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Della Porta – Introduzione alla scienza politica

Capitolo 1: Che cosa caratterizza la scienza politica rispetto a filosofia politica, diritto pubblico, storia e sociologia politica?

La scienza politica si differenzia dalla filosofia politica quando esclude dal proprio ambito i giudizi morali, prestando attenzione alla raccolta e all'analisi dei dati empirici. Si distacca dal diritto pubblico quando la ricerca si concentra sui processi reali, piuttosto che su quelli formali-legali. Si distingue dalla storia quando l'analisi dei dati empirici mira a generalizzare, piuttosto che a conoscenze circoscritte a una realtà specifica nello spazio e nel tempo. La scienza politica è stata definita “lo studio o la ricerca, con la metodologia delle scienze empiriche, sui diversi aspetti della realtà al fine di spiegarla il più compiutamente possibile”.

2. Dalla polis alla politica moderna: l'evoluzione storica del concetto di politica

In genere, molte discussioni del concetto di politica, partendo dalla sua radice etimologica, ricordano la polis greca. Per i greci, l'esperienza della polis era legata al potenziamento di capacità uniche della specie umana, come il ragionamento e l'uso del linguaggio. La polis greca fu comunque un fenomeno peculiare, difficilmente collegabile alle caratteristiche che la “politica” assunse in seguito. Se il termine politica viene da lontano, la sua accezione contemporanea nasce però molto tardi. L'attuale concetto di politica si afferma, infatti, attraverso una graduale autonomizzazione della politica rispetto ad altri campi dell'agire umano. Come osserva Giovanni Sartori, nella polis greca per l'uomo politico (lo zōon politikòn) la politica non si differenzia dalla società: la polis è “l'unità costitutiva e la dimensione compiuta dell'esistenza”. Sebbene già la filosofia greca si fosse cominciata ad occupare, con Platone, degli ideali del buon governo, è nella città romana che emerge un elemento considerato come fondamentale per una convivenza civile: l'ordinamento giuridico, la legge. La civitas romana è infatti organizzata giuridicamente, “è un'aggregazione che trova il suo fondamento nel consenso della legge”.

Bisognerà comunque attendere il XV secolo, e Machiavelli, perché la politica assuma quella dimensione verticale - “di potere, di comando e, in ultima analisi, di uno Stato sovraordinato alla società”. Con Machiavelli la politica si afferma diversa dalla morale: il principe deve essere disposto, per mantenere lo Stato, ad essere "cattivo", ed agire in maniera contraria alla fede e all'umanità. La politica diventa così autonoma, cioè guidata da proprie leggi. Sarà poi con la nascita della scienza economica, nel XVII-XIX secolo, che la politica si distinguerà anche dalla società o, più esattamente, dal mercato. Smith, Ricardo e gli altri economisti liberisti assumeranno che esiste una sfera dell'agire umano che si sviluppa meglio quando lo Stato non interviene, che è capace cioè di autoregolarsi. Essi affermano così che "le leggi dell'economia non sono leggi giuridiche: sono leggi del mercato".

Al termine di questa evoluzione storica resta comunque aperto il problema della definizione delle caratteristiche proprie del comportamento politico. Per comprendere le caratteristiche dei comportamenti politici occorre guardare al chi, al dove, al come e al perché della politica. La risposta a "chi fa politica" può essere molto specifica o piuttosto generica: se la classe politica è specializzata nelle attività politiche, tutti cittadini, più o meno, vi partecipano. Il luogo principale della politica è stato individuato, da alcuni, nello Stato, ma si "fa politica" anche in altri luoghi (dalla famiglia all'impresa). Gli strumenti principali della politica sono dialogo e consenso, ma anche l'uso della forza. Le motivazioni alla politica possono essere varie.

La definizione della politica è così stata mutevole nel tempo, variando insieme ai principali approcci alla politica. Nella scienza politica, un approccio che ha avuto molto successo negli anni 60 ha intrecciato elementi di una concezione statalista-verticale della politica con un'attenzione alle diverse risorse utilizzabili nel gioco politico, elaborando il concetto di sistema politico. Nell'analisi più recente, la ricerca sulla politica oscilla tra l'attenzione alle azioni in difesa di interessi individuali, propria di un approccio razionale alla politica, e l'individuazione di un ruolo specifico della politica nella costruzione di norme e identità collettive, proposto dall'approccio neoistituzionale.

3. Quali sono i principali elementi che permettono di definire lo stato moderno?

La scienza politica è stata per lungo tempo identificata con lo studio delle istituzioni statali. Pierangelo Schiera ha definito lo Stato moderno europeo come quella forma di organizzazione del potere storicamente determinata che si differenzia dalle altre per:

  • La territorialità del comando, che si realizza attraverso un processo di accentramento territoriale.
  • L'obbligazione politica, attraverso il riconoscimento allo Stato del monopolio della forza legittima.
  • Lo sviluppo di una burocrazia pubblica, vincolata al rispetto dello Stato di diritto (impersonalità del comando).

Sono questi i principali elementi che permettono di definire lo Stato moderno. Il processo di costruzione dello Stato comprende, innanzitutto, un processo di accorpamento territoriale e la concentrazione del potere su uno specifico territorio. L'accentramento del potere comprende, inoltre, l'attribuzione ad un'unica istanza del potere di "usare la forza per difendere la comunità politica da attacchi esterni e per mantenere l'ordine interno". Nella classica definizione di Max Weber, l'elemento fondamentale che caratterizza lo Stato è il monopolio della forza legittima. L'obbedienza allo Stato è legata al controllo della forza necessaria a sanzionare le violazioni.

Nello Stato moderno, l'obbedienza al dominio politico non è tuttavia dettata tanto dalla paura della punizione, quanto da un senso di obbligazione morale, con un riconoscimento da parte di chi è soggetto a comando della legittimità del potere che viene esercitato. La legittimazione del sovrano viene dall'esistenza di una serie di regole riconosciute: l'uso della forza è controllato dalla legge.

4. Quali spiegazioni sono state date della crescita dell'intervento dello Stato?

Nella crescita dello Stato un ruolo importante avrebbero giocato fattori politici internazionali quali i conflitti militari. Tradizionalmente, lo Stato si affermò innanzitutto come strumento di difesa del sistema verso l'esterno, quindi con una funzione orientata alla sicurezza; a questa funzione si aggiunse poi il mantenimento dell'ordine interno. Per poter svolgere quei due compiti occorreva, comunque, assolvere ad una terza funzione: il reperimento di risorse, attraverso il prelievo fiscale. I moderni Stati-nazione, cioè gli stati che pretendono di racchiudere all'interno del proprio territorio un'unica comunità caratterizzata da comune storia ed etnia, emergono, almeno in parte, dalla guerra.

  • L'amministrazione statale cresce a seguito degli sforzi militari.
  • Le attività pubbliche introdotte in tempo di guerra si mantengono anche in tempo di pace.
  • In tempo di pace vengono rivendicati dalle popolazioni i diritti che erano stati loro promessi in tempo di guerra.
  • I debiti di Stato, accumulatisi durante le guerre, portano ad accrescere l'intervento dello Stato in economia.

Il sistema degli Stati assolutisti si forma infatti attraverso le guerre in Europa e la creazione degli imperi oltremare. Se le guerre hanno accresciuto il bisogno di risorse materiali, con esse è aumentato anche il bisogno di legittimazione per lo Stato: maggiore il ruolo giocato dallo Stato, maggiore il suo bisogno di consenso. La costruzione degli Stati portò così con sé una graduale trasformazione dei sudditi in cittadini. Il bisogno di legittimazione di un potere centrale sempre più esteso richiedeva infatti lo sviluppo di un sentimento di identificazione con una entità territoriale di ampie dimensioni, fino all'affermazione dello Stato-nazione. Ciò ha portato ad ampliare i compiti dello Stato, in particolare in relazione all'offerta di servizi, attraverso lo sviluppo dello Stato del benessere, e la promozione dello sviluppo, attraverso lo Stato programmatore.

La crescita dell'intervento statale è stata sollecitata, almeno in parte, da pressioni provenienti da diversi gruppi sociali. La democrazia ha accresciuto la capacità dei cittadini di organizzarsi e chiedere benefici allo Stato. I gruppi più deboli economicamente hanno utilizzato il loro peso elettorale per migliorare la loro condizione, attraverso una legislazione che ha regolato le condizioni di lavoro e introdotto meccanismi di redistribuzione economica. Richieste di espansione dello Stato sono venute comunque anche da gruppi economicamente forti: si è parlato, ad esempio, di una borghesia nazionale o anche di una borghesia di Stato.

5. Come si definisce il potere e quali sono le principali risorse di potere?

Tra il 1920 e il 1940, la cosiddetta Scuola di Chicago ha criticato l'approccio legalistico alla politica che identificava lo studio della politica con uno studio delle istituzioni statali. L'attenzione alla politica "reale" ha spostato il fuoco della ricerca verso un diverso modo di concepire la politica: l'approccio alla politica come potere.

Norberto Bobbio ha osservato che “non c'è teoria politica che non parta in qualche modo direttamente o indirettamente da una definizione di "potere" o da un'analisi del fenomeno del potere. Il potere è in prima approssimazione definibile come capacità di un attore A di influenzare il comportamento di un attore B. Si può dire che A ha potere su B nella misura in cui A è capace di far fare a B qualcosa che va nella direzione voluta da A e che B non avrebbe fatto altrimenti. Nella classica definizione di Max Weber, “la potenza designa qualsiasi possibilità di far valere entro una relazione sociale, anche di fronte ad un'opposizione, la propria volontà, quale che sia la base di questa possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, ad un comando che abbia un determinato contenuto”.

  • Una prima risorsa di potere è la forza: “In primo luogo, gli esseri umani sono costituzionalmente esposti alla diminuzione della loro libertà di movimento e del loro benessere fisico, alla violazione della loro incolumità, alla sofferenza e alla morte”.
  • La capacità di incutere paura fisica deriva comunque non solo dalle risorse fisiche di un individuo, ma anche dalla sua capacità di controllare la produzione di strumenti e tecnologie che possono servire ad aumentare le risorse di violenza fisica.
  • Le idee possono infine essere estremamente utili a legittimare un dominio basato inizialmente sulla forza fisica. I bisogni di comprendere il mondo, sviluppare norme di comportamento ed esprimere simbolicamente i propri sentimenti sono stati posti alla base di un potere ideologico, gestito da chi è capace di soddisfare quei bisogni.

Si è così parlato di un potere politico, un potere economico e un potere ideologico: la relativa indipendenza dei detentori delle diverse fonti di potere, i loro conflitti, le loro alleanze sono stati un tema centrale nelle scienze sociali.

6. Quali sono le principali caratteristiche dell'approccio elitista al potere?

Un primo filone di studio sul tema del potere è stato definito come elitista. Scrive Giorgio Sola: “il termine "elitista" viene impiegato per comprendere tutte quelle ricerche che muovano dall'ipotesi e giungono alla conclusione che il potere è detenuto da una minoranza ristretta di persone, un'élite, descritta come un gruppo più o meno unitario e monolitico”. Alle origini della scienza politica italiana, studiosi come Mosca e Pareto avevano guardato alle caratteristiche concrete di quelle élite che, al di là dei principi egualitari della democrazia, apparivano capaci di esercitare potere reale. La concezione del potere degli elitisti è definita come posizionale: si ha potere per le risorse (in particolare economiche) che si possiedono.

7. Quali sono le principali caratteristiche dell'approccio pluralista al potere?

Il modello elitista venne criticato da un gruppo di scienziati politici che, guidati da Robert Dahl, individuarono una struttura di potere pluralista, con potere diffuso tra una moltitudine di élite, sia istituzionali che non-istituzionali. Il potere non è dunque legato solo all'occupazione di alcune posizioni, ma è piuttosto relazionale: si ha potere nella misura in cui si riesce ad utilizzare le proprie risorse nelle interazioni con gli altri.

8. Quali sono le interazioni tra potere economico, potere ideologico e potere politico?

Il potere economico fa pressione sul potere politico – in primo luogo perché vi siano “istituzioni complesse e sofisticate, come proprietà, contratto, successione ereditaria, mercati, impresa, contrattazione collettiva, banche, assicurazioni, acquisti a rate, professioni, società per azioni”. Lo Stato deve, con il suo apparato repressivo, applicare queste leggi, che garantiscono la sopravvivenza del mondo degli affari. Molto spesso lo Stato interviene “socializzando” alcuni costi – cioè finanziando servizi e sussidi a vantaggio del mondo economico. Lo Stato spende per garantire l'ordine pubblico e spende per favorire economicamente le imprese economiche. Nonostante questo, il potere politico è entrato spesso in conflitto con quello economico: ha difeso diritti dei lavoratori, investito in politiche di assistenza ai più deboli, garantito la possibilità di scioperare. Il potere politico ha infine, in modo più o meno vigoroso, spesso resistito alle richieste provenienti dal mondo degli affari di “meno Stato”, difendendo le proprie funzioni e competenze. Anche il potere ideologico è stato ed è importante per il potere politico. Gli intellettuali sono stati, innanzitutto, sempre necessari allo Stato nella misura in cui hanno “impartito splendore al reame”, legittimando l'immagine del sovrano. Inoltre, gli intellettuali sono stati particolarmente importanti nella elaborazione del concetto di nazione: da quando lo Stato si rappresenta come espressione della comunità nazionale esso deve riuscire a mobilitare nella popolazione forti sentimenti di comune appartenenza, reciproca solidarietà, identità collettiva, consapevolezza di condividere fini collettivi. Il controllo di simboli e rituali è fondamentale a questo scopo. In particolare, la creazione di una lingua è stato un contributo indispensabile degli intellettuali alla creazione della nazione.

9. Che cosa si intende con sistema politico?

Negli anni 50 l'approccio sistemico ha importato nella scienza politica alcuni principi sviluppati nella cibernetica e nella biologia, attraverso l'analisi del funzionamento di quello che viene definito come sistema politico. Il lavoro più influente in questo campo di studio è quello del politologo americano David Easton che, nel 1953, ha pubblicato il volume The Political System. Due elementi sono fondamentali per la definizione di un sistema: l'esistenza di un ambiente del quale il sistema fa parte e con il quale esso interagisce attraverso una serie di transazioni caratterizzate da un flusso continuo di immissioni ed emissioni; e la presenza però di confini che distinguono analiticamente il sistema dal suo ambiente.

Tipici dell'approccio sistemico, in scienza politica come in altre scienze, sono due assunti: a) le condizioni di ogni oggetto in un momento dato derivano dallo scambio di materia ed energia con il suo ambiente; b) ogni modificazione nelle condizioni di una parte avrà effetto sull'oggetto nel suo insieme. Ogni sistema assolve ad alcune funzioni, tendendo così a garantire la sua stessa sopravvivenza nel lungo periodo.

Secondo Easton, il sistema politico è un sistema di interazioni attraverso le quali si realizza l'assegnazione autoritativa di valori scarsi in una data società. In generale, il processo di allocazione di valori (sia beni materiali che beni immateriali) in una certa società procede attraverso tre diversi modi:

  • La consuetudine, intesa come insieme di norme tradizionalmente rispettate che regolano la sfera dei rapporti privati.
  • Lo scambio, che implica una libera interazione di soggetti che negoziano tra loro.
  • Il comando politico, fondato su procedure collettive che consentono una soluzione imperativa dei conflitti sull'allocazione dei valori.

Rispetto all'insieme di sistemi che compongono una società, il sistema politico assolve alla fondamentale funzione di regolare i conflitti che potrebbero altrimenti portare ad una disintegrazione della società. Esso quindi interagisce con la società (il suo ambiente) attraverso un processo di stimoli e risposte, convergendo verso l'equilibrio sociale.

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze Sociali Prof.
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