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Ingegneria Clinica - Prof. Paolo Bifulco

Questo lavoro è stato realizzato sulla base di diversi libri e appunti quali:
- Lezioni del corso di ingegneria clinica tenuto dal prof. Bifulco
- Appunti del corso
- Rielaborazione personale delle informazioni ricavate dallo studio dei libri di testo:
"Fondamenti di sicurezza elettrica", V. Carrescia;
"Le apparecchiature biomediche e la loro gestione", Lamberti - Rainer;
"Strumentazione... Vedi di più

Esame di Ingegneria clinica docente Prof. P. Bifulco

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Gestione delle Tecnologie

Classificazione Nazionale dei Dispositivi (CND)

La legge 289/2002 ha istituito la Commissione Unica sui Dispositivi Medici (CUD), organo tecnico-

consultivo del Ministero della Salute i cui compiti principali erano la definizione e l’aggiornamento

periodico di un repertorio dei dispositivi medici, con classificazione in classi e sottoclassi specifiche

e con indicazione dei prezzi.

Con questo scopo la Commissione definì la Classificazione Nazionale dei Dispositivi (CND) nel 2005,

con successivi emendamenti nel 2007, 2011 e 2016. Questa classificazione sta gradualmente

sostituendo la codifica CIVAB a livello nazionale, operazione che si è rivelata necessaria per diversi

motivi:

- La codifica CIVAB è altamente orientata alla manutenzione, infatti contiene al suo interno

informazioni riguardanti il produttore e il modello dell’apparecchiature. In questo modo due

apparecchiature con le stesse caratteristiche funzionali, prodotte da due aziende diverse,

hanno un codice CIVAB del tutto diverso e non possono essere confrontate. Si è ritenuto

necessario, invece, costruire una classificazione che raggruppi i dispositivi medici in categorie

omogenee di prodotti, secondo criteri che consentano un confronto tra prodotti

appartenenti allo stesso segmento di classificazione, anche dal punto di vista economico. La

Classificazione Nazionale dei Dispositivi Medici è strutturata in modo da consentire questo

confronto trasversale.

- Come detto in precedenza la codifica CIVAB non riguarda tutti i dispositivi medici, ma solo i

prodotti più complessi e con un costo rilevante (apparecchiature elettromedicali e alcune

categorie di consumabili). La CND, invece, è nata per poter classificare qualsiasi tipologia di

dispositivo medico in commercio in Italia:

o dispositivi attivi e non attivi,

o dispositivi impiantabili attivi e non attivi,

o dispositivi su misura, accessori

o nell’ultima revisione del 2016, la CND è stata allineata alla classificazione EDMA per

inglobare anche i diagnostici in vitro.

Sono invece esclusi dalla CND:

o medicinali,

o prodotti cosmetici,

o sangue umano e suoi derivati, 162

Gestione delle Tecnologie

o organi, tessuti o cellule di origine umana o animale,

o dispositivi di protezione individuale.

In totale, sono più di 1 milione i dispositivi classificati dalla CND.

- La codifica CIVAB non è obbligatoria, quindi può accadere che una tipologia di dispositivo

non abbia alcuna codifica. La classificazione CND è, invece, obbligatoria per legge, quindi

tutti i produttori devono associare ai propri prodotti la corrispondente codifica CND. Inoltre,

contestualmente alla CND, sono stati introdotti una Banca Dati (BD) e un Repertorio dei

Dispositivi Medici (RDM) all’interno dei quali devono essere obbligatoriamente iscritti tutti i

dispositivi medici prodotti con un identificativo univoco. Grazie a questo aspetto è possibile

sempre identificare qualsiasi dispositivo presente sul mercato nazionale. Inoltre, quando si

comunicano i malfunzionamenti dei dispositivi al Ministero, va comunicato anche il codice

CND, il numero di serie e il numero di iscrizione al sistema BD/RDM per identificare

univocamente il dispositivo.

- La nuova classificazione CND è stata strutturata in modo da essere allineata agli standard

europei di classificazione dei dispositivi, rappresentati dalla GMDN (Global Medical Device

Nomenclature) per i dispositivi medici e dalla EDMA (European Diagnostic Manufacturers

Association) per i dispositivi di diagnostica in vitro. La codifica CIVAB, invece non ha una

diretta corrispondenza.

La nuova classificazione CND risulta essere, dunque, più ampia e funzionale rispetto alla vecchia

codifica CIVAB e si presenta come uno strumento valido per tutte le attività connesse all’acquisto e

gestione dei dispositivi medici. Nel Decreto Ministeriale 20 febbraio 2007 si legge:

“La classificazione CND è destinata ad essere utilizzata in tutte le attività attinenti alla

commercializzazione dei dispositivi sul territorio nazionale e alle attività di sorveglianza, vigilanza e

certificazione da parte delle autorità competenti.”

Grazie a questa classificazione risulta più agevole il confronto tra prodotti omogenei; essa consente

di monitorare in maniera più efficace sia il consumo che l’uso dei dispositivi ed una migliore

valutazione degli incidenti comparativamente per singole tipologie nell’ambito della vigilanza. La

CND rende, inoltre, più trasparenti i processi d’acquisto da parte del SSN in quanto permette la

definizione di prezzi di riferimento per classi e sottoclassi omogenee.

Codifica

La codifica dei DM avviene attraverso un codice alfanumerico, secondo i seguenti criteri di base:

163

Gestione delle Tecnologie

- Impianto gerarchico multilivello (categorie – gruppi – tipologie) più semplice da gestire ed

aggiornare;

- Omogeneità per caratteristiche ed uso per consentire confronti tra i dispositivi;

- Univocità di collocazione dei dispositivi: grazie al grande livello di dettaglio ogni dispositivo

può avere un’unica codifica.

Il codice si compone di 3 parti (categoria, gruppo e tipologia).

Categoria

Le possibili categorie di classificazione sono 21 e sono codificate attraverso una lettera dell’alfabeto.

Diversi dispositivi vengono raggruppati nella stessa categoria in base ad uno di questi criteri:

- Dispositivi utilizzati su uno specifico apparato, distretto o organo anatomico o in sostituzione

di essi, oppure

- Dispositivi caratterizzati da un’affinità di utilizzo destinazione d’uso o metodica clinica,

oppure

- Dispositivi regolamentati da specifica direttiva europea diversa dalla 93/42/CE (ad esempio

i dispositivi impiantabili attivi vengono raggruppati nella categoria J), o dispositivi medici

accomunati da criteri specifici (cat. P, Z e Y).

La seguente tabella riporta tutte le 21 categorie con la descrizione dei DM che contengono. 164

Gestione delle Tecnologie

Nella tabella i colori associati a ciascuna categoria indicano il tipo di criterio utilizzato per definire la

categoria stessa.

Gruppo

I gruppi rappresentano il primo livello di differenziazione in cui si distinguono i DM contenuti nella

stessa categoria. Essi vengono codificati mediante un numero a 2 cifre che va da 01 a 99 per ciascuna

categoria. Non è detto che vengano utilizzati tutti, ma si inseriscono solo quelli necessari a coprire

tutti i dispositivi di quella categoria presenti sul mercato.

A seconda della categoria i codici dei gruppi vengono organizzati in maniera differente, solo 2 codici

sono riservati a particolari gruppi di dispositivi:

- Il codice 90 individua, in tutte le categorie, i gruppi contenenti DM con caratteristiche varie;

- Il codice 99 viene riservato al generico “Altri” e deve essere utilizzato esclusivamente per i

casi in cui il dispositivo non sia definito e collocabile nei gruppi già esistenti (può essere

provvisoriamente assegnato). Quando viene immesso un dispositivo sul mercato, se non si

riesce a trovare il gruppo in cui inserirlo, gli si associa il codice 99. Se poi tale dispositivo

permane sul mercato ed arrivano altri dispositivi simili allora si può aggiungere un nuovo

gruppo in cui inserirli. Infatti la codifica CND viene continuamente aggiornata, almeno

annualmente.

Tipologia

Nell’ambito del gruppo di appartenenza ciascuna tipologia contiene DM caratterizzati da una

maggiore specificità di utilizzo, destinazione d’uso o di metodica clinica. Anche la tipologia viene

codificata tramite 2 cifre da 01 a 99 (anche in questo caso il codice 99 è riservato ad ‘ALTRO’). Se

necessario, per avere livelli di dettaglio sempre maggiori, la tipologia può essere espansa fino a 5

livelli di dettaglio, ciascuno codificato con 2 cifre.

Esempio

Si vuole avere la codifica CND di un ago cannula:

- La CATEGORIA relativa ad un ago cannula è sicuramente “Dispositivi per apparato cardio-

circolatorio” a cui corrisponde la lettera C; 165

Gestione delle Tecnologie

- All’interno di questa categoria il GRUPPO da scegliere è “Dispositivi sistema artero-venosi”

codificato con le cifre 01;

- All’interno del gruppo la TIPOLOGIA di riferimento per un ago cannula è “Cateteri venosi

periferici” codificata con le cifre 01;

- Si può aggiungere un altro livello di dettaglio a questa TIPOLOGIA, in particolare le cifre 01

codificano proprio gli “Aghi catetere o aghi cannula”.

Il codice finale sarà: C 01 01 01

Nella seguente tabella vengono riportate alcune tipologie associabili al gruppo “Dispositivi sistema

artero-venosi”.

Come si può vedere dalla tabella all’esempio precedente si potrebbe aggiungere un altro livello di

dettaglio, a seconda se l’ago cannula è con valvola di iniezione (01) o senza (02).

Sistema Banca Dati (BD) e Repertorio dei Dispositivi Medici

(RDM)

Con il Decreto Ministeriale 20 Febbraio 2009 è stato istituito un nuovo sistema di registrazione e di

raccolte delle informazioni sui Dispositivi Medici. Questo sistema si compone della Banca Dati e del

Repertorio dei Dispositivi Medici, strettamente collegati tra loro:

- Banca Dati (BD): contiene le informazioni relative a tutti i dispositivi medici immessi in

commercio in Italia. La domanda di iscrizione di un dispositivo viene effettuata dal

fabbricante che comunica tutte le informazioni necessarie al Ministero tramite un’apposita

piattaforma elettronica presente sul sito. A partire dal 1 maggio 2007 vige l’obbligo di

registrazione per i dispositivi commercializzati in Italia. Al momento dell’iscrizione alla banca

166

Gestione delle Tecnologie

dati, al dispositivo viene associato un numero di iscrizione progressivo ed univoco. La banca

dati dei dispositivi medici costituisce uno strumento importante per la sorveglianza del

mercato, nonché per la vigilanza sui dispositivi medici nel territorio nazionale.

- Repertorio dei Dispositivi Medici (RDM): è un sottoinsieme della banca dati. L’iscrizione dei

dispositivi nel Repertorio permette di rendere visibili le informazioni relative a tali dispositivi

a tutti gli operatori del SSN. Questa caratteristica agevola le aziende fabbricanti in sede di

gara d’appalto. In questa occasione, infatti, al fabbricante non viene richiesta

documentazione aggiuntiva sui DM oggetto di gara perché reperibile tramite il Repertorio

stesso. A partire dal 1 gennaio 2009 vige l’obbligo di registrazione al RDM per qualunque

dispositivo medico acquistato, utilizzato o dispensato nell’ambito del Servizio Sanitario

Nazionale. Ciò significa che le informazioni di tutti i dispositivi trattati da una struttura del

SSN diventano fruibili dagli operatori del SSN. Al momento della registrazione nel RDM al

dispositivo viene associato un numero di iscrizione uguale a quello utilizzato nella Banca Dati

con l’aggiunta dei caratteri “/R”.

Altre Classificazioni Internazionali

UMDNS

L’UMDNS (Universal Medical Device Nomenclature System) è il sistema di nomenclatura dei

Dispositivi Medici utilizzato a livello mondiale e adottato in modo ufficiale da diverse nazioni. Il

codice si compone di 5 cifre che identificano le apparecchiature in modo molto specifico.

Esempio: 18-229 -> Electrosurgical Units, Monopolar (elettrobisturi monopolare)

Come è possibile notare anche dall’esempio il codice UMDNS, a differenza di quello CIVAB, non

riporta informazioni sulla azienda produttrice o sul modello specifico di dispositivo. Ciò accade

perché esso non è finalizzato alla manutenzione dei dispositivi, ma “alla gestione, identificazione,

elaborazione, archiviazione, recupero, trasferimento e comunicazione di dati relativi ai dispositivi

medici”.

La nomenclatura UMDNS è stata realizzata dall’istituto ECRI ( Emergency Care Research Institute). 167

Gestione delle Tecnologie

GMDN

La GMDN (Global Medical Device Nomenclature) è la nomenclatura attualmente utilizzata a livello

europeo. È suddivisa in 12 categorie principali e contiene approssimativamente 7.000 termini

primari e più di 10.000 sinonimi per dispositivi medici.

È stata elaborata allo scopo di realizzare un nomenclatore che tenesse conto anche delle sei

nomenclature esistenti precedentemente all'avvio (1995) di tale progetto (tra le quali anche la

UMDNS).

La GMDN è utilizzata ai seguenti fini:

1. scambio di informazioni tra produttori, regolatori e autorità sanitarie;

2. scambio di informazioni di vigilanza durante la fase successiva alla commercializzazione;

3. supporto per il controllo dell’inventario negli ospedali;

4. gestione degli acquisti e della catena di distribuzione.

La GMDN è stata redatta da specialisti in dispositivi medici di tutto il mondo (produttori, autorità

del settore sanitario e regolatori) nel rispetto dello standard internazionale ISO 15225.

Questa nomenclatura viene aggiornata periodicamente e negli ultimi anni il suo utilizzo si sta

espandendo velocemente tanto che è stata accettata anche dalla Food & Drug Administration (FDA)

americana e potrebbe andare a sostituire la UMDNS.

EDMA

Per i dispositivi medico-diagnostici in vitro è stata adottata la classificazione EDMA (European

Diagnostic Manufacturers Association) allo scopo di contribuire a un miglioramento di

standardizzazione e unificazione oltre che all’affidabilità dell’informazione nel mercato europeo.

Gli scopi della classificazione EDMA si possono riassumere nel:

• definire in modo univoco ciascun diagnostico;

• permettere la corretta gestione del prodotto mediante la raccolta dati e lo scambio di

informazioni;

• creare una rete operativa e una banca dati tra centri che usano lo stesso linguaggio;

• confrontare i prezzi dei prodotti uguali o simili.

Dall’ultima revisione del 2016 la classificazione CND è stata allineata alla codifica europea EDMA per

comprendere anche i dispositivi medico-diagnostici in vitro. 168

Gestione delle Tecnologie

Bollettini Informativi sulle Tecnologie

Biomediche (BITB)

Subito dopo la nomenclatura, un secondo aspetto da approfondire in merito alla gestione delle

tecnologie biomediche, riguarda la fase di acquisto, in particolare è quello legato al costo delle

tecnologie.

Il codice CIVAB permette di suddividere i dispositivi in classi omogenee ma ha il limite di non

raggrupparli ulteriormente in base alle loro caratteristiche peculiari. Per fare un esempio, il codice

CIVAB classifica con la sigla ECT tutti gli ecografi, ma non distingue i singoli strumenti per

caratteristiche e per la qualità del prodotto. Quindi se una struttura sanitaria ha bisogno di un

ecografo e, in sede di gara d’acquisto, indica semplicemente la classe CIVAB ‘ECT’, ciascuna azienda

che produce ecografi offrirà il suo, da quelli con caratteristiche più scadenti a quelli più performanti.

Ovviamente i prodotti con minori funzioni avranno un costo inferiore e la struttura sanitaria

potrebbe essere tentata (o obbligata nel caso di strutture pubbliche) ad acquistarla.

Le nuove classificazione, come la CND, hanno all’interno del codice anche informazioni sulle

funzionalità dell’apparecchiatura e ciò permette di essere più precisi nell’indicare le reali necessità

richieste al dispositivo da acquistare. Ciò comunque non basta a creare un adeguato filtro nelle gare

d’acquisto per evitare che vengano offerti dispositivi non confacenti alle specifiche desiderate.

Pertanto, è compito dell’ingegnere clinico allegare al bando d’acquisto un capitolato tecnico che

descriva dettagliatamente le funzionalità richieste al dispositivo da acquistare.

Tornando all’esempio precedente, se la struttura deve acquistare un ecografo, l’ingegnere clinico

deve capire a chi serve e per cosa deve essere utilizzato questo strumento in modo da determinare,

nello specifico, le funzionalità che deve possedere. In seguito a questa indagine, l’ingegnere clinico

inserisce le informazioni acquisite in una scheda tecnica che rappresenta, sul mercato, una barriera

per le aziende che vogliono offrire uno strumento che non rispecchia quanto richiesto.

Come supporto agli ingegneri clinici nella redazione dei capitolati tecnici sono stati introdotti i

Bollettini Informativi sulle Tecnologie Biomediche (BITB). Essi nascono nell’ambito del programma

Osservatorio Prezzi e Tecnologie (OPT) introdotto dal D. Lgs. n.502 del 1992, la cui attività si è

sviluppata tra 1996 ed il 2000 ed è stata ripresa nel febbraio 2002. L’avvio di questo progetto è stato

promosso dall’agenzia regionale della sanità della regione autonoma Friuli Venezia Giulia e ha

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Gestione delle Tecnologie

coinvolto, nel corso degli anni, altre organizzazioni regionali e numerose figure professionali

coinvolte nel settore biomedico, tra le quali:

5. Provveditori: si occupano della parte burocratica e normativa degli acquisti di una struttura

sanitaria;

6. Ingegneri clinici: si occupano della parte tecnica degli acquisti di una struttura sanitaria,

redigendo il capitolato d’acquisto;

7. Coordinatori regionali di attività analoghe: fanno capo ad agenzie che raccolgono le richieste

d’acquisto di diverse strutture sanitarie a livello regionale ed effettuano delle gare d’acquisto

con un’unica richiesta sul mercato.

I bollettini informativi sulle tecnologie biomediche sono dei fascicoli contenenti informazioni di

dettaglio su determinate classi di dispositivi (ad esempio incubatrici neonatali). Nell’introduzione

dei bollettini informativi viene presentata la seguente descrizione:

“I Bollettini Informativi sulle Tecnologie Biomediche (BITB) contengono, per tutte le classi di

apparecchiature monitorate dall’OPT, una dettagliata raccolta di informazioni tecnico/economiche

effettuata presso i distributori e/o produttori che hanno risposto a specifici questionari tecnici

predisposti per ogni classe. Suddivisi in tre settori di specialità clinica (immagini diagnostiche -

laboratorio d’analisi - esplorazione funzionale ed intervento terapeutico) e pubblicati con cadenza

periodica (bimestrale o quadrimestrale), i BITB costituiscono un efficace supporto informativo,

rappresentando un quadro sufficientemente ampio e aggiornato dello specifico settore di mercato.”

I BITB vengono redatti grazie alle informazioni fornite dai produttori e dai distributori dei dispositivi

che compilano un apposito questionario suggerito nella parte finale dei bollettini stessi. Fornendo

queste informazioni consentono di costruire sia un documento più dettagliato e preciso che di

inserire il modello del dispositivo da loro prodotto nell’elenco dei dispositivi presenti sul mercato,

fornito dal bollettino stesso.

Dunque, a partire dalle informazioni fornite direttamente dai produttori dei dispositivi, vengono

costruiti i bollettini informativi che rappresentano un valido supporto per gli ingegneri clinici nella

redazione del capitolato d’acquisto. Infatti, grazie a questi documenti, gli ingegneri clinici hanno una

visione ampia e aggiornata delle funzionalità che possono offrire i dispositivi presenti sul mercato e

dunque possono particolarizzare il capitolato in base alle proprie necessità. Inoltre, grazie ai

bollettini informativi, è possibile avere anche informazioni riguardo il costo medio

dell’apparecchiatura in questione in modo da sapere preventivamente a quale spesa si va incontro.

Ad esempio, se in una struttura sanitaria si rompe un’apparecchiatura ed il costo della riparazione

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Gestione delle Tecnologie

è elevato, conoscendo il prezzo dell’apparecchiatura sul mercato si può decidere se è più

vantaggioso sostituirla o ripararla.

I bollettini informativi sono caratterizzati dalla seguente struttura:

1. Generalità: in questa sezione viene dato il codice CIVAB della classe dell’apparecchiatura e

viene fornita una breve descrizione merceologica

Successivamente si entra nello specifico e vengono riportati i principi di funzionamento e

costruttivi e la descrizione dello strumento. Questa sezione è importante per chi non

conosce bene la tecnologia e può venire a conoscenza di tutte le sue funzionalità.

In seguito, vengono riportati i campi di applicazione, le problematiche e i possibili sviluppi,

le linee guida per la scelta ed infine i riferimenti normativi che indicano a quali norme di

sicurezza l’apparecchiatura è riferita (tutti le apparecchiature rispettano la norma 62-5 ma

ci sono anche altre norme specifiche da rispettare, ad esempio le INN si riferiscono alla 62-

22 e alla 62-41).

2. Ditte distributrici: in questa sezione vengono riportate le ditte distributrici che sono state

interpellate per la realizzazione del bollettino. Di ciascuna di esse vengono forniti l’indirizzo,

il numero di telefono e fax ed i modelli commercializzati dell’apparecchiatura in questione

con il relativo produttore e codice CIVAB. 171

Gestione delle Tecnologie

3. Glossario delle schede tecniche: in questa sezione viene spiegato il significato di alcuni

vocaboli presenti all’interno delle schede tecniche riportate di seguito.

4. Presentazione degli strumenti: in questa sezione vengono presentati i vari modelli

dell’apparecchiatura con la foto e la descrizione delle caratteristiche a cura della ditta

distributrice. Inoltre, sono presenti delle schede tecniche che comparano le caratteristiche

dei diversi modelli fornendo un supporto pratico e significativo nella scelta

dell’apparecchiatura.

5. Questionario per la raccolta dei dati tecnici: nella parte finale del bollettino viene riportata

la scheda che la ditta distributrice deve compilare per la raccolta dei dati tecnici che

serviranno all’aggiornamento del bollettino. 172

Gestione delle Tecnologie 173

Gestione delle Tecnologie

Sicurezza delle Tecnologie

L’utilizzo delle tecnologie biomediche sui luoghi di lavoro può comportare rischi di diverso tipo per

coloro che ne vengono in contatto (operatori, pazienti, pubblico, etc.). È molto importante applicare

strategie mirate sulle apparecchiature biomediche e in generale sugli ambienti di lavoro al fine di

garantire un adeguato livello di sicurezza. Il D. Lgs. 81/08 si occupa della definizione di strategie

tecniche e organizzative per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute in tutti i luoghi di

lavoro. Questa è la legge di riferimento per gli aspetti generali di sicurezza in qualsiasi ambito

lavorativo, mentre per gli aspetti particolari che possono compromettere la sicurezza nelle strutture

sanitarie (apparecchiature, rischio elettrico, rischio incendio, rischio chimico, etc.) bisogna riferirsi

alle specifiche norme.

Per analizzare il tema della sicurezza nelle strutture sanitarie è utile partire da alcune ricorrenti

definizioni.

Pericolo

Il D. Lgs. 81/08 definisce il pericolo come “la proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore

avente il potenziale di causare danni”. Il pericolo è una proprietà intrinseca all’oggetto che si utilizza

o all’operazione che si effettua e non rappresenta di per sé un danno ma è una potenziale sorgente

di danno. Ad esempio, un bisturi è intrinsecamente pericoloso perché ha una lama tagliente ma, se

viene utilizzato correttamente o non viene per nulla utilizzato, non comporta alcun danno.

Danno

Il danno è definito come qualunque conseguenza negativa derivante dal verificarsi di un evento. Il

danno può essere sia una lesione fisica che, in generale, un danno alla salute.

Rischio

Il D. Lgs. 81/08 definisce il rischio come “la probabilità di raggiungimento del livello potenziale di

danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla

loro combinazione”. Da questa definizione si comprende che il rischio è legato al concetto di

probabilità che il danno si verifichi nelle condizioni di esposizione al pericolo.

Il rischio va quindi inteso come una combinazione della probabilità di accadimento di un danno e

della gravità del danno stesso. Ad esempio, la caduta di un meteorite causa un danno elevatissimo

174

Gestione delle Tecnologie

ma la probabilità che ciò accada è molto bassa dunque non viene considerato un rischio da cui

proteggersi. Al contrario, la probabilità che un fulmine colpisca un edificio è più alta e per questo ci

si protegge da questo rischio attraverso un sistema di dispersione per i fulmini.

Per stimare il rischio collegato ad un evento, si utilizza il prodotto tra la probabilità che si verifichi

l’evento dannoso e l’entità o gravità del danno:

(


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6 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Questo lavoro è stato realizzato sulla base di diversi libri e appunti quali:
- Lezioni del corso di ingegneria clinica tenuto dal prof. Bifulco
- Appunti del corso
- Rielaborazione personale delle informazioni ricavate dallo studio dei libri di testo:
"Fondamenti di sicurezza elettrica", V. Carrescia;
"Le apparecchiature biomediche e la loro gestione", Lamberti - Rainer;
"Strumentazione biomedica", J. Webster

Gli argomenti trattati sono:
- Rischio elettrico
- Impianti elettrici
- Apparecchiature elettromedicali
- Dispositivi Medici
- Gestione delle Tecnologie
- Manutenzione
- Health Technology Assessment (HTA)
- Analisi Costi
- Valutazioni Economiche
- Prove Funzionali (Misuratore invasivo di pressione, elettrocardiografo, lampada scialitica, defibrillatore, elettrobisturi)


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria biomedica
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ArmCo21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ingegneria clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Bifulco Paolo.

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