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L'informazione nell'era del tutto esubito

Gianluca Rinaldi

Indice

  • Introduzione: l'era del tutto e subito
  • Il curriculum come garanzia: quando è l'incompetenza a esser di qualità
  • L'informazione dal basso e l'eccelsa qualità degli incompetenti
  • Firmare i contenuti: l'anonimato come scudo
  • L'anonimato e la (non) importanza dei commenti
  • Datare per non deludere
  • Comparazione e strumenti per risalire alla data di pubblicazione
  • L'attendibilità delle fonti in rete
  • La criticità e la notizia fiaba
  • Il sentiero inverso
  • Gli indici citazionali
  • Scrivere per Google
  • Le parole come chiave del sapere
  • Scrivere per farsi capire
  • L'agrammaticalità dei blogger

Introduzione: l'era del tutto e subito

Nel suo blog ufficiale, Google dichiara in un post risalente al 25 luglio 2008 http://googleblog.blogspot.it/2008/07/we-knew-web-was-big.html che l'ammontare degli URL indicizzati dal celebre motore di ricerca sia pari a 1 trilione. L'enorme quantità d'informazioni e la velocità con la quale è possibile reperirle (per le quali 146.000.000 di risultati, ad esempio, vengono visualizzati in 0.23 secondi) sono solo alcuni degli aspetti che caratterizzano la pigrizia alla quale Internet (o meglio Google) ci ha abituati. Metitieri, nel suo saggio Il grande inganno del Web 2.0 (La Terza, 2009), cita la "Google Generation" (Ucl) o Vgeneration o "nativi digitali", quei giovani che cioè, alla pari di quanto già accade con la televisione, ingurgitano dalla rete tutto ciò che sentono o leggono attribuendogli valore di verità inconfutabile. La necessità di dover trovare tutto ciò di cui si ha bisogno pronto all'uso e di non preoccuparsi di verificare l'attendibilità delle fonti, è un fenomeno dilagante che ha preso particolare voga con la diffusione dei contenuti gratuiti prodotti dagli utenti (gli Ugc, "User Generated Content", Metitieri 2009).

In una continua lotta alla verità che vede coinvolti blog auto promozionali con pretese di sorgenti autorevoli d'informazione, ed enciclopedie virtuali i cui contenuti sono creati da utenti anonimi, la strada per un comune accordo tra le parti e per un'informazione libera sembra molto lontana. Il saggio Il grande inganno del Web 2.0 si pone in posizione critica verso le nuove tendenze del Web, in quanto divulgatore di informazioni con le figure ad esso correlate (blogger, giornalisti) e con gli old media (tv, giornali, editoria in genere), nell'ottica di individuare e discutere le raccomandazioni per attrezzarsi e fronteggiare quello che egli stesso definisce "Il grande inganno del Web 2.0".

"L'inganno" deriverebbe, infatti, dall'introduzione, nel 2004, di una mera tattica di marketing a opera dell'editore O'Reilly che, per rilanciare i propri libri, coniò il termine di "Web 2.0" concependo "il Web come una piattaforma". Da qui, l'intuizione di aver introdotto una nuova forma di comunicazione, che si sarebbe poi evoluta nei blog (ad oggi considerati come sinonimo di Internet) e nei diversi strumenti di social networking. In realtà, quella cui si assiste, è un'inversione di rotta. Già in tempi precedenti all'introduzione del Web 2.0, la statunitense Association of College & Research Libraries (Acrl) e gli studiosi Jeremy J. Shapiro e Shelley K. Hughes, posero le basi di una disciplina, l'information literacy, che si poneva come obiettivo la possibilità di consentire alle persone di fare ricerche e pubblicare online i propri lavori, con la differenza, rispetto a ciò a cui si assiste nel Web 2.0, di avere piena conoscenza del ciclo produttivo dell'informazione e del suo significato sociale, ovvero la trasmissione della conoscenza ad altri, e non l'affermazione personale (Metitieri, 2009).

L'inversione di rotta consisterebbe proprio in questo, in una frammentazione graduale e inarrestabile a causa dei blog e dei suoi creatori, i blogger, i quali, con curriculum spesso inesistenti e senza identità certificabili o conoscenze approfondite in materia, si autocelebrerebbero a giornalisti o divulgatori, ostentando una conoscenza inesistente al solo fine di ottenere prestigio sociale e visibilità. La conoscenza condivisa, perno sul quale la rete si basa, viene dunque a mancare, con la creazione di comparti di nicchia là dove l'informazione, il più delle volte, è irraggiungibile o errata.

Il curriculum come garanzia: quando è l'incompetenza a esser di qualità

L'informazione dal basso e l'eccelsa qualità degli incompetenti

Nato nel 1999, il blog ha subito in quasi un decennio un cambiamento radicale. Concepito come spazio personale nel quale dar forma ai propri pensieri in una sorta di "diario aperto", oggi il blog vuol essere strumento che trasmette informazioni sostituendosi ai tradizionali old media. In questa presuntuosa volontà mancano i presupposti teorici e conoscitivi, senza i quali l'informazione resta un cumulo di parole senza autorevolezza alcuna.

Ma i teorici del blog vedono in esso una fonte di sapere "dal basso" che sarebbe qualitativamente migliore delle informazioni divulgate dagli old media. Questa tesi è in linea di massima errata. I blog, afferma Metitieri, "sono poco valutabili da qualsiasi punto li si osservi, a meno che l'autorità non derivi da un curriculum di tutto rispetto approfondito, valido e completo" (Metitieri, 2009). Nel concreto, questa raccomandazione rappresenterebbe un'arma efficace contro i meccanismi di blogroll e swarm intelligence, poiché l'autorevolezza e il prestigio di un autore scardinerebbero i meccanismi gerarchici di scambio di link.

È il caso del blog italiano MCreporter http://www.mcreporter.info/home.htm, il cui autore Manlio Cammarata presenta un curriculum dettagliatissimo e ricco di esperienze e competenze di massimo rispetto e conoscenza in materia. Con un'esperienza quasi cinquantennale dal 1966 ad oggi, Cammarata spazia da cronaca a politica con un livello di approfondimento esaustivo, che rispecchia il livello di preparazione dell'autore. Tanto più, ci mette la faccia. Nella home page del sito e nella sezione Curriculum, l'autore posta le proprie foto complete di contatti a seguito, a testimoniare la trasparenza e la responsabilità con la quale esprime le proprie idee e concetti, cosa rara nella blogosfera.

Radicalmente diverso è il caso del blog italiano iPhoneitalia.com http://www.iphoneitalia.com/. Parte di una corporate di altri blog di stessi autori, si posiziona ai primi posti in termini di visitatori e articoli pubblicati. Sebbene soggetto al gioco del blogroll, esso è fonte di informazione tecnicamente eccelsa, pur contravvenendo alla tesi di Metitieri. Infatti, consultando le sezioni Contact e Chi siamo, mancano forme anche embrionali di curriculum vari o anche solo di informazioni personali riguardanti gli autori. La ragione di un paradosso simile risiede nel fatto che in campi quali la telefonia e nello specifico, in procedure di risoluzioni dei problemi tecnici, titoli altisonanti di studio e decine di master non servono a nulla. L'esperienza gioca un ruolo decisivo, al punto da poter essere considerati esperti in materia anche solo con un diploma di scuole superiori. Ogni guida o how to è frutto di applicazioni personali e prove assimilabili a quelli che in ambiente informatico sono di testing e debugging, per le quali tutto ciò di cui c'è bisogno altro non è che il device in questione, e non certo una laurea in ingegneria. Ad accrescere la tesi sono i contributi dei singoli utenti, che nei commenti alle guide forniscono dettagli aggiuntivi o metodi alternativi a molti altri utenti, per ciò che riguarda problemi riscontrati durante o in seguito le procedure descritte dalla guida stessa.

Si noterà come la mancanza di un curriculum valido non è sentore di negatività o pessima informazione, in un settore nel quale l'esperienza conta molto più di un titolo su carta. Altrimenti, in campi quali cronaca o politica, la preparazione culturale è una base fondamentale per una corretta informazione. Poiché a trasmetterla sono molti blog indipendenti di natura hobbistica, la qualità dei contenuti risulterà poco elevata o estremamente bassa. Gli approfondimenti richiedono competenza e tempo, cosa che nessun hobbista potrà avere. A peggiorare il quadro già preoccupante sono i blog che promettono remunerazione ai contenuti degli utenti. Per molti versi essi sono il regno del sensazionalismo e del gossip, e difficilmente produrranno contenuti di qualità con un autore alle spalle dotato di competenza. La promessa del guadagno è subordinata alle visualizzazioni, e per ogni sedicente giornalista la tentazione del sensazionalismo è troppo grande, poiché sono argomenti che sempre e comunque porteranno click preziosi. Questa è una diretta conseguenza del basso compenso previsto per ogni articolo, che priva gli autori della motivazione a una trattazione più seria. Il tempo richiesto da un articolo di qualità è troppo se rapportato al compenso, e la tentazione di cadere in formule già viste diventa atteggiamento preferenziale.

Sebbene produca contenuti qualitativamente bassi, il citizen journalism è sfruttato dalla stampa tradizionale per produrre contenuti a costo zero: un pubblico amatoriale avrà costi decisamente più bassi dei tradizionali giornalisti. Il blog di divulgazione Net1news.org http://www.net1news.org/, è uno tra i molti che si prefiggono l'obiettivo di fare informazione libera e "formare" così giovani talenti giornalistici, remunerandoli in base alle visualizzazioni. Il blog ha subito un'evoluzione che vale la pena di considerare, in quanto rappresenta un nuovo passo verso una distribuzione più equa dei compensi e un parziale miglioramento della qualità delle informazioni. Prima del maggio 2012, il sistema di retribuzione si basava su Google Adsense, un programma gratuito che consente ai publisher di ottenere compensi in base alle visualizzazioni dei banner presenti sul proprio blog o sito.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher buckethead92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di scrittura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Tavosanis Mirko.
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