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ASMA BRONCHIALE

Definizione

L’asma è una malattia eterogenea, caratterizzata da:

- , come confermano le evidenze anatomo-patologiche,

INFIAMMAZIONE CRONICA DELLE VIE AEREE

che si manifesta potenzialmente per tutta la vita. Anche se i fenomeni clinici possano avere un

carattere improvviso, con lunghi periodi di remissione, nulla toglie al carattere cronico dell’asma;

- che spesso è reversibile a breve termine (entro poche ore o giorni);

OSTRUZIONE BRONCHIALE

- che, pur con gradi diversi, caratterizza tutta la vita del paziente.

IPERREATTIVITÀ BRONCHIALE

Epidemiologia

La prevalenza dell’asma è estremamente elevata nella popolazione generale (3-5%) e, per ragioni

▪ non ancora del tutto chiarite, raggiunge valori molto più elevati (15-20%) in Nuova Zelanda e

Australia. Dagli ultimi 30 anni, l’incidenza dell’asma nel mondo sta aumentando, ed è sicuramente

da collegare alla crescita dell’inquinamento urbano e industriale, con una maggiore esposizione

al fumo passivo che causa flogosi bronchiale e perdita di integrità epiteliale, la quale può conferire

una più facile sensibilizzazione allergica. Non minore importanza sembra avere l’inquinamento

indoor: infatti, le esigenze di una coibentazione dei moderni edifici (tecnica per isolare due sistemi

aventi differenti condizioni ambientali, in modo che i due sistemi non scambino calore o vibrazioni

sonore tra di loro) riducono il ricambio dell’aria, così come i sistemi di riscaldamento centralizzato

ed i sistemi di condizionamento dell’aria, che facilitano la crescita di acari e miceti (l’aspergillo

colonizza i muri umidi delle camere da letto, per questo i pazienti lamentano spesso sintomatologia

notturna), aumentando il rischio di reazioni con allergeni.

La mortalità per asma non è elevata ed è in sostanziale riduzione negli ultimi decenni nei Paesi

▪ occidentali, specialmente da quando l’uso dei corticosteroidi inalatori è stato introdotto su larga

scala: al contrario, la mortalità per asma rappresenta ancora un problema nei Paesi in via di sviluppo

in cui è verosimilmente dovuta a carenze del sistema sanitario.

I costi socio-economici legati alla malattia sono elevati: in Italia, si stima che l’asma rappresenti il 1-

▪ 2% del totale della spesa sanitaria, con i costi diretti che rappresentano il 50% di questa cifra, mentre

il resto è rappresentato dai costi indiretti (perdita di giorni di lavoro o di scuola nella fascia dei pazienti

in attività).

EZIOLOGIA

La classificazione tradizionale dell'asma distingue le forme estrinseche (allergiche), nelle quali è

manifesto il ruolo eziopatogenetico dell'allergia (aumento delle IgE), da tutte le altre definite

complessivamente intrinseche (non allergico), in cui non vi sono evidenze di allergia (non c’è

aumento delle IgE): i soggetti con asma intrinseco (15%) hanno una presentazione clinica

particolare (“triade”), caratterizzata da una tendenza al broncospasmo, il più delle volte reversibile,

da un ipersensibilità ai farmaci (tendono ad avere allergia all’acido acetilsalicilico) e soffrono

tipicamente di poliposi nasale.

Per inquadrare più correttamente l'eziologia dell'asma occorre distinguere il ruolo dei FATTORI

, cioè all'origine prima della malattia, e quello dei , responsabili

CAUSALI FATTORI SCATENANTI

dell'insorgenza ricorrente delle manifestazioni cliniche nei pazienti asmatici. 1

FATTORI CAUSALI (INDIVIDUALI)

▪ a) FATTORI GENETICI

Possiamo affermare che “l'asma è dovuto a un'interazione tra influenze genetiche e ambientali”

solamente nell’asma allergico/estrinseco, nel quale la predisposizione atopica (espressa da una

predisposizione a produrre una quantità eccessiva di IgE in risposta ai comuni antigeni

ambientali) è ereditata come carattere autosomico dominante: negli ultimi anni, studi epidemiologici

relativi al tasso di IgE sieriche suggeriscono che, anche nei casi privi di evidenze di atopia esista

una non chiarita disregolazione immunitaria.

Per quanto riguarda, invece, l'iperreattività bronchiale, degli studi suggeriscono un’eredità di tipo

autosomico recessivo: per contro, studi relativi al trapianto di polmoni indicano che soggetti atopici

che hanno ricevuto il trapianto da soggetto sano non sviluppano l’asma mentre soggetti sani in cui

sono stati trapiantati polmoni di asmatico divengono asmatici; ciò suggerisce che nella patogenesi

della malattia, accanto alla componente genetica, esita un’importante componente locale d’organo.

b) FATTORI ALLERGICI

Nonostante le sostanze aerogene potenzialmente allergizzanti (es. pollini) siano innumerevoli, la

prevalenza dei casi di asma allergico è sostenuta da un ristretto numero di allergeni:

Nell'infanzia sono spesso responsabili gli acari presenti nella polvere domestica, dove

➢ l’esposizione è presente tutto l'anno, pur accentuandosi di inverno, quando le case sono meno

ventilate e la polvere domestica si deposita più a lungo e in maggior quantità.

Nelle altre età, oltre agli acari, un ruolo rilevante è svolto dai pollini: nei Paesi mediterranei in

➢ genere, i più importanti sono quelli delle graminacee, dell'olivo e, soprattutto, delle varie specie

di parietaria, un'erbacea ubiquitaria. Queste piante hanno una fioritura stagionale (in genere

primaverile) e, pertanto, i fenomeni clinici a esse connessi sono stagionali.

c) FATTORI PROFESSIONALI

Numerose lavorazioni agricole e industriali espongono all'inalazione di agenti capaci di indurre

bronco-ostruzione per via immunologica o non immunologica: occorre segnalare che

occasionalmente gli allergeni professionali possono sfuggire dalle sedi delle lavorazioni inquinando

l'ambiente generale e causando "epidemie" di accessi asmatici, come nel caso dell’asma da polvere

di soia verificatasi a Barcellona.

d) FATTORI FARMACOLOGICI

Un certo numero di pazienti asmatici riferisce il riesacerbarsi della sindrome a seguito della

somministrazione di aspirina o FANS, per un meccanismo collegato all'inibizione che esercitano nei

confronti della via ciclossigenasica (COX ) del metabolismo dell'acido arachidonico: prevarrebbe la

2

via metabolica della lipossigenasi, che conduce alla formazione di potenti mediatori della

broncocostrizione, quali i leucotrieni.

• FATTORI SCATENANTI (INDUCENTI) sono quei fattori che, agendo su una sottostante

predisposizione, determinano la flogosi cronica delle vie aeree e l’iper-reattività bronchiale.

a) Esercizio fisico: costituisce un comune fattore aspecifico di induzione del broncospasmo perché

dopo una broncodilatazione indotta da una breve scarica simpatica (appena dopo l’inizio dello

sforzo), l’iperventilazione causa una perdita di calore e umidità nelle prime vie aeree, stimolando i

recettori vagali e/o il rilascio di mediatori della bronco-ostruzione (es. leucotrieni). 2

b) Infezioni delle vie aeree: particolarmente in età pediatrica, l’asma è spesso riesacerbato da

infezioni delle vie respiratorie, più frequentemente di natura virale (es. rhinovirus), che determinano

lo sviluppo di un'intensa risposta infiammatoria nelle vie aeree, caratterizzata dalla presenza di un

numero aumentato di eosinofili e linfociti. Recenti studi epidemiologici e di biologia molecolare hanno

dimostrato che le infezioni batteriche delle vie aeree, sostenute in particolare da Chlamydia, sono

responsabili dell'insorgenza di forme di asma molto severo e difficilmente controllabili con terapia

antinfiammaria steroidea.

c) Fattori irritativi ambientali, quali stimoli fisici (specie aria fredda e umida) o chimici (fumo di

sigaretta, smog, gas di scarico): il fumo di tabacco agisce da un lato generando uno stimolo termico

non banale (200-300°C) che determina un ipomotilità delle ciglia vibratili che, alla lunga, perdono la

loro capacità di rimuovere le secrezioni, determinandone l’accumulo, il ristagno e, per meccanismo

osmotico, uno shift di liquidi all’interno delle vie aeree, determinando broncospasmo; dall’altro lato,

il catrame e il particolato, che vengono inalati, costituiscono inevitabilmente un corpo estraneo che

danneggia, irrita e stimola le vie aeree.

d) Fattori emozionali. Intense emozioni o anche soltanto condizioni di ansia sono in grado di facilitare

l'insorgenza degli accessi stessi, creando un circolo vizioso che si autoalimenta. L'esistenza di una

disregolazione parasimpatica è suggerita sia dal fatto che molti stimoli attivi sui recettori colinergici

determinano broncospasmo mentre il sistema simpatico (che, solitamente, genera

broncodilatazione) potrebbe esercitare un ruolo per effetto di una riduzione del numero o della

sensibilità dei recettori muscolari o attraverso un aumento di quelli normalmente poco rappresentati

a livello bronchiale nell'uomo, la cui stimolazione determina broncocostrizione e ipersecrezione.

e) Reflusso gastroesofageo può portare ad un'esacerbazione dell'asma attraverso due distinti

meccanismi: in primo luogo, quale che sia il carattere del materiale refluito (acido per il contenuto

gastrico, basico per la bile), questo irrita la mucosa esofagea e può stimolarne le terminazioni vagali,

provocando una risposta riflessa di broncocostrizione; in alternativa, il materiale refluito può risalire

l'esofago cd essere aspirato in minima quantità nell'albero respiratorio, dando luogo a una risposta

irritativa.

f) Gravidanza: la maggior parte dei soggetti atopici tende ad avere un periodo di quiescenza dei

sintomi, tendendo a migliorare, mentre un sottogruppo di pazienti tende a sviluppare attacchi molto

più frequenti del solito. Il problema concreto è che la possibilità di intervenire sul broncospasmo

senza utilizzare farmaci potenzialmente teratogeni o che comportino rischi per il feto è davvero

limitata: il trattamento per esclusione considera la terapia cortisonica mentre l’uso dei

broncodilatatori andrebbe limitato. Fattori protettivi

1. CONTATTO CON ANIMALI NELLE PRIME FASI DELLA VITA

2. : negli ultimi anni, l’aumento dell’incidenza dell’asma

IGIENE NON ECCESSIVA

è da attribuirsi, almeno in parte, all’eccessiva igiene, la quale non consente

il corretto sviluppo del sistema immunitario del bambino (“teoria dell’igiene)

3. (gli acidi grassi omega-3 hanno un

DIETA RICCA DI ACIDI GRASSI OMEGA-3

effetto antinfiammatorio, così come l’assunzione di anti-ossidanti e di

vitamine A e C) 3

PATOGENESI

Nel periodo immediatamente successivo allo stimolo, l'assoluta maggioranza dei

▪ pazienti va incontro a una reazione bronco-ostruttiva, la cui intensità cresce

rapidamente, sino a raggiungere un acme entro 20-30 minuti, sino a cessare nell'arco di

2-3 ore ( ).

REAZIONE PRECOCE

In un certo numero di pazienti, esauritasi la reazione immediata, a distanza di 4-5 ore

▪ dallo stimolo, si osserva una ripresa della bronco-ostruzione e, pur attenuandosi, si

prolunga ulteriormente per alcune ore ( ). Quando anche questa fase

REAZIONE TARDIVA

è andata incontro a remissione, se il soggetto viene sottoposto a uno stimolo aspecifico

(es. sforzo muscolare) si osserva un transitorio incremento della reattività al dì sopra dei

livelli consueti per il paziente.

Nella breve serie di eventi presentata vengono ripercorse alcune delle tappe attraverso cui si

articolano le manifestazioni spontanee della malattia, che comprendono:

1) : occorre la presentazione

SENSIBILIZZAZIONE

dell’allergene ai ( ),

LINFOCITI T HELPER TH

effettuata dalle cellule dendritiche presenti nella

mucosa delle vie aeree, che elaborano

l'antigene e ne esprimono in superficie dei

frammenti peptidici, insieme con le molecole di

classe II del sistema HLA. È necessario che i

linfociti assumano un particolare fenotipo

TH

funzionale, definito , per distinguerli da

TH2

quello predisposto per la difesa nei confronti di

antigeni batterici, definito . I producono

TH1 TH2

IL-4, IL-5 e IL-13, che da una parte possono

agire sulla muscolatura liscia e sulle cellule

epiteliali bronchiali, inducendo iper-reattività

delle vie aeree, dall’altra esercitano la loro

azione sui linfociti B, in grado di produrre

anticorpi della classe IgE, che tendono a fissarsi

con la loro regione Fc su alcune cellule, come

mastociti e granulociti basofili.

2) . Nel soggetto allergico sensibilizzato, l'esposizione all'allergene scatena

REAZIONE IMMEDIATA

immediatamente una serie di eventi connessi con la liberazione di mediatori spasmogeni; è

necessario sottolineare che, oltre al meccanismo allergico, anche altri fattori del tutto aspecifici

(come l'ipossia, alcuni farmaci, stimoli fisici) possono provocare una simile liberazione di mediatori,

così che la sequenza degli eventi può essere del tutto simile nei casi allergici e in quelli non allergici.

Per quanto riguarda i soggetti allergici, i mastociti e i basofili esprimono in superficie recettori ad alta

affinità per le IgE (definiti Fc RI, che fissano grandi quantità di queste immunoglobuline), segnale

che porta all’attivazione, in particolare, dei mastociti, presenti sia nel lume bronchiale sia nel contesto

della membrana basale. L’attivazione porta, a sua volta, alla liberazione del contenuto dei granuli

esistenti all'interno a cellula e alla stimolazione di processi di sintesi a partire dai componenti

fosfolipidici della membrana cellulare. 4

Tra i mediatori preformati il principale è rappresentato dall'istamina, che stimola in maniera diretta la

▪ contrazione muscolare e la secrezione ghiandolare, determina vasodilatazione, oltre a esercitare

un'azione chemiotattica nei confronti degli eosinofili: essa, inoltre, interviene in maniera indiretta

eccitando i recettori da irritazione di pertinenza vagale. Tra gli altri mediatori preformati vi sono il

fattore chemiotattico per gli eosinofili (ECF), che concorre con l’istamina a promuovere un'eosinofilia

locale, il fattore chemiotattico per i neutrofili (NCF), che induce un accumulo locale di neutrofili, la

serotonina, che ha un effetto pro-infiammatorio. Sono, inoltre, presenti numerosi enzimi (triptasi,

superossido-dismutasi, perossidasi) in grado di esercitare danni tissutali locali.

Le sostanze che, invece, vengono sintetizzate ex novo per effetto della stimolazione cellulare sono

▪ rappresentate dal fattore attivante piastrinico (PAF) e dai metaboliti dell'acido arachidonico: il primo

esercita un'azione broncocostrittrice, di chemiotassi, di aggregazione cellulare e di incremento della

permeabilità capillare; tra i secondi, le prostaglandine D C E , il trombossano A e i leucotrieni C ,

4 4 4 2 4

D ed E svolgono il ruolo di potenti agenti broncocostrittori e flogogeni. Anche i macrofagi alveolari

4 4

partecipano alla reazione precoce, essendo attivabili dagli allergeni, sia pure in misura minore dei

mastociti, in quanto esprimono sulla loro superficie un recettore a bassa affinità per le IgE (definito

Fc RII): essi rilasciano sia mediatori della fase acuta, sia fattori chemiotattici, sia sostanze cito-lesive.

3) . Questa risposta infiammatoria non solo esacerba e perpetua

REAZIONE INFIAMMATORIA TARDIVA

la bronco-ostruzione ma determina anche una condizione di accentuata reattività, una volta che sia

cessata l'ostruzione stessa. Le premesse per questa risposta sono già nella reazione immediata,

poiché nel corso di questa sono liberati mediatori citotossici e chemiotattici con effetto flogogeno:

-A seguito di stimolazione IgE-dipendente i mastociti rilasciano, oltre ai citati ECF e NCF, diverse

citochine implicate nell'induzione della flogosi (IL-3, IL-4, IL-5, GM-CSF). La conseguenza

morfologica più evidente è il denso infiltrato di cellule infiammatorie che caratterizza le pareti

bronchiali: affinché si realizzi questa infiltrazione dai vasi è necessaria l'adesione delle cellule

all'endotelio, resa possibile dal legame tra molecole di adesione sulle membrane dei leucociti e un

ligando presente sulla superficie delle cellule endoteliali.

-I possono contribuire a "montare" la reazione flogistica poiché controllano il

LINFOCITI TH2

reclutamento cellulare attraverso la produzione di citochine, quali l'IL-3 (che promuove l'adesione

dei basofili all'endotelio), l'IL-4 (che facilita la chemiotassi), l'IL-5 (differenziazione e la maturazione

degli eosinofili) e la GM-CSF (attiva sugli eosinofili).

-Gli eosinofili costituiscono i protagonisti della flogosi nell'asma, presenti in numero elevato sia nel

sangue periferico, sia nel contesto della mucosa dove rilasciano numerosi mediatori con effetto

proinfiammatorio e citolesivo, quali la proteina basica maggiore (MBP) e le proteine eosinofiliche

cationica (ECP) e X (EPX).

A determinare la reazione tardiva contribuisce anche la

flogosi neurogena: è noto come al di sotto dell'epitelio

bronchiale siano disposte terminazioni nervose non

mielinizzate (dette di tipo C) che vengono rese più

accessibili agli stimoli a seguito dello sfaldamento

dell'epitelio stesso. La loro stimolazione può dare luogo a

una risposta sia mediante un classico arco riflesso (mediato

per la via vagale), sia mediante un riflesso assonico per il

quale si realizza il rilascio periferico di tachichinine e altri

mediatori ad attività broncocostrittrice e flogogena, dando

luogo a un circolo vizioso. 5

1. Recentemente è stato ipotizzato che il disequilibrio / possa dipendere dalla

TH1 TH2

scarsa esposizione ad agenti infettivi, soprattutto durante i primi anni di vita: si tratta

della cosiddetta ipotesi igienica, secondo cui la cellularità del neonato è

prevalentemente orientata verso i , ma, via via che il bambino cresce e si espone

TH2

ad agenti infettivi, si sposta verso la risposta . Se la crescita avviene in un<

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Scienze mediche MED/15 Malattie del sangue

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fufitus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pneumologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Campus Bio-medico di Roma o del prof Antonelli Incalzi Raffaele.
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