Significato della Bibbia e il concetto di predestinazione
La parola "Bibbia" significa raccolta di libri. Non è un caso che quando si parla di Cristianesimo si parli di "religione del libro". Il conto dei giorni è una cosa tipicamente pagana, in quanto le norne tessono il destino dell’uomo sulla Terra ed il fato è predestinato. Questo stesso concetto di preordinazione esiste già nella Genesi cristiana. Il concetto di Dio come misuratore e ritrovatore viene rintracciato anche nelle varie letterature germaniche, nonostante esista già nell’Antico Testamento.
Lingua anglosassone e la mescolanza linguistica
Si parla di anglosassone differenziandolo dalle lingue occidentali perché è il frutto di mescolanza linguistica che si crea nel V sec. d.C. con l’arrivo di Angli, Sassoni, Juti e Frisoni sul territorio britannico. Il nome di questo personaggio è di origine celtica, di conseguenza non viene applicata la palatalizzazione. Si tratta di un testo poetico, scritto in 9 versi lunghi allitteranti (non abbiamo endecasillabi o versi giambici), tipici della poesia germanica. Il testo è in anglosassone e ci è stato tramandato in due varianti dialettali: northumbrico e sassone occidentale (quella che verrà presa in esame).
Composizione e trasmissione dell'inno di Caedmon
Questo inno è stato composto e poi cantato/recitato per la prima volta nella seconda metà del VII sec. d.C., in un arco di tempo compreso tra il 650 e il 700. Viene riportato in latino (non è tradotto) da Beda il Venerabile nella sua Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum, la quale tratta la storia dello sviluppo della Chiesa circa. È lo stesso Beda a fornirci le dinamiche dell’opera e a riportarcelo.
L'abbazia di Whitby e l'importanza del Sinodo
L’abbazia (all’epoca solo una sorta di istituto religioso), di Whitby fondata nella metà del VII sec., constava di una comunità religiosa mista di uomini e donne che vivevano secondo i riti del Cristianesimo celtico. È legata alla famiglia reale di Northumbria ed è un luogo famoso per il Sinodo di Whitby (664 d.C.) dove venne sciolta la controversia nata tra coloro che seguivano i riti sopracitati e chi quelli romani (fissazione delle date pasquali e modo di vivere dei vari credenti). Venne assediata dai Vichinghi nel IX sec. ma riuscì a riprendersi: ebbe il colpo finale nel 1540 in seguito alla scissione tra Chiesa Romana e Anglicana voluta da Enrico VIII e la spoliazione e distruzione di monasteri e abbazie.
Composizione dell'inno e la figura di Caedmon
È proprio qui che Caedmon compone il suo inno; nel IV libro, al capitolo 24, Beda ci racconta che Caedmon fosse un guardiano di animali e che fosse analfabeta. Il fatto che ci fossero delle persone in queste comunità era considerato normale: esse svolgevano mansioni a cui i monaci non riuscivano a stare dietro, come arare i campi, star dietro agli animali, ecc. In queste situazioni, dove i monaci si riunivano per delle occasioni particolari, non era insolito che ci si riunisse intorno ai tavoli e si iniziasse a cantare: i momenti di convivialità ed allegria non mancavano mai, gli stessi canti erano allegri e venivano fatti in volgare (lingua anglosassone), spesso accompagnati da musica (suono dell’arpa). Gli stessi membri della comunità stimolavano certe attività, considerate innocenti e atte a liberare tutti dal peso della giornata.
Ogni volta fosse il turno di Caedmon a cantare e comporre a memoria questi carmi, egli se ne andava e questa sua impossibilità di contribuire alla comunità lo rendeva triste. Una notte egli si addormentò triste nella sua stalla e ricevette in sogno una visione, la quale lo spronava a cantargli qualcosa. Questo visitatore lo esortò a cantare della Creazione e una volta sveglio si rese conto di aver ricevuto la capacità poetica. Beda racconta che al suo risveglio egli corse dai letterati di Whitby raccontando l’accaduto e recitando il suo componimento. Questi, inizialmente molto stupiti, provarono a metterlo alla prova e gli chiesero di mettere in poesia dei testi per poi cantarli. Caedmon riuscì nell’intento ed entrò a far parte a tutti gli effetti della comunità, non cantando mai di temi laici ma sempre e solo di temi sacri.
Il ruolo di Hilda e la trascrizione dell'inno
Sempre all’interno di questo capitolo, Beda nomina la badessa Hilda, uno dei membri della famiglia reale di Northumbria che entrò nella comunità religiosa di Whitby. Sappiamo per certo che lei si trovasse lì tra il 658 ed il 680 e che Caedmon avesse composto l’Inno proprio in sua presenza. Beda la ricorda come una grandissima fautrice della cultura cristiana ed è proprio per questo che quando ha la possibilità di avere nel suo istituto persone letterate capaci di rendere fruibili dei testi in anglosassone, è ben contento di accettarli e renderli partecipi.
Beda trascrive per la prima volta l’Inno con una parafrasi in latino nel capitolo 24, esplicando di non averlo tradotto ma solo parafrasato per rendere l’idea del suo contenuto. Il testo in anglosassone venne tramandato oralmente: secondo alcuni, quando Beda arrivò a Whitby per registrare gli eventi ivi avvenuti, venne a sapere dell’accaduto perché i monaci lo avevano imparato a memoria e dalla loro recitazione, fu poi capace di trascriverlo in latino. Secondo altri, immediatamente dopo che Caedmon ebbe recitato questo suo componimento, i membri della comunità religiosa che sapevano leggere e scrivere lo avevano messo subito per iscritto per non farlo andare perso e Beda aveva buttato un occhio su uno di questi componimenti, decidendo poi di trascriverlo in volgare.
Struttura del verso allitterante
Un verso lungo è composto da due emistichi (sg. emistichio) o semi-versi, i quali sono separati da questa cesura, la quale non rappresenta uno sfizio grafico ma è necessaria per comprendere la struttura del verso; questi semi-versi sono infatti collegati tra loro dall’allitterazione. Solitamente, le parole che sono utilizzate per inserire tale suono sono molto importanti nel semi-verso.
4°, 5°, 8° verso: mentre negli altri casi ci sono delle consonanti allitteranti, le vocali allitterano sempre tra di loro; è quindi possibile far allitterare vocali di timbro diverso.
L'uso dell'allitterazione nella poesia orale
Il verso allitterante è legato alla produzione poetica basata sull’oralità. L’allitterazione si pone come obiettivo quello di creare un ritmo o suono per ciascun verso e al tempo stesso un legame tra le parole cariche di significato. A livello pratico, questa allitterazione è presente sia per le consonanti che per le vocali: la differenza sta nel fatto che le consonanti allitterano sempre e solo tra di loro, a differenza di come è stato detto precedentemente per le vocali.
Analisi linguistica del verbo "sculan"
Nu avverbio di tempo "ora" ("now" in inglese moderno), "sculon" del verbo "sculan", prima persona plurale [dovere], appartenente alla categoria dei verbi preterito presenti, la cui forma base al presente deriva da un preterito forte. Il suo preterito vero e proprio funziona però come se fosse un preterito debole. Abbiamo una variazione nella persona del presente ed una "sc(e)olde" al preterito. Questi verbi fanno parte della categoria dei cosiddetti verbi modali i quali hanno tempi verbali in meno e possono essere considerati "particolari" già a partire dalla loro origine germanica.
Analisi linguistica del verbo "herian"
"Herigean" infinito presente di "herian", verbo infinito di I classe. Rispetto alle altre lingue esso ha subito i fenomeni di rotacismo e metafonia. "Lodare" L'infinito flesso è una sorta di sostantivazione del verbo all’infinito: viene preceduto dal "to" e significherebbe in questo caso "il lodare". Per quanto riguarda il preterito, abbiamo un suffisso in dentale che si lega alle desinenze. Per il preterito cambia anche la vocale tematica. Traduzione: "Ora dobbiamo lodare".
Analisi linguistica di "heofonrices"
"Heofonrices" genitivo singolare di "heofonrice", parola composta "heofon", sostantivo maschile forte in –a, "cielo" "rice", sostantivo.
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