Ingegneria e Tecnologia dei Sistemi
di Controllo
Ing. Marcello Bonfè
Dipartimento di Ingegneria
Università di Ferrara
(+39 0532 974839
marcello.bonfe@unife.it)
Capitolo 1
Introduzione.
In questo capitolo vengono introdotti gli argomenti che verranno approfonditi durante il corso. In
particolare, questa introduzione cerca di fornire una visione generale del corso, rimarcando i mo-
tivi per cui gli argomenti proposti si ritengono di interesse all’interno di un curriculum di studi
dell’Ingegneria dell’Informazione, con particolare riferimento al settore dell’Automazione.
Al termine dell’introduzione viene fornita una “mappa” del materiale presente nelle dispense, in
modo da facilitarne la lettura e l’integrazione con le lezioni in classe.
1.1 Scopo del corso.
Il corso di “Ingegneria e Tecnologia dei Sistemi di Controllo” ha lo scopo di introdurre alcuni argo-
menti relativi alla tecnologia utilizzata per implementare algoritmi per il controllo di sistemi dinamici
(ad esempio parti di una macchina industriale per la produzione di beni di consumo).
Per meglio comprendere il problema, si faccia riferimento allo schema base del controllo mediante
retroazione dell’uscita, tipicamente studiato nell’ambito dei corsi Controlli Automatici
Sistema
Controllore u(t)
e(t) y(t)
r(t) Gc(s) Gs(s)
Figura 1.1: Schema di un sistema di controllo in retroazione.
In tale schema sono rappresentati il sistema da controllare e il controllore mediante le rispettive
trasformate di Laplace Gs(s) e Gc(s), ed i vari segnali di interesse, in particolare il riferimento da
inseguire, r(t), l’uscita da controllare y(t), la variabile errore e(t) = r(t) − y(t) e l’azione di controllo
u(t).
Il procedimento di progetto del sistema di controllo può essere riassunto in estrema sintesi nel
seguente modo:
1. Determinazione (analitica o sperimentale) di un modello del sistema da controllare.
In particolare se il sistema è lineare di tipo a singolo ingresso e singola uscita è possibile iden-
tificare una funzione complessa Gs(s) nella variabile complessa s (la cosiddetta trasformata
di Laplace) che ne descrive completamente il comportamento statico e dinamico.
2. Definizione delle specifiche di controllo. In genere interessa imporre al sistema un errore
a regime nullo ed un tempo di assestamento fissato.
1-1
3. Progetto del controllore. In base al modello del sistema è possibile, tramite opportune
metodologie, progettare i parametri di un sistema di controllo (rete correttrice, PID, etc.) che
garantisca il rispetto delle specifiche assegnate.
A questo punto occorre passare alla implementazione pratica dell’algoritmo di controllo pro-
gettato, che richiede un insieme minimo di “ingredienti” di natura strettamente tecnologica, come
mostrato in Figura 1.2.
a. Sensori, per la misura del segnale da utilizzare nella retroazione.
b. Attuatori, per attuare il segnale di controllo in uscita dal controllore progettato.
c. Dispositivo di controllo, che può essere un circuito elettronico analogico, cioè con funzio-
namento continuo nel tempo, oppure un calcolatore che esegue l’algoritmo di controllo sotto
forma di programma scritto in un qualche linguaggio di programmazione (controllore digitale),
che ha un funzionamento discreto nel tempo.
Attuatore
Controllore Sistema da
locale controllare
Riferimento Sensore
Figura 1.2: Schema di una possibile implementazione di un sistema di controllo in retroazione.
Quindi l’effettiva realizzazione del sistema di controllo comporta due ulteriori passi nel progetto
del sistema di controllo oltre a quelli elencati in precedenza:
5. Scelta della tecnologia per l’implementazione, in altre parole il progettista deve scegliere
quali sensori, attuatori, quale dispositivo di controllo occorre utilizzare per implementare in
modo efficiente l’algoritmo di controllo.
6. Verifica delle specifiche. Una volta introdotti i componenti di cui sopra è evidente che
il sistema che si va a comporre differisce da quello modellato attraverso l’anello chiuso in
retroazione di Gc(s) e Gs(s), ma bisogna considerare anche le dinamiche precedentemente non
considerate di sensori ed attuatori, quindi occorre riconsiderare il progetto come mostrato in
Figura 1.3.
Mentre la verifica delle specifiche può ancora essere condotta con gli strumenti utilizzati per il
progetto originale del controllore, la scelta della tecnologia ha una valenza qualitativamente diversa
e verrà discussa ampiamente nel seguito. In particolare, oltre alla scelta di sensori ed attuatori, che
introducono componenti aggiuntive alla funzione di trasferimento complessiva del sistema, occorre
considerare che la funzione di trasferimento del controllore, cosı̀ come descritta dalla Gc(s), può
essere realizzata solo con sistemi tempo-continui, come ad esempio un circuito elettronico analogico
(v. Figura 1.4).
Nell’automazione moderna, i controllori analogici sono ormai in disuso, a causa soprattutto della
difficoltà di adattamento del controllore a modifiche nel sistema da controllare, delle problematiche
di deterioramento nel tempo dei componenti, delle difficoltà di interfacciamento con altri dispositivi,
1-2 Sistema
Controllore Attuatore
r(t) e(t) u(t) v(t) y(t)
Ga(s) Gs(s)
Gc(s)
+
- Gp(s)
Sensore
Figura 1.3: Schema a blocchi completo del sistema di controllo in retroazione
Controllore
analogico
Gc(s) Sistema
Attuatore
r(t) e(t) u(t) v(t) y(t)
Ga(s) Gs(s)
+
- Gp(s)
Sensore
Figura 1.4: Schema a blocchi del sistema in retroazione con controllore analogico
sia per interazione con l’uomo (es. display grafici, ecc.) che con altre macchine. Nella maggior parte
delle applicazioni, il dispositivo di controllo è realizzato con tecnologia digitale, vale a dire con un
sistema di elaborazione programmabile, il quale può essere facilmente adattato a diverse applicazioni
(basta riscrivere il codice software) ed interfacciato (es. tramite reti di comunicazione) con altri
elaboratori e con operatori umani.
Tuttavia, la realizzazione digitale del controllo, come mostrato in Figura 1.5, introduce ulteriori
problematiche di natura tecnologica:
• I sistemi di elaborazioni interpretano informazioni numeriche codificate, cioè espresse in for-
mato digitale da stringhe di valori binari (“digit” o “bit”): è quindi necessario introdurre dei
componenti per la conversione delle informazioni da analogiche a digitali (A/D), per permet-
terne l’elaborazione da parte del calcolatore (Central Processing Unit, CPU), e viceversa
(D/A), per poter comandare i sistemi di attuazione. Le conversioni A/D e D/A introducono
delle approssimazioni numeriche e dei ritardi temporali.
• Il sistema di elaborazione deve “emulare” il funzionamento a tempo continuo eseguendo cicli-
camente l’algoritmo di controllo e rispettando una periodicità di esecuzione fissata da un clock,
che emula il tempo reale (Real-Time Clock, RTC). Il clock in questione definisce il tempo
di campionamento del sistema.
La scelta del tempo di campionamento e dell’approssimazione di conversione A/D-D/A influen-
zano la qualità con cui il controllore digitale emula la funzione di trasferimento ideale del controllore
Gc(s) e, pertanto, le prestazioni del sistema complessivo. Occorre infatti ricordare che il passaggio
dai sistemi tempo-continui ai sistemi tempo-discreti richiede anche l’utilizzo di modelli matemati-
ci differenti, basati su funzioni di trasferimento descritte con Z-trasformate, anzichè trasformate
di Laplace, solitamente indicate come funzioni G(z) della variabile complessa z. Il passaggio dalle
1-3
111010 101010 101010 101010 111010 101010 101010 101010
e(t) e(kT) u(kT) u(t)
A/D CPU D/A
RTC
u(t) v(t) y(t)
r(t) e(t) Ga(s) Gs(s)
Attuatore Sistema
Gp(s)
Sensore
Figura 1.5: Schema a blocchi del sistema in retroazione con controllore digitale
trasformate di Laplace alle Z-trasformate è sempre possibile sfruttando formule che legano s e z in
funzione del tempo di campionamento, tuttavia tale passaggio introduce implicitamente una appros-
simazione, tanto migliore quanto più è piccolo il tempo di campionamento stesso. D’altra parte,
questo tempo non può essere ridotto a piacere, a causa del limite computazionale del sistema di
elaborazione, anch’esso dipendente da scelte tecnologiche.
1.2 Le problematiche tecnologiche nei sistemi industriali.
Allo scopo di fornire una migliore comprensione delle problematiche relative alla tecnologia dei sistemi
di controllo consideriamo alcune problematiche relative al controllo di una macchina automatica per
la produzione di pacchetti per la conservazione di alimenti liquidi quali latte, succhi di frutta, conserva
di pomodoro, etc. (Figura 1.6).
La macchina impacchettatrice forma il pacchetto con il prodotto già al suo interno. La formazione
del pacchetto avviene mediante l’avvolgimento di un rotolo di carta continuo in modo da formare un
tubo di carta all’interno del quale viene continuamente versato prodotto. Tale tubo di carta viene
poi tagliato, sigillato e formato fino ad assumere la tipica struttura a pacchetto ben nota.
L’intero processo produttivo della macchina di riempimento richiede diverse azioni, esercitate da
attuatori elettrici e pneumatici. Il movimento principale è costituito da una coppia di ganasce, il
cui ruolo è quello di formare il pacchetto e di trascinare il materiale di confezionamento attraverso
la macchina (“tirando” il tubo di carta). Le ganasce sono azionate da un movimento meccanico
fornito da un sistema camma-bilanciere mosso da un motore elettrico con trasmissione a cinghia.
Le movimentazioni attivate mediante forze pneumatiche vengono utilizzate nella fase di piegatura
e taglio del pacchetto. Infine, la regolazione del flusso del prodotto liquido avviene tramite una
particolare valvola, il cui controllo richiede un adegato studio fluidodinamico.
Oltre alla formazione del pacchetto sono presenti altri due processi molto importanti: la steri-
lizzazione e il lavaggio della macchina. Il lavaggio è eseguito al termine della fase di produzione e
consiste nella pulizia della macchina mediante immissione nelle condotte in sequenza di soda caustica
e acido cloridrico per togliere eventuali incrostazioni di prodotto. La fase di sterilizzazione è neces-
saria al fine di garantire l’asetticità di tutte le parti a contatto con il prodotto, condizione necessaria
per permettere alla confezione finale di conservarsi a lunga scadenza.
La formazione del tubo di carta è un processo alquanto complicato, che può essere meglio compreso
facendo riferimento alla Fig 1.7.
Il materiale di confezionamento è stoccato mediante una bobina posta nella parte posteriore della
1-4
Figura 1.6: Macchina impacchettatrice per prodotti alimentari liquidi (fonte Tetra Pak )
r
macchina (n. 1 in Fig 1.7). Da tale bobina viene srotolato un nastro di carta che segue un percorso
suddivisibile in nove fasi:
FASE(1) La carta viene inserita all’interno della rotativa tramite rulli (n. 2-3-4-5-6).
FASE(2) Viene eseguita la datatura cioè viene stampata sul materiale di confezionamento la data
di scadenza del prodotto.
FASE(3) Sul bordo destro della striscia di carta, tramite un sistema di saldatura a induzione elettro-
magnetica che sfrutta l’alluminio presente nel materiale di confezionamento, viene saldata
una fettuccia di polietilene (n. 9) utilizzata per la saldatura longitudinale successiva.
FASE(4) In questa fase si ha la sterilizzazione della carta la quale viene fatta passare in un bagno
o
(n. 12) di acqua ossigenata (H O ) ad 80 C. Da questo punto tutte le fasi di lavorazione,
2 2
fino alla formazione del pacchetto, avvengono in ambiente sterile in modo da prevenire
contaminazioni del prodotto.
FASE(5) La carta viene asciugata tramite rulli spremitori (n. 14-15) ed un getto di aria calda sterile
che elimina completamente la presenza di acqua ossigenata.
FASE(6) Viene eseguita la fase di snervatura della carta per ottenere una migliore duttilità del
materiale.
FASE(7) Da questo punto inizia la formazione del tubo di carta dal quale vengono ricavati i pac-
chetti. La carta tramite degli anelli formatori (n. 19) viene chiusa a tubo e grazie alla
fettuccia posizionata longitudinalmente nella fase tre i due lati del tubo vengono saldati.
La fettuccia infatti è sciolta all’interno del tubo tramite un saldatore ad induzione. Pri-
ma della saldatura all’interno del tubo viene inserita una condotta (n. 20) la quale ha il
compito di riempirlo di prodotto. 1-5
Figura 1.7: Schema del percorso della carta per la formazione del pacchetto.
FASE(8) Il pacchetto adesso viene formato singolarmente. Due ganasce movimentate meccanica-
mente afferrano il tubo di carta tirandolo verso il basso. Durante la fase di scorrimento il
tubo viene tagliato tramite delle lame e nello stesso tempo saldato con lo stesso principio a
induzione della fettuccia sciogliendo in questo caso il polietilene esterno. Il sistema ganasce
fornisce al pacchetto una forma iniziale dove può essere già identificato il prodotto finale
(n. 26).
FASE(9) L’ultima fase consiste nella piegatura dove al pacchetto viene data la forma finale. L’o-
perazione di piegatura avviene sfruttando le fustellature già presenti negli angoli superiori
e inferiori del “brik”. Il pacchetto formato esce dalla macchina di riempimento e tramite
nastro trasportatore si avvia verso i vari processi di post-confezionamento (es. incollaggio
di cannucce, incartonamento, stoccaggio su pallets, ecc.).
La macchina è quindi un sistema complesso e, pertanto, il suo “controllore” è in realtà costituito
da numerosi dispositivi (sensori, attuatori, controllori programmabili) eterogenei per caratteristiche
e tecnologia, ciascuno selezionato per adattarsi al meglio al controllo di una determinata parte della
macchina. Prendiamo come esempio il sistema di riempimento del prodotto, che può sembrare in
prima analisi una parte relativamente semplice. Tale sistema deve riempire il pacchetto in formazione
di prodotto garantendo un livello il più possibile preciso. Lo schema funzionale del sistema di
riempimento è raffigurato in Figura 1.8.
Nello schema possiamo identificare il processo da controllare (il riempimento di liquido del
tubo di carta), il sistema di misura (un sensore di livello costituito da un galleggiante magnetizzato
e da un rivelatore di campo magnetico all’esterno del tubo), un sistema di controllo digitale che
implementa un appropriato algoritmo di controllo ed un sistema di attuazione composto da un
trasduttore corrente–pressione ed una valvola a funzionamento continuo.
1-6
Figura 1.8: Schema del sistema di controllo del livello del prodotto all’interno del pacchetto in
formazione.
Il sistema di controllo agisce sulla valvola di regolazione mediante il trasduttore corrente-pressione
allo scopo di controllare il flusso di prodotto all’interno del tubo di carta. L’azione di controllo viene
calcolata in base alla misura del livello del prodotto all’interno del tubo di carta ed al riferimento
impostato.
Seguendo il procedimento analitico descritto nella Sezione 1.1, è necessario anzitutto caratterizza-
re il processo da controllare con un modello matematico. Ipotizzando che il riempimento del tubo
di carta mediante il prodotto sia assimilabile al riempimento di un generico recipiente cilindrico, nel
quale entri un flusso regolabile di liquido (l’azione di controllo u(t)) ed esca un flusso dipendente dal
numero di pacchetti prodotti per unità di tempo, è possibile applicare il principio di conservazione
della massa ed ottenere la seguente equazione:
dM (t) = W (t) − W (t)
e u
dt
nella quale M è la massa di liquido nel recipiente, W è la portata di liquido entrante ed W è la
e u
portata di liquido uscente (all’istante t). Ricordando che l’obiettivo di controllo è la regolazione del
livello l di liquido nel recipiente, si può porre: M (t)
l(t) = ρA
1-7
nella quale ρ è la densità del liquido ed A è l’area della sezione trasversale del recipiente (ipotizzate
costanti). Passando alle trasformate di Laplace, la funzione di trasferimento del sistema da controllare
(tra l’ingresso W − W e l’uscita l) può quindi essere espressa come segue:
e u 1
Gs(s) = ρAs
Come si nota, la caratteristica è quella di un semplice integratore. L’ingresso di controllo di
tale sistema è la portata entrante, mentre la portata uscente può essere considerata un disturbo.
Tuttavia, analizzando più in dettaglio lo schema in Figura 1.8, si nota che la portata entrante è
generata da un sistema di attuazione, in questo caso costituito dal trasduttore corrente–pressione
e dalla valvola, il cui stelo si muove in funzione delle forze esercitate dalla membrana sulla quale
agisce la pressione comandata, dal fluido passante nella strozzatura della valvola e dalla molla di
sicurezza, necessaria a garantire la chiusura della valvola in caso di guasto. Si tratta quindi di un
sottosistema abbastanza complesso, la cui modellazione dettagliata richiede l’applicazione di leggi
fondamentali di meccanica (per descrivere la dinamica di tipo massa-molla-smorzatore dello stelo
della valvola) e di fluidodinamica (per esprimere la portata in funzione della posizione dello stelo e
della differenza di pressione nei condotti). Anche trascurando quest’ultima parte ed ipotizzando che
W = K x con x posizione lineare dello stelo della valvola, è facile verificare che la caratteristica
e v
meccanica della valvola può essere espressa con la seguente equazione:
m ẍ(t) + b ẋ(t) + k x(t) = F (t) − F (s)
s m press f luido
nella quale F è la forza esercitata dalla pressione comandata sulla membrana, F è la forza
press f luido
di contrasto del fluido passante, m è la massa dello stelo, b è un coefficiente di smorzamento e k
s m
è la costante elastica della molla. Anche in questo caso, si può scrivere la funzione di trasferimento
(del secondo ordine) fra l’ingresso F − F e l’uscita x come segue:
press f luido 1
Ga(s) = 2
m s + b s + k<
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