Estratto del documento

Strategia internazionale

L'elemento che caratterizza una strategia internazionale è quello che mette l'accento sulla formulazione e l'implementazione di quelle azioni che consentono di sfruttare le opportunità e di reagire a minacce che si collocano a livello internazionale. Le opportunità si sfruttano quando si colgono occasioni di crescita che il mercato interno non ci offre, mentre rispondere a delle minacce può essere inteso come far fronte ad una accresciuta pressione competitiva da parte di attori che hanno una struttura della catena del valore con fattori che compongono il loro sistema impresa o il loro modello di business differenti rispetto a quelli a cui siamo abituati operando a livello domestico.

Impresa internazionale

L'impresa internazionale non coincide con impresa esportatrice, poiché quest'ultima è un'impresa internazionale nella misura in cui ha alcuni o tutti i suoi mercati che si collocano a livello internazionale, ma ci sono altre tipologie di impresa internazionale. Una tipologia di imprese internazionali sono quelle che, indipendentemente dalla rilevanza delle vendite che realizzano a livello internazionale, organizzano le attività della catena del valore al di fuori del contesto domestico (per esempio si approvvigionano da fornitori stranieri; hanno una struttura logistico-distributiva articolata alla scala internazionale; si finanziano sui mercati internazionali; gestiscono una clientela distribuita a livello internazionale; producono a livello internazionale ecc.).

Le imprese internazionali sono tutte quelle imprese che hanno attività di tipo commerciale, produttivo o altre attività della catena del valore che si svolgono oltre i confini nazionali. L'impresa internazionale prescinde dalla natura dimensionale dell'impresa. Abbiamo a che fare con imprese di grandi e piccole dimensioni. Nel caso delle grandi imprese spesso parliamo delle multinazionali, dove la qualifica di multinazionale ha un duplice ed implicito significato:

  • Uno legato all’etimologia che opera in più Paesi,
  • L'altro che tende ad identificarle come imprese di grandi dimensioni, spesso imprese diversificate.

Nel caso delle piccole imprese, lo stesso contesto italiano si caratterizza per dimensioni medie delle imprese e ridotte rispetto a quelle di altri paesi europei industrializzati. All'interno delle piccole imprese troviamo realtà differenti, talvolta si parla di multinazionali tascabili, intendendo con queste imprese che pur avendo una dimensione inferiore rispetto ai loro competitors hanno però un gran rilievo su scala internazionale.

Gli obiettivi di una gestione internazionale sono:

  • Individuare delle opportunità a livello internazionale: la possibilità di acquisire nuovi clienti, sviluppare le vendite, ridurre i costi facendo ricorso a fornitori o a materie prime di cui ci si può approvvigionare in modo più vantaggioso di quanto non avvenga a livello domestico;
  • Reagire alla pressione competitiva esercitata da attori stranieri che hanno fatto il loro ingresso sul mercato domestico e cambiano gli scenari competitivi rispetto a quanto era verificato in precedenza.

Globalizzazione

Allargamento dell’impiego del concetto di globalizzazione all’economia, ma di globalizzazione si parla anche in ambito storico, geografico, medico (per es. durante la pandemia gli epidemiologi studiano la mappatura dei processi di trasmissione dei virus a livello globale). Parlando di globalizzazione, in una prospettiva che ci interessa più da vicino, il concetto si compone di due aspetti: il primo fa riferimento ad una dimensione geografica, ovvero parliamo di globalizzazione come la tendenza mondiale delle attività economiche ad espandersi al di fuori dei confini domestici ampliando progressivamente il loro raggio d’azione fino a ricomprendere il mondo intero.

Nella realtà, non sono tantissime le attività strettamente definibili come globali; una di queste potrebbe essere, per esempio, la costruzione di aeroplani per l’aeronautica civile: è probabile che le esigenze delle compagnie che acquisteranno questi apparecchi siano esattamente le stesse in tutti i Paesi del mondo. Probabilmente imprese più grandi avranno una flotta molto più articolata, compagnie più piccole avranno un numero di apparecchi minore, ma certamente questo è un tipo di attività che ritroviamo in maniera abbastanza diffusa in tutto il mondo.

Sulla base di questo esempio introduciamo la seconda ed ulteriore dimensione a cui fa riferimento la globalizzazione, non solo a un’espansione geografica, ma anche ad una progressiva omogeneizzazione sia dell’offerta che della domanda. Dell’offerta nel senso che gli apparecchi degli aeroplani che vengono venduti per le tratte a lungo raggio sono esattamente gli stessi in qualsiasi Paese del mondo per qualsiasi compagnia aerea e le necessità che debbono soddisfare sono anch’esse esattamente le stesse.

Quindi, globalizzazione per noi vuol dire internazionalizzazione che si spinge fino ad abbracciare idealmente tutti i paesi del mondo e progressiva omogeneizzazione dei comportamenti d’acquisto e dell’offerta da parte delle imprese.

Le 7 forze che hanno determinato la globalizzazione dell’economia mondiale

  • La caduta delle frontiere doganali: Ad ogni frontiera tra i Paesi in passato corrispondeva una necessità di pagare un dazio (un tributo) che era tanto più elevato quanto più veniva ripetuto e finiva per rendere sempre meno appetibile l’offerta di soggetti economici lontani rispetto al contesto locale verso il quale si proponevano di rivolgersi. Quindi, tanto maggiori le barriere doganali, tanto più complicato l’accesso ai mercati.
  • L’aumento del commercio e degli investimenti cross-border: L’aumento del commercio di beni e servizi diventa, da una parte, uno dei fattori che alimenta il fenomeno globalizzazione; dall’altra è un risultato di ciò che chiamiamo globalizzazione delle economie. Un secondo fattore è quello che riguarda i flussi di capitali e gli investimenti cross-border che contraddistinguono la circolazione di risorse finanziare e che possono alimentare attività, imprese, e venture che si presentano a livello internazionale.
  • La diffusione di prodotti globali per clienti globali. Osserviamo una sempre più diffusa circolazione di prodotti, assimilabili tra le diverse imprese che li offrono, che soddisfano bisogni dei consumatori che si vanno a loro volta sempre più assimilando.
  • Le politiche di privatizzazione. In questo caso, poniamo attenzione su come le politiche macroeconomiche e le politiche industriali possano accelerare o rallentare il fenomeno globalizzazione.
  • L’ingresso di nuovi concorrenti sul mercato mondiale. Questo sottende ad una sorta di ampliamento della platea competitiva che vede nuovi attori partecipare alla competizione di un numero crescente di Paesi.
  • L’affermazione di standard di qualità e di produzione alla scala globale. In parte correlato alla forza 3, si intende una progressiva standardizzazione dei prodotti e dei servizi e dei criteri in base ai quali se ne misurano le caratteristiche.
  • La crescente diffusione e specializzazione delle tecnologie (e in particolare dell’IT). Ruolo dell’innovazione e delle tecnologie, con particolare attenzione per l’Information Technology e più in generale quelle che riguardano tutto ciò che ha impatto sulla logistica.

Le forze appena elencate sono rappresentate in uno schema che le propone come forze che interagiscono tra di loro e convergono verso uno spazio comune, ovvero l’economia globale, che può essere sostenuto dalle forze e quindi spinto in alto oppure compresso dalle stesse e quindi contrastato. L’evoluzione delle economie globali è il risultato di queste forze vettoriali che congiuntamente determinano un certo effetto. In certi momenti tirano tutte nella stessa direzione, in altri alcune possono risultare in controtendenza rispetto alla tendenza principale.

La caduta delle frontiere doganali

La prima forza riguarda il fenomeno della rimozione delle barriere doganali che si frappongono alla libera circolazione dei beni e dei servizi. In passato, l’imposizione di dazi non era solo circoscritta a una circolazione trans-nazionale, era imposta anche nel passaggio tra una regione e un'altra, nell’attraversamento di un ponte, nell’utilizzo di una stazione di cambio per i cavalli, etc. e ciò determinava un onere che gravava sui costi dei beni che venivano spostati da un luogo all’altro, tanto più lontano il luogo di destinazione tanto più probabile che si riscontrassero oneri fiscali da soddisfare, tanto meno competitiva diventava l’offerta dell’attore “straniero”.

Nel corso degli ultimi anni, alla fine della Seconda guerra mondiale, abbiamo uno scenario devastato. Per certi aspetti si è parlato di economia di guerra (anche con riferimento alle conseguenze del Covid, chiaramente le differenze sono molte), per cui ciò che i Paesi si sentivano in dovere di fare era trovare condizioni che consentissero di ampliare il raggio d’azione delle imprese superando le resistenze e politiche protezioniste che si incontravano in determinati Paesi.

Dopo la Seconda guerra mondiale, certi paesi avevano meno bisogno di crescere a livello internazionale rispetto ad altri, mentre altri ancora non erano attori in nessun modo della scena economica internazionale. Se ricostruiamo gli attori in gioco, le economie che avevano una rilevanza a livello internazionale erano quella Nord-Americana, le economie europee (molte delle quali semi distrutte) e qualche economia che oggi riconduciamo a quelle in via di sviluppo (Giappone). Nell’immediato Dopoguerra i dazi doganali medi dei Paesi industriali erano del 40 % (altissimi, quindi era molto più probabile ricorrere all’acquisto di una alternativa locale); alla fine degli anni ’60 questo dato medio era passato al 15%, il dato medio attuale si aggira a poco meno del 5%.

L’evoluzione dei dazi doganali medi sui prodotti manifatturieri (% sul valore) Da questa tabella si può evincere che lo scenario precedente alla Prima Guerra mondiale vedeva ancora una forte presenza di politiche protezionistiche con differenze molto marcate (cfr. Olanda e Stati Uniti). Nel caso dell’Olanda abbiamo a che fare con un Paese di piccole dimensioni, poco più grande della Lombardia, ma che proprio per le sue dimensioni ridotte ha bisogno per poter crescere di svilupparsi sulla scala internazionale e deve assicurare quindi reciprocità e quindi vede un livello dei dazi molto basso; dall’altra parte gli US che sono un continente immenso che sta crescendo a tassi estremamente elevati e che già fa fatica a soddisfare una domanda interna forte e che non ha bisogno di scambi con l’esterno, anzi cerca di disincentivarli a favore delle imprese nazionali.

Questa crescita tumultuosa fa sì che, subito dopo la Seconda guerra mondiale, gli US si pongano il problema di dove far crescere le loro imprese, che avevano dimensioni già rilevanti ma non avevano più spazi di crescita significativi a livello domestico, e quindi non potevano che ricercarli a livello internazionale. L’interesse forte dell’economia dominante coincide con quello dei Paesi che si pongono come economie che debbono essere ricostruite e che a loro volta, per poter alimentare la crescita, hanno bisogno di avere accesso ai mercati quindi usciamo da una fase di politiche nazionalistiche e di teorizzazione dell’autarchia, quindi di assoluta chiusura dei mercati nazionali che aveva coinvolto alcuni dei paesi industriali di allora e progressivamente c’è una sorta di comune interesse ad abbassare l’incidenza dei dazi doganali sulle produzioni manifatturiere, ma poi in generale su tutti gli scambi commerciali.

Questa tendenza si rafforza nel tempo, vengono create aree di libero scambio (osserviamo per esempio nel 1990 il tasso medio dei dazi in Europa decrementa al 5,9%). Nel 2010 sia nell’UE sia nell’US, ma ancora di più in Giappone (che era stato tradizionalmente un Paese molto chiuso, quasi impermeabile, ma che poi è diventano un fortissimo esportatore), è rilevante l’abbassamento delle barriere doganali, che nelle aree di libero scambio e negli accordi bilaterali si basa sulla reciprocità. Ciò significa che io non posso alzare le barriere doganali a protezione della mia economia e pretendere che gli altri le abbassino per facilitare la circolazione dei miei prodotti. Di fatto il fenomeno della reciprocità va di pari passo quando c’è un interesse convergente tra i Paesi nell’abbassare le barriere doganali.

Ma come si arriva fino a questo punto? Si passa per un processo molto articolato, attraverso una serie di negoziati per lo più orchestrati dalla World Trade Organization e ancor prima dall’istituzione fondata negli anni ’50 che è il precursore della WTO, ovvero il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), una sorta di organismo preposto alla facilitazione degli scambi e alla riduzione dei dazi. Questi negoziati sono stati organizzati a livello internazionale, hanno in alcuni casi interessato una generalizzata riduzione dei dazi oppure si sono concentrati su alcuni settori specifici (per es. i prodotti agricoli, l’acciaio, i prodotti tessili etc.) L’altro fattore decisivo è stata la creazione di grandi aree di libero scambio, soprattutto l’UE, il NAFTA (ovvero l’alleanza di libero scambio nordamericano) e l’APEC a livello asiatico.

Fino ad ora abbiamo parlato dei Paesi industriali, se confrontiamo la situazione delle economie industriali (tabella pag. 5) negli anni ’90, con i Paesi in via di sviluppo (grafico in alto), possiamo notare che ci sono delle differenze ancora enormi. Nei PI abbiamo un valore medio del 5%, a metà degli anni ’80 nei PVS abbiamo ancora oneri tariffari del 34% che si abbassano negli anni successivi a 24%. Il vero punto di svolta che di fatto accelera fortemente il processo di liberalizzazione dell’economia è il cosiddetto Uruguay Round che consente una riduzione di 10 punti percentuali anche nei paesi in via di sviluppo e configura il seguente scenario che ha un elemento di interesse ulteriore (grafico in basso).

Il grafico ci mette in correlazione la progressiva riduzione dei dazi (gli istogrammi in grigio rappresentano i livelli delle tariffe dei dazi). Poi parte la stagione di accordi e negoziati che puntano ad una progressiva rimozione delle barriere doganali e quindi abbiamo due grandi negoziati che sono a cavallo del mandato Kennedy e che vengono conosciuti come Pre-K. Round e Post-K. Round che determinano una forte riduzione dei dazi. Si può osservare che la curva degli scambi a livello internazionale ha un andamento in controtendenza rispetto alla riduzione delle tariffe tanto più si abbassano le tariffe, tanto più aumentano gli scambi. Potremmo dire che già questo è un fattore incontrovertibile della capacità di generare crescita a livello di economie internazionali.

Infine, il Post Uruguay Round è un momento di svolta perché il livello delle tariffe decresce al di sotto del 5% e ciò favorisce uno sviluppo su scala mondiale. Questi dati sono però dei dati aggregati che spesso non consentono di capire la situazione specifica di determinati settori. Se caliamo l’analisi in un settore specifico troviamo uno scenario abbastanza problematico per chi deve operare la scala internazionale.

La figura a destra è tratta da un report dell’ANCI (Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani), che presenta lo scenario ad oggi in termini di incidenza dei dazi all’importazione in molti Paesi. Scopriamo che in Vietnam abbiamo tassi superiori al 35%, in Argentina altrettanto, in Brasile poco meno e arriviamo in Cina, che è un Paese che è ormai leader in quasi tutti i settori, dove i dazi all’importazione nel settore calzaturiero sono ancora del 19,5%. Inoltre, uno dei Paesi tipicamente più importanti per l’export di calzature femminili, la Russia, ha dazi che ammontano al 10%. Un’impresa che si chiama Baldinini, che è molto più nota in Russia di quanto non lo sia in Italia, è l’esempio lampante di imprese che si sono fortemente sviluppate a livello internazionale e hanno superato le difficoltà date dall'incidenza dei dazi all’importazione.

Questo comporta una serie di conseguenze nell’ambito anche di strategie internazionali, intendendo quest’ultime come delle opportunità che si offrono alla scala internazionale e che sono influenzate anche dalla pressione competitiva che avviene a livello internazionale.

In passato, uno dei distretti industriali più importanti per quanto riguarda il settore delle calzature era il distretto collocato nel leccese, poiché nel raggio di una trentina di km erano concentrate una sessantina di imprese che producevano calzature (alcune di esse la calzatura completa, altre il tacco, la suola ecc.). Tale distretto consentiva di realizzare a livello locale tutte le lavorazioni necessarie per produrre le calzature. Esso aveva una forte vocazione all’export, ma era posizionato in una fascia medio-bassa. Succede che nel 2001 entra la Cina all’interno dell’organizzazione mondiale per il commercio, quindi si abbassano i dazi di importazione dei prodotti.

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 96
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 1 Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 96.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Internazionalizzazione dei mercati e imprese internazionali Pag. 91
1 su 96
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emma.r8 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Internazionalizzazione dei mercati e delle imprese internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Baroncelli Alessandro.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community