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Capitolo 1. Diritto e linguaggio

Il diritto è in primo luogo un fenomeno linguistico. Ovviamente dietro all’aspetto linguistico vi è tutto un intrecciarsi di interessi, di comportamenti umani, di rapporti di potere e di organizzazione della forza. Ma tutto questo insieme di fattori a livello giuridico si esprime e si concretizza mediante norme, cioè enunciati e quindi linguaggio. Per capire meglio il funzionamento del linguaggio è necessario sapere cosa si intenda per significato di un vocabolo. Il significato viene inteso come la cosa a cui il vocabolo si riferisce: questa è la cosiddetta teoria del riferimento. Es: se io uso il vocabolo “libro”, il suo significato è quel tipo di oggetto che convenzionalmente si indica con tale vocabolo. Si è però osservato che tale teoria va bene solo per i vocaboli designati come concreti, mentre per quelli astratti come cultura, civiltà, diritto ecc. non sembra adeguata.

Secondo l’autore Ch.L. Stevenson ciò che fornisce all’espressione linguistica un certo significato è il fatto che essa viene regolarmente usata nella comunicazione come “segno” di una certa idea. Egli insiste molto anche sulla risposta data dal destinatario del segno, cioè su quella disposizione ad agire. Si può definire quindi il significato di una locuzione come la risposta che essa suscita nell’ascoltare o la disposizione a rispondere che produce.

Ambiguità e vaghezza dei vocaboli

I vocaboli possono essere ambigui e vaghi: un vocabolo è ambiguo quando presenta più di un significato, mentre è vago quando trasmette informazioni non ben definite. Ovviamente ciò costituisce un problema di non poco conto per l’applicazione pratica delle regole giuridiche.

Le definizioni

Abbiamo visto come lo scopo di una definizione sia quello di far comprendere il significato di un vocabolo. Le definizioni sono di vario tipo. La più semplice è quella ostensiva, la quale consiste nel mostrare l’oggetto che abbiniamo alla parola che vogliamo definire. La definizione lessicale si trova invece nei vocabolari, e consiste nella registrazione dell’uso corrente di un determinato vocabolo. Attraverso la definizione stipulativa è invece possibile introdurre un termine nuovo, fissandone al tempo stesso il significato. La definizione persuasiva è infine quella definizione in cui un termine è un vocabolo che oltre ad avere un significato descrittivo ne ha anche uno emotivo. Tale definizione è usata al fine di ottenere un mutamento negli atteggiamenti delle persone mediante questa correlazione tra significato descrittivo ed emotivo.

(Il significato emotivo, a differenza di quello descrittivo, che fornisce una descrizione della realtà, suscita e trasmette emozioni e sentimenti).

Il linguaggio e le sue funzioni

Così come vi sono vari tipi di definizioni che un vocabolo può avere, vi sono anche vari tipi di funzioni che il linguaggio può svolgere. Il linguaggio descrittivo si ha quando lo scopo del parlante o dello scrivente è quello di trasmettere informazioni e di far conoscere. Gli enunciati descrittivi possono essere verificati in termini di vero o di falso e quindi forniscono una conoscenza oggettiva. La funzione precettiva del linguaggio consiste invece nel far fare, ovvero nell’influenzare il comportamento di colui a cui il precetto è rivolto. Il verbo utilizzato nell’enunciato precettivo è l’imperativo; anche se nel settore giuridico la maggior parte degli articoli e delle leggi di funzione precettiva è formulata all’indicativo. Tali enunciati non possono assolutamente venire verificati o falsificati. Possono essere giusti o ingiusti ed efficaci o inefficaci, ma non veri o falsi.

Vi è poi la funzione valutativa, la quale serve per esprimere giudizi morali che vengono usati per convincere l’ascoltatore a seguirli. Anche gli enunciati valutativi, come quelli precettivi, non sono verificabili in termini di vero e falso. Vi è inoltre la funzione espressiva, tipica del linguaggio artistico e della poesia, e quella performativa. Gli enunciati performativi realizzano l’operazione di cui parlano, pongono in essere ciò che enunciano. A causa di tali enunciati avviene una modificazione nella realtà sociale e giuridica. Il verbo usato è alla prima persona del presente indicativo.

Capitolo 2. Il diritto e la distribuzione imperativa dei valori

La politica viene definita come l’attività volta alla distribuzione imperativa dei valori nella società. Bisogna però precisare cosa sia un valore. Un valore è un qualsiasi bene in grado di soddisfare un bisogno o un interesse dell’uomo (la vita, l’integrità fisica, la libertà, la sicurezza, la salute, il lavoro, l’istruzione, la casa, i beni di consumo, i divertimenti e così via). Poiché le risorse disponibili sono di solito limitate, occorre scegliere quale valore abbia priorità su di un altro e a quale categorie di persone i beni vanno attribuiti.

L’attività politica è appunto il processo/procedimento attraverso cui si effettuano queste scelte, attraverso cui i valori e i beni vengono distribuiti. Distribuzione che potrà essere più o meno egualitaria. Avere potere politico significa partecipare a tali scelte, contribuire a determinarle. Poiché le scelte “nate” dall’attività politica finiscono inevitabilmente con lo scontentare qualcuno, esse devono essere imposte coercitivamente. Parliamo di distribuzione imperativa dei valori proprio perché le regole di distribuzione vengono fatte osservare per mezzo delle sanzioni. Le sanzioni sono necessarie perché, anche se le scelte vengono prese all’unanimità, ci può sempre essere una minoranza non d’accordo con le scelte prese e che cerca quindi di ottemperarvi.

In questo scenario, il diritto occupa un posto centrale, dato che le decisioni imperative per la distribuzione dei beni e dei valori si traducono in leggi. Leggi che assumono la forma di enunciati precettivi e riescono a funzionare perché vi è un’istituzione dietro, lo Stato, che dispone della forza organizzata. Tutto ciò però non significa che il diritto si fonda sulla forza. Infatti è sempre necessario un nucleo più o meno esteso di consenso. Tutt’al più si può dire che il diritto si serve della forza che, insieme al consenso, sono necessari al fondamento del potere. In parole povere la forza serve ad un ordinamento giuridico per renderlo efficace.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mattiamilito di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Catanzaro - Magna Grecia o del prof Porciello Andrea.
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