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Introduzione alla filosofia morale

Primo modulo

Nella nostra epoca si percepisce molto il problema morale: cosa è bene scegliere? Come è bene impostare la propria vita? Si parla di morale perché ci sono scelte che disorientano, scelte imposte dalla tecnologia (scienza applicata alla tecnica), che richiede un supplemento di morale. L’uomo deve scegliere e bene di fronte alle varie opzioni, l’attualità dell’etica oggi è dovuta al fatto che ci sono problemi nuovi.

Ethos e morale

La prima distinzione che si può fare è fra:

  • Ethos: costume di vita, gli usi
  • Morale (da mores): costume sociale

L’Ethos è qualcosa che può essere studiato in vari modi: sociologia, etologia, ma questa non è etica, è solo una descrizione dell’uomo, e ciò non dice nulla su come sia bene comportarsi in campo morale. La filosofia morale o etica ha una dimensione narrativa e ha a che fare con “è bene agire così”, nel nostro linguaggio quotidiano vi sono termini descrittivi e narrativi, soprattutto narrativi.

Morale e filosofia morale

Una distinzione fondamentale è quella tra:

  • Morale: non è inventata dalla seconda, può solo giustificarla, spiegarla, ma non può inventarla
  • Filosofia morale/etica

I classici (Aristotele, Kant, ecc.) insegnando filosofia morale non volevano solo spiegare la morale o giustificarla, ma anche rendere più morali le persone. Oggi ciò è a noi estraneo. La filosofia morale serve a chiarificare e giustificare grandi opzioni morali.

Il legame tra ragioni e motivazioni

Se viene meno il nesso fra morale e filosofia morale, viene meno la motivazione che è legata all’esperienza e alla vita; il nesso con l’esperienza morale e vita aiuta a connettere ragioni e motivazioni. Il legame fra ragioni e motivazioni è un nodo fondamentale.

Per capire l’importanza della filosofia morale bisogna partire dai Sofisti e da Socrate, in un ambiente libero in cui si poteva discutere in pubblico, ed è legata alla giurisprudenza. È sorta dove c’era libertà di discussione in ambito giuridico (Sofisti) e poi da Socrate, che trova spunto nella discussione fra pari. Socrate dirà: “una vita non esaminata non è degna di essere vissuta”, una vita quindi non criticata; la morale è antica quanto l’uomo e spesso la morale è legata alla religione che è legata, e più vecchia, alla filosofia.

L'etica occidentale

L’etica occidentale nasce quando si pensa che la vita debba essere esaminata. Jonas dice sull’etica: “solo l’uomo può essere felice o infelice, grazie alla misurazione del suo essere su parametri che trascendono la dimensione immediata. L’uomo non è sufficiente che abbia raggiunto il suo utile per essere felice, deve anche essere all’altezza della sua vita”.

Le opzioni di Taylor

Taylor distingue fra:

  • Opzioni deboli: vado alla partita o no
  • Opzioni forti: scelte morali che danno origine alla morale in senso forte, danno direzione alla mia vita

La morale si colloca ad un livello, Taylor dice: “puoi dire di sapere chi sei se sai orientarti nello spazio morale, ovvero nello spazio in cui si stabilisce cos’è il bene e cosa il male, cosa sia importante per te e cosa sia insignificante”.

La vita non si basa solo su scelte che riguardano se ci piace una cosa o no, noi poniamo anche domande sul senso della nostra vita: per cosa cerco di vivere? Che unità do alla mia vita per essere felice?

Questa capacità di scegliere, con cui ha a che fare la morale, è anche legata alla domanda: chi scelgo di essere? Vi sono scelte che vanno, dice Hanna Arendt: “meglio essere in conflitto col mondo intero piuttosto che con se stessi”.

Il problema del bene morale

Cosa significa porsi il problema del bene morale? Fondamentale già per i greci.

  • Valutazione debole: calcolo utilitaristico, senza siamo insoddisfatti
  • Valutazione forte: prescinde da “mi piace o no” e va verso il valore morale, senza siamo umiliati perdiamo la stima per noi stessi

Aristotele dice: “anche se è un bambino è felice facendo il bambino, se noi ci comportassimo come lui non saremmo felici”. Si direbbe di noi che siamo delle “bestie”, uomini che non sanno usare la ragione; in piano teoretico, per Aristotele, siamo delle piante, sul piano morale siamo delle bestie.

Essere all’altezza dell’umanità col mio comportamento vuol dire aver presente che ci sono gli altri al mondo. L’uomo è cosciente del fatto che non è egocentrico, è cosciente di un mondo a cui lui è aperto e non ad un ambiente che lo circonda soltanto (livello animale), ci sono gli altri che come me percepiscono questo mondo, e mi danno la possibilità di conoscere il mondo in modo più oggettivo, ci sono più prospettive, più giudizi sulla stessa situazione.

Se io pur sapendo che c’è questa visione oggettiva faccio l’egocentrico, lo so e scelgo di farlo, perché so che ci sono gli altri non sono all’altezza di quello che penso di essere e che sono.

La nostra visione del mondo comprende anche le visioni degli altri sulla realtà.

Essere all’altezza di quello che sono tiene conto del fatto che anche gli altri hanno uno sguardo come il mio sul mondo, che non è un ambiente.

Il comportamento morale

Se io mi comporto male, tenendo conto di ciò, scelta morale con base antropologica, mi comporto come se fossi un animale e il mio mondo fosse ridotto ad un ambiente.

“Siamo esseri eccentrici, il nostro centro è anche negli altri, e da ciò deriva l’oggettività, e nel tentativo di dare un senso alla nostra vita possiamo riconoscere a noi stessi una posizione fondamentale nella realtà, ma questa volontà di porci al centro è percepita da noi come moralmente cattiva”.

Vivere all’altezza di questa eccentricità vuol dire vivere moralmente, vivere all’altezza di noi stessi. Io sono quello che mi sento chiamato ad essere, non quello che sono. L’uomo è definito da ciò che si sente chiamato ad essere, l’uomo è sempre un animale morale. La filosofia apre gli occhi su ciò che c’è già implicito.

“La dimensione comunitaria viene prima della società”. Se non avessi mai fatto esperienza di un amore da parte di qualcuno non potrei ingannare gli altri per fini miei.

“Alla base della vita morale c’è un buon rapporto con gli altri e quindi un buon rapporto con se stesso, e viceversa”. Il bene di sé, inteso come tentativo di migliorarsi, viene prima degli altri, partendo dall’amore di sé si deve poi giungere all’amore per gli altri.

Cos'è la morale?

Cos’è la morale? Un insieme di regole (codice etico) non necessariamente, questa non è la definizione più precisa. La morale, poiché l’uomo non è solo quello che è ora, ma è proiettato in avanti, il futuro è così vicino a noi anche nel linguaggio quotidiano. Siamo proiettati in avanti, c’è una dimensione di dover essere che stabilisce ciò che noi siamo, indipendentemente dal fatto che questo sia un comportamento morale o no.

Morale etica: sfera di cose che penso siano bene per me (anche se non per forza sono morali) ogni uomo ha una sua morale. Siamo proiettati in avanti, abbiamo un progetto di vita. È importante l’unità con noi stessi, c’è un problema di rapporto con gli altri che so essere come me. Il progetto ha a che fare con l’unità della mia vita e il rapporto con gli altri.

Filosofia morale e sofisti

La filosofia morale nasce “contro” i sofisti che venivano ritenuti immorali. Etica – esperienza morale: la filosofia morale sorge quando sorgono problemi, quando la morale che adotto passivamente è in conflitto con altre istanze. Devo giustificare, se voglio continuare a vivere come vivo, il mio modo di vivere.

Quando c’è crisi allora serve giustificare il suo comportamento. La filosofia morale non è esperienza morale ma è molto legata ad essa: l’uomo è un animale razionale ma pratico.

La morale si distingue dal diritto: essi coincidono a volte (es. non uccidere); il diritto spesso ha maglie più larghe della morale. A volte vietare una cosa crea più danni che permetterla. Il diritto positivo è contrapposto a quello naturale:

  • Naturale: ogni uomo deve poterlo individuare
  • Positivo: è frutto di un atto legislativo, di convenzione, di maggioranza (che non conta molto in morale)

La morale è una difesa dell’uomo contro leggi sbagliate. Nel mondo attuale rischia di esserci troppo affidamento all’uso e al costume e si salta il momento di confronto con sé. Il diritto ha una sanzione, una punizione fisica, la morale ha solo sanzione morale (interna o il giudizio di una persona).

Morale e prudenza

La morale si oppone ad un codice d’azione prudenziale: ovvero la virtù etica fondamentale prudenza, una delle quattro virtù fondamentali; prudenza virtù che aiutava l’uomo morale a vivere qui ed ora la sua moralità, con scelte sagge e prudenti.

Per prudenza noi intendiamo un sinonimo di furbizia, sapersi tirare fuori da ogni situazione, non rischiare troppo ecc. La morale non coincide con scelte prudenti, ha a che fare con la prudenza in senso classico. La morale non è solo fare il bene, un’azione buona riconosciuta da tutti tale, ma fare il bene per amore del bene. Si possono fare molte azioni conformi al codice morale, senza essere buoni o volerlo essere.

La filosofia morale non è neppure descrizione dei comportamenti etici, “essere uomini morali significa essere uomini veri”, essere uomo significa essere pienamente morale, avendo compiuto un percorso di umanizzazione. Non diciamo “è una bella persona” esteticamente ma diamo un giudizio sintetico che ha a che fare con la sua morale, con la sua capacità di scegliere che persona essere.

“Che hanno sviluppato le loro capacità morali” esiste un nesso fra la capacità di essere uomini veri, uniti in sé, e avere rapporti significativi con qualcun altro.

La morale si impara ammirando e frequentando belle persone, spesso la moralità di una persona si capisce da chi ama frequentare. Il rapporto con gli altri è stato visto in vari modi: quello più antico “non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te” (regola aurea) di cristianesimo, ebraismo, confucianesimo, ecc. Adam Smith: “importanza di assumere la prospettiva di uno spettatore imparziale”, l’uomo possiede questa capacità poi può svilupparla o meno.

Taylor: “una caratteristica della modernità è quella del desiderio di autenticità” di essere se stessi, voglio che emerga la mia personalità, “tutto permane e tutto muta”. Quando io voglio far emergere me stesso, affermo dei valori, degli ideali che non sono solo miei: affermando sé stesso l’uomo lotta per dimensioni che hanno una loro universalità (es. giustizia).

Nell’atto in cui si diventa morali e ci si impegna per qualcosa, questo qualcosa è più vero e importante di me anche se voglio affermare me stesso, e ciò mi accomuna ad altri, e a valori universali in se stessi; io non posso scegliere il modo di essere giusto, non posso inventare gli ideali, i criteri per cui mi batto, hanno un valore in sé che può essere capito da tutti (es. giustizia), più che creare gli ideali, li riconosco come dimensione valoriale:

  • Poiesis: fare delle cose, costruire un'opera
  • Praxis: agire, costruire la propria vita

L’etica giudica in tuo agire non il tuo fare, Aristotele è il primo che fa questa distinzione:

  • Agire: la razionalità pratica guida i nostri comportamenti (es. seguire la lezione)
  • Fare: c’è produzione di cose, sempre guidata dalla razionalità pratica (es. prendere appunti)

L’agire è primario sul fare, nell’agire conta l’intenzione (da un’impronta alla mia vita), l’agire contiene le motivazioni del fare. L’agire morale è fine a se stesso ma il fare no.

L'azione intenzionale e la morale

Analizzando un’azione intenzionale, che ha un valore morale (es. sto seguendo la lezione), ci sono precetti, norme (es. è bene imparare), alcune etiche vi puntano molto, e virtù del carattere (es. docilità ad imparare, attenzione, virtù etiche), alcune etiche si basano su questo. Non si può cambiare il carattere da un momento all’altro, perché esso è format(o) da atti ripetuti, voluti, e caratterizzato da virtù e vizi.

Il nostro vocabolario è ricco di giudizi morali sul carattere di una persona, sulla virtù e sul vizio. Nella morale ci sono vari livelli:

  1. Precetti e norme
  2. Carattere: vizi e virtù
  3. Giustificazioni: es. perché cerchi di essere buono? Potrei giustificarlo

Certe morali sono comuni a varie culture e religioni (es. non uccidere), anche alcune virtù (es. coraggio, temperanza). La differenza maggiore nelle etiche sta nelle giustificazioni ai vari precetti che possono cambiare, anche nelle etiche contemporanee. Ci può essere accordo sui precetti ma non sulla giustificazione, a volte non si riesce neppure a dare una giustificazione.

Tipi di etiche

Vari tipi di etiche:

  • Etiche teleologiche: del bene e del fine della vita (Aristotele, greche, cristiane) virtù migliorando la mia persona faccio il bene per me e per la società
  • Utilitarismo (‘700 inglese): etica del bene in senso diverso da quello delle virtù classiche, calcolo dei beni e dell’utile, maggior bene per il maggior numero di persone possibili incluso me
  • Etiche deontologiche: normative, fondano la morale sul dovere, sul giusto (Kant)
  • Critiche all’etica (Nietzsche)

Questa distinzione vale ancora oggi. Aristotele è uno dei maggiori rappresentanti dell’etica come miglioramento del carattere; la “riuscita” della vita è il tentativo della persona di migliorarsi, migliora la società.

La prima preoccupazione è la formazione della morale dell’uomo. L’etica nasce sempre in una situazione storica che può valere però anche in altre epoche. Aristotele scrive tre etiche:

  • Nicomachea: la più nota
  • La grande etica
  • Eudemia

Di Aristotele non ci è giunta alcuna opera etica completa ma le conosciamo attraverso citazioni. Tutte le opere di Aristotele sono appunti sintetici delle lezioni che teneva, riviste dai discepoli. Aristotele guardava la realtà con “occhi aperti”, era fenomenologicamente aperto alla realtà, teneva conto della realtà nella sua filosofia, constatava quello che appariva; “è molto più importante che l’uomo sia stupito dalla grandezza del cielo che conosce poco piuttosto che dal tavolo che conosce bene ma è poco importante”.

Etica Nicomachea

Libro I

Ogni azione cosciente, scelta, tende necessariamente ad un bene se no non la compieremmo affatto. Devo capire che bene è, se è un bene vero o no. Il bene è quindi per gli antichi un valore antropologico. Si può tendere ad attività produttive (es. fare una torta) o non produttive (es. ballare), il fine, che è ciò che mi muove, è più importante dell’attività stessa.

Vi è un ordine tra le attività; ogni scienza ha un fine, alcune sono più generali ed hanno più importanza (es. strategia è più importante rispetto alla fabbricazione di briglie per cavalli). Anche le etiche che non partono dal fine (come quella kantiana) ne devono comunque tenere conto, ci deve essere nel nostro agire un bene supremo senza non si capisce come e perché agiamo, un bene funzionale prima o poi ad un bene supremo. Più abbiamo chiaro il fine e più lo amiamo più siamo motivati e facilitati a raggiungerlo. In etica procediamo per tentativi ma ciò basta per muoversi verso il fine. Individuare il bene supremo, in filosofia, capire qual è il fine ultimo la politica che ha una visione di bene collettivo. Aristotele non concepisce l’idea di un individuo isolato, egli vive nella poleis.

Bisogna salvaguardare il bene della città rispetto a quello del singolo, che è connesso al bene del tutto. Non si deve ricercare la stessa precisione in tutte le cose. In campo etico e morale non si può volere la precisione della matematica polemica con Platone “chi è matematico non entri”, volerlo crea più danni che vantaggi. Non puoi chiedere dimostrazioni ad un oratore come chiedere approssimazioni ad un matematico, bisogna adattare il metodo all’oggetto, pluralità metodologica secondo Aristotele. Non basta conoscere, bisogna imparare ad agire, il fine dell’etica è interagire sull’azione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gbanak di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Campodonico Angelo.
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