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L'UE intende promuovere una “CRESCITA INCLUSIVA” mediante due iniziative faro:

-Iniziativa faro dell'UE "Un'agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro" onde modernizzare i

mercati occupazionali agevolando la mobilità della manodopera e l'acquisizione di competenze lungo tutto

l'arco della vita al fine di aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e di conciliare meglio l'offerta e

la domanda di manodopera. europea contro la povertà" per garantire coesione sociale e territoriale

-Iniziativa faro dell'UE "Piattaforma

in modo tale che i benefici della crescita e i posti di lavoro siano equamente distribuiti e che le persone

vittime di povertà e esclusione sociale possano vivere in condizioni dignitose e partecipare attivamente alla

società.

OBIETTIVI NAZIONALI

L’unione europea detta quindi le linee guida le quali devono poi essere recepite a livello nazionale.

Ogni paese può impostare i propri obiettivi nazionali nel suo programma nazionale di riforma (PNR) nel

corso del 2010.

Commissione che verificherà la coerenza con gli obiettivi principali dell'UE

Gli Stati membri possono optare per una revisione a medio termine dei loro obiettivi successivamente.

FISCAL COMPACT

Nell’Unione economica e monetaria europea la reazione alla crisi dei debiti sovrani si è concretizzata nel

Fiscal Compact. Con il Consiglio Europeo di Bruxelles del 30 gennaio 2012, 25 paesi – con l’esclusione di

Gran Bretagna e Repubblica Ceca – hanno sottoscritto il Trattato intergovernativo sulla stabilità,

coordinamento e governance. Il Trattato, che sarà operativo dal gennaio 2013, prevede le regole necessarie

a rafforzare la disciplina di bilancio, riconducibili:

 Al mantenimento del pareggio di bilancio; (dal 2013 non ci potrà più essere deficit)

 Alla riduzione del debito

L’imposizione è quindi il pareggio, e per chi ha un debito superiore al 60% (vedi trattato di Maastricht) deve

avviare una operazione di riduzione di questo debito: non basta il pareggio ma è necessario un avanzo di

bilancio!

Pareggio di bilancio

La regola aurea (golden rule) del pareggio di bilancio dovrà essere inserita nelle Costituzioni nazionali

(l’Italia è l’unico Paese ad avere inserito tale vincolo). Ogni Stato si impegna a mantenere il proprio saldo di

bilancio in pareggio o in surplus nel medio termine. L’obiettivo sarà considerato raggiunto se il disavanzo

annuo strutturale - cioè, corretto per gli effetti del ciclo e al netto di operazioni legate a circostanze

eccezionali, quali, ad esempio, una grave crisi economica – non supera lo 0,5% del PIL. Per i paesi aventi un

debito pubblico al di sotto del 60% del PIL il margine di tolleranza per il deficit strutturale è fissato nella

misura dell’1% del PIL. Il mancato rispetto dell’obiettivo di medio termine comporta un meccanismo di

correzione automatica, sulla base delle proposte e delle raccomandazioni della Commissione Europea.

Riduzione del debito

Il Trattato obbliga gli stati membri a ridurre il debito in eccesso rispetto alla soglia del 60% del PIL ad un

ritmo annuo di 1/20, quindi del 5%. Tale velocità di convergenza potrà essere modificata sulla base, ad

esempio, di possibili squilibri economici.

(l’Italia quindi dovrebbe ridurre la spesa pubblica mediamente di 30/50 mld annui)

Sanzioni e multe

Per quanto concerne il deficit corrente, esso dovrà essere mantenuto sotto il 3% in rapporto al PIL. Allo

Stato membro che dovesse superare questa soglia saranno applicate sanzioni, tranne nel caso in cui la

maggioranza qualificata degli Stati membri esprima parere contrario. Ciascuno Stato, qualora non rispetti

gli impegni assunti in ordine all’obiettivo di medio termine e alle procedure per la riduzione dei disavanzi

eccessivi, potrà essere denunciato alla Corte di Giustizia Europea dalla Commissione o anche da un altro

Stato membro. La Corte di Giustizia potrà applicare sanzioni fino ad un massimo dello 0,1% del PIL, che

saranno versate all’ESM (European Stability Mechanism), un fondo permanente di sostegno per i paesi in

difficoltà.

La speranza è quella di un parlamento europeo che abbia una maggiore attenzione per l’individuo e per

le esigenze sociali. Un parlamento che tenga presente che questi “tagli”, sebbene siano giusti, oggi

porterebbero il sociale indietro di decine di anni (quindi non è questo il momento!)

Trattato di Maastricht

Febbraio 1992

Rappresenta la più radicale revisione ed estensione dei Trattati CE.

Entra in vigore il 1° Novembre 1993

Obiettivi

- Sviluppo armonioso ed equilibrato= sviluppo sostenibile (vedi concetto di sostenibilità del prof)

Crescita non inflazionistica (una delle determinanti del benessere e della sua sostenibilità è la

- crescita - NO decrescita felice! se non c’è crescita non c’è benessere materiale, non c’è occupazione

e non ci può essere tassazione vengono quindi a mancare i soldi per la spesa pubblica. La crescita

non è quindi un concetto negativo purché non inflazionistica: non è più possibile fare signoraggio e

globale)

che bisogna essere competitivi su un mercato

Alto grado di convergenza delle performance economiche: bisogna “camminare” tutti insieme,

- cercare quindi di far convergere tutti i Paesi allo stesso tasso di performance

In particolare si pone una serie di obiettivi cardini tendenti alla costruzione della futura Europa:

del progresso economico e sociale dei Paesi Membri

1.Promozione

-Creazione di un Mercato Unico (entra in azione il 1 gennaio 1993)

coesione economica. Il mercato unico europeo è una sorta di mercato globale in

-Rafforzamento della

piccolo quindi si accetta la logica della globalizzazione all’interno mercato unico, ovviamente mettendo

insieme stati con capacità di competere diverse sarà necessario aiutarne qualcuno allora perché si

ottengano tutti gli effetti desiderati del mercato unico sarà necessario accompagnarlo, da qui la

politica di coesione.

-Instaurazione dell’Unione Economica e Monetaria

e affermazione di una identità Europea forte nei confronti degli altri Stati mondiali. Attuando

2.Creazione

una politica estera comune

3.Rafforzare la tutela dei diritti dei cittadini di tutti i Paesi Membri partecipanti istituendo una

cittadinanza dell’Unione e realizzando una politica sociale comunitaria.

4.Sviluppare una più stretta cooperazione tra i Paesi Membri nel settore della giustizia e degli affari

interni

Quindi attraverso:

- Instaurazione mercato unico

- Unione economica e monetaria ( senza unione monetaria non si può avere mercato unico. Uscire

dall’euro significherebbe uscire anche dall’Europa ritornando ad essere uno Stato sovrano ma

sarebbe necessario un progetto che possa portare un benessere sostenibile e non una semplice

teoria)

- Rafforzamento integrazione economica (Politiche comuni)

- Attribuzione nuove aree di competenza

- Consolidamento e ampliamento di competenze

- Fissazione criteri di convergenza


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lucyanna

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in management delle imprese internazionali
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucyanna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Integrazione regionale e politiche dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Cesaretti Gian Paolo.

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