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INTRODUZIONE A MARX E PRIMO VOLUME DEL CAPITALE

Marx:

Vive tra il 1818 e il 1883. La prima fase del pensiero di Marx vede dal punto di vista teorico l’ap-

plicazione della problematica feuerbachiana dell’inversione soggetto predicato. Marx riprende da

Feuerbach questa tematica, ma la sposta su temi differenti. Marx applica questa problematica a

temi differenti: la politica e l’economia.

Le due grandi opere della giovinezza di Marx sono la critica alla filosofia del diritto pubblico di

Hegel (1843), sono delle glosse. Marx copia il testo di Hegel e annota/glossa le sue critiche af-

fianco al testo.

Nel 1844 si trasferisce prima a Bruxelles e poi a Parigi. La seconda opera sono i manoscritti del

44 e sono un’opera di economia e filosofia (i manoscritti economico filosofici).

Entrambe queste opere di Marx non sono state pubblicate da lui, ma sono state pubblicate nel

900 sotto forma di appunti da alcuni filologi che li hanno ripresi dagli archivi della socialdemocra-

zia tedesca e li hanno pubblicati.

La critica della filosofia del diritto pubblico (1843):

Marx ritiene che vi sia in Hegel un’inversione tra la realtà e il pensiero. Per Hegel è il pensiero che

pone la realtà. In particolare per quanto riguarda il concetto di stato, secondo Marx, Hegel non

parte dai soggetti reali che fondano la sovranità dello stato, ma fa della sovranità il soggetto vero

e proprio e a questo punto la sovranità diventa un puro concetto logico, che ha bisogno di incar-

narsi in qualcosa.

Dove trova Hegel, dice Marx, il predicato in cui può incarnarsi questo soggetto logico? Nella mo-

narchia prussiana storicamente esistente e nei suoi istituti feudali.

Noi abbiamo la sovranità staccata dai soggetti reali che la fondano e a questo punto la sovranità

diventa un puro soggetto astratto che deve incarnarsi in un individuo concreto. Il problema è la

cancellazione della radice della sovranità, la radice della sovranità sono gli individui. In realtà ab-

biamo un’inversione di soggetto predicato, il soggetto reale che fonda la sovranità è il popolo.

Marx dice non è la costituzione monarchica che crea il popolo, ma è il popolo che crea la costitu-

zione. Seguendo questa linea, però, avremo una differente costituzione, non avremo più una for-

ma politica monarchica, ma democratica.

Così come in Feuerbach, l’inversione soggetto predicato porta al fatto che l’uomo si rivela come

creatore di Dio, anche il popolo sapendosi creatore della costituzione si riappropria dello stato. Lo

stato non è più qualcosa che lo domina dall’alto, il cielo della politica, ma viene riportato alla terra.

Su questo punto Marx estende la critica della politica non solo alla forma monarchica, ma anche

alla forma repubblica. Differenzia il concetto di democrazia e di repubblica affermando che, anche

la repubblica è una forma alienata del sociale, del quale la società si deve riappropriare. Una vera

riappropriazione dell’essenza alienata della società, sia nella monarchia, sia nella repubblica può

avvenire solo della democrazia. Marx a questo livello non precisa che cosa intende come demo-

crazia, quello che precisa è che lo Stato, nella democrazia, come ente trascendete viene assorbi-

to nella società, viene riconosciuto come creazione del popolo che poi si è staccato ed è diventa-

to qualcosa che domina il popolo.

Nella vera democrazia, dice Marx, lo stato deve perire. Deve essere completamente riassorbito

nella società.

Dopo aver scritto quest’opera Marx va a Bruxelles e poi a Parigi e nell’esilio parigino entra in con-

tatto con ambienti radicali socialisti e comunisti. Negli scritti di questi anni prende corpo la que-

stione dell’antagonismo fra classi sociali. In particolare, Marx introduce il concetto di rivoluzione

sociale contrapponendolo a quello di rivoluzione politica. E in questo senso diviene più chiara la

contrapposizione fra repubblica e democrazia, se una rivoluzione politica doveva instaurare una

repubblica, una rivoluzione sociale dovrebbe instaurare una democrazia, la quale deve avere dei

contenuti sociali. Deve essere una rivoluzione che non colpisce solo le disuguaglianze politiche,

ma anche quelle sociali.

La grande critica che Marx fa al pensiero repubblicano è quella che: “gli uomini nella repubblica

sono uguali nel cielo della politica, ma diseguali all’interno della società civile”. Capisce, venendo

in contatto con il partito operaio, che una semplice uguaglianza formale, la quale lascia intatte le

disuguaglianze all’interno della società, in realtà non è sufficiente. Solo una rivoluzione, dice Marx,

sociale può instaurare una vera uguaglianza tra gli uomini.

Di questi scritti è molto interessante un particolare aspetto: Marx designa un’alleanza tra filosofia

e proletariato. La filosofia è lo strumento che coglie l’essenza generica dell’uomo, allo stesso

tempo il proletariato è la negazione fattuale di questa essenza generica, il proletariato è ciò che

con la sua esistenza nega di fatto i caratteri fondamentali del genere umano.

I manoscritti del 44 sono un’opera che Marx scrive a Parigi, sono in realtà degli appunti, ma mol-

to importanti perché ci testimoniano l’incontro di Marx con l’economia politica. C’è stato un gran-

de dibattito sull’importanza di questi manoscritti, alcuni pensano che siano il capolavoro segreto

di Marx quello che contiene in fieri tutta la critica successiva, altri invece considerano i manoscritti

come un testo che precede il momento in cui Marx veramente fonda una nuova scienza, ovvero la

scienza della storia.

I tre manoscritti sono preceduti da una breve prefazione.

Il primo quaderno è dedicato alle categorie fondamentali dell’economia politica cioè al salario del

lavoro, al profitto del capitale e alla rendita fondiaria.

Del secondo quaderno restano solo poche pagine, 4 e sono dedicate alla dinamica evolutiva della

accumulazione capitalistica.

Il terzo quaderno è costituito da blocchi eterogenei.

Per capire questi manoscritti è necessario prendere in considerazione quelle Marx chiama le sco-

perte di Feuerbach, ovvero sono quelle contenute in quattro opere scritte tra il 39 e il 43, cioè la

critica della filosofia Hegeliana, l’essenza del cristianesimo, le tesi provvisorie per una riforma del-

la filosofia e i principi di una filosofia dell’avvenire.

Se ci spostiamo sulla critica all’economia vediamo come Marx applica il concetto di inversione

soggetto predicato e il concetto di alienazione. Vediamo come Marx applica il concetto di aliena-

zione negli scritti filosofici del 44. Marx prende in primo luogo in considerazione l’economia politi-

ca, che è una scienza che si fonda nel 700. Marx dice: “secondo Smith, che è il fondatore dell’e-

conomia politica, la libera concorrenza conduce al benessere e alla felicità di tutta la società” (la

concorrenza sarebbe guidata dalla mano invisibile che conduce al benessere e alla felicità di tutta

la società). Marx dice: “Smith ci dice che la libera concorrenza porta al benessere di tutta la so-

cietà, ma se si esamina la condizione operaia, se si esamina il rapporto tra salario e capitale ve-

dremo che questo rapporto è inversamente proporzionale, cioè più si espande il capitale, più au-

menta la ricchezza sociale, più peggiora la situazione operaia”. Nella società capitalistica tutta

intera la società, dice Marx, si scinde in due classi, quella dei proprietari e quella classe di coloro

che non hanno proprietà. L’operaio ci dice Marx oggettiva il suo lavoro in merci, l’espressione del

lavoro dell’operaio è dato dall’esistenza oggettiva di merci, il lavoro si trasforma in oggetti. Il lavo-

ro umano dell’operaio si trasforma in oggetti, ma questi oggetti che sono prodotti dal lavoro del-

l’operaio non appartengono ad esso, ma al capitalismo. Il prodotto dell’operaio ha due lati fon-

damentali: da una parte è oggettivazione, dall’altra è alienazione. Nella misura in cui produrre è

estrinsecare la propria essenza umana è oggettivazione, ma questa oggettivazione nel capitali-

smo si da sempre sotto forma di alienazione, perché nell’estrinsecare l’essenza umana in un og-

getto, questo oggetto gli viene sottratto. Quindi l’oggetto del lavoro umano che sarebbe oggetti-

vazione del lavoro dell’operaio, in realtà essendosi sottratto si presenta all’operaio come una po-

tenza estranea.

Nella condizione capitalistica, dice Marx, quanto più il lavoratore produce ricchezza tanto più di-

venta povero.

Marx si sofferma sui sensi in cui questa produzione è alienata, si trova alienata dalla natura, dal-

l’attività, dal genere e dall’altro uomo. Dalla natura perché l’uomo è radicalmente separato dalla

natura, l’uomo non è più a contatto con essa, l’uomo è separato dall’attività nel momento in cui

l’attività lavorativa viene svolta sotto il comando esterno, viene superato dal genere nella misura

in cui l’uomo non è produttore collettivo, ma l’uomo è costretto a produrre in situazioni di degrado

e poi alienato dall’altro uomo nel senso che si trova di fronte l’altro uomo come una potenza

estranea. Uno degli aspetti fondamentali dei manoscritti del 44, è il fatto che questa alienazione

economica è in qualche modo posta alla base delle altre alienazioni, diventa in una sorta di scala

gerarchica l’alienazione fondamentale che ci permette di spiegare le altre alienazioni. L’alienazione

dell’economia politica, l’alienazione del costituzionalismo borghese, la religione ecc...

L’elemento economico diventa l’elemento fondamentale, in questo senso Marx certamente antici-

pa qualcosa della teoria del materialismo storico.

La proprietà privata costituisce l’alienazione fondamentale da cui poi partono tutte le altre e quindi

dalla soppressione della proprietà privata nascerà un’umanità nuova che avrà delle forme diverse

e la negazione dell’alienazione fondamentale della proprietà privata e di tutte quelle ad esso con-

nesse si chiama Comunismo. Marx dice per la prima volta questa parola, prima parlava sempli-

cemente di democrazia radicale, emancipazione umana. Lo stesso comunismo, cioè il supera-

mento della proprietà privata, avverrà in diverse fasi: un comunismo rozzo (es le donne saranno in

comune), un comunismo di natura politica fino ad arrivare al vero e proprio comunismo in cui

Marx si mostrerà società capitalistica.

Con i manoscritti si esaurisce il periodo feurbachiano di Marx, in realtà c’è un’altra opera “la sacra

famiglia” che rimane ancora influenzata dall’umanesimo feurerbachiano.

Dove Marx rompe con Feuerbach?

In un testo di nuovo che fu pubblicato solo nel 900. Di fatto è nell’ideologia tedesca che insieme

ad Engels troviamo il sorgere di un pensiero autonomo.

L’ideologia tedesca è un testo del 46 e troviamo una critica al concetto di ideologia e alla filosofia

tedesca come ideologia. L’ideologia sarebbe il fatto che delle idee siano indipendenti dalla realtà

e dal loro contesto storico materiale.

In realtà si doveva partire dagli individui reali e viventi e dal modo in cui essi riproducono la loro

vita e questo è il punto fondamentale che apre a una nuova concezione della storia. Questo è ciò

che caratterizza il materialismo storico, parte dal presupposto che il momento della produzione

dei propri mezzi di sussistenza, il momento dell’interazione fra l’uomo e la natura, è un momento

fondamentale. Noi abbiamo uno sviluppo di modi di produzione, in cui ogni forma porta necessa-

riamente alla successiva. La radice di questo sviluppo è la lotta di classe, questo concetto sarà

espresso apertamente nel manifesto del partito comunista, quando Marx ed Engels diranno la

storia delle società fin ora esistite è stata caratterizzata dalla lotta di classe. Quindi, in qualche

modo abbiamo una serie di forme progressive della produzione e della proprietà determinate da

una differente divisone del lavoro. Marx ed Engels definiscono come ideologia la filosofia tedesca,

ma c’è anche un’altra definizione di ideologia importante cioè la divisione del lavoro tra manuale e

intellettuale perché questa divisione implica la costituzione di classi di sfruttati e sfruttatori. Gli

sfruttatori stanno dalla parte del lavoro intellettuale e gli sfruttati dalla parte di quello manuale.

Questo porta Marx a definire il concetto di ideologia nel seguente modo: “le idee della classe do-

minante sono in ogni epoca le idee dominanti.

Attraverso il materialismo storico ponendo lo sguardo a livello della produzione della vita e dei

modi di produzione abbiamo una concezione non più universale dello spirito e dello stato, ma

particolare. La grande rivoluzione prodotta dal materialismo storico, consiste nel fatto che lo spiri-

to non è più universale, ma è di parte, lo spirito si chiama ideologia in Marx e lo stato non è più

universale, ma lo stato è il modo attraverso cui la classe dominante mantiene la sua posizione di

dominio.

Fin qui Marx segue lo schema feuerbachiano, ovvero l’inversione soggetto predicato e il concetto

di alienazione, ma con il 44, in particolare, con la scrittura dell’ideologia tedesca insieme ad En-

gels abbiamo la prima espressione forte del materialismo storico, che è la critica a tutta la tradi-

zione tedesca precedente, ovvero che il motore della storia siano le idee.

Il motore della storia nella teoria di Marx è l’economico, Marx dice, il primo presupposto della sto-

ria è l’esistenza di individui reali viventi a contatto con la natura che riproducono i mezzi di sussi-

stenza, questo è l’elemento fondamentale. L’elemento economico, però, è conflittuale perché a

seconda di come sono strutturare le relazioni di produzione, hanno luogo classi sociali, dentro la

società che sono in conflitto. La questione, invece, dell’ideologia: Marx dice, “le idee della classe

dominate sono in ogni epoca le idee dominanti”. La classe dominante impone la sua idea di so-

cietà ai dominati ed è questo anche il motivo per cui è in grado di dominare.

Negli anni 50 inizierà a studiare economia politica e la società capitalistica e nel momento in cui

pubblica la prima opera per la critica dell’economia politica nel 1859, scrive un’introduzione nella

quale riassume il percorso fatto.

Prefazione del 59:

Un primo concetto fondamentale espresso in questa prefazione è il fatto che i rapporti giuridici e

politici, ovvero le forme dello stato, non possono essere compresi per sé stessi, ma devono esse-

re ricondotti alla società, società che viene chiamata, nella filosofia hegeliana, società civile. La

società non è un’organizzazione che dipende dalla libera volontà dell'uomo, ma gli uomini entra-

no, ciascun uomo nasce in una situazione particolare e si trova preso dentro in diversi tipi di pro-

duzione individuale.

Abbiamo due concetti fondamentali per Marx, abbiamo il rapporto di produzione e forza produtti-

va. Le forze produttive sono il lavoro umano più gli strumenti tecnici. A seconda di come si svi-

luppa la potenza della forza produttiva umana, attraverso il mezzo tecnico, vi è un determinato

rapporto di produzione. I rapporti di produzione sono il modo in cui gli individui si relazionano tra

loro, in una determinata società, con gli oggetti e strumenti del proprio lavoro, con la terra e la

base del proprio lavoro. Quindi, a seconda di come si relazionano abbiamo diversi tipi di società.

Ogni individuo nasce all’interno di determinati rapporti di produzione, noi non possiamo scegliere

in quali rapporti di produzione nascere, se noi fossimo nati nel 1300 saremmo nati in rapporti di

produzione feudali e saremmo uomini di tipo differente.

Marx per spiegare la società e il fatto che l’economico sia alla base di essa utilizza una topica,

cioè vengono rappresentanti i concetti fondamentali in termini spaziali, ovvero che la società vie-

ne rappresentata come un edificio cui la base e le fondamenta sarebbero l’economico. Su questa

base si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate

della coscienza sociale. Quindi la società è rappresentata come un edificio in cui la struttura, la

base economica è il fondamento su cui si eleva un primo piano, la sovrastruttura giuridica, il dirit-

to, un secondo piano, la politica e il terzo piano sono le forme determinate della coscienza socia-

le. Quindi la base della società è l’economia su cui si elevano gli altri livelli, in questo senso ab-

biamo una radicale inversione della filosofia della storia hegeliana, è una filosofa della storia ca-

povolta, mentre in Hegel il motore fondamentale era la coscienza, in Marx il motore fondamentale

è l’economia.

Modo di produzione = non è altro che una specifica combinazione di forze produttive e rapporti di

produzione. Vedremo che Marx ci dice che nella storia ci sono differenti modi di produzione. Lo

schiavo e il servo della gleba e il proletario vivono dentro dei rapporti di produzione differenti in

modi di produzione differenti. Non solo perché lo strumento, cioè la forza produttiva dello schiavo,

del servo della gleba e del proletario sono differenti, ma perché il modo di relazionarsi è differente.

Lo schiavo è proprietà del padrone, mentre il proprietario vende la sua forza lavoro su un libero

contratto di compravendita. Il modo di

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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