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Ingegneria Sanitaria e Ambientale

Normativa Nazionale

Aspetti Normativi

La normativa fondamentale in materia di tutela delle acque è rappresentata dal D.Lgs.152/99, che

recepisce la normativa europea 91/271/CEE modificato dal D.Lgs.152/06, denominato Testo Unico

sull’Ambiente, che regolamenta le acque di scarico, i rifiuti, le aree e le procedure autorizzative. Le

acque potabili ricadono nel D.Lgs.31/01 e il riutilizzo delle acque nel D.Lgs.185/03.

Testo Unico Ambientale (D.Lgs.152/06)

Esso è articolato di 6 sezioni che disciplinano la valutazione di impatto ambientale VIA,

l’autorizzazione unica, la difesa del suolo e la tutela e gestione delle acque, i rifiuti e la loro bonifica,

la tutela dell’aria e la valutazione del danno ambientale. Sono contenute anche i limiti di emissioni,

i limiti allo scarico.

In esso è presente la definizione di scarico: qualsiasi immissione di acque reflue (è rifiuto liquido

tutto ciò che viaggia in autobotti, e se si muove in tubazioni è acqua reflua) in acque superficiali, nel

suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche

sottoposte a preventivo trattamento di depurazione.

I limiti allo scarico definiti dalla 152/99 sono rimasti gli stessi.

Si deve tener conto che la 152/06 non cancella i precedenti decreti, ma ne sostituisce i decreti

attuativi.

Decreto Legislativo 152/99

Anche in questo caso la normativa si compone di 6 titoli:

I. Principi generali e competenze;

II. Obiettivi di qualità, contenenti nel Capo II le acque a specifica destinazione (balneazione,

superficiali per produzione di acqua potabile);

III. Tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi;

IV. Strumenti di tutela (piani di tutela delle acque, autorizzazioni agli scarichi, controllo degli

scarichi);

V. Sanzioni amministrative e penali;

VI. Disposizioni finali (monitoraggio e classificazione delle acque, limiti agli scarichi, aree

sensibili).

Altri obiettivi sono la disciplina degli scarichi idrici, che dovranno essere tutti autorizzati e

disciplinati in funzione alle emissioni; si prevede la creazione di un efficiente sistema fognario; ed

infine la redazione del piano di tutela delle acque PTA (i cui contenuti sono definiti nell’allegato 4

del tiolo VI), che dovrà essere approvato per ogni regione a seguito dell’esame da parte

dell’Autorità di Bacino.

Dalla presente, nel titolo I sono definite le acque e i vari trattamenti, che al nostro fine sono:

• Acque reflue domestiche, provenienti da insediamenti di tipo residenziale derivanti

prevalentemente da metabolismo umano e attività domestiche;

• Acque reflue industriali, scaricate da edifici in cui si svolgono attività commerciali, sono

ammesse in fognatura a seguito del PTA e in base al tipo di refluo prodotto;

• Acque reflue urbane, acque di tipo domestico con una percentuale 10-15% di acque industriali.

Ammissibilità degli scarichi

• Scarichi in pubblica fognatura: lo scarico delle acque domestiche è sempre ammesso, mentre

quello delle acque industriali è ammesso solo se rispettano le norme tecniche (concentrazione di

inquinanti e quantità), i valori limite di emissione prescritti dai gestori dell’impianto di

depurazione in conformità al PTA e al Regolamento di fognatura redatti dal gestore. Sistemi

industriali assimilati al civile possono scaricare in fognatura, nel rispetto delle norme imposte dal

gestore (PTA e Regolamento fognatura), nel quale sono indicati gli esercizi che possono

effettuare lo scarico. In tutti gli altri casi va valutato se può bastare un pretrattamento, e in ogni

caso va richiesta autorizzazione all’ente competente (la 152/06 definisce tutte le opere che sono

di competenza statale, regionale e provinciale).

• Scarichi in acque superficiali: per le acque industriali sono ammessi se rispettati i valori limite di

emissione, mentre le acque urbane devono essere sottoposte ad una serie di trattamenti atti a

poter scaricare il refluo nei limiti di emissione previsti. Per questa tipologia di scarichi si dà molta

attenzione ai fiumi e ai laghi, e la 152/06 prevede la progettazione dello scarico in funzione degli

standard di qualità ambientale del corpo idrico in cui si scarica.

• Scarichi nel suolo e sottosuolo: sono vietati (nel sottosuolo sempre perché va a intaccare la

falda), eccetto nel caso in cui un’utenza isolata non permetta in termini ambientali ed economici

la realizzazione di una rete fognaria per la raccolta e nel caso di presenza di uno scolmatore della

rete fognaria. Lo scarico in suolo va effettuato a seguito di un parere dell’ARPA, e a seguito di

una relazione tecnica, ed eventualmente tramite la redazione della VIA.

In ogni caso lo scarico delle acque reflue urbane in aree sensibili è consentito, ma solo a seguito di

un trattamento più spinto per la presenza di limiti di emissione più restrittivi.

Autorizzazione agli scarichi

Gli scarichi devono sempre essere autorizzati (ad eccezione dello scarico di acque domestiche in

reti fognarie) con regime autorizzativo previsto dalle regioni. L’autorizzazione è rilasciata al titolare

dell’attività da cui ha origine lo scarico, dove per le acque domestiche, la concessione edilizia è

comprensiva di tale autorizzazione. Questa contiene i limiti allo scarico da rispettare dal titolare

dell’attività da cui ha origine lo scarico.

L’ente competente è il comune per gli scarichi in pubblica fognatura, e la provincia per gli scarichi in

altri corpi recettori. L’autorizzazione è valida 4 anni e il rinnovo va chiesto almeno un anno prima

della scadenza. La domanda per gli scarichi di acque industriali deve riportare il quantitativo di

acqua scaricata, l’acqua prelevata annualmente, i processi di lavorazione, di scarico e di

trattamento eventuale e le modalità di misura.

All’interno dello stesso ente competente vi sono vari tipi di autorizzazione semplificate, fino alla

VIA, che nelle Marche viene disciplinata dal DR 3/2012.

La VIA è una valutazione e comparazione dell’ambiente post e ante opera, che viene valutata

dall’ente competente in una Conferenza dei servizi, dove sono presenti i soggetti influenzati

dall’opera. Devono anche essere presenti i cittadini, che sono interpellati partecipando a delle

audizioni pubbliche, o che comunque devono essere informati per poter eventualmente fare le

proprie considerazioni da presentare all’ente competente. Tabella autorizzazioni dispense 1.11

Controllo degli scarichi

L’autorità competetene ha il ruolo di definire al momento del rilascio dell’autorizzazione allo

scarico le modalità, le strumentazioni che assicurino un periodico, sicuro ed imparziale controllo

dello scarico. Per gli scarichi di acque industriali in corpi d’acqua superficiali è previsto un

campionamento medio nell’arco di 3 ore, mentre per gli scarichi degli impianti di trattamento di

acque reflue urbane in corpi d’acqua si prevedono modalità di campionamento medio giornaliero.

Inoltre si stabilisce che il punto di prelievo debba sempre essere lo stesso, posto subito a monte

dell’immissione dell’acqua trattata nel corpo idrico (pozzo fiscale), ovviamente con il divieto di

diluizione dell’acqua scaricata mediante meccanismi illeciti posti a monte dello stesso.

Obiettivi di qualità (Allegato 1)

La normativa delinea due tipi di obiettivi di qualità:

➢ Qualità per specifica destinazione, interessano corsi d’acqua che le regioni individuano per

particolari usi, come ad esempio le acque dolci superficiali designate ad uso potabile devono

garantire requisiti igienico-sanitari, perciò lo scarico in queste acque dolci, utilizzate per tale

scopo, deve essere sottoposto ad un opportuno trattamento di disinfezione. Altri standard

sono definiti per altre specifiche destinazioni d’uso, come ad esempio la balneazione,

l’allevamento ittico. In Europa è vietata la produzione di acqua potabile da reflui.

➢ Qualità ambientale, i corpi idrici sono classificati nelle classi di qualità: elevato, buono,

sufficiente, scadente e pessimo in funzione di parametri o indicatori biologici (IBE), chimico-

fisici (LIM) e altri, dal quale è possibile effettuare il giudizio (in funzione della tabella 2

dell’allegato 1, dispense 1.14). La 152/06 prevede d raggiungere in due fasi successive: nel

2008 lo stato di qualità “sufficiente” e nel 2015 lo stato di qualità “buono”, tramite dei

processi definiti nei PTA.

Limiti allo scarico (Allegato5)

Questi vengono tracciato dallo stato e dalle varie regioni e provincie nei PTA in funzione del corpo

idrico e dell’obiettivo di qualità che esso deve raggiungere. I limiti fissati centralmente per tutti gli

impianti di trattamento, i limiti per le zone sensibili, per le acque industriali e i vari tipi di scarichi

sono contenuti nell’Allegato 5.

Scarico di acque reflue urbane in corpi d’acqua superficiali

Gli scarichi di impianti di trattamento esistenti o di impianti di nuova costruzione devono

uniformarsi alle prescrizioni indette da tale Decreto situate in tabella 1 (dispense 1.16) o in tabella

2 (dispense 1.17), per impianti ricadenti in aree sensibili (in genere oggi questi limiti vengono

imposti in tutte le aree), dove i limiti sono espressi sia in concentrazione massima all’uscita, sia

come percentuale di rimozione, cioè come efficienza di trattamento, cioè:

Concentrazione Concentrazione 

IN OUT (quanto previsto dalla legge)

% Concentrazione

IN

Tabella 1. Limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane.

2.000 10.000 >10.000

Potenzialità impianto in A.E.

(abitanti equivalenti)

Parametri (media giornaliera) (1) Concentrazione % di riduzione Concentrazione % di riduzione

BOD5 (senza nitrificazione) mg/L  

70-90 (5) 80

25 25

(2)  

COD mg/L (3) 75 75

125 125

 

Solidi Sospesi mg/L (4) 90 (5) 90

35 (5) 35

Tabella 2. Limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane recapitanti in aree sensibili.

Parametri (media annua) Potenzialità impianto in A.E.

10.000 100.000 >100.000

Concentrazione % di riduzione Concentrazione % di riduzione

 

2 1

Fosforo totale (P mg/L) (1) 80 80

 

70-80 70-80

Azoto totale (N mg/L) 15 10

(2)(3)

Devono inoltre essere rispettate per fognature miste che raccolgono acque da insediamenti

industriali devono essere rispettati i limiti di tabella 3 (dispense 1.19-1.20).

Tabella 3. Valori limiti di emissione in acque superficiali e in fognatura.

Numero SOSTANZE unità di Scarico in acque Scarico in

parametro misura superficiali pubblica

fognatura (*)

1 pH 5,5-9,5 5,5-9,5

2 Temperatura °C (1) (1)

3 colore non percettibile non percettibile

con diluizione 1:20 con diluizione 1:40

4 odore non deve essere non deve essere

causa di molestie causa di molestie

5 materiali grossolani assenti assenti

 

6 Solidi sospesi totali (2) mg/L 80 200

 

7 BOD5 (come O2) (2) mg/L 40 250

 

8 COD (come O2) (2) mg/L 160 500

 

9 Alluminio mg/L 1 2,0

 

10 Arsenico mg/L 0,5 0,5

11 Bario mg/L -

20

 

12 Boro mg/L 2 4

 

13 Cadmio mg/L 0,02 0,02

 

14 Cromo totale mg/L 2 4

 

15 Cromo VI mg/L 0,2 0,20

 

16 Ferro mg/L 2 4

 

17 Manganese mg/L 2 4

 

18 Mercurio mg/L 0,005 0,005

 

19 Nichel mg/L 2 4

 

20 Piombo mg/L 0,2 0,3

 

21 Rame mg/L 0,1 0,4

 

22 Selenio mg/L 0,03 0,03

23 Stagno mg/L 10

 

24 Zinco mg/L 0,5 1,0

 

25 Cianuri totali (come CN) mg/L 0,5 1,0

 

26 Cloro attivo libero mg/L 0,2 0,3

 

27 Solfuri (come S) mg/L 1 2

 

28 Solfiti (come SO2) mg/L 1 2

 

29 Solfati (come SO3) (3) mg/L 1000 1000

 

30 Cloruri (3) mg/L 1200 1200

 

31 Fluoruri mg/L 6 12

 

32 Fosforo totale (come P) (2) mg/L 10 10

 

33 Azoto ammoniacale (come NH4) (2) mg /L 15 30

 

34 Azoto nitroso (come N) (2) mg/L 0,6 0,6

 

35 Azoto nitrico (come N) (2) mg /L 20 30

 

36 Grassi e olii animali/vegetali mg/L 20 40

 

37 Idrocarburi totali mg/L 5 10

 

38 Fenoli mg/L 0,5 1

 

39 Aldeidi mg/L 1 2

 

40 Solventi organici aromatici mg/L 0,2 0,4

 

41 Solventi organici azotati (4) mg/L 0,1 0,2

 

42 Tensioattivi totali mg/L 2 4

 

43 Pesticidi fosforati mg/L 0,10 0,10

Pesticidi totali (esclusi i fosforati)  

44 mg/L 0,05 0,05

(5)

tra cui:  

45 - aldrin mg/L 0,01 0,01

 

46 - dieldrin mg/L 0,01 0,01

 

47 - endrin mg/L 0,002 0,002

 

48 - isodrin mg/L 0,002 0,002

 

49 Solventi clorurati (5) mg/L 1 2

50 Escherichia coli (6) UFC/100mL Nota

51 Saggio di tossicità acuta (7) Il campione non è il campione non è

accettabile quando accettabile quando

dopo 24 ore il dopo 24 ore il

numero degli numero degli

organismi organismi

immobili è uguale immobili è uguale

o maggiore del o maggiore del

50% del totale 80% del totale

Come già detto, il punto di prelievo deve sempre essere lo stesso e posto a monte del punto di

immissione nel corpo recettore, e nel caso di controllo della percentuale di rimozione deve essere

previsto un punto di campionamento anche all’entrata dell’impianto.

Per il controllo dei limiti in tabella 1 e 2 vanno considerati valori medi ponderati nell’arco di 24 ore.

Per i limiti di tabella 1 si prevede, in funzione del numero di campioni effettuati nell’anno, la

possibilità che il campione superi i limiti fino ad un certo numero di volte (dispense 1.17).

Il numero di campioni minimi per i limiti delle due tabelle viene definito in funzione della grandezza

dell’impianto (dispense 1.18). L’autorità di controllo deve anche verificare, con la frequenza minima

indicata in tabella (dispense 1.18), dipendente dalla grandezza dell’impianto, il rispetto dei limiti in

tabella 3.

Inoltre è previsto che il gestore stesso effettui degli autocontrolli con frequenza almeno pari a

quella descritta per le tabelle 1 e 2, poi messi a disposizione dell’ente di controllo.

In tabella 3 ci sono anche i limiti microbiologici, tipo sull’escherichia coli, che si misurano in quanti

elementi ci sono in 100 ml, il cui limite varia con la destinazione d’uso del corpo superficiale.

Scarico di acque reflue industriali in corpi d’acqua superficiali

Gli scarichi di acque industriali devono essere conformi con i limiti in tabella 3, riferiti ad un

campione medio nell’arco delle 3 ore. Per i cicli produttivi in tabella 3/A devono essere rispettati i

limiti imposti dalla stessa.

Infine in tabella 4 troviamo i limiti di scarico per acque reflue urbane che scaricano sul suolo e in

tabella 5 ci sono gli inderogabili, ovvero gli inquinanti che non possono subire una deroga sul loro

limite di scarico, in quanto, se in un impianto si è valutata l’impossibilità di rimuovere alcuni

inquinanti, a seguito della conferenza dei servizi è possibile effettuare una deroga su alcuni di

questi, a patto che non rientrino in tabella 5.

1 Arsenico

2 Cadmio

3 Cromo totale

4 Cromo esavalente

5 Mercurio

6 Nichel

7 Piombo

8 Rame

9 Selenio

10 Zinco

11 Fenoli (3)

12 Idrocarburi totali

13 Composti organici aromatici

14 Composti organici azotati (4)

15 Composti organici alogenati (compresi i pesticidi clorurati)

16 Pesticidi fosforati

17 Composti organici dello stagno

18 Sostanze di cui è provato il potere cancerogeno

+

mgNH mgN

=

4

15 ?

l l

+

mgNH P

.

Mol .

N mgN

 =

4

15 12

+

l P

.

Mol .

NH l

4

Definizione di aree sensibili (Allegato6)

Possono essere considerate aree sensibili laghi e corsi d’acqua che si immettono in bacini chiusi e con poco

ricambio idrico, dove è quindi facile l’accumulo di nutrienti che favoriscono l’eutrofizzazione (cioè la crescita

algale nei corpi idrici che favorisce una diminuzione di ossigeno, molti elementi sono responsabili di tale

fenomeno e sono normati nella tabella 3), zone lagunari, zone umide, aree costiere e corpi idrici nei quali si

svolgono attività di pesca e produzione ittica da tutelare o dal quale si prevede l’asportazione d’acqua a

scopi potabili. All’interno di queste aree le regioni possono definire i bacini che concorrono al drenaggio

delle aree sensibili e quindi al loro inquinamento.

Legge Galli (L.36/94)

La Legge Galli si propone di dare un nuovo assetto alla gestione delle risorse idriche in Italia, in

conformità alle esigenze di risparmio e di salvaguardia emerse negli ultimi decenni.

Fra i principi generali che la legge introduce, i più importanti sono i seguenti:

▪ Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono

pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e gestita secondo criteri di

solidarietà. L’uso dell’acqua per il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi;

▪ Superamento della frammentazione delle gestioni: le nuove gestioni saranno organizzate

all’interno di cosiddetti Ambiti Territoriali Ottimali, che devono essere definiti da ciascuna

Regione sulla base di una serie di parametri, fra i quali: rispetto dei bacini idrografici, presenza in

misura sufficiente della risorsa, presenza di un congruo numero di abitanti, rispetto di eventuali

sistemi acquedottistici preesistenti. La delimitazione degli A.T.O. intende principalmente

perseguire un obiettivo di efficienza sia economica che di utilizz

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/03 Ingegneria sanitaria-ambientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher genevrinia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ingegneria sanitaria e ambientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Eusebi Anna Laura.
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