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Analisi delle imprese e macroeconomia

Rispetto al modulo precedente si passa da una prospettiva macroeconomica ad una analisi che si concentra sulle imprese. Ci porremo la domanda se esistono differenze tra i vari tipi di imprese. Oggi assistiamo a lunghi periodi in cui abbiamo una bassa inflazione e ad una crescita in aumento sia dei salari che dell'offerta di lavoro. La Cina ha più che saturato la domanda di tutti i settori conosciuti; gli unici segmenti liberi sono quelli delle start-up particolarmente innovative.

Ad oggi c'è una bolla immobiliare latente in Cina creata dai Cinesi stessi. Gli investimenti immobiliari comportano l'aumento del mercato immobiliare che elimina alcuni concorrenti. I Cinesi però costruiscono non per restare. L'economia cinese sta andando verso un consolidamento dei settori. Nei prossimi anni aumenteranno i tassi di interesse perché la situazione di bassa inflazione è un indice di crescita sproporzionata dell'economia. Questo è un problema perché c'è una competizione con prezzi al ribasso. L'alternativa è la differenziazione.

Strategia internazionale

La formulazione di strategie, la progettazione di processi gestionali e l'implementazione di azioni che consentano di sfruttare le opportunità alla scala internazionale e di rispondere alle minacce internazionali. Per fare ciò si può usare un approccio proattivo ossia per mia scelta oppure reattivo se entro nel mercato come reazione a un concorrente.

L'impresa internazionale

Qualsiasi impresa impegnata in attività che si svolgono oltre i confini nazionali:

  • Comprende sia imprese di grandi dimensioni sia imprese di piccole dimensioni.

Perché è importante la gestione internazionale?

Le imprese si rivolgono sempre più all'estero per:

  • Individuare opportunità internazionali.
  • Mantenere sotto controllo la competizione globale.
  • Crolli della domanda dovuti al cambiamento demografico o ad altri cambiamenti nel mercato locale.

Le imprese sono così obbligate a rivolgersi all'estero, ma ci vogliono le skills per poterlo fare, ossia tutta la gestione dell'internazionalizzazione. La pressione a internazionalizzarsi è duplice nel senso che alcune reagiscono al comportamento delle aziende proattive.

Globalizzazione

La tendenza mondiale delle attività economiche ad espandersi al di fuori dei confini domestici in un contesto in cui il mercato tende ad omogeneizzarsi.

Sette forze che determinano la globalizzazione dell'economia mondiale

  1. La caduta delle frontiere doganali: Riduzione dazi. Sono una sfaccettatura del protezionismo ossia quello fiscale. Possono essere di tipo monetario, non monetario o fiscale. La caduta delle frontiere doganali è avvenuta in più modi:
    • Potenziamento aree di libero scambio tra paesi; le principali sono UE, il NAFTA (Canada, USA, Messico) e APEC.
    • Ci sono ormai oltre 200 accordi commerciali regionali.
    • Nel corso degli ultimi anni il numero di ACR è notevolmente aumentato.

    Nell'immediato dopoguerra i dazi erano al 40%, quindi molte aziende non erano competitive. Dagli anni '60 sono diminuiti al 15% medio. Ora sono al 4%, che favorisce molto l'esportazione. Dal secondo dopoguerra in poi c'è stata una riduzione dei dazi. La riduzione dei dazi è stata dovuta a una serie di round negoziali terminati con l'Uruguay round che ha portato i dazi doganali medi nei paesi industriali intorno al 4%. Ma alcuni fattori come la crisi 2007-2008 e alcune politiche nazionali tipo Trump o la Brexit hanno bloccato un po' la liberalizzazione del mercato. Nell'esempio delle calzature, la Russia ama alcuni marchi di scarpe come Baldi nini, marchio italiano, che è stato spazzato via dai nuovi attori asiatici perché non erano pronti all'ingresso dei competitor asiatici.

  2. L’aumento del commercio e degli investimenti cross-border: Il mercato mondiale è cresciuto al tasso annuo dell'8,5% tra il 1990 e il 2000. Il tasso di crescita del commercio è superiore a quello della produzione (tra il 1950 e il 1999 il commercio mondiale è cresciuto di 17 volte, mentre il PIL solo di 6,5) anche se dall’11 settembre il trend si è arrestato, mentre quasi la metà degli oltre 5000 Md US$ di commercio mondiale avviene tra i Paesi dell’Unione Europea, gli U.S.A., e il Giappone – la Triade.
  3. La diffusione di prodotti globali per clienti globali: Un fenomeno che favorisce la globalizzazione è l’omogeneizzazione dei gusti nel mercato. Ci sono poi nicchie di mercato come il vegan o i prodotti religiosi che non possono essere esportati.
  4. Le politiche di privatizzazione
  5. L’ingresso di nuovi concorrenti sul mercato mondiale
  6. L’affermazione di standard di qualità e produzione alla scala globale
  7. La crescente diffusione e specializzazione delle tecnologie (e in particolare dell’IT)

Tutto questo porta a dire che le opportunità per le imprese occidentali oggi sono quelle di affermarsi su tecnologie basate sulla alta tecnologia o su prodotti con un brand forte. L’evoluzione che ha portato alcune economie a un rapido sviluppo ha portato anche molte innovazioni tecnologiche. In molti business l’innovazione è diventata importante anche in paesi come ad esempio la Cina. Le tecnologie vanno costantemente innovate per restare al top; un tipico esempio è nell’ambito del ciclismo dove ormai la bici ha una serie di vari prodotti. Per quanto riguarda quelle da corsa, il leader è la Cina, che fa tutti i tipi di biciclette; ormai tutta la tecnologia evoluta della bici è in Cina, dove ci sono sia i vantaggi di costo che di differenziazione. I grandi gruppi coreani controllano gran parte del mercato in termini di tecnologia e nella meccanica è uno dei maggiori competitor dell’Italia, soprattutto sulle macchine automatiche. Tutto ciò per dire che è possibile competere alla scala internazionale e di beneficiare dei vantaggi della globalizzazione, nonostante molti business siano diventati ad alta tecnologia e i competitors sempre più forti. Bisogna quindi avere molta attenzione alle strategie che si mettono in atto.

I fattori della globalizzazione

La tendenza a livello mondiale è che le economie occidentali hanno offerto una grande apertura di credito alla Cina per riportarla in un contesto maggiormente regolamentato come quello del WTO, in modo poi da continuare con alcune politiche di regolamentazione. La Cina però non ha fatto queste modifiche né ha rispettato alcune aspettative, però ad oggi sono quasi auto-sufficienti e non hanno quindi bisogno di offerte dall’occidente.

Quello che dicono i dati è che l’impatto della globalizzazione a breve periodo è negativo, ma nel lungo periodo i nuovi occupati saranno high skills che potranno lavorare in settori con queste competenze. Gli stati devono effettuare questa transizione in modo da permettere di mantenere i lavoratori occupati e con buoni salari. Ormai è impensabile pensare di mantenere barriere protezionistiche sul piano politico nazionale giuridico in più è controproducente non poter usufruire delle nuove opportunità fornite dalla globalizzazione, quindi imprese come Bianchi e Panarello hanno ridisegnato le catene del valore per sfruttare i benefici della globalizzazione.

L'evoluzione della produzione e del commercio mondiale

Nel 1960 gli U.S. rappresentavano il 40% della produzione mondiale, ma già nel 2009 questa percentuale si era ridotta al 24%. Una tendenza analoga a quella degli altri paesi industrializzati. Per contro, i PVS realizzano una parte via via crescente della produzione mondiale. Si stima che nel 2020 rappresenteranno oltre il 60% della produzione mondiale.

Misure quantitative di integrazione finanziaria:

  • Flussi di capitale in entrata e in uscita /PIL
  • Grado di diversificazione internazionale dei portafogli degli investitori

Integrazione del commercio internazionale

Una quota crescente della spesa in beni e servizi è rivolta ad importazioni da altri paesi. Nei paesi ricchi il grado di apertura internazionale (quota del commercio internazionale sul prodotto) è passato dal 27% al 39% tra la fine degli anni ottanta e la fine degli anni novanta. Per i PVS è passato dal 10% al 17%.

Investimenti diretti esteri (IDE)

Si verificano quando l’impresa di un paese acquista delle immobilizzazioni in un altro. Il valore degli IDE nei Paesi Industrializzati è stimato nell’ordine dei 347 Md.US$. I flussi di IDE mondiali si sono più che triplicati tra la fine degli anni ottanta e la fine degli anni Novanta. Il rapporto fra investimenti diretti esteri e PIL è in aumento sia nei paesi industriali che nei paesi in via di sviluppo. I PVS hanno ricevuto più di un quarto degli IDE mondiali alla fine del 2000 (attualmente rappresentano la più importante fonte di finanziamento privato ai PVS).

Evoluzione degli investimenti diretti esteri

Negli anni ’60 le imprese americane rappresentavano circa i 2/3 dei flussi di IDE mondiali (66,3%). Oggi pesano per meno di 1/5. La tendenza è comune alle altre economie più sviluppate. La parte degli IDE mondiali dai PVS è aumentata. I paesi emergenti e in particolare la Cina sono diventate oggetto di FDI.

Deglobalizzazione?

Per la prima volta in trent’anni, due dei motori della globalizzazione (i flussi commerciali e quelli di capitali) si stanno riducendo. La Banca Mondiale ha valutato che nel 2009 i flussi netti di capitali privati verso le economie emergenti sono stati la metà del valore record del 2007 (pari a 1000 Bn. US$), mentre i volumi relativi al commercio mondiale diminuiranno per la prima volta dal 1982. Nel 2008 le esportazioni dal Cile, dalla Corea del Sud e da Taiwan sono scese del 20% ca. tutto ciò a causa dell’:

  • Isolazionismo economico degli anni ’30 rappresentato dalle tasse Smoot-Hawley, che rese la Depressione ancora più aspra.
  • Benché gli accordi commerciali limitino il protezionismo, molti Paesi hanno mantenuto i dazi al di sotto dei livelli concordati.

L'industria italiana della macchina utensile e UCIMU-sistemi per produrre

È l’associazione dei costruttori di macchine utensili. Siamo nel settore dei beni strumentali e dell’industria manifatturiera. La base per l’industria manifatturiera sono le macchine utensili. UCIMU è l’ente di rappresentanza di questo settore ed è un’associazione di categoria (ordine) che si muove a livello nazionale. È un ambasciatore del made in Italy nel settore e tutela l’intero settore per fargli ottenere soluzioni vantaggiose per il settore. Cerca di rendere i servizi che in teoria sono solo a disposizione delle grandi imprese.

Di solito presenta il suo prodotto nelle fiere per favorire rapporti tra commercializzazione e utilizzatori. La gamma di produzione della macchina utensile è completa; siamo competitor a livello mondiale e ce ne sono di vari tipi: ad asportazione, a deformazione ossia quelle che colpiscono il metallo e quelle che aggiungono qualcosa al metallo, ad esempio quando si fanno le pale eoliche. Più una regione è forte in questo settore più potrà competere a livello mondiale. Mediamente sono 350 imprese con 70 dipendenti ciascuna, circa il 60% va all’estero; in certi anni arriva addirittura all’80%, questo però può creare problemi di aumento della concorrenza.

  • Le macchine vengono fatte nei distretti industriali.
  • Lavorazioni di parti molto grandi e finitura
  • Assemblaggio: alcune parti vengono fatte nei distretti per stimolare economie di scala e apprendimento

Alcune parti invece vengono comprate fuori da grandi multinazionali. Le macchine utensili sono tecnologie abilitanti che forniscono vantaggi competitivi in termini di qualità, produttività ed efficienza. Tutto ciò permette di difendere l’industria manifatturiera italiana dalla concorrenza dei paesi emergenti. L’innovazione nella produzione permetterà di affrontare le grandi sfide del XXI secolo, come aumentare l’efficienza energetica, gestire una società più anziana sostituendo alcuni lavoratori.

La posizione competitiva

Le macchine utensili sono molto importanti alla scala mondiale grazie all’elevato livello tecnologico e alla competenza della mano d’opera. Si riesce così a rispondere alle esigenze del cliente; essendo piccole medie imprese si adattano maggiormente al cliente senza cadere nella produzione di massa e mantenendo sempre un’innovazione continua dei prodotti per ridurre i costi.

La capacità di esportare

Le imprese italiane hanno dimostrato una grandissima capacità di presidio del mercato internazionale nonostante non abbiano l’aiuto di grandi imprese. Hanno avuto molta forza di cogliere opportunità sia in paesi sviluppati che non sviluppati.

Importanza del mercato interno

Spesso si è sviluppata a fianco delle imprese utilizzatrici, inizialmente in Lombardia e Piemonte, successivamente anche in Veneto ed Emilia Romagna. La vicinanza al cliente rimane un asset importante che permette di risolvere problemi che sorgono dopo. Le imprese costruttrici di macchine utensili si trovano immerse in una rete di sub fornitori specializzati nella meccanica, nell’elettronica e in tutti i comparti.

Alcune misure di interesse per il settore

In Italia è nata l'industria 4.0 che comprende una serie di misure come:

  • Ampliamento parco macchine (superammortamento al 140%).
  • Trasformazione tecnologica e digitale delle imprese (iperammortamento al 250%).
  • Incremento dal 25 al 50% delle detrazioni fiscali per le spese di ricerca e sviluppo.
  • Nuova legge Sabatini rifinanziata per il 2017.

L’industria 4.0 non ha una definizione precisa ma va adattata alle esigenze di ciascun paese: in Italia.

Punti importanti

  • Relazione imprenditorialità, innovazione e internazionalizzazione.
  • Supply chain globali con prodotti che vengono fatti sia a livello globale che a livello nazionale.
  • Alcune misure sono tipiche della capacità di innovarsi per continuare a competere.

Parte 2

Il 2016 è un anno di aggiustamento, come si nota dagli indici.

Consumo = produzione - esportazione + importazione

La Cina è al top del settore, ma bisogna capire che tipo di macchine vengono utilizzate. Alcune che vengono catalogate come macchine ma in realtà non lo sono. L’Italia è il terzo esportatore al mondo.

Il mondo è cambiato

L’Asia ha avuto una forte crescita negli ultimi 15 anni. Il grande cambiamento maggiore dal punto di vista del consumo, soprattutto a livello asiatico, in particolare della Cina. Il settore è in un momento positivo grazie agli incentivi messi a disposizione del governo che ha permesso al settore di uscire da una piccola crisi che ha fatto ripartire gli investimenti. La crisi ha soprattutto colpito il mercato interno. A partire dalla crisi, per mantenere lo stesso livello di produzione, ha iniziato ad esportare troppo. L’export deve rimanere tra il 50 e il 60%. L’Italia, se gli incentivi saranno confermati, dovrebbe avere una crescita importante nei prossimi anni.

Terza parte

Le previsioni globali mostrano variazioni di crescita annuale. Ciò dimostra come il settore sia fortemente in crescita. La Cina ogni anno aumenta fortemente il consumo di macchine utensili, essendo la base da cui parte l’aumento molto alto.

Offerta mondiale

Operazioni su impresa simbolo dell’impresa 4.0 in Germania acquistata per cifre inaccessibili ai competitor tedeschi. Tutto ciò si basa sul trasferimento delle competenze.

Global value chain

In molti paesi i risparmiatori tendono in misura crescente a diversificare i propri portafogli per includere attività finanziarie estere. I mutuatari si rivolgono sempre più a fonti di finanziamento estero (obbligazioni, prestiti, azioni) in sostituzione di quelle nazionali. Questa tendenza è comune a molte imprese che sono ormai legate a reti globali di produzione, ossia che le varie attività della catena del valore sono dislocate in giro per il mondo. Risulta sempre meno probabile che l’impresa sia situata in un unico posto come quando si puntava sull’export. Ad oggi le attività non sono concentrate in un unico luogo ad esempio l’impresa Fedon leader mondiale nella costruzione di porta occhiali che produce gli astucci per gran parte dell’occhialeria. Questa azienda ha internazionalizzato la sua azienda con negozi più incentrati su borse da viaggio valigie prendendo come target il viaggiatore. La catena del valore dell’azienda è internazionalizzata soprattutto nell’area di produzione: uno è situato in Cina, uno in Romania. Quello che si fa in Cina non si potrebbe fare in Italia a causa della mancanza di tecnologie. Gli astucci fatti in Italia sono quelli che richiedono la lavorazione manuale. Se quindi vado a leggere la catena del valore di Fedon leggo che la progettazione si fa in paesi diversi, come la produzione e la vendita che si divide tra 13 paesi. Ormai la maggior parte delle aziende sono internazionali ed è difficile riportare tutto in un solito posto.

Bisogna domandarsi se molte imprese che si sono internazionalizzate hanno mantenuto la loro identità nazionale (vedi lettura su BB). Eni è la società Italiana con maggiore immobilizzazioni estere. Nelle operazioni di acquisizione o IDE bisogna stimare il rischio paese, ad esempio Singapore è ritenuto a basso rischio come alcuni paesi dell’est Europa. Quelli più rischiosi sono quelli dove ci sono fattori geopolitici che danno problemi.

La diffusione di prodotti globali

  • I bisogni dei clienti tendono a convergere su modelli simili: Ad oggi non esiste più un prodotto tipico per un cliente, ma si va verso un’omogeneizzazione dei bisogni ovviamente con alcune differenze, ad esempio in Giappone i bleaster dell
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale.1995-9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Internazionalizzazione dei mercati e delle imprese internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Baroncelli Alessandro.
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