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Informaticamodulo 1

Cenni storici e digital divide

La storia del Information Technology (IT) dal punto di vista dell'evoluzione di hardware e software parte da tempi molto lontani e dalla necessità dell'uomo di poter effettuare calcoli laboriosi in tempi più brevi attraverso strumenti meccanici, evoluti poi in strumenti elettrici e nei tempi moderni elettronici.

1960: nasce Internet con ARPA (Advanced Research Project Agency), progetto del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, nato per scopi militari;

  • 1969: diventa ARPANET;
  • 1980: primo hackeraggio;
  • 1985: viene assegnato il dominio (es: .it) in base alla regionalizzazione e per la prima volta viene registrato il dominio ".com" (symbolics.com).

I sistemi informativi (IS) sono una disciplina in rapido movimento guidata da rapidi progressi nelle tecnologie. Si dice "l'informatica ha cambiato il mondo", ma stranamente, la nostra storiografia informatica attuale incontra numerose difficoltà nell'affrontare direttamente questa domanda. Esempi e modelli per una comprensione storica di questa domanda chiave sono sorprendentemente pochi. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che può sembrare apparentemente più semplice analizzare dal punto di vista storico, le singole macchine, programmi e aziende lasciando in secondo piano l’impatto sociale di specifiche tecnologie informatiche e le conseguenze a lungo termine dei cambiamenti tecnici nella società, nella cultura, nell'economia e nella politica.

Tre tradizioni tematiche dell'informatica

La storia dell'informatica è progredita attraverso tre distinte tradizioni tematiche nell'ultimo quarto di secolo:

  • Prima tradizione tematica: fase iniziale incentrata sulla macchina (es: funzionamento hardware e software), l'obiettivo era effettuare calcoli complessi con maggiore velocità; vi era una totale assenza di una valutazione dei cambiamenti sociali, economici o culturali che i computer avrebbero potuto comportare;
  • Seconda tradizione tematica: la prima generazione di storici ha tracciato le radici dell'era dell'informazione;
  • Terza tradizione tematica: recentemente gli storici si sono focalizzati sul contesto istituzionale dell'informatica.

Tutte le società oggi hanno una forte relazione con l'informatica. Nye (2006) affermò: esiste una parte della società che deliberatamente si separa dalla contaminazione tecnologica pur non riuscendo realmente ad esserne totalmente separata.

Digital divide è il termine che contrassegna questo fenomeno ed indica il divario che si crea tra chi ha accesso alla moderna tecnologia e chi no (per scelta o meno).

Una possibile suddivisione della storia IT

La suddivisione della storia dell'informatica proposta si basa sui grandi mutamenti legati ad eventi che hanno introdotto un evidente cambiamento.

  • I grandi mainframe: oggetto di grandi dimensioni, molto costoso e riservato a pochi; presente in ambito militare, nelle grandi industrie e nelle università.
  • La nascita del personal computer: la diffusione del PC negli anni '70 si deve all'IBM, che insieme ad altri produttori come Apple e Olivetti (italiana) iniziano a produrre computer di dimensioni ridotte dotati di tastiera e video (Apple: interfaccia grafica con oggetti; Altri: interfaccia con solo testo).
    → Nel 1975 Bill Gates e Paul Allen fondano la Microsoft Company.
    → Nel 1985 nasce il software “Word”.
    Dagli anni '90 i PC, inizialmente presenti nelle aziende, cominciano a minare la supremazia del mainframe e a diffondersi nelle case. La diffusione del PC nelle case ha portato ad accelerare la propagazione di Internet.
  • L'avvento di Internet: proprio come le altre risorse, Internet nasce come risorsa prettamente militare e Universitaria e successivamente si diffonde nelle aziende ed infine nelle case.
  • La rivoluzione del iPhone (nascita dello smartphone): nel 2007 Steve Jobs, con Apple, mette in commercio l'iPhone. Nasce lo smartphone, un oggetto multiuso che incorpora diverse funzioni (telefono, macchina fotografica, funzioni da computer), cambiando il nostro modo di essere, lavorare, pensare. Esso ha contribuito ad accelerare la diffusione di Internet sia in termini di disponibilità (geografica) sia in termini di quantità (velocità).

Always on

Viviamo nell'epoca dell'always on: si deve sempre essere connessi a qualcosa. La tecnologia ha presentato dei grandi limiti, tra cui il più importante è la dipendenza che si ha nella vita quotidiana dal suo uso.

L'impatto tecnologico e la forte accelerazione ha introdotto aspetti sia di tipo psicologico che fisico (es: Internet addiction disorder, patologie postural o articolari). Inoltre la velocità in cui è avvenuta la propagazione ed evoluzione tecnologica ha fatto si che molte persone nate prima di questo grande cambiamento siano ancora con noi, molti di essi oggi compongono i cosiddetti analfabeti digitali.

La tecnologia dunque ha sicuramente mostrato dei passi avanti ma anche un lato oscuro, che questo lo sia realmente o sia semplicemente la manifestazione di una resistenza lo vedremo solo in futuro valutando il passato.

Digital divide

Digital divide: differenza esistente tra quelle persone che hanno accesso a Internet e coloro che non lo hanno; con la diffusione di Internet a banda larga e con le crescenti esigenze in termini di larghezza di banda delle tecnologie Web 2.0 e moderne piattaforme software, questa visione tradizionale del digital divide è stata estesa alla differenza esistente tra coloro che hanno accesso oppure no, a una connessione a banda larga.

In merito all'analfabetismo digitale i governi di tutto il mondo si trovano davanti ad una sfida socio-economica, a seconda della regione su cui intervenire le leve possono essere differenti (es: internet gratuito → India).

Sia società in stato di maturità digitale (es: Norvegia) che non (es: India) presentano la stessa sfida tecnologica: trovare modi per portare gli analfabeti digitali e gli anziani, insieme ai disabili, nel mondo digitale in modo facile, efficace e sicuro.

Forme di divisione digitale:

  • Problemi relativi alla capacità di comprendere e utilizzare le tecnologie (alfabetizzazione tecnologica);
  • Problemi relativi a persone con specifiche disabilità fisiche (accesso ai contenuti e ai servizi basati sull'ICT);
  • Problemi relativi al design più o meno intuitivo della tecnologia;
  • Problemi relativi alle funzionalità attuali e future che potrebbero o non potrebbero corrispondere i desideri dell'utente.

Le innovazioni tecnologiche sembrano tenere conto di queste istanze tuttavia il vero problema rimane il poter raggiungere tutta la popolazione e fornire Internet gratuitamente o a basso costo non è sufficiente. La presenza di individui che si trovano in una condizione di divisione per quanto riguarda la tecnologia crea ovviamente una questione di disuguaglianza sociale.

I diversi aspetti del digital divide

Esistono in letteratura diversi filoni di studio.

  1. Visione tradizionale: accesso o non accesso alla tecnologia. In questa visione l'attenzione è focalizzata sulla tecnologia stessa e sulla possibilità per le persone di accedervi. Secondo questa visione, la riduzione del digital divide richiede azioni per aumentare e migliorare la disponibilità delle tecnologie per le persone.
  2. Fenomeno multidimensionale: prospettiva che si allontana dalla precedente visione dualistica e tratta il digital divide come un fenomeno multidimensionale. Non è l'accesso alla tecnologia che è rilevante (in questa visione è in qualche modo dato per scontato) ma è più importante concentrarsi sul modo in cui le persone fanno uso della tecnologia e sull'alfabetizzazione informatica. Le azioni volte a migliorare la disponibilità della tecnologia non affronteranno il problema del digital divide, dal momento che questo non è tecnologicamente correlato all'utente.
  3. Differenze generazionali: visione che comprende nel fenomeno del digital divide anche la presenza di differenze generazionali, riconoscendo che i diversi gruppi usano la tecnologia in modi diversi e il loro comportamento nell’uso può essere osservato. Questa visione si allontana dalla tecnologia e prende in considerazione aspetti umani e sociali.

La situazione in Europa

Negli ultimi decenni l'Europa ha assistito a un progresso sociale sostenuto dall'adozione della tecnologia dell'informazione nelle attività quotidiane. Tuttavia, il 30% degli europei non ha mai utilizzato Internet e mancano di competenze digitali per svolgere attività che dovrebbero essere svolte online. Queste persone quindi non sono in grado di ottenere piena partecipazione alla società di cui fanno parte.

L'Agenda digitale Europea con il suo nuovo programma di ricerca e innovazione dell'UE, Orizzonte 2020 (H2020), si pone tra gli obiettivi principale quello di migliorare l'alfabetizzazione digitale, le competenze e l'inclusione per aiutare tutti i cittadini a ottenere nuove opportunità e migliorare la qualità della loro vita. L’Agenda digitale è un documento programmatico strategico che rientra nella Strategia Europea 2020 dell’Unione Europea, che ha come obiettivo la programmazione in un lasso temporale breve (pochi anni) della promozione dell’economia digitale in un dato territorio; per l’Italia è a cura dell’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), ad esempio lo si deve a questa agenzia il piano di sviluppo della banda larga sul territorio Italiano.

Molti paesi in via di sviluppo combattono contro il divario digitale adottando strategie che si basano sull'uso della tecnologia mobile e degli smartphone. Queste stesse strategie se fossero applicate in Europa potrebbero andare ad incidere sulla quota del 30% di analfabeti digitali. È importante tener conto della componente “umana” e di tutti gli aspetti sociali, culturali, tecnologici ed economici della comunità al fine di formulare obiettivi di usabilità adeguati da prendere in considerazione durante le fasi di progettazione, prototipazione e test, per garantire l'effettiva implementazione dell'applicazione da parte degli utenti di quella comunità.

Quindi un progetto di alfabetizzazione e inclusione digitale in Europa, deve partire da una profonda comprensione degli utenti e dei loro bisogni. I punti su cui concentrarsi sono:

  1. Cosa ci si aspetta dall'applicazione mobile di destinazione? (quali compiti vengono attualmente eseguiti? quali ruoli? quali artefatti? quali interazioni?)
  2. Perché gli utenti hanno bisogno dell'applicazione? (motivazioni per l'adozione di un'applicazione mobile a supporto delle attività correnti)
  3. Qual è il contesto temporale dell'interazione? (quando viene eseguita ogni attività? quando deve essere implementato il sistema?)
  4. Qual è il contesto geografico di interazione? (dove si svolgono le attività osservate?)

Quindi si tratta di progettare applicazioni che tengano conto del risultato, ovvero diminuire l'analfabetismo digitale attraverso l'effettiva erogazione di un servizio. Il governo norvegese ha ottenuto risultati eccellenti attraverso:

  • Gestione dell'identità;
  • Comunicazione online come regola generale per tutti i cittadini;
  • Design universale applicato nel ITC (Information Communication Technology).

ICT Information and Communication Technologies tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione (linee di comunicazione cablate e senza fili), i computer, le tecnologie audio-video e relativi software, che permettono agli utenti di creare, immagazzinare e scambiare informazioni (Treccani).

I paesi in via di sviluppo potrebbero imparare molto dall'esperienza norvegese sull'ampliamento della portata delle ICT per sradicare il divario digitale. Un punto focale potrebbe essere quello di trasmettere maggiore fiducia dal punto di vista della Privacy.

In uno studio recente (Arijit, Vimal, Josef, et al. 2018), gli autori sostengono che il cuore della fiducia nel ICT è la gestione della sicurezza e della privacy attraverso tre considerazioni chiave:

  • Misure per garantire l'affidabilità dei contenuti;
  • Modi per misurare la sicurezza e la privacy;
  • Facilità d'uso attraverso meccanismi di autenticazione appropriati.

L'università di Oslo sta studiando dei sistemi per portare gli utenti ad avere maggiore fiducia in termini di privacy. Uno dei temi principali è l'autenticazione sicura dell'utente, si pensa infatti di utilizzare i dati biometrici (impronta digitale, riconoscimento viso), tale modalità inoltre potrebbe facilitare anziani e disabili riducendo il digital divide. Inoltre bisogna porre attenzione a come il contenuto e le applicazioni siano presentate sul dispositivo e come l'utente interagisce con esse; l'obiettivo principale è la rappresentazione delle applicazioni tramite widget e icone visive. Tali strumenti potrebbero essere aumentati con istruzioni vocali.

La situazione in Italia

Il digital divide è un tema che riguarda molto la nostra Nazione. Secondo l'ISTAT l'Italia è al 25° posto su 28 paesi UE, nonostante il nostro paese sia stato storicamente tra i primi ad attivare la connessione Internet.

L'uso di Internet in Italia è legato al livello di istruzione:

  • 63,3% persone laureate > 65 anni,
  • oltre al 90% persone laureate fino a 54 anni.

Il driver di accesso più utilizzato è lo smartphone (21,6%). Lo smartphone sembra essere l'unico strumento di accesso alla rete per utenti con bassa scolarizzazione (studenti, dirigenti, impiegati, liberi professionisti risultano essere attivi con molteplici dispositivi).

Gli italiani svolgono un numero inferiore di attività rispetto agli altri paesi UE, risultano sopra alla media solo nell'uso per la partecipazione politica o la fruizione di video condivisi con altri utenti.

Pubblica Amministrazione (PA)

Le infrastrutture ICT svolgono un ruolo rilevante nella gestione dei servizi erogati dalla PA. Arricchiscono i servizi che questi ultimi potrebbero offrire ai cittadini e fungono anche da leva per lo sviluppo economico. Oltretutto i servizi offerti dovrebbero essere parte dell’incentivazione degli utenti ad acquisire conoscenze ICT e quindi a colmare il digital divide.

Nel contesto della strategia Europa 2020, il governo italiano ha pubblicato una serie di politiche pubbliche per affrontare la questione del digital divide e per progredire nella digitalizzazione della pubblica amministrazione. Lo sviluppo delle tecnologie digitali per le PA in Italia rientra nella più ampia politica di sviluppo nazionale per raggiungere gli obiettivi europei volti a creare un'economia basata sulla conoscenza.

L'Agenda digitale Europea è stata firmata da tutti gli Stati membri nel 2010 e applicata in Italia nel 2012 con un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Il decreto specifica le condizioni per l'applicazione dell'agenda digitale europea e più precisamente sui temi di:

  • Identità digitale,
  • PA digitale,
  • Open data,
  • Educazione digitale,
  • Sanità digitale,
  • Digital divide,
  • Pagamenti elettronici,
  • Giustizia digitale.

Per raggiungere questi obiettivi il governo italiano ha creato un comitato direttivo diviso in sei diversi gruppi corrispondenti a sei assi strategici di intervento:

  1. Infrastrutture e sicurezza;
  2. E-commerce;
  3. E-government e dati aperti;
  4. Alfabetizzazione e competenze digitali;
  5. Ricerca e innovazione;
  6. Città e comunità intelligenti.

Il governo italiano nel 2009 ha avviato il piano e – Gov 2012 che mira all'innovazione e alla modernizzazione della PA italiana.

Istruzione

Per quanto riguarda il settore dell'istruzione, il piano e – Gov contribuisce a diffondere le tecnologie di Internet nelle scuole e nelle università.

  • Scuola primaria e secondaria: sono stati avviati una serie di progetti prioritari per offrire a tutte le scuole una connessione a Internet;
  • Includere i contenuti digitali nei processi educativi, coinvolgendo anche gli editori;
  • Offrire una serie di servizi basati sul web per facilitare l'interazione tra le famiglie e le scuole attraverso l'uso di diversi media digitali diversi;
  • Creare un registro pubblico on-line in cui le valutazioni delle prestazioni delle singole scuole siano rese trasparenti e disponibili per i cittadini;
  • Fornire agli studenti un personal computer come strumento personale per supportare le loro attività di apprendimento.

Università: le principali azioni riguardavano l'uso di Internet e dei media digitali per promuovere le semplificazioni amministrative. I principali interventi in questo caso si sono concentrati su:

  • L'implementazione di reti WIFI;
  • Lo sviluppo di tecnologie VOIP;
  • Lo sviluppo di servizi di iscrizione on-line;
  • Lo sviluppo di registrazioni on-line per gli esami;
  • La semplificazione di alcuni regolamenti della PA;
  • La riprogettazione e il miglioramento dei processi operativi interni;
  • La riduzione dei costi amministrativi per cittadini e imprese;
  • La riduzione dei costi operativi dell'AP;
  • La certificazione di tempo e prontezza dei servizi offerti.

Il piano prevedeva che dal a.a. 2013/2014 tutte le università italiane avessero un record elettronico per ogni studente contenente tutti i documenti e i dati pertinenti al proprio curriculum accademico da utilizzare per gestire l'intera carriera accademica dello studente in modo digitale, senza utilizzare la carta e rendendo più semplice la transizione degli studenti da diverse università. Il piano inoltre specificava la possibilità di utilizzare gli e-book e di trasm...

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