Sistemi politici
Capitolo 11. Cos'è la scienza politica
La nascita della scienza politica risale alla fine del secondo dopoguerra. È una scienza che studia la politica, la spiega e la descrive basandosi sui dati empirici. La scienza politica si differenzia:
- Dalla filosofia politica in quanto esclude i giudizi morali ed analizza solo i dati empirici;
- Dal diritto pubblico in quanto la ricerca si basa su processi reali e non formali-legali;
- Dalla storia in quanto mira a conoscenze generalizzate, non circoscritte a una realtà specifica.
"La scienza politica è lo studio o la ricerca, con la metodologia delle scienze empiriche, sui diversi aspetti della realtà politica, al fine di spiegarla il più compiutamente possibile."
Cos'è la politica
Ad oggi non vi è una definizione unica della politica, ma si distinguono 3 diversi significati:
- Definizione ampia: spiega le relazioni di potere in una società;
- Definizione ristretta: nata con lo stato moderno, è l’esercizio diretto o indiretto del monopolio della violenza legittima all’interno di un territorio. Legittima in quanto viene riconosciuto dai cittadini, che si sottopongono al potere politico.
- Definizione intermedia: la politica è associata ad alcune sedi che prendono decisioni collettivizzate sovrane. Collettivizzate in quanto valgono per tutti. Sovrane in quanto sono fondative di tutte le altre decisioni prese su tale territorio.
Per poter dare una definizione di politica, bisogna avere:
- Un’attività collettiva che presuppone l’esistenza di una comunità delimitata da confini e la presenza di un’autorità che prende decisioni collettivamente vincolanti e garantisce la pace e l’ordine interno.
- L’insieme delle attività con le quali attori individuali e collettivi influiscono sulla scelta dei titolari del governo (votano e decidono da chi farsi rappresentare).
- Delle azioni politiche che implicano dinamiche di persuasione e cooperazione ma anche di conflitto e coercizione in quanto devono pervenire a decisioni collettivamente vincolanti.
- La presenza di istituzioni di governo che hanno il potere di prendere decisioni vincolanti e di detenere il monopolio legittimo sulla forza.
Dunque, la politica è una sfera autonoma rispetto alla società, separata da religione ed economia, che nasce con le prime polis greche e si sviluppa con lo stato moderno. Le motivazioni del comportamento politico possono oscillare tra dovere morale (tipico della religione) e utilità individuale (tipico dell’economia).
Per comprendere le caratteristiche dei comportamenti politici bisogna indagare sul chi, dove, come e perché della politica. Il concetto di politica può variare a seconda che si faccia riferimento ad una sfera di attività (solitamente lo stato) o a un tipo di attività (orientata al potere).
"La politica è l’insieme di attività, svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi, caratterizzate da comando, potere e conflitto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso, riguardanti una collettività nella quale sia promosso il controllo della violenza e distribuiti costi e benefici, materiali e non."
- Prendere decisioni politiche collettivamente vincolanti;
- Distribuire beni materiali e non alla comunità.
Politics e policy
Vi è una distinzione tra politica intesa come la competizione tra le diverse fazioni (partiti) e politiche intese come soluzioni ai problemi comuni. Nella lingua inglese questa distinzione è automatica ed è data dalle parole politics e policy.
La politics si occupa di fare le politiche pubbliche (policy), ossia azioni di lungo periodo finalizzate al benessere dei cittadini (o di una parte di essi). Per fare le policy bisogna fare leggi, attuarle con programmi d’azione, integrarle con programmi di spesa e verificarne gli esiti per vedere se si sono raggiunti gli obiettivi prefissati (Policy outcomes).
Nella storia possiamo notare due tipi di fare politica differenti con Andreotti e la Thatcher:
- Andreotti era attento al politics, conquistava il potere per poi attuare politiche per conquistare altro potere;
- Thatcher attenta alle policy, le utilizzava per arrivare al potere e realizzare le policy.
La polity è la terza faccia della politica e rappresenta l’identità politica, i confini della comunità, composta dai cittadini (in caso di partecipazione attiva) o dai sudditi (se passivi o oppressi).
Partendo dal rapporto sopra, possiamo dire che una influenza l’altra e viceversa:
- La polity decide chi detiene il potere in uno stato-nazione, dunque influenza la politics;
- Le policy comprendono le decisioni prese dal governo (o dai detentori del potere) e riguardano direttamente le polity;
- La politics comprende gli attori, i leader di partito, i gruppi di pressione che attuano le policy, ma anche l’architettura del potere, in quanto la politics sceglie il regime politico da attuare in uno stato.
Esempi di relazioni reciproche tra gli ambiti della politica:
- Politics -> Policy: Il partito che vince decide il tipo di politica pubblica.
- Policy -> Politics: Le policy possono influenzare e far cambiare preferenze di voto agli elettori.
- Politics -> Polity: Un partito di successo può cambiare l’identità di uno stato.
- Polity -> Politics: Uno stato può perdere autonomia e cambiare identità politica (es. Ucraina).
- Policy -> Polity: Le politiche di istruzione di massa hanno creato un’identità nazionale con un’unica lingua di stato.
- Polity -> Policy: L’UE ha ampliato le sue competenze e incide sulle politiche interne pubbliche dei singoli paesi (vedi politica agricoltura, monetaria).
Lo stato moderno
La scienza politica è stata per molto tempo identificata con lo studio delle istituzioni statali. Lo stato moderno è una forma di organizzazione del potere nata nell’800. Gli elementi essenziali sono:
- La territorialità del comando; si avvia un processo di accorpamento territoriale, decade il potere temporale della chiesa e si afferma il potere sovrano al quale devono sottostare tutti i territori. Si stabiliscono confini netti.
- Il monopolio della forza legittima; lo stato è l’unico soggetto che può usare la forza per difendere la comunità politica da attacchi esterni e per mantenere l’ordine interno. Esercita il proprio diritto attraverso la polizia e le istituzioni dello stato. L’obbedienza allo Stato è legata al controllo della forza necessaria a sanzionare le violazioni. Allo stato è demandato il compito di garante dell’ordine pubblico.
- Sviluppo di una burocrazia pubblica vincolata al rispetto dello stato di diritto; chi comanda deve a sua volta sottostare alle leggi, in questo modo si assicura l’impersonalità del comando che spinge i soggetti di uno stato all’obbedienza del dominio politico per dovere morale. L’affermazione di una economia monetaria è una precondizione della nascita della burocrazia pubblica. La presenza di una economia monetaria è anche indispensabile perché gli stati si procurino, attraverso le tasse, le risorse per pagare la burocrazia pubblica.
La crescita dello stato è stata agevolata dalla specializzazione delle funzioni politiche che ha poi permesso la separazione dei poteri. Un ruolo fondamentale è stato giocato dai conflitti militari in quanto lo stato era delegato a garantire la difesa dell’ordine interno e dei confini ma, per poter svolgere questa funzione, aveva bisogno di reperire le risorse attraverso il prelievo fiscale.
L’amministrazione statale cresceva infatti con gli sforzi militari e le attività pubbliche si mantenevano anche in tempo di pace; allo stesso tempo le popolazioni rivendicavano i diritti che erano stati promessi in tempi di guerra, i debiti di stato crescevano e il tutto portava lo stato ad aumentare il proprio intervento nell’economia.
Le guerre accrescevano però anche il bisogno di legittimazione dello stato e dunque la necessità di avere più consenso da parte dei cittadini, che gradualmente non erano più visti come sudditi, nonché lo sviluppo di un’idea di nazione e di un sentimento di identificazione politica ma anche culturale.
Il potere
Lo studio della politica si è a lungo identificata con lo studio delle istituzioni statali ma, dopo la seconda guerra mondiale, si è spostata l'attenzione verso la politica reale, vedendo l'approccio alla politica come potere. Il potere nella politica è visto come la capacità di un attore A di influenzare il comportamento B.
Si distingue:
- Il potere come influenza: quando un soggetto influenza gli altri facendogli fare cose che altrimenti non avrebbero fatto; può essere esercitato in diversi modi, tra cui minacce, corruzione, negoziazione, etc.
- Il potere come capacità di ottenere gli effetti desiderati, che possono essere dei vantaggi per il singolo o per la società.
Esistono diverse risorse di potere:
- La forza: vista come la capacità di incutere paura attraverso il ricorso alla violenza. Necessita di un potere politico, basato sulla forza o sul consenso.
- La produzione: la capacità di incutere paura deriva anche dalla capacità di controllare la produzione di strumenti che possano aumentare le risorse di violenza fisica (carceri, polizia). Necessita di un potere economico basato su risorse economiche e sui mezzi di produzione.
- Le idee: la capacità di influenzare le idee per legittimare un regime di violenza fisica. Necessita di un potere ideologico basato sulla capacità di manipolare idee e opinioni.
Sulla definizione di potere si confrontano diverse scuole di pensiero:
- Scuola elitista: il potere è riservato a una cerchia ristretta di persone, un gruppo unitario e monolitico; è di tipo posizionale, in base alla posizione sociale, alle ricchezze (che permettono di avere potere ideologico e politico). È un potere di tipo verticistico. Esempio Middletown dove il controllo della città veniva esercitato da una famiglia di imprenditori.
- Scuola pluralista (Dhal): criticano il modello elitista. Il potere è di tipo pluralista, diffuso tra molte élite, istituzionali e non. Potere relazionale basato sulla capacità di utilizzare le proprie risorse per relazionarsi con gli altri e ottenere consenso dai gruppi sociali.
- Gioco dei poteri (Poggi): particolarmente importante per la concezione della democrazia è il grado di influenza del potere politico rispetto agli altri, in quello che è stato definito il gioco dei poteri di Poggi. Vi è un’interdipendenza tra i poteri politico ed economico e politico ed ideologico. Il potere economico spesso fa pressione sul potere politico richiedendo determinati vantaggi; lo stato applica leggi e finanzia servizi e sussidi per il mondo economico per garantire il funzionamento del mondo degli affari e la pace interna. Ci sono stati però anche dei conflitti tra questi due poteri in quanto a volte lo stato interviene in difesa di lavoratori o dei più deboli (vedi welfare state e politiche di redistribuzione del reddito) andando contro gli interessi del potere economico. Anche tra potere politico ed ideologico vi è una relazione in quanto gli intellettuali si presentano come esperti e legittimano lo stato come specialista dell’amministrazione. Ad oggi è molto importante anche il ruolo dei mass media che ha la capacità di influenzare ed essere influenzati da uno o dall’altro potere.
Il sistema politico
Il concetto di potere sposta l’attenzione dalle istituzioni agli attori politici che in esse agiscono o tentano di influenzarne le decisioni. Due elementi sono fondamentali per la definizione di un sistema:
- L’esistenza di un ambiente (società, cittadini) del quale il sistema fa parte e con il quale interagisce (influenza e viene influenzato dalle decisioni);
- La presenza di confini che distinguono il sistema dal suo ambiente.
Dunque, possiamo dire che:
"Il sistema politico è un sistema di interazioni attraverso le quali si realizza l’assegnazione autoritativa di valori beni materiali e immateriali) scarsi in una data società attraverso la consuetudine, lo scambio e il comando politico."
La società immette dei beni materiali e immateriali che sono scarsi, di conseguenza bisogna decidere a chi darli e a chi no. Per allocare i valori, si procede attraverso tre modi:
- La consuetudine: intesa come insieme di norme rispettate che regolano la sfera dei rapporti privati;
- Lo scambio: che implica una libera interazione tra soggetti che negoziano tra loro;
- Il comando politico fondato su decisioni collettivamente vincolanti.
Inoltre: "Assolve alla fondamentale funzione di regolare i conflitti che altrimenti potrebbero portare ad una disintegrazione della società".
Lo schema di Easton: Per assolvere alle sue funzioni, il sistema politico ha bisogno di una serie di immissioni (inputs) che si distinguono in:
- Domande;
- Sostegno.
Domande: I bisogni dei cittadini vengono trasformati in domande politiche (issues) e possono dar luogo a decisioni pubbliche. Per evitare un sovraccarico, le issues vengono filtrate da dei regolatori d’accesso (gatekeepers) che selezionano le domande che entrano nella "scatola nera" dove vengono prese le decisioni politiche. I gatekeepers possono essere di tipo:
- Strutturale, ossia:
- Gruppi d’interesse, che articolano le domande su un interesse specifico (sindacati);
- Partiti politici, che aggregano le domande tramite i programmi politici.
- Culturale, ossia le norme di una società che impediscono l’entrata di domande che potrebbero mettere in crisi l’esistenza del sistema.
Sostegno: Affinché un sistema possa sopravvivere, insieme alle domande è necessario immettere anche sostegno, ossia l’insieme di atteggiamenti che esprimono intenzioni positive rispetto al sistema. Può essere rivolto:
- Al regime politico -> sostegno diffuso, a lungo termine, nonostante i cambi di governo.
- Ai detentori dell’autorità politica -> sostegno specifico, si basa sul soddisfacimento delle domande.
All’interno della scatola nera si attua il processo di elaborazione delle decisioni pubbliche. In una prima fase si ha una formulazione delle politiche, successivamente si ha la implementazione delle politiche pubbliche, dunque vengono messe in atto attraverso l’emanazione di atti esecutivi. La scatola nera produce poi emissioni, ossia gli outputs del sistema e gli esiti delle politiche, ossia i policy outcomes e i processi retroattivi, feedbacks.
Gli outputs sono decisioni ed azioni rilevanti per la determinazione del sostegno. È indispensabile che gli outputs, insieme ai risultati prodotti (outcomes), aiutino attraverso la retroazione la formazione di sostegno per il sistema.
La razionalità in politica
L'attenzione alle motivazioni dei comportamenti individuali si è estesa con l'affermarsi del cosidetto approccio della scelta razionale. Nell’approccio della scelta razionale:
- L’attore principale è l’individuo, razionale ma egoista. Razionale in quanto è capace di stabilire un ordine di preferenze tra le alternative e scegliere quella che ottimizza i propri vantaggi e utili; Egoista in quanto viene visto come “Homo oeconomicus” dunque sceglie il candidato in base ai propri interessi.
La politica è vista come un mercato dove politici e burocrati sono gli imprenditori, disposti a vendere qualsiasi cosa per massimizzare la possibilità di essere rieletti (profitti), mentre gli elettori e gli utenti sono i consumatori che chiedono delle particolari decisioni politiche ai loro eletti e votano i partiti più vicini ai propri ideali.
- Al centro del processo vi è il bene pubblico. I politici, per vincere le elezioni, creano programmi che sono i più vicini possibile al volere dei cittadini; una volta al potere attuano il proprio programma per soddisfare i cittadini ed essere rieletti.
Nell’approccio della scelta pubblica (public choice):
- I politici dipendono dai cittadini; distribuiscono beni e servizi per soddisfare gli elettori ed essere rieletti.
- In questo approccio la dipendenza dei politici rischia di avere un effetto negativo producendo debito pubblico ed inflazione.
- Mirando a soddisfare quanti più elettori possibili, non si preoccupano degli effetti della crescita del deficit pubblico.
- Vi è una crescita del ruolo dello stato e delle attività non produttive a fini di controllo dei cittadini.
Nel New Public Management:
- L’intervento delle burocrazie pubbliche nei processi decisionali afferma non il bene comune ma gli interessi corporativi.
- I burocrati aumentano il budget di spesa, acquisiscono potere, riducono il controllo da parte dei politici in posizioni elettive. In questo modo vi è un continuo aumento della spesa pubblica che porta ad un'inevitabile crisi fiscale.
- I burocrati hanno più potere dei politici in quanto non sono soggetti al controllo popolare. I politici infatti sono soggetti a rielezione mentre i burocrati no, entrano a far parte dell’amministrazione e influenzano le scelte politiche.
Il teorema dell’elettore mediano: Secondo il teorema dell’elettore mediano ideato da Downs e Black, l’elettore mediano è presente se si rispettano gli assunti:
- Se il conflitto politico fosse riassumibile in un’unica dimensione spaziale (es. sinistra-destra);
- L’elettore razionale voterebbe il partito più vicino ai propri ideali;
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