garanzie costituzionali:

costituire organizzazioni e di aderirvi; 2) libertà di espressione; 3) diritto di voto; 4) diritto di

competere per il sostegno e i voti; 5) eleggibilità delle cariche politiche; 6) fonti alternative di

informazione; 7) elezioni libere e corrette; 8) istituzioni che rendano il governo dipendente dal voto

e dalle altre forme di espressione di preferenze politiche.

In particolare, le hanno un ruolo centrale nella definizione della democrazia

elezioni

rappresentativa. Elezioni libere e corrette e istituzioni costituite da eletti sono garanzie

indispensabili alla democrazia. Elemento indispensabile perché ci sia democrazia è la presenza di

elezioni competitive, corrette e ricorrenti. Non è infatti sufficiente che vi siano delle elezioni: si

deve trattare di elezioni dove vi è una reale competizione fra i candidati, occorre che la loro

competizione sia corretta, e che le elezioni si ripetano a ritmo regolare (in modo che chi viene eletto

sappia di dover rendere conto agli elettori delle proprie azioni in un certo margine di tempo).

Il sottolinea poi la necessità di limitare ogni tipo di potere, incluso quindi

potere costituzionale

quello degli organi rappresentativi, sottomettendolo al diritto. I diritti delle minoranze sono tutelati

attraverso quella che è stata definita "costituzionalizzazione" di alcuni diritti (il mettere al riparo

dall'arbitrio delle maggioranze alcuni elementi fondamentali per il patto sociale su cui si basano le

democrazie).

2. Quali sono, secondo Rokkan, le soglie istituzionali attraverso cui si evolve la democrazia?

ha elaborato una ricerca sulla "prima cioè sul primo emergere

Stein Rokkan democratizzazione",

della democrazia. Nello studio della "prima democratizzazione", la ricerca comparata ha guardato

innanzitutto all'estensione dei diritti politici e delle istituzioni a tali diritti collegate. Rokkan ha

parlato a tal proposito di Queste sono quattro:

soglie istituzionali. soglie istituzionali

la collegata al diritto di esprimere le proprie idee e organizzarsi;

soglia di legittimazione,

• la collegata alla capacità di influenzare le scelte dei rappresentanti;

soglia di incorporazione,

• la legata all'ingresso nel parlamento;

soglia della rappresentanza,

• la collegata alla capacità di controllo sul governo.

soglia del potere esecutivo,

3. Quali sono, secondo Dahl, i principali percorsi di democratizzazione?

ha individuato due principali dimensioni teoriche del concetto di democrazia:

Robert Dahl

il che si riferisce al grado in cui una serie di garanzie costituzionali sono

diritto di opposizione,

• apertamente disponibili, pubblicamente utilizzabili e pienamente garantite almeno a quei

membri del sistema politico che vogliano controllare e contestare la condotta del governo;

il cioè la proporzione di cittadini ai quali i diritti di opposizione sono

grado di inclusione,

• garantiti.

Incrociando le due dimensioni, è stata costruita una tipologia di regimi politici. La "scatola di Dahl"

distingue:

a) dove non vi è nessun diritto di opposizione per nessun cittadino;

egemonie chiuse, 9

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

b) dove vi sono diritti di opposizione per gruppi ristretti;

oligarchie competitive,

c) con un basso grado di partecipazione estesa a tutti i cittadini;

egemonie inclusive,

d) con ampi diritti di opposizione estesi a tutti.

poliarchie,

Dahl ha definito la concessione di diritti di opposizione, ed o

liberalizzazione inclusione,

partecipazione, l'estensione di quei diritti alla maggior parte della popolazione.

Storicamente l'evoluzione sulle due dimensioni non è stata parallela. I percorsi di

democratizzazione (cioè l'evoluzione verso le poliarchie) sono stati infatti vari.

In un primo percorso un'egemonia chiusa aumenta

la liberalizzazione precede l'inclusione:

• l'opportunità per le contestazioni pubbliche e si trasforma in un'oligarchia competitiva;

l'oligarchia competitiva si trasforma quindi in una poliarchia se aumenta l'inclusività del regime.

Secondo Dahl, questo primo tipo di percorso è stato quello più salutare per la democrazia,

permettendo una graduale socializzazione dei nuovi gruppi alle regole del gioco.

Nel secondo percorso un'egemonia chiusa diventa

l'inclusione precede la liberalizzazione:

• inclusiva; l'egemonia inclusiva si trasforma quindi in una poliarchia aumentando l'opportunità

per la contestazione pubblica. Questo percorso è in genere più rischioso del primo.

Nel terzo percorso c'è stata una con un passaggio diretto da egemonie chiuse a

"scorciatoia",

• poliarchie. In questi casi, un'egemonia chiusa si trasforma improvvisamente in poliarchia

garantendo inaspettatamente il suffragio universale e i diritti di contestazione pubblica.

Raramente, secondo Dahl, queste scorciatoie hanno portato a poliarchie stabili.

4. Quali sono, secondo Barrington Moore, le principali precondizioni per lo sviluppo della

democrazia? ha messo in evidenza come alcune configurazioni socio-economiche siano state

Barrington Moore

più favorevoli allo sviluppo della democrazia. I fattori che favorirono l'affermarsi della democrazia

nell'Europa occidentale furono molteplici.

In primo luogo uno dei prerequisiti della democrazia è stato l'emergere di un equilibrio tra la

• in cui il potere regio predominava ma lasciava un grado di sostanziale

corona e la nobiltà

indipendenza alla nobiltà.

Un'ulteriore elemento che favorì la democrazia fu l'esistenza di una borghesia urbana

• La borghesia ha infatti interesse allo sviluppo di una serie di diritti

numerosa e vigorosa.

individuali che possono indirettamente favorire lo sviluppo di diritti politici.

La democrazia fu poi facilitata dall'evoluzione che liberò

mercantile dell'aristocrazia terriera

• i contadini da molti vincoli di assoggettamento ai signori e creò solidarietà con gli interessi della

borghesia emergente nelle città.

Condizione necessaria allo sviluppo della democrazia fu inoltre l'assenza di una coalizione

• contro i contadini e i lavoratori.

aristocratico-borghese

Infine, furono parte del processo di industrializzazione e democratizzazione

rivoluzioni violente

• che passò attraverso l'indebolimento del potere dell'elite agraria e la distruzione della società

contadina.

5. Quali sono i principali diritti di cittadinanza e come si sono storicamente evoluti?

I diritti di cittadinanza sono quell'insiemi di diritti (civili, politici e sociali) di cui godono coloro che

sono a tutti gli effetti membri di una comunità. Lo sviluppo di tali diritti è stato portato a termine nel

XX secolo alla fine di un lungo processo di "ingresso delle masse nella storia" (Bendix) e loro

riconoscimento all'interno della comunità politica.

Secondo tre tipi di diritti compongono i

T.H. Marshall, diritti di cittadinanza:

i cioè quei diritti necessari per la libertà individuale (libertà della persona, libertà di

diritti civili,

• parola, pensiero e fede, il diritto alla proprietà e a concludere contratti validi, e il diritto alla

giustizia);

i soprattutto il diritto a partecipare all'esercizio del diritto politico come membro

diritti politici,

• di un corpo investito di autorità politica o come un elettore dei membri di tale corpo; 10

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

i comprendenti la vasta gamma "dal diritto ad un modicum di benessere

diritti sociali

• economico e sicurezza, al diritto a partecipare in pieno alla eredità sociale e a vivere la vita di un

essere civilizzato secondo gli standard prevalenti nella società".

Questi tre tipi di diritti si sono sviluppati dal XVII secolo al XX, e sono associati a tre differenti

istituzioni: i diritti civili alle i diritti politici ai e i

corti di giustizia; parlamenti nazionali e locali

diritti sociali al e allo

sistema educativo stato sociale.

Il percorso dei tre tipi di diritti è differente.

I primi diritti ad affermarsi furono quelli legati alle libertà

La conquista dei diritti civili.

individuali, come il diritto alla proprietà privata e a firmare contratti. La rivoluzione francese

affermò infatti i principi dell'individualismo, e proprio il diritto individuale di stabilire contratti, di

vendere e comprare merce, inclusa la forza lavoro, entrò inizialmente in conflitto con il diritto di

associazione. L'uguaglianza formale di fronte alla legge aveva inizialmente giustificato il divieto di

formare sindacati. Questo divieto entrava però in contrasto con altri diritti legalmente sanciti, quali

il diritto di parola, pensiero e fede, definibili come diritti di associazione. Furono proprio i diritti di

associazione a permettere l'organizzazione di proteste per la legalizzazione dei sindacati come

strumento di organizzazione dei lavoratori salariati.

All'inizio la partecipazione al potere politico derivava dal

La conquista dei diritti politici.

possesso di territorio, capitale o status; la rappresentanza non era individuale, ma di gruppo. La

rivoluzione francese affermerà un diritto di voto individuale, che verrà però ristretto sulla base di

una serie di principi, prima della conquista del suffragio universale.

Fino alla fine del XVIII secolo, diritti civili e politici e diritti

La conquista dei diritti sociali.

sociali apparivano come contrapposti gli uni agli altri. Ancora nel XIX secolo l'eguaglianza di diritti

civili e politici sanciti dal concetto di cittadinanza non era considerata come confliggente con le

diseguaglianze sociali prodotte dal mercato, nonostante queste ultime indebolissero lo stesso

godimento di diritti civili e politici.

Nel XX secolo la crescita del benessere economico, la diffusione dell'istruzione e la stessa

utilizzazione di diritti civili e politici mutarono quest'equilibrio, facendo aumentare le richieste di

partecipazione alla distribuzione della ricchezza prodotta.

6. Che cosa si intende con stato sociale e quali sono le principali spiegazioni per il suo

sviluppo?

Lo (o Welfare State) è il momento culminante della estensione dei diritti di

Stato sociale

cittadinanza. Alla base dello Stato sociale c'è il concetto di come diritto per i

cittadinanza sociale

cittadini di raggiungere un certo standard di vita indipendentemente dalla loro posizione sul

mercato.

Il secolo che si è appena concluso ha assistito all'evoluzione dello Stato sociale la cui prima tappa è

consistita nell'estensione dell'istruzione come precondizione del godimento dei diritti di

cittadinanza.

Sono state fornite diverse spiegazioni allo sviluppo dello Stato sociale.

Alcuni studiosi hanno interpretato i diritti sociali come un prodotto dello sviluppo della borghesia.

Essi sottolineano una sorta di logica interna al processo di industrializzazione, considerando servizi

e sussidi come prodotti collaterali dello sviluppo economico, che li rende non sono possibili ma

anche necessari. Se la crescente produttività permette di investire più risorse per il benessere dei

cittadini, la riduzione di fonti di solidarietà, la maggiore longevità, l'urbanizzazione, lo sviluppo

tecnologico, il bisogno di forza lavoro qualificata, sono tutti elementi che premono per un maggiore

intervento dello Stato.

Simile è l'ipotesi marxista che sia il capitalismo avanzato a richiedere che lo Stato si faccia carico

della riproduzione sociale, a fini sia di accumulazione che di legittimazione.

Secondo un'altra interpretazione, invece, lo sviluppo dello Stato sociale è stato determinato dalla

sul mercato, potendo essere spiegato a partire dalla forza dei sindacati e

lotta delle classi più deboli

dei partiti della sinistra, e in particolare del potere che essi sono riusciti a gestire. 11

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

Altri studiosi, infine, hanno sottolineato il ruolo di considerando lo Stato

autonomi processi politici,

sociale come effetto della tendenza all'espansione delle burocrazie pubbliche. La forza propulsiva

dello sviluppo dello Stato sociale sarebbe l'interesse della burocrazia ad espandersi, ma anche il

bisogno di venire incontro alle richieste degli elettori.

7. Quali sono i principali elementi di definizione dei regimi non-democratici?

I regimi non-democratici costituiscono tutt'oggi i regimi presenti nella maggior parte degli Stati del

mondo.

Gli studiosi hanno individuato alcune variabili rilevanti a definire specifiche tipologie di non-

democrazie:

la nel regime, riferendosi in particolare al grado di accentramento del

coalizione dominante

• potere, al ruolo dei militari, all'esistenza o meno di un partito unico;

la del regime, cioè i gruppi sociali che lo sostengono;

base sociale

• il di diritti fondamentali, individuando in particolare regimi che istaurano

livello di repressione

• un vero e proprio terrore nei confronti degli avversari politici annullando ogni struttura esterna

ad essi, e altri che risultano invece più prevedibili e consentono un certo, seppur limitato,

pluralismo;

il della popolazione, distinguendo tra regimi che impongono forti livelli

grado di mobilitazione

• di partecipazione, seppure controllati, alla popolazione e regimi invece che preferiscono

"smobilitare" le masse;

l'elaborazione distinguendo tra regimi dotati di ideologie articolate, che disegnano

ideologica,

• delle utopie di società futura, e regimi invece a bassa elaborazione ideologica.

8. Quali sono le differenze tra regimi autoritari, totalitari e sultanistici (o tradizionali)?

I costituiscono il tipo più ampio di regimi non-democratici e sono caratterizzati,

regimi autoritari

seguendo la definizione di Linz, da "pluralismo politico limitato e non responsabile, senza una

elaborata ideologia guida, ma con mentalità caratteristiche, senza mobilitazione politica estesa o

intensa, tranne che in alcuni momenti, e con un leader o talora un piccolo gruppo che esercita il

potere entro limiti formalmente maldefiniti ma in realtà abbastanza prevedibili".

La definizione di Linz distingue i regimi autoritari da un'altra specie non-democratica: i regimi

Il concetto di totalitarismo indica regimi con l'assenza di pluralismo politico, forti leader,

totalitari.

alto livello di mobilitazione della popolazione nelle istituzioni del regime, una ideologia elaborata

di trasformazione "totale" della società, e soprattutto una repressione fortissima non solo

dell'opposizione politica, ma anche di gruppi etnici e sociali.

Infine, un'altra ampia tipologia di regimi non-democratici sono quelli basati sul potere

tradizionali,

patrimonialistico di un leader, che gestisce la cosa pubblica come sua dotazione privata. In questi

regimi non vi è in genere mobilitazione dei sudditi, né vi sono ideologie elaborate.

9. Come interagiscono modernizzazione economica e democrazia?

Molti autori hanno visto un rapporto stretto tra sviluppo economico e democrazia. Fra di essi,

ha osservato che la maggior parte delle democrazie sono anche paesi economicamente

Lipset

avanzati e, viceversa, pochi tra i paesi poveri godono di stabili regimi democratici. Varie ricerche

hanno permesso di rilevare un'alta correlazione tra varie misure del livello di sviluppo socio-

economico e presenza di democrazia. Come scrive Dahl, più alto è il livello socio-economico di un

paese, più alta è la probabilità che esso abbia un regime politico competitivo; tanto più un regime

politico è competitivo, tanto più è probabile che un paese sia a un livello di sviluppo economico

relativamente alto.

La relazione tra democrazia e sviluppo economico è comunque complessa. Non vi è una relazione

lineare tra sviluppo economico e democrazia, ma piuttosto una soglia di sviluppo economico al di

sotto della quale la democrazia ha più difficoltà a svilupparsi. 12

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

Dahl ha osservato che lo sviluppo economico porta con sé alcune conseguenze propizie per la

democrazia, quali, in particolare, la diffusione dell'istruzione e il che a sua

pluralismo sociale,

volta favorisce il negoziato ostacolando invece le forme di coercizione pura.

Se istruzione e pluralismo sociale sono fattori facilitanti per lo sviluppo della democrazia, essi non

ne sono però condizioni sufficienti.

10. Quale cultura politica facilita la democrazia?

Oltre che dalle caratteristiche socio-economiche di un paese, le opportunità di sviluppo della

democrazia sono influenzate da una variabile che tende a mantenersi piuttosto stabile nel tempo: la

Secondo la definizione di "la cultura politica è l'insieme di

cultura politica. Almond e Powell,

atteggiamenti, credenze e orientamenti nei confronti della politica caratteristici di un sistema

politico in un dato periodo".

La cultura politica, variabile da paese a paese, influenza il funzionamento del sistema politico.

Ricerche semantiche su valori e atteggiamenti hanno cercato di individuare la cultura politica più

favorevole alla democrazia. Negli anni 60, un'ipotesi influente affermava la capacità di una cultura

di favorire la democrazia. La cultura civica combina un attivismo limitato nel tempo e nel

civica

numero delle persone coinvolte con un atteggiamento sottomesso della maggioranza. La democrazia

non deriverebbe secondo questa concezione dall'effettiva partecipazione dei molti, ma dalla formale

possibilità di partecipare per tutti, dato che quest'ultima condizione garantirebbe che gli attivisti

siano in qualche modo rappresentativi della popolazione.

Secondo un'ipotesi ripresa anche di recente, lo sviluppo democratico sarebbe favorito dalla presenza

di reticoli di Viceversa, la democrazia viene ostacolata da culture politiche che

fiducia orizzontale.

scoraggiano lo sviluppo di solidarietà orizzontali e fiducia istituzionale.

La democrazia sarebbe inoltre più facile dove non vi sono profonde contrapposizioni culturali. Ad

esempio, ancora Almond e Powell distinguono tra paesi dotati di una dove la

cultura consensuale,

maggior parte dei cittadini concorda sul modo di affrontare i problemi, e una cultura polarizzata,

dove vi è un profondo disaccordo. Nel primo caso, i cittadini tenderanno ad essere soddisfatti delle

scelte dei loro governanti; nel secondo caso, invece, qualsiasi politica produce insoddisfazione in

grandi gruppi della popolazione.

Più di recente è stato argomentato tuttavia che, in alcuni casi, paesi divisi dal punto di vista etnico o

religioso sono riusciti a creare democrazie stabili, grazie ad un accordo consociativo tra le elite.

11. Quali sono le principali tappe di un processo di transizione democratica?

Gli studi sui regimi non-democratici e le transizioni alla democrazia hanno cercato di individuare

dinamiche più tipicamente politiche che possono spiegare in quali condizioni si avviano processi di

democratizzazione e a quali condizioni essi hanno successo. In genere le tappe sono suddivise in

fasi di transizione, instaurazione, consolidamento.

Per si intendono

transizioni le fasi di passaggio da un regime ad un altro, quando le regole del

vecchio regime non funzionano più, ma le nuove regole non si sono ancora consolidate.

Con l'istaurazione, spesso suggellata dalle prime elezioni, si ha un riconoscimento pieno dei diritti

civili e politici, l'emergere di un sistema di partiti, l'adozione di procedure ed istituzioni

democratiche.

L'ultima fase è quella del con

consolidamento la legittimazione delle nuove procedure nella

popolazione e nelle élite e l'ancoraggio (o radicamento) delle strutture politiche e di

rappresentanza degli interessi.

12. Quali sono le attuali sfide in termini di sviluppo democratico?

Con il crollo del muro di Berlino a sancire il definitivo fallimento del "socialismo reale", la

democrazia appariva come il modello vittorioso.

A partire dagli anni novanta, la discussione si è ampliata sul tema dell'adeguatezza dei modelli

democratici sviluppatisi fino ad oggi a garantire la partecipazione dei cittadini e la

responsabilizzazione dei governanti. 13

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

Il tema della cittadinanza ha acquistato nuova centralità. Se, in passato, l'estensione dei diritti di

cittadinanza era sembrato come una sorta di naturale progressione verso l'espansione dei diritti delle

libertà individuali e collettive, le ipotesi più ottimiste sono state messe in discussione da fenomeni

che la "globalizzazione" ha reso sempre più evidenti.

In primo luogo, alla fine del XX secolo sembra progressivamente sbiaditosi la componente sociale

dei diritti. Se la spesa in servizi sociali era cresciuta nel secondo dopoguerra, da qualche anno

l'approccio neoliberista tende a dominare le politiche economiche delle democrazie occidentali e

delle organizzazioni governative internazionali. La globalizzazione economica, come riduzione dei

vincoli alla mobilità di merce e capitale, si è intrecciata con una egemonia delle politiche

economiche che vedono nella liberalizzazione dei mercati, in una forza lavoro più flessibile, e in

una limitazione delle tasse l'unica opzione per lo sviluppo delle economie nazionali. In questa

situazione, la politica ha perduto terreno rispetto all'economia riducendo la sua capacità di

controllare il mercato. Al contempo le capacità di governo tendono a spostarsi dagli stati nazionali

ad organismi sovranazionali, non elettivi e quindi poco responsabili rispetto ai cittadini dei diversi

paesi.

Sembra crescere inoltre la Se storicamente l'estensione

diseguaglianza nel godimento dei diritti.

di diritti è stata collegata al bisogno da parte dello Stato di legittimarsi attraverso la costruzione di

un sentimento di appartenenza nazionale, e a questa appartenenza (suggellata dalla nazionalità) è

stato legato il riconoscimento dei diritti di cittadinanza, bisogna considerare che oggi aumentano sul

territorio delle democrazie occidentali i "cittadini senza cittadinanza" o con cittadinanza ridotta. Gli

immigrati extracomunitari hanno, nei paesi dell'Unione Europea, un portafoglio di diritti molto più

povero rispetto a quello dei cittadini dotati di nazionalità. Per quanto riguarda la cittadinanza

europea essa è ancora limitata rispetto a quella nazionale.

A ciò si deve aggiungere il fatto che i cittadini sembrano essere diventati sempre più esigenti.

Tutto questo ha portato gli studiosi a riflettere sull'efficacia di un modello di democrazia basato

fondamentalmente su corrette procedure di elezione e controllo dei rappresentanti. Si è ritornati a

guardare all'output democratico. In particolare, ha sottolineato di recente che "il 'governo

Scharpf

per il popolo' trae legittimità dalla sua capacità di risolvere problemi che non possono essere

affrontati individualmente né affidati allo scambio di mercato o alla cooperazione volontaria della

società civile". La democrazia non può quindi fondare la sua legittimità solo sul rispetto delle

procedure, ma dev'essere anche capace di integrare i cittadini, garantendo loro diritti non solo

formali. 14

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

C 3

APITOLO

Democrazia e partecipazione

Il concetto di può essere definito in contrapposizione a quello di democrazia

democrazia diretta

rappresentativa. Mentre la democrazia rappresentativa si basa su una formale, la

eguaglianza

democrazia diretta è nella misura in cui riconosce il diritto di decidere solo a chi

partecipativa,

mostra dedizione alla causa pubblica. Con una critica alla delega ai rappresentanti, la democrazia

diretta prevede un spostamento delle decisioni ad un livello più vicino ai cittadini.

Se la tensione tra e è sempre presente nelle concezioni della

rappresentanza partecipazione

democrazia, con una netta prevalenza della prima nell'evoluzione concreta delle istituzioni

democratiche, un certo livello di partecipazione è comunque necessario a legittimare i

rappresentanti. L'idea stessa della sovranità popolare presuppone la partecipazione. Essa (la

sovranità popolare) si è infatti estesa attraverso le diverse tappe di ampliamento del suffragio

elettorale, principale strumento della partecipazione dei cittadini.

1. Come si definisce la partecipazione politica?

La è stata definita come "il

partecipazione politica coinvolgimento dell'individuo nel sistema

(Rush),

politico a vari livelli di attività, dal disinteresse totale alla titolarità di una carica politica"

o, più limitatamente, viene a designare quei comportamenti dei cittadini orientati ad influenzare il

processo politico (Axford).

L'espressione "partecipazione politica" comprende comportamenti molto diversi: dal voto alla

militanza in un partito, dalla discussione alla pressione organizzata. Si distinguono infatti forme di

come l'andare a votare o farsi eleggere ad una carica pubblica, e

partecipazione convenzionali, come l'uso della protesta e l'impegno in un

forme di partecipazione non-convenzionali,

movimento sociale. Indagini condotte principalmente sulla base di sondaggi d'opinione

Bassi tassi di partecipazione.

hanno rivelato che la democrazia convive con tassi molto bassi di partecipazione. Una delle prime

ricerche sistematiche sulla partecipazione politica all'inizio degli anni 60, rileva un interesse per la

politica limitato e un ancora più basso tasso di partecipazione. In un suo famoso studio, Milbrath

ha osservato che, negli Stati Uniti, i "gladiatori", spesso attivi in politica, erano appena il 7% dei

cittadini; gli "spettatori", impegnati ad un livello minimo, il 60%; e gli "apatici", completamente

disinteressati alla politica, il 30%.

2. Secondo la ricerca sulla partecipazione politica negli anni cinquanta essa era limitata e

selettiva. Chi partecipava di più e perché?

Gli studi sul problema della selettività della partecipazione hanno messo in evidenza diseguaglianze

nella misura della partecipazione politica, e quindi nell'influenza politica, dei diversi gruppi.

Secondo la ricerca di i livelli più alti di partecipazione riguardano, a parità di condizioni:

Milbrath,

1) coloro che hanno livelli più elevati di istruzione; 2) chi proviene dai ceti medi rispetto a chi fa

parte della classe operaia; 3) gli uomini rispetto alle donne; 4) le persone in coorti intermedie di età

(né troppo giovani né troppo vecchi); 5) gli sposati rispetto agli scapoli; 6) coloro che risiedono in

città rispetto a chi vive in aree rurali; 7) chi vive da lungo tempo in un luogo rispetto a chi vi si è

appena trasferito; 8) coloro che appartengono a maggioranza etniche; 9) coloro che sono impegnati

socialmente e/o in organizzazioni di vario tipo.

Emerge da questo quadro che le diseguaglianze sociali ed economiche si riflettono in

diseguaglianze politiche.

Chi ha più alto status ha più risorse materiali (in primo luogo, denaro) e più risorse simboliche

(prestigio) da investire nella partecipazione. Per quanto riguarda le prime, chi ha maggiore denaro e

tempo libero può utilizzarli, con minori costi marginali, in attività politica. Inoltre, chi ha prestigio

ha anche maggiore influenza: la sua partecipazione ha maggiore possibilità di successo perché l'alto

status sociale comporta migliori occasioni di accesso a chi prende le decisioni. Chi ha alto status sa

15

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

anche come si fa a partecipare, dato che con lo status aumenta l'istruzione e chi è più istruito sa

meglio cosa fare quando vuole difendere i suoi interessi. Se chi ha alto status sociale capisce il

discorso dei politici, e pensa di sapere come influenzarli, chi non ha queste risorse accetta la sua

incompetenza, delegando ad altri l'intervento politico. E' questo sentimento di incompetenza

dunque, e non l'assenza di opinioni, ad allontanare questi ultimi dalla partecipazione.

3. Quali sono le forme non convenzionali di partecipazione politica (R. J. Dalton)?

Tra le forme di partecipazione politica, ha individuato: 1) Scrivere ad un

non convezionali Dalton

giornale; 2) Aderire ad un boicottaggio; 3) Autoridurre tasse o affitto; 4) Occupare edifici; 5)

Bloccare il traffico; 6) Firmare una petizione; 7) Fare un sit-in; 8) Partecipare ad uno sciopero

selvaggio; 9) Prendere parte a cortei pacifici; 10) Danneggiare beni materiali; 11)Utilizzare violenza

contro le persone.

4. Che cosa osservano Barnes e Kaase nella loro ricerca a proposito delle forme non-

convenzionali di partecipazione?

Se l'analisi della selettività della partecipazione ha riguardato principalmente le sue forme più

convenzionali, a partire dagli anni 70 gli studiosi cominceranno ad osservare una rapida crescita di

forme nuove, non-convenzionali di partecipazione politica. Ciò ha portato di interrogarsi sui diversi

stili di partecipazione propri dei diversi gruppi sociali.

In una importante ricerca comparata svolta negli anni 70 su diverse democrazie occidentali, Samuel

e hanno osservato che, rispetto a leggi e decisioni ritenute ingiuste o

Barnes Max Kaase

illegittime, gruppi sempre più ampi di cittadini sono disponibili a fare ricorso a forme d'azione

caratterizzate dalla loro non-convenzionalità. La ricerca si è poi concentrata sulla combinazione di

azioni convenzionali e azioni non convenzionali. È emerso infatti che la partecipazione

convenzionale è spesso correlata a quella non-convenzionale indicando che persone interessate alla

politica e competenti nel campo tendono a fare uso contemporaneamente di vari possibili strumenti

per fare pressione sui governi.

Incrociando partecipazione ad attività convenzionali e ad attività non-convenzionali si possono

distinguere: che al massimo leggono di politica o firmano una petizione;

inattivi,

• che si impegnano un po' di più nelle attività convenzionali;

conformisti,

• che partecipano in modo convenzionale, ma ampliano anche il repertorio politico

riformisti,

• fino ad abbracciare forme legali di protesta, dimostrazioni, o perfino boicottaggi;

che ampliano il repertorio al suo massimo livello, in alcuni casi fino ad includere anche

attivisti,

• forme non legali di protesta;

che adoperano tutte le forme non-convenzionali, ma rifiutano le forme

protestatari,

• convenzionali di partecipazione.

5. Qual è il ruolo dell'identità collettiva nel favorire la partecipazione?

Il processo della partecipazione politica richiede la costruzione di al cui interno

collettività solidali

gli individui si considerino reciprocamente come eguali. Buona parte dell'attività politica è infatti

orientata a costruire queste solidarietà attraverso la che sono poi

creazione di identità collettive,

alla base della partecipazione.

La costruzione di una è un processo mediante il quale un individuo seleziona un

identità collettiva

suo particolare ruolo sociale come fattore fondamentale della sua vita e si identifica con gli altri

individui che condividono quella stessa posizione. L'identità collettiva permette la definizione degli

interessi (degli operai, degli studenti, degli imprenditori, ecc.) attorno ai quali si attiva la

partecipazione politica. Rafforzando il sentimento di appartenenza, la partecipazione politica a sua

volta rafforza l'identità collettiva. Anche il particolare "stile di partecipazione politica" finisce per

diventare un elemento dell'identità collettiva: le barricate per i movimenti rivoluzionari, gli scioperi

per il movimento operaio, le occupazioni per il movimento degli studenti. 16

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

6. Quali sono i principali elementi delle teoria di Inglehart sui valori post-materialisti?

Secondo l'ondata di protesta degli anni 60 è collegata all'emergere di valori post-

Ronald Inglehart,

materialisti, cioè all'allontanarsi dall'interesse materiale di un numero crescente di individui. La tesi

di Inglehart parte da due assunti di fondo.

In primo luogo, egli ritiene che vi sia una sicché i bisogni di ordine elevato

gerarchia dei bisogni,

(come la crescita intellettuale e artistica della persona) sono concepibili soltanto dopo che sono stati

soddisfatti quelli di livello più basso (in particolare, la sopravvivenza fisica).

Il secondo assunto è che il momento decisivo per la (quando si formano

socializzazione politica

credenze e valori destinati a sopravvivere nel tempo) si collochi nel passaggio dalla giovinezza

all'età adulta, e che quindi principi e priorità acquisiti in quel momento tendano mantenersi anche

successivamente.

La generazione che è arrivata all'età adulta tra la fine di anni 60 e gli anni settanta si differenzia

profondamente dalla generazione precedente. Nelle democrazie occidentali, i nati nel secondo

dopoguerra sono cresciuti in condizioni di benessere economico, facile accesso all'istruzione

superiore e basse esposizioni al rischio di una guerra. Queste condizioni avrebbero spinto verso un

graduale (che riflettono preoccupazioni relative al

indebolimento dei valori tipo "materialistico"

benessere economico ed alla sicurezza personale collettiva) e l'emergere di valori post-

orientati verso bisogni di natura prevalentemente espressiva, quali l'autorealizzazione

materialisti,

nella sfera privata, l'espansione della libertà di opinione, la democrazia partecipativa.

7. Quanta partecipazione fa bene alla democrazia? Comparare diverse teorie.

• In uno studio pubblicato nel 1960, intitolato aveva

Seymour M. Lipset

The Political Man,

sostenuto che un certo livello di fa bene ad una democrazia. La non-partecipazione può

apatia

essere un segno positivo di consenso con chi governa, e viceversa una crescita della partecipazione

può indicare scontento politico e disintegrazione sociale. Soprattutto dopo l’ondata di protesta alla

fine degli anni sessanta, alcuni scienziati politici affermeranno che la crescita della partecipazione

aumenta il numero di creando rischi di “sovraccarico”. Un sistema sottoposto

domande al sistema

a continua pressione tenderebbe a seguire le richieste dei singoli tralasciando il bene generale. In

questa linea di pensiero si inserisce uno studio molto discusso secondo il quale la crescita della

partecipazione negli anni settanta avrebbe portato ad una crisi della democrazia.

• Secondo altri studiosi, invece, la maggiore utilizzazione di forme d'azione non-istituzionali

testimonia non una crisi della democrazia, ma una sua "I cittadini utilizzano forme

espansione.

d'azione non-istituzionali perché queste forme offrono loro possibilità di ottenere mete politiche,

non perché sono insoddisfatti delle forme d'azione convenzionali". Ne gli anni '90, si è parlato di un

rischio inverso a quello del sovraccarico: il rischio dell'allontanamento dei cittadini dalla politica.

8. Che cosa intende Hirschman con e ?

exit voice

Lo schema exit-voice è stato elaborato da per indicare le opzioni che ha il

Albert O. Hirschman

consumatore per esprimere scontento (quando si accorge che la qualità del prodotto che ha fino a

quel punto acquistato si sta deteriorando): l'abbandono o la

del prodotto per un altro (exit)

sollecitazione alla casa produttrice affinché migliori la qualità del prodotto (voice).

Lo schema applicato allo scambio di mercato viene esteso anche alle relazioni politiche (es.

elettore/partiti ecc.).

La è la intesa come “un qualsiasi tentativo di cambiare, invece che di

reazione politica tipica voce

eludere, uno stato di cose riprovevole, sia sollecitando individualmente o collettivamente il

management direttamente responsabile, sia appellandosi ad un'autorità superiore con l'intenzione di

imporre un cambiamento nel management, sia mediante vari tipi di azione e proteste, comprese

quelle intese a mobilitare l'opinione pubblica”.

Nel mercato economico come nella politica, la presenza di canali di "voice" permette di evitare un,

molto più rischioso, exit. 17

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

9. Che cosa si intende con capitale sociale e perché esso migliora, secondo alcuni studiosi, il

funzionamento delle istituzioni democratiche?

La nozione di in analogia con quella di capitale fisico (come il denaro), o di

capitale sociale,

capitale umano (come la forza lavoro qualificata), è utilizzata per indicare le caratteristiche della

organizzazione sociale (reticoli di relazioni, norme di reciprocità, fiducia negli altri) che

facilitano la cooperazione per il raggiungimento di comuni benefici.

Di recente la presenza e la qualità del capitale sociale, soprattutto identificato nel tessuto associativo,

sono state considerate fattori fondamentali per il rendimento istituzionale, come ha

Robert Putnam

dimostrato per le regioni italiane.

Benessere economico e buongoverno caratterizzerebbero le regioni con più alti tassi di civismo,

dove i cittadini si rispettano e si stimano l'un l'altro, sono solidali e cooperano in varie forme

associative. In particolare, le assolvono, secondo Putnam, ad un ruolo fondamentale

associazioni

nello sviluppo delle virtù civiche, di interesse e rispetto per la comunità: "le associazioni civili

diffondono tra i partecipanti il sentimento della cooperazione, della solidarietà e dell'impegno

sociale".

Nelle regioni civiche, poi, esperienze positive di cooperazione spingono a continuare a cooperare: il

capitale sociale cresce così su se stesso.

10. Qual è il ruolo dell'opinione pubblica in democrazia?

L'opinione è una che non comporta

pubblica ulteriore forma di partecipazione politica

direttamente vere e proprie azioni.

I cittadini contribuiscono a formare l'opinione esprimono giudizi sul sistema politico,

pubblica:

fanno richieste, propongono soluzioni. Essi fanno parte cioè della sfera pubblica: uno spazio aperto

a tutti e visibile, dove si formano le opinioni.

11. Che cosa si intende con “sfera pubblica borghese”?

Il concetto di sfera pubblica, elaborato dal filosofo tedesco designa un

Jurgen Habermas, ambito

di società civile (non statale, ma pubblicamente rilevante) dove si hanno discussioni pubbliche,

visibili all'esterno, su questioni di rilevanza pubblica.

Cresciuta con la società borghese, la sfera pubblica si è sviluppata nei caffè, i salotti, le associazioni

e, soprattutto, la stampa. In questi luoghi si è sviluppata la discussione sul bene pubblico attraverso

una argomentazione pubblica e razionale.

La sfera pubblica ha assunto anche un ruolo politico con la critica del potere statale, ma la presenza

di un pubblico raziocinante ha avuto come effetto lo spostamento dell'opposizione dall'uso della

violenza al ricorso alle armi della discussione.

12. Che cosa si intende con “videocrazia”?

Il termine "mediatizzazione è stato sempre più usato di recente per indicare un

della politica"

processo di progressiva autonomizzazione dei media da ogni controllo politico e di crescita

addirittura della loro capacità di controllare la politica.

Nelle ipotesi più pessimiste, l'indebolimento dei partiti avrebbe favorito la trasformazione delle

democrazie contemporanee in rafforzando il potere dei mezzi di comunicazione di

videocrazie,

massa (in particolare della Tv) e di chi può esercitare influenza su di essi. L'era della televisione

avrebbe infatti messo a dura prova il pluralismo di opinioni, che la stampa aveva in qualche modo

fatto sopravvivere.

I potenziali effetti negativi della videocrazia nei sistemi democratici sono molteplici.

Innanzitutto, la televisione incoraggia un'immagine della politica come spettacolo piuttosto che

della politica come partecipazione. La vuol dire superficialità

spettacolarizzazione della politica

nell'informazione, trasmessa sempre più per immagini e sempre meno attraverso la parola, con un

"prevalere del visibile sull'intelligibile che porta ad un vedere senza capire" (Sartori).

La televisione ha incoraggiato la della politica, rafforzando le istituzioni

personalizzazione

monocratiche (il presidente negli Usa, il "nuovo" sindaco in Italia), ma anche spesso facendo

18

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

crescere il numero di elettori che votano sulla base dell'"immagine" invece che delle posizioni

politiche.

I media sono così apparsi molto efficaci nell'attivazione di quegli elettori che

e orientamento

hanno bassa (ma non nulla) attenzione alla politica, scarse informazioni e nessuna identificazione

partitica, e sono potenzialmente influenzabili da messaggi brevi, ripetuti e ad alto contenuto

simbolico (come gli spot elettorali).

13. Quali trasformazioni tecnologiche influenzano le caratteristiche della comunicazione

politica oggi?

Il termine di evidenzia il ruolo svolto dallo sviluppo tecnologico nei regimi

Cyberdemocrazia

democratici. Se da un lato si teme che il dibattito pubblico si formi all'interno di "comunità virtuali",

si è sottolineato, d'altra parte, il maggiore pluralismo permesso dal moltiplicarsi delle fonti di

informazione implica. Aggiungendosi, ma non sostituendosi, alla televisione e ai giornali, i nuovi

media, come Internet, aumentano la capacità dei cittadini di intervenire nel dibattito pubblico,

accrescendo così l'autonomia della sfera pubblica. 19

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

C 4

APITOLO

1. Perché qualcuno ha definito i gruppi di interesse come “un male necessario”?

E' stato a sostenere che i gruppi sono un male necessario, che è meglio controllare

James Madison,

piuttosto che eliminare.

I gruppi rappresentano infatti allo stesso tempo la libertà di unirsi ad altri per presentare domande ai

leaders politici e la minaccia che coloro che già possiedono risorse importanti possAno mobilitarsi

più efficacemente di altri, rafforzando così le diseguaglianze del potere politico.

2. Quali sono i principali elementi per una definizione dei gruppi di interesse?

La definizione dei concetti di "gruppo o "gruppo è controversa. In

di interesse" di pressione"

primo luogo, un dibattito scientifico è nato attorno alla definizione del concetto di interesse.

Le definizioni proposte del concetto di interesse sono state più o meno ampie, intrecciandosi con la

delimitazione del concetto di gruppo.

Secondo un gruppo coincide con ogni sezione della società che agisca o tenti di

Arthur Bentley,

agire sulla base di un certo “Non c'è gruppo senza interesse. Un interesse è l'equivalente

interesse:

di un gruppo. Gruppo e interesse non sono separabili”.

Altri studiosi hanno invece collegato il gruppo ad un Secondo David Truman,

atteggiamento.

gruppo di interesse è “qualsiasi gruppo che, sulla base di uno o più atteggiamenti condivisi, presenta

delle domande ad altri gruppi della società”.

Secondo un gruppo di interesse è “un gruppo di individui che sono legati da

Almond e Powell

comuni preoccupazioni o interessi e che sono di questo legame”.

consapevoli

Più recentemente, il concetto di gruppo di interesse è stato collegato direttamente al processo

Sotto questo aspetto un può essere definito come un

politico. gruppo di interesse gruppo

formalmente organizzato e volontario che mobilita risorse per influenzare le politiche

pubbliche.

3. Quali sono, secondo Almond e Powell, i principali tipi di gruppi che partecipano

all'articolazione degli interessi?

Vengono distinti, sulla base della loro struttura organizzativa, quattro tipi di gruppi di interesse:

cioè "folle e rivolte disorganizzate, espressione più o meno

gruppi di interesse anomici,

• spontanee di protesta e lamentela che crescono velocemente e, di norma, altrettanto velocemente

rientrano"; basati su interessi comuni percepiti di razza, religione,

gruppi di interesse non-associativo,

• lingua, regione, occupazione. Pur non avendo una struttura associativa specializzata, gli interessi

sono concepiti come comuni e ciò dà al gruppo una maggiore continuità rispetto al gruppo

anomico; i quali si trovano all'interno di organizzazioni quali i partiti, le

gruppi di interesse istituzionale,

• corporazioni, i corpi legislativi, le forze armate, le burocrazie e le chiese. L'organizzazione

formale dà origine a una struttura complessa, ma è articolata per funzioni diverse da quelle di

articolazione di interessi; cioè "strutture specializzate per l'articolazione di interessi che

gruppi di pressione associativa,

• sono specificatamente designate a rappresentare gli obiettivi di un gruppo in particolare". Fra i

più tipici esempi di questi gruppi sono i sindacati, le associazioni industriali o commercianti etc.

Sono i quelli al centro del dibattito sull'intervento dei gruppi in politica. Il

gruppi di pressione associativa

concetto di gruppo di pressione, spesso utilizzato in modo interscambiabile con quello di gruppo di interesse,

fa riferimento all'azione dei gruppi in politica.

La principale tecnica di azione dei gruppi di pressione è il lobbying. è termine inglese utilizzato

Lobbying

per indicare l'attività di pressione dei gruppi di interesse. Originariamente, lobbying deriva dal termine lobby

che stava ad indicare l'ingresso della House of Common britannica, dove i parlamentari incontravano il

pubblico. Successivamente il termine fu utilizzato, per estensione, per riferirsi all'azione dei delegati dei

gruppi di interesse, in contatto diretto con parlamentari e membri del governo con il fine di influenzare le

scelte politiche. 20

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

La "pressione" (o lobbying) non è comunque la sola forma di intervento dei gruppi. Oltre al lobbying vero e

proprio, tecniche di azione spesso utilizzate dei gruppi sono le campagne verso l'opinione pubblica, il ricorso

in giudizio, la corruzione e, soprattutto, il finanziamento di campagne elettorali.

4. Quali sono gli effetti positivi dei gruppi secondo la tradizionale teoria dei gruppi (Bentley,

Truman, Key)?

Del tema dei gruppi in politica si sono occupati numerosi scienziati sociali, dando vita a quella che

è stata definita "teoria dei gruppi".

L'attenzione ai gruppi è stata inizialmente accompagnata da un giudizio positivo sul loro ruolo in

democrazia. La presenza di gruppi è stata vista, infatti, come elemento di equilibrio,

socializzazione, autonomia dello Stato.

In primo luogo, la pluralità dei gruppi garantirebbe un certo fra spinte contrastanti.

equilibrio

Gli effetti della partecipazione ai gruppi sono poi stati visti come particolarmente la vita

educativi:

nelle associazioni socializzerebbe alla interazione con gli altri, allontanando dal proprio interesse

egoistico. L'educazione alla tolleranza sarebbe facilitata da quella che ha definito come

Truman

cioè la partecipazione alle attività di differenti gruppi. Le appartenenze

appartenenza multipla,

multiple, oltre a facilitare l'educazione alla tolleranza, aumentano l'integrazione tra gli individui.

Aiutandosi l'un l'altro, gli individui sarebbero meno dipendenti dalle istituzioni pubbliche che

quindi non sarebbero operate di domande.

Da quanto detto emerge che la teoria dei gruppi presenta un'immagine della politica come

piuttosto che esercizio di autorità. La stessa presenza di una pluralità di gruppi di

mediazione

interesse significa dispersione del potere e pratica di negoziati.

5. Quali sono, secondo i critici della teoria dei gruppi (Schattschneider, Olson, Lowi), i

principali problemi che l'intervento dei gruppi può creare in una democrazia?

La fu criticata sotto svariati punti di vista, e accusata di difendere un mondo in

teoria dei gruppi

cui pochi avevano potere su molti. osservò che la mobilitazione dei gruppi era limitata e,

In primo luogo, Schattschneider

• soprattutto, fonte di disuguaglianza.

La ricerca sui gruppi indicava infatti che alcuni interessi avevano maggiori risorse di altri per

organizzarsi, sicché pochi gruppi riuscivano a mobilitarsi e ad avere influenza.

La ricerca si è focalizzata dunque sulle "barriere cioè sulle condizioni che

all'entrata",

• facilitano l'organizzazione di alcuni interessi, ostacolando quella di altri. ha affermato

Olson

che l'esistenza di un interesse comune non porta automaticamente a un'azione collettiva. Visto

che il bene collettivo ha la caratteristica che tutti, anche coloro che non hanno investito alcuna

risorsa per averlo, possono usufruirne, la razionalità individuale porterebbe ad agire da free-

cioè a non pagare il costo dell'azione collettiva, aspettando che altri si mobilitino.

rider,

Non solo è più facile organizzarsi per i ricchi piuttosto che per i poveri, ma inoltre alcuni tipi di

• interesse hanno una maggiore capacità di emergere. ha distinto tra gruppi di

Schattschneider

e gruppi di I primi difendono l'interesse comune,

interesse pubblico interesse speciale.

condiviso da tutti membri di una comunità nazionale; i secondi, invece, interessi parziali, che

avvantaggiano alcuni gruppi a danno di altri. Il problema principale per una democrazia è la

tendenza ad una sovra-rappresentazione dei secondi rispetto ai primi. Infatti, i gruppi di

interesse speciale sono più facili da organizzare: più piccoli, con interessi più esplicitamente

sentiti, e spesso risorse maggiori.

Ancora più radicale è la critica di secondo cui la teoria dei gruppi farebbe l'errore di

Ted Lowi

• considerare equivalente tutti gli interessi in gioco e renderebbe il governo incapace di resistere

alle pressioni esterne. L'aggressività dei gruppi di pressione, concentrati nella difesa di interessi

particolaristici, rende nei fatti impossibile il raggiungimento del bene comune. 21

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

6. Perché, secondo Mancur Olson, la presenza di un interesse comune che porta

automaticamente all'azione collettiva?

ha affermato che l'esistenza di un interesse comune non porta automaticamente a un'azione

Olson

collettiva. Visto che il bene collettivo ha la caratteristica che tutti, anche coloro che non hanno

investito alcuna risorsa per averlo, possono usufruirne, la razionalità individuale porterebbe ad agire

da cioè a non pagare il costo dell'azione collettiva, aspettando che altri si mobilitino.

free-rider,

Perché ci sia azione collettiva occorrono allora organizzazioni in grado o di esercitare una

coercizione sui loro membri o di fare in modo che chi partecipa all'azione collettiva riceva maggiori

benefici di chi non vi partecipa. Olson ha parlato così di i premi e le punizioni

incentivi selettivi:

che beneficiano o sanzionano gli individui influendo sulla loro disponibilità a partecipare

politicamente. Olson definisce materiali gli incentivi di tipo economico e simbolici quelli che

invece implicano la solidarietà, il prestigio e la soddisfazione morale.

7. Come si definiscono i movimenti sociali?

Si definiscono i reticoli di interazioni prevalentemente informali, basati su

movimenti sociali

credenze condivise e solidarietà che si mobilitano su tematiche conflittuali attraverso un uso

frequente di varie forme di protesta.

In primo luogo, i movimenti sociali possono essere considerati come tra

reti di relazioni informali

una pluralità di individui e gruppi, più o meno strutturati dal punto di vista organizzativo. Se i partiti

e i gruppi di pressione hanno confini organizzativi abbastanza precisi, essendo l'appartenenza

normalmente sancita da una tessera d'iscrizione ad una specifica organizzazione, i movimenti

sociali sono invece composti da reticoli dispersi debolmente connessi di individui che si sentono

parte di uno sforzo collettivo.

Queste reti di relazione vengono considerate movimenti sociali nella misura in cui i loro membri

condividono un nutrendo nuove solidarietà e identificazioni collettive.

sistema di credenze,

Caratteristica dei movimenti è infatti l'elaborazione di visioni del mondo e sistemi di valori

alternativi rispetto a quelli dominanti.

A partire dagli anni settanta si è cominciato a parlare di nuovi movimenti come attori di nuovi

Differenza di genere, difesa dell'ambiente naturale, convivenza tra diverse culture sono

conflitti.

alcuni dei temi attorno ai quali si sono costituiti, di recente, movimenti sociali.

Infine, i movimenti sociali si caratterizzano per adottare forme inusuali di comportamento politico

quali la protesta. Per si intende una forma non-convenzionale di azione che interrompe la

protesta

routine quotidiana al fine di fare pressione sulle decisioni pubbliche. Chi protesta spesso si rivolge

direttamente all'opinione pubblica, prima ancora che ai rappresentanti eletti o alla burocrazia

pubblica.

8. Quali sono i precedenti storici dei moderni gruppi di interesse?

Gruppi e movimenti hanno una storia lunga, durante la quale influenza, gradi di selettività e

concezioni stesse dell'azione sono cambiati notevolmente.

Già durante la repubblica e poi l'impero romano erano presenti cioè “organizzazioni

corporazioni,

composte da persone che esercitano la medesima professione o che producono il medesimo bene,

caratterizzate da specifiche statuti e dotate di privilegi monopolistici”. Nel medioevo, le (o

gilde

corporazioni locali) assunsero importanti funzioni di governo all'interno dei Comuni.

L'affermarsi del diritto di associazione nel corso dell'evoluzione dello Stato moderno è

contraddittorio e complesso. Furono le rivendicazioni della classe operaia ad affermare come diritti

civili aiutarono a formare per la difesa degli interessi collettivi dei

organizzazioni sindacali

lavoratori. Il sindacato nacque dalle società di mutuo soccorso, create per assistere i lavoratori nei

momenti di difficoltà e dalle leghe che iniziarono la mobilitazione collettiva sulle rivendicazioni dei

lavoratori.

La prima guerra mondiale rappresentò un momento di grande espansione delle organizzazioni degli

interessi. In questo periodo, le associazioni degli interessi vennero ufficialmente riconosciute come

intermediari, incoraggiate attraverso l'attribuzione di risorse e la delega di funzioni semi-pubbliche.

22

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

Ma è soprattutto nel secondo dopoguerra che lo Stato comincia ad avere un ruolo attivo nei

negoziati fra le parti sociali. Nella forma più classica dello il governo interviene

scambio politico

nelle interazioni tra le parti sociali fornendo beni pubblici in cambio di consenso. Lo scambio

politico è dunque uno scambio a tre, dove una parte dei benefici per i lavoratori e le imprese viene

dallo Stato. Attraverso il concetto di scambio politico, il sindacato diventa così soggetto non solo

delle relazioni industriali, ma anche del sistema politico.

La nelle attività di gruppi e movimenti può essere così riassunta. Innanzitutto,

situazione attuale

cresce notevolmente il numero di gruppi attivi e delle risorse disponibili per essi, mentre si

diversificano i loro campi di intervento. Complessivamente, appare inoltre sempre più rilevante e

strutturata l'interazione tra istituzioni pubbliche e gruppi di interesse economico.

9. Che cosa favorisce, nel corso del XX secolo, la crescita delle capacità di mobilitazione dei

gruppi di interesse?

Di recente è stato osservato, tuttavia, un aumento dei gruppi di interesse – sia nel loro numero che

nella loro membership – che ha fatto parlare di una crescita generale delle risorse utilizzabili per

l'azione collettiva. E' stata inoltre rilevata una anche da parte di

maggiore capacità di organizzarsi

alcuni gruppi normalmente considerati come gruppi deboli, oltre alla loro capacità crescente di

trovare patroni e alleati. La discussione è, inoltre, ancora aperta a proposito degli effetti della

mobilitazione dei gruppi di interesse. In particolare, viene osservato che il loro peso varia molto da

settore a settore e, in generale, i gruppi sono più capaci di porre alcuni temi sull'agenda politica

piuttosto che di determinarne le soluzioni. L'attività di è spesso più orientata ad offrire

lobbying

informazioni che a esercitare ricatti sui politici.

Mobilitazione delle risorse

Nel corso degli anni settanta si è sviluppata una corrente di studi che ha considerato i movimenti

sociali come parte del normale progresso politico, concentrando l'analisi sulla mobilitazione delle

necessarie all'azione collettiva. Secondo questo approccio, i movimenti sociali agiscono in

risorse

modo razionale, propositivo e organizzato. Le azioni di protesta derivano da un calcolo di costi e

benefici, influenzato dalla presenza non solo di conflitti, ma anche di risorse necessarie a mobilitare

questi conflitti.

A questo punto occorre studiare le condizioni che permettono di trasformare lo scontento in

Ad esempio, se le donne sono state nei secoli subordinate agli uomini, un movimento

azione.

femminista emerge però solo quando le donne acquistano risorse sufficienti ad organizzarsi per

rivendicare i loro diritti.

La ricerca ha sottolineato in particolare il ruolo di imprenditori politici nel mobilitare lo scontento,

ridurre il costo dell'azione, utilizzare e creare reti di solidarietà, distribuire incentivi ai membri,

acquisire consensi all'esterno. Perché un gruppo si organizzi è dunque necessario che vi siano,

anzitutto, degli "imprenditori" capaci di offrire risorse ai loro potenziali membri (i

"consumatori").

10. Qual è il ruolo dell'organizzazione nel favorire la partecipazione?

Nell'analisi delle risorse interne al gruppo, l'attensione si è soffermata soprattutto sulle forme di

organizzazione.

L'importanza dell'organizzazione era già stata sottolineata nelle ricerche classiche sulle

partecipazione. Si era osservato infatti che, se lo status sociale individuale tende a far crescere la

partecipazione, si possono avere però gruppi che partecipano molto pur avendo un basso status

sociale. L'organizzazione può compensare l'assenza di altre risorse. Infatti, “quando una certa

categoria sociale è ben organizzata, l'attività dei suoi membri verrà innalzata al di sopra del livello

che le caratteristiche individuali dei membri stessi avrebbero fatto prevedere”. 23

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

11. Che cosa intende Tilly con ?

carnet

L'adesione ad un movimento è favorita dall'inserimento che

in reticoli informali di individui

condividono l'interesse verso alcune cause e dall'appartenenza che

ad organizzazioni formali

spesso operano come canali di reclutamento.

Dato che gli ambienti (e i gruppi) sociali si differenziano sulla base della densità degli reticoli che li

caratterizzano, ciò dà luogo ad una differente capacità di partecipazione.

ha sostenuto a questo proposito che la mobilitazione dei gruppi è influenzata dal loro

Charles Tilly

livello di sintesi di caratteristiche legate alla e densità dei (o

carnet, categoria sociale network

reticoli) sociali.

Che le opportunità di partecipazione crescano per i gruppi sociali caratterizzati da somiglianze strutturali e

intensità di relazioni sociali è messo in rilievo da numerosi studi sul movimento operaio. Il movimento

operaio è stata in particolare collegato alla presenza di grandi masse di lavoratori che svolgevano lavori

simili e tendevano a trascorrere insieme non solo il tempo di lavoro, ma anche il tempo libero, abitando in

quartieri localizzati vicino le fabbriche. La presenza di reticoli socialmente omogenei caratterizzati da

relazioni sociali intense avrebbe favorito la scelta di cooperare.

12. Quali sono le opportunità politiche più favorevoli allo sviluppo dei movimenti sociali?

Tutti gli elementi di un sistema politico che possano favorire la mobilitazione di gruppi e

movimenti sociali vengono a configurare la struttura delle opportunità politiche.

In particolare, la partecipazione tenderà ad aumentare quando si aprono canali di accesso ai decisori

pubblici. Il alle pressioni dal basso dipende da grado di

grado di "apertura" del sistema

decentramento territoriale, separazione funzionale dei poteri, tipo di strategia utilizzato dallo Stato

quando interagisce con i movimenti, e disponibilità e forza di alleati e avversari dei gruppi che

protestano.

• In primo luogo si ritiene che tanto maggiori sono i tanto

poteri distribuiti alla periferia,

maggiore sarà la possibilità per i singoli movimenti di trovare un punto di accesso nel sistema

decisionale.

• Per quanto riguarda la il sistema si può considerare in linea di

separazione funzionale del potere,

massima tanto più aperto tanto maggiore è la divisione dei compiti tra legislativo, esecutivo e

giudiziario. In particolare, tanto più indipendente è il potere giudiziario, tanto più aumentano le

possibilità di accesso dei movimenti. Le tendenze contemporanee per un crescente interventismo

della magistratura hanno creato più punti di accesso per i movimenti sociali, facilitandone la

mobilitazione.

• Per quanto riguarda le quando interagisce con i movimenti, esse

strategie utilizzate dallo Stato

sono state distinte in (caratterizzate dalla repressione dei conflitti) e (orientate

esclusive inclusive

alla cooptazione delle nuove domande). I regimi politici caratterizzati da strategie inclusive

sarebbero aperti anche ai nuovi sfidanti; viceversa i regimi caratterizzati da strategie esclusive

sarebbero chiusi rispetto alle domande emergenti. Così, ad esempio, il movimento studentesco degli

anni sessanta avrebbe incontrato una forte repressione in Italia, paese con tradizioni di esclusione,

con una conseguente radicalizzazione della protesta, fino alla degenerazione del terrorismo.

Di recente è stato osservato tuttavia in tutte le democrazie una tendenza più inclusiva, con lo

sviluppo di canali di concertazione anche con gli attori meno strutturati. Quest'elemento favorisce

tendenzialmente il proliferare di movimenti sociali, diffusi ma pacifici.

• I movimenti sociali si muovono interagendo con vari altri attori. Essi trovano alleati e oppositori

dell'amministrazione pubblica, nel sistema dei partiti, fra le associazioni di interesse e nella società

civile. Possiamo definire un come composto dagli attori politici che sostengono

sistema di alleanze

i movimenti, e il come composto da quelli che vi si oppongono. Mentre il

sistema di conflitto

sistema di alleanze fornisce risorse e crea opportunità politiche per gli sfidanti, il sistema di

conflitto tende a peggiorare quelle condizioni. La presenza di alleati all'interno delle istituzioni

tende a rendere i movimenti più moderati nelle forme d'azione e nelle ideologie. 24

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

13. Quali strategie possono adottare gli Stati rispetto ai movimenti? Che conseguenze hanno

queste strategie?

Le quando interagisce con i movimenti sono state distinte in

strategie utilizzate dallo Stato

(caratterizzate dalla repressione dei conflitti) e (orientate alla cooptazione delle

esclusive inclusive

nuove domande). I regimi politici caratterizzati da strategie inclusive sarebbero aperti anche ai

nuovi sfidanti; viceversa i regimi caratterizzati da strategie esclusive sarebbero chiusi rispetto alle

domande emergenti. Così, ad esempio, il movimento studentesco degli anni sessanta avrebbe

incontrato una forte repressione in Italia, paese con tradizioni di esclusione, con una conseguente

radicalizzazione della protesta, fino alla degenerazione del terrorismo.

Di recente è stato osservato tuttavia in tutte le democrazie una tendenza più inclusiva, con lo

sviluppo di canali di anche con gli attori meno strutturati. Quest'elemento favorisce

concertazione

tendenzialmente il proliferare di movimenti sociali, diffusi ma pacifici.

14. Quali sono le principali caratteristiche di una struttura pluralista di rappresentanza degli

interessi?

Si definisce quel modello di rappresentanza degli interessi le cui unità costitutive sono

pluralista

multiple e non coordinate e in concorrenza tra loro.

L'adesione a tali unità è volontaria e lo Stato non riconosce a nessun gruppo in particolare il

monopolio della rappresentanza in un specifico settore.

Questo modello favorisce la differenziazione dell'accesso ai canali statali e l'uso del come

lobbying

strumento di pressione politica (Schmitter).

15. Quali sono le principali caratteristiche di una struttura neocorporativa di rappresentanza

degli interessi?

Si definisce quel tipo di rappresentanza degli interessi in cui le unità costitutive

neocorporativo

sono singole, obbligatorie, non in concorrenza l'uno con l'altra, gerarchiche e differenziate secondo

criteri funzionali. Dette unità sono riconosciute, a volte sponsorizzate dallo Stato che

"deliberatamente concede loro il monopolio della rappresentanza all'interno delle rispettive

categorie in cambio dell'osservanza di certi controlli sulla selezione dei loro leader e

sull'articolazione delle domande e degli appoggi da dare" (Schmitter).

Tra i due modelli (pluralista e neocorporativo) cambia la logica della partecipazione dei membri e

dell’intervento verso l’esterno. Un è caratterizzato da un sistema di relazioni

sistema pluralista

poco sviluppato, con una struttura organizzativa frammentata e povera di risorse che deve fare forte

affidamento alla sua base e ha quindi difficoltà a sviluppare programmi a lungo periodo. Un

si intreccia invece con associazioni forti, integrate e ricche di risorse,

sistema neocorporativo

relativamente indipendenti dai membri e capaci di sviluppare progetti di lungo termine.

Se tipico delle forme di influenza pluralista è il tipica delle forme di influenza corporative

lobbying,

è invece la la consultazione degli interessi organizzati da parte delle istituzioni

concertazione:

pubbliche e una loro partecipazione alle decisioni.

16. Quali condizioni facilitano lo sviluppo di un assetto neocorporativo di rappresentanza

degli interessi?

Alcuni studiosi hanno citato tra le condizioni che favoriscono lo sviluppo dei sistemi neocorporativi:

1) le piccole dimensioni di un paese; 2) l’integrazione nei mercati internazionali; 3) forti partiti

socialisti; 4) associazioni degli interessi ben strutturate.

Culla del neocorporativismo furono quindi i paesi europei di minore estensione territoriale, dotati di

associazioni di classe e settoriali ben organizzate e con economie fortemente integrate su scala internazionale

e quindi facilmente vulnerabili. Questa tendenza risultava ancora più marcata in presenza di forti partiti

socialdemocratici, di un elettorato stabile, di una relativa unità culturale o linguistica e di politiche estere di

neutralità.

Viceversa, lo sviluppo di un sistema neocorporativo è stato ostacolato dalla frammentazione delle

organizzazioni di rappresentanza degli interessi. 25

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

17. Quali sono le conseguenze di un assetto neocorporativo di rappresentanza degli interessi?

L’assetto neocorporativo presenta e

vantaggi svantaggi.

Del neocorporativismo si è soprattutto criticata la discriminazione dei più deboli.

• Secondo alcuni studiosi, il favore accordato ai gruppi economici forti (collocati nella sfera della

produzione) emargina sempre più i gruppi non dotati di potere di ricatto economico

(disoccupati, studenti, consumatori, ecc.). Il neocorporativismo inoltre non sembra avere effetti

positivi né sulla crescita economica, né sulle diseguaglianze sociali.

Altri studiosi hanno invece messo in evidenza la capacità del neocorporativismo di ridurre sia il

• tasso di conflitto sul lavoro che, più in generale, l'insubordinazione allo Stato. Inoltre, il tasso

d'inflazione è risultato più basso nei paesi con alti livelli di corporativismo a livello nazionale. 26

~ Missgnammy & Mary Pink ~

Della Porta – Introduzione alla scienza politica

C 5

APITOLO

1. Come può essere definito un partito politico?

Una delle definizioni più note del concetto di partito ci viene da secondo il quale "per

Max Weber

partiti si debbono intendere le associazioni fondate su un'adesione (formalmente) libera, costituite

al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all'interno di un gruppo sociale e ai

propri militanti attivi possibilità (ideali o materiali) per il perseguimento di fini oggettivi o per il

perseguimento di vantaggi personali, o per tutti e due gli scopi".

Il partito si caratterizza quindi per essere un'associazione orientata ad influenzare il potere.

Innanzitutto, il partito è un'associazione, nel senso che esso è un gruppo formalmente organizzato e

basato su forme volontarie di partecipazione. La sfera propria dell'agire dei partiti, come

organizzazioni volontarie, è quella della contrapposta alla sfera economica (tipica delle

potenza,

classi) e a quella sociale (tipica dei ceti).

Per "potenza", Weber intende "la possibilità, che un uomo o una pluralità di uomini possiede, di

imporre il proprio volere in un agire di comunità anche contro la resistenza di altri soggetti

Sebbene i partiti possano utilizzare diversi tipi di azione per raggiungere

partecipi di questo agire".

i loro obiettivi, la loro strategia principale è l'occupazione di Secondo

cariche elettive. Anthony

infatti, il partito politico è una "compagine

Downs, di persone che cercano di ottenere il

controllo dell'apparato governativo a seguito di regolari elezioni".

2. Quali sono le principali funzioni dei partiti?

Le funzioni dei partiti possono essere riassunte sostanzialmente in quattro punti.

a) I partiti si presentano innanzitutto come tra le istituzioni pubbliche e la società civile,

mediatori

tra lo Stato e i cittadini. I partiti sono indispensabili per organizzare la volontà pubblica,

operando una semplificazione della complessità degli interessi individuali. Mentre i gruppi di

pressione rappresentano interessi relativamente specifici, i partiti tendono ad aggregarli

raggruppando persone con atteggiamenti e valori simili.

b) I partiti Essi "inducono gli elettori a scegliere almeno il minore di due mali,

strutturano il voto.

costringendo così le differenziazioni politiche in pochi principali canali" (Neumann).

c) In misura variabile, i partiti organizzano anche altre forme di partecipazione politica svolgendo

così un'importante Attraverso la loro azione, i partiti

funzione di socializzazione politica.

educano gli elettori alla democrazia indirizzando l'attenzione su alcune tematiche più rilevanti e

permettendo così ai cittadini di esprimere la loro opinione.

d) Gazie ai partiti, inoltre, si può realizzare il I partiti,

controllo dei governati sui governanti.

cioè, rappresentano uno strumento di collegamento tra il governo e l'opinione pubblica. La

rappresentazione dei candidati alle cariche pubbliche all'interno di liste di partiti rende infatti

più riconoscibile la loro proposta e più facilmente punibile un'eventuale rottura del patto di

fiducia con gli elettori.

3. Che cosa si intende con “partiti di notabili”?

Nella nota distinzione proposta da nella fase iniziale delle democrazie il tipo di partito

Max Weber,

più diffuso era un questa definizione sta a indicare che si dedicavano alla

partito di notabili:

politica individui che traevano altrove il loro sostentamento, e la politica era in questo senso

un'attività collaterale.

Con il termine vengono definiti individui che: 1) sono in grado, in virtù della loro

notabili

condizione economica, di agire continuamente all'interno di un gruppo, dirigendolo o

amministrandolo - come professione secondaria - senza uno stipendio oppure con uno stipendio

onorario o nominale; 2) e godono di una considerazione sociale, fondata non importa su quale base,

che dà loro la possibilità di accettare uffici.

Il rappresentante eletto in parlamento mediava in un complesso sistema di scambi: riceveva voti che

offriva al potere esecutivo in cambio del controllo di risorse pubbliche (licenze, posti di lavoro,

riduzioni fiscali) che egli poteva distribuire ai suoi elettori come favori. 27

~ Missgnammy & Mary Pink ~


ACQUISTATO

12 volte

PAGINE

56

PESO

487.49 KB

AUTORE

Exxodus

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti contenenti tutte le domande con le relative risposte del libro Introduzione alla scienza politica di Della Porta. Alcune tra le domande riportare sono: dalla polis alla politica moderna:l'evoluzione storica del concetto di politica, che cosa caratterizza la scienza politica rispetto a filosofia politica, diritto pubblico, storia e sociologia politica e molto altro ancora.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Scienza politica

Scienza politica - Domande e risposte
Appunto
Riassunto esame Scienza politica, prof. indefinito, libro consigliato Intruduzione alla scienza politica, Della Porta
Appunto
Partiti e sistemi di partito
Dispensa
Riassunto esame Scienza politica, docente Massari, libro consigliato: "Il sistema politico italiano", Cotta, Verzichelli
Appunto