18/09/2020
Deana - internazionalizzazione dei
mercati e imprese internazionali
La Globalizzazione
In generale non esiste una definizione universalmente accettata di globalizzazione. Però possiamo
dire che la globalizzazione è un processo che porta all’intensificazione delle relazioni sociali
(politiche e culturali) ed economiche intese nel fatto che le dimensioni economiche assumono una
rilevanza mondiale.
La globalizzazione può essere dunque declinata in modo diverso:
- Dal punto di vista politico-culturale (sociale): le politiche degli stati sono influenzate da ciò che
succede all’estero
- Dal punto di vista economico: le relazioni economiche tendono ad assumere una dimensione
mondiale
GLI EFFETTI DELLA GLOBALIZZAZIONE
Possiamo analizzare degli effetti tangibili della globalizzazione:
→
1. Aumento dei flussi di informazione noi oggi in qualsiasi momento possiamo perfettamente
sapere cosa succede in ogni parte del mondo praticamente in diretta
→
2. Aumento dei flussi di beni commercio internazionale, noi oggi più o meno possiamo
comprare beni che provengono da tutte le parti del mondo quindi indubbiamente i flussi di beni
sono aumentati →
3. Aumento dei flussi di capitale investimenti diretti esteri (IDE). L’aumento di capitale vuol dire
che gli investimenti si muovono nel mondo con molta facilità.
→
4. Aumento dei flussi monetari e finanziari integrazione dei mercati finanziari: oggi possiamo
acquistare prodotti finanziari che vengono collocati in qualsiasi mercato finanziario del mondo
→
5. Aumento dei flussi di lavoratori migrazioni che soprattutto negli ultimi anni stanno
aumentando
Quindi possiamo anche vedere la globalizzazione come l’aumento di tutti questi flussi.
Oggi le relazioni non solo economiche ma anche politico culturali sono molto più strette,
sicuramente ognuno di noi conosce qualcuno che risiede o che proviene da un paese differente.
Invece il prof aveva 25 anni quando ha conosciuto la prima persona straniera. Anche ciò è un
segno della globalizzazione, le barriere si sono ridotte e si stanno riducendo sempre di più.
Il mondo alla fine del XVII secolo 5
L’immagine rappresenta una mappa del
mondo alla fine del 17° secolo; è parziale
perché è rappresentazione puramente
oro centrica del mondo in cui a parte
Europa e Africa il resto è cozzato, le
Americhe e la Cina sono qualcosa di
Pagina 1
misterioso e anche il Giappone. Questo accade perché gli europei nel 17° secolo vedevano il
mondo così, con il centro rappresentato dall’Europa. Questa mappa ci dice quindi le terre
conosciute dagli europei e cosa gli interessa, gli interessavano le coste perché ci si spostava per
mare. Successivamente vediamo una rappresentazione odierna del mondo dove ciò che viene
rappresentato sono i flussi commerciali, emerge la dimensione delle economie (quanto è grande il
pallino). È un modo diverso di rappresentare il mondo e ci racconta comunque una cosa
importantissima -> vediamo che i flussi commerciali sono più forti tra alcuni paesi ed è più forte la
dimensione economica rispetto a quella geografica. Quello che vediamo sembra la costruzione di
3 blocchi: Stati Uniti, Europa e Cina con il Giappone che fa un po’ da ponte tra USA e Cina. Infine,
vediamo una terza rappresentazione che mette in luce i flussi commerciali e ci suggerisce che oggi
non scambiamo merci solo per il consumo, ma innanzitutto scambiamo prodotti intermedi. E lo
strumento fondamentale per fare ciò è anche il cellulare, con cui avviene un’intensificazione dei
contatti e delle relazioni culturali e politiche ma è anche esempio delle relazioni commerciali oggi in
atto. Ad esempio, l’iPhone è un oggetto americano ma non è prodotto in America, lo schermo in
Corea, il tasto in Giappone, i processori in Cina e così via… Quindi oggi globalizzazione significa
anche global value chain cioè si spezza il processo di produzione e le diverse componenti sono
prodotte in diversi Paesi e ciò ci dice che le relazioni di scambi commerciali in buona parte sono
caratterizzate dallo scambio di componenti intermedie che poi andranno assemblate. Altro
esempio: la produzione del Boeing 777: le sue componenti sono prodotte in giro per il mondo, in
Giappone le ali, la fusoliera in parte in Italia, i motori in America e Inghilterra e le porte di carico in
Svezia. In Svezia c’è una ditta così brava a produrre le porte cargo che la Boeing si approvvigiona
solo da lei. Ciò ci ricorda anche che uno degli aspetti della globalizzazione è la progressiva
specializzazione nella produzione di particolari prodotti. Tutte queste componenti prodotte in giro
per il mondo poi vengono spedite in America in particolare dove vengono assemblate e danno
origine al 777. Questa è una rappresentazione archetipa della catena del valore aggiunto mondiale
→ i paesi si sono specializzati nella produzione di particolari componenti e la Boeing preferisce
acquistare da loro piuttosto che avere tutto concentrato in un posto. Oggi buona parte degli scambi
commerciali sono determinati o dovuti dallo scambio di componenti.
Ma ciò non vuol dire che tutto il mondo è un mercato unico dove non esiste più il Locale ma esiste
solo il Globale, infatti nonostante i processi di integrazione il Locale e il Globale sono dimensioni
distinte; il fenomeno di preferire l’allocare la produzione, il consumo e il risparmio localmente
prende il nome di home bias. Quindi la geografia non può essere completamente annullata, le
specificità locali hanno sempre il loro perché e difficilmente possono essere replicate cose come
storia e cultura che sono cose non tangibili che appunto difficilmente possono essere replicate.
Questo fenomeno può venire spiegato dal modello gravitazionale: la distanza e la massa
Il modello gravitazionale 11
economica di due Paesi spiegano i flussi commerciali bilaterali.
In questo grafico vediamo sull’asse x la
distanza in km e sull’asse y il rapporto
tra esportazioni italiane e il PIL del
paese importatore; più il paese è
rappresentato in alto maggiore è
l’importanza relativa dell’esportazione
italiana. I paesi con importanza
maggiore sono quelli più in alto e quindi
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quelli vicini sia a livello geografico che a livello culturale, quelli con importanza minore Australia e
nuova Zelanda perché per l’Italia è difficile esportare in quei paesi. Vediamo in alto la Tunisia
perché è il più grosso esportatore di gas per l’Italia e Cipro per il riciclaggio di denaro sporco
perché è una sorta di paradiso fiscale.
In generale quindi possiamo dire che è vero che la globalizzazione ha abbattuto i confini e ha
ristretto il mondo, ma la geografia conta ancora, gioca un ruolo fondamentale. Anche in un mondo
globalizzato che è quello attuale i confini e la geografia continuano a contare.
LE DETERMINANTI DELLA GLOBALIZZAZIONE
Adesso vediamo le determinanti della globalizzazione cioè quali sono le componenti che hanno
reso possibile l’integrazione politica, sociale e culturale che si è verificata:
1. Al primo posto abbiamo una tecnologia rappresentata dalla progressiva riduzione delle barriere
naturali tra sistemi economici. I costi di trasporto e di transazione sono diminuiti. Ad esempio, i
costi telefonici sono diminuiti del 2-4% annuo e i costi del trasporto aereo del 3-4% annuo.
2. Poi abbiamo la cultura con la riduzione delle barriere culturali e dal punto di vista economico
quei costi non monetari legati allo scambio che hanno a che fare con la lingua, gli usi, la
religione ecc. Ad es. è necessario sapere che nei paesi musulmani non si lavora il venerdì e in
Europa il sabato e la domenica, quindi restano 4 giorni per gli scambi. Oppure in Cina nelle
riunioni ufficiali non si decide nulla, si decide tutto nei bar.
3. Poi abbiamo la politica ovvero l’attuazione di politiche di integrazione ha permesso la
globalizzazione; per politiche di integrazione ci riferiamo ad es. a riduzione di dazi e restrizioni e
quindi alla riduzione delle barriere di confine. Nell’UE non esistono proprio barriere o dazi
doganali commerciali tra i differenti paesi. Oltre a ciò abbiamo anche politiche a favore della
concorrenza che agiscono sulle barriere d’entrata nei mercati. Il fatto che non ci siano limiti
nell’esportazione e importazione favorisce la globalizzazione
4. Infine, vi è la ricerca di condizioni economicamente più favorevoli per il benessere dei soggetti
economici 14
Il grafico rappresenta l’andamento delle
barriere doganali su tutte le merci;
abbiamo una diminuzione progressiva dei
dazi. Il periodo di aumento delle politiche
protezioniste corrisponde alla crisi del 29 Globalizzazione: il fattore capitale 15
Verifichiamo che l’andamento del fattore
capitale ha un andamento crescente, dalla
fine degli anni 80. Tuttavia, non è un
andamento omogeneo ma altalenante che
rappresenta un aumento del tasso di volatilità.
Il primo picco negativo corrisponde alla caduta
delle torri gemelle, tutto il grado di incertezza
che si porta dietro l’11 settembre. Il secondo
Pagina 3 Globalizzazione: il fattore capitale 16
picco negativo è dovuto alla crisi del 2008 e il
fallimento di debiti Lehman Brothers. Passata
la paura per le torri gemelle la gente ha ripreso
ad investire in giro per il mondo come prima.
L’ultimo picco negativo corrisponde alla guerra
commerciale tra USA e Cina e alle diatribe
economiche tra USA e Europa, e ciò ha a che
fare col deterioramento progressivo delle
relazioni internazionali in parte e all’incertezza
dovuta alla Brexit. Tutte queste componenti
rappresentano un clima politico molto più teso rispetto agli anni precedenti, sebbene non
caratterizzato tra scontri armati ma rappresenta un clima di elevata incertezza. Quindi possiamo
dire che è vero che gli investimenti sono aumentati in maniera esponenziale ma ciò si porta dietro
anche una grande volatilità. Globalizzazione: fattore lavoro 17
Questo grafico invece analizza il fattore lavoro, Flussi migratori negli USA
ossia i flussi migratori negli USA negli ultimi
50 anni (da 1850 a 2000) dove la linea blu
rappresenta la % della popolazione totale le
colonne rappresentano il numero in milioni di
abitanti degli stranieri residenti in USA.
Notiamo che l’andamento non è univoco, c’è
un periodo in cui quasi ¼ della popolazione Globalizzazione: i trend 18
degli USA era nata all’estero.
Quest’ultimo grafico analizza i trend della
globalizzazione; rappresenta l’andamento del
commercio internazionale misurato come % di
export, l’andamento degli investimenti esteri e
l’andamento dei flussi migratori. Mettendo
insieme questi 3 trend abbiamo una
rappresentazione del mondo negli ultimi 150
anni e del processo di globalizzazione che è
una rappresentazione non univoca; questi
trend con andamenti differenziati mettono in luce come i processi di globalizzazione non siano
univoci ma siano spesso caratterizzati da un processo di stop & go. Ciò ci dice che non si sa cosa
succederò al processo di globalizzazione, è qualcosa che si svolge nel tempo.
Possiamo identificare 3 differenti fasi della globalizzazione:
Prima fase: 1870 - 1914
- Forte crescita flussi di capitale (K)
- Forte crescita flussi migratori (L)
- Aumento del 10% del commercio internazionale
- Paesi in via di sviluppo (PVS) esportano materie prime ed importano manufatti
- Ruolo cruciale delle politiche di liberalizzazione commerciale e progressi tecnologici‚
- Gold Standard, sistema chiara e preciso dello scambio delle monete.
Pagina 4
Fase di regresso: 1915 - 1946
- Ritorno del nazionalismo e del protezionismo
- Flussi di beni/L/K tornano ai livelli iniziali
- Crollo cruciale per la guerra e per la crisi del ‘29
- Peggioramento delle relazioni internazionali
Seconda fase: 1950 - 1980
- Aumento del commercio internazionale a livelli della prima fase
- Integrazione dei mercati di beni e servizi
- Aumento flussi K e L, ma meno che nella 1° fase e aumento progressivo della forza lavoro
- Ruolo cruciale della tecnologia per comunicare -> riduzione costi di comunicazione
- Bretton Woods (1974)
Terza fase: 1980 - oggi
- Iper-globalizzazione (esplosione flussi commerciali, flussi migratori e movimento del mercato
dei capitali)
imp + exp : commercio internazionale raggiunge livelli senza precedenti
- PI L
- Forte integrazione dei mercati internazionali dei capitali
- Forte aumento dei flussi migratori -> riduzione barriere mobilità persone
- Politiche commerciali a favore della liberalizzazione
- Protezionismo dei paesi sviluppati verso paesi non sviluppati: maggiori barriere per i settori
agricolo e tessile (labour intensive) dove i paesi in via di sviluppo hanno vantaggio
La globalizzazioni: differenti fasi
comparato 19
Globalizzazione: le fasi 20
Pagina 5
ovo
rrestabile Se storicamente sono verificabili 3 fasi della
globalizzazione, vediamo che ogni fase è
caratterizzata da aspetti differenti.
I FLUSSI COMMERCIALI
Inoltre, fasi diverse della globalizzazione sono caratterizzate da flussi commerciali differenti ma
anche da attori differenti
Flussi commerciali differenti:
• imp + exp = openess, forte impulso nella prima e seconda fase
- PI L
- 1° fase: cruciale riduzione costi di trasporto
- 2° fase: cruciale riduzione dazi e barriere doganali
- 3° fase: cruciale frammentazione del processo produttivo
Attori differenti:
• - 1° fase: flussi N/S (N: Nord- S: Sud)
- 2° fase: flussi N/N
- 3° fase: cambia la composizione dei flussi N/S Sud esporta beni labour intensive, Nord
prodotti ad alto valore aggiunto.
GLI ASPETTI NEGATIVI
Però globalizzazione non significa che tutto il mondo sia diventato un mercato unico; adesso
vediamo quelli che sono gli aspetti negativi; spesso si dice che il processo di globalizzazione:
- Non ha aiutato la democrazia anzi sostiene i paesi autocratici
- Porta dietro maggiori crisi finanziarie
- Genera maggiori disuguaglianze Globalizzazione e democrazia
Ma sono vere queste 3 cose? Esaminiamole prendendo in considerazione dei grafici.
RELAZIONE GLOBALIZZAZIONE E
DEMOCRAZIA
Se guardiamo l’evoluzione del n. dei
paesi democratici negli ultimi 150 anni
(linea blu) sulla % di paesi totali, vediamo
che il n. dei paesi democratici è
aumentato, circa il 60% dei paesi ora
sono democratici. La linea rosa
rappresenta la misura del grado di
globalizzazione che è la % del
commercio internazionale sul GDP (PIL)
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e notiamo che per quanto non stiamo identificando nessuna relazione causale, tuttavia appare
chiara la presenza di correlazione. Le due serie si muovono insieme, quindi sicuramente non si
può dire che il processo di globalizzazione abbia ostacolato il processo di democratizzazione. Anzi
sembra che le due cose viaggino di pari passo, quindi ad una prima analisi superficiale diciamo
che non è vero che la globalizzazione è nemica della democrazia.
Globalizzazione e crisi 26
RELAZIONE TRA GLOBALIZZAZIONE E CRISI
La linea rossa rappresenta l’indice grado di
mobilità del fattore capitale, più alta è la linea
rossa e maggiore è il grado di mobilità del
fattore capitale. La linea blu rappresenta la
quota di paesi affetti da crisi finanziarie. Quindi
la mobilità del fattore capitale si porta dietro un
aumento di crisi bancarie attraverso un effetto
contagio.
RELAZIONE TRA GLOBALIZZAZIONE E DISUGUAGLIANZA
Vediamo l’andamento della popolazione in milioni di individui con reddito inferiore a 1 dollaro.
In valore assoluto i numeri sono aumentati dal 1800, siamo passati da 800 mln fino a 1,2 mld di
persone che vivono con meno di 1 dollaro alla fine degli anni 90, ma la popolazione è più che
quadruplicata e quindi passiamo da una riduzione dall’80% al 23% e dunque possiamo affermare
che la globalizzazione non aumenta la povertà. Ma questo schema è relativo, allora guardiamo un
altro schema che mette in contrapposizione il tasso di mortalità infantile, l’aspettativa di vita alla
nascita e il tasso d’analfabetismo adulto e assistiamo ad un drammatico calo di tutti questi tassi. In
generale, andando a vedere cosa succede alla disuguaglianza, vediamo risultati contrastanti; dalla
fine degli anni 70 agli anni 2000 abbiamo una riduzione della disuguaglianza totale nel mondo e
Globalizzazione: disuguaglianze
quindi in generale si vive meglio e siamo più istruiti. Tuttavia, dobbiamo prestare attenzione al fatto
che è vero che le disuguaglianze tra i paesi sono diminuite e anche in maniera significativa ma
assistiamo ad un aumento delle disuguaglianze all’interno dei singoli paesi, nei singoli paesi è
aumentato il divario tra ricchi e poveri. Quindi
in sostanza il processo di globalizzazione
diminuisce leggermente la disuguaglianza
totale, diminuisce in modo maggiore la
disuguaglianza tra le nazioni, ma aumenta la
disuguaglianza all’interno della nazione (chi è
in grado di cogliere i cambiamenti si
arricchisce, chi non lo fa si impoverisce).
Pagina 7 25/09/2020
RIPRESA DI ALCUNI CONCETTI DELLA PRECEDENTE LEZIONE
Nella scorsa lezione abbiamo introdotto il concesso di globalizzazione: un fenomeno processuale
fatto di stop and go, ossia di fasi. Ce ne sono tre distinte: una prima, che va dal 1870 al 1900; una
fase di reflusso e protezionismo coincidente con i regimi nazi-fascisti, che va dal 1918 alla
Seconda guerra mondiale; una seconda fase, dalla fine della Seconda guerra mondiale alla fine
degli anni ’80; una terza fase, chiamata “iper-globalizzazione”, che va dagli anni ’90 a oggi. Si
tratt
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