Introduzione alla scienza dei materiali - Lezione 1
Classificazioni
Possibili classificazioni in base all’utilizzo finale o in base allo stato di aggregazione e alle
caratteristiche chimico-fisiche materiali strutturali materiali funzionali →
1. una prima classificazione è tra e materiale
strutturale è quello che serve a tenere in piedi una struttura, quelli funzionali hanno una
specifica funzione (estetica, protettiva,…). La definizione va fatta però a posteriori
dell’applicazione perchè molti materiali potrebbero essere sia strutturale che funzionale. ad
esempio il cemento è un elemento portante, però più essere usato anche per motivi funzionali,
puramente estetici. stato di aggregazione →
2. Un altro tipo di classificazione può essere fatto in base allo gas,
liquidi e soluzioni, solidi.
Solido: stato di aggregazione della materia, i solidi hanno un volume proprio ben definito; in
realtà anche tra questi si possono fare ulteriori distinzioni, fondamentali dal punto di vista
pratico, chimico e scientifico:
- solidi cristallini
- Solidi amorfi
3. Una delle più importanti classificazioni che possono essere fatte è però:
- in base ai legami chimici
Solidi ionici
• Solidi metallici
• Solidi molecolari
• Solidi covalenti
•
- base alle proprietà fisico - meccaniche
In Materiali metallici
• Materiali polimerici
• Materiali ceramici
• (materiali compositi)
•
Struttura atomica e meccanica quantistica
La meccanica quantistica richiede l’utilizzo della complessa equazione di Schrödinger (1926),
(ricorre a derivate e differenziali del secondo ordine), che permette di calcolare i livelli di energia
funzione d’onda y, z)
accessibile all’atomo e di trovare la che caratterizza l’elettrone in un
ψ (x,
punto nello spazio.
Dal punto di vista fisico ha maggiore significato il quadrato di tale funzione, | y, z)|² , numero
ψ (x,
probabilità di trovare l’elettrone in un punto
reale positivo, che ci da indicazioni riguardo la
vicino al nucleo. (O meglio che frazione di tempo l’e⁻ passerà in un dato punto.
Orbitale = zona dello spazio intorno al nucleo in cui si ha elevata probabilità di trovare l’e⁻.
Partiamo quindi dal caso più semplice, ovvero l’atomo di idrogeno (H). Un orbitale atomico è
tre numeri quantici:
descritto da
n livello energetico
→
= n. quantico principale = 1, 2, 3 …
• →
= n. quantico azimutale = 0, 1, 2, … n-1 forma dell’orbitale
• mͺ= orientazione orbitale
→
n. quantico magnetico = 0, 1, ± 2, … ± l
±
•
Il numero si traduce in lettere per semplificare la notazione:
Le forme principali sono riportate nella figura sotto. In tutti i casi riportati il nucleo atomico è
posizionato all’origine della terna cartesiana. Per prima cosa possiamo vedere che l’orbitale 2s è
→
più grande dell’1s questo significa che l’e⁻ dell’atomo che si trova nell’orbitale 2s è
mediamente più lontano dal nucleo rispetto a l’e⁻ in 1s. L’orbitale 3s, sempre sferico, sarà più
1
→
grande del 2s, e così via. Orbitali di tipo p due lobi tangenti nel nucleo e ordinati in una
direzione, la quale può essere, a seconda del caso, l’asse x, y o z.
→
Oltre a questi orbitali possiamo anche avere degli orbitali d questi sono in totale 5 e le loro
forme sono leggermente più articolate e complesse rispetto ai casi precedenti. Sono in realtà gli
unici orbitali che considereremo in seguito.
Funzioni d’onda e orbitali
La funzione d’onda ψ (x,y,z) ha un certo segno,
anche se la probabilità, ovvero il quadrato, sarà
sempre positivo:
- nel caso degli orbitali 1s il segno della
funzione non è molto significativo, infatti
avendo un solo lobo, la probabilità sarà
positiva.
- Nel caso degli orbitali p (2px, 2pz in figura) la
funzione d’onda è costituita da due lobi con
segno opposto disposti rispettivamente
sull’asse x e z; la funzione d’onda è
simmetrica a meno del segno, si dice quindi
anti-simmetrica. Ovviamente elevando al
quadrato verranno due probabilità positive.
- Infine considerando degli orbitali d i quattro
lobi hanno segno diverso. Questo è
interessante perchè considerando due onde,
le possiamo sommare e questa operazione,
nel caso in cui le due onde ‘hanno segno
opposto’ da un risultato nullo. Questo è utile nel legame ionico, dove ogni atomo ha la propria
funzione d’onda, che si sommano per dare un orbitale molecolare del legame. Quindi sommare
e sottrarre lobi dello stesso segno (si sommano) o di segno diverso (si cancellano) può fare
differenza.
Nella slide 4 vediamo le funzioni d’onda di due orbitali: 1s a sinistra, e orbitale 2s a destra,
costituito da una sfera centrale, di segno positivo, e una sfera più grande con segno negativo.
Immaginiamo di partire dal nucleo e di muoverci radialmente in una certa direzione: 2
- →
Orbitale 1s nel grafico della funzione funzione d’onda è presente un massimo (all’origine) e
→il
poi man mano che ci si allontantana la funzione decresce esponenzialmente quadrato è
una specie di cuspide; si ha una probabilità alta di trovare l’e⁻ vicino al nucleo (colore più
intenso), e probabilità minore a maggiore distanza.
- →
Orbitale 2s in corrispondenza del nucleo si ha una probabilità elevata; immaginando di
allontanarsi dal nucleo la funzione cala, quindi anche la probabilità diminuisce; cambiando la
superficie invece la funzione prima si annulla, poi diventa negativa e infine tende ancora
esponenzialmente a zero. Il quadrato di questa funzione ha un massimo molto elevato, si
annulla, raggiunge un secondo massimo (molto minore) e poi tende di nuovo a zero.
Se invece di considerare la direzione radiale muovendosi dal centro ci chiedessimo qual è la
probabilità di trovare l’e⁻ indipendentemente dalla direzione in cui ci spostiamo?
Matematicamente dovremmo passare a coordinate polari e poi integrare; geometricamente
vuol dire prendere la funzione d’onda e moltiplicarla per l’area della superficie sferica ad una
→
certa distanza r dal nucleo (4πr²) prendendo il quadrato della funzione d’onda mi chiedo
cosa succede moltiplicando per 4πr². La curva rossa nei due grafici piccoli a lato ci dicono qual
è la probabilità di trovare l’e⁻ ad una distanza crescente dal nucleo, indipendentemente dalla
direzione, ma tenendo conto della superficie sferica. In particolare a dx facendo lo stesso
ragionamento vediamo che nel volumetto la probabilità è modesta, mentre nell’orbitale 2s è
molto maggiore.
Atomi polielettronici
Per adesso abbiamo parlato solo dell’atomo di H; considerando altri elementi nel nucleo si avrà
→
un numero di protoni sempre maggiore per avere un’atomo neutro devo quindi avere un
numero maggiore (e uguale) di e⁻. Questo significa che nella tavola periodica abbiamo nuclei con
un numero di protoni e elettroni sempre maggiore muovendosi in basso (e verso destra?)
Gli orbitali in linea generale sono simili a quelli di H, ma esistono alcune differenze, atomi
polielettronici hanno infatti:
1. Maggior carica nucleare
2. Maggior numero di e⁻
Quindi:
1. Maggiore attrazione da parte del nucleo al crescere di Z
2. Repulsione tra e⁻ maggiore. 3
Le dimensioni complessive dell’atomo sono quindi un compromesso tra queste due forze, una
attrattiva e una repulsiva. Nel disegno a lato abbiamo un nucleo con 0 protoni, e vicino a
questo 3 elettroni; immaginiamo di avere i due e⁻ più a sx
(colorati in rosso) in un orbitale 1s e l’altro (di colore blu) in un
quali
orbitale 3s, ovvero più lontano e su un orbitale più grande;
sono quindi le forze in gioco?
L’elettrone 3s sente una forza di attrazione positiva (carica
opposta) dovuta al nucleo, e forze repulsive (carica uguale)
dovute agli altri e⁻. →
Questa situazione richiede di considerare l’interazione tra e⁻ esterno, il nucleo e gli altri e⁻ l’e⁻
esterno in realtà risente non dell’intera carica nucleare, ma di questa meno quella dei due e⁻ che si
trovano invece vicini al nucleo (e⁻ interni). Z = Z - σ
Gli e⁻ esterni risentono quindi di una carica effettiva pari a (schermatura dovuta agli
elettroni interni). inoltre: e⁻ dello stesso livello n sono più attratti dal nucleo se sono in orbitali che
gli penetrano più vicino. →
L’e⁻ in 2p non può avvicinarsi lungo la direzione x, questa probabilità è nulla e⁻ nel 2p non
riesce ad avvicinarsi al nucleo da tutte le direzioni come può succedere invece nell’orbitale 2s;
questo vuol dire che l’e⁻ in 2s è più vicino al nucleo e respinge un po’ più lontano l’e⁻ che si trova
→
nell’orbitale 2p sente di più l’attrazione l’e⁻ che penetra nell’orbitale s.
Come si calcola la costante di schermo σ? Per calcolarla si utilizzano le regole di Slater;
immaginiamo di avere e⁻ nel livello n (ad esempio n = 3), se ci sono e⁻ nel livello n-1, ciascuno di
questi darà una costante di schermatura peri a σ = 0.85; nei livelli più interni invece la
schermatura è σ = 1; nello stesso livello n dà σ = 0.35, due e⁻ nello stesso livello tendono ad
allontanarsi tra di loro e dal nucleo, quindi è come se la carica nucleare fosse indebolita.
Il risultato è si può vedere nella tabella a lato in
cui sono riportati solo alcuni gruppi della tavola
periodica. È riportata la carica Z, cioè quella
che l’ e⁻ più esterno sente tenendo conto della
schermatura (carica nucleare - schermo dato
da altri e⁻, dello stesso livello e più interni). La
carica effettiva aumenta muovendosi verso
destra, gli elettroni sono tutti nello stesso
livello, ma la costante di schermo è modesta.
Invece scendendo lungo un gruppo la carica
Z aumenta leggermente ma poi si stabilizza
ad un valore costante, questo perchè la carica
del nucleo aumenta, ma gli elettroni interni
sono molto efficienti a cancellare le cariche
nucleari.
Di seguito è riportato un DIAGRAMMA DI ENERGIA, il quale rappresenta l’energia interna di un
zero di energia,
atomo (crescente verso l’alto). La linea continua rappresenta lo quando elettroni
e nucleo si trovano a distanza infinita. Avvicinare una carica negativa ad una positiva vuol dire
andare a livelli energetici sempre minori, il primo livello è lo stato fondamentale di minima energia.
Nel secondo livello ci sono 1 orbitale di tipo s e 3 orbitali di tipo p, tutti con la stessa energia (in
fisica sono detti degeneri).
di H
Per l’atomo nel terzo livello abbiamo 1 orbitale s, 3 orbitali p e 5 orbitali d. Avere livelli di
• energia più bassi significa che fornendo all’e⁻ nell’orbitale 1s un quanto di energia pari al salto
→
dal livello 1 allo zero di energia sto portando a distanza infinita questo e⁻ ionizzazione
dell’atomo di H. Se invece il quanto di energia corrisponde al salto dal livello 1 al livello 2 sto
eccitando l’e⁻ dal primo livello al secondo, per quale orbitale è indifferente (sono tutti allo stesso
livello di energia, il 2, quindi la probabilità che finisca in un orbitale s o p è identica)
atomo polielettronico
In un vediamo che l’orbitale 1s è ad un livello più basso rispetto
• all’atomo di H, in quanto la carica nel nucleo è maggiore e quindi attira più fortemente a se l’e⁻
4
dell’orbitale 1s, (quindi tale livello sarà tanto più basso quanto più grande è la carica del nucleo).
Gli orbitali 2p sono a livello energetico più alto del 2s, questo perchè l’e⁻ nell’orbitale 2s si
avvicina meglio al nucleo (da ogni direzione), quindi respinge meglio l’e⁻ negli orbitali 2p;
analogamente nel terzo livello l’orbitale 3d ha energia maggiore di 3p e 3s.
Spesso gli e⁻ che finiscono nell’orbitale 3d hanno un’energia più alta degli e⁻ che finiscono
➔
nell’orbitale 4s. (Questo non è sempre vero)
Per descrivere gli atomi polielettronici devo quindi dire quali sono gli e⁻ quali orbitali occupano
numero quantico di spin.
→ devo aggiungere una grandezza, il Lo spin corrisponde ad un
momento magnetico quantizzato, che sarà in momento magnetico intrinseco dell’e⁻. L’e⁻ è
considerato come una sfera carica in grado di ruotare verso dx (freccia in alto, spin positivo) o a
m = ± 1/2.
sx (in giù, spin negativo). s
Come abbiamo detto une nell’orbitale 2s può avvicinarsi meglio al nucleo rispetto ad un 2p
(perchè si può avvicinare da ogni direzione), quindi esercita un maggior effetto repulsivo sull’altro
→
elettrone, nell’orbitale 2p l’e⁻ nell’orbitale 2p ha un’energia maggiore (il costo energetico per
prendere l’e e portarlo a distanza infinita è minore). È quindi più instabile.
Allora dove si sistemeranno gli e⁻? L’idea è occupare gli orbitali a energia minore; ovviamente non
→
si possono mettere troppi e⁻ in un livello regole sul riempimento degli orbitali
Occupazione degli orbitali
Principio di esclusione di Pauli → ogni e⁻ può avere un solo insieme di 4 numeri quantici distinti
n, l, m , m . I primi tre identificano il singolo orbitale, quindi si possono avere valori diversi di m
l s s
(spin). Questo porta a dire che:
Un orbitale può contenere max 2 e⁻ con spin antiparallelo
• Orbitali s possono contenere max 2 e⁻, gli orbitali p possono contenere al max 6 e⁻ , gli orbitali d
• max 10 e⁻, … Regola di Hund →
Nel caso ci siano meno e⁻ del numero massimo entra in gioco la regola di se
un sottolivello non è completo, gli e⁻ occupano un numero max di orbitali con spin parallelo.
Ad esempio: dove si metteranno 3e⁻ nel livello 2p? I tre e⁻ verranno disposti negli orbitali 2p: 2p ,
x1
2p , 2p (un e⁻ per ciascun orbitale). Il motivo fisico è che: mettendo due e⁻ nello stesso orbitale,
y1 z1.
questi si respingerebbero, avendo cariche uguali (negative); si mettono in orbitali diversi in modo
che gli e⁻ saranno disposti più distanti nello spazio, per minimizzare la repulsione tra cariche
negative.
Aufbau degli elementi: riempimento degli orbitali secondo l’andamento periodico. Esempio:
→
Elementi della prima riga H ed He hanno numero quantico principale n=1, riempiranno
• l’orbitale ad energia più bassa 1s, l’H con 1 e⁻, l’He con due e⁻ a spin antiparallelo.
→
Elementi della seconda riga in Li e Be gli e⁻ iniziano a riempire il livello con numero quantico
• n=2; questi elementi per avere minima energia andranno a mettere rispettivamente 1 e 2 (con
spin antiparallelo) e⁻ nell’orbitale 2s.
Invece per B, C, N, O, .. si iniziano a riempire anche gli orbitali ad energia leggermente più alta
dei 2s, cioè i 2p, (fino a un max di 6 e⁻ per Ne) 5
→
Elementi della terza riga Na e Mg riempiranno gli orbitali fino a 3s; mentre gli altri elementi (Si,
• P, …) andranno a occupare il sottolivello 3p.
→
Elementi dalla 4 riga in poi arrivati a completare il sottolivello 3p iniziamo a riempire il livello
• 4s (energia più bassa del 3p). Tutti gli elementi successivi a Ca, quali scandio, titanio,… c’è una
sequenza di atomi in cui stiamo riempiendo man man il sottolivello 3d, rimasto ancora vuoto
perchè a energia leggermente più alta del 4s. Una volta completati anche questi orbitali si
riempiono i 4p, esattamente come nei casi precedenti.
riempimento progressivo degli orbitali mano a mano che ci
Quindi possiamo vedere un
spostiamo lungo la tavola periodica; →
si possono distinguere grandi blocchi di elementi un
primo blocco di riempimento degli orbitali di tipo s (metalli alcalini e alcalini terrosi) con e⁻ o e⁻ a
spin antiparallelo; un blocco degli orbitali di tipo p con un numero crescente di e⁻; il blocco
centrale contiene i cosiddetti ‘elementi di transizione’ e vede il riempimento degli orbitali d. Infine
il blocco riportato in basso (contenente 14 elementi) indica il riempimento degli orbitali esterni di
tipo f.
Ci sono però delle eccezioni, quali rame, argento, oro, detti anche metalli da conio, che hanno la
particolarità di riempire prima tutti gli orbitali d che hanno energia minore degli s. Il rame ad
esempio ha come configurazione elettronica: 3d¹⁰ 4s¹
diagonale
La nella tavola periodica divide gli elementi in due grandi categorie:
- →
Metalli facilità a perdere e⁻, formando cationi (ioni positivi); sono conduttori elettrici.
- →
Non metalli facilità ad acquisire e⁻, formando anioni (ioni negativi); sono isolanti elettrici ed
hanno un comportamento speculare rispetto a quello dei metalli.
Questo comportamento (perdita e acquisizione di e⁻) è importante per raggiungere la stabilità dei
gas nobili.
Ad esempio consideriamo K e Ca; il K, elemento del primo gruppo, si trova sotto forma di catione
→
K⁺, mentre il calcio, appartenente al secondo gruppo, forma il catione Ca²⁺ il potassio avrà
l’elettrone più esterno nell’orbitale 4s, il calcio ne avrà due sempre in tale orbitale. Entrambi
possono essere espressi in funzione di un altro elemento, i
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Domande d'esame Introduzione alla scienza dei materiali A
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