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Metodologie e determinazioni quantitative d’azienda (introduzione agli IFRS)

Prof. Alberto Giussani

Appunti lezioni anno accademico 2016-2017

Principi contabili internazionali: obiettivi

I principi contabili di redazione dei bilanci hanno l’ambizione di essere adoperati per

redigere i bilanci in tutto il mondo, perché se i bilanci sono redatti con regole comuni

per tutti, in qualsiasi paese, sono comparabili, quindi, sarebbe possibile confrontare

imprese situate in paesi diversi, in quanto, essendo applicate le stesse regole, i vari

metodi di bilancio sono perfettamente confrontabili. Ciò significa, con riferimento

alle società quotate, che i mercati sono più efficienti, in quanto l’informazione è più

uniforme. Gli analisti di bilancio, quando analizzano un bilancio, se conoscono le

modalità con cui è stato preparato sono più tranquilli, altrimenti, se non dovessero

conoscerle, non potendo conoscere i principi contabili di tutto il mondo, sanno che la

loro analisi è imperfetta, motivo per cui tendono a dare un premio a questa incertezza

(vale soprattutto per gli investitori, ma anche per i finanziatori). Infatti, un

finanziatore, non potendo conoscere i principi e le regole di tutto il mondo, potrebbe

chiedere un premio per il rischio, il quale si aggiunge al normale premio per il rischio

che viene chiesto. Ci potrebbero essere anche dei vantaggi per le imprese che

utilizzano i principi contabili. Ad esempio, con riferimento ai gruppi multinazionali

che operano in vari paesi del mondo, nel momento in cui debbano redigere un

bilancio consolidato, la cui redazione prevede che tutte le imprese del gruppo

presentino i bilanci ai fini del consolidamento con gli stessi criteri, allora, quando le

imprese ricevono un bilancio redatto in un altro paese con le regole di quel paese,

devono rifare quel bilancio in base ai loro principi, poiché sono i principi e le regole

della capogruppo con cui si fa il bilancio consolidato. Ciò comporta inefficienze, una

probabilità di commettere errori nei calcoli e maggiori costi. L’idea di avere una

regola comune internazionale, quindi, risponde ad obiettivi di efficacia, efficienza, di

miglioramento dei mercati di capitale.

Principi contabili internazionali: l’armonizzazione –

UE la IV° e la VII°

direttiva

A livello europeo c’è la presenza della IV° e della VII° direttiva contabile, le quali,

nel corso degli anni hanno subito continui aggiornamenti (l’Italia ha recepito l’ultimo

aggiornamento per i bilanci del 2017). Le direttive sono trasposte nella legislazione di

ogni paese europeo, quindi si potrebbe pensare che questa uniformità all’interno

dell’UE sia stata raggiunta, ma non è stato così poiché le direttive non prevedono un

perfetto allineamento, ma un’armonizzazione. Le direttive contabili europee, infatti,

sono piene di opzioni, lasciando agli stati membri la facoltà di decidere se una certa

voce di bilancio possa essere espressa in un certo modo, con una certa regola, oppure

in altro modo e con altre regole. A seconda delle opzioni che sono state esercitate è

chiaro che il panorama sia variegato, quindi, non siano allineati. Si pensi, ad esempio,

alle diverse metodologie di presentazione degli schemi di bilanci (ci potrebbero

essere otto differenti schemi di presentazioni dei bilanci). Poi, non solo le direttive

consentono opzioni agli stati membri, ma gli stati membri le hanno interpretate e

applicate in funzione di quella che era la loro tradizione contabile (con riferimento al

postulato della prudenza e della competenza, oppure, con riferimento alla postulato

della prevalenza della sostanza sulla forma, questi criteri sono applicati

diversamente). La tradizione contabile e le differenti mentalità fanno sì che le

Molti paesi dell’UE, quindi, hanno

direttive vengano applicate con strumenti diversi.

pensato di adottare i principi contabili internazionali almeno per le società quotate, le

quali sono quelle di maggiori importanza, poiché muovono i capitali, richiedono

investimenti, quindi risparmio da parte degli investitori, lasciando, invece, le direttive

per le imprese non quotate, le quali non essendo sul mercato dei capitali, non

debbano adottare principi di così alto livello.

Principi contabili internazionali: gli utilizzatori degli IAS/IFRS

Oggi sembra che ci siano oltre cento paesi che, o abbiano adottato in pieno i principi

contabili internazionali, o che li abbiano adottati con qualche modifica, o che abbiano

un programma di avvicinamento progressivo per portare le loro regole contabili ad un

allineamento con i principi contabili internazionali. In realtà, ventotto tra questi paesi

(ventisette, in seguito alla Brexit) sono quelli dell’UE, a cui si aggiungono paesi di

matrice anglosassone come Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa. I grandi mercati

di capitali, o comunque le grandi economie, però, non li hanno adottati. Si fa

riferimento, principalmente agli Stati Uniti d’America. In passato l’accordo

denominato Norwalk Agreement, siglato nel 2002, prevedeva l’impostazione di un

convergenza, il quale, oggi, non è più seguito. Gli Stati Uniti d’America, il

accordo di

più grande mercato dei capitali del mondo, infatti, non adotta i principi contabili

internazionali. I principi da essi adottati, però, sono abbastanza simili, essendo lo

spirito di fondo e le impostazioni simili a quelle dei principi contabili internazionali,

e non essendoci grosse differenze rispetto a questi. Altri mercati che non seguono i

principi contabili internazionali sono, ad esempio, la Cina, la quale ha impostato un

programma di convergenza, il quale, piano piano, ha adeguato i propri principi

contabili a quelli internazionali, oppure l’India. Non c’è ancora, quindi, un a

globalizzazione della contabilità, obiettivo che era nello spirito di chi ha cominciato

tale percorso.

Principi contabili internazionali: excursus storico

Nel 1973 nasce l’idea, da parte di un gruppo di professioni contabili (standard setter),

contabili validi per tutto il mondo. Nasce, perciò, l’International

di creare principi

Accounting Standards Committee (IASC). Ci sono, infatti, le professioni contabili di

dieci paesi (Australia, Messico, Canada, Stati Uniti d’America, Giappone, Regno

Unito, Francia e Germania) che hanno questa ambizione. Le professioni contabili di

questi paesi iniziano a produrre alcuni principi abbastanza flessibili, lasciando

parecchie opzioni alle imprese, le quali, nonostante non siano obbligate ad adottare

questi principi, iniziano a pensare che utilizzare principi omogenei potesse essere una

buona idea e, qualche impresa, infatti, in via volontaria cominciò a prepararli, in

aggiunta a quelli legali. Nel 1983 tutte le professioni contabili che sono

nell’International Federation of Accountants (IFAC), la federazione di tutte le

professioni contabili dei principali paesi occidentali di quel tempo, aderiscono e

continuano a produrre principi, che sempre un maggior numero di imprese, in via

volontaria, cominciavano ad utilizzare, in aggiunta, ai propri bilanci legali, redatti

seconfo le proprie regole nazionali, perché l’idea di poter comparare, piaceva agli

analisti, quindi, se tali principi cominciavano a diffondersi questa era una cosa buona

per i mercati. Nel 1995, vista la qualità di questi principi contabili e la continua

diffusione in forma volontaria ci fu un passaggio importante, ovvero, l’accordo tra lo

IASC e l’IOSCO (International Organization of Securities Commissions),

associazione di tutte i principali regulators occidentali, ovvero di tutti i supervisori

delle borse valori, che hanno il compito di supervisionare l’andamento delle borse e

se l’informativa di bilancio fornita dalle imprese quotate sia corretta. Con tale

accordo l’IOSCO afferma che non può imporre i principi contabili internazionali nei

vari paesi, in quanto le leggi sono approvate dal Parlamento, o, in alcuni paesi di

matrice anglosassone dagli organismi deputati a fare i principi contabili di quei paesi.

E’ possibile, però, raccomandare agli stati di considerare fortemente di utilizzare tali

principi contabili, ad alcune condizioni: una delle quali è che fossero rivisti alcuni

all’epoca emessi, in quanto c’erano ancora molte

standard contabili (core standard)

opzioni. Visto che si voleva arrivare a qualcosa di uguale per tutti era necessario

eliminare le opzioni. Nel 1996, l’UE dichiara i principi contabili internazionali

compatibili con le direttive europee. Si trattava di una scelta politica, poiché dal

punto di vista tecnico i principi contabili non sono perfettamente compatibili e, in

questo modo, si dava via libera al fatto che le Commissioni del Parlamento europeo

decidessero ad imporre i principi contabili internazionali alle imprese europee,

quantomeno a quelle quotate. Negli anni 2000 l’IOSCO, una volta che trenta core

standard vengono approvati, raccomanda ai propri legislatori di adottare i principi

contabili internazionali quantomeno per le multiquotazioni, quotazioni in borse

geograficamente diverse, e soprattutto, in virtù dell’idea che i principi contabili

sarebbero diventati obbligatori, o raccomandati, in molti paesi, lo IASC si dà una

struttura più pesante. Fino a quel momento lo IASC era semplicemente un luogo dove

si riunivano alcuni professionisti dei vari paesi e redigevano questi principi, ma in via

volontaria. Se, però, l’organismo che emette principi contabili internazionali deve

diventare il legislatore in materia di bilancio per tutto il mondo è chiaro che ha

bisogno di una struttura diversa e anche di regole di funzionamento e di governance

diverse. Lo IASC si trasforma nello IASCF, ovvero l’International Accounting

Standards Committee Foundation. Nel 2000, poi, la Commissione europea comunica

che imporrà principi contabili internazionali IAS (International Accounting

Standards), ora chiamati IFRS (International Financial Reporting Standards). La

differenza è ravvisabile nel fatto che l’attenzione non si pone soltanto sui bilanci

(accounting (principi contabili), ma anche a qualcosa che non sia strettamente un

bilancio, ma che viene comunicato al mercato (financial reporting (qualsiasi

informazione finanziaria). L’intenzione del 2000 di obbligare le imprese europee ad

utilizzare i principi contabili internazionali si tramuta nel 2002 in un regolamento

dell’UE (mentre le direttive sono uno strumento legale che dice agli stati membri che

devono modificare la propria legge in maniera tale da potersi uniformare alla propria

direttiva, dando anche delle scadenze, le quali alcuni paesi hanno rispettato, mentre

altri no; i regolamenti sono strumenti legali per cui ciò che viene scritto in uno di essi

sia legge immediata in tutti i paesi dell’UE, scavalcando il livello generale delle

impone per le società quotate l’applicazione dei

regole dei vari paesi). Il regolamento

principi contabili internazionali. A partire dal 2005, infine, il bilancio consolidato

delle società quotate europee devono utilizzare i principi contabili internazionali

IAS/IFRS.

Principi contabili internazionali: gli IAS/IFRS in Europa

Il regolamento impone l’obbligo a tutte le società europee che hanno titoli quotati in

borsa (azioni, ma anche obbligazioni) di applicare i principi IAS/IFRS, ma

limitatamente al bilancio consolidato. La direttiva dà, poi, delle facoltà agli stati

membri: gli stati membri, infatti, possono obbligare altri soggetti che non siano

imprese quotate, oppure possono anche consentire ad altri soggetti che non siano

società quotate di utilizzare i principi contabili anche per i bilanci individuali della

capogruppo. Quando stava per uscire il regolamento ci sono stati, inizialmente, dei

malumori da parte degli stati membri poiché si delegava un organismo di diritto

privato a legiferare in materia di bilancio e, come stati membri, dovevano usare

queste leggi senza avere la possibilità di opporsi a ciò che veniva stabilito da esse.

Ciò significava, quindi, un abbandono di sovranità da parte degli stati membri in

materia di bilancio. Per mitigare questo problema l’UE ha creato un meccanismo di

endorsement (validazione), ovvero, un meccanismo simile all’approvazione vera e

propria.

Principi contabili internazionali: il meccanismo di endorsement

Il meccanismo di endorsement funziona su vari libelli di orgnismi:

• L’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) è un organismo di

consultazione/consiglio di natura privata, fino ad un certo punto, poiché il

funding per funzionare viene fato per metà dall’UE e per metà da coloro che ne

setters (l’organismo di

sono interessati (in massima parte dagli standard

contabilità, infatti, dà un contributo annuale all’EFRAG), ma anche

dall’Associazione europea delle imprese, dall’Associazione europea delle

banche, dall’Associazione europea delle assicurazioni e dalla Confindustria

europea). L’EFRAG ha sede a Bruxelles ed è formato da dodici personalità

esperte (quattro dei dodici posti sono occupati dai rappresentanti dei principali

standard setters europei (Francia, Italia, Germania, Regno Unito) e si occupa di

un’analisi di tipo tecnico. In realtà questo organismo opera su due livelli: c’è

un organismo tecnico, il TEG (Technical Expert Group), il quale riposta ad un

board, formato da otto personalità che rappresentano alcuni degli standard

setters europei (quattro di questi sono dei principali paesi europei: Francia,

Italia, Germania e Regno Unito) e da otto stakeholders (Associazione europea

delle imprese, Associazione europea delle banche, Associazione europea delle

assicurazioni, Confindustria europea), ed infine un presidente nominato dalla

europea, per un totale di diciassette personalità. L’EFRAG fa un

Commissione

esame tecnico dei principi contabili che vengono, man mano, emessi per dire

se tecnicamente danno una migliore informazione, se tecnicamente favoriscono

l’utilizzo dei bilanci da parte degli investitori e analisti e se raggiungono il

bene dell’UE (European public good), quindi se non sono principi che possano

in qualche modo incidere negativamente sugli aspetti sociali ed economici

dell’UE.

• Le conclusioni dell’EFRAG vengono trasferite all’ARC (Accounting

Regulatory Committee), un organismo della Commissione europea, formato

dai rappresentanti di tutti gli stati membri dell’UE, il quale, esaminando le

risultanze delle analisi tecniche dell’EFRAG, raccomanda o meno alla

Commissione europea di fare l’endorsement, cioè di dire che fanno bene.

• La Commissione europea fa l’approvazione formale, passando prima per il

Parlamento, il quale generalmente non nega ciò che viene affermato dalla

Commissione europea.

Il principio contabile, a questo punto, che ha passato tutti questi vagli diventa legge

per le imprese europee quando viene pubblicato sulla gazzetta ufficiale della

Commissione europea, dopo la traduzione in tutte le lingue ufficiali dell’UE. I

principi vengono redatti in lingua inglese, lingua ufficiale del mondo degli affari e,

poi, vengono tradotti da traduttori ufficiali in tutte le lingue dell’UE, a Bruxelles.

Tradurre da una lingua ad un’altra provoca, però, dei problemi, essendoci la

di ‘perdere qualcosa’ ed essendo, sempre, presenti delle incongruenze

possibilità

rispetto alla traduzione originale in lingua inglese.

Principi contabili internazionali: la scelta italiana (d.lgs. 38/2005)

Il regolamento, come detto prima, dà la possibilità agli stati membri di estendere il

panorama delle imprese che possono adottare i principi contabili internazionali.

L’Italia ha esteso molto il panorama delle imprese che potessero adottare i principi

ha imposto l’obbligo di adottare

contabili internazionali con il d.lgs. 38/2005. Il d.lgs.

i principi contabili internazionali, oltre che alle società quotate, anche alle società a

capitale diffuso (società che pur non essendo quotate hanno un numero di azionisti

superiori a duecento), alle banche e a tutti i soggetti che operano nel settore

finanziario, quindi, a tutte le società che sono vigilate dalla Banca d’Italia, ad

L’estensione più

esempio società di leasing, factoring, SGR, assicurazioni.

importante è che riguarda oltre che al bilancio consolidato, anche il bilancio

individuale, quindi singolo. Ciò ha provocato alcuni problemi di carattere fiscale.

Infatti, mentre sul bilancio consolidato non vengono prelevate le tasse, sul bilancio

singolo sì e, quindi, se alcune imprese redigono i bilanci secondo i principi contabili

internazionali hanno configurazioni di utili, ma anche diverse modalità di determinare

costi e ricavi diverse rispetto a coloro che utilizzano il codice civile. E’ emerso un

problema di incostituzionalità, per alcuni, o un problema legato alla diversità del

pagamento delle tasse, per altri, problema risolto con l’introduzione del principio di

derivazione. Per quanto riguarda le assicurazioni il legislatore ha esteso l’obbligo di

adottare i principi contabili internazionali limitatamente ai bilanci consolidati, poiché

per i bilanci individuali il legislatore si è riservato di dare l’obbligo in data

successiva. E’ probabile che l’obbligo del legislatore di utilizzare i principi contabili

internazionali per i bilanci individuali venga introdotto nel 2018. La facoltà di

utilizzare i principi contabili internazionali è stata data: a tutte le società controllate

da imprese che sono obbligate ad utilizzare principi contabili internazionali, in modo

tale che tutte le società di un gruppo possano utilizzare i principi contabili

internazionali in maniera che il gruppo, poi, quando de

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _mattia8 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologie e determinazioni quantitative d'azienda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Giussani Alberto.
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