INGEGNERIA GENETICA (1 LEZIONE)
PRESENTAZIONE DEL CORSO:
Questo sarà un corso di metodologie, di strategie dell’ingegneria genetica, quindi differentemente
da altri corsi che sono più di tipo monografico, ovverosia si interessano di affrontare un problema
che può essere riguardante gli aspetti molecolare della trascrizione, della traduzione, oppure della
meiosi, questo corso sarà un corso di metodi, ma metodi non semplicemente la ricetta per fare una
cosa, ma una strategia generale che porti a dire: dal momento in cui io devo clonare una sequenza
per studiarla, qual è la via migliore? Qual è la strategia migliore? Per esempio ci sono tre sistemi di
clonaggio: da quelli più semplici, i
procarioti, a quelli intermedi, gli
eucarioti inferiori, a quelli più
complessi che sono gli eucarioti
superiori. La logica quel è? La
logica sarà sempre quella di
scegliere la cosa migliore. Non
sempre la strategia più semplice
è la cosa migliore, ma
naturalmente ci saranno dei casi
in cui si dovrà salire di
complessità e per forza di cose
adottare dei sistemi complessi e
difficili quando non è possibile
affrontare il problema con sistemi più semplici.
Questa è la prima parte del corso, in cui dal clonaggio del gene si passa al fare le genoteche, i tipi di
genoteche, come pescare il gene, con quale strumento (sonde, non sonde), poi una volta avuta una
sequenza che ci faccio? Come la studio? Come la maneggio? Questi sono frammenti di DNA che
possono essere di 40-100 kb, cioè delle cose molto ingombranti, che sono difficili da maneggiare,
studiare e complesse nella loro struttura, quindi decidere se andare a studiare una sola parte di
questa sequenza, perché è la parte che viene trascritta, oppure al contrario potrei proprio scartare
la parte trascritta, perché il mio interesse è nella parte regolativa, e come faccio ad identificare l’una
e l’altra? Come studio la parte regolativa, con quali mezzi rispetto a quella che viene trascritta? Un
passo ancora avanti è il sequenziamento, la sequenza di base, ma il sequenziamento da solo non
dice assolutamente nulla, se non è affiancato da altre prove sperimentali: la sequenza può far venire
in mente delle cose, in analogia con cose trovate per cui si presume che una certa regione abbia una
certa funzione perché rassomiglia a cose conosciute, ma non è una prova, quindi la sequenza deve
essere affiancata da altre evidenze. Poi naturalmente anche quello di modificare la sequenza, di fare
quella che viene detta genetica al contrario, cioè io ho travato una sequenza, spesso capita specie
con i sequenziamenti automatizzati si arriva a sequenziare interi genomi con sistema veloce e
automatizzato, e ottengo una valanga di informazioni, una valanga di sequenze e di possibili geni di
cui non si sa niente, cioè il lavoro genetico che è stato fatto su quell’organismo che è stato
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sequenziato, non è stato completato; spesso si sequenziano specie nuove e di queste specie, il
lavoro di genetica, cioè i marcatori, una mutazione, corrispondenza di geni, non si sa nulla. La
situazione qui è rovesciata, abbiamo solo una valanga di informazioni e le sequenze non si sa a che
servono perché il lavoro genetico non c’è stato. E allora si può fare la genetica al contrario, cioè
posso mutagenizzare in vitro (inattivarlo) un determinato gene, reintrodurlo in vivo, ma vedremo a
quali condizioni, cioè ci sono delle condizioni che devono essere ponderate, e vedere il fenotipo
risultante. Quindi esattamente la lezione opposta a quella che ha proceduto per decenni la genetica
molecolare tradizionale, in cui prima c’era una mutazione genetica, i fenotipi e poi ci si chiedeva
come era fatto il gene che c’era dietro, lo vogliamo clonare? Vogliamo vedere di cosa è
responsabile? Questa è la prima parte, come dire una metodologia di base, un approccio di base su
qualsiasi problema.
La seconda parte sarà quella appunto più tecnicamente di ingegneria genetica, di ingegneria
genomica, cioè in che maniera si possono reintrodurre i geni soprattutto in organismi complessi?
Con quale successo, con quale finalità? Aggiungo dei geni o li sostituisco? C’è una grossa differenza,
perché voi sapete che aggiungere dei geni, cioè metterli dentro un plasmide, ad es mettere una
sequenza per modificare un fenotipo, se questo fenotipo è dominante, va bene, nel senso che si
imporrà come fenotipo cellulare, ma se la sequenza che io introduco è recessiva, un gene che ha un
difetto, come posso pensare di fare questo con successo? C’è una coppia di geni endogeni (perché
parliamo di eucarioti) che sono funzionanti e che sono dominanti, perché quando una cosa funziona
di solito è dominante; quindi con
quale successo introduco un gene
modificato se ci sono i due
funzionanti?
Sarebbe un’operazione inutile,
silente per così dire. Quindi in
questo caso, la metodologia più
complessa sarà di sostituire i geni
endogeni con quelli esogeni e
questa operazione prevede
un’operazione chirurgica di
rimozione di nucleotide in quelle
sequenze e di sostituzione con un
altro che voglio. Cosa semplice da
fare in vitro magari, ma non in
vivo; in vivo un processo così preciso, la sapete la ricombinazione omologa? L’unico sistema di
scambio perfetto tra due alleli uno mutato e uno non, oppure due mutati, quello che volete,
comunque scambio tra due alleli. Quindi praticamente l’obbiettivo, che poi sostanzialmente è anche
quello della terapia genica, è proprio di fare questa operazione, cioè che produca meno danni
possibili, meno carico genetico possibile e che porti a un’operazione di sostituzione di una forma
allelica con un’altra; cosa difficilissima, perché nei microrganismi questo processo avviene sempre
ad altissima efficienza anche in cellule che semplicemente si moltiplicano, negli eucarioti superiori
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per esempio, questa operazione invece avviene ad alta efficienza soltanto nella meiosi, ma se
dovete correggere un difetto, cosa che capita normalmente come problematica della terapia genica,
dovete farlo sulle cellule somatiche e le cellule somatiche hanno una ricombinazione omologa a
livello infimo, non è che non ci sia, ma è ad un livello che è circa 10000 volte inferiore a quella
meiotica. Per cui vedremo quali sono tutti i trucchi, le strategie per poter aumentare questi eventi,
oppure quali sono i trucchi per selezionare i rari eventi che, vista la bassa frequenza di
ricombinazione, noi otteniamo. Vedremo di volta in volta: una cosa è operare questa operazione su
cellule in coltura eucariotiche superiori, una cosa è farlo su organismi “in toto”, sul topo ad esempio.
E quindi diciamo questo è il quadro generale del problema: da una parte tecniche generali di
clonaggio e strategie per clonare, studiare e modificare geni, dall’altra parte l’ingegneria genetica
più propriamente detta nel 2015, perché l’ingegneria genetica quando è nata, nel 1975-76, era
semplicemente un enzima di restrizione che tagliava il DNA ed era già ingegneria genetica perché
era una tale novità voglio dire che nessuno aveva operato sul DNA per quella strada. È ovvio che
oggi questa è una metodologia del DNA che viene utilizzata un po’ da tutti, dai biologi cellullari e dai
biochimici, ovviamente anche dai genetisti e dai microbiologhi, sono metodologie di base
dell’ingegneria genetica, anche se ingegneria genetica è un termine che forse è esagerato per
descrivere queste cose, però ingegneria genetica come strategia generale per fare le cose è rimasta,
cioè non è che io semplicemente clono questa cosa, prendo già una genoteca, tiro fuori il gene e
finito lì, quello non vuol dire avere un quadro generale, quello vuol dire aver risolto il pezzettino di
problema che riguarda il clonaggio di un gene. Diciamo che io cercherò di fare una prima parte che
in qualche maniera per forza di cose ricapitola tutto e anche quando parlerò di enzimi di restrizione,
non lo farò dicendo semplicemente che esiste l’enzima di restrizione, dirò anche come si può
utilizzare l’uno o l’altro, che caratteristiche ha l’uno o l’altro, perché è meglio utilizzare l’uno
piuttosto che l’altro, e quindi è già una visione più critica, sempre con l’idea di ragionare sulle cose,
di confrontare le cose, qual è la cosa migliore, quali sono i pro e i contro.
INTRODUZIONE
Tanto per fare un’esercitazione su cose che conoscete, ma possono essere non ovvie, le risposte
infatti non possono essere sempre così scontate. Vediamo queste 4 problematiche che sono di tipo
generale:
1) è possibile clonare un DNA frammentato non da enzimi di restrizione? Tutti i libri parlano di
enzimi di restrizione che tagliano il DNA e clonare; ovviamente non sempre è possibile clonare
usando gli enzimi di restrizione. Intanto le prime genoteche che sono state fatte, non sono state
fatte utilizzando enzimi di restrizione ed erano di ottima qualità, come vedremo gli enzimi di
restrizione vanno usati con cervello perché possono dare delle distorsioni che alla fine escludono
certe sequenze completamente: l’uso degli enzimi di restrizione può portare a frammentare il DNA
in pezzettini così piccoli e così grandi che si escludono automaticamente dal clonaggio, quindi
quando facciamo una genoteca non in maniera mirata, cioè non avendoci pensato bene, potremmo
fare una genoteca di stock, in cui avremo clonato soltanto frammenti di dimensione media, che sono
quelli clonabili, avendo escluso quelli piccolissimi e quelli grandissimi. Se invece per esempio si
procede ad una frammentazione con ultrasuoni è ovvio che la frammentazione è assolutamente
random, non tiene conto della sequenza, quindi non esclude a priori nessuna sequenza del DNA,
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ogni sequenza di DNA ha la stessa possibilità di essere inclusa in un frammento di ricombinazione;
però come si clonano? Perché rompere il DNA con ultrasuoni o con altri mezzi chimico/fisici diciamo
piuttosto brutali, vuol dire che si formano estremità di tutti i tipi nel DNA, cioè sfalsate in tutte le
maniere, irregolari e quindi in questo caso si usano degli enzimi che curano le estremità, cioè che le
rendono piatte ad esempio: se uno dei due filamenti protrude, ci sono due strategie o accorciare il
filamento lungo e pareggiarlo al corto, o allungare il corto verso il lungo e questo si fa con due enzimi
diversi, nel primo caso si usano le esonucleasi, che degradano il singolo filamento più lungo della
parte sporgente, pareggiando le estremità; nel secondo caso se c’è la polarità giusta (5’-3’) si usa
una DNA polimerasi, o meglio una subunità della DNA polimerasi, che allungherà la parte mancante
al filamento più corto, riempendo la parte mancante stessa. A questo punto vedremo che le
estremità piatte così ottenute possono essere clonate nei vettori, hanno efficienza inferiore rispetto
alle estremità coesive, ma è un sistema di clonaggio utilizzato.
2) A cosa servono le digestioni parziali con RE (enzimi di restrizione)? Digestione parziale significa
che viene usata una bassa concentrazione dell’enzima per fare la digestione, per cui non taglia tutto
il DNA in tutti i siti di taglio possibili, cioè un DNA che ha 1000 siti di taglio per quell’enzima di
restrizione, ci si mette poco enzima in modo che non fa in tempo a tagliare tutti i siti ma ne taglia
ad esempio 300. Fare i contigs vuol dire sostanzialmente fare frammenti con digestione parziale,
che possono essere digeriti ed è il sistema per fare le genoteche, quello che dicevo io, in questa
maniera si ottengono frammenti di tutte le lunghezze, perché sono ottenuti con digestioni parziali,
che si sovrappongono anche ed è fondamentale che si sovrappongono, perché se voi clonate questo
frammento e fate la sequenza e poi dovete fare la sequenza del genoma e continuare, come sapete
che questo frammento è adiacente a quest’altro frammento e non ad un altro, se non attraverso
una sovrapposizione? Avete sequenziato questo frammento, vi sequenziate quest’altro, la sequenza
comune vi da la sovrapposizione, voi saprete così che ad esempio il frammento 1 continua nel
frammento 2. Un’altra applicazione delle digestioni parziali su cui tornerò sono le mappe di
restrizione; le mappe di restrizione si fanno quasi sempre, almeno nel 50% dei casi, con digestioni
parziali. Quella di fare mappe di restrizione è una metodologia fondamentale per andare avanti nel
lavoro; senza mappe di restrizione è come per uno che non è mai venuto a Roma e non ha una
mappa, una cartina con cui orientarsi, non ha nulla; una mappa di restrizione ha questa funzione,
cioè quella di fare una mappatura molecolare per sapere come orientarsi e cosa fare con un certo
frammento.
3) Quante cose vi vengono in mente che si debbano o possano fare dopo aver clonato un lungo
frammento da una genoteca genomica? Definire intanto qual è il vostro interesse, voi state
studiando un gene come elemento che viene trascritto, cioè un gene strutturale, oppure state
pensando a come funziona il genoma, cioè a come funzionano quelle sequenze che fiancheggiano il
gene per esempio, cioè le sequenze regolative; quindi sarà importante definire, capire dov’è la parte
che viene trascritta e la parte che è adiacente a quella che viene trascritta, per orientarsi a studiare,
a subclonare una parte rispetto all’altra e poter fare quelle operazioni per esempio di creare, con
sequenze che sono regolative, nuovi costrutti, oppure geni ibridi, geni reporter, che ci
permetteranno di studiare l’espressione. Naturalmente, sempre come prima cosa, dopo aver
clonato un lungo frammento da una genoteca genomica, si fa la mappa di restrizione, tutte le
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operazioni che vi ho detto sono in realtà impossibili se come prima cosa non fate una mappa di
restrizione.
4) Si possono clonare con PCR sequenze sconosciute? La PCR è una bella applicazione, una cosa
rivoluzionaria, sicuramente comoda, che per sequenze conosciute o per sequenze di non enorme
dimensione, perché la PCR ha dei limiti che sono sulle dimensioni: si può applicare a frammenti di 1
kb, ma se sono di 10kb cominciano ad essere dolori, non è che non si possa fare ci sono stati dei
miglioramenti, delle polimerasi nuove che sono state identificate e modificate per poter avere una
processività, cioè per poter camminare molto velocemente, poter riuscire ad amplificare in breve
tempo lunghi tratti di DNA, però parliamo sempre di sequenze conosciute, cioè perché sapete che
bisogna conoscere la sequenza per costruire i primer, quindi se non la conoscete la sequenza che
fate? Rinunciate? Utilizzate il clonaggio classico? Si è vero; però ci sono dei trucchi con la PCR inversa
per poter clonare delle sequenze adiacenti a quella nota: vi manca un pezzo del gene? Potreste
anche non riclonare tutto, ritornare sulla genoteca a prendevi un clone della parte che vi manca,
completando e aggiungendola a quella che avete già clonato, ma potreste anche partire da quella e
camminare con la PCR, cercando di clonare proprio le zone adiacenti. Ugualmente, avete un gene
strutturale e volete clonarvi la parte adiacente, cioè la zona di regolazione? Ecco questo potrebbe
essere un approccio. Si è inserito un DNA virale (trasposone o virus tumorale) dentro al DNA, come
faccio a capire quale gene è stato colpito? Voi conoscete la sequenza del DNA virale che è nota,
quindi con la PCR inversa voi potete camminare e clonarvi le regioni fiancheggianti, che sono proprio
rappresentate dal gene che è stato colpito dal virus, cioè in cui il virus a DNA o il trasposone si è
inserito, questo per dirvi un’altra possibile applicazione.
METODI DI CLONAGGIO Questo semplicemente è lo schema generale, che
voi già sapete come interpretare, della scelta iniziale
se devo clonare un gene, quale delle due strade
scelgo, cioè a) un clonaggio in vivo attraverso
vettori, cioè faccio a pezzi il DNA, lo frammento e il
frammento, ovviamente questo frammento ed altri
perché se è una genoteca saranno migliaia di
frammenti, però diciamo come schema che questo
frammento lo inserisco in un vettore e attraverso
l’amplificazione in vivo, cioè plasmidi, per esempio
in questo caso dentro a cellule, ho un’amplificazione
in vivo; b) questa invece è l’amplificazione in vitro,
con la PCR, in un sistema abiotico, non tramite
vettori, non tramite cellule, ma con operazioni di
tipo puramente biochimico, con cui, avendo i primer, conoscendo i primer, però in questo caso devo
conoscere la sequenza, almeno di queste regioni se non tutta, posso amplificare il frammento di
interesse. 5
CLONAGGIO PER AMPLIFICAZIONE IN VIVO La logica qual è? L’amplificazione è doppia, nel
senso che il discorso è arricchire un frammento che
è raro ad un tale livello che diventa puro, cioè un
frammento di 4 kb ad esempio dentro ad un
genoma di un eucariote superiore come l’uomo, è
circa un milionesimo del DNA totale, quindi come
faccio a studiarlo? È come l’ago in un pagliaio, tutto
il resto del DNA mi interferirà con qualsiasi
procedura di studio che voglio fare, finché io quel
frammento non lo ho amplificato e purificato non
potrò studiarlo, devo prima purificarlo, amplificarlo
e poi studiarlo. Allora i vettori che si utilizzano che
sono vettori o plasmidici o vettori fagici, intanto
quindi la prima amplificazione qual è? Che
all’interno di
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