Introduzione alla dialettologia e alla sociolinguistica italiana
Lingua e dialetto nell'Italia di oggi
L'italiano nasce nel 1525 con “Le prose della volgar lingua” di Pietro Bembo, che utilizza il modello petrarchesco per quanto concerne la poesia: “Il Canzoniere”, e il modello di Boccaccio per quanto concerne la prosa: il “Decameron”.
1797: nasce la bandiera italiana.
1861: Unità d'Italia.
L'italiano è una lingua strana: non è stata imposta, ma è stata adottata su un modello di 200 anni prima; il nostro lessico si è formato per il 90% su Dante, ed anche con Petrarca e Boccaccio. Ad esempio Dante non diceva la hasa (toscano di oggi), bensì la casa => fonetica conservativa, e morfosintassi estremamente conservativa.
Le tre corone (Dante, Petrarca e Boccaccio) sono stati un modello per la lingua di Bembo. L’Accademia della Crusca: cui motto “Che il più bel fior ne coglie” verso petrarchesco.
Manzoni ha scritto che l’italiano è una lingua morta.
1954: nasce la televisione in Italia, importantissimo è “Lascia o raddoppia?”
1960: Olimpiadi.
1945: l’Italia è per lo più un paese contadino.
Che cos'è un dialetto?
È una lingua vera (la lingua del cuore), ma non completa, locale.
Che cos'è una lingua - l'italiano?
L'italiano è una lingua che ha fatto carriera.
Cosa occorre per capire una lingua
Per arrivare a capire cos’è una lingua occorre partire dal dialetto.
- Per Cesare Pavese il dialetto è sottostoria, è negativo. In “Paesi tuoi” Pavese fa’ parlare un contadino dialettofono: Berto in italiano, questa è un’operazione non realistica.
- Per Giuseppe Gioacchino Belli il dialetto è lingua del sottopopolo.
- Per Andrea Camilleri il dialetto è la lingua del cuore, è una lingua calda, in opposizione all’italiano che è la lingua della mente, per questo è fredda.
Nel 1900 il dialetto diventa lingua letteraria, con vari esponenti come Di Giacomo. Il dialetto non è sottostoria, perché ogni lingua ha dietro un dialetto.
L'italiano e le opere delle tre corone
L'italiano è il fiorentino del 1300 delle opere di: Dante, Petrarca e Boccaccio (“La Divina Commedia”, “Il Canzoniere”, “Il Decameron”). Al dialetto, per essere una lingua, manca il possesso di un lessico tecnico-scientifico.
Opposizione dialetto e lingua
Opposizione (1) Dialetto, (2) Lingua: prima ci sono i dialetti, poi viene la lingua. I dialetti sono: lingue o sistemi linguistici, lingua dell’identità-comunità locali. Dialetto civile => dialetto dei signori, che veniva scritto. Ogni dialetto è legato a un paese, è la prima articolazione diatopica (dello spazio) del territorio italiano. Ogni comunità locale si identifica nel dialetto.
Dante nel “De vulgari eloquentia” ci classifica tutti i dialetti del suo tempo. Dialetto => lingua locale, municipale (municipio dal latino: comune). Nessuna lingua prima è scritta e poi orale. Dialetto => lingua quotidianità, della concretezza. Lingua => intellettuale e astratta.
Lingue, dialetti e l'italiano come lingua scritta
La lingua è un dialetto che ha fatto carriera. Ogni lingua deriva almeno da un dialetto, ad esempio l’italiano deriva dal fiorentino del 1300 delle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio. Dialetto legato a un comune, municipale, lingua legata a una nazione: nazionale.
476 d.C. => caduta dell’impero romano d’Occidente, viene deposto Romolo Augusto.
1910 => la maggior parte della popolazione italiana è dialettofona, e analfabeta. 150 anni fa il 90% della popolazione è analfabeta, in una situazione del genere il dialetto è parlato (orale), la lingua serviva solo per gli usi scritti, quelli che dovevano restare nel tempo.
Alla base dell’italiano c’è il fiorentino del 1300 delle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio. Per Tullio De Mauro non esiste una pronuncia standard dell’italiano. Dal 1525 al 1910 l’italiano è solo scritto.
Manzoni parla dell’italiano come di una lingua morta: egli fa’ una ricerca di 20 anni per trovare una lingua adeguata a “I Promessi Sposi”.
Nel 1525 circa il francese è deciso dal re di Francia, in Italia non c’è un centro, quindi c’è un accordo tra gli intellettuali. Nel 1900 l’italiano diventa orale (gli italiani sono bilingui: dialetto + italiano). Tra il 1970 e il 1980 c’è un boom che porta all’italofonia.
Sembra che Manzoni mentre scriveva “I Promessi Sposi” avesse con sé tre vocabolari: milanese, francese, e poi quello della Crusca. Dialetto => quotidiano, concreto. Lingua => non quotidiana, intellettuale, astratta.
Differenze tra lingua e dialetto: aspetti sociolinguistici
Differenza (1) Lingua, (2) Dialetto: (1) secondaria, sopralocale; (2) primario, locale, varietà parlata. In Italia esistono circa 10.000 dialetti, dei quali oggi 5.000 sono messi per iscritto.
L’italiano nasce come lingua scritta. L’italiano vuole conquistarsi una pronuncia, ci sono tuttora dei dibattiti tra i sociolinguisti, infatti in Italia la pronuncia è divisa in due aree: centro nord (-s sonora) e centro sud (-s sorda). Nell’italiano non esiste una pronuncia standard, ci sono pronunce vicine ai dialetti: cioè italiani regionali => varietà dell’italiano, iniziato nel 1860.
1861 => l’italiano è parlato grazie all’Unità d'Italia. L’intonazione dell’italiano non è mai stata descritta da nessuno. L’ortografia non segna l’intonazione, nessuna grammatica italiana la prescrive. Un problema principale in Italia è rappresentato da passato prossimo e passato remoto.
Per Bembo il modello è Petrarca, in quanto Dante concerne troppo multilinguismo e multistilismo. La “Commedia” è in un genere misto: alto e basso (Beatrice è colei che rende beato). Bembo non accetta Dante perché usa una poetica vaga (cioè bella), petrarchesca e colta. Dante nel XXVIII° canto dell’Inferno afferma che Maometto è un eretico, e lo descrive attraverso un lessico basso; nel Paradiso San Pietro parla di cloaca (fogna) => lessico basso.
Quando l’italiano è diventato concreto ha dovuto prendere molte parole dal dialetto, esempio: pizza (dal napoletano), ciao (dal Veneto, e significa “schiavo suo”), mafia (dal siciliano), supplì (romanesco) => questi termini sono dei regionalismi, cioè termini locali. Esistono i geosinonimi => termini con lo stesso significato, ma che differiscono a seconda delle aree. Ad esempio: branzino al nord e spigola al sud.
Il dialetto è la lingua della comunicazione quotidiana, lingua d’uso, legata al comportamento => il pregiudizio è che la lingua ha una grammatica, il dialetto no. Grammatica => regole che ha ogni sistema linguistico. Le lingue nascono con una grammatica scritta, nel caso dell’italiano “Le Prose della volgar lingua” di Pietro Bembo => formato da tre libri, forma dialogica: due libri di discussione, un libro per la grammatica.
La lingua standard è quella descritta e prescritta dalle grammatiche. Fino al 1525 non si può parlare di italiano, bensì di fiorentino letterario che si sta espandendo. 1612 => primo vocabolario della Crusca. 1525 => con “Le Prose della volgar lingua” nasce il modello linguistico dell’italiano scritto letterario: standard.
Gli allocutivi sono forme con cui ci si rivolge a qualcuno, cambiano nel tempo. Nelle società tradizionali c’è un’alfabetizzazione concentrata verso: la città, i maschi, i ricchi. Nel 1861 Massimo d’Azeglio dice “L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani” per quanto concerne la cultura, e la lingua.
Commutazione di codice => sentire in una lingua e reagire in un’altra.
L’italiano è un volgare: fiorentino letterario del 1300, scritto, di Dante, Petrarca e Boccaccio. Volgare => lingua del volgo, non grammaticalizzata. Nella storia della lingua italiana per millenni il dato fondamentale è l’analfabetismo: a Roma ¼ della popolazione è alfabeta, ¾ è analfabeta. Fino al 1861 l’alfabetizzazione è legata alla ricchezza, la scuola non è gratuita, l’Europa è maschilista da millenni.
Volgare romanzo => originariamente deriva da un avverbio riferito ai Romani, Romanzo < Romanice < Romanus. Romanice parlare nel modo dei discendenti dei Romani, derivato dal latino. L’italiano è una lingua romanza o neolatina. I dialetti partono dal latino, sono evoluzioni del latino, varietà di latino parlato.
Diglossia => compresenza di due varietà linguistiche diverse (dal greco 2); presente a Roma durante il periodo tra Cicerone e Augusto.
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